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Media e reti sociali (II semestre)

Matteo Tarantino

12 CFU

INDICE

1. INFORMATION SOCIETIES

2. DATI E CITTÀ

3. DATI E AMBIENTE

4. ACCESSO AI DATI, OFFUSCAMENTO, BROKERING

5. CASO DI STUDIO: DATI, SOCIETÀ E AMBIENTE IN CINA

6. MOTORI DI RACCOMANDAZIONE

7. MEDIA E CITTÀ: CASI DI STUDIO

8. L’INTERNET CINESE

9. IMMAGINARI TECNOLOGICI E INFORMATICI

10. L’IMMAGINARIO DIGITALE CINESE

ESEMPIO TRACCIA D’ESAME

1

1. INFORMATION SOCIETIES

La lezione di oggi tratta del contesto all’interno del quale l’interezza degli altri processi sociali,

culturali, tecnologici ed economici che ci troveremo ad esaminare insieme hanno luogo. Per così

dire è il background di tutto quello che esploreremo nelle nostre lezioni.

information societies

La definizione di è controversa. È una di quelle definizioni per cui l’intuitiva

comprensibilità del concetto cozza con il suo rigore analitico. Diventa problematico definire

rigorosamente di cosa si tratta quando ci si sposta dal livello del discorso comune al livello del

discorso scientifico.

Per muoverci all’interno di questo ambito poggiamo su una concettualizzazione storica del

Webster:

information societies,

concetto di che si sviluppa intorno alla domanda centrale di “Che

cos’è una società dell’informazione?” (vd. lettura). Lo studioso analizza i principali teorici per

cercare di arrivare a un superamento di quelle che lui vede come definizioni parziali verso una

definizione sincretica in qualche modo più solida. Webster identifica due campi teorici, che non

chiama esattamente come facciamo noi, ma in cui inserisce tutti questi autori.

Sostanzialmente distingue fra:

discontinuisti > coloro che ritengono l’attuale società dell’informazione una società

• radicalmente e completamente diversa da tutto quello che è venuto prima. Un esempio

Bell

paradigmatico di questo atteggiamento è quello di Daniel con la sua concettualizzazione

post-industrialismo

del (vd. lettura). Egli vede la storia dell’umanità come un susseguirsi di

rivoluzioni di cui la rivoluzione digitale rappresenterebbe l’ultimo passaggio. Egli si concentra

prevalentemente sulla questione occupazionale. Se ci spostiamo da essa alla questione

postmodernismo

culturale e rappresentazionale abbiamo quello che si definisce come (con

autori come Jean Baudrillard, Mark Poster, Paul Virilio), una corrente di pensiero che sostiene

come la società che emerge dalle coordinate tecnologiche, economiche e politiche della società

della rappresentazione è una società in cui i regimi rappresentazionali prendono il posto di

quella che abitualmente definiamo la realtà. Se invece ci spostiamo sulla questione della

specializzazione flessibile

modernizzazione dei processi produttivi, abbiamo le teorie della di

Piore e Sabel e di Hirshorn e poi abbiamo soprattutto il grande classico di Manuel Castells che

informazionalismo

societies

in tre volumi descrive l’information parlando di ovvero il modo di

produzione della società dell’informazione che si basa fondamentalmente sui network e sui

flussi. Webster traccia una linea piuttosto chiara fra tutti questi autori e i loro innumerevoli

epigoni che sostengono una radicale discontinuità fra il modo di vivere, lavorare, governare e

organizzare la società precedente e quella contemporanea per separarli dai continuisti;

continuisti > sostengono come l’attuale società dell’informazione non rappresenti che una

• logica prosecuzione e spesso un’intensificazione di quelli che sono gli assi di base del

capitalismo. All’interno di questo campo autori che noi torneremo a citare saranno in prevalenza

Giddens

Anthony soprattutto per il modo in cui all’interno del suo modello della modernità

riflessiva tratta il tema della sorveglianza e i modelli della sfera pubblica, che fanno

Habermas

sostanzialmente capo alla concettualizzazione di e che hanno a che fare con come

nuovi assetti tecnologico-sociali impattino sulle questioni di costruzione del consenso e

deliberazione.

Webster quando si sposta da quella che è una concettualizzazione di tipo storico per cercare di

dare una risposta alla domanda da cui siamo partiti, attribuisce in modo più o meno uniforme a

tutte le concettualizzazioni precedenti che abbiamo visto fino ad ora carattere di limitatezza e

inadeguatezza. Dice che se vogliamo veramente superare sia il riduzionismo dei critici sia quello

prospettiva multi-dimensionale,

degli apologisti dobbiamo assumere una cioè dobbiamo

riflettere su quello che è cambiato e su ciò che è rimasto costante dal punto di vista tecnologico,

economico, occupazionale, sociale, spaziale, culturale. tecnologia

Sono successe grandi cose dal punto di vista della elettronica e informatica nel

ventesimo secolo che possiamo ascrivere sostanzialmente a due movimenti:

information and communication technologies

riduzione progressiva e costante del costo delle

• (ICT) che ha portato ha una loro massiccia distribuzione e questo vale soprattutto per quello che

riguarda le tecnologie delle telecomunicazioni;

le ICT non sono solo l’informatica ma tutta una serie di tecnologie analogiche (come la radio, la

• televisione, il telefono, il telegrafo), ovvero che non passano dalla tecnologia forse più

importante dal dopoguerra che è il microprocessore, una tecnologia che processa degli input e

produce degli output per decodificare il linguaggio binario. Ciò che ha consentito la

transistor,

miniaturizzazione del processore è l’avvento del che è la chiave di volta che

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permette di passare dagli enormi elaboratori all’informatica reticolare di massa. Questa fa sì che

la tecnologia del computer permei quasi tutti gli ambiti dell’occupazione e della vita quotidiana

delle persone. È epocale l’impatto della fusione fra tecnologia della comunicazione e

informatica, che noi concepiamo come un’unica cosa anche se in realtà l’informatica nasce per

il calcolo e il processare informazioni. È solo con le telecomunicazioni in digitale che abbiamo

questa fusione su vasta scala e l’impatto di questo tipo di trasformazione è davvero radicale.

Questo tipo di trasformazione va a impattare sul management e sulla distribuzione

dell’informazione, il che vuol dire che dagli anni Sessanta in avanti la domanda centrale diventa

dove deve andare quale pezzo di informazione, intesa in senso di elemento di conoscenza

nuovo (es. costo del grano di oggi, orario di entrata a lavoro ecc.). Gestire enormi flussi di

informazioni diversificate grazie alla fusione fra informatica e telecomunicazioni (la telematica)

diventa sempre più alla portata di tutti. La caratteristica del transistor è di agire come base dei

cancelli logici che quindi consente di sviluppare tutte le operazioni logiche su cui si sostiene

l’informatica che prima dovevano essere svolte in maniera molto più pesante ed estremamente

più costosa.

Secondo ambito che viene investito da enormi trasformazioni è l’economia, che ha a che fare con

PIL

la percentuale di che è occupata da attività di tipo terziario, legato a servizi e informazione. In

particolare quanto contribuiscono educazione, media, costruzione di macchine ICT, più in

generale servizi (legge, assicurazioni, medicina ecc.) e altre attività dell’informazione (ricerca,

sviluppo non-profit). In sostanza comprende tutto ciò che produce valore pur non essendo legato

all’industria o all’agricoltura. Questo tipo di proporzione è cresciuta in maniera sostanziale fino agli

anni Ottanta (dal 28,6% al 34,7%), da lì in avanti la percentuale di PIL è rimasta sostanzialmente

stagnante nella società occidentale. Un caso molto interessante è quello della Cina, che vedremo

nelle prossime lezioni, dove nel giro di pochissimo tempo la percentuale di PIL legata al terziario è

arrivata agli stessi livelli di quella delle società occidentali.

Sempre nell’ambito dell’economia, un secondo aspetto è quello dell’occupazione, che è diverso

shift

dall’aspetto puramente economico perché ha a che fare con gli nel mercato del lavoro: in

knowledge worker

sostanza l’ascesa di quelli che si chiamano i ovvero i lavoratori della

conoscenza che sono un sottoinsieme dei cosiddetti colletti bianchi. Di nuovo Bell preconizza

tutto questo, anzi lo osserva in tempo reale con il suo lavoro sul post-industrialismo definendolo

acutamente come la proporzione di forza lavoro dei cosiddetti “colletti blu” (lavoratori del primario

e del secondario) che diventano sempre meno rispetto ai colletti bianchi. Questo tipo di

shift

trasformazione è importante perché questo si prolunga nel tempo. Nel momento in cui

salgono gli stipendi dei colletti bianchi e la possibilità di trovare lavoro in questo campo, cambia

anche l’assetto formativo di una società che si attrezza per formare più lavoratori di questo tipo.

spaziale.

Il terzo aspetto è quello In una società dell’informazione succede che la percezione

dello spazio e del tempo risultano fortemente impattate dalle reti dell’informazione. Questo per

una serie di ragioni, la più importante delle quali è che la disponibilità delle reti di informazione

crea la comanda per un coordinamento delle strutture produttive di tipo multinazionale, che

valicano i confini dello stato-nazione. Questo ha portato molti autori, soprattutto a cavallo fra la

fine degli anni Novanta e la prima metà degli anni Duemila, a parlare di una fine della storia, di una

sostanziale globalizzazione nel senso più massimalista del termine in cui lo stato-nazione si

sarebbe o fuso in identità sovranazionali più grandi oppure avrebbe semplicemente perso di

centralità nell’orientare il discorso politico. Non è andata così, come storicamente abbiamo avuto

modo di osservare, ma è vero che l’organizzazione soprattutto dell’aspetto produttivo valica i

confini dello stato-nazione in maniera sostanzialmente quotidiana, anzi oraria. Le catene del

valore sono compiutamente transnazionali. Questo aspetto è importante e lo facciamo rientrare

qui e non nell’economia perché impatta sul modo in cui percepiamo due delle coordinate di base

del nostro vivere quotidiano: lo spazio e il tempo. La più facile da osservare di queste

trasformazioni è quella dello spazio, nel senso che da un lato abbiamo avuto dal diciannovesimo

secolo una serie di miglioramenti sostanziali e progressivi delle tecnologie di trasporto che hanno

fatto sì che lo spazio progressivamente venisse a perdere molto del suo valore di barriera

invalicabile dell’esperienza. A intensificare questa erosione dello spazio sono arrivate le tecnologie

della comunicazione, attraverso le quali possiamo stabilire contatti ormai in tempo reale con

persone dislocate in altri spazi. Lo spazio smette di essere sempre di più una barriera invalicabile

e questo ha una serie di conseguenze di tipo simbolico e politico.

tempo,

Per quello che riguarda il abbiamo una crisi della sua concezione per due ragioni. La

prima è che la pervasività delle reti di comunicazione e le trasformazioni dell’aspetto produttivo e

presente.

culturale della nostra società pongono una chiara priorità su quello che è il tempo

Questo schiacciamento sul tempo presente, sulla rapidità e sulla necessità di non perdere tempo

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da un lato svalorizza il tempo passato e dall’altro rende problematica la pianificazione a lungo

termine. Questo ha ripercussioni sulla nostra società, pensiamo alla difficoltà di mantenere

rapporti di lungo periodo. Questa svalutazione non ci deve far adottare una visione di tipo

moralistico, però è indiscutibile che questo tipo di schiacciamento temporale (che fa il paio con

quello spaziale) sia una delle coordinate del tempo presente. Quando parliamo di schiacciamento

si intende anche che il costo di accesso a tempi passati e a tempi futuri è sceso moltissimo:

accedere al tempo passato è sceso moltissimo a livello di costo economico, tempo e attenzione

necessaria, pensiamo a quanto poco ci costa accedere alle nostre vecchie fotografie o a un

filmato dell’istituto LUCE su YouTube. È così anche per il futuro perché quello che è sceso

moltissimo è il costo della previsione, cioè il calcolo della probabilità che un evento accada

machine learning).

(algoritmi e cultura.

Il terzo macro-ambito su cui ci concentriamo (dopo tecnologia ed economia) è la Su

quest’ambito hanno riflettuto alcuni autori classici delle scienze sociali che sostanzialmente ci

rapporto fra rappresentazione e

hanno portato a focalizzare la nostra attenzione sull’aspetto del

realtà. Il punto di partenza di questo tipo di riflessione è il seguente: la maggior parte

mediata

dell’esperienza che un soggetto fa in una società dell’informazione è e non diretta. Una

gran parte di ciò che sappiamo sul mondo l’abbiamo esperito in forma mediata. Questa

sproporzione che i teorici hanno iniziato a osservare soprattutto dagli anni Ottanta con l’avvento

Baudrillard,

della televisione di massa porta alcuni autori, e segnatamente a interrogarsi sul fatto

che questi segni della realtà (in senso semiotico) cominciano ad essere percepiti come

autoreferenziali e non denotativi, cioè come qualcosa che ha una vita a sé e non come qualcosa

“iperrealtà”.

che denota un elemento della realtà, è quello che lo studioso chiama Una delle

conseguenze di questo regime dell’iperrealtà è il fatto che il soggetto smette di richiedere in

prevalenza segni veri, cioè segni che hanno un dimostrato e dimostrabile rapporto denotativo con

relativismo

la realtà là fuori e lo fa perché sa che non esistono verità assolute. In sostanza il

diventa il fondamento del nuovo mercato dei segni in cui il soggetto non richiede

necessariamente che il segno significhi la realtà ma chiede in prevalenza che il segno reifichi e

intensifichi delle rappresentazioni della realtà che sono quelle del soggetto stesso. Baudrillard si

accorge molto bene che la perdita di significato dei segni conduce a una dimensione di forte

soggettivazione dell’esperienza. Questo processo si vede per esempio quando si fa notare a una

persona che sta diffondendo delle informazioni dimostrabilmente non vere e la risposta è che

“l’informazione in questione sarà anche falsa ma quello che conta è il concetto” e con “concetto”

intende la rappresentazione del mondo che sottende questo pezzo di informazione, che mi rendo

conto essere falso ma continuo ad attribuire carattere di realtà alla rappresentazione che esso

sottende perché è quella che porto avanti io.

Castells della

nascita della società reticolare)

Nella concettualizzazione di (La rispetto all’origine

società dell’informazione, egli si discosta da quelli che erano venuti prima che la vedevano

come un logico stadio evolutivo della società industriale. Egli sostiene però che la ragione per cui

fra gli anni Settanta e Ottanta abbiamo avuto questo salto non ha caratteristiche di necessità.

casuale

In maniera del tutto sono venuti a coincidere in questo momento storico tre processi:

ristrutturazione

1. di industrialismo, stasimo e capitalismo;

movimenti socioculturali

2. degli anni ’60 e ’70;

spinta tecnologica

3. (miniaturizzazione e reticolarizzazione delle ICT.

crisi

La ha a che fare con il primo di questi processi. Dopo un lungo periodo di espansione nel

stagnazione.

dopoguerra, inizia negli anni Sessanta un processo di Le economie capitalistiche,

che erano sostenute con grossi investimenti statali, subiscono una crisi della produttività che

causa meno surplus di denaro, meno profitti e dunque meno investimenti (è una nota spirale). In

due modi si cerca di “mettere una pezza”: con l’incremento della spesa pubblica e con

l’indebitamento privato per sostenere il sistema (tipicamente le carte di credito). Così facendo

aumenta l’indebitamento pubblico che causa una maggiore stampa di moneta che a sua volta

porta a inflazione e a pressione fiscale. Questo momento economico viene a deflagrare con la

crisi del petrolio del 1973-1975 durante cui l’OPEC blocca l’approvvigionamento di petrolio, i

prezzi vanno alle stelle e si ferma sostanzialmente tutto. Questa crisi mondiale fa iniziare un

dibattito per capire come uscire da questa situazione. Ciò che Castells fa capire molto bene è

come abbia vinto una fazione, quella dei liberisti (sostanzialmente l’asse statunitense-britannico

che legava Ronald Reagan a Margaret Tatcher). Tra le conseguenze di questo riassetto del

capitalismo c’è una ristrutturazione del mercato che richiede innovazioni di tipo tecnologico

nell’informatica reticolare. 4 policies aziendali

In sostanza quello che si fa è quello che segue. Da un punto di vista delle

abbiamo un grosso snellimento dell’organico e vengono ridotte le buste paga sostanzialmente

benefits).

bloccando i salari (senza rivalutarli con l’inflazione e vengono bloccati i Allo stesso

tempo viene rilocata su scala globale la produzione, quindi si comincia seriamente ad applicare la

pratica della delocalizzazione. Attualmente richiede forme di management che siano totalmente

transnazionali. Questo ha degli impatti importanti sull’innovazione dal punto di vista del

management e delle tecnologie di coordinamento e infatti abbiamo un massiccio investimento

nella ricerca e sviluppo e tecnologia. L’altro lato di questo impeto innovativ

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letteralMENTE30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media e reti sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Tarantino Matteo.
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