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Appunti macropil

“Il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un sistema economico in un dato periodo di tempo.”

  • Il suo obiettivo è riassumere numericamente il valore monetario dell'attività economica in un dato periodo ed è considerato l'indicatore più affidabile dell'andamento di un sistema economico. Misura simultaneamente sia la spesa che il reddito di un sistema economico, in quanto sono la medesima cosa. (Se Giorgio dipinge l'appartamento di Paola per 1000 euro, questa somma è sia la spesa di Paola che il reddito di Giorgio).
  • Inoltre, il PIL comprende solo il valore del bene finale, perché il valore del bene intermedio è incorporato nel prezzo del bene finale (nel prezzo dell'hamburger è già compreso il prezzo per gli ingredienti).

Esclusioni dal calcolo del PIL

  • Nel computo del PIL non rientrano i beni usati (nel PIL l'oggetto era stato contato nella produzione da nuovo, da usato è solo un trasferimento di patrimonio) e le scorte (es. pane: se viene prodotto pane in eccesso e marcisce non varia il PIL, mentre se la scorta è conservabile (pennarelli) è considerato un investimento (l'azienda è come se avesse acquistato il pane in più, il PIL aumenta), successivamente la vendita delle scorte non farà più aumentare il PIL).

Calcolo del PIL

  • Un altro modo per contabilizzare tutti i beni è sommare il valore aggiunto in ogni fase della produzione, ovvero, il valore del prodotto finale meno il valore dei beni intermedi che l'azienda ha dovuto acquistare per realizzarlo (es. un tipo vende la sua macchina a un concessionario a 25000 e il concessionario la rivendesse a 35000 euro nel PIL entrerebbero 10000 che rappresentano il valore aggiunto, servizio svolto dal concessionario).

Concetti di stock e flusso

  • Stock → Quantità misurata in un dato istante di tempo (acqua in una vasca).
  • Flusso → Quantità misurata nell'unità di tempo (acqua che sgorga dal rubinetto).

Prezzi di mercato e valore di imputazione

  • Per calcolare il valore totale dei beni si ricorre ai prezzi di mercato in quanto riflettono la disponibilità degli individui a pagarli. PIL = Px Qx + Py Qy.
  • Valore di imputazione → è il valore di quei beni e servizi che non essendo scambiati sul mercato non hanno un prezzo (un vigile del fuoco che offre un servizio pubblico, come valore di questo non potendo dargli un prezzo si aggiunge nel computo del PIL il suo salario).
  • Dal 2014 gli istituti di statistica tengono conto anche del valore sommerso (lavoro in nero/traffico di sostanze stupefacenti).

PIL nominale e reale

  • Il PIL può aumentare sia perché aumentano le quantità prodotte sia perché aumentano i prezzi. Il PIL è la somma del valore monetario di tutte le mele e le pere prodotte. PIL = Pmele x Qmele + Ppere x Qpere.
  • Calcolato in questo modo non è una misura accettabile del benessere economico in quanto non riesce a esprimere la capacità dell'economia di soddisfare la domanda degli individui.
  • Se i prezzi raddoppiassero e la quantità prodotta rimanesse invariata il PIL raddoppierebbe, ma sarebbe sbagliato affermare che la capacità dell'economia di soddisfare la domanda raddoppierebbe anch'essa.

PIL reale

  • PIL nominale → Valore totale dei beni e dei servizi misurato a prezzi correnti.
  • PIL reale → Valore dei beni e dei servizi calcolato a prezzi costanti; illustra cosa accadrebbe alla spesa se cambiassero la quantità, ma non i prezzi. Il primo passo da compiere è selezionare un insieme di prezzi, detti prezzi dell'anno base.
  • ES. 2013 anno base: PIL reale (2013) = P2013 mele x Q2013 mele + P2013 pere x Q2013 pere
  • PIL reale (2014) = P2013 mele x Q2014 mele + P2013 pere x Q2014 pere
  • Osservate che il PIL reale varia di anno in anno soltanto nella misura in cui variano le quantità prodotte, mentre i prezzi vengono mantenuti costanti. (Utilizzando appunto sempre i prezzi di un anno base, in questo caso il 2013).

Deflatore del PIL

  • Il deflatore del PIL è rappresentato dal rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale. Deflatore del PIL = PIL nominale : PIL reale.
  • Il PIL nominale è diviso quindi in 2 componenti: una che misura le quantità (PIL reale) e una che misura i prezzi (deflatore del PIL).
  • Il PIL nominale misura il valore monetario corrente della produzione aggregata dell'economia. Il PIL reale misura il valore della produzione aggregata in rapporto ai prezzi dell'anno base.
  • PIL reale = PIL nominale : deflatore del PIL
  • In questo modo risulta più chiaro a cosa il deflatore del PIL deve il suo nome: esso viene utilizzato per deflazionare (cioè per depurare dall'inflazione) il PIL nominale e ottenere così il PIL reale.
  • Se i prezzi di un anno base non venissero mai modificati diventerebbero obsoleti, per gestire il cambiamento dell'anno base oggi si ricorre a indicatori concatenati del PIL reale, i quali garantiscono il continuo aggiornamento dei prezzi.

Categorie di spesa nel PIL

  • Il PIL è suddiviso in 3 grandi categorie di spesa:
  • Spesa per consumi finali → È la spesa per beni e servizi finalizzata al consumo, divisa sulla base del soggetto che effettua la spesa: Nuclei familiari → acquistano beni non durevoli (alimenti e bevande), beni durevoli (auto, TV), beni semi-durevoli (abbigliamento).
  • Istituzioni senza scopo di lucro → Sono simili alle famiglie in quanto non hanno un obiettivo di profitto (università e chiese).
  • Pubblica amministrazione → Includono la spesa dell'amministrazione (dotazioni militari).

Formazione lorda di capitale

  • Formazione lorda di capitale (investimento totale) → Si divide in due categorie:
  • Investimento fisso lordo → Può essere effettuato sia dalle imprese (nuove fabbriche sia dalle amministrazioni pubbliche (scuole)).
  • Investimento in scorte → È pari all'aumento delle scorte delle imprese.
  • Esportazioni nette → Corrispondono al valore dei beni e dei servizi esportati in altri paesi, meno il valore dei beni e dei servizi importati da altri paesi.

Categorie rilevanti per l'analisi macroeconomica

  • Ai fini dell'analisi macroeconomica, abbiamo 4 categorie rilevanti:
  • Consumo (C) = Spesa delle famiglie per consumi finali più spesa per consumi finali delle ISP.
  • Investimento (I) = Investimento delle imprese più investimento residenziale più investimento in scorte.
  • Spesa pubblica (G) = Spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche più spesa per investimento delle amministrazioni pubbliche.
  • Esportazioni nette (NX) = Esportazioni meno importazioni più saldo dei consumi afferenti ai flussi turistici.

Dato che, per definizione, qualunque spesa effettuata in un sistema economico rientra in una di tali categorie, la loro somma deve corrispondere al PIL; identificando quest'ultimo con il simbolo Y, possiamo scrivere:

Y = C + I + G + NX

Fattore di produzione

Utilizziamo il simbolo K per indicare il capitale e L per indicare il lavoro, ipotizzeremo che i fattori di produzione siano fissi (il trattino sopra le lettere significa fissi).

La funzione di produzione Y = F (K, L) descrive la tecnologia disponibile per trasformare il capitale e il lavoro in beni e servizi. Molte funzioni di produzione godono di rendimenti di scala costanti.

Y = F(zK,zL) questo indica che se moltiplichiamo K e L per z anche la produzione (Y) viene moltiplicata per z.

Equazione dello scambio

Esprime il collegamento tra le transazioni e la moneta.

Moneta x velocità = prezzo per transazioni (M x V = P x T).

  • T è il numero di volte in cui in un anno un bene o un servizio viene scambiato.
  • P è la quantità di moneta scambiata mediamente in ogni transazione.
  • P x T è uguale alla quantità di moneta scambiata in un anno.
  • M è la quantità di moneta.
  • V è la velocità di circolazione della moneta rispetto alle transazioni e misura la rapidità con cui la moneta circola nel sistema economico (ovvero quante volte un euro cambia di mano in un dato periodo).

L'equazione dello scambio dimostra che se una delle variabili varia, una o più delle altre devono necessariamente variare per mantenere l'eguaglianza. Il problema di tale equazione è che il numero delle transazioni è difficile da misurare. Per risolvere questo problema il numero delle transazioni T viene sostituito con la produzione aggregata Y. T e Y sono strettamente correlate ma non si tratta della medesima variabile. L'equazione dello scambio può essere così riscritta: M x V = P x Y.

Poiché Y è anche il reddito totale, in questa versione dell'equazione V è chiamata velocità di circolazione della moneta rispetto al reddito, la quale misura il numero di volte in cui mediamente ogni banconota entra nel reddito di un individuo in un dato periodo di tempo.

Saldi monetari reali

(M/P Q di moneta rispetto alla quantità di beni che può acquistare) misurano il potere di acquisto dello stock di moneta.

Funzione di domanda di moneta: è un'equazione che spiega come si determina la quantità di saldi monetari reali che gli individui desiderano detenere (M/P) = kY → Questa equazione stabilisce che la quantità domandata di saldi monetari reali è proporzionale al reddito reale. K è una costante che indica la Q di moneta che gli individui desiderano detenere per ogni unità di reddito. Aggiungiamo a questa funzione la condizione che la domanda di saldi monetari reali (M/P) deve essere uguale all'offerta M/P. Scriviamo quindi: (M/P) = kY → M (1/k) = PY → MV = PY (dove V = 1/k). Questi passaggi matematici dimostrano il collegamento tra la domanda di moneta e la sua velocità di circolazione.

Teoria quantitativa della moneta

Teoria che stabilisce le relazioni tra la quantità di moneta e le altre variabili economiche (effetti della moneta sul sistema economico) (semplificazione della realtà).

Es. → Da quando sono stati introdotti i bancomat gli individui hanno ridotto la quantità di moneta detenuta (riduzione di k) e (aumento di V). (Ipotizzando che V sia costante) L'equazione dello scambio può essere considerata come una teoria della determinazione del PIL nominale. Di conseguenza, una variazione di quantità di moneta (M) provoca una variazione proporzionale del PIL nominale (PY).

Elementi fondamentali della teoria quantitativa

  • I fattori di produzione determinano il livello della produzione aggregata Y.
  • L'offerta di moneta M determina il valore nominale della produzione aggregata PY. Questa conclusione discende dall'equazione dello scambio e dall'ipotesi che la velocità di circolazione della moneta sia costante.
  • Il livello dei prezzi P è il rapporto tra il valore nominale della produzione aggregata, PY, e la produzione aggregata Y.

In altre parole, la capacità produttiva di un sistema economico determina il PIL reale, la quantità di moneta determina il PIL nominale, e il deflatore del PIL è il rapporto tra PIL nominale e PIL reale. Questa teoria permette di spiegare cosa accade quando la banca centrale varia l'offerta di moneta. Perciò, la teoria quantitativa della moneta afferma che la banca centrale, controllando l'offerta di moneta, ha il controllo assoluto del tasso di inflazione. Se la banca centrale mantiene stabile l'offerta di moneta, il livello dei prezzi è stabile; se la banca centrale aumenta rapidamente l'offerta di moneta, il livello dei prezzi aumenta rapidamente.

Signoraggio

Perché un governo vorrebbe incrementare l'offerta di moneta? (visto che provoca inflazione). Il ricavo che si ottiene dal battere moneta è detto signoraggio (il termine deriva da signore feudale). Se un governo batte moneta per finanziare la spesa pubblica, l'offerta di moneta aumenta.

L'aumento dell'offerta a sua volta genera inflazione, questo quindi equivale ad imporre un'imposta di inflazione. Questa imposta viene pagata da chiunque detenga moneta. Con l'aumento dei prezzi che consegue all'aumento dell'offerta di moneta diminuisce il valore reale delle banconote. Quando il governo batte nuova moneta e la spende, erode il valore della moneta. L'inflazione, dunque, equivale a un'imposta sulla detenzione di moneta.

Nei paesi che attraversano una fase di iperinflazione spesso il signoraggio è la principale fonte di entrate per lo Stato; in effetti, la necessità di stampare banconote per finanziare la spesa pubblica è la principale causa dell'iperinflazione. Affidarsi a questa imposta come principale fonte di entrate per lo stato è anche pericoloso perché il suo unico risultato certo è l'inflazione.

Tasso di interesse e inflazione

Nel linguaggio economico il tasso di interesse, corrisposto dalla banca, è detto tasso di interesse nominale e l'incremento del potere d'acquisto tasso di interesse reale. Se indichiamo con i il tasso di interesse nominale, con r il tasso di interesse reale e con π il tasso di inflazione, il rapporto tra le tre variabili può essere descritto come:

r = i - π (Il tasso di interesse reale è pari alla differenza tra il tasso di interesse nominale e il tasso di inflazione).

Effetto Fisher

Riorganizzando i termini dell'equazione possiamo dimostrare che il tasso di interesse nominale corrisponde alla somma del tasso di interesse reale e del tasso di inflazione:

i = r + π

Scritta in questo modo, la relazione tra le variabili è nota come equazione di Fisher. Essa mostra che il tasso di interesse nominale può variare per due cause: per una variazione del tasso di interesse reale e per una variazione del tasso di inflazione.

Secondo la teoria quantitativa, un aumento del tasso di crescita della moneta pari all'1% genera un aumento del tasso di inflazione, provocando a sua volta un aumento dell'1% del tasso di interesse nominale. Questa relazione uno a uno tra tasso di inflazione e tasso di interesse nominale viene chiamata effetto di Fisher.

Due tassi di interesse reali

Quando un creditore e un debitore si accordano su un tasso di interesse nominale, non sanno quale sarà il tasso di inflazione prevalente per la durata del prestito. Di conseguenza, dobbiamo distinguere tra due diversi concetti di tasso di interesse reale: il tasso di interesse reale che il creditore e il debitore si aspettano al momento della stipula dell'accordo, o tasso di interesse reale ex ante; e il tasso di interesse reale che effettivamente si realizza, detto tasso di interesse reale ex post. Detti π il tasso di inflazione futuro effettivo e πe il tasso di inflazione futuro atteso, il tasso di interesse reale ex ante è i - πe e il tasso di interesse reale ex post è i - π. Se l'inflazione effettiva si discosta dall'inflazione attesa π, i due tassi sono tra loro differenti.

Perciò l'effetto di Fisher può essere rappresentato come: i = r + πe

Costo di ottenere moneta

Il tasso di interesse nominale è quindi il costo-opportunità di detenere moneta: è ciò a cui rinunciamo nel preferire la moneta liquida a un impiego fruttifero. Le attività diverse dalla moneta, come i titoli di Stato, hanno un rendimento reale r; la moneta, invece, offre un rendimento reale atteso di - π, dato che il valore reale della moneta diminuisce, nell'unità di tempo, in misura equivalente all'incremento del livello generale dei prezzi. Chi detiene la moneta, quindi, rinuncia alla differenza tra i due rendimenti indicati: il costo di detenere moneta è perciò, r - (- π), che corrisponde a ciò che l'equazione di Fisher individua come il tasso di interesse nominale i.

Domanda di saldi monetari reali

Dunque, la domanda di saldi monetari reali dipende sia dal livello del reddito sia dal tasso di interesse nominale; possiamo descrivere la domanda di moneta con la seguente notazione: (M/P) = L (i, Y).

Questa equazione afferma che quanto più elevato è il livello del reddito Y tanto più elevata è la domanda di saldi monetari reali e quanto più è elevato il tasso di interesse nominale i, tanto più bassa è la domanda di saldi monetari reali. Afferma anche che l'interazione della domanda e dell'offerta di moneta determina il livello dei prezzi di equilibrio.

p.84 parte * integrare se la prof lo tratta in classe. Secondo la teoria classica della moneta una variazione del livello generale dei prezzi equivale a un cambiamento dell'unità di misura (in realtà il benessere economico dipende dai prezzi relativi, non dal livello generale dei prezzi).

Costi dell'inflazione

Costi dell'inflazione attesa:

  • Costo delle suole: Tempo speso per recarsi in banca (detenendo meno moneta gli individui devono recarsi più volte in banca).
  • Costo di listino: Necessità delle imprese di cambiare frequentemente il listino prezzi dei propri prodotti.

Un quarto costo dell'inflazione discende dalla normativa tributaria, perché molte disposizioni del sistema tributario non tengono conto degli effetti dell'inflazione. Ma se ci fosse un'inflazione del 12% all'anno, per ogni 100 euro di azioni acquistate ne incasseremo 112; in questo caso la normativa tributaria calcolerebbe un reddito di 12 euro ogni 100. La normativa tributaria quindi considera reddito le plusvalenza nominali non quelle reali (l'inflazione distorge l'imposizione fiscale).

I costi dell'inflazione inattesa

L'inflazione inattesa ridistribuisce arbitrariamente la ricchezza tra gli individui, es. Prestiti a lungo termine. I contratti di prestito a lungo termine, di solito, definiscono un tasso di interesse nominale, che si basa sul tasso di inflazione atteso nel momento in cui viene stipulato il contratto. Se l'inflazione ha un andamento diverso da quello atteso, il tasso di interesse reale ex post che il debitore paga al creditore è diverso da quello che entrambe le parti avevano previsto all'atto della stipula del contratto.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonetotti96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Segghezza Elena.
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