Dimensioni di variazione
Ogni lingua è soggetta a variazione, non soltanto l'italiano. La sociolinguistica è un'attenzione sociologica alla variazione della lingua. Quando ascoltiamo qualcuno, lo valutiamo anche dalla varietà di lingua che sta usando, il che rappresenta un'attenzione sociale. Una lingua può variare in base a una serie di parametri extra linguistici, cioè al di fuori della lingua.
Parametri di variazione linguistica
I principali parametri di variazione sono diatopia, diastratia, diafasia e diamesia, che usiamo nelle prime lezioni. Il punto di partenza deve essere la diatopia.
La situazione italiana
La situazione italiana è particolare. Se diciamo "dialetti dell'italiano", sembra che il dialetto derivi dall'italiano, ma i dialetti italiani non derivano dall'italiano. I dialetti, come lo stesso italiano, vengono dai dialetti volgari che derivano dal latino. La lingua italiana non è altro che il successo del dialetto fiorentino rispetto agli altri dialetti che convivevano con lui. Questo avviene a partire dal 1500. Quella italiana è una cosa particolare, infatti in alcuni stati i dialetti derivano dalla lingua nazionale. La lingua è un dialetto che ha avuto successo, indicando che tra dialetto e lingua non esistono differenze strutturali. Il dialetto, come la lingua, è dotato di sue strutture, possibilità di codificazione.
Il volgare toscano si è affermato anche perché ha avuto una letteratura, ma non basta: anche altri dialetti lo hanno avuto (es. Carlo Porta a Milano, Roma, Veneto). Alcuni dialetti mancano completamente della visibilità letteraria. Accanto a questi fatti culturali, il fiorentino si afferma anche per motivi di carattere sociale ed economico: si afferma anche perché ad un certo punto inizia ad affermarsi l'industria tipografica e viene visto nel toscano un modello di stabilità e centralità.
Isoglosse
Come si potrebbero raggruppare i diversi dialetti in modo che si vedano delle parentele? Sono state individuate tre grandi aree. La Spezia e Rimini costituiscono gli estremi di una linea immaginaria che divide i dialetti settentrionali da quelli centro-meridionali. Lungo questa linea si accalcano delle isoglosse. Un'isoglossa è una linea immaginaria, tracciata sulla carta linguistica, che indica la separazione tra luoghi in cui si verifica un certo fenomeno linguistico e aree in cui questo non si verifica. Il fascio di isoglosse tra La Spezia e Rimini: al di sopra si trova un fascio di fenomeni linguistici che al di sotto non si verificano. Roma e Ancona sono gli estremi di un altro fascio di isoglosse, che separa i dialetti centrali da quelli meridionali e meridionali estremi.
In alto troviamo i dialetti settentrionali, distinti in galloitalici e veneti. Al di sotto della linea tra La Spezia e Rimini ci sono i dialetti toscani e centro-meridionali. Sotto la linea tra Ancona e Roma troviamo i dialetti meridionali e meridionali estremi, che hanno forti solidarietà con il dialetto siciliano. Al di fuori di questa divisione rimane la Sardegna, che linguisticamente costituisce una lingua di minoranza. I dialetti italiani, incluso il toscano, hanno tra loro delle caratteristiche simili, derivanti dalla loro origine comune. Invece, le realtà linguistiche sarde si distaccano per una maggiore somiglianza con il latino.
Caratteristiche dialettali in Italia
Esempi in Italia settentrionale, in particolare dialetti gallo italici che appartengono alle seguenti regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna. L'uso della "ü" e "ö" lombarda si chiama vocali turbate, perché rispetto alle loro vocali di riferimento (sono la "i" per la "ü" e la "e" per la "ö") presentano tratti particolari: la "ü" è una "i" che pronunciamo con la protrusione delle labbra e lo stesso avviene per la "ö".
Sempre nei dialetti galloitalici vi è la tendenza alla caduta di tutte le vocali finali diverse dalla "a" e da quelle accentate. Caratteristica dei dialetti settentrionali in generale è la tendenza a scempiare le consonanti doppie.
Nei dialetti toscani c'è l'aspirazione di consonanti intervocaliche (esempio: "la coca cola"). Sempre nei dialetti toscani, "ragione" viene pronunciata "rajone" e "pace" viene pronunciata "pasce": in questo caso, la "g" e la "c" che sono consonanti palatali e sonore, perdono l'elemento occlusivo e sono diventate sibilanti palatali.
Nei dialetti meridionali, c'è una vocale indistinta che caratterizza la fine delle parole, inoltre c'è la tendenza a raddoppiare le consonanti scempie ("v" e "g"). I dialetti negli anni '50, '60 e '70 venivano censurati, erano considerati qualcosa che doveva essere abbandonato, invece oggi vengono pian piano ripresi perché portatori di un'espressività che in italiano non sarebbe raggiungibile. I dialetti che parliamo oggi non sono più quelli di una volta perché anche i dialetti si evolvono, sono in contatto con l'italiano e subiscono l'influenza dell'italiano. Questo è fortemente visibile soprattutto nel lessico: spesso parole dialettali antiche vengono sostituite da parole più recenti, causando un'italianizzazione dei dialetti, dove l'italiano agisce come lingua di superstrato nei confronti dei dialetti.
Lingue di minoranza
Ricordiamo le minoranze storiche. Partendo dall'alto troviamo minoranze legate a ciò che confina con quell'area: minoranze francoprovenzali; in Val d'Aosta il francese è lingua ufficiale accanto all'italiano; minoranze tedescofone in area altoatesina e veneta; minoranze ladine in Alto Adige e alcune valli venete, per esempio Val Badia; minoranza friulana che ha ritrovato spinta alla rivendicazione del proprio bagaglio linguistico soprattutto dopo il terremoto del Friuli.
Scendendo lungo la penisola troviamo minoranze slave, croate, albanesi (in Puglia e Sicilia), greche: sono isole linguistiche fortemente in declino, più soggette al contatto con l'italiano. Queste ultime minoranze sono legate a vicende storiche: popolazioni fuggite e venute in Italia. In Sardegna c'è una minoranza catalana dovuta a una vicenda storica.
Le minoranze greche, catalane, albanesi, slave e croate sono in forte declino perché più soggette al contatto con l'italiano.
Diatopia
Rapporto tra diatopia e italiano
I dialetti sono lingue di sostrato rispetto all'italiano: lingue preesistenti che vengono sostituite dalla lingua che si sovrappone a loro. I dialetti influenzano le varietà di italiano e determinano la creazione di varietà regionali, cioè italiani regionali, un italiano marcato dall'influsso delle realtà dialettali. Questo avviene a livello di intonazione, ritmo, pronuncia, fonetica, forme, lessico. Non è necessario che chi parla italiano regionale sia in possesso di un dialetto. Italiano regionale non significa appartenente a una regione amministrativa: la regionalità linguistica non sempre coincide con la regionalità amministrativa.
Ad esempio, nel Canton Ticino si parla italiano regionale lombardo. Gli italiani regionali hanno a che fare con la divisione nelle tre grandi aree determinate dalle isoglosse. Quindi sono presenti italiani regionali settentrionali, centrali, meridionali e meridionali estremi. L'italiano regionale può essere più o meno marcato.
Italiano regionale
Caratteristiche principali degli italiani regionali. Partiamo dagli italiani regionali settentrionali. Coppia minima (esempio: pèsca e pésca) cioè coppia di parole che differiscono per un solo fonema. Il fonema è la vocale accentata nel caso di pesca (è, e). Accade che in alcune realtà geografiche si perda il valore distintivo di questi fonemi: varietà regionali settentrionali e meridionali (escluse Calabria e Sicilia, realizzazione sempre chiusa) dove pèsca e pésca sono intercambiabili. In Toscana invece c'è distinzione. Altro esempio: accètta e accetta. Uso dell'articolo davanti ai nomi propri in settentrione. Uso transitivo di alcuni verbi come "scendere", per esempio "scendi la borsa" (meridionali). Uso esclusivo del passato prossimo (settentrione) o remoto (meridione).
I pronomi allocutivi sono pronomi di cui ci serviamo per valutare chi ci sta di fronte. Si dividono in pronomi naturali (tu al singolare e voi al plurale) e di cortesia (lei, voi, ella al singolare; voi, loro al plurale), indicando il tipo di rapporto che ci lega alla persona che abbiamo di fronte. Ad esempio, il "tu" indica un rapporto confidenziale o un rapporto da superiore a inferiore; il "lei" indica una distanza. La scelta del "lei" e del "voi" è dettata, oltre che dai motivi precedenti, dal parametro della diatopia. Infatti, il "lei" viene usato nelle varietà settentrionali, il "voi" è spesso (non sempre) usato in meridione per rivolgersi a una persona e non a una collettività.
Parliamo di italiano regionale anche quando ci riferiamo, ad esempio, esclusivamente alla regionalità lombarda occidentale o lombarda orientale: quindi si chiama regionale anche quando ci riferiamo a quell'italiano che è solo localmente marcato, ad esempio come il milanese, bergamasco, lecchese ecc. Questo italiano regionale è il nostro italiano, quello che ci appartiene, quello che parliamo; ogni persona ha come varietà principale di lingua l'italiano regionale, fatta eccezione per attori o qualcuno che abbia seguito scuole di dizione e che intenda avvalersi di questa sua capacità acquisita anche quando dialoga nella vita quotidiana.
L'italiano regionale è un'entità che confina da un lato, "verso il basso", con i dialetti: quando il dialetto cessa di essere tale, allora si parla di italiano regionale molto marcato. Si parla comunque di italiano regionale anche per quell'italiano che trattiene solo pochissimi elementi marcati spazialmente ma che non è ancora un italiano (che per il momento chiamiamo) neutro, non marcato, cioè quell'italiano che troviamo per esempio nelle grammatiche o nei dizionari. È un'escursione molto ampia: da quasi neutro a molto marcato (molto vicino al dialetto).
L'italiano marcato diatopicamente ha anche a che fare con un'altra dimensione di variazione, la diastratia. Infatti, difficilmente possiamo considerare un parametro di variazione in modo totalmente separato dagli altri: ci serve per una migliore analisi descrittiva. Infatti l'italiano marcato diatopicamente ha a che fare anche con un'altra dimensione di variazione, la diastratia, cioè il parametro socio-culturale. Quanto più siamo capaci di allontanarci dalla marcatezza del nostro italiano regionale, tanto più denunciamo di essere in alto nel parametro socio-culturale; tanto meno siamo capaci di farlo, tanto più denunciamo di essere in basso nella scala socio-culturale.
Tratti degli italiani regionali
Si possono individuare per ciascuna delle diverse aree dei tratti linguistici caratteristici: alcuni distribuiti su tutta l'area, altri sono solo in una parte dell'area. Sistema dei pronomi allocutivi: ci dice qualcosa del rapporto che c'è tra noi e chi ci sta di fronte. È un sistema bipartito: pronomi naturali (tu al singolare e voi al plurale), pronomi di cortesia (lei, voi, ella al singolare e voi, loro al plurale). Scambio simmetrico (tu-tu), scambio asimmetrico (esempio: tu e lei) quando ci poniamo in un rapporto di superiorità. Il "voi" permane in area meridionale: variazione diatopica. Anche in settentrione viene usato il "voi" — il pronome, oltre ad essere diatopicamente marcato, è anche diacronicamente marcato: in Italia fu imposta una politica linguistica durante il periodo fascista, con la direttiva di usare il pronome "voi" come pronome allocutivo di cortesia (il fascistissimo voi) perché il "lei" veniva (infondatamente) accusato di essere uno stranierismo. Per questo motivo è possibile trovare anche nella popolazione anziana settentrionale il pronome di cortesia "voi". Il "voi" è anche usato nell'ambito burocratico-amministrativo: sono scritture che si rivolgono a tutti, tipo di scrittura che agisce fortemente, soprattutto nelle classi meno colte, come modello linguistico: per questo anche appartenenti a classi sociali più basse utilizzano il "voi". Esso viene usato anche nei fumetti, ad esempio in Tex e altri fumetti della Bonelli. "Ella" in italiano contemporaneo non viene praticamente usato; usato in qualche testo scritto estremamente formale o se usato per ironizzare sul registro linguistico molto ricercato.
È più facile trovare il "loro", ad esempio "forse loro non sanno che quello che sto dicendo appartiene all'esperienza di tutti i giorni". "Lorsignori" è una traccia di "loro" utilizzato come allocutivo di cortesia. Il nostro sistema si sta però riducendo all'uso dei pronomi naturali "tu" e "voi" e quelli di cortesia "lei" e "voi".
La negazione può essere rafforzata con "mica", ad esempio "non è mica vero": tratto prevalentemente settentrionale. In Toscana è usato "punto". Mettere il verbo alla fine della frase, come "Montalbano sono", è tipico dell'area meridionale.
Un altro tratto dell'italiano meridionale è l'uso dell'accusativo preposizionale: quando il complemento oggetto è un essere animato viene preceduto dalla preposizione "a". Ad esempio, "Ho chiamato a Mario", "Senti a me", "A Giovanni non l'hanno invitato". È un tratto marcato meridionale, però ci sono alcune circostanze in cui questa marcatezza viene meno, ad esempio "A me non mi convince questa lezione" non cambia niente se diciamo "questa lezione a me non convince": è un accusativo preposizionale, però cambia rispetto alle due frasi precedenti. Infatti, se l'accusativo preposizionale è dopo il verbo si verifica la marcatezza, se invece è anticipato rispetto al verbo, la marcatezza regionale viene meno, non è più avvertita: l'accusativo preposizionale si sta estendendo anche al di fuori dell'area meridionale.
"A me non convince questa lezione" oppure "non mi convince questa lezione": che differenza c'è tra "a me" e "mi"? "Mi" è un pronome atono, "a me" è un pronome tonico, entrambi prima persona singolare.
"Noi si va" rappresenta l'utilizzo dell'impersonale, un tratto regionalmente marcato in Toscana. Pronomi dimostrativi (questo, quello, codesto): è un sistema tripartito. Questo serve per indicare qualcosa o qualcuno vicino a noi spazialmente o temporalmente. Quello indica qualcosa o qualcuno lontano da noi spazialmente o temporalmente. Codesto è usato per indicare qualcosa o qualcuno lontano da chi parla e vicino a chi ascolta. Il sistema tripartito non viene più usato, negli italiani regionali meridionali e settentrionali si riduce a "questo" e "quello"; "codesto" viene usato solo nell'italiano neutro, nelle grammatiche, per usi burocratici, in modo scherzoso e in Toscana: "codesto" è un tratto regionalmente marcato toscano.
Lessico
Nel lessico sono presenti geosinonimi e geo omonimi. Geosinonimi sono significati che trovano nelle varie parti d'Italia significanti diversi. I significanti diversi non sono dialettali ma sono per quella zona voci italiane.
- Esempio: assentarsi da scuola - bigiare e balzare (Milano), bruciare (Brescia), impiccare (Bergamo), giocare (Sicilia), pisciare (Roma), allunare (Sicilia). Sono riconoscibili parole italiane che hanno il loro significato; sono però svuotate pienamente del loro significato originario, diventando significanti che puntano tutti allo stesso significato.
- Anguria è un geosinonimo che funziona solo in Italia settentrionale; in Toscana è utilizzato "cocomero"; in Italia meridionale è utilizzato "melone".
- "Cacio" è un geosinonimo toscano di "formaggio".
- Altri esempi di geosinonimi: ometto, omino, appendino, gruccia, attaccapanni; spigola e branzino; straccio e cencio (utilizzato a Firenze).
In tutti questi casi i geosinonimi sono legati alla loro provenienza. I geosinonimi possono essere legati anche alla provenienza straniera, come ad esempio "cornetto", "croissant", "brioches": geosinonimi non interni all'Italia. Quindi i geosinonimi partono da uno stesso significato che viene rivestito da diversi significanti in base alla provenienza geografica.
I geo omonimi danno a uno stesso significante significati differenti. Ad esempio, "comare" può significare "donna del popolo molto pettegola" o "madrina", usato in Sicilia e in area meridionale.
Diastratia
Diastratia è un parametro determinato dal livello socio-culturale di chi usa la lingua. Anche questo parametro condiziona le varietà di lingua di cui disponiamo. Lungo questo parametro possiamo osservare alcune varietà. Possiamo collocare su questa dimensione di variazione l'italiano standard (quello che avevamo definito neutro) e anche quel progressivo mutamento dello standard, al quale si assiste a partire dagli anni '70 e '80 del 1900, conseguente alla piena conquista da parte della nostra lingua anche della dimensione parlata. Lungo questa dimensione si può anche collocare l'italiano popolare, che è una varietà linguistica collocata in basso alla scala diastratica: è quella varietà posseduta da chi ha scarsa o nulla cultura.
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