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La comunicazione moderna e il cambiamento dei mezzi

La comunicazione di oggi avviene in un tempo irreale, diversamente dal passato quando il messaggio aveva un contatto con uno strumento. Questo passaggio è molto importante perché è trasparente, è così scritto nella nostra esperienza di tutti i giorni che facciamo fatica a intenderlo. Soprattutto i giovani acquisiscono immediatamente questa modalità, poiché non a conoscenza del modello tradizionale.

Senso della rete e vita in tempo di pace

Nel brano: “Il senso della rete” (estratto da “La vita in tempo di pace” di Pecoraro) viene spiegato il modo di vivere nel mondo odierno con i mezzi di comunicazione, che sono a noi fruibili in qualsiasi momento, e che creano dipendenza. I media ci scandiscono la giornata, pensiamo a noi stessi nella nostra quotidianità e nella nostra vita con i media.

Umberto Eco -> Ogni volta che un nuovo mezzo ha accesso nei panorami mediali, si pensa che il mezzo precedente sia ormai “vecchio” e prossimo a morire. In realtà, con l’avvento di nuovi mezzi di comunicazione, quelli preesistenti si rafforzano e si caratterizzano per contatti diversi con gli altri mezzi. Sicuramente, però, è cambiata la modalità. Internet ha disinibito, ha dato voce a un “branco di imbecilli” che prima avrebbero detto le proprie idee al bar e che ora lo fanno su uno strumento potentissimo che li mette in comunicazione con un numero indefinito di persone. Come tutti, comunque, questo è uno strumento che non ha in sé il buono o il cattivo. Queste due caratteristiche vengono fuori a seconda di come questo strumento viene utilizzato (così come il pregiudizio).

Il concetto di pseudoambiente

Noi ci muoviamo in uno “pseudoambiente”, ovvero quell’ambiente che abbiamo costruito nella nostra mente e che è mandato avanti dai pregiudizi. Le nostre azioni sono spesso mosse dai pregiudizi più che dai giudizi. Il pregiudizio è determinato dalla cultura, dalle amicizie, dai gruppi. Il pregiudizio non è sbagliato nella sua genesi, lo è quando non viene riconosciuto, o non messo in discussione. Per raccontare di questo “pseudoambiente”, Walter Lippmann, giornalista e politologo statunitense della seconda metà del Novecento, ci richiama un congresso a Göttingen in Germania, durante il quale è stato chiesto, ad alcuni degli psicologi invitati, di guardare una scena per poi fare delle osservazioni. Nella scena si vedono un clown, una persona di colore e si sente uno sparo. Le persone vengono poi intervistate. Soltanto una piccolissima percentuale era stata in grado di ricostruire la scena come era realmente accaduta, il resto ha raccontato lo stereotipo che aveva in mente della scena, ovvero chi, secondo il loro pregiudizio, avrebbe potuto sparare. Questo effetto si chiama “etichettamento” e provoca nelle persone che vengono etichettate l’assorbimento dei pregiudizi, facendoli diventare realtà.

La visione mediata della realtà

Ormai abbiamo accesso a una visione mediata della realtà. Il grado di soddisfazione (ad es.) di un tramonto ci viene dalla nostra aspettativa del tramonto. Nel testo “L’opinione pubblica” di Lippmann del 1922, ci viene spiegato che il pubblico può essere agglomerato secondo diverse forme: gruppo, massa, folla e pubblico a seconda del tipo di interesse che li lega e del tipo di funzione che vanno a svolgere. Queste forme vennero studiate da un punto di vista scientifico (scienze sociali, sociologia...), per capire se questi agglomerati potessero modificare l’opinione del singolo. L’opinione è una cosa personale, e l’aggettivo “pubblica” la allarga a una cosa massificata e indistinta. Sembra un ossimoro. Molti, per questo motivo, hanno iniziato a chiamarla “opinione di massa”, ovvero un’opinione composita che rappresenta una tendenza generale del pubblico. L’opinione pubblica nasce da una discussione che avviene tra singoli riguardo a delle problematiche. Inizialmente l’opinione era propria di chi aveva un’istruzione, una cultura, delle idee e spirito critico. Con l’arrivo della radio e della televisione, nei primi anni del Novecento, è stata, poi, ampliata a tutti la possibilità di informarsi e di farsi delle idee.

I media e la trasformazione della politica

I mezzi di comunicazione di massa si chiamavano così perché da un emittente si distribuiva a una massa eterogenea. Anche la politica è stata, poi, alterata dalla televisione e ha dovuto imparare a utilizzare il linguaggio televisivo, concentrandosi più che sui contenuti, sulla capacità di rispondere e parlare con i “fast thinkers” (pensatori veloci) e con l’uso di un linguaggio semplice, che sanno esporsi in modo veloce e che hanno sempre una risposta pronta, piuttosto che con i politici. Questi personaggi ci propongono costantemente delle idee che, grazie alla loro retorica, ci arrivano come idee giuste e da seguire.

Oggi abbiamo la presunzione di essere informati su tutto perché abbiamo la possibilità di avere tutte queste informazioni con uno strumento che è sempre con noi e che in poco tempo ce le trova. Dobbiamo invece pensare con la nostra testa e dire la nostra idea, anche se questo comporta uno sforzo maggiore rispetto al cercare su internet o a farci inculcare delle idee da qualcuno.

The Magic Bullet Theory

Negli anni ‘20-‘30 si sviluppò la “Magic Bullet Theory” che teorizzava che i media erano strumenti persuasivi onnipotenti che agiscono su una massa passiva. In quegli anni si trovava una risposta immediata a tutto, senza una rielaborazione critica o intervento dal destinatario passivo. Negli anni ‘40-‘50, invece, la ricerca amministrativa americana si rende conto che le persone non sono così atomizzate, ma hanno un proprio gruppo familiare e di amici con il quale entrano in contatto e si confrontano. Negli anni ‘60-‘70 si è arrivati a un depotenziamento di questi effetti mediali per poi ritornare alla loro potenza nei tempi contemporanei, con un utilizzo frequente, tanto che possiamo dire che c’è un meccanismo di continua “campagna elettorale” per la quale al pubblico vengono sempre poste delle domande per mantenere il consenso.

Oggi ci troviamo degli “influencer”, dei leader, che hanno sempre la risposta a tutto e che portano opinioni e suggerimenti. Oggi questi leader cosmopoliti hanno una vasta platea su alcuni ambiti del sapere (politica, scienza, economia, arte...). Il leader fa da filtro, intermediario tra l’opinione e il pubblico (destinatario). Lui ha il compito di essere più all’interno delle questioni pubbliche e di riportarle in modo più semplice alla massa. La fiducia nelle persone spesso diventa più importante del messaggio in sé, quindi si crede a chi si ha fiducia, tralasciando il messaggio. C’è sempre un atteggiamento per il quale cerchiamo una figura che ci “indichi la via”.

Internet e il cambiamento nell'accesso alle informazioni

Oggi internet ha cambiato il nostro modo di avere accesso alle cose. Come Wikipedia che nel 2005-2006 era stato stabilito che era più incorporata di varie enciclopedie britanniche. Wikipedia è come un’intelligenza collettiva, costituita da utenti che vi riportano le proprie conoscenze per poter essere usufruite da chiunque.

Oggi le nuove generazioni nascono già con un istinto ai mezzi di comunicazione. Non è nelle disponibilità di tutti, anche al giorno d’oggi, avere un accesso quotidiano e le competenze per utilizzare i mezzi di comunicazione. Oggi si vede come questo aumento della conoscenza e questa possibilità che abbiamo, rispetto alle generazioni precedenti, non ha portato a una maggiore conoscenza, anzi. Qualche tempo fa Herbert Simon, economista, psicologo e informatico statunitense, ha elaborato il concetto di “disponibilità razionata” secondo cui il nostro cervello trattiene quello che è funzionale e abbandona ciò che non lo è. Un basso livello d’informazione è controproducente allo stesso livello del surplus d’informazione. Il cervello non ha la capacità di processare tutta questa informazione. Il bombardamento e il deficit portano a una minore conoscenza.

Knowledge gap e disuguaglianza informativa

Le sempre maggiori disponibilità informative all’interno di un sistema sociale determinano un aumento dello scarto di conoscenza tra i gruppi sociali e dà luogo a una nuova forma di disuguaglianza. I segmenti di popolazione motivati ad acquisire l’informazione tendono ad acquisire a una velocità maggiore rispetto ai segmenti di popolazione che non sono motivati: il modello di knowledge-gap. I media a stampa tendono ad ampliare i divari (knowledge gap) più della tv, in quanto fonte delle classi privilegiate. La tv è considerata una fonte popolare ed è maggiormente accessibile a un gran numero di soggetti.

La televisione ha cambiato completamente il modo di interagire con la realtà, ha creato un nuovo ambiente di comunicazione, lo “pseudoambiente” di cui parla Lippmann. Quando la televisione era ai suoi inizi i padri di famiglia, durante i pasti, accendevano la televisione per far aprire le porte del mondo ai propri figli; oggi è il contrario, si cerca di mantenere un momento familiare durante i pasti.

Il condizionamento culturale e l'identità

I media condizionano la nostra vita, anche se non li usiamo direttamente. Il condizionamento culturale ci appartiene e troviamo nell’alterità un elemento identitario che per noi è prioritario rispetto a tutti gli altri. Noi siamo fatti di molteplici identità (politica, religiosa, culturale...). Negli altri vediamo solo un’unica identità e categorizziamo queste persone con un’etichetta fatta di un unico elemento. La riflessione e l’apertura di senso ci fa capire che le cose che vediamo sono parziali e dettate dal condizionamento culturale (come nel convegno di Göttingen).

In ogni contesto riusciamo a distillare dall’ambiente quello che la nostra esperienza ci permette di fare. Ognuno riesce a capire dell’altro a seconda della propria esperienza. Viviamo in un contesto in cui i segni danno una costruzione di senso. I segni agiscono in tutti i livelli e si condizionano l’un l’altro. Il processo di industrializzazione ha modificato le modalità con le quali noi ci si rapporta. Ciò che ci arriva da un punto di vista culturale sembra quasi venire da un fattore genetico, o dall’infanzia, per quanto le nostre scelte sono forti. Queste idee si sono coltivate nella nostra mente, ma non sono irreversibili. I valori della tradizione, poi si scontrano con quelli dell’epoca moderna. Le trasformazioni sociali comportano una modificazione della cultura, del modo di vivere, del modo di agire, di comunicare e di relazionarsi. I materiali simbolici ci arrivano in secondo luogo dal consumo mediale.

L'influenza dell'urbanizzazione e delle nuove tecnologie

Il processo di industrializzazione attraverso il progresso tecnologico e scientifico ha cambiato anche i nostri spazi, la città e l’urbanistica, che a loro volta, hanno modificato anche le relazioni con le persone. Inizialmente si pensava che le persone lontane dalle città avessero meno relazioni. In realtà chi è più vicino alla città non per forza avrà più relazioni di quelli che abitano più lontano. Le persone, con l’avvento della tecnologia, hanno iniziato a mettere delle distanze maggiori. I media hanno alienato tutto, hanno frapposto tra le persone una distanza importante che non avremmo mai immaginato e che non era nell’intenzione con la quale erano stati pensati.

Massa e le sue implicazioni sociali

La massa è una nuova formazione sociale, espressione della società industriale. Coloro che si sono occupati degli studi sulla massa sono: Tarde, Le Bon, Ortega y Gasset e Ciacotin. Chi appartiene alla massa non appartiene a un gruppo poiché, chi fa parte del gruppo, sente di far parte di quel gruppo, ci si riconosce. La folla è racchiusa in uno spazio particolare, è temporanea, anonima, ha struttura non ordinata. Il pubblico è grande, disperso e stabile, si forma attorno a un’opinione, un interesse e un gusto. La massa, invece, è disgregata e atomizzata, senza identità e senza autocoscienza, non ha una finalità. Inoltre, è passiva nella fruizione del messaggio, cosa di cui i politici, e non solo, si approfittano.

Impatto degli eventi mediatici sulla massa

Nel 1938 durante una trasmissione televisiva Orson Welles, riprese la storia di un libro di un attacco alieno, “La guerra dei due mondi” che scombussolò la massa che andò nel panico, poiché mossa dalla passività e dal non riconoscimento. Nel libro “Next” del 2005 di Baricco ci viene presentato un uomo che inizia a correre e urlare, e una persona dietro di lui, anziché chiedersi il perché di questo atteggiamento, inizia a sua volta a correre. Questo è quello che la massa fa, senza riflettere segue ciò che fanno tutti. Non c’è più soggettività, esiste solo un’unica versione dettata dalla massa.

La percezione della massa nelle diverse ideologie

  • Per i conservatori è inorganica.
  • Per i liberali è non autonoma e incompetente.
  • Per i marxisti è amorfa.

L’avvento della società di massa fu favorita dal boom demografico, dall’urbanizzazione, dalla crisi agraria, da tutto ciò che ha modificato i modi di vivere e di fare. Ci si sente meglio, ci sentiamo a casa e appartenenti a un gruppo. Ecco perché chi viene dall’esterno ci fa paura, ci provoca uno scombussolamento, poiché nomadi, senza casa. Ci rievocano la nostra paura della perdita dei punti di riferimento. La massa non dipende dal numero di persone che ne fanno parte, ma dai tipi di relazione che si creano. All’inizio del Novecento c’è stato un cambiamento intervenuto in concomitanza dell’ingresso di nuovi mezzi mediatici. Da studi dell’individuo siamo, quindi, passati a studi delle masse. Nasce, quindi, una società di massa che, sebbene fosse stata negata in principio, ormai è diventata il punto focale di questo cambiamento. Per massa si intende “uomini-massa”, individui senza ancoraggio, senza punti fermi e condannati all’alienazione, a comportamenti domati dall’istinto. In questa accezione la massa si contrappone all’élite, che interviene attivamente al cambiamento. La massa, essendo manipolabile e fragile, è la prima destinataria dei messaggi mediatici. Questi messaggi, diffusi anche dalla tv e dal cinema, aggravano e amplificano la situazione iniziale causata dai messaggi dei giornali e della radio. Questo perché le immagini condizionano maggiormente le persone. La società di massa è l’espressione della società già organizzata dall’alto, per cui non c’è modo per l’individuo di emergere e uscire dalla massa. L’individuo diventa una macchina, un ingranaggio all’interno della massa. Nel 1923 la Scuola di Francoforte teorizza che c’è stato un ampliamento esponenziale in ordine quantitativo della cultura alta. Da quando la cultura si è abbassata ad essere reperibile a tutti, ha perso la sua aura per la quale era una cosa più elitaria. Il nuovo pubblico (massa) non è in grado di capirla e questa, pian piano, si abbassa e perde la sua importanza. La massa vuole intervenire ed inizia a venirgli in mente l’idea di una sovranità popolare e di uguaglianza. La democrazia è composta da tutti, e quindi a chi non ha esperienza nel governare il paese. Per la civiltà e per i più colti questo è una minaccia. L’avanzata della massa è irrazionale, si muove pensando di essere libera, ma è di facile manipolazione. L’opinione pubblica dovrebbe essere mossa dalla razionalità e da idee forti, non dalla irrazionalità e dalla manipolazione.

La democrazia ha dato loro la possibilità di intervenire. Molti studiosi si sono messi a lavoro per capire la pericolosità di ciò. Molti regimi totalitari hanno avuto trionfo grazie proprio alla massa. Alla massa bastava soddisfare i suoi bisogni, che vengono fatti sentire come esigenze. Si passa da “homo sapiens” a “homo videns” (predominanza del vedere sul pensare) un uomo che viene soddisfatto e accontentato da delle immagini, da delle cose futili. Molti autori liberali, infatti, hanno individuato nella stampa e nella pubblicità un contributo sufficiente al formarsi di una corretta opinione pubblica.

Analisi degli effetti dei media: Communication Research

Negli anni ‘30, fra le due guerre, nasce la “Mass Communication Research” che studia e ricerca gli effetti dei media nella società. Gli studi, però, sono stati fatti per la politica, non per la psicologia e per la sociologia. La ricerca amministrativa americana era volta a vedere il potere politico e ad aumentare l’efficacia dei messaggi. Negli USA gli studi erano mirati a vedere l’efficacia dei messaggi manipolatori sulle persone (prospettiva empirica), in Europa erano orientati sull’ideologia, sulla teoria di quanto l’allargamento della cultura alta avesse, in realtà, impoverito la cultura (prospettiva teorica). Negli USA il New Deal cercava di integrare i media nello sforzo di adeguare i cittadini alla necessità di ripresa del paese. Le persone dovevano avere una parte attiva nel processo di ripresa. La propaganda per funzionare aveva bisogno di conoscere le abitudini del pubblico e lo stile di consumo.

Fattori che influenzano la ricerca massmediologica

  • Circostanze di tempo e luogo
  • L’interesse dei governi
  • L’interesse dell’industria e dell’economia
  • Preoccupazioni percepite dalle pubbliche opinioni
  • Correnti delle scienze sociali

Questi fattori spingono a conoscere sempre di più, a voler sapere sempre di più.

  • Effetti limitati
  • Effetti immediati (a breve termine)
  • Effetti cumulativi (a lungo termine)
  • Effetti sociali

Questi effetti dei media apportano modifiche al modo in cui la società percepisce e interagisce con l'informazione.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jemba98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua, cultura e mass media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Baldi Benedetta.
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