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La linguistica

La linguistica è lo studio delle lingue come sistemi di segni verbali. Ha un carattere scientifico e parte dall'osservazione dei fatti. Secondo Ferdinando de Saussure (fine 1900) la lingua è un sistema stabile, ma queste regole possono evolversi.

Tipologie di linguistica

  • Strutturale: Studia la lingua come sistema di segni
  • Funzionale: Studia la lingua in funzione delle necessità espressive
  • Generativa: Ricerca la spiegazione dei fatti linguistici
  • Acquisizionale: Studia come una lingua viene appresa spontaneamente
  • Sociolinguistica: Studia la lingua nel contesto sociale
  • Psicolinguistica: Studia il rapporto tra psiche e lingua
  • Neurolinguistica: Studia il rapporto tra cervello e lingua

La linguistica inoltre può essere anche:

  • Interna: Analizza da dove si generano le parole (linguistica strutturale e generativa)
  • Esterna: Studia in che modo agiscono i fatti esterni sulla lingua. Influiscono infatti vari elementi come quelli storici, culturali e territoriali (basta pensare ai dialetti).

Lingua e linguaggio

Lingua: Modo concreto e storicamente determinato tramite il quale si manifesta il linguaggio.

Linguaggio: Racchiude i fenomeni della comunicazione (umana e non). È la pluralità di segni verbali e non verbali.

Codice: Insieme di segni dello stesso tipo in combinazione.

Segnali comunicativi

  • Naturali: Ad esempio il fumo che esce da una cucina o una pianta che appassisce
  • Artificiali: Segnali creati dall'uomo come i cartelli o il linguaggio informatico e matematico
  • Volontari
  • Non volontari
  • Intenzionali: Ad esempio la distanza tra un soggetto ed un altro che è espressione di distacco emotivo o di affinità emotiva
  • Non intenzionali
  • Verbali
  • Non verbali: Ad esempio i cartelli stradali, i segni degli animali, e la distanza tra le persone.

La lingua

La lingua è l'insieme dei segni che rappresentano il linguaggio (codice linguistico).

  • È da notare che le parole hanno un solo significato e un loro significante.
  • Il significato è l'immagine mentale legata a quella parola.
  • Il significante è la catena di suoni che crea un significato.
  • La lingua è anche l'insieme degli elementi che hanno un significato in rapporto tra loro.
  • Il sistema è creato da:
    • Fonemi: Lettere
    • Morfemi e strutture sintattiche: Sillabe
    • Lessemi: Parole

Si definisce infatti la lingua come un insieme fonetico, morfologico e lessicale.

Funzioni espressive della lingua

  • Informativa/referenziale: Descrive
  • Espressivo/emotiva: Esprime uno stato d'animo
  • Conativa/persuasiva: Quando si vuole influenzare il destinatario
  • Fatica: Si usa per mantenere il contatto
  • Metalinguistica: Quando la lingua spiega sé stessa, ad esempio nell’analisi grammaticale o del periodo
  • Poetica: Quando si vuole ottenere effetti particolari

I campi di ricerca della linguistica

  • Fonologia: Unità di suono
  • Morfologia: Unità di segno (grammatica)
  • Sintassi: Regole con cui le parole si scambiano tra loro
  • Semantica: Studia il significato delle parole

La storia della lingua

La lingua italiana ha un'origine indoeuropea. Si tratta di una lingua virtuale, un insieme di dialetti che si sviluppano oralmente tra il III e il IV secolo a.C. in Europa e in Asia. Nel 756 con la fondazione di Roma il latino ha la meglio sulle lingue precedenti nella penisola italica: etrusco, osco/umbro e greco.

Successivamente, con l'espansione dell'impero romano si ha un'espansione anche della lingua latina che arriva ad estendersi dal Mar Nero (attuale Romania) fino alle coste dell'Oceano Atlantico (Portogallo), in tutta l'Europa centro settentrionale, in Asia e in Africa. Questo territorio si chiamerà "Romania" e qui si parla il latino (si parla soltanto).

Prima di Roma

Nell'Italia preromanica vi erano le lingue italiche, il greco (nella parte della Magna Grecia), l'etrusco e la lingua fenicio punica (soltanto al sud).

La lingua orale subisce molte variazioni:

  • Diacroniche: Nel tempo (es: la lingua dei giovani, ammaliare-affascinare)
  • Diatopiche: Nello spazio geografico (es: dialetti/regionalismi, guaglione-ragazzo)
  • Diastratiche: A seconda dello strato sociale (es. la mia amica ha una cefalea-mal di testa oppure endometriosi ovarica-problema al tessuto delle ovaie)
  • Diafasiche: A seconda della situazione comunicativa (es. se siamo in famiglia o si comunica con soggetti distanti, esalare l'ultimo respiro- lasciarci le penne)
  • Diamesiche: A seconda del canale comunicativo utilizzato (es. lingua orale e lingua scritta, nella lingua orale infatti si accettano delle espressioni vietate nella lingua scritta)

Studiando le iscrizioni rupestri sono stati notati degli errori rispetto al latino classico degli scrittori dell'era di Cesare e Augusto, questo perché ad esempio gli scalpellini scrivevano in maniera colloquiale e riportavano per scritto la lingua orale. In questo modo si può risalire all'oralità.

Il latino orale

Il latino orale è comprensibile grazie a:

  • Iscrizioni di carattere privato (in cui coloro che scrivevano commettevano errori)
  • Testimonianze di grammatici e maestri di scuola (un autore ignoto dell'epoca ad esempio scrisse un elenco di 227 coppie di parole indicando sia la forma corretta che quella errata)
  • Scritti di semi-analfabeti (ad esempio i diari o le lettere delle persone comuni che avevano una limitata competenza della norma grammaticale)
  • Scritti di autori letterari come le commedie di Plauto (Plauto rappresenta situazioni quotidiane e buffe espresse con una lingua quotidiana) oppure il Satyricon di Petronio.
  • Il confronto tra varie lingue romanze (ad esempio analizzando la stessa espressione in italiano, francese e spagnolo è possibile comprendere la radice del latino volgare)

Inoltre il latino orale si diffonde velocemente grazie a:

  • La propensione che l'imperatore Augusto aveva per i volgarismi
  • La diffusione del cristianesimo in seguito all'editto di Milano nel 313 d.C.

Si tratta di un latino nel quale ci sono delle espressioni derivanti dal greco (i cosiddetti "grecismi") come kyrie, papa (padre), chiesa (riunione), angelo (annunciare), parabola (racconto).

Dopo Roma

Dopo la caduta dell'impero romano (476 d.C.) dovuta alle invasioni barbariche, riprendono vigore le lingue parlate in precedenza in tutto l'impero, come le lingue slave e germaniche.

La situazione della lingua ha attraversato varie fasi:

  • Bilinguismo: Si parla di bilinguismo quando un soggetto è in grado di parlare correttamente due lingue contemporaneamente, infatti oralmente erano utilizzati lo slavo e il germanico mentre per gli atti scritti la lingua ufficiale era il latino.
  • Ibridismo: Si parla di ibridismo quando le due lingue si mischiano tra di loro.
  • Successivamente vengono a crearsi le lingue romanze, cioè le "lingue d'oil" (nella Francia del Nord), "lingue doc" (nella Francia del Sud) e la "lingua del sì" (in Italia).

I dialetti

Non è una rozza parlata popolare, bensì una vera e propria lingua.

  • Regionalismo: Parola singola usata in una determinata regione.
  • Dialetto: È una lingua vera e propria con una sua cadenza fonologica e una sua grammatica.

Solitamente il dialetto è usato in ambito familiare, oppure dalle persone che vivono in zone chiuse e isolate. Altri dialetti invece vengono parlati per orgoglio per indicare l'appartenenza ad una certa zona. Ad esempio il dialetto veneziano viene utilizzato per mantenere le tradizioni nonostante le numerose invasioni che ci sono state in passato.

Dal latino all'italiano

Mutamenti fonetici

  • Perdita di quantità: In latino c'erano vocali lunghe e corte, in italiano invece abbiamo le vocali toniche contraddistinte dagli accenti.
  • Epenthesi: Sviluppo di una vocale all'interno di una parola.
  • Sincopi: Caduta di una vocale all'interno di una parola.
  • Assimilazione consonantica regressiva: Quando vi sono due consonanti e la seconda sovrapponendosi alla prima raddoppia.

Mutamenti morfologici

  • Perdita di declinazioni (in particolare delle terza, quarta e quinta declinazione)
  • Perdita di desinenze
  • Perdita di genere neutro

Mutamenti lessicali

  • Scomparsa di parole elevate
  • Derivazione di termini italiani da diminutivi latini
  • Allotropi: Sono un insieme di parole che derivano dalla stessa matrice latina, ad esempio da BESTIA derivano sia BISCIA che BESTIA.

Prime opere in volgare

  • Prima opera in generale: Giuramento di Strasburgo (il giuramento di due imperatori) e Placito campano (documento del 969 d.C.)
  • Prima opera letteraria: Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi del 1224. Prima per le opere letterarie era utilizzato il latino, una lingua colta; rimangono però in questo cantico alcune desinenze per l'evocativo.

Altre opere in volgare includono:

  • Novellino: Un testo toscano nel quale veniva parlato il volgare
  • Vita Nova di Dante Alighieri del 1292. In questa opera di latino non c'è più niente, la lingua nuova è il volgare.

La formazione della lingua letteraria

Nell'Italia plurilinguistica del basso medioevo il Toscano conquista una posizione di prestigio, in particolare grazie alle Tre Corone (Dante, Petrarca e Boccaccio) i quali con le loro opere vengono da subito percepiti come modelli.

L'influenza di questi grandi scrittori è molto importante per arrivare alla codificazione della lingua italiana che per molti secoli aveva due sfaccettature: la parte parlata e la parte scritta, totalmente distinte tra di loro.

Dante Alighieri

Dante è considerato il padre della lingua italiana sia perché fa una teorizzazione vera e propria dell'importanza del volgare in (De Vulgari Eloquentia), sia perché costruisce una varietà linguistica, un plurilinguismo che può essere trattato con un linguaggio colto, alto, ma anche degradato.

Egli mantiene la scrittura delle sue opere in latino:

  • De Vulgari Eloquentia (1304-1305)
  • De Monarchia (scritta tra il 1313 e il 1315)
  • Epistole (1305/1316)
  • Questio de Aqua e Terra (1320)

Vuole dimostrare con queste opere la conoscenza del latino, che utilizza per parlare di argomenti scientifici (come la geografia, la politica e la letteratura). In particolare in De Vulgari Eloquentia "Sull'eloquenza del volgare" parla per la prima volta dell'esistenza di una lingua comune (fondata principalmente sulla poesia però). L'opera rimane incompiuta ma è la prima trattazione organica riguardante il volgare, scritta però in latino perché Dante si rivolge ai letterati.

Vuole sottolineare che la "lingua del sì" non è inferiore alla "lingua doc" e alla "lingua d'oil", le quali trattavano già argomenti letterari.

Scrive in volgare:

  • Rime e Sonetti
  • Vita Nova (1282/1283)
  • Convivio (1304/1307): In questa opera in particolare tratta di argomenti scientifici in volgare proprio per sottolineare la versatilità della lingua. Si tratta infatti di un trattato, in cui alle poesie segue un auto-commento in prosa, tutto scritto in volgare.
  • Comedia (1306/1321)
  • 4 Trattati (che riprendono il contenuto delle canzoni in forma poetica)

Egli, in De Vulgari Eloquentia, dice che il volgare è parlato dai bambini e da chi li accudisce, è una lingua naturale, che viene acquisita e non imparata.

Dante sostiene che il volgare vada trovato nel meglio di ogni parlata dei territori italiani, gli elementi comuni vanno a formare il volgare. Non corrisponde esattamente a nessuna delle 14 varietà idiomatiche della penisola italica.

Lo definisce come:

  • Illustre: Che illumina chi lo utilizza
  • Cardinale: Tutta l'Italia gira intorno ad esso
  • Aulico: È degno di essere parlato nelle aule imperiali
  • Curiale: È degno di essere parlato nelle curie

Si dice che egli abbia creato un plurilinguismo, una lingua nuova mai esistita prima perché unisce:

  • Termini antichi
  • Termini locali
  • Giochi di parole
  • Parole lombarde
  • Latinismi
  • Vocaboli tecnici e scientifici
  • Figure retoriche
  • Riferimenti biblici
  • Parole degradate

Comedia

La Comedia è stata scritta tra il 1306 e il 1321; è scritta in terzine in endecasillabi. In questa che è definita l'opera più importante di Dante, egli ricorre anche a parole estranee all'uso di Firenze, troviamo termini provenienti dalla letteratura francese, provenzale, latinismi, forme della poesia siciliana; Dante inserisce addirittura inserti in altre lingue.

Dante recupera forme espressive vecchie, giochi di parole, parlate locali e dei bambini. Nel Paradiso però arriva alla poetica dell'ineffabile, cioè dell'inspiegabile, tanto che non riesce ad esprimere ciò che ha visto, utilizza quindi la poetica dell'afasia (cioè resta in silenzio in quanto non trova parole adeguate).

Utilizza anche termini scientifici riguardanti il campo della medicina, dell'astronomia, di marina e della scolastica medievale; e, insieme a questi, anche un linguaggio degradato, con molti riferimenti anche alla corporeità. Tante parole entrano nell'uso comune; come "galeotto", "contrappasso", "bolgia", espressioni tipo "dolenti note", "senza infami e senza lodi".

Giovanni Boccaccio

Giovanni Boccaccio era originario di Certaldo, poco lontano da Firenze. Egli accede al volgare ma alleggerisce la complessità letteraria della lingua. Egli infatti non ha alle spalle una tradizione di prosa narrativa in volgare.

Nella sua opera più importante scritta in volgare: Il Decameron, egli utilizza un impasto linguistico che corrisponde al fiorentino parlato dalle persone colte. Questo linguaggio rappresenta quello parlato dalla borghesia mercantile alla quale lui stesso apparteneva.

Il Corbaccio

Caratterizzato da:

  • Costruzione alla latina della frase: Con il verbo alla fine
  • Ipotattica
  • Periodi lunghissimi
  • Il lessico è arcaico, soltanto alcune parti sono più moderne ma molto complesse.
  • La lingua è più difficile

Il Decameron

La prima versione risale al 1350. Esiste un manoscritto di questa opera scritto proprio da Boccaccio, dal quale possiamo ricavare la versione originale, è il Codice Hamilton 90. È caratterizzato da:

  • C'è forte ipotassi
  • C'è inoltre un costante intreccio tra lingua orale e scritta, in quanto dà voce sia a sé stesso, sia ai narratori che ai personaggi stessi.
  • Più piani narrativi (prefazione, narrazione, cornice, novelle)

Nelle novelle

  • Lingua colloquiale/quotidiana perché c'è la volontà di adattarsi al livello culturale dei personaggi stessi.
  • La lingua è definita vivace ed è caratterizzata dal dialogo e dalla battuta arguta tipicamente toscana.
  • La sintassi è accorciata
  • C'è paratassi

Nella prefazione

  • La sintassi e il lessico hanno forti ascendenze classiche
  • Lingua molto complessa che richiama molto la prosa latina
  • Lo stile è tragico, alto ed elevato
  • Lo stile delle descrizioni degli ambienti è realistico

Nella cornice

  • La prosa è latineggiante

Francesco Petrarca

A differenza di Dante, quello di Petrarca è un monolinguismo. Nel Canzoniere, la sua opera più famosa, si serve di una lingua ricercata, con un registro stilistico antirealistico. Non sono utilizzati i vocaboli legati all'uso quotidiano e vi sono molte parole evocative (basta pensare al nome "Laura").

Il titolo originario era in latino "Rerum vulgarium fragmenta", esso diventa un modello stilistico di riferimento per i poeti non toscani. Infatti Petrarca è stato molto imitato per la sua poesia.

La questione della lingua

Questa questione viene sollevata durante il 1500 quando, con la nascita della stampa, nasce la necessità di avere una lingua comprensibile in tutta la penisola. Nasce quindi questo dibattito su quale debba essere la lingua letteraria comune in Italia che, anche se non unita sotto il punto di vista politico, cerca di unificarsi dal punto di vista letterario.

Ci sono varie teorie:

  • Uso unicamente del latino
  • Uso della lingua cortigiana
  • Uso del fiorentino come lingua unica (posizione dei fiorentinisti), questa è la posizione di Niccolò Machiavelli espressa nella sua opera "Discorso intorno alla nostra lingua".
  • Secondo Gian Giorgio Trissino (posizione italianista) l'italiano era quello con il quale avevano scritto Dante e Petrarca.
  • Secondo Pietro Bembo (purista), che esprime il suo pensiero nel 1525 nell'opera "Prose della volgar lingua", i modelli da imitare erano Petrarca per la poesia (lo si preferisce a Dante in quanto quest'ultimo utilizza molti termini rozzi, disordinati tipici di un registro umile) e Boccaccio per la prosa (viene scelta però soltanto la parte di prosa complessa e latineggiante presente nella "Cornice" del Decameron). Quest'ultima risulta fin da subito la vincente perché riguarda modelli già affermati e certi.

Alessandro Manzoni nel 1800 sostiene che la lingua di riferimento fosse la lingua parlata dai benparlanti fiorentini. Non si tratta più di una lingua scritta, ma si prende come modello una lingua parlata colta.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher education97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Giudizi Gloria.
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