Appunti metodi e didattiche delle attività sportive (Prof. Mascherini)
Attività fisica, esercizio fisico e sport
Ogni movimento che viene fatto dal corpo sotto l'azione muscolare è definito attività fisica e comprende dispendio energetico.
Esercizio fisico: è pianificato e regolare e prevede quattro parametri:
- Tipologia: che cosa sto facendo? Corsa, bici, sollevamento pesi.
- Frequenza: quante volte.
- Durata: ogni seduta quanto dura?
- Intensità: quanto è intenso lo sforzo. Può essere cardiaca.
Sport: prevede competizione.
Libro "Insegnare/apprendere educazione fisica"
Introduzione
Tutti i rapporti che l'uomo ha con il mondo che lo circonda passano per il suo corpo. Si acquisisce conoscenza della realtà attraverso il corpo e ci si esprime attraverso il corpo. Riceviamo, infatti, numerosi stimoli dall'esterno e li filtriamo attraverso il nostro corpo e reagiamo in modo differente (sorriso, camminata, movimento della mano…).
Il filtro del corpo è così pervasivo e onnipresente che è dato per scontato, neppure menzionato. È un limite intrinseco all'essere umano che neppure viene colto né come barriera né come strumento. Ci sono molti motivi che spingono a promuovere l'educazione del corpo, a partire da aspetti legati alla salute per giungere allo spettacolo e all'impegno professionale, ma in genere sono motivi utilitaristici che possono lasciare pensare che sia sempre l'individuo ad essere assoggettato a traguardi sociali o di altre persone. Se è fondamentale il diritto dell'educazione fisica, sono indispensabili ottimi docenti in grado di promuoverla e di impartirla. È vero che educare vuol dire fare emergere al meglio le potenzialità di ciascuno, ma l'emergere di tali potenzialità avviene in un ben preciso momento della storia.
Storia
La storia del movimento parte principalmente dalla preistoria in cui si andava a caccia per la sopravvivenza e, soprattutto, durante il fascismo, periodo in cui si formavano bambini per l'educazione del corpo, a partire dagli aspetti legati alla salute, per giungere allo spettacolo e all'impiego professionale. Quando sono finite le guerre si sono perse le buone abitudini e molti bambini sono l'opposto del passato perché vivono una vita sedentaria.
Il nostro compito è quello di promuovere educazione del corpo, in primis a partire da noi stessi e dal comportamento dei genitori nei confronti dei loro figli. La storia delle scienze motorie è prevalentemente frastagliata e, in primis, se è importante il diritto all'educazione fisica, sono indispensabili ottimi docenti in grado di promuoverla. In passato la scuola delle scienze motorie nasce con l'ISEF e poi è passata sotto altre scuole, a Firenze sotto medicina, ad esempio. Fino ad oggi non ci sono stati ricercatori ma erano tutti professori strutturati.
Progetto CONI
Tra i compiti principali del CONI vi è quello di promuovere la pratica motoria, fisica e sportiva, nonché diffondere una maggiore consapevolezza e cultura del movimento tra tutta la popolazione, con particolare attenzione ai più giovani, a partire dall'ambiente scolastico, attraverso offerte sportive ed interventi formativi specifici e mirati. Per realizzare questi obiettivi il CONI attua - in collaborazione con il MIUR e con le altre Istituzioni - diverse iniziative nella scuola.
Parte 1 - Prima della pratica, riflettere sulle finalità
Capitolo 1 - Educazione fisica e scienze motorie: quale epistemologia? (Carraro)
L'epistemologia è lo studio dei criteri generali che permettono di distinguere i giudizi di tipo scientifico da quelli di opinione. Permette di distinguere l'ambito scientifico da quello metafisico e religioso.
Definizione della motricità
L'insieme di conoscenze circa i differenti modelli organizzativi del movimento umano costituiscono le scienze motorie. Secondo Casamort ci sono 3 aree epistemologiche di indagine:
- Scienze biologiche (analisi delle strutture corporee utili per il movimento)
- Scienze psicologiche (descrivere ed analizzare la persona in movimento)
- Teorie e filosofie dell'attività fisica
Diversi modi per definirla
- Iper-specializzazione: porta a perdere la visione globale ed il contesto da cui siamo partiti. Per alcuni autori il termine educazione fisica raggruppa al suo interno la scienza dell'esercizio, lo studio della performance umana, la chinesiologia, lo studio del movimento umano, l'educazione fisica, le scienze dello sport e altri studi sportivi; coinvolgendo alcune aree: antropologia, sociologia, psicologia, biologia. L'aspetto negativo dell'iper-specializzazione è che impedisce di vedere il globale (frammentato in particelle) ma anche l'essenziale (che dissolve).
- Homo movens: Renson ha proposto il concetto di chinantropologia come paradigma dello studio del movimento umano. La dimensione dell'homo movens sarebbe quella che riesce a comprendere sia la cultura fisica che il gioco.
- Cultura fisica: contesto strumentale che riguarda l'esecuzione di esercizi fisici durante il lavoro, la riabilitazione e il tempo libero (con una finalità bio-culturale).
- Gioco: rappresenta un'attività non utilitaria, ma fine a sé stessa (autotetico).
Correlati, ma antitetici sono i concetti di Homo faber (artigiano) e Homo ludens (giocatore). Il movimento umano non può essere studiato nelle sole prospettive biologiche e culturali, è necessario ricorrere ad un approccio integrato e multidisciplinare. Il modello per lo studio del movimento umano adattato da Renson nel 1991 prevede 4 sottoinsiemi che controllano e condizionano il comportamento motorio:
- Cultura
- Sistema sociale
- Personalità
- Struttura biologica
Qui è fortemente evidenziata l'interazione tra individuo e l'ambiente (culturale, sociale e fisico).
Storia del valore della corporeità
Per secoli ha dominato la logica disgiuntiva, che prevede un dualismo afferente, che contrappone mente e corpo. Questa logica è falsa perché in realtà abbiamo 3 fasi:
- Afferente: le informazioni che arrivano
- Coordinazione e elaborazione
- Efferente: come vengono elaborate e cosa riducono le info.
Per gli antichi la mente era sopra al corpo; in realtà non è così.
Le prime riflessioni neurologiche
- Le prime riflessioni sul problema della rappresentazione della corporeità si trovano in ambito neurologico intorno al XVI secolo (Medioevo) e sono basate sulle osservazioni di Paré e sulle conseguenze delle lesioni celebrali sulla percezione corporea. Arto fantasma: la sensazione e il dolore che si prova per la mancanza di un arto (discrasia). Non è vero, quindi, che mente e corpo non comunicano. Si parla infatti di lesioni cerebrali, come le PCI (paralisi cerebrali infantili) o gli ictus. Vedendo percezioni come l'arto fantasma e lesioni cerebrali, si arriva alla percezione cioè alla parte afferente per questo abbiamo messo in dubbio il dualismo afferente perché vuole dire che assorbiamo e filtriamo le informazioni che ci vengono dall'esterno e diamo delle risposte attraverso il corpo.
- Da qui derivano anche le idee successive come quella di Reil del XIX secolo che definì la cenestesia o cenestesi come il caos indifferenziato delle sensazioni che vengono continuamente trasmesse da ogni parte del corpo al centro nervoso delle afferenze sensoriali tramite le sensazioni (tatto, vista, tatto, vestibolare e propriocettivo), il sentimento tramite il quale l'io avverte il corpo come suo e si sente esistere nella delimitazione dell'organismo.
- Più tardi, Peisse denominò cenestassi l'espressione come suo.
- Schema corporeo: fu introdotta da Bonnier nel 1905 per indicare la rappresentazione topografica e spaziale del corpo che permette l'orientamento rispetto all'ambiente esterno (sapere dove si trova il mio corpo) che l'individuo costruisce durante lo sviluppo e che permette una consapevolezza topografica del corpo stesso per mezzo delle afferenze sensoriali.
- Pick nel 1908 ipotizzò una immagine spaziale del corpo.
- Head nel 1920 formulò la teoria dal nome body schema o plasticità. Tale teoria ebbe molto seguito e definisce lo "standard/modello del corpo" come la struttura precosciente che si fonda sulla comparazione ed integrazione a livello corticale delle passate esperienze sensoriali (posturali, tattili, visive) con le esperienze attuali.
Quindi non c'è un pensare che il corpo finisca alla pelle. Siamo in grado di capire noi stessi e riconoscerci. L'immagine corporea è, quindi, come ci percepiamo in maniera diversa in base a chi abbiamo davanti. Il corpo è un corpo vissuto, che non si conclude con i limiti anatomici ma si arricchisce di molti significati.
Introduzione del concetto di immagine corporea
- Nel 1930 Shilder annullata l'idea di dualismo, grazie ai suoi studi introduce l'immagine corporea come strutturazione di totalità, fondendo l'aspetto neurofisiologico con quello psicoanalitico. Shilder si occupa anche dell'aspetto sociale dell'immagine corporea, sottolineando come il nostro atteggiamento verso le parti del corpo possa dipendere in larga misura dall'interesse che gli altri provano per il nostro corpo.
- Angelergues (1964) intende superare il concetto di schema corporeo, ridimensionandolo rispetto al concetto di immagine del corpo. Lo schema permette la conoscenza del proprio corpo; ma non è tutto, si forma anche un'immagine corporea, cioè la produzione psicologica che nasce dal corpo nella sua materialità e si confronta con esso. L'immagine motoria si forma quindi grazie agli schemi motori ma si arricchisce e si amplifica grazie al contributo della memoria e delle esperienze passate. È evidente che questa rappresentazione non sia facile, perché non è possibile osservare il corpo nella sua integrità, inoltre è soggetto è un forte dinamismo. In questa rappresentazione è quindi molto influente il rapporto con gli altri.
Sintetizzando quanto detto fino ad ora possiamo dire che l'immagine corporea ha:
- Una triplice origine:
- Fisica: per cui sarà sempre connessa al corpo e alle sue funzioni.
- Psichica: come insieme delle attitudini verso la corporeità.
- Sociale: in quanto risultato delle vicissitudini delle relazioni oggettuali, come coscienza di identità e separatezza.
- Un doppio ruolo in quanto è contemporaneamente:
- Prodotto dell'interazione sociale e dello sviluppo psicologico.
- Produttrice di interazioni sociali e agente dello sviluppo psicologico.
E questa immagine ha una conseguenza sul futuro del bambino perché dall'immagine che il bambino ha di sé, dipende il suo futuro. L'immagine corporea è sia risultante delle 3 cose, che immagine del futuro. Operare per un'adeguata strutturazione dell'immagine corporea significa orientare il proprio lavoro verso gli elementi chiave dello sviluppo della persona; l'educazione fisica in questo senso è un formidabile laboratorio educativo.
Corpo e educazione
Il corpo invece, in educazione, è spesso ridotto ad oggetto subalterno, un supporto da utilizzare in base alle proprie esigenze. La prassi più diffusa è quella del dualismo corpo-anima e corpo-spirito. Secondo Kretchmar (1904) invece esistono 4 forme di dualismo:
- Dualismo obiettivo (corpo diverso dalla mente)
- Dualismo valoriale (corpo guidato dalla mente)
- Dualismo comportamentale (il corpo si dedica al fare e non al pensare)
- Dualismo linguistico (il corpo è un elaboratore di simboli non verbali)
L'idea della "mens sana in corpore sano" rimanda tuttavia ancora ad una visione dell'essere umano di tipo verticale, in cui la mente è superiore al corpo. Per superare questo limite è necessario introdurre un'idea della persona basata su una rappresentazione orizzontale, in cui corpo e mente sono uniti e l'intera persona rappresenta un'entità più grande della somma delle sue parti.
Kretchmar, influenzato dalla teoria delle intelligenze multiple di Gardner, suggerisce 5 principi olistici su cui basare questa immagine:
- Le influenze fisiche sono sempre attive nel dar forma a ciò che noi siamo e facciamo (dobbiamo ammettere che siamo sempre chimica e fisica).
- Le influenze della coscienza sono sempre presenti.
- Questi elementi non hanno mai una completa indipendenza gli uni dagli altri (essendo correlati internamente).
- Possiamo riconoscere diversi livelli di intelligenze comportamentali.
- Possiamo descrivere differenti tipi di attività (alcune in cui è richiesto sforzo muscolare, altre che si svolgono in modo riflessivo e sedentario).
Sono individuate 2 polarità:
- Sedentaria e attiva
- Inferiore e superiore
Utili per orientare la lettura del corpo umano. Si distinguono quindi:
Attività sedentarie
- Basso - Insight povero (rigide e poco creative)
- Alto - Insight complesso (creative ed inventive)
Comportamenti motori attivi, anche in questo caso con alto o basso intervento dell'aspetto cognitivo.
La finalità della scuola diventa quindi quella di stimolare competenze che si collocano nell'intera parte destra della figura e non solo nel quadrante n. 1.
La realtà della scuola italiana è però molto lontana da questi intendimenti e spesso nella pratica ci si allontana da quanto viene teorizzato. Ci si dimentica che gli allievi hanno un corpo e che anche gli insegnanti lo hanno. L'insegnante di educazione fisica porta su di sé intensamente il linguaggio e i simboli della disciplina che insegna ed è coinvolto in dinamiche comunicative e relazionali particolarmente intense. L'insegnante di educazione fisica è fortemente influenzato dal modo in cui l'insegnante stesso si sente, percepisce, accetta e valorizza il proprio corpo.
Crisi dell'educazione fisica come disciplina scolastica
Questo aspetto è stato a lungo trascurato, a causa di una generale disistima dell'importanza della corporeità nella scuola. Il corpo è stato portato al centro dell'attenzione in educazione fisica, in modo frammentato, sottolineando una visione dualistica della persona, piuttosto che contribuendo alla creazione di un'immagine olistica; incentivando così la visione del corpo come oggetto.
Se analizziamo in senso globale lo studio dell'educazione fisica notiamo che solo per il 71% dei paesi è una disciplina impartita; nel 29% non è impartita. Carriero da Costa nel 2003 individua 3 ragioni che spiegano questo stato di crisi:
- L'assenza di una cultura della professione: questo è dovuto al fatto che non sono state spiegate bene le finalità di questa disciplina, cosa vuol dire essere fisicamente educato e quali sono le caratteristiche che i docenti devono avere. Basta pensare che in Italia le scienze motorie sono state istituite solo nel 2000.
- L'eccessiva scientificazione dell'educazione fisica: soprattutto negli ultimi anni la ricerca scientifica si è dedicata più agli aspetti bio-fisiologici anziché a quelli educativi e pedagogici.
- La cattiva qualità della formazione dei docenti: vi è un ritardo storico sotto questo punto di vista.
Se mettiamo invece a confronto le ore settimanali dedicate all'educazione fisica nelle scuole europee notiamo come in Italia, formalmente, non siano previste ore nella scuola dell'infanzia e primaria. Inizia ad essere impartita solo dalla scuola secondaria per un totale orario effettivo al termine del curricolo di 512 ore. Confrontando questi dati con le altre nazioni europee vediamo che l'Italia è ben al di sotto degli standard europei.
Per risolvere questo problema in Italia, alcuni studiosi, hanno proposto la sostituzione dell'educazione fisica con l'educazione fisica sportiva (per promuovere i valori, i principi e le modalità del modello sportivo istituzionalizzato). Per fortuna questa idea non è andata in porto in quanto il modello sportivo privilegia principalmente il risultato della competizione (cosa che invece non è prevista nei curriculum di educazione fisica).
Da uno studio fatto da Fair Play si evidenzia come:
- Con l'aumento dell'età, dell'esperienze, del numero di anni di pratica sportiva e del livello agonistico, i comportamenti aggressivi siano maggiormente accettati.
- L'interiorizzazione e l'appropriazione dei valori morali siano minori nei praticanti sportivi rispetto ai non praticanti.
- "Vincere a qualunque costo" sia ritenuto più importante per i praticanti rispetto ai non praticanti.
Anche la ricerca scientifica ha dimostrato che lo svolgimento dello sport è un aspetto diverso che deve essere gestito in modo diverso, al di fuori della scuola. L'educazione fisica, che non può certo esaurire il suo compito nelle 2 ore settimanali di impegno in palestra, deve essere finalizzata a garantire ad ogni allievo la preparazione necessaria per la partecipazione a processi di educazione permanente che riguardino la promozione della propria personalità, l'innovazione e l'integrazione tra i diversi individui. Le competenze da sviluppare dovrebbero quindi riguardare:
- Lo sviluppo delle capacità e delle abilità motorie.
- La padronanza delle dimensioni tecnica, tattica, regolamentare.
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