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Linguaggi e forme espressive dello spettacolo

I nuovi linguaggi espressivi, i media, possono essere analizzati adottando il punto di vista dei gender studies. Un approccio simile è interessante perché ci permette di integrare lo studio dei media in un contesto più ampio, quello socio-culturale italiano. La genderizzazione, ovvero l'indirizzamento di un prodotto mediale verso un pubblico maschile o uno femminile, è una modalità tipica dello scenario mediale contemporaneo. La genderizzazione al femminile è fatta per contrapposizione a quella maschile. La genderizzazione ci permette anche di avere uno sguardo complesso sullo spettatore.

I gender studies e i media

I gender studies sono il punto di osservazione privilegiato per comprendere i media all’interno della società e della cultura italiana. La maternità, in Italia, è ancora motivo di discriminazione. L’Italia è il paese con il tasso più basso di natalità tra tutti i paesi europei. La maternità è ancora considerata come un problema esclusivamente femminile, non una questione relativa all’intera società. Viviamo in un paese in cui le logiche welfare sono assenti. La campagna pubblicitaria creata per il Fertility Day affronta il concetto della maternità in maniera discriminatoria per la donna, ad esempio, "datti una mossa, non aspettare".

Il salario e la segregazione orizzontale sul lavoro femminile

Segregazione orizzontale significa che il lavoro femminile si concentra nei settori legati all’istruzione, alla salute, alla cura e altri servizi alla persona, mentre vi sono poche donne nelle professioni tecniche, scientifiche e ingegneristiche. Nell’80% dei casi gli uomini hanno una retribuzione media più elevata. A livello nazionale sulla RAL c’è un divario, tra donna e uomo, di circa 12,7 punti percentuali.

Work life balance

Ancora poco diffuse, in Italia, forme come il lavoro part-time, lo smart working e il job sharing. La 27 ora, titolo di una sezione del Corriere della Sera, scritta da donne per le donne: la giornata di una donna è più lunga di quella di un uomo. Il lavoro familiare per una donna tra i 25 e i 64 anni rappresenta il 21% della sua giornata media, contro il 7% di quella degli uomini.

Violenza sulle donne

Avviene un femminicidio ogni uno o due giorni. In Italia, ogni femminicidio viene inquadrato con tre frame, che vanno a giustificare la violenza: amore passionale (la violenza che viene giustificata da un amore troppo potente), perdita di controllo (es. era stressato), fattori contestuali (es. l’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti). I fenomeni di victim-blaming sono quelli che vanno ad incolpare il comportamento della donna della violenza subita dal compagno/dall’uomo.

Studio dei media e prodotti mediali

Lo studio dei media, e dei prodotti mediali, incorpora gli elementi della società che li ha creati, e offre una lente di ingrandimento per criticare questi elementi. I gender studies rispetto all’analisi delle audience: portano alla ribalta i prodotti della cultura popolare (es. soap opera, prodotti che vengono spesso criticati ma che offrono un'acuta analisi culturale, anche a partire dall’audience che li segue); si focalizzano su una visione concreta di spettatore (non astratta, ma contestualizzata), uno spettatore che è contestuale e che ha un genere; permettono di esplorare modelli fruitivi complessi (elementi individuali e collettivi, quando condivido il prodotto – elementi emotivi e cognitivi), poliedrici. I media ci permettono di inquadrare alcuni aspetti della società, a partire dalla posizione femminile.

I gender studies

I gender studies identificano un approccio multidisciplinare e interdisciplinare allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere, approfondiscono e analizzano le rappresentazioni di genere. Gli studi sul rapporto tra i media e il genere rientrano nella categoria affrontata dai gender studies.

Le tre macro fasi dei gender studies applicati ai media

  • Modello della parità tra i sessi (anni ‘70): esistono due approcci differenti al femminismo: quello liberale e quello radicale. Per il femminismo liberale: le donne, da sempre considerate “esseri inferiori” devono condurre battaglie per raggiungere l’eguaglianza, l’idea è quella di ri-equilibrare il rapporto tra donne e uomini. Per il femminismo radicale: le donne non devono imitare il modello maschile, ma valorizzare la propria specificità a partire dai lavori, dai ruoli, dalle configurazioni emotive e razionali. Negli anni ’70 il modello che sembra prevalere è quello liberale, si sviluppa così il modello della parità: il genere è considerato neutro; donne e uomini sono uguali; le donne devono riequilibrare la loro condizione con norme e leggi a loro vantaggio; il modello di riferimento è quello maschile; la priorità è l’emancipazione. Le donne, da sempre in una condizione di marginalizzazione, devono riscattarsi. In America, sulla scia del modello della parità, nascono le prime ricerche di role image approach, concentrate sul concetto di ruolo. Queste ricerche si domandano: come la donna venga rappresentata dai media; come questa rappresentazione corrisponda più o meno alla realtà. Il principale risultato di queste ricerche è uno scarto: le immagini femminili veicolate dai media non corrispondono alla vita varia e diversificata delle donne nella realtà, che proprio in quegli anni entrano massicciamente nel mondo del lavoro. In particolare, nella fiction tv americana, si nota la stereotipizzazione delle donne sotto un duplice aspetto: sono sotto-rappresentate numericamente, coprono un limitato numero di ruoli (a livello sentimentale o casalingo, mai lavorativo). Nella pubblicità le donne sono rappresentate esclusivamente come casalinghe.
  • Negli anni ’70 si sviluppano altre ricerche, che hanno come obiettivo quello di studiare gli effetti di queste rappresentazioni sugli spettatori. Queste ricerche si focalizzano su due modelli interpretativi:
    • Reflection hypothesis (1978): i media non rappresentano la realtà, quanto i valori e le idee dominanti presenti nella società; immagini di donne e di famiglie ideali; annullamento simbolico delle donne.
    • Cultivation theory (1972): assuefazione del pubblico ai modelli proposti dalla tv; “una repressione orchestrata nei confronti dell’avanzata economica e sociale delle donne”. Le donne, nella vita reale, avanzano ma i media non raccontano questo avanzamento, se mai lo reprimono. Queste due ricerche accusano i media di reprimere l’emancipazione femminile.
  • Un terzo filone di ricerche si focalizza, invece, sulle modalità produttive e sull’industria mediale. Queste ricerche evidenziano che: le donne che lavorano nel settore mediale sono molto poche; vi è assenza di donne nei ruoli decisionali es. le donne non possono decidere cosa può andare in onda. “La maggioranza di noi crede che il sessismo nei media scomparirà se le donne occuperanno posizioni chiave nella direzione e nella produzione” (Butler, 1980).
  • In Italia, negli stessi anni, si sviluppano due correnti:
    • Il modello della parità lotta per l’emancipazione.
    • Il neofemminismo la necessità di salvaguardare la specificità femminile. Anche in Italia si sviluppano le prime ricerche sui media e sulla rappresentazione che essi inscenano delle donne. Cristofaro Longo, nel 1985, nota la presenza di molti stereotipi nei media. A differenza delle ricerche in ambito straniero, si evidenzia un graduale livello di non accettazione di un’immagine femminile distorta, offensiva e lesiva della dignità delle donne. È controproducente che i media continuino a mostrare un’immagine ormai antica della donna, che ora comincia ad essere sempre più moderna.

Modello della valorizzazione femminile

(Anni ’80) è un’evoluzione del modello della parità. Sulla scia del femminismo radicale si comincia a rifiutare la politica riformista egualitaria che porta le donne ad assimilarsi alla logica maschile; se sul lavoro e nella vita privata le donne cercano di imitare i comportamenti competitivi degli uomini lo fanno soffocando i valori femminili. È necessaria una valorizzazione della cultura femminile e un tentativo di riscrivere l’apparato socio-culturale a partire dal punto di vista femminile. I principali obiettivi sono: ridare valore alle differenze esistenti tra gli uomini e le donne; considerare le differenze di ceto, età, razza, livello di istruzione, ecc… all’interno del genere femminile.

Gayle Rubin e il concetto di genere

Gayle Rubin, in "The Traffic in Women: Notes on the «Political Economy» of Sex" (1975), è un'antropologa statunitense che per prima ha ufficialmente introdotto nel discorso scientifico il concetto di genere:

  • La disparità tra l’uomo e la donna, non è naturale, fondata su presupposti biologici e quindi immutabile, bensì costruita storicamente a svantaggio della donna. Il genere è un concetto contrapposto a quello di sesso. Tutti i comportamenti affidati alla donna non sono un precipitato di un presupposto biologico ma sono, anch’essi, costrutti socioculturali.
  • L’idea che uomini e donne costituiscano due categorie mutuamente esclusive deriva da qualcosa che non ha nulla a che vedere con una differenza «naturale». L’identità di genere non è espressione di differenze naturali, ma la conseguenza della soppressione delle somiglianze naturali tra uomini e donne. Le donne non sono inferiori per natura, ma perché sopraffatte dal genere maschile che da sempre ha cercato di dominarle e controllarle: si tratta di un’inferiorità culturalmente e socialmente costruita.

Il pensiero della differenza

Luce Irigaray, 1975, "Speculum. L’altra donna", sviluppa il pensiero della differenza sessuale:

  • Le donne non devono diventare «uomini», ma devono avere accesso a una soggettività di pari valore, affermando la loro differenza e il loro sguardo sul mondo.
  • Afferma la necessità di decostruire la presunta neutralità e universalità di valori, dogmi e concetti che sono invece maschili e che rappresentano il dominio di una parte di umanità sull’altra. Perché abbia luogo l’opera della differenza sessuale occorre, è vero, una rivoluzione di pensiero ed etica. Tutto è da reinterpretare nelle relazioni tra il soggetto e il discorso, il soggetto e il mondo, il micro e il macrocosmo. Tutto; e, per cominciare, il soggetto si è sempre scritto al maschile, benché si pretendesse universale o neutro: l’uomo. La visione del mondo è maschile, si vuole arrivare a una visione anche femminile.

Applicazione in ambito mediale

Il pensiero di genere e quello sulla differenza vennero applicati in ambito mediale:

  • Film theory: non si cerca più di capire quali sono i ruoli affidati alle donne ma si cerca di lavorare sulla rappresentazione delle caratteristiche e dei valori specificatamente femminili. Il punto di vista diventa quello della differenza, non quello del confronto.
  • Audience studies: si pone attenzione ai processi d’interpretazione dei testi da parte delle audience femminili inserite in specifici contesti socioculturali, studiate con metodi prevalentemente qualitativi.
  • Ricerche su apparati produttivi: si sostiene che non bisogna soltanto aumentare il numero delle donne nelle posizioni professionali, ma si devono profondamente mettere in discussione le regole e il sistema valoriale su cui poggia l’industria dei media, al fine di fare emergere l’esperienza, le competenze e i valori femminili.

Studi significativi sugli audience studies

  • Crossroad: the drama of a soap opera (1982), Dorothy Hobson: la fruizione mediale delle soap opera come un momento di sosta per la donna, si parla di “sguardo a metà” perché le donne sono multitasking (guardano la tv mentre fanno altre attività). Si inizia ad evidenziare come nasca un senso di colpa nelle donne che fruiscono della televisione, perché la vedono come una perdita di tempo.
  • Watching Dallas (1985), Ien Ang: realismo emozionale è quello che le donne provano mentre guardano le soap, che sono in grado di raccontare emozioni e sentimenti universalmente condivisibili dal mondo femminile. Vi è una struttura tragica del sentimento universalmente riconosciuta dalle donne.
  • Reading the romance (1984), Janice Radway: leggere i romanzi rosa è un’azione vista dalle donne come un atto di indipendenza e un tentativo di fuga dalla quotidianità.
  • Women watching television (1991), Andrea Press: la working class tende a guardare la soap in un’ottica di realismo e aspirazione (pensavano che le soap fossero credibili e realistiche proiettandosi in quel mondo in un’ottica d’aspirazione), mentre la middle class tende ad avere una lettura più gender specific (si allineavano alle emozioni delle donne, realismo emozionale).
  • Women audiences and the workplace (1990), Dorothy Hobson: vi era la consuetudine di condividere sul posto di lavoro l’esperienza di visione. Le soap rappresentavano un elemento di dialogo tra colleghe, le discussioni partivano prendendo come spunto il prodotto mediale fino ad arrivare a parlare di sé.
  • Reading women’s magazines (1995), Joke Hermes: i magazines femminili proiettavano nella donna identità immaginarie temporanee, dalle quali spesso derivava la sensazione di un sé ideale e una forte logica di empowerment.

Sguardo post-gender

(Seconda metà anni ’90) dagli anni '90 si sviluppa una ricca produzione teorica che sta andando nella direzione di una decostruzione della dualità binaria maschile/femminile. È una fase nella quale si abbatte il concetto stesso di genere. Si tiene conto della realtà complessa in cui viviamo in cui vengono sempre più allo scoperto realtà quali omosessualità, transgenderismo, transessualismo.

Donna Haraway e il Manifesto Cyborg

Donna Haraway, "Manifesto cyborg", 1991:

  • Introduce la figura del cyborg con un annullamento delle differenze sessuali.
  • Né uomo, né donna, né macchina, né umano.
  • Le nuove tecnologie rappresentano un nuovo e potenziale scenario per il riscatto femminile.

Nel frattempo, le differenze all’interno del genere femminile vengono considerate come fonte di ricchezza (differenze di età, culturali…). Da una visione unitaria del femminile, a una visione poliedrica.

Teresa de Lauretis e il soggetto eccentrico

Teresa de Lauretis, 1999, "Sui generis":

  • Un soggetto eccentrico, un soggetto molteplice, indisciplinato e in continuo movimento rispetto ai confini assegnati al femminile.
  • Un soggetto critico e resistente nei confronti dell’ideologia di genere.

Rosi Braidotti e il soggetto nomade

Rosi Braidotti, 1994, "Soggetto Nomade":

  • Soggetto nomade con un’identità complessa e in movimento, multipla, potenzialmente contradditoria e in continuo mutamento. È una forma di resistenza all’assimilazione e all’omologazione – alle modalità dominanti di rappresentazione dell’io.

Tutte queste teorie sono coerenti con gli studi moderni post-gender.

Judith Butler e la Queer Theory

Judith Butler, 1990, "Gender Trouble" (studiosa della Queer theory):

  • Decostruisce l’opposizione fra sesso, visto come fattore immutabile, e genere, termine che viene utilizzato appunto con tutto ciò che vi è di biologico.
  • Il sesso non va disgiunto dal genere, perché entrambi rappresentano dei costrutti sociali - da quando si nasce l’identità soggettiva viene orientata a seconda che si appartenga al sesso maschile o femminile, ma i desideri sessuali e il sentirsi uomini o donne spesso sono in contrasto con il sesso biologico.
  • Genere come performance alla quale la persona si accinge.

Queer Theory

Queer come rappresentazione dell’alterità: le forme che assume una soggettività precaria e fluida, che rifiuta le definizioni. Il queer è oltre il sesso e oltre il genere, il sesso rappresenta un abito, una performance. L’emblema della queer theory è Madonna (sul palco Madonna si presenta in abiti più femminili o più maschili, con orientamenti sessuali sempre diversi). In questa ondata post-gender si ragiona oltre il genere, fino a decostruirlo: nasce il concetto di cyborg, di soggetto eccentrico, di soggetto nomade e di soggetto di queer.

I rischi del paradigma post-gender

  • Corpo desoggettivizzato, il corpo diviene un abito da indossare.
  • Nega la trascendentalità dell’essere umano, consegnando la sua identità alle forze sociali.
  • La desessualizzazione conduce alla de-individuazione (perdita dell’identità). Un’identità totipotente nasconde il rischio di essere niente.

Post-femminismo (la quarta ondata)

Il termine “post-femminismo” gioca sull’accavallamento delle idee femministe e antifemministe. Indipendenza e autodeterminazione delle donne vengono ormai date per scontati. Vengono rivalutati alcuni concetti antifemministi es. l’accentuazione della cura del corpo e la volontà di sentirsi desiderabili allo sguardo maschile. Mc Robbie (1999): il femminismo è dapprima dato per scontato nella cultura contemporanea e poi anche rigettato, visto che alle donne vengono date opportunità per il successo e gli avanzamenti individuali, a patto però che sconfessino qualunque progetto collettivo di cambiamento sociale. Il post-femminismo perde la sua valenza politica. Si parla di femminismo della quarta ondata.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gaia_1999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di linguaggi e forme espressive dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Sampietro Sara.
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