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Linguistica dei media: Appunti a.a. 2014/2015

Componente letteraria e varianti fonologiche

Consideriamo un articolo tratto da La Gazzetta Nazionale della Liguria in cui si nota la presenza di infiniti al posto dell’imperfetto; i segni di una forte componente letteraria dettata dai cultismi, in particolare esempi di varianti fonologiche relative al piano dei suoni che appartengono alla lingua della letteratura. La nostra lingua letteraria è caratterizzata dal polimorfismo, ossia dalla pluralità di forme, la compresenza di forme diverse la cui esistenza si deve a ragioni geografiche, a ragioni di genere, cioè il linguaggio della prosa e il linguaggio della poesia: il linguaggio della poesia è pieno di varianti ma anche quello della prosa è sempre stato ricco di questa varietà di forme.

La lingua della letteratura italiana è conservativa rispetto alle altre lingue e, nel giornalismo, troviamo forme di questo tipo, non per scelta ma per inerzia; le varianti letterarie sono frequenti mentre le varianti regionali sono poco presenti (esempio, condizionale di prima persona plurale lombardo è «avressimo»).

Mescolanza lessicale

L’ambito lessicale è quello in cui la mescolanza è più vistosa anche perché, accanto alla componente letteraria (termini come «poscia», «augelli») vi è apertura verso il tecnico, verso il pratico con la nascita di voci nuove che devono denotare certi oggetti. La terminologia del Settecento riguarda, per esempio, l’economia: nei giornali sono presenti voci di economia che presentano la mancanza di ostilità di certi termini nuovi come «importazione», termine commerciale che fatica ad assestarsi e oscilla con il termine «introduzione».

La terminologia politica, invece, certamente molto presente nei giornali, è in buona parte di derivazione inglese (ad esempio, club); alcune parole mantengono la forma inglese, altre vengono italianizzate. Dunque, la politica è influenzata dall’inglese, mentre gli altri campi come la cucina (dessert, champagne) sono di acquisizione francese.

Terminologia scientifica e influsso francese

Oltre alle terminologie della politica e dell’economia, è importante anche la terminologia scientifica (ad esempio, la terminologia astronomica). La forma italiana di parole di derivazione francese può essere diversificata: in questo periodo, le voci che derivano dalle lingue straniere veniva modificate nella loro forma e adattate all’italiano; questi adattamenti potevano essere variabili (ad esempio, toilette, teletta, toeletta, ossia forme di adattamento non univoche). Questa modalità di acquisizione delle parole straniere, a un certo punto nel Novecento, lascia il posto al prestito integrale cioè alla lingua straniera così com’è; ciò non toglie che non si possano creare dei derivati (ad esempio, da film nasce «filmare»). Tuttavia, l’industria francese non si limita al lessico ma investe la struttura della frase, in particolare l’ordine delle parole.

Scrittura giornalistica dell'Ottocento

La scrittura giornalistica dell’Ottocento si può dividere in due fasi: per la prima parte del secolo, verrà dato un quadro complessivo del giornalismo nei suoi diversi generi con particolare riferimento al giornalismo lombardo; dal 1861, con il raggiungimento dell’Unità territoriale, ci si concentrerà sui quotidiani in particolare e si vedrà come i giornali acquisiscano un ruolo fondamentale in termini di unificazione linguistica italiana.

Per quanto riguarda la prima metà dell’Ottocento, consideriamo le gazzette che nel 1814 vengono sottoposte a un rigidissimo controllo delle informazioni; esse erano caratterizzate da una preponderanza di notizie estere, grazie al tramite delle notizie dei giornali francesi o austriaci, notizie in molti casi irrilevanti dal punto di vista dell’importanza dell’informazione (ad esempio, notizie riguardanti la vita privata dei reali) e dalla mancanza di cronaca.

Le notizie provenienti da Paesi europei impiegavano più tempo per circolare ufficialmente, per i Paesi extra europei, ovviamente, i tempi erano ancora più lunghi anche perché il mezzo di trasmissione delle informazioni, in quell’epoca, era il telegrafo. Anche nella gerarchia della collocazione delle notizie, quelle nuove si trovano in fondo, contrariamente ai giornali online odierni: a volte, notizie dell’ultima ora vengono aggiunte o sono le ultime copie uscenti dalla tipografia. Se la notizia arriva quando il giornale è già in stampa e, quindi, essa viene messa solo in alcune copie.

La tipologia degli articoli non è differenziata quindi le notizie di politica vengono comprese in un pastone che riunisce notizie diverse; oppure, vengono riunite per luogo di trasmissione (ad esempio, Vienna, Parigi). Si nota, dunque, la mancanza di raggruppamento di notizie per tipo e anche la mancanza di distinzione tra informazione pura e commento. Le notizie interne sono rare, assenti le notizie di cronaca; presente qualche informazione su spettacoli (ad esempio, sull’opera lirica, molto importante nell’Ottocento), qualche avviso privato, qualche pubblicità che possiede una sua importanza linguistica. Inoltre, si nota presenza di giornali che esprimono idee culturali importanti come la Biblioteca Italiana o il Conciliatore (milanesi). Esiste anche un livello meno specialistico che ospita articoli un po’ più alla portata di tutti, non solo adatto ai letterati (come Il Ricognitore).

Nuovi periodici e riviste

Nascono periodici completamente nuovi tra cui le riviste divulgative tecnico-scientifiche, i periodici popolari (almanacchi), le riviste medie ossia riviste che ospitano articoli di moda, cucina, attualità, politica, spettacoli; le riviste fatte da donne per le donne, in particolare Il Corriere delle Dame di Lattanza pubblicato dal 1804 al 1874, che includeva figurini di moda, recensioni di spettacoli e articoli su argomenti di attualità. Da ricordare anche le riviste con una maggior varietà di argomenti trattati che si aprono a contenuti nuovi, sconosciuti al giornalismo fino ad ora, destinate a un pubblico molto più vario rispetto a quello che leggeva i giornali letterari; esse contribuiscono ad arricchire il lessico perché trattano argomenti mai trasmessi dal giornalismo e quindi è necessaria la coniazione di parole nuove.

Giornalismo tecnico-scientifico

Per quanto riguarda il giornalismo tecnico-scientifico, si parla di testate scritte per un pubblico più ampio: l’obiettivo era far arrivare alla gente comune notizie, commenti, descrizioni, spiegazioni. L’Ottocento è un secolo caratterizzato da molte nuove scoperte che hanno bisogno di essere divulgate e, dunque, ci si serve di queste testate. Volendo studiarle approfonditamente, si dovrebbe cominciare dalle riviste più specialistiche fino a quelle più semplici anche a livello di lingua; una delle più specialistiche è Il Politecnico di Cattaneo.

In merito ai periodici popolari, si ricordano gli almanacchi la cui natura è un po’ dubbia in quanto erano caratterizzati da una periodicità irregolare; per questi, viene messa in atto la pratica della lettura dall’uno a molti, molto importante nell’Ottocento: la gente si ritrovava e chi sapeva leggere, leggeva agli altri, ciò valeva anche per i testi letterari. Inoltre, questi almanacchi erano scritti in una lingua ricca di popolarismi, scritti da persone diverse che conoscevano la lingua italiana.

Tanto gli almanacchi quanto le riviste tecnico-scientifiche e quelle medie mostrano una nuova coscienza del mezzo: il giornale possedeva un ruolo molto importante e la lingua doveva essere alla portata di un pubblico più vasto. In questo senso, ci sono molte dichiarazioni: innanzitutto, una testimonianza tratta da La Moda (1840) da cui si percepisce uno spirito nuovo; oppure, in ambito scientifico si considera L’ape delle condizioni utili (1833) che pone al centro elementi come la brevità, la chiarezza e la precisione; inoltre, è necessario conservare e trasmettere ciò che può essere capito da tutti. Infine, una dichiarazione da Il Politecnico che si pone come una rivista seria ma ciò non significa che non voglia essere destinata a tutti.

Consapevolezza del ruolo del giornale

Il giornalismo della prima metà dell’Ottocento ci offre molti esempi di consapevolezza del ruolo nuovo che il giornale ricopre nella società e l’importanza di una lingua chiara e adatta allo strumento. Ma questa varietà di giornali è riflessa in una varietà di lingua? La differenza non è fortissima, è una lingua con aperture e con differenziazioni parziali di tipo argomentativo e più che altro lessicali; inoltre, sono presenti in alcuni casi alcune trascuratezze già esistenti nel Settecento, mentre in altri casi sono assenti. A parte le differenze di argomento e di genere del giornale, ci sono differenze a livello geografico: il parametro regionale è presente, non c’è un’unica Italia ma la divisione dei giornali è molto meno pronunciata.

Come emerge questa differenziazione regionale nella lingua? Essa emerge maggiormente nel lessico, pochissimo o quasi per nulla nella struttura morfologica e sintattica (si rileva qualche doppia sbagliata nelle gazzette milanesi, ma non grandi regionalismi morfologici o sintattici). Dunque, il regionalismo lessicale è presente ma legato ad alcune carenze perché la lingua italiana era carente nella terminologia pratica quindi si prestava ad assorbire il regionalismo; non si tratta, quindi, di regionalismo per scelta, ma di un uso denotativo privo di un’espressività. A quest’epoca, nella prima metà del secolo il regionalismo non è così vistosamente presente ma quando c’è risponde a scelte di denotazione e non di connotazione. Non esiste la circolazione delle parole da una regione all’altra. I giornalisti, però, si muoveranno all’interno del Paese e quindi questa circolazione di persone e la circolazione delle parole regionali cambia completamente dopo l’unità d’Italia. Nel primo Ottocento il regionalismo è ancora separato da una regione all’altra.

Influenza del parlato nella sintassi

L’influenza del parlato emerge anche nella sintassi. In alcuni giornali, in particolare nelle gazzette come La Staffetta di Sciaffusa (1805, Milano) usa una lingua un po’ trascurata: affiorano le trascuratezze attraverso esempi che mostrano l’incapacità di tenere insieme il periodo come se il giornalista scrivesse sulla falsa riga del parlato. L’esempio tratta una notizia di cronaca militare: l’incipit «ai 7 delle 2» mostra un arcaismo sulla data (simile a «Milano, li 20 settembre»); in «manifestossi», «si» è attaccato al verbo, procedimento che decade nella lingua italiana (oggi si usa solo in casi come «affitasi»); «magazzeno» è una variante fonologica di “magazzino”; «votato» è un’oscillazione e sta per “vuotare”; si ha anche una successione di frasi separate dalla virgola quindi una coordinazione a sintetica senza congiunzione; evidente il cambio del soggetto, segno di una frase non ben costruita e di struttura coordinativa che giustappone e accumula disordinatamente un elemento dopo l’altro (incapacità di costruire il periodo). Dunque, emerge una forte trascuratezza poiché la costruzione di tutto il passo non è controllata, e un influsso prepotente del parlato. La componente parlata ha, infatti, una sua presenza in particolare a livello del lessico, soprattutto in alcuni tipi di giornali ma sicuramente è minoritaria rispetto alla componente culta della lingua. Il giornalismo di primo Ottocento mostra più largamente il debito verso la lingua viva, parlata. Sono frequenti tutti i tipi di varianti come fonetica «deggia» (“debba”); gli imperfetti in «a» («voleva, avea»), terminazione sfruttata da Boccaccio e Petrarca, solo alla fine del Trecento, l’uscita in «o» si affianca all’uscita in «a». Manzoni, nonostante possa sembrare aver usato una lingua antiquata, è un grande innovatore tanto che corregge nella Quarantana della sua opera usa la forma in «o». Nonostante l’esempio di Manzoni, in ambito giornalistico si continuano a usare le forme in «a» fino ai primi decenni dell’Ottocento, conferendo sempre una certa letterarietà agli articoli.

Lingua burocratica nei giornali

Una categoria di termini letterari culti, spesso latinismi, si associa alla componente burocratica. I giornali sono investiti dalla lingua burocratica, sottocodice rilevante nel panorama linguistico e soprattutto nella società, in quanto fondamentale nel rapporto con i cittadini è fondamentale. Nella prima metà dell’Ottocento, non essendoci ancora lo Stato, i giornalisti per gli articoli di cronaca si rifanno ai verbali della polizia; quindi, il giornale accoglieva il burocratese («ese» è un peggiorativo) ossia un tipo di linguaggio che possiede caratteristiche differenti e parole elevate di difficile comprensione per chi ha un livello sociale basso.

I linguisti come De Mauro hanno messo in piedi un gruppo di ricerca per semplificare e migliorare il linguaggio burocratico: qualcosa è migliorato ma quello che si capisce è che i burocrati medi non vogliono applicare le regole di questo linguaggio burocratico, lontano dalla lingua comune. Questo linguaggio, nella prima metà dell’Ottocento, non rientra completamente nel giornalismo ma si trova qualche traccia, ad esempio nell’uso di termini come «negligentare» o «postergare», sinonimi rispetto a termini comuni.

Componente straniera e influsso francese

Per quanto riguarda la componente straniera, si hanno esempi di influsso francese tratti da Il Corriere milanese (gazzetta) in cui si notano costrutti francesizzanti. L’esempio propone una frase scissa e, quindi, la frase base tipica dell’italiano viene sostituita da questa (la frase sarebbe «l’Inghilterra combatte per la sicurezza del mondo civilizzato»); costruire la frase in questo modo mette in rilievo la parte nuova, importante: di qui, la distinzione tra tema e rema, concetti importanti nella linguistica testuale e nella linguistica relativa all’informazione: quando costruisco una frase posso dire «Il tavolo è bianco» oppure «A essere bianco è il tavolo», in questo caso il dato non rilevante ossia il tema è «il bianco»; il rema, invece, è il tavolo cioè l’informazione nuova.

Il francese usa molto spesso costrutti marcati rispetto all’italiano ma si può dire che l’italiano ha mantenuto una grande elasticità nel collocare le parole nella frase, ha sempre contemplato l’inversione, l’ordine delle parole è libero in quanto lingua letteraria, espressiva, poco usata. Il francese, invece, da tempo lingua della comunicazione, si è regolarizzato, fissato maggiormente, meno incline a queste varietà di forme che invece l’italiano ha conosciuto lungo la sua storia. Nell’esempio si nota anche un «egli» impersonale tipico del francese; «giammai» deriva dal francese, esiste anche in italiano ma in questo contesto si può ipotizzare che derivi dal francese poiché in italiano fa parte dei termini letterari; anche «punto» è francesismo significa “per nulla” e corrisponde alla duplicazione della negazione.

Caratteristiche del giornalismo della prima metà dell'Ottocento

Ricapitolando, la prima metà dell’Ottocento è caratterizzata dalle gazzette e dalla loro sostanziale stabilità rispetto al secolo precedente, dalla censura, da un tipo di notizie prive di una certa tempestività, dalla componente culta, dalla mescolanza e dalla trascuratezza, dall’influenza francese. Nascono anche nuovi generi giornalistici, riviste divulgative molto importanti soprattutto dal punto di vista del lessico che facilitano la diffusione di voci nuove e di francesismi che allargano a un pubblico molti contenuti diversi. Nel complesso, la mescolanza tra le componenti linguistiche pervade tutti i tipi di giornali.

Inoltre, si parla di una nuova coscienza del giornalismo da parte di letterati e uomini di cultura e anche la necessità di sfruttare una lingua chiara e semplice, anche se non sempre questo obiettivo veniva raggiunto anche perché non sempre l’italiano arrivava a soddisfare le necessità.

Unificazione linguistica e ruolo dei giornali

La funzione dei giornali di informazione nella seconda metà dell’Ottocento, ossia in un nuovo contesto sociale e linguistico del Paese, diventa importantissima. I mezzi comuni di massa come la radio, il cinema e la televisione hanno avuto un ruolo importantissimo per la diffusione della lingua italiana arrivando sino a coloro che parlavano solamente il dialetto. La scuola, la burocrazia, gli scambi e i movimenti demografici, gli spostamenti dalla campagna alla città, dal sud al nord e anche l’emigrazione, importantissima nell’Italia unificata soprattutto a fine Ottocento e inizio Novecento (quelli che emigravano in America portavano soldi alle loro famiglie e ciò favorì la crescita delle famiglie) hanno favorito l’unificazione linguistica. Anche i giornali, nonostante non fossero letti da molti, hanno contribuito alla formazione di una nuova lingua; anche la paraletteratura ha dato il suo contribuito in questo senso. In base ai dati che abbiamo, nel 1861 la popolazione del regno d’Italia è di 22 milioni e gli analfabeti superavano il 78%. Con il tempo, le cose migliorano ma si tratta di un processo lentissimo.

Giornalismo informativo nella seconda metà dell'Ottocento

In merito al giornalismo informativo, pian piano i quotidiani acquisiscono una dimensione nazionale, non più regionale e vengono fondate le grandi testate: Il Corriere della Sera (1866), La Stampa (1867), Il Messaggero (1878), Il Resto del Carlino (82) che, col tempo, acquisiscono una dimensione sovra regionale. Queste testate determinano un grande cambiamento, alcune hanno dietro delle vere e proprie imprese: è il caso de Il Corriere strutturato che possiede un direttore, una redazione di grande portata.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher granieroantonio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bonomi Ilaria.
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