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Teoria e metodologia del movimento umano

Attività fisica e sport

Per attività fisica (o esercizio fisico) si intende qualsiasi movimento corporeo volontario (quindi prodotto dalla contrazione dei muscoli striati scheletrici) che richiede un dispendio energetico superiore a quello in condizioni di riposo. Per sport, invece, si intende l’attività fisica svolta intenzionalmente, sul piano dell’agonismo oppure dell’esercizio individuale o collettivo, sottoposta a regole predeterminate ed improntata ad elementi competitivi.

Il corpo umano

Il corpo umano è un sistema estremamente complesso, un’unica entità composta da più sottosistemi (organi, apparati) che interagiscono al fine di permettere lo svolgimento di funzioni ed attività più o meno complesse. In tal senso, la corretta conoscenza dei meccanismi, delle dinamiche e delle metodologie che presiedono al movimento umano facilita l’assegnazione di compiti motori generativi degli stimoli idonei al conseguimento degli obiettivi desiderati (es. miglioramento delle prestazioni o dello stato di salute).

Le discipline scientifiche

Affinché un professionista possa avere piena cognizione degli esiti del compito motorio assegnato all’allievo è di fondamentale importanza la conoscenza delle:

  • Scienze biologiche (anatomia, biologia, fisiologia): per l’apprensione delle strutture, delle funzioni e delle modalità di vita dell’essere umano,
  • Pedagogia dello sport: per l’apprensione delle tecniche e delle metodologie didattiche funzionali al raggiungimento di obiettivi formativi coerenti alla pratica motoria e sportiva,
  • Psicologia dello sport: per l’apprensione dei processi cognitivi e comportamentali connessi all’esercizio fisico e alla partecipazione sportiva,
  • Fisica e biomeccanica: per l’apprensione delle modalità di realizzazione del movimento umano in risposta a sollecitazioni interne ed esterne,
  • Medicina dello sport: per l’apprensione delle misure preventive volte ad aggirare o controllare lo sviluppo di patologie figlie di una pratica sportiva compiuta in modo scorretto.

L'età evolutiva

L’età evolutiva è un periodo molto sensibile della vita di un soggetto, rilevabile tra la fase infantile e quella adolescenziale, in cui il bambino inizia ad entrare in contatto con il mondo esterno, affronta le prime esperienze ed attribuisce i primi significati (in maniera tale da abbozzare un suo primo sistema di conoscenze). In questo arco temporale l’attività fisica favorisce la crescita armonica del corpo, previene i fenomeni patologici ed insegna i valori sociali, facilitando la vita di relazione con i coetanei.

Compito motorio

Un compito motorio è un lavoro fisico, sostenuto grazie alla contrazione dei muscoli striati scheletrici ed alla modificazione dei rapporti articolari, che l’istruttore assegna all’allievo considerando la sua condizione, il suo livello di allenamento e i suoi obiettivi (a medio e lungo termine). L’espletazione del compito motorio si avvale di continui ed incessanti meccanismi di input e di output tra il sistema nervoso e gli stimoli propriocettivi provenienti dai muscoli e dalle articolazioni coinvolte nel movimento. A monte dello svolgimento del compito motorio sono riconoscibili diverse fasi, quali:

  • L’esplorazione preliminare dello spazio e delle zone di contatto fra i segmenti corporei ed esso (es. superficie d’appoggio),
  • La raccolta degli stimoli sensoriali,
  • L’organizzazione mentale del movimento portata ad integrazione della raccolta degli stimoli.

Tecnica dell'educazione fisica

La tecnica dell’educazione fisica si divide in:

  • Propedeutica: concernente l’insieme degli apprendimenti finalizzati allo studio e alla conoscenza del solido umano,
  • Statica: la branca della tecnica dell’educazione fisica che si occupa dello studio delle relazioni e dei rapporti che intercorrono tra il solido umano e l’ambiente circostante,
  • Dinamica: la branca della tecnica dell’educazione fisica che affronta la descrizione degli atti motori nella loro realizzazione.

Propedeutica

La propedeutica concerne l’insieme degli apprendimenti finalizzati allo studio ed alla conoscenza del solido umano.

Scheletro

Lo scheletro è l’impalcatura interna del corpo umano, alla cui costituzione partecipano principalmente le ossa, le cartilagini e le articolazioni. Le ossa, presenti in numero di 270 alla nascita e di 206 in età adulta, possano essere distinte, a seconda della regione in cui si localizzano, in:

  • Ossa del capo,
  • Ossa del tronco,
  • Ossa degli arti.

Da un punto di vista anatomico lo scheletro umano è suddivisibile in:

  • Scheletro assile: costituisce l’asse portante del nostro corpo e include il cranio, i tre ossicini di ciascun orecchio, l’osso ioide, la colonna vertebrale e la gabbia toracica,
  • Scheletro appendicolare: comprende le ossa degli arti e dei cinti (scapolare e pelvico) che collegano gli arti alla colonna vertebrale.

Assi e piani del movimento

I piani e gli assi del corpo permettono la codificazione e la descrizione oggettiva del movimento del solido umano, considerando come sua posa di partenza la posizione anatomica (in cui il corpo è in stazione eretta, con arti superiori addotti lungo il corpo, avambracci in supinazione e mani con dita estese). L’adozione di piani ed assi permette ai professionisti della salute di utilizzare un registro comune ed equanime nella descrizione del movimento dell’essere umano.

Assi

Gli assi anatomici sono delle linee immaginarie che intersecano i rispettivi piani del corpo umano, rappresentanti il cardine attorno al quale si realizzano i diversi movimenti anatomici. Si distinguono, in particolare, tre assi, quali:

  • Asse longitudinale (verticale / lunghezza del solido): è la linea immaginaria che attraversa il corpo dall’alto verso il basso, perpendicolarmente alla base di appoggio, quando il corpo è in posizione eretta. L’asse longitudinale interseca il piano trasversale,
  • Asse trasversale (orizzontale / larghezza del solido): è la linea immaginaria che attraversa il corpo da sinistra a destra, parallelamente al suolo. L’asse trasversale è perpendicolare all’asse longitudinale e interseca il piano sagittale,
  • Asse sagittale (antero-posteriore / profondità del solido): è la linea che attraversa il corpo dalla superficie posteriore alla superficie anteriore. L’asse sagittale è perpendicolare agli altri due assi (longitudinale e trasversale) ed interseca il piano frontale.

Piani cardinali

Dall’incrocio di due assi ortogonali hanno origine i piani cardinali, superfici bidimensionali che sezionano il corpo, dividendolo in due metà. I piani cardinali sono tre:

  • Piano frontale [è ottenuto dall’incrocio dell’asse longitudinale con l’asse trasversale]: corre parallelo alla fronte, perpendicolarmente al piano sagittale mediano, e divide il corpo in una parte anteriore ed una posteriore. Il piano frontale è attraversato dall’asse sagittale, e permette l’esecuzione di movimenti quali:
    • Abduzione: di allontanamento (lungo l’asse sagittale) di un arto dall’asse longitudinale del corpo,
    • Adduzione: di avvicinamento (lungo l’asse sagittale) di un arto all’asse longitudinale del corpo,
    • Inclinazione laterale (lungo l’asse sagittale) della testa e del tronco.
  • Piano sagittale [è ottenuto dall’incrocio dell’asse longitudinale con l’asse sagittale]: attraversa verticalmente il corpo, dividendolo in una metà di destra ed una di sinistra. Il piano di simmetria che divide il corpo in un antimero di destra ed uno di sinistra è chiamato piano sagittale mediano. Il piano sagittale è attraversato dall’asse trasversale, e permette l’esecuzione di movimenti quali:
    • Flessione: il passaggio di un segmento corporeo (braccia, gambe, busto) da un atteggiamento lungo ad un atteggiamento breve, senza che esso sia in appoggio al suolo o su un attrezzo. Il movimento di flessione diminuisce l’angolo dell’articolazione,
    • Estensione: il passaggio di un segmento corporeo da un atteggiamento breve ad un atteggiamento lungo, senza che esso sia in appoggio al suolo o su un attrezzo. Il movimento di estensione è consecutivo a quello di flessione e aumenta l’angolo dell’articolazione,
    • Piegamento: il passaggio di un arto dall’atteggiamento lungo all’atteggiamento breve, in attitudine di appoggio e con progressivo avvicinamento del baricentro al poligono di base,
    • Raddrizzamento: il passaggio di un arto dall’atteggiamento breve all’atteggiamento lungo, in attitudine di appoggio e con progressivo allontanamento del baricentro dal poligono di base.
  • Piano trasversale [è ottenuto dall’incrocio dell’asse sagittale con l’asse trasversale]: attraversa orizzontalmente il corpo, dividendolo in una parte superiore ed una inferiore, e prosegue perpendicolarmente al piano sagittale e al piano frontale. Il piano trasversale è attraversato dall’asse longitudinale, e permette l’esecuzione di movimenti quali:
    • Rotazione: il movimento attorno all’asse longitudinale dell’osso, distinguibile in:
      • Intrarotazione, ossia rotazione verso la linea mediana del corpo (chiamata pronazione nell’avambraccio),
      • Extrarotazione, ossia rotazione verso la linea opposta alla linea mediana del corpo (chiamata supinazione nell’avambraccio),
    • Torsione: è il passaggio dalla posizione di busto eretto a quella di busto ruotato (ottenibile attraverso la rotazione delle vertebre attorno all’asse longitudinale).

Implicazioni per la pratica

I piani e gli assi del corpo permettono ai professionisti della salute di far riferimento ad un registro comune ed equanime nella descrizione delle posizioni e dei fenomeni motori del solido umano. Grazie ad essi è possibile assegnare compiti che prevedano movimenti secondo specifiche ampiezze e direzioni, con l’obiettivo di favorire l’intervento di determinati distretti muscolari.

Coinvolgimento di più piani

La maggioranza dei gesti motori non sono monoplanari, ma tridimensionali. Essi, infatti, si realizzano nel coinvolgimento di tutti e tre i piani di movimento. Esempio: la circonduzione è un movimento rotatorio attraverso il quale un segmento corporeo descrive un cono, il cui vertice si trova in corrispondenza dell’articolazione, mentre la circonferenza alla base si trova in corrispondenza dell’estremità dell’arto. Il movimento di circonduzione si esplica nel coinvolgimento del piano frontale e sagittale.

Equilibrio del solido umano

L’equilibrio è quella particolare qualità psico-motoria che permette di mantenere il centro di gravità sulla verticale della base d’appoggio, in opposizione alle forze esterne che si applicano sul baricentro e alle stesse forze di gravità.

Baricentro

Il baricentro (o centro di gravità) è il punto di applicazione di tutte le forze peso su un corpo. Considerando il solido umano in posizione eretta, il baricentro è individuabile lungo la linea della colonna vertebrale all’altezza dell’ombelico (tra la terza e la quinta vertebra lombare / L3-L5). L’ubicazione del baricentro, tuttavia, differisce in relazione:

  • Alle caratteristiche fisiche del soggetto, quali la distribuzione del peso, l’altezza, l’età ed i reciproci rapporti dei segmenti corporei,
  • Alla posizione che il corpo assume nello spazio. Nell’esecuzione di qualsiasi movimento, infatti, il corpo umano descrive configurazioni assai diverse, in corrispondenza delle quali il baricentro esprime localizzazioni differenti.

Tanto più il baricentro è sito in basso tanto più il corpo è stabile. Viceversa tanto più il baricentro è sito in alto tanto più il corpo è instabile.

Linea di gravità e proiezione

La linea di gravità definisce la linea verticale passante per il baricentro lungo la quale agisce la forza di gravità. Tanto più la linea di gravità si conclude entro il poligono d’appoggio tanto più il soggetto è in posizione stabile. Viceversa tanto più la linea di gravità si esaurisce prossimalmente ai confini del poligono tanto più il soggetto è in posizione instabile. La proiezione del baricentro, invece, definisce la linea verticale che collega il baricentro alla superficie d’appoggio.

Equilibrio e disequilibrio

Per superficie (o base) d’appoggio si intende l’area entro la quale le regioni corporee in appoggio sono limitate dal suolo o dall’attrezzo. A seconda del rapporto esistente tra baricentro e base d’appoggio possono essere agevolate condizioni di equilibrio o disequilibrio. In particolare:

  • È favorito il disequilibrio in corrispondenza di:
    • Una ridotta ampiezza del poligono di base,
    • Uno scostamento della linea di gravità dal centro del poligono,
    • Un baricentro più alto (es. quando ci si alza sulle punte),
    • Una superficie sopraelevata,
  • È favorito l’equilibrio in corrispondenza di:
    • Una maggiore ampiezza del poligono di base,
    • Un avvicinamento della linea di gravità al centro del poligono,
    • Un baricentro più basso.

Condizioni di equilibrio

La condizione fisica fondamentale affinché un corpo rimanga in equilibrio è che la proiezione del suo baricentro termini all’interno della base di appoggio. In particolare, è possibile discernere condizioni di equilibrio:

  • Perfetto: quando la linea di gravità cade al centro della base di appoggio,
  • Stabile: quando la linea di gravità cade in un punto qualsiasi della base di appoggio,
  • Instabile: quando la linea di gravità cade sul perimetro della base di appoggio,
  • In caduta: quando la linea di gravità cade all’esterno della base di appoggio (es. burpees),
  • Indifferente: quando il centro di gravità coincide con la base di appoggio (es. decubito supino).

Tipologie di equilibrio

Per quanto concerne le tipologie di equilibrio, invece, se ne osservano principalmente tre, quali:

  • L’equilibrio statico: si realizza quando il baricentro è in stato di quiete ed è sottoposto all’azione delle sole forze di gravità (es. durante il plank),
  • L’equilibrio dinamico: si realizza quando il baricentro è costantemente sollecitato dalle oscillazioni del corpo (es. durante la camminata il centro di gravità effettua degli spostamenti concordi al movimento del corpo nello spazio). L’equilibrio dinamico è, pertanto, definibile come il raggiustamento posturale consecutivo ad un disequilibrio transitorio connesso allo spostamento del baricentro,
  • L’equilibrio in volo: si realizza quando vi è un’assenza di contatto con oggetti fermi (es. suolo o attrezzo). La fase di volo può variare da pochi decimi di secondo (es. corsa) a vari secondi (es. salto con gli sci) a diversi minuti (es. caduta libera con il paracadute).

Statica

La statica è la branca della tecnica dell’educazione fisica che si occupa dello studio dei rapporti che intercorrono tra il solido umano e l’ambiente circostante.

Unità di base del movimento

In essa figurano le unità di base del movimento, le quali conglobano:

  • Le Posture: descrivono le relazioni che il solido umano contrae con l’ambiente circostante,
  • Gli Schemi posturali: descrivono atti motori segmentari, che coinvolgono solo determinati segmenti corporei e che non implicano la traslocazione del corpo nello spazio (es. torsione del busto e flessione dell’anca),
  • Gli Schemi motori di base: descrivono atti motori globali, che implicano il movimento o la traslocazione del corpo nello spazio (es. strisciare, correre, saltare, afferrare). Possono prevedere lo spostamento del corpo nello spazio o lo spostamento dell’attrezzo nello spazio.

Posture

Per quanto concerne le posture, esse sono classificabili in atteggiamenti e posizioni:

  • Gli Atteggiamenti descrivono le figure assunte dal solido umano, o da segmenti di esso, indipendentemente dal suo rapporto con l’ambiente circostante e con gli oggetti esteriori. Essi si precisano:
    • Totali: quando coinvolgono il solido umano nella sua globalità (con particolare riferimento al rapporto busto-arti inferiori). Tra gli atteggiamenti totali si distinguono:
      • L’atteggiamento tipo: in cui il punto più alto del capo è alla distanza massima dalla punta dei piedi uniti ed in estensione,
      • L’atteggiamento ruotato: in cui tutti i segmenti del corpo sono ruotati attorno al proprio asse longitudinale,
    • Parziali: quando coinvolgono esclusivamente determinati segmenti corporei e considerano separatamente i tratti del solido umano (assile, appendicolare superiore e appendicolare inferiore). A seconda della distanza apprezzabile tra i segmenti anatomici presi in esame si distinguono atteggiamenti lunghi, brevi e semibrevi:
      • Nell’atteggiamento lungo i segmenti corporei sono alla massima distanza l’uno dall’altro,
      • Nell’atteggiamento breve i segmenti corporei sono alla minima distanza l’uno dall’altro,
      • Nell’atteggiamento semibreve i segmenti corporei sono ad una distanza compresa tra la minima e la massima e formano angoli superiori a 90°,
      • Nell’atteggiamento ruotato o torto, invece, i segmenti corporei compiono una frazione di giro attorno al loro asse longitudinale,
    • Combinati: quando uno o più atteggiamenti coinvolgono contemporaneamente due o più segmenti del corpo. Gli atteggiamenti combinati più comuni sono:
      • L’atteggiamento a raccolta: in cui il busto è in atteggiamento lungo e gli arti inferiori sono in atteggiamento semibreve.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher decri.wrld di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodologia del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Foggia o del prof Monacis Domenico.
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