Grammatica
Cosa intendiamo per grammatica?
L'insieme di norme che sottostanno al funzionamento di una lingua nei suoi diversi livelli di analisi:
- Fonetico/grafematico
- Prosodico/paragrafematico
- Morfologico
- Sintattico
- Lessicale
- Testuale
Leon Battista Alberti
- La prima grammatica di italiano e delle lingue moderne è la Grammatichetta vaticana di Leon Battista Alberti, scritta nel 1434-38, tramandata nel codice Vaticano reginese Latino 1370 della Biblioteca Vaticana.
- Certamen coronario 1441: agone poetico in volgare sul tema dell'amicizia (come Seneca, Cicerone). La giuria non decreta alcun vincitore perché non ritiene il volgare adatto all'altezza del tema e dei modelli latini. Alberti scriverà una lettera di protesta contro la decisione presa.
- Promotore dell'Umanesimo volgare, di pari dignità rispetto al latino in struttura e sintassi.
- Volgare usato per la prosa alta.
- Grammatica descrittiva e non normativa: descriveva la lingua dell'uso vivo alto di Firenze (fusse fosse non il popol fussi).
- In alcuni casi le forme scelte appartengono all'uso popolare come el/e, il/i, che però era la forma toscana occidentale diffusasi a Firenze dalla metà del Trecento oppure la prima persona dell'imperfetto in o (amavo “io amavo”) al posto di quello in -a (io amava).
- La nobilitazione del volgare promossa dall'Alberti non è però autonoma ma al contrario si basa proprio sul confronto con il latino evidenziando le similitudini tra le due lingue (Prisciano, institutiones da cui riprende ripartizioni e nomenclatura). Deve confrontare sistematicamente latino e volgare per nobilitare l'altra lingua, evidenziando così le similitudini e la bontà della scelta del volgare promossa da Alberti.
- La Grammatichetta vaticana ha anche un altro primato: vi si trova il primo prospetto fotografematico del volgare fiorentino. (La prima grammatica è quella castigliana di Nebrika (1492).
Il dibattito degli umanisti sulle origini del volgare
Alla base del progetto di Alberti c'è il dibattito degli umanisti sulle origini del volgare (1435): sia Biondo Flavio che Leonardo Bruni davano per assodata la derivazione del volgare dal latino, però:
- Biondo pensava che il volgare fosse il risultato della corruzione dell'idioma iniziale ad opera dei barbari e Bruni che derivasse da un latino popolare privo di grammatica opposto a quello colto (classico).
Il 500: riflessione sulla lingua
Dopo l'esperienza dell'Alberti, il primo momento di complessa riflessione sulla lingua lo abbiamo nel 500, con alcune cause principali:
- Esigenze da parte di alcuni intellettuali di innalzare il volgare locale a volgare sovramunicipale utilizzando in contesti alti (volgare unico e di un certo livello).
- Diffusione del libro a stampa (gli stampatori chiedono che ci sia una lingua letteraria normalizzata unica anche dal punto di vista grafico). Le differenze tra regioni erano molte e quindi per questo grande traguardo serviva un sistema unico e condiviso.
A seguito delle discussioni nate insieme alla questione della lingua, a differenza della Grammatichetta dell’Alberti (descrizione di una lingua viva), le grammatiche del 500 iniziano a codificare una lingua letteraria basandosi sul modello trecentesco delle 3 corone (da Fortunio, 1516). Boccaccio per la prosa e Petrarca per la poesia secondo Bembo.
Questione della lingua: dibattito tra molti studiosi
- Classicista (propone i classici) arcaizzante (perché del 200): Bembo pensava che le 3 corone fossero modello di riferimento fondamentale, poiché riconosciute modello fin da subito e sosteneva che la lingua utilizzata da questi autori fosse la lingua di riferimento per i letterati.
- Tesi cortigiana: volgare sovramunicipale (ognuno aveva il suo volgare di riferimento), ma al cospetto del Papa si riunivano intellettuali da ogni parte di Europa e utilizzavano una lingua alta, forbita e sovramunicipale, eliminando tutti gli elementi strettamente autoctoni/municipali (si crea una lingua comune detta anche Cortigiana).
- Tesi storiche: latino come lingua di riferimento.
- Tesi fiorentinista contemporanea: promuoveva l'uso del fiorentino contemporaneo.
Giovanni Francesco Fortunio 1516 (Friuliano, di Pordenone)
- Regole grammaticali della volgar lingua (pubblicate ad Ancona).
- Opera in due volumi.
- Ritorna la ripartizione in pronomi, verbi, avverbi, sostantivi.
- Ebbe gran fortuna presso i contemporanei perché aveva poche forme, ma tanti esempi (era schematico).
Pietro Bembo 1525 (Cardinale padovano)
- Prosa della Volgar Lingua, stampato da Aldo Manuzio.
- Nel 1502 è stato pensato il suo discorso, dice di aver pensato prima dell’opera del Fortunio (1516).
- Pensiero molto più strutturato.
- Riassume il dibattito cinquecentesco sul volgare da adoperare per la prosa alta.
- Primi 2 libri: struttura dialogica, riassunto delle teorie dette prima.
- Terzo libro: espone i principi di grammatica.
Le riflessioni di Bembo
- La genesi del volgare: sosteneva la teoria di Biondo Flavio (lingua latina influenzata dai barbari).
- Modello di volgare da adottare: modello classico arcaizzante (Fiorentino toscano letterario trecentesco).
- Contrasta la tesi fiorentinista contemporanea (Macchiavelli, uso del volgare fiorentino del 500).
- Sostiene di Boccaccio solo la prosa più sostenuta.
- Dante viene tagliato fuori per le sue forme troppo dirette e popolari (Bembo era un cardinale).
- La grammatica vera e propria è nel terzo libro: i singoli argomenti vengono trattati senza l'ordine di Fortunio (quindi non schematico). L'argomentazione per il sostegno del pensiero non rendono il testo facile all'apprendimento. Quindi gli intellettuali preferiscono il Fortunio.
- I tratti bembiani sono: 1. eliminazione dell'articolo maschile singolare el (di Alberti) a favore di il, 2. eliminazione di lui soggetto, sostituito da egli.
Nicolò Librunio 1526 (Friulano)
- Scrive le Tre Fontane da Aldo Manuzio (Venezia).
- Primo vocabolario in volgare e fornisce una buona descrizione grammaticale (prospetto sia lessicale che grammaticale).
- Sceglie anche Dante a differenza del Bembo, fa una cernita dei termini considerati in uso nel suo tempo, eliminando quelli vetusti.
- L'autore mostra già una certa attenzione nei confronti dei foresterismi e dei tecnicismi.
- Distingue parole adatte alla prosa e adatte alla poesia.
Alberto Acarisio 1543
- Vocabolario della grammatica della lingua volgare, pubblicato a Cento (Ferrara).
- Volgare preceduto dalla grammatica, autore che prende distanza dalle idee bembiane.
- Autonomia nella lemmatizzazione (formule lessicali messe a lemma), varianti regionali, varianti appartenenti all'uso, eliminati latinismi e forme considerate antiche di autori presi a modello.
Lodovico Dolce 1550 (veneziano)
- Osservazione sulla volgar lingua, edito da Giolito (il Dolce era a suo servizio).
- Non è un teorico ma divulgatore di idee.
- Opera in 4 sezioni: la quarta parte riguardante la metrica è una parte che viene aggiunta e da quel momento ci sarà sempre una parte dedicata alla metrica.
Polemica tra Nord e Toscana
- Grammatiche stampate presso editori veneziani.
- A Firenze non si sente l'esigenza di normare la lingua perché si pensa di essere detentori.
- Cosimo de Medici entra nella polemica e incarica l'Accademia fiorentina di approntare una grammatica facile ed agevole, ma non vi fu una linea condivisa pertanto non si giunse a nulla.
Pierfrancesco Giambullari 1552
- De la lingua che si parla et scrive in Firenze: fotografa la posizione dell'accademia fiorentina anche se realizzata a titolo personale.
- Nei manoscritti c'è il titolo Regole della lingua fiorentina.
- Giambattista Gelli Sopra la difficoltà di mettere in regole la nostra lingua che di fatto avallava la posizione dell'Accademia riguardo alla varietà della lingua dell'uso e alla libertà personale delle scelte.
- Fiorentino contemporaneo: considerato all'altezza di quello precedentemente usato. Ognuno però vuole far valere la propria posizione, essendo quello contemporaneo non uniformato.
Dopo il fallimento dell’Accademia fiorentina
Cosimo trova in Benedetto Varchi il suo paladino: concilia le idee bembiane con quelle fiorentiniste contemporanee nell’Ercolano (1570)
- Apre il canone alle forme fiorentine usate dal popolo
- Unisce l’idea dell’uso con la letteratura (alto+basso)
Lionardo Salviati 1584
- Avvertimenti sopra il Decamerone
- Apertura canone a scrittori fiorentini minori del 300 che dà vita al Purismo (tutti utilizzavano la lingua alta)
Il Seicento
Benedetto Buonmattei 1643
- Ripropone l'idea bembiana
Il Settecento
- Nascono le grammatiche in ambito scolastico ecclesiastico (era necessario imparare all'interno dei seminari)
- Due grammatiche: Lezioni di lingua toscana nel 1727 presso il seminario vescovile di Firenze (Domenico Maria Manni) e Corticelli 1745 seminario vescovile di Bologna la grammatica diventa strumento di apprendimento, non più astratta.
- Entra anche nella scuola non ecclesiastica, impostata su confronto latino e italiano: Francesco Soave Gramatica ragionata della lingua italiana (1771). Si inizia ad avere un atteggiamento più ragionato (illuministico).
- Non tutti consideravano la lingua italiana adatta a tutti gli argomenti. Si era innescata una polemica tra Francia (loro lingua percepita più razionale e adatta al periodo storico, il francese fu proposto come nuovo latino, nuova lingua nazionale utile alla comunicazione, considerata raffinata dalle signore e di cultura per gli uomini, lo stesso Manzoni lo usava). Ci fu una riforma politica in Francia (basato sull'Ordre Naturel) che vietava lo stile ampolloso tipico dell'italiano (lingua adatta all'arte ma non alle cose pratiche). Polemica ripresa nel fine 700 da Rivarol che vinse un premio all’Accademia di Berlino, con un saggio che ribadiva il ruolo francese come lingua della comunicazione internazionale, a mettere fine alla questione fu un saggio filosofico di M. Cesarotti in cui furono riviste le accuse mosse dai francesi e ribadita la bontà di ogni lingua contro la supremazia di una sola.
L’Ottocento
- Grammatiche più usate: Basilio Puoti (purista) 1833 Regole elementari della Lingua Italiana
- Grammatica manzoniana: uso fiorentino, le più conosciute del Petrocchi 87 e del Morandi-Cappuccini 94 (forme oggetto usate come soggetto, riduzione dittongo -uo dopo le consonanti palatali presente nella quarantana dei Promessi Sposi)
- Grammatiche contrastive: mettono in comparazione il dialetto e l’italiano. G.I. Ascoli contrario all’insegnamento della lingua attraverso le norme e convinto dell’apprendimento con la naturalezza della lingua natia.
Il Novecento
- Riforma scolastica di Giuseppe Lombardo Radice (1924): promuovere l'italiano attraverso dei volumetti chiamati Dal dialetto alla lingua commissionati a vari linguisti (Migliorini, Terracini, Tagliavini), sosteneva il valore del dialetto.
- Benedetto Croce: la grammatica non esiste, la lingua è creazione individuale e le regole sono prive di fondamento scientifico.
- Migliorini e Devoto, 1941: la grammatica ha bisogno di regole, ma bisogna eliminare quelle obsolete. L’esercizio è fondamentale e aiuta la memorizzazione delle diverse problematiche (esercizio passivo dove si riconosce il problema es. risposta multipla e quello attivo dove si producono frasi).
Tardo Novecento
- Grammatica normativa: Serianni, Grammatica Italiana 1988 (ci dà delle regole).
- Grammatica generativa: Renzi-Salvi-Cardinaletti 1988-95 (fotografa una situazione senza dare regole fornendo esempi e possibilità).
- Grammatica valenziale: Sabatini 2007.
Storia del sistema grafematico dell'italiano
Il sistema grafico attuale si basa essenzialmente su quello cinquecentesco a cui si giunse dopo la moda etimologizzante dell'Umanesimo latino quattrocentesco. Molti sono però anche i cambiamenti avvenuti nei secoli successivi fino alla regolamentazione ora vigente.
Medioevo
- Per rendere la nuova pronuncia affricata del latino volgare accanto a tj e cj latine si ha tz ma soprattutto z e zi.
- Per rendere la pronuncia palatale del latino volgare abbinata a nj si ha gn (carte lucchesi 757-759). Viene usato il rafforzato ngn.
- Per rendere la pronuncia palatale del latino volgare accanto a lj si hanno gl gli lgl (carte lucchesi 991).
- Per rendere la pronuncia palatale del latino volgare accanto a sj si hanno sc sci (carte lucchesi 730 754).
- Per rendere i suoni velari si sviluppano i digrammi ch gh già a partire da carte longobarde dell’ottavo secolo (Adelchis fabriche); mentre nell’Italia mediana e meridionale nei primi documenti si ha k, nell’area centrale e occidentale della Toscana ch+i diventa sistematica già dai primi del Duecento.
Rinascimento
- Leon Battista Alberti, Grammatichetta vaticana, tra il 1434-38
- Si tratta del primo prospetto fono-grafematico (rapporto tra suoni e scrittura) del volgare fiorentino
- Innovazioni proposte:
- Distinzione da u e v (in latino solo v)
- Ch e gh velari e palatali
- Tra z sorda e sonora
- Tra e ed o chiuse e aperte
- Eliminazione dell’h etimologica latina (contro l’umanesimo latino)
Interventi normativi: in due grandi momenti
- Cinquecento
- Ottocento
Cinquecento
Questione della lingua: quale lingua dei letterati? Esigenze stampatori: quali grafie?
- Pietro Bembo nel III libro delle Prose volgar lingua nel 1525 dà indicazioni chiare ed esaustive riguardo alla lingua, mentre solo sporadiche riguardo alla grafia poiché il suo pensiero a tal riguardo era stato già espresso nell’edizione del Petrarca aldino del 1501 che ripropone l’originale petrarchesco:
- Ch/gh+ e,i
- Gl
- Gn
- H etimologica (anche se alternata all’eliminazione), x, th, ph, tj
- Affricata alveolare con ç
- Assimilazione regressiva dei nessi consonantici pt>tt, mn>nn bs>ss
- Uso dell’apostrofo
- Gian Giorgio Trissino pubblica Sofonisba nel 1524 (tipografo vicentino Ludovico degli Arrighi), propone la:
- Distinzione tra vocali e semivocali (u e v)
- Distinzione vocale e semivocale i/j
- Distinzione tra c e g velari e palatali e k e g contro c/
- Z sorda e sonora z/ç
- E, o chiuse e aperte epsilon-Omega e, o
- Nel 1529 distingue nei Dubbi Grammaticali (tipografo Tolomeo Ianiculo)
- F sorda e f sonora
- Uso di lj per I palatale
- K equivalente al nostro ch
- Omega= o chiusa
- Sostituzione grafia etimologica tj con z (pronuncia>pronunzia)
- Molte grafie latineggianti (ch, ph, x, ecc.)
Sistema non accettato
- Claudio Tolomei 1525 il Polito
- Eliminazione di tutte le grafie etimologiche latineggianti h q k x
- Doppio alfabeto: uno più ortoepico (con più suoni) per i dotti (più ampio) e uno con solo qualche variazione per gli altri.
- Giorgio Bartoli Degli elementi del parlar toscano 1584 propone un alfabeto fonetico molto complesso, che parte dalla base fonetica del fiorentino, utilizza in privato un alfabeto semplificato dove permangono solo le distinzioni:
- i/j
- s sorda e sonora
- u sia vocale che semivocale v
- distinzione tra z sorda e sonora
C’era da una parte la consapevolezza di distinguere e la necessità di trovare un sistema più economico
- Lionardo Salviati Avvertimenti sopra la lingua del Decamerone 1584-86. Siamo nel momento conclusivo della riflessione sul sistema ortografico
- Distinzione i vocale e semivocale per indicare i maschili plurale in-io (studio studi-> studj)
- Assimilazione dei nessi consonantici ct pt>tt bs>ss mn>nn
- Soppressione h etimologica all’interno della parola
- H davanti a tutte le forme del verbo avere
- La Z delle formazioni in -zia/zione scritta sempre scempia (notizia, condizione)
- Tj>z
Le regole descritte negli avvertimenti sono alla base dello strumento di divulgazione della norma tardo-cinquecentesca. Quello detto da Salviati è base della scelta grafica di uno degli strumenti di alfabetizzazione più importanti (Vocabolario degli Accademici della Crusca 1612 e diventa punto di riferimento saldo e duraturo per scriventi colti e stampatori).
Ottocento
- Gherardini rifondare l’ortografia riportandola alle radici latine (riforma non ha avuto fortuna)
- Petrocchi e Goldanich: promuovono invece le seguenti regole
- Usare l’accento grave per indicare solo l’apertura vocalica è ò
- S sorda e sonora
- Z sorda sonora
- Diagrammi sc gn gl
- C e g usati con valora palatale, k usato con valore velare, evidenziata la necessità di scegliere un nuovo simbolo per g velare
Evoluzione di una regola grafica
Es. distinzione tra u vocale e v consonante
- Proposta già nel 400 e 500 prende piede solo alla fine del 600 (Crusca 1691)
- Prende piede definitivamente a partire dal 700
Es. i vocale e semivocale
- Proposta nel 500 senza successo
- Attecchisce nell’accademia della Crusca 1612 per indicare i maschili plurali es. Studj
- 700 indica anche il valore semivocale es. Gennajo
- Primi cinquanta anni del 900 si usa ancora es. Guajo
- Ora permane come i nomi propri es. Jacopo
Rapporto tra grafemi e fonemi in Italiano
Il sistema grafematico dell’italiano è di tipo fonetico. Nella maggior parte dei casi i suoni si dicono come si scrivono. Corrispondenza biunivoca tra suono da rappresentare (fonema) e segno grafico (grafema). L’alfabeto dell’italiano corrisponde in maniera biunivoca al sistema sonoro (unico modo di pronuncia). Ci sono casi dove il rapporto biunivoco viene meno (valore di k e di c oppure per indicare un unico suono ci vogliono più elementi grafici come gl).
- I segni alfabetici scritti italiani sono 21, a questi sono aggiunti i grafemi stranieri (j, k dopo la i e w, x, y inserite dopo la v).
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