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L'italiano e i dialetti

L'italiano è la lingua ufficiale dell'Italia però l'italiano non si parla in tutta Italia e l'italiano non si parla solo in Italia. In Italia, infatti, alcune persone (comunità) parlano altre lingue e queste comunità vengono chiamate “alloglotte”, cioè non hanno l'italiano come lingua madre. In queste piccole comunità troviamo lingue romanze e non romanze. Le lingue romanze, in particolare, sono quelle che provengono dal latino (come l'italiano).

Lista delle comunità di minoranza

  • Piemonte occidentale (ovest) – provenzale
  • Piemonte del nord – francoprovenzale
  • Valle d'Aosta – francoprovenzale
  • Dolomiti (Trentino e Veneto) – ladino
  • Friuli-Venezia Giulia – friulano
  • Svizzera – romancio e ladino
  • Sardegna – sarda, ci sono 4 gruppi dialettali
  • Alghero (Sardegna) – catalano

Le comunità non romanze

  • Alto Adige (Bolzano) – tedesco e dialetti bavaro-austriaci
  • Veneto (Verona e Vicenza) – cimbro
  • Piemonte nord (Monte Rosa) – Vallese (tedesco)
  • Molise/Puglia/Calabria – albanese (piccole comunità molto antiche del Medioevo)
  • Puglia/Calabria – greco o grico
  • Zingari – dialetti zingarici del centro Asia
  • Friuli-Venezia Giulia (Gorizia) – sloveno e croato

Con i flussi migratori in Italia sono entrate molte lingue differenti. Questi flussi migratori hanno portato anche conseguenze di carattere sociale e linguistico (in determinate zone per ragioni di soccorso e aiuto). I flussi provengono anche dall'Oriente (Cina).

Molti veneti in passato sono emigrati in Argentina e qui si sono fusi il veneto e lo spagnolo, anche se i genitori insegnavano sempre lo spagnolo ai propri figli. Quindi, l'italiano può essere definito un insieme di lingue e dialetti. L'italiano si parla anche in Istria, Dalmazia, Nizza, Malta, Africa orientale (colonia) e anche in USA.

Il latino era una lingua scritta e non più parlata nel Medioevo, essa veniva quindi chiamata “lingua morta” perché non esistevano più comunità parlanti. Lingua volgare = lingua moderna. Essa iniziò ad essere studiata solo da quando ebbe il suo debutto in senso letterario, cioè scritto. Nozione di lingua = lingua scritta. Lingua letteraria = lingua scritta.

La storia dell'italiano

La lingua letteraria (scritta) era la lingua in senso vero e proprio fino a poco tempo fa. L'italiano dapprima fu una lingua scritta intorno al ‘500, poi venne riconosciuto anche come lingua parlata. Le persone colte non sapevano parlare bene l'italiano anche perché la lingua italiana parlata è molto giovane (risale a circa un secolo fa) e nei decenni è cambiata e si è perfezionata. Le persone colte, infatti, parlavano i dialetti che al tempo erano le loro lingue native. La lingua italiana prima fu una lingua scritta e poi parlata!

Dante, Petrarca e Boccaccio (‘200/’300) sono i fondatori della lingua italiana e vennero imitati. Questa lingua definita “italiano” era il fiorentino del ‘500 che appunto era una lingua italiana letteraria (solo scritta). Gli autori scrivevano in italiano ma parlavano in dialetto (per tre secoli l'italiano era l'unica lingua usata per scrivere).

In questo periodo troviamo una densità colta dell'italiano, cioè era la lingua degli intellettuali di alto livello (élite) però era estraneo alla vita reale perché le persone comuni utilizzavano il dialetto.

In alcuni paesi che hanno vissuto una unificazione precoce (Francia) si aveva l'esigenza di avere uno strumento di comunicazione per ragioni economiche, militari, sociali e amministrative. In Francia, ad esempio, il francese prima fu una lingua parlata e poi anche scritta (al contrario dell'italiano). In Italia era sufficiente il dialetto regionale per comunicare, diversamente dalla Francia. La Germania, che era divisa in stati regionali, fino al momento dell'unione (1871) utilizzò vari dialetti come l'Italia. Anche il tedesco prima fu una lingua scritta (Bibbia di Lutero come base) e poi parlata.

I dialetti e il latino

I dialetti sono varietà romanze (trasformatesi in lingua nazionale parlata) che derivano dal latino che si parlava in un determinato luogo. Per ragioni storiche i fondatori della lingua italiana hanno fatto sì che il fiorentino sia stato l'italiano base nazionale. Tutto ha origine dal latino (Cicerone e Virgilio). Il latino è una lingua volgare e molto articolata (con molte stratificazioni e variazioni) come tutte le altre lingue. Le varietà sarda e rumena sono le più vicine al latino.

Fattori della variazione linguistica

  • Diastratica: si riferisce alle classi sociali e al livello di cultura;
  • Diamesica: si riferisce ai mezzi di comunicazione (scritto o parlato). Ad esempio, si crede che l'italiano parlato sia meno colto di quello scritto e che quest'ultimo sia più preciso del parlato;
  • Diatopica: si riferisce alla geografia linguistica e alle aree dove si parlava la lingua nativa (con variazioni in diverse regioni – differenziazione regionale);
  • Diafasica: si riferisce ai registri comunicativi (situazioni). In base alla situazione si parla in modo diverso. Le situazioni possono essere formali (preciso) o informali (spontaneo, come Cicerone nelle lettere rivolte alla famiglia);
  • Diacronica: si riferisce al tempo e all'evolversi delle lingue negli anni (trasformazione del latino nelle lingue romanze). L'italiano dei giovani è diverso da quello dei nonni.

ES. “Peregrinatio Egerie” è il diario di una monaca in Terra Santa (IV secolo) in cui racconta il suo pellegrinaggio. Egeria era una monaca alfabetizzata che non aveva però il controllo sul latino classico e scrive come parla. Essa rispetta il latino del tempo: scrive in un latino diverso rispetto al latino classico.

Differenziazione geografica del latino

Con la sua disgregazione (V/X secolo), l'Impero Romano divenne per alcuni secoli una piccola comunità locale feudale e rurale ed era il centro della comunicazione. Il latino che si parlava in quelle comunità diventa una varietà autonoma diversa dalle altre parlate (anche se vicine). Il latino originale diventa una parlata romanza autonoma chiamata dialetto.

Ostacoli geografici della lingua

Gli ostacoli geografici che corrispondono a un confine linguistico sono: Alpi, grandi fiumi (Po) e l'Appennino tosco-emiliano.

I dialetti

I dialetti sono lingue native che per molti secoli sono state insegnate ai figli (tutto ‘800 e parte del ‘900). Le classi colte usavano l'italiano come lingua parlata e poi come nativa da insegnare ai figli. Quando si parla di dialetti si parla anche di irradiazione: italiano prima nelle classi colte e poi nelle classi minori, prima nel centro e poi nelle periferie. In Veneto è avvenuta in fase recente. Il cambiamento della storia dell'italiano in questi decenni lo ha trasformato in lingua nazionale parlata da tutti come nativa (madre) – i dialetti stanno via via scomparendo.

Per arretramento si intende invece il fatto che i dialetti non si usano molto come in passato anche nella comunicazione informale. Le nuove generazioni insegnano italiano e non il dialetto.

Italiani regionali

Nelle varie regioni si parla un italiano sempre diverso (nord/sud) ma si capiscono le differenze in base all'accento delle regioni anche se si parla un italiano perfetto (il dialetto lascia le sue tracce). ES. italiano veronese – cadenza di Verona, intonazione differente. Molte persone, inoltre, imparano il dialetto come lingua “seconda” e quindi si parla di neo dialettalità (fenomeno nuovo).

Bilinguismo

Per bilinguismo si intendono due sistemi linguistici autonomi (dialetti e lingua base). Esso è “strutturale” cioè ogni lingua è comunque autonoma e differenziata e anche “socio-linguistico” perché c'è una percezione soggettiva delle lingue.

Diglossia (percezione)

Per diglossia si intendono due sistemi linguistici che vengono percepiti come due livelli dello stesso sistema (registro alto/basso della stessa lingua, usati in situazioni differenti). Ad esempio, la lingua formale è l'italiano ed è la lingua che viene usata nella scrittura; la lingua informale è il dialetto ed è utilizzato come lingua per parlare. Troviamo quindi una gerarchizzazione: italiano colto, dialetto lingua popolare. L'italiano è superiore rispetto al dialetto per i parlanti: esso è più potente e ha maggiore funzionalità e fruibilità (riconosciuto e compreso in tutta Italia essendo la lingua ufficiale).

Classificazione dei dialetti italo-romanzi

Troviamo 7 dialetti a nord e 7 dialetti a sud indicati da Dante nella sua opera “de Vulgari Eloquentia”. L'Appennino tosco-emiliano, inoltre, è una linea di demarcazione — isoglosse (linee di demarcazione linguistica). Nel corso dei decenni ci sono state diverse classificazioni ma la più comune è quella geografica in cui i dialetti sono diversi ma mantengono comunque alcuni elementi simili tra loro. Esistono 3 macroaree: settentrionale, centrale e meridionale. Restano fuori alcune aree con dialetti non italici come il ladino, il friulano e il sardo.

I dialetti settentrionali sono divisi da quelli meridionali tramite l'Appennino tosco-emiliano (o linea Rimini – La Spezia). I dialetti del nord hanno alcuni fenomeni simili quali la fonologia, morfologia, sintassi e lessico.

Dialetto del nord Dialetto del sud
Sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche. Le consonanti sonorizzate sono quelle che portano alla vibrazione delle corde vocali – C (sorda) e G (vocalica); F e V. La consonante sorda si è trasformata in sonorizzata. ES. focum – fogo; urticam - ortiga Si mantiene la sorda.
Scempiamento delle consonanti geminate (intense – doppie). Vengono eliminate le doppie. ES. gatto - gato Si mantiene la doppia. L'ipercorrettismo è un fenomeno in cui si aggiunge la doppia dove non dovrebbe andare.
Caduta delle vocali diverse da “A” (chiamata apocope). ES. cane – can; pane - pan Si mantiene la vocale finale.

Distinzione tra dialetti centrali e meridionali

La principale linea di demarcazione in questo caso è quella Roma-Ancona. Essa è una linea che taglia in senso verticale da nord a sud e la distanza a est tra questa linea e quella Rimini-La Spezia è minore rispetto a quella ovest.

Tratti caratteristici

  • Nt > nd – monte/monde
  • Nd > nn – quando/quanno

A nord i dialetti gallo-italici e quelli veneti sono simili al francoprovenzale (lombardo, romagnolo…). Però, ad esempio, i dialetti gallo-italici hanno un troncamento (apocope) più esteso rispetto al veneto. Il dialetto veneto non condivide alcuni caratteri (vocali turbate).

Le carte linguistiche

Denotano le aree linguistiche (località/comunità) e il modo in cui si dice ciascuna parola per luogo.

Il dialetto fiorentino

Esso è il dialetto preminente su tutti gli altri e prima verrà assunto come lingua letteraria e poi come nazionale. Questo dialetto non è lo stesso che si parla oggi! Con “dialetto fiorentino” si parla del dialetto del ‘300 delle “tre corone” – Dante, Petrarca e Boccaccio. Il fiorentino ha subito molte variazioni nel tempo, sia strutturali che grammaticali appena dopo la sua nascita. Inoltre, il fiorentino del ‘500 non è quello moderno ma quello antico (originale).

1. Fonologia (del fiorentino originale)

Il fiorentino originale ha un sistema vocale tonico cioè comprende elementi che hanno a che fare con le vocali. Esistono due tipologie di vocali:

  • Toniche, cioè portano l'accento e sono prominenti rispetto alle altre (palàzzo, càne);
  • Atone, cioè non portano l'accento.

Nel latino classico le lettere (vocali) servivano per definire la parola ed era presente un'opposizione di quantità (vocale breve e vocale lunga) e dieci timbri vocalici. Nel latino che si parla a inizio medioevo (volgare), l'opposizione di quantità non esiste. Nasce la quantità di timbro, cioè la distinzione di apertura vocale, con:

  • Vocali brevi con timbro aperto – È (la u breve era uguale alla o chiusa);
  • Vocali lunghe con timbro chiuso – E (la i aperta era uguale alla e chiusa e perciò si confondeva).

Il latino volgare è la base di tutti i dialetti romanzi con un sistema a 7 vocali.

Il dittongo toscano

Esso è un gruppo di due vocali consecutive all'interno di una stessa sillaba ed è caratterizzato da:

  • Vocale latina breve;
  • Sillaba tonica e aperta;
  • Con la sillaba chiusa si ha il dittongo;
  • Con vocale lunga non si ha il dittongo.

Da una “o” aperta – UO. Da una “e” aperta – JE. Consonante – chiusa. Vocale – aperta.

Il dittongo mobile

Esso è una sillaba radicale che può avere o non avere l'accento. Esso ha conseguenze per la creazione del dittongo. Esistono diverse forme dell'accento:

  • Rizotoniche, quando le parole sono accentate alla radice;
  • Rizoatone, quando le parole non sono accentate alla radice;
  • Parole corradicali, quando hanno la stessa radice.

L'anafonesi

Esso è un fenomeno fiorentino che comporta:

  • “E” chiusa diventa “I”;
  • “O” chiusa diventa “U”.

Questo fenomeno si verifica in due casi:

  • Davanti a consonanti “gl” e “gn” – familiam>fameglia>famiglia;
  • Davanti a “n” + “c/g” -- fungum>fongo>fungo.

2. Morfologia

Essa indica la struttura e la collocazione delle parole. Si fa riferimento ai sintagmi nominali che sono un gruppo di parole che ha un nome al centro (soggetto e complementi) e la loro funzione è espressa, nelle lingue romanze, in due modi tramite:

  • La posizione rispetto al verbo per esprimere la funzione del soggetto e complemento oggetto (Claudio ama Sofia, Sofia ama Claudio);
  • La preposizione per tutti gli altri complementi (di Claudio, a Claudio…).

La funzione dei sintagmi nominali in latino è espressa mediante:

  • Il caso – lupus, lupum, lupo… indicato dal morfema, cioè della desinenza finale;
  • La preposizione + il caso – ad urbem, in urbe, per urbem…

In questo caso la posizione non conta! Latino ≠ lingue romanze.

3. Sintassi

Essa indica l'ordine delle parole. In latino abbiamo soggetto, complemento oggetto e verbo, anche se può essere inverso. ES. Claudius Corneliam amat. Nelle lingue romanze abbiamo invece il soggetto, verbo e complemento oggetto… ed è obbligatorio. ES. Claudio ama Cornelia.

Ordini marcati dei sintagmi

Essi sono delle dislocazioni e si riconoscono tramite:

  • Anteposizione del complemento oggetto;
  • Posticipazione del soggetto;
  • Intonazione, ad esempio – “La mela mangia Gianni, non la pera!”. In questo caso abbiamo complemento oggetto, verbo e soggetto;
  • Ripresa pronominale, ad esempio – “La mela la mangia Gianni”. Il complemento oggetto è ripreso dal pronome “la” che viene ripetuto prima del verbo.

4. Lessico

Esso indica le parole di una lingua che provengono dalle esperienze e dalla cultura. Esso è un inventario aperto, cioè tutto ciò che si interfaccia con l'esterno dal momento in cui il mondo cambia e modifica l'orizzonte culturale di ogni comunità. Le parole servono a designare gli elementi di una comunità e cambiano continuamente in base alla modernizzazione (nuove parole per nuovi elementi).

Le parole servono anche per la formazione del lessico italiano e abbiamo tre vie principali:

  • Latinismo;
  • Prestito;
  • Neo coniazione (formazione delle parole).

Il latinismo

Il latinismo è il lessico di derivazione latina e ci sono due modi di influenza:

  • Tradizione popolare, cioè il passaggio di una parola dal latino all'italiano senza interruzioni con:
    • Mutazioni fonologiche (significante) - bonum>buono
    • Spostamenti semantici (cambiamento del significato) – domus “casa”>duomo “cattedrale”.
  • Tradizione colta, cioè il fenomeno per cui gli intellettuali guardavano il latino come lingua colta e scientifica. Non ci sono mutazione fonologica e spostamento semantico.

I doppioni

Essi derivano dalla stessa parola ma hanno diverso significato e diversa forma. ES. vitium>vezzo/vizio. Solidum>soldo/solido. Disco>desco/disco.

Il prestito (o forestierismo)

Esso indica le lingue dalle quali si attinge. Ci sono state lingue privilegiate in base al loro peso politico e culturale (francese e spagnolo nel ‘500 avevano un ruolo egemonico nella moda, cibo, vino…). Ci sono diversi modi per attingere a una lingua:

  • Trasposizione cruda, cioè una parola straniera viene mantenuta così com'è, originale (ES. flipper, bar, film). Essa non è il metodo più frequente perché pian piano c'è un adattamento.
  • Adattamento fono-morfologico, cioè una parola straniera viene trasformata in italiano (ES. cotolette – cotoletta) e viene assimilata da quest'ultimo. Questo metodo è una garanzia di durata perché le parole trasformate sembrano italiane originali.
  • Calco-traduzione, cioè le parole composte (ES. attaccapanni) vengono sottoposte a prestito. Si prende la parola composta e ciascuna parte della parola viene tradotta (ES. weekend – fine settimana). Si formano così parole che hanno una forma più compatibile con l'italiano.
  • Calco-semantico, cioè il fenomeno in cui una parola straniera assomiglia a una italiana ma ci si limita a usare solo quest'ultima (anche
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviarrrumiz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Soldani Arnaldo.
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