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Che cosa è la macroeconomia – Capitolo 1

La microeconomia studia il comportamento dei singoli agenti economici. La macroeconomia studia le relazioni tra le variabili economiche aggregate. Ci dice l’esito del comportamento di tutti i consumatori e produttori, e dà una sintesi del risultato generale del comportamento di tutti gli agenti economici.

Le principali variabili aggregate sono:

  • Reddito o produzione aggregata
  • Tasso di disoccupazione
  • Tasso di inflazione
  • Tasso di interesse
  • Tasso di cambio

La macroeconomia cerca di capire il funzionamento del sistema economico in aggregato. Tra i temi di cui si occupa la macroeconomia troviamo la crescita del sistema economico, le fluttuazioni della produzione, la disoccupazione, l’inflazione, i tassi di cambio, la bilancia dei pagamenti, ecc.

La contabilità macroeconomica – Capitolo 2

La produzione aggregata (Gross Domestic Product, o Prodotto Interno Lordo) italiana è cresciuta nel tempo dal 1980 ad oggi. Dire che un Paese produce maggiormente significa che quel Paese sta crescendo, perché il PIL misura la ricchezza economica del Paese.

Il PIL è la principale variabile macroeconomica. Se il PIL cresce si dice che un’economia è dinamica, se il PIL non cresce si dice che l’economia è stagnante. Il PIL va infatti a misurare l’attività produttiva di una economia, è definito in una specifica unità geografica e in un dato periodo di tempo.

Permette di confrontare nel tempo la crescita o riduzione di produzione di un paese (PIL nominale e PIL reale), ma anche l’andamento di diversi sistemi economici (Valuta comune PPA-Parità dei Poteri d’Acquisto). Quando si fanno dei confronti tra nazioni si utilizza invece il PIL pro capite (reddito medio), questo perché Paesi più grandi hanno PIL maggiori ma PIL pro capite inferiore. Paesi grandi hanno maggiori risorse produttive, ma per verificare la ricchezza media possono emergere risultati diversi.

Il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo. Con valore di mercato si intende che per misurare i beni e i servizi prodotti e venduti si utilizzano i prezzi di mercato. Il valore di mercato è riferito a quei beni e servizi che hanno un prezzo di mercato, sono esclusi quindi attività e servizi che non hanno valore di mercato (attività illecite, autoconsumo, servizi autoprodotti, sommerso, volontariato). Si può quindi dire che il PIL sottostima la reale misura del valore di un Paese perché non tiene conto delle attività che non hanno prezzo.

Inoltre, i beni finali sono i prodotti e i servizi finiti; tale valore include i beni intermedi che hanno contribuito alla produzione del bene finale. Nel calcolo del PIL si considera solo il valore aggiunto, ovvero il valore di ogni prodotto ad ogni stadio della produzione al netto del costo dei beni intermedi. I beni intesi sono i beni di nuova produzione, che vengono prodotti nell’anno e nel paese di riferimento.

Il PIL si può misurare come:

  • Valore delle vendite finali nette
  • Somma del valore aggiunto generato in una certa area geografica in un determinato periodo di tempo.

Questa visione del PIL permette di valutare quale settore sia più presente in un Paese

  • Somma dei redditi percepiti dai fattori della produzione

Il PIL nominale è il risultato finale delle variazioni dei prezzi e/o del prodotto. È il risultato dell’andamento di due variabili diverse (quantità prodotte e prezzi). Il PIL nominale misura il valore della produzione, il PIL reale è invece una misura del volume di produzione, questo perché considera la variazione della quantità prodotta tenendo fissi i prezzi a un dato anno.

Per deflatore del PIL si intende la media di tutti i prezzi dei beni finali prodotti in una data economia, e si ottiene facendo:

Deflatore del PIL = (PIL nominale / PIL reale) x 100.

La variazione del deflatore del PIL da un anno ad un altro informa sulla variazione dei prezzi in vari periodi, ma informa anche sul tasso di inflazione. Infatti si può calcolare l’inflazione facendo:

Inflazione = (Deflatore del PIL anno corrente - Deflatore del PIL anno precedente) / Deflatore del PIL anno precedente x 100.

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) tiene conto dei consumi della popolazione, quindi, include anche consumi effettuati fuori da un Paese. È un modo diverso per misurare l’inflazione. È una misura alternativa dell’inflazione e si basa su un paniere di beni consumato dall’individuo medio:

  • Include i prezzi dei beni importati
  • Contiene un’ampia gamma di indici dei prezzi

L’ISTAT definisce il paniere in base al quale misurare il variare dei prezzi in Italia. Nel paniere ci sono attualmente 1731 beni, e la rilevazione viene effettuata sugli 80 comuni più importanti. Ogni anno il paniere può variare al variare delle abitudini della popolazione.

Esistono diversi indici dei prezzi, che danno indicazione dello stesso fenomeno con sfaccettature differenti, vi sono ad esempio indice dei prezzi al consumo e indice dei prezzi alla produzione. Le imprese non hanno alcun vantaggio a cambiare i prezzi. I prezzi alla produzione invece possono variare molto velocemente, facendo variare l’indice dei prezzi alla produzione. Per sapere come cambia il costo della vita si userà l’IPC, mentre per capire la stabilità degli indici dei prezzi al consumo si userà il deflatore del PIL.

Il PIL, nonostante sia la variabile macroeconomica più importante, presenta comunque dei limiti:

  • È una misura del reddito, e non della ricchezza complessiva (reddito medio o PIL pro capite ≠ ricchezza media)
  • Non comprende le attività economiche che non hanno prezzo di mercato (attività economiche non osservate)
  • Il PIL pro-capite non offre una visione reale della distribuzione del reddito (non è così equa)
  • È utilizzato come indicatore della crescita economica, ma non è un buon indicatore della qualità della vita

Secondo l’ultima indagine dell’Istat, il peso dell’economia sommersa era pari al 12% del PIL nel 2018. L’economia sommersa si distribuisce tra i diversi settori in 36% nei servizi alla persona, il settore in cui c’è la maggior parte di lavoro irregolare.

L’Indice di Sviluppo Umano (HDI) è un indicatore creato dalla banca mondiale per misurare la qualità della vita, tiene conto del PIL ma anche della speranza di vita, livello di istruzione, ecc. La relazione tra PIL e HDI è circa il 90%, perciò sono altamente correlati (tasso di correlazione R²=0.904 compreso tra 0 e 1).

Riassumendo, a livello aggregato, il PIL dà informazioni relative non solo alla crescita economica di un Paese, ma anche al suo livello di sviluppo. Tuttavia, se si vuole avere un’informazione più chiara sulla qualità della vita, bisogna considerare anche l’HDI.

Il diagramma del flusso circolare del reddito dà un’informazione su cosa potrebbe entrare e uscire dal reddito.

PIL = C + I + G + EX - IM

  • I = investimenti
  • C = consumi
  • G = spesa pubblica
  • Ex = esportazioni
  • Im = importazioni

Lo Stato preleva una parte delle vendite con le imposte nette (T), e un’altra parte la restituisce ai privati con i trasferimenti. Questo va a formare il reddito privato. Il reddito può essere consumato o risparmiato. Il settore privato raccoglie il risparmio (S) e lo dà a prestito ad altri privati che ne hanno bisogno per investimenti (I), ovvero acquisti di beni strumentali da parte di imprese.

C+I rappresenta quindi i consumi del settore privato, o reddito privato. Lo Stato utilizza le tasse raccolte per acquistare servizi e offrirli ai privati tramite spesa pubblica (G). C + I + G rappresenta la spesa nazionale aggregata, detta anche assorbimento. I beni e servizi prodotti sono acquistati dalle famiglie, dalle imprese, e dallo Stato. I consumi riguardano però anche i beni prodotti all’estero, rappresentati dalle importazioni (IM), che non rientrano nel calcolo del PIL. Ciò che rientra del flusso del reddito sono invece le esportazioni, ovvero i beni di un Paese prodotti all’estero; perciò, per il calcolo del PIL bisogna sottrarre le importazioni e aggiungere le esportazioni.

PIL come vendite finali nette: Y = C + I + G + EX – IM

PIL come somma dei redditi: Y = C + S + T (uso del reddito da parte dei fattori della produzione)

C + S + T = C + I + G + EX – IM (S – I) + (T – G) = (EX – IM) dove (T – G) è il bilancio dello Stato e (EX – IM) rappresenta la bilancia commerciale

Se S > I, il risparmio privato è maggiore degli investimenti privati, perciò si può finanziare il settore pubblico oppure “prestare” all’estero. Se T > G allora lo Stato può aumentare la spesa pubblica.

PIL e Prodotto Nazionale Lordo (PNL): il PNL è basato sul concetto di residenza, ed esprime l’attività economica di un Paese in funzione dei suoi residenti. PNL = PIL + (redditi maturati all’estero da residenti – redditi generati entro i confini nazionali dai non residenti). Misura la produzione aggregata generata dai residenti di un paese indipendentemente da dove si trovano nell’anno di riferimento. PNL = PIL + saldo primario della bilancia dei pagamenti

Un altro concetto importante è il reddito nazionale disponibile (RND). Non tutta la produzione generata in un paese entra nella disponibilità di famiglie e imprese. RND = PNL + tasse pagate dai non residenti + trasferimenti da e verso l’estero + donazioni. È dato da PNL e una serie di pagamenti che non riflettono attività produttive, quindi RND = PNL + saldo secondario della bilancia dei pagamenti.

Gli impianti e i macchinari sono soggetti a usura e obsolescenza, che ne determinano il deprezzamento, da sottrarre al PIL per ottenere il PIN, o Prodotto Interno Netto. È possibile così calcolare anche il Prodotto Nazionale Netto e il Reddito Nazionale Netto. Se il PNL è inferiore al PIL, significa che i redditi generati dai non residenti in un Paese sono maggiori dei redditi generati dai residenti di quel Paese all’estero.

La bilancia dei pagamenti è un documento contabile che registra tutte le transazioni avvenute tra un Paese e il resto del mondo in un determinato periodo. Si compone di diverse sezioni:

I. Conto corrente (CA):

  • Saldo delle esportazioni e importazioni relative a beni e servizi (NX);
  • Operazioni che riguardano i trasferimenti di denaro da e verso l’estero (saldo della bilancia del reddito internazionale IAB, che può essere primario, derivante da attività produttive, e secondario, non legato ad attività produttiva)

II. Conto capitale, in cui si registrano le operazioni relative ai trasferimenti di proprietà o alle attività intangibili (es. brevetti)

III. Conto finanziario (FA)

  • Investimenti diretti esteri, acquisizione da parte di un’impresa italiana di quote di capitali superiori al 10% di un’impresa all’estero
  • Investimenti di portafoglio all’estero, acquisizione di capitale inferiore al 10% di un’impresa estera
  • Altri investimenti esteri
  • Transazioni di attività di riserva

IV. Errori e omissioni (E&O)

Conto Corrente (CA):

  • Le attività sono contabilizzate con segno meno se riguardano pagamenti verso l’estero e con segno più se riguardano pagamenti dall’estero
  • Se le entrate sono maggiori delle uscite, allora il conto corrente è in surplus, il paese guadagna più di quanto spende ed è un risparmiatore netto
  • Se le entrate sono inferiori alle uscite, allora il conto corrente è in deficit, il paese spende più di quanto guadagna ed è un debitore netto

Conto finanziario (FA):

  • Se il saldo positivo, il paese è prestatore netto nei confronti del resto del mondo, altrimenti se il saldo è negativo, il paese è debitore netto nei confronti del resto del mondo
  • L’acquisto di attività finanziarie estere implica un risparmio, viene contabilizzato con un segno più, anche se comporta fuoriuscita di denaro
  • La vendita di attività finanziarie nazionali implica prendere a prestito, ed è registrato con segno meno anche se comporta una entrata di denaro

Saldo globale della bilancia dei pagamenti: CA+FA=0, E&O

NX = EX – IM = PIL – (C + I + G) = PIL – A

N.B.: C + I + G = A o assorbimento; NX esportazioni nette

NX + IAB = CA Esportazioni nette + saldo della bilancia del reddito internazionale = Conto Corrente

PIL + IAB = PNL PIL + saldo della bilancia del reddito internazionale = Prodotto Nazionale Lordo

PIL + IAB – A = CA variazione della posizione creditoria netta

Se un paese spende più di quanto guadagna, quindi CA < 0 e A > PIL + IAB, deve compensare tale differenza contraendo prestiti con l’estero, ovvero vendendo attività finanziarie ai non residenti. CA = FA + E&O

La macroeconomia nel lungo periodo – Capitolo 3

Il lungo periodo riguarda diversi decenni. Si studia quindi ciò che succede all’interno economico nell’arco di diversi decenni. La funzione di produzione aggregata Y=f (K, N) indica da dove derivano i beni e servizi prodotti all’interno di un sistema economico.

  • Vi è una relazione positiva tra PIL reale (Y) e fattori della produzione, ovvero capitale fisico (K) e lavoro (L)
  • Vi è poi una relazione tecnica, in quanto i beni e i servizi sono prodotti combinando i fattori di produzione. Quanto prodotto può essere ottenuto con le stesse quantità di fattori della produzione dipende dallo stato della tecnologia

Una funzione di produzione ha:

  • Rendimenti di scala costanti: all’aumentare della scala di produzione di una certa quantità, anche la produzione finale aumenta della stessa quantità; raddoppiando la scala di produzione, anche la quantità prodotta raddoppia, ovvero λY = f (λK, λL)
  • Rendimenti marginali decrescenti del capitale o lavoro: aumenti di capitale o lavoro generano aumenti di prodotto tanto minori quanto maggiore è il livello di capitale o lavoro. Un aumento dello stock di capitale (lavoro) genera un aumento di produzione sempre più piccolo.

Con λ = 1/N, si costruisce la funzione di produzione intensiva, ovvero funzione di produzione in termini di capitale per addetto: = , 1 = () All’aumentare del capitale per addetto, il prodotto per addetto tenderà ad aumentare, ma poiché è soggetta a rendimenti marginali decrescenti, l’incremento per addetto aumenta sempre meno.

Se aumenta la produttività dei fattori di produzione, la funzione di produzione si sposta verso l’alto. Gli aumenti del prodotto per occupato (Y/N) provengono da aumenti del capitale per addetto o da miglioramenti nello stato della tecnologia, che sposta la funzione di produzione verso l’alto. Quindi a parità di occupati la crescita dipende dall’accumulazione di capitale e/o dal progresso tecnologico.

Accumulazione di capitale: I = S + (T – G) + (EX - IM). Supponendo che (T=G) e (IM=EX), gli incrementi nello stock di capitale (I) sono interamente finanziati dal risparmio nazionale privato: I = S = sY

Bisogna distinguere l’investimento lordo dall’investimento netto. La differenza tra investimento lordo e deprezzamento del capitale fa aumentare il capitale. La variazione netta del capitale per addetto è data da investimento lordo meno il deprezzamento dello stock di capitale esistente. Maggiore è lo stock di capitale, maggiore sarà il deprezzamento, e quindi saranno necessari più investimenti.

Δ = – > 0

Lo stock di capitale pro-capite aumenta ed il sistema sta crescendo (posso produrre di più). Accumulo nuovo capitale quando il risparmio è sufficiente a generare un investimento lordo superiore al deprezzamento.

Δ = – < 0

Lo stock di capitale pro capite sta diminuendo (il risparmio nazionale non è sufficiente nemmeno a coprire il deprezzamento) e così il prodotto pro capite. Il deprezzamento supera l’investimento lordo, lo stock di capitale esistente si riduce; perciò, il Paese non sta crescendo.

Δ = – = 0

L’investimento lordo ed il deprezzamento sono uguali, lo stock di capitale pro capite non varia; il prodotto per addetto rimane invariato stato stazionario. L’output per addetto non cresce, il paese è in stato stazionario.

La funzione del risparmio ha la stessa forma della produzione per addetto, perché il risparmio dipende dal reddito e il reddito dipende dalla produzione aggregata. Nel lungo periodo un Paese dovrebbe convergere verso lo stato stazionario. Più un paese risparmia, maggiori saranno gli investimenti, e quindi aumenterà il capitale per addetto. Maggiore è il rapporto K/N maggiore è il prodotto per addetto Y/N, ovvero il suo tenore di vita. Una volta che si raggiunge lo stato azionario, la crescita si interrompe (stato stazionario: investimento lordo = deprezzamento). I paesi che risparmiano di più presentano più elevati tenori di vita nello stato stazionario, ma non tassi di crescita permanentemente più elevati.

Se il tasso di risparmio s aumenta, a parità di prodotto per addetto, un maggiore tasso di risparmio porterà a un maggior investimento complessivo (la funzione del risparmio si sposta verso l’alto).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher thatsbisco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Resmini Laura.
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