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MARTINA PITTALIS UNIBO

02/10/18

Dobbiamo tenere in considerazione per analizzare la lingua:

• La pronuncia rispetto a quello che viene scritto;

• LA MORFOLOGIA:

Parole sono delle unità lessicali che in una lingua flessiva come l’italiano (che ha dei

o mutamenti) si modificano;

o ha come principale oggetto lo studio della struttura delle parole. Vale a dire analizza i

modi in cui gli elementi minimi dotati di un significato (i morfemi) si combinano fra

loro per formare le parole in una lingua;

o Quindi: studia come le parole si modificano e anche come si accorpano e come

servono per formare delle parole nuove.

• LA SINTASSI:

o È lo studio delle regole che determinano il modo in cui le parole si combinano in una

frase.

• LESSICO:

È l’insieme delle parole per mezzo delle

o quali i membri di una comunità linguistica

comunicano fra loro;

o Le nostre parole sono polisemiche (hanno più di un significato), ma nel contesto

“caffè” può essere la bevanda

assumono un significato preciso. Per esempio, o il luogo

dove viene servita la bevanda;

o Studiare il significato delle parole in quel contesto.

La lingua italiana ha in prevalenza parole che finiscono in vocale.

Quando finiscono in consonante vuol dire che sono:

o Forestierismi: jazz, rock;

o troncamenti occasionali;

o parole che non si trovano mai alla fine della frase: non, per, con (preposizioni).

La maggior parte delle parole italiane sono piane (o parossitone): accentate sulla penultima sillaba.

Le parole sdrucciole: accentate sulla terzultima sillaba (principalmente parole dotte).

accentate sull’ultima sillaba.

Le parole tronche:

Mogol (Battisti), 29 settembre (marzo 1967 Equipe 84; 1969 incisa da Battisti)

Seduto in quel caffè Dittongo mobile

io non pensavo a te

Guardavo il mondo che TRONCAMENTI

girava intorno a me

Poi d'improvviso lei Parole tronche e monosillabi

sorrise

e ancora prima di IMPERFETTO

capire

mi trovai sottobraccio a lei PASSATI REMOTI

stretto come se non ci fosse che lei.

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Vedevo solo lei CONGIUNTIVO

e non pensavo a te.

E tutta la città

correva incontro a noi.

Il buio ci trovò

vicini

un ristorante e poi

di corsa a ballar sottobraccio a lei

stretto verso casa abbracciato a lei

quasi come se non ci fosse che,

quasi come se non ci fosse che lei.

quasi come se non ci fosse che lei.

Mi son svegliato e PASSATO PROSSIMO

e sto pensando a te ...

Ricordo solo che, PRESENTE

che ieri non eri con me.

Il sole ha cancellato

tutto

di colpo volo giù

dal letto

e corro lì al telefono

e parlo, rido e tu, tu non sai perché

t'amo t'amo e tu, tu non sai perché….

parlo, rido e tu, tu non sai perché....

Accento:

• acuto é: a cui corrisponde una pronuncia chiusa;

• grave è: a cui corrisponde una pronuncia aperta:

• l’accento viene indicato solo nelle parole tronche e in alcuni monosillabi che possono essere

confusi con altri uguali.

Le vocali italiane sono 7 e i segni grafici 5.

ANALISI DEL TESTO 29 SETTEMBRE

Se si tiene in considerazione questo testo si nota che molte parole sono tronche, ma è una

caratteristica della lingua musica.

Vengono utilizzati anche molti monosillabi (te, che, me), e molti di questi sono monosillabi atoni

“è”).

(“e” è diverso da –

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La lingua delle canzoni quindi si prende la licenza poetica di usare molte parole tronche e inserire

pause che l’italiano corretto non userebbe. Molti monosillabi (“e”, “che”) non si usano alla fine della

frase.

Sono presenti molti verbi al passato nella prima parte della canzone.

Nella seconda parte sono usati versi al presente.

La differenza è evidenziata anche dallo spazio bianco fra le strofe.

TRONCAMENTI (apocope):

• Ballar

• Quel

• Non possono essere in finale di frase.

FORME VERBALI:

Seduto:

• Infinito: “sedere”;

• 1° persona presente indicativo: siedo;

• Dalla radice SED ricaviamo, con l’aggiunta di varie desinenze forme verbali e non verbali

(sedia).;

• Questo verbo segue la regola del DITTONGO MOBILE:

Al posto di una “e” compare una “ie” –

o (seduto sie/do);

Al posto di una “o” compare una “uo” –

o (voglio vuo/le);

o Questo è un cambiamento di fonologia;

o La regola del dittongo mobile colpisce le vocali aperte (e, o), quando sono accentate

e quando sono in finale di sillaba;

“e” “siedo” “o” “vuole”

o La di e la di sono accentate e in finale di sillaba;

“e” “vengo”

o La di è accentata ma non in finale di sillaba;

La “e” di “sedere”, anche se è in finale di sillaba, non è accentata;

o in realtà c’è un contrasto fra la grafia e la pronuncia. La “g” è soltanto un

o Voglio:

segno grafico. In realtà c’è una doppia “gl”. Quindi sarebbe “vogl-glio” per questo

la “o” non dittonga, perché non è in finale di sillaba.

motivo Anche nella parola

“legno” accade la stessa cosa (legn-gno). Se questi suoni sono in posizione

intervocalica si raddoppiano anche se noi li scriviamo singoli;

“Giochi”: dovrebbe avere il dittongo (giuoco: fino a metà dell’800) perché è una “o”

o breve. È stato semplificato per comodità articolatoria e quindi si è tornato al

monottongo;

o *Cuopre, *scuopre: dittongo mobile > copre, scopre;

o I toscani hanno già monottongato molte parole: novo, bono.

All’inizio ci sono verbi all’IMPERFETTO: pensavo, guardava, girava.

Seguono dei PASSATI REMOTI: sorrise, mi trovai.

Nella strofa successiva l’imperfetto e il passato remoto si accoppiano.

DIFFERENZE:

Il tedesco non distingue questi due tipi di passato.

Le lingue neolatine li distinguono e assegnano delle funzioni diverse ai due tempi (morfologia e

sintassi).

L’imperfetto esprime un’azione continua, non indico il momento esatto in cui avviene (“il mondo

girava”: continua a girare, non gira solo in un momento). Non è un’azione puntuale ma un’azione

continuativa. –

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si riferisce ad un’azione che

Il passato remoto avviene in un momento preciso e una volta sola

(“d’improvviso lei sorrise”: sorride solo in un momento). È un’azione puntuale.

[Il termine “passato remoto” è un termine ingannevole. La parola “remoto” ci fa pensare a un passato

lontano, ma è lo stesso momento in cui “seduto in quel caffè io non pensavo a te”]

“Sorrise”

• è un perfetto sigmatico;

• c’è il cambio della vocale tematica da “d” a “s” (sorridere);

• Altri sono cossi, lessi, vissi;

• Alcuni sono etimologici (ereditati dal latino), altri sono analogici (ci siamo resi conto che la

“s” è un fonema buono per il passato remoto. “Lessi” non era così in latino ma “legi”).

• “Poi d'improvviso e “mi

lei” trovai sottobraccio a lei”

“lei” è sempre pronome personale ma in questi due casi ha due funzioni diverse.

Il primo “lei” è il soggetto, mentre il secondo “lei” è il complemento. Grammaticalmente non è più

LEI che compie l’azione.

È un’evoluzione della lingua. Nell’italiano “lei” inizialmente era usato solo come pronome

Nell’italiano moderno “lei”

complemento oggetto o come caso indiretto (davanti a preposizione).

viene usato anche come soggetto.

• “ristorante”

francesismo adattato (restaurant): abbiamo tenuto il significato della parola francese ma abbiamo

preso la parola francese e l’abbiamo adattata alla morfologia dell’italiano.

Le parole della lingua italiana finiscono per vocale quindi da “restaurant” siamo passati a “ristorante”.

c’è un ovvero il passaggio di una “e” in una “i” della prima sillaba atona.

Inoltre, toscanismo, (non hanno l’accento né

Ci sono molti monosillabi che sono atoni scritto e non è neanche

le parole “mi”, “ti”, “ci”, si

pronunciato). Ad esempio, chiamano clitiche, ovvero si appoggiano

all’accento della parola successiva.

• “quasi come se non ci fosse che”

viene usato il CONGIUNTIVO che viene usato per esprime concetti irreali o meno reali. In questo

caso viene usato per esprime un concetto meno reale.

“fosse” pronunciato con la “o” chiusa, perché con la “o” aperta è il plurale di “fossa”.

• “mi son svegliato”

Nell’ultima strofa viene usato il PASSATO PROSSIMO: viene usato per introdurre una situazione

che è tutt’ora presente, che dà ancora delle conseguenze nel presente.

• “ricordo”, “corro”, “parlo”, “rido”, “t’amo”.

La canzone però finisce con il PRESENTE:

• “un è una frase nominale, non c’è il verbo.

ristorante e poi di corsa”:

03/10/18 // 10/10/18

“lingue”: la “i” è un tratto fiorentino perché le altre lingue hanno la “e” al posto della “i”.

[CONSULTARE ALMA DL E ALMA RE]

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Possiamo distinguere lo studio della lingua in fonologia (pronuncia e grafia), morfologia (studio

delle flessioni e lo studio della formazione delle parole), lessicologia (studio del lessico e dei loro

significati).

Accenti e apostrofi incidono sull’ortografia non sulla pronuncia.

L’ERRORE può essere grafico, fonetico o morfologico. A volte molte persone compiono lo stesso

errore e questo diventa talmente diffuso che diventa una regola (accelerare vs *accellerare).

106 errori più frequenti (LO ZINGARELLI ONLINE):

• le parole dotte devono rimanere uguali e non va bene cambiarle e vanno rispettate, come la

parola aneddoto. Mentre per le parole popolari siamo meno rigidi;

• (è stata aggiunta la “a”

Amaca < hamac perché nella lingua italiana le parole finiscono per

vocale);

• “femina” (parola popolare) è diventato “femmina”;

• parola “scienza” (che è un latinismo) in origine la “i”

Conoscenza vs *conoscienza [nella

Ci sono due suffissi: “-enza” e “-ienza” e per analogia ci

era una vocale vera e propria].

potrebbero essere degli scambi;

• Eccezionale vs *eccezzionale (è un contrasto tra la grafia e la La “z” non è una consonante sola

la “z” intervocalica si pronuncia

pronuncia perché in realtà ma è il composto di t+s o d+s

Per essere precisi la parola “eccezionale” la

doppia.

pronunciamo con una “t” e una “s”. Quindi la grafia con due “z”

fonologia). Deriva da “eccetto”:

si avvicina più alla

• Echeggiare vs *eccheggiare:

• Efficienza vs *efficienza;

• Essiccare vs *essicare (è un latinismo: secco);

• vs *esterefatto (ha la radice di “terrore”);

Esterrefatto

• Ingegnere vs *ingegniere (contrasto fra ortografia e morfologia: la morfologia dice che i

nomi di mestiere finiscono in “-iere”, ma una regola di ortografia dice che dopo la “gn”

non va la “i”);

• Meteorologia (studio delle meteore, ovvero dei fenomeni atmosferici);

Vocali aperte vs chiuse

• Perché vs *perché;

• “Tre” non vuole l’accento (perché sui monosillabi non si segna, ma in “ventitré” sì!

I monosillabi che non si confondono con altre parole non vanno accentate

• Si vs sì;

• Su vs *su:

• Sé stesso;

• Po' vs *pò;

• Un amico vs un’amica (con le parole femminili si usa L’apostrofo vuol dire che c’è stata

l’apostrofo con le parole maschili no); l’elisione (tagliare qualcosa), che si fa

• Qual è vs *qual’è (non si tratta di elisione); solo davanti a vocale.

• Qualcun altro vs qualcun’altra; Il troncamento è indipendente dal

• le regole di pronuncia del latino: la “u”

Febbrìfugo (segue suono che segue (vocale o consonante).

era una “u” breve non ci può cadere l’accento sopra);

• devìo vs *dévio (verbo nominale);

• filìolo vs figliuolo;

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• dotta: conservano l’accento dove

edìle vs *èdile (parola I verbi che derivano da nomi (verbi

ce lo avevano nella lingua di base); nominali), nelle forme accentate sulla

• eureka (“ho trovato” passato remoto del verbo heurískō); radice, conservano l’accento dove ce lo

• Friùli e Nùoro; aveva anche il nome.

• Leccornia < lecconeria (metatesi);

• Muliebre (la “i” è un fonema che spesso si fonde con la

consonante precedente);

• Centro vs c’entro (verbo); “i”:

• Specie vs *speci (nasce dalla V declinazione latina e quindi - piena vocale (via)

il plurale è invariabile); - semivocale (vocale che non fa sillaba:

• Mezz’ora vs *mezzora; zaino, non ci può cadere l’accento

• Esplèto vs *èspleto (parola dotta); sopra)

• l’accento - semiconsonante (tiene, viene, piede)

evapòro vs *evàporo (viene da vapòre quindi - segno grafico (giallo, ciao)

dovrebbe rimanere come nel sostantivo);

• “i” nel latino è una vocale vera e

guaìna vs *guàina (la

propria); Le particelle pronominali senza

• se (congiunzione) vs sé. accento (clitiche) si appoggiano al

verbo. Si trovano dopo sé il verbo è

/’lingwua/ < lĭngua:

LINGUA alla forma indefinita (entrandoci).

• È una parola polisemica; Stanno prima nelle forme finite del

• Organo anatomico; verbo (indicativo, congiuntivo,

• io c’entro:

Passaggio semantico al prodotto della lingua (es: avere la condizionale: io ci entro).

lingua lunga);

• Significato per metonimia: ciò che gli assomiglia fisicamente I monosillabi vanno accentati se

(es: la lingua di terra); sono confondibili.

• Riferimento alla funzione, ciò che è prodotto dall’organo;

• Sineddoche: usare un termine che esprime il tutto per Metatesi mutamento fonetico per cui

:

esprimerne solo una parte (es: la lingua dei medici, la l'ordine di successione di due fonemi

lingua del Pascoli); viene rovesciato.

• Alterati: a cui si aggiungono suffissi.

DIZIONARIO TOMMASEO (http://www.tommaseobellini.it/#/)

Tommaseo era un italiano della Dalmazia e successivamente si trasferì a Firenze. Il suo vocabolario

Tommaseo è morto nel 1873 e i suoi continuatori l’hanno

è stato fatto in 18 anni (dal 1861 al 1879).

finito. Questo dizionario fu una grande fortuna per la casa UTET (unione tipografica editrice torinese)

che stampò il Tommaseo. Nel 1961 ha rifatto il Tommaseo. È stato ristampato da Rizzoli. Il problema

di questo dizionario è quello che si devono decifrare i nomi degli autori.

Non è solo un vocabolario. È un po' un memoriale perché lui inserisce dei pensieri suoi e commenti.

La sigla C vuol dire che è opera della crusca e la sigla T che è opera di Tommaseo.

Tommaseo dice che la lingua parlata in toscana è la più prossima e più degna a farsi italiana. Alcuni

parlano in italiano ma non Italiano.

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I linguisti (e quindi la

grammatica di Rohlfs)

non considerano

italiani i sardi perché la

loro lingua non è

considerata un dialetto,

ma sono considerate

delle lingue romanze a

parte con una loro

propria grammatica.

Questo ragionamento

comprende anche il

Friuli, la Valle

d’Aosta, il Trentino

che sono esclusi dalla

vera e propria lingua

italiana.

Il sistema italiano è

quello dell’Italia

continentale e

peninsulare con una

divisione più marcata

nell’estremo Sud (dal Salento alla Calabria in giù compresa la Sicilia dove abbiamo un sistema a 5

vocali e non a 7). l’area italiana, il sistema italiano a 7 vocali, parte da Torino e Trieste fino a

Glottologicamente

Maratea e a Brindisi.

Quando Grazia Deledda scrive in italiano la consideriamo una scrittrice italiana, ma se scrive in sardo

quei libri non faranno parte del sistema linguistico italiano.

L’Italia è linguisticamente divisa in due dalla linea degli Appennini (Liguria, Piemonte, Lombardia,

Emilia: Romania occidentale; Toscana, Umbria, Lazio, Marche: Romania orientale). Si aggiunge

l’aerea meridionale estrema: da Brindisi in giù + Salento, Calabria e Sicilia che hanno un sistema

ancora diverso (5 vocali toniche e non 7)

Il Veneto è a parte.

Le Marche sono divise in 3 (sono riassunte tutte le lingue italiane):

• fino a Fano (area Nord) appartengono ai dialetti Galli-Italici;

• l’area centrale parla il toscano;

• da Ascoli in giù (area Sud) parlano i dialetti meridionali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Martina_Pittalis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e grammatica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Marri Fabio.
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