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Linguistica dei media (2019/2020)

Lezione 1 – 11/02/2020

La linguistica ha come oggetto il linguaggio verbale dei media italiano. Scelta possibile tra secondo e terzo modulo. Nelle ultime due lezioni di ciascun modulo, relazioni degli studenti. 8 relazioni. 16 persone, relazioni fatte in coppia. Argomento della relazione sarà un mezzo di comunicazione visto in relazione linguistica.

Modalità esame: esame orale, ciò che è stato svolto a lezione più i testi in programma.

Unità A

Bonomi: la lingua italiana e i mass media. Capitolo introduttivo importante. Relazione tra vecchi media e nuovi media. Ampliamento sul sito della Carocci.

Variazioni della lingua: diatopia, diacronia (non gli errori, ma i tratti linguistici che denotano le varietà), diastratico, diafasia (contesto). Lubello: lezioni di varia natura, grammatica. Rapporto tra italiano e inglese.

Unità B

Informazione giornalistica. Italiano standard: italiano consegnato e trasmesso attraverso le grammatiche e i vocabolari. Quella varietà che almeno fino al secolo scorso poteva essere l'italiano della tradizione letteraria. Italiano fortemente normato. Italiano che serviva a stabilire un principio di identità che univa coloro che parlavano quella data lingua.

Informazione liofilizzata: titoli di giornale come oggetto del libro. I titoli sono la vetrina dell’articolo, il biglietto da visita dell’articolo. Si sofferma sulla classificazione dei titoli. Osservare i titoli con caratteristiche diverse.

Deissi: elemento che fa riferimento alla realtà. Cerniera tra testo e quello che sta fuori dal testo.

Lezione 2 – 12/02/2020

Unità C

Cinema. Fabio Rossi “Lingua italiana e cinema” & “L'italiano al cinema, l'italiano del cinema”. Linguaggio cinematografico, doppiaggio, rapporto italiano-dialetto nel cinema, grandi registi che hanno fatto un uso particolare della lingua italiana nel cinema (Scola, Fellini e Troisi).

Rapporto tra lingua e mass-media. Grande attenzione alla lingua dei media oggi, ma anche verso la metà del secolo scorso (seppur contenuta).

C’è una ragione storica dietro questo fatto: solo nella seconda parte del Novecento l’italiano diventa anche una lingua parlata. Prose della volgar lingua Nel Cinquecento si era affermato come lingua scritta, con le di Bembo: egli volgare fiorentino trecentesco, codificò però un volgare esclusivamente per la letteratura = ma soprattutto quello di Petrarca (poesia) e Boccaccio (prosa). Questo fiorentino (in parte anche di Dante, Commedia che però nella utilizzava termini troppo volgari e bassi) nel corso del Quattrocento mutò. Bembo non guardava ciò che gli stava vicino (’500), ma guardava al passato per cercare il vero italiano. Questa concezione si tramanda nei secoli successivi, specialmente tramite le grammatiche.

Nell’Ottocento tutto cambiò con Manzoni, attento all’uso della lingua egli cercava una lingua per la nuova nazione, per tutti, dapprima all’interno del suo romanzo e in seguito nelle opere linguistiche. La scelta del fiorentino non fu una scelta estetica, ma legata alla sua maggiore capacità di unificare tutto il Paese. Queste vicende hanno fatto sì che l’italiano rimanesse una lingua prettamente letteraria fino praticamente a inizio ‘900. Grazie all’industrializzazione, all’alfabetizzazione, all’urbanizzazione e soprattutto all’azione dei mass-media, si giunge all’acquisizione di una dimensione parlata anche per l’italiano.

In altre lingue (es. francese) vi fu una vera e propria frattura tra antica letteratura e parlato odierno; in italiano, grazie al volgare fiorentino, riusciamo a comprendere i testi danteschi del Trecento.

Storia linguistica dell’Italia

Il punto di riferimento per gli studi sull’italiano è il volume di Tullio de Mauro (‘63). Egli si focalizza su alcuni media – il giornale e il ruolo della tv dal ’54. Importanti anche gli studi sui giornali ottocenteschi di Maurizio Vitale e Andrea Masini, così come quelli di Ilaria Bonomi dedicati alla lingua dei giornali primonovecentesca. Dell’Università di Milano ricordiamo la rivista Lingue e culture dei media, che accoglie saggi dedicati appunto ai media, ma soprattutto a carattere linguistico.

Lo studio della lingua dei media è oggi vivissimo, però ci chiediamo: cos’è la lingua dei media?

Linguaggi settoriali in Italia

Un altro testo che può aiutarci a rispondere è di Beccaria (’73). Sotto quest’etichetta sono raccolti saggi dedicati al linguaggio giornalistico, televisivo, radiofonico, scientifico, sportivo; qual è la differenza? Si tendeva a confondere le lingue speciali (matematica, scientifica) con le lingue veicolate da un mezzo di comunicazione. Infatti, una lingua speciale è una varietà funzionale o diafasica di una lingua naturale legata a una sfera di conoscenze, ad un ambito di attività, di carattere specialistico. Questa varietà è usata nella sua interezza da un gruppo di parlanti più ristretto rispetto alla totalità dei parlanti della lingua di cui quella speciale è una varietà (definizione di Michele Cortelazzo). La lingua speciale serve a rispondere ai bisogni comunicativi (in primo luogo a quelli di tipo referenziale) di quel dato settore specialistico.

Quello referenziale non è l’unico bisogno comunicativo di un parlante di una lingua specialistica; es. gergo delle scienze: non è il lessico specialistico, ma una varietà usata non per pura necessità, ma che determina l’identità del gruppo di parlanti (bisogni identitari).

Quali sono i caratteri linguistici dei linguaggi specialistici?

Dal pdv lessicale essi hanno una serie di corrispondenze aggiuntive rispetto a quelle comuni della lingua (= vi sono parole che nella lingua comune non esistono). Dal pdv morfosintattico si contraddistinguono per una serie di selezioni ricorrenti con regolarità tratte dall’inventario delle forme disponibili nella lingua comune non ha tratti specifici rispetto alla lingua comune, semplicemente la lingua speciale sceglie dei tratti morfosintattici propri anche della lingua comune, ma ne fa un uso particolare. Es. il passivo: “Mario mangia la mela” “La mela è mangiata da Mario” “La mela la mangia Mario” (dislocazione a sinistra, che però è una forma del parlato, non va bene per testi scientifici).

Osserviamo questa definizione in rapporto a quanto accade nel linguaggio dei media: è davvero possibile ridurre la lingua dei media a linguaggio specialistico? In parte. Su un giornale si trovano le pagine scientifiche o economiche, che contengono il linguaggio specialistico.

Linguaggio dei media: lingua veicolata da un mezzo di comunicazione, che può assumere gli aspetti più diversi: anche, non esclusivamente, di lingua speciale. È opportuno distinguere sempre queste due categorie di linguaggio.

Es. lingua dei politici vs lingua della scienza politica. Un politico contemporaneo parla una lingua molto simile alla nostra; un politico negli anni ’60-’70 invece parlava in modo molto più distante dalla lingua comune. Oggi il politico comunica come le persone a cui si rivolge (paradigma del rispecchiamento). Es. Salvini che scrive “bacioni” avvicina mittente e destinatario, crea un legame, suggerisce una comunicazione non violenta. Qualsiasi scelta linguistica è studiata a tavolino nel linguaggio dei politici!

La lingua dei media ha come oggetto i mezzi di comunicazione di massa, tutto il contrario delle lingue speciali che si riferiscono ad un pubblico limitato. Ciò che conta è la modalità di trasmissione, i contenuti sono i più disparati. A seconda del medium che prendiamo in considerazione, assistiamo ad una divaricazione più o meno ampia di contenuti.

Quali sono i contenuti trasmissibili? Un giornale trasmetterà contenuti di tipo informativo; quando si sofferma su argomenti più leggeri, lo fa sempre con l’intenzione di informare. La televisione, il web o la radio hanno la gamma di contenuti più ampia: contenuti informativi, ma anche culturali o di intrattenimento. Altri mezzi di comunicazione hanno invece la capacità di diffondere contenuti, es. fumetti, cinema, tendenzialmente solo di intrattenimento.

La pubblicità, più che trasmettere contenuti, mette in opera la funzione conativa e tutte le strategie volte alla persuasione, che si servono dei contenuti più disparati, i quali non sono però in primo piano.

Tra le modalità comunicative dei mass media troviamo sì lo scritto (es. sui giornali), ma anche il parlato. Lo scritto proprio di un trattato scientifico è diverso dallo scritto di un giornale o dei commenti degli utenti sui social. Nei media, infatti, c’è la tendenza all’irruzione di tratti propri del parlato, anche laddove il supporto sia un supporto di carattere scritto. Questi tratti del parlato caratterizzano anche molto dello scritto dei giornali.

Caratteristiche del parlato

  • Tendenza alla sovrapposizione di turno;

Lezione 3 – 13/02/2020

Dibattiti per individuare le caratteristiche immediate del parlato. Altre caratteristiche: turni dialogici ci serviamo di elementi linguistici che servono a segnalare la volontà di prendere il turno. Serie di elementi linguistici, semanticamente vuoti ma pragmaticamente molto importanti. Segnali discorsivi possono avere svariate funzioni: ce ne serviamo per sottolineare i punti particolari. “Diciamo”, “tipo” servono a scandire il nostro testo e segnalare dei punti importanti del nostro discorso. Ci servono per delineare una varietà di lingua che parrebbe implicata nell’uso dei mezzi di comunicazione di massa. Se il supporto della lingua ha a che fare con la scrittura, la ricezione non implica più l’udito ma la vista.

Noi possiamo pensare alla differenza tra parlato e scritto come qualcosa che ha a che fare con il mezzo fisico (distinzione nel fatto che io ascolti o che io legga). Questa differenza, più che legata alla dimensione fisica è una differenza di carattere progettuale, legata alla concezione stessa dei messaggi.

Vicinanza (parlato) e distanza comunicativa (scritto). Concezione scritta legata alla distanza ≠ condizione parlata legata alla vicinanza. Si articolano in una serie di parametri. Vicinanza: comunicazione privata. Lontananza: comunicazione pubblica. Comunicazione di massa: pubblico indifferenziato e illimitato.

Ancoraggio pragmatico situazionale: cerniera che unisce la lingua al contesto, la lingua a ciò che sta al di fuori del testo stesso. La cerniera è la deissi, legame pragmatico alla situazione. Dall’altra parte se andiamo sul lato della distanza comunicativa questo ancoraggio è molto allentato se non inesistente. Ancoraggio referenziale: la sua presenza può essere di natura diversa, può essere legato alla condivisione di alcune conoscenze da parte degli interlocutori. Ci si può basare sull’implicito. Diversamente questo ancoraggio non è necessario dalla parte dello scritto.

Cooperazione: nel caso della vicinanza comunicativa la cooperazione è molto forte, il testo che si produce in un dialogo è un testo costruito cooperativamente, altrimenti non c’è testo; se passiamo dalla parte della cooperazione scritta, questa necessità viene meno, se non si annulla del tutto. Libertà tematica vs. tema fisso. Tenendo presente questi parametri un testo è pienamente un testo parlato o un testo scritto. Il discorso del prof nonostante faccia parte del parlato in realtà è molto di stampo scritto.

Il linguaggio verbale ha relazione con dei codici di altra natura?

La radio non è priva di immagine (spec. al giorno d’oggi). Il linguaggio verbale è però sempre in contatto con altri codici. Come si configura? Come una modalità di relazione, complementarità, o entrano in contatto ma restano distinti? Il linguaggio gestuale è complementare a quello verbale. La nostra civiltà è abituata ad accompagnare la parola con una serie di gesti. La gestualità è legata agli elementi deittici che indica. In un film i due linguaggi sono strettamente collegati.

Fumetti: linguaggio scritto e immagine, ma in realtà si usano espressioni del parlato. Didascalie: servono a dare le coordinate spazio-temporali/di tipo emotivo. Questa relazione si è trasformata in una cooperazione esplicativa.

Pubblicità: la relazione tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo non è trasparente. Valore evocativo della pubblicità, si preferisce evocare un comune modello di vita tra tutti quelli che fruiscono di quella pubblicità. La modalità del rapporto sembra di piena autonomia.

Giornali: giornale del 900: non ci sono immagini, solo testo fitto tutto da leggere. Le notizie si susseguono l’una all’altra. Oggi questa relazione si ritrova anche nel giornale.

Caratteristica di tutti i mezzi di comunicazione di massa: il codice verbale non è mai solo. Giornali: L’immagine non è soltanto qualcosa che risponde ad un oggetto da vedere, l’immagine si nasconde nelle pieghe del testo. Nei giornali vivacizzazione / animazione, responsabile della quale è per buona parte il parlato. Le interviste: luogo deputato al parlato. Intervista = mosaico di citazioni, senza che queste vengano chiarite come tali.

Parlato dai 70s (in coincidenza con la comparsa di “La Repubblica”) conquista anche i luoghi in cui il giornalista non riporta la parola data. Sottolinea i tratti dell’uso medio: imperfetto al posto del congiuntivo, usi modali dell’imperfetto; aumento delle frasi nominali; perdita del passato remoto (nel parlato e non entra nello scritto); uso del “che” polivalente (un “che” che copre una gamma d’usi che possono essere espressi da altre congiunzioni in modo più esplicito: “il giorno che ti ho incontrata”, “il bar che sono andato ieri sera”), dislocazioni (la sintassi mancata), frasi scisse ecc. Fenomeni di questo tipo intervengono anche nelle pagine dei giornali. Tutti i fenomeni del parlato si ritrovano nei mezzi di comunicazione di massa: si rivolgono ad una pluralità di persone, ad un pubblico indefinito, ma nello stesso tempo la varietà dell’offerta è sempre più ampia. C’è sempre un’offerta di tipo informativo, ma ci sono offerte di altra natura. Molteplicità di produttori di messaggi linguistici. Questo parlato va comunque modulato rispetto ai parametri di prima. Anche quei tratti linguistici che scorrono invisibili. Questi sono dei fenomeni tutto sommato di numero inferiore rispetto agli usi corretti. Ci sono da osservare anche altri aspetti innovativi, legati al lessico. Quali sono gli aspetti di maggiore evidenza? Forestierismi: soprattutto gli anglicismi.

Lezione 4 – 18/02/2020

Contenuti dei mass media si articolano in tre filoni principali:

  • Informazione
  • Intrattenimento
  • Persuasione

Intrattenimento = entertainment parola che ci serve perché declinabile in edutainment, infotainment, info-sporttainment. Contenuti accomunati dalla presenza di base dell’intrattenimento.

Prevalenza del parlato nei mass media, ma c’è il parlato! Non è una questione di supporto materiale, di vicinanza o distanza comunicativa; c’è una fisicità precisa che fa sì che la fisicità dello scritto sia molto presente nei mass media, soprattutto nei new media. Tutti noi scriviamo costantemente: attraverso i mezzi di comunicazione di massa le occasioni di scrittura si sono moltiplicate (cfr. neo-epistolarità).

Come si comportano i media nei confronti della lingua?

  • I media sono uno degli usi linguistici di una società. Non è una cosa così positiva come sembra: se pensiamo al passato (metà Novecento), il rapporto media—lingua si configurava in modo totalmente diverso. Dalla metà dei 50s fino alla metà dei 70s, radio e tv rispecchiavano la lingua della società, anzi fungevano da “maestri di lingua”. Media come maestri, perché il modello linguistico che proponevano era l’italiano “modello”, una lingua ancorata agli usi standard. La lingua di chi parlava professionalmente in radio o in tv era il “lessico della festa”. Era necessario seguire corsi di dizione prima di lavorare in TV. Nonostante questo, durante quegli anni l’italiano regionale riusciva a penetrare nei media, specie se si intervistavano comuni cittadini.

Alberto Manzi il maestro degli italiani. Precedentemente maestro elementare, condusse dagli anni ’60 una trasmissione intitolata “Non è mai troppo tardi”, che si rivolgeva a persone di una certa età, analfabete, a cui insegnava l’italiano attraverso la TV. Grande successo: migliaia di persone presero la quinta elementare.

Da metà 70s tutto cambia: sentenza del ’76 che segna la fine del monopolio televisivo (anche se inizialmente proliferano più le radio private rispetto alle TV). Anni ’80: si amplia anche il mercato televisivo, grazie alla Fininvest (poi Mediaset). Questo fatto ha conseguenze importanti anche sulla lingua: cessato il monopolio, si apre la possibilità per i parlanti standard, privi di dizione perfetta, di comunicare attraverso radio e tv. Nella comunicazione irrompe una gamma di varietà linguistiche inimmaginabile prima. Solo da fine ‘70s, ma soprattutto dagli ’80, i mass media possono essere considerati “specchio” della lingua della società.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristinafod di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Piotti Mario.
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