Linguistica
Doc. Fabio Atzori
Italiana
Che cos’è la linguistica italiana
È una disciplina descrittiva con oggetto la lingua che si scrive e parla in Italia nel
presente e nel passato. In Italia la dimensione storica è molto forte perché alle spalle c’è
il latino. È necessario essere curiosi nei confronti della lingua e chiedersi se è possibile
retrodatare una data parola. È molto importante il collegamento fra storia e lingua.
La linguistica generale ha un panorama molto ampio e mette a confronto i vari elementi.
La linguistica italiana, al contrario si concentra su un panorama più ristretto. Le due
materie sono strettamente collegate.
Ultimamente c’è una rivalutazione dei termini dialettali, essi sono infatti un
arricchimento delle conoscenze linguistiche. Ne è un esempio l’AIS (Atlante italo
svizzero) 1928-1940. Esso è un atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della
Svizzera meridionale. È presente anche una ricca versione online.
Breve introduzione ai dizionari
A. Come parlano i dizionari Fra vocabolari appartenenti a diversi secoli si possono
notare somiglianze nelle definizioni, compaiono spesso le stesse parole, c’è una
sorta di continuità che prevale sulle differenze; questo dipende da: l’esigenza di
economia sia linguistica (evitare il ricorso a sinonimi) sia tipografica (un maggiore
numero di pagine determina un maggiore costo di stampa e di revisione), e il
recupero di definizioni o parti da dizionari precedenti (è quindi presente un debito
con la tradizione precedente). Possiamo evidenziare alcune edizioni:
Vocabolario degli accademici della Crusca 1612, da vita alla tradizione,
costringe i letterati a schierarsi pro o contro e quindi viene tenuta in conti da
tutti. È stato creato a Firenze ma stampato a Venezia, ci volevano quindi
mesi per stampare ed erano necessari numerosi viaggi fra Firenze e Venezia
per continue consultazioni.
Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana 1797 Lucca,
l’autore, Federico D’Alberti di Villanova, era bilingue e unisce gli Accademici
della Crusca e la tradizione lessicografica francese.
Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana 11^ edizione, essa si distingue
per il lavoro di revisione attuato nel vocabolario, infatti è significativamente
diverso dalle edizioni precedenti.
B. Problema dei tecnicismi Il vocabolario degli Accademici della Crusca faceva
frequente riferimento al principio della notorietà e delle definizioni letterarie. Il
principio della notorietà introduce una diversa concezione del lessico da quella
odierna; non tutte le parole meritavano lo stesso trattamento, si parla di gerarchia
delle parole. Oggi c’è, invece, una visione paritaria: le parole vengono tutte
descritte e catalogate con lo stesso rigore. Per le definizioni si faceva unicamente
riferimento al modello letterario, cioè il criterio di scelta di esempi si limitava
all’esempio d’autore. Le scoperte scientifiche non vengono rispecchiate, infatti era
scarsissima la presenza di termini scientifici, eppure del vocabolario se ne
servivano anche numerosi scienziati, infatti ad un certo punto diventa inadeguato,
specialmente da quando si passa dal latino ad altre lingue (come ad esempio il
francese).
C. Ideologia dei dizionari Non è semplice far emergere l’ideologia di un dizionario; per
farlo bisogna metterli a confronto. Ad esempio: all’inizio la parola “Dio” era
unicamente intesa come Dio Cristiano, mentre dal 1959 si intende Dio di varie
religioni. Non tutte le parole si prestano a far emergere l’ideologia.
Struttura del dizionario dell’uso
Macrostruttura Per Macrostruttura si intende l’insieme di:
Lemmi: l’ordinamento generale dei materiali che formano il corpo
Introduzione, la quale spiega le ragioni scelte nel lemmario (l’insieme dei
lemmi)
Le avvertenze per l’uso dell’opera
Le eventuali appendici (sigle, abbreviazioni, etc.…)
Microstruttura È l’insieme degli elementi che compongono un singolo lemma. Esso è
composto dall’entrata di una voce e l’articolo stesso che le è dedicato. Possiamo
individuare diverse aree:
Area lemma o intestazione (maccherone: sostantivo singolare maschile), essa è
comprensiva della suddivisione in sillabe, l’indicazione degli accenti e la classe
grammaticale.
Area semantica o definizione. Se sono presenti più accezioni, esse vengono
numerate e raggruppate per funzione grammaticale inserendo per ognuna,
oltre alla definizione, l’esempio d’uso, i sinonimi e gli alterati, i quali sono a loro
volta organizzati in sottolemmi, non sono vere e proprie unità lessicali
nonostante abbiano autonomia semantica. In alcuni casi comprende anche aree
di approfondimento grammaticale.
Area etimologica e datazione
Marche d’uso Segnalano l’ambito o il registro d’uso. Indicano la frequenza d’uso, il
settore disciplinare di appartenenza, l’uso figurato o estensivo, l’ambito geografico, il
tono o registro espressivo. Ad esempio:
Ad -> Alta Disponibilità (vocabolario di base)
OB -> Obsoleto
LE -> Letteraria
FO -> Fondamentale
CO -> Comune
RE -> Regionale
Cosa contiene una definizione
La definizione rende più comprensibile l’oggetto definito, il linguaggio deve essere chiaro
e preciso, come la strutturazione semantica del lessico. Ci sono vari tipi di definizione:
Definizione formale è costruita in forma di perifrasi utilizzando gli iperonimi (ad
esempio l’iperonimo del gatto è felino), seguita da una descrizione che spiega gli
attributi che la distinguono dai i suoi co-iponimi (micio). Essa precede per genus
proximum et differentiae specificae.
Definizione sinonimica rinvia ad uno o più sinonimi. È necessario conoscere il
termine che funge da glossa, non è una definizione informativa.
Definizione relazionale interessa gli aggettivi in relazione tra lemma e l’elemento
che lo qualifica. Essi possono postulare il possesso di una certa proprietà,
esprimere un’azione o indicare uno stato
Campo semantico le parole collegate sul piano del significato (tazza, coppia, bicchiere,
etc…)
Relazione di iponimia mucca > mammifero
Relazione di iperonimia mammifero > mucca
Analisi componenziale parte dell’assioma secondo cui il segno linguistico è costituito da
più tratti semantici che siano sufficienti e necessari ad individuare il valore di quel
segno fra gli altri.
Relazione di sinonimia parole che hanno sostanzialmente lo stesso significato. Esso
appartiene a registri diversi della lingua. Non è mai una relazione assoluta, solitamente
non si applica per i modi di dire.
Registro modulazione linguistica in rapporto alla situazione comunicativa.
Relazione di omonimia parole identiche (omofone o omografiche) con significato diverso.
Polisemia stessa identica parola ma con più significati.
Antonimia parole con significato opposto.
Verbi Sono polisemici, cioè applicabili ad un maggior numero di contesti (non è possibile
una definizione sinonimica).
Si esplicano in relazione ad agenti e aggettivi (i sostantivi invece hanno una
propria autonomia).
Hanno una organizzazione gerarchica differente (non è possibile la definizione
formale)
Forme grammaticali Per essi si ricorre al metalinguaggio lessicografico, non sono
possibili i sinonimi.
Definitori sono gli elementi che nella definizione lessicografica introducono classi di
derivati..
Per far entrare una nuova parola nel dizionario è necessario che essa venga usata
quotidianamente e in maniera diffusa per una lunga durata di tempo.
Tipologie di Dizionari:
Dizionari storici
Registra e spiega le parole di una lingua così come si presentano nella
documentazione storica (lettere, documenti, saggi e opere, le quali possono essere
manoscritte o stampate) in tutta la storia di una lingua.
Cita sotto ogni definizione una serie di esempi tratti da testi; l’esemplificazione
comincia con l’esempio più antico.
È la fonte principale per sapere quando una parola è entrata nella lingua o quando
è nata una sua accezione.
Esempio: Il Grande Dizionario Della Lingua Italiana di S. Battaglia, pubblicato da UTET
1961-2012. Esso è composto da 21 volumi + 2 supplementi + 1 volume contenente
l’indice degli autori.
Man mano si dedica più attenzione alla terminologia scientifica e ai giornali, prima si
utilizzavano solo esempi letterari.
Dizionari dell’uso
Esso è rivolto a tutti i parlanti e documenta la lingua usata nel determinato
momento storico.
Offre esempi non d’autore, ma nel caso in cui ne faccia utilizzo è segnalato.
Se sono presenti più accezioni, si parte dalla più comune.
Alcuni dizionari evidenziano le parole ad alta disponibilità, cioè conosciute da un
parlante medio e, quindi, più adatte per un uso in testi divulgativi.
Si trovano anche molte parole usate da scrittori del passato; questo a causa della
pesante ipoteca letteraria della linguistica italiana (es. Dante).
Esempio: il Grande Dizionario Italiano dell’Uso (GRADIT) 1999, in sei volumi.
Dizionari etimologici
L’interesse per l’etimologia non è recente, era già diffuso ai tempi degli
Accademici della Crusca. La parola deriva dal greco étymos, cioè vero, autentico.
Non è particolarmente diffuso, non ha un ampio mercato, è per lo più usato da
specialisti.
Nei dizionari etimologici moderni si utilizza una nuova impostazione che si basa su
principi scientifici dell’etimologia. Si ricostruisce la storia di una parola, la sua
“biografia”, dalla più antica attestazione dei suoi significati.
La differenza con il dizionario storico: è presente una più ampia documentazione
per ogni significato, ci consente di misurare la fortuna della parola o delle sue
accezioni.
Esempi:
DEI: è il Dizionario Etimologico Italiano, 1952 Firenze, Battisti e Alesio. Fa
riferimento anche alla componente dialettale. Il lemmario è esteso, ma la
datazione è approssimativa, indica come arco di tempo un intero secolo.
DELI: è il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, ha lo stesso lemmario dello
Zingarelli minore ed è il più diffuso. È presente una differenziazione netta, anche
grafica, fra entrata, sottolemmi e etimologia; infatti è più facile da consultare. La
datazione è puntuale, le date assegnate sono di prima attestazione, ed è indicata
la fonte, per tutte le forme lemmizzate. Gli spogli sono stati condotti di prima
mano, e le indicazioni bibliografiche sono ampie. Spesso però la definizione fornita
dal DELI non coincide con il suo significato documentato; spesso infatti le
definizioni vengono prese direttamente dallo Zingarelli minore, quindi quando quel
termine veniva usato non aveva sicuramente il significato che ci viene fornito,
probabilmente era in via di definizione.
LEI: è il lessico etimologico italiano di Pfister (che è morto). 1984 - non è stato
ancora completato, sono in corso i lavori. L’entrata dei lemmi è costituita dalla
voce in latino.
Dizionari dei sinonimi e dei contrari
Possono sussistere vari rapporti tra le singole unità. Un vocabolo può essere dotato
di un significato più generale rispetto al altri, ed essere quindi l’iperonimo rispetto
a uno o più iponimi.
La tradizione lessicografica italiana ha privilegiato la raccolta dei sinonimi, anche
in ossequio al diffuso precetto stilistico di “evitare le ripetizioni”.
Esempio: Dizionario dei sinonimi della lingua italiana, Tommaseo, 1830
Dizionari metodici
Chiamato anche sistematico, raggruppa le parole per categoria in base all’affinità
delle nozioni che esprimono, secondo un particolare metodo o sistema
Viene definito anche analogico, concettuale e nomenclatore
Esempio:
Dizionario analogico della lingua italiana, TEA
Dizionari dei neologismi
Esempi:
Panzini, Dizionario Moderno 1905, varie edizioni sino al 1965. Curato da Bruno
Migliorini. Non vengono forniti i contesti dei lemmi, quindi non si riesce a collocare
il neologismo nel suo ambiente d’uso. Dagli anni ’80 in poi essi vengono inseriti
con una datazione puntuale. (il confronto fra le varie edizioni di un dizionario serve
ai linguisti per misurare l’ingresso di nuove parole.)
Dizionario di parole nuove, 1964-1984, Cartellazzo Cardinale. Vengono indicati
puntualmente: autore, luogo, data e, inoltre, la parola viene inserita nel suo
contesto.
ONLI, Osservatorio Neologico della Lingua Italiana. È un dizionario online; nella sua
banca dati si possono eseguire ricerche alfabetiche o puntuali. Vi sono inserite
anche la banca dati della Crusca e dei Treccani.
Dizionari specialistici
Esempi:
Dizionario Medico, Roma, 2003, Cancellera, Antonio e Rossana
Dizionario di Finanza, Milano, 2001 e 2006, Gabrielli e De Buono
Per una storia dei dizionari
Il Glossario di Monza è un vocabolario per turisti del X secolo, vi sono presenti una
sessantina di lemmi; essi costituiscono una traduzione da una forma romanza, dell’Italia
settentrionale (probabilmente nell’area del medio corso del Po), ad una greco-bizantina.
Magnae derivationes, 1236, Uguccione da Pisa, è sia un vocabolario che un testo
etimologico in latino. Sono presenti dei volgarismi, a volte con funzione di glossa, altre
lemmatizzati.
Alla fine del 1400 si sente una forte esigenza di codificazione del volgare in repertori. I
primi esperimenti di compilazioni mono linguistica avvengono in Toscana; proprio in
questa regione per l’alto livello in poesia e prosa. Sono solo degli archivi personali in
forma di liste di parole (o difficili o latinismi). Luigi Pulci scrive il Vocabulista (lista di
parole con a fianco un sinonimo). Leonardo Da Vinci stila solo un elenco di parole fra la
fine del XV secolo e l’inizio del XVI secolo.
Dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili cambia tutto, cambia il modo di
concepire uno strumento:
Cambia il rapporto che l’uomo ha con i libri; prima esisteva un numero ridottissimo
di volumi, erano molto costosi e quindi tutti i libri che si possedevano erano stati
letti e riletti; vengono quindi allargati gli spogli lessicografici.
Il dizionario diventa uno strumento sia per leggere (in particolare per i grandi
trecentisti, come Dante, Petrarca e Boccaccio) sia per scrivere (soprattutto per i
non toscani).
Elementi in comune a molte opere:
Fin dal titolo si fa riferimento ad autori oggetto di spoglio e alle loro opere.
o Nel titolo vengono subito indicati i potenziali fruitori dell’operal
o
Esempio:
Venezia, 1535, Il Decamerone di messer Giovanni Boccaccio con vocabulando etc.…
Rispetto ai dizionari moderni manca la tipizzazione, infatti non sempre i verbi sono
all’infinito o i sostantivi al singolare o vengono date vere e proprie definizioni.
Napoli 1536, Vocabolario di cinquemila vocaboli toschi, non meno utili e necessari
del fuorio Boccaccio, Dante e Petrarca, nuovamente dichiarati e raccolti da Fabrizio
Luna per l’utilizzo di chi scrive, legge e favella. Vengono indicati sia i fruitori che gli
autori spogliati. Il toscano viene studiato come lingua straniera. Vengono accolti
scrittori di provenienza geografica differente sia di periodi diversi, secondo un
modello consapevole di lingua mescolata.
Cento 1543, Vocabolario di grammatica e ortografia della lingua volgare di Alberto
Acharisio con esposizioni di molti luoghi di Dante, Petrarca e Boccaccio. Esso è
successivo al libro di Bembo. Viene realizzato in edizioni limitate e non è sempre
facilmente comprensibile, altri libri hanno più successo perché traducono in prosa
Bembo in una maniera più semplice. Inoltre, essendo un dizionario dell’uso, non
dovrebbe contenere nomi propri di luogo. L’area etimologica è ampia.
Vocabolario della Crusca
1612 diventa il termine di riferimento per opere lessicografiche per un secolo e mezzo.
1623 In un secolo vengono realizzate tre diverse edizione perché ha molto successo ed è
usato anche dagli stranieri per imparare l’italiano.
1691
1729-1738
1863-1923 (incompleta, interrotta alla parola ozono, l’Accademia perde rilievo a causa
del fascismo).
Bembo scrive Prose della Volgar Lingua 1525, i punti cruciali:
Per lui non esiste una lingua se non esiste anche una corrispondente letteratura
(rifiuta la teoria cortigiana).
Riconosce la superiorità del fiorentino su ogni altro volgare, si riferisce solo al
fiorentino del ‘300 e in particolare ai tre grandi trecentisti, ma esclusivamente al
registro scritto che si ricava dalle loro opere (rifiuta, quindi, Macchiavelli).
Separazione delle lingue scritte dall’uso popolare (in polemica con i poeti del
gruppo laurenziano).
Esclude totalmente Firenze dal dibattito linguistico del ‘500.
I suoi principi arrivano alla Accademia della Crusca filtrati attraverso Varchi e Salviati,
che reintegrano Firenze.
Varchi fa esperienze culturali fuori Firenze; a Padova frequenta l’Accademia degli
Infiammati e conosce Bembo. Quando introduce il bembismo a Firenze porta una
rilettura contraffatta che affianca all’ideale di lingua scritta il parlato fiorentino (del
popolo, non del popolo basso); all’autorità dei grandi scrittori affianca quella di quelli
piccoli.
Salviati accanto a i tre grandi trovano spazio gli scrittori minori. Per lui il ‘300 è l’età
d’oro, la lingua moderna fiorentina attraversa un periodo di decadenza. Il modello
rimane lo scritto, per&ogra
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Linguistica - Appunti
-
Appunti di linguistica italiana
-
Appunti Linguistica italiana B
-
Appunti Linguistica italiana