Che materia stai cercando?

Appunti lezioni storia economica prof Alberto Rinaldi

Appunti delle lezioni di Rinaldi del corso di storia economica, studiando la parte che ha spiegato lui qui sopra ho preso 29.

a) rivoluzione economica del Sei-Settecento (rivoluzione agraria + 1°rivoluzione industriale inglese)
b) rivoluzione economica degli ultimi 40-50 anni, incentrata sulla intelligenza artificiale e la globalizzazione. Verranno analizzati i passaggi dal sistema... Vedi di più

Esame di Storia economica docente Prof. A. Rinaldi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Uso del coke per la fusione del minerale di ferro (Abraham Darby, 1709)

Secondo grande settore trainante della prima rivoluzione industriar è il settore siderurgico. Il problema è

che alla fine del ‘600/ primi dei ‘700 si utilizzava come combustibile per la fusione del minerale di ferro,

il carbone di legno. Questo era un problema per l’Inghilterra in quanto povera di carbone di legna.

L’alternativa era il carbon fossile, molto più presente sull’isola. Fecero degli esperimenti: il problema è

che se si utilizzava il carbon fossile, durante il procedimento di fusione accadeva che il carbon fossile

contaminasse il ferro prodotto con tutta una serie di impurità che ne compromettevano la qualità. La

soluzione trovata da Abraham Darbay, il proprietario di una ferriera della Inghilterra centrale. Egli

utilizzò il coke come combustibile. Il coke è un derivato del carbon fossile. Il carbon fossile durante un

trattamento termico (si riscalda e poi si raffredda), si depura delle impurità che prima della fusione

andavano a contaminare il ferro, e ottengo un sottoprodotto chiamato coke. Nel coso degli anni Darbay

e il figlio perfezionarono questo procedimento di fusione. Piano, piano questa nuova tecnica incominciò

a diffondersi in Inghilterra e i vecchi forni alimentati a carbone di legna incominciarono ad essere

sostituiti da forni alimentati da coke. Nel 1760 i forni a coke erano 17, nel 1775 erano 31, nel 1790 erano

81 (80% di tutti i forni) e producevano il 90% della ghisa dell’Inghilterra.

La crescita della produzione di ghisa determinò un nuovo limite alla crescita della produzione. Intorno al

1780 ormai si era in grado di utilizzare il coke, tuttavia si utilizzava ancora il carbone di legna quale

combustibile per la seconda fusione del fero (fusione dei pani di ghisa per ottenere ferro lavorabile). Ora

l’impulso era verso una soluzione che consentisse di utilizzare il coke anche per la seconda fusione.

Il puddellaggio (Henry Cort, 1784)

È la soluzione per il combustivo della seconda fusione. Infatti era possibile utilizzare il coke per la prima

e seconda fusione. Il risultato fu la progressiva estromissione del carbone di legna dalla siderurgia

inglese. Il sistema di pudellaggio era molto più veloce della tecnica di fusione utilizzata in precedenza:

era possibile lavorare 15 tonnellate di ferro nello stesso tempo in cui con il sistema precedente se ne

lavorava una sola. Teorie della Rivoluzione industriale

1) Maurice Dobb – Giorgio Mori: il tratto saliente della prima rivoluzione industriale è stato un

cambiamento sostanziale nella modalità di svolgimento del processo produttivo manifatturiero. Questa

trasformazione è stata caratterizzata dal passaggio da una situazione in cui nel processo produttivo si

utilizza una attrezzatura produttiva costituita da utensili ad attrezzatura produttiva formata da macchine

utensili in grado di effettuare operazioni che in precedenza erano svolte dall’uomo. per questa scuola si

ha una rivoluzione industriale quando si trasferisce il lavoro eseguito dall’uomo alla macchina (oggi il pc

che svolge calcoli per l’uomo). trasformazioni di questo tipo non si ebbero nei 30/40 anni che

precedettero la prima guerra mondiale. Ci furono innovazioni ma non tali che trasferissero il lavoro

dall’uomo alla macchina.

2) David Landes – Nathan Rosenberg – (anche Ennio De Simone): sostiene che il tratto saliente della

prima guerra mondiale fu un’esplosione della creatività tecnologica. Secondo questa scuola si ha una

rivoluzione industriale in presenza di un’ondata particolarmente eccezionale di innovazioni

tecnologiche. VEDI AUDIO DOPO 55 MIN DETTATO CITATO LANDES. Oggi rivoluzione industriale con pc

ma anche nei 30/40 anni che hanno preceduto la prima guerra mondiale.

3) I cliometrici: Charles Harvey, Nick Crafts e altri. Cliometria (clio: dea della storia; metrix:): approccio

allo studio della storia economica attraverso il metodo della econometria (analisi quantitativa dei

fenomeni econometrici). Pone l’accento sull’andamento delle principali variabili macroeconomiche

(produzione industriale, prodotto interno lordo). Si può parlare di rivoluzione industriale solo in

presenza di tassi di crescita delle variabili macroeconomiche.

Le stime più recenti di Crafts mostrano che la dinamica delle variabili era stata molto più lenta di quanto

ritenuto in precedenza. Tende a sminuire l’importanza della rivoluzione industriale/ il ruolo del

cambiamento nella storia che non è mai troppo repentino. A fare luce su questo punto ha provveduto

Joel Mokyr. Joel Mokyr

Sostiene che non vi è una incompatibilità tra il verificarsi di un grande cambiamento strutturale

nell’economia come rivoluzione industriale e la assenza in quegli stessi anni di repentine accelerazioni

nei tassi di crescita delle principali variabili macroeconomiche. Per sostenere questa tesi presenta il

modello bi-settoriale. Suppone che l’economia britannica del ‘700 sia formata da 2 brandi settori

• Settore A: il settore moderno nel quale ha avuto avvio la rivoluzione industriale. All’inizio è

molto piccolo ma cresce rapidamente: nell’anno iniziale è pari al 10% dell’economia e cresce al

4% all’anno;

• Settore B: comprende il settore tradizionale dell’economia inglese. Inizialmente è molto grande:

nell’anno iniziale è pari al 90% dell’economia e cresce all’1% all’anno;

• Ỳ = 1,3 = 0,9x1 + 0,1x4 tasso di crescita dell’intera economia nell’anno iniziale.

1

• Ỳ = 1,39 dopo 10 anni il tasso di crescita aggregato è salito di 0.09

10

• Ỳ = 2,5 solo dopo 75 il peso del settore A è passato al 50%

75

I modelli bi-settoriali indicano che il cambiamento di crescita dell’economia è una impossibilità

matematica in quanto il tasso di crescita è la media ponderata dei tassi di crescita dei suoi singoli settori.

Anche in presenza di una discontinuità molto forte la limitata dimensione iniziale del settore A finisce

per limitare l’impatto del cambiamento sul tasso di crescita aggregato di tutta l’economia.

(Presunta) seconda Rivoluzione industriale

• Ha luogo tra il 1880 (circa) e la prima guerra mondiale;

• Cinque novità:

• Fine del monopolio inglese delle innovazioni tecnologiche;

• Nuovo rapporto fra scienza e tecnica;

• Nascita di nuovi settori industriali che assunsero una funzione trainante per lo sviluppo

industriale e per l’intera economia;

• Avvento della direzione scientifica del lavoro (taylor-fordismo);

• Nascita della grande impresa manageriale moderna che si impose per consentire di

realizzare appieno il potenziale dei 4 settori.

In questi anni molte delle innovazioni/scoperte, che caratterizzano questa nuova fase di sviluppo, si

verificano al di fuori dell’Inghilterra (poche in Inghilterra), in particolare negli Stati Uniti e in Germania.

Si instaurano nuovi e più stretti tra scienza e tecnica (ricerca scientifica e sviluppo industriale). Fino alla

metà del’800 la ricerca scientifica veniva svolta da scienziati accademici le cui motivazione non erano

economiche. Essi conducevano le loro ricerca “per amore della scienza”: la ricerca scientifica non veniva

condotta per ottenere un lucro. Questi scienziati rappresentavano una comunità accademica del tutto

separata dal mondo delle imprese.

La situazione cambia nella seconda metà dell’800 in cui le imprese cominciano a dotarsi di propri

laboratori di ricerca industrial. La ricerca comincia a diventare sempre più industriale e nasce la figura

dello scienziato industriale che lavora nei laboratori di ricerca di proprietà delle imprese. L’obbiettivo è

quello di utilizzare le scoperte scientifiche per la derivazione di nuovi processi industriale o per

migliorare quelli esistenti e per ottenere nuovi prodotti. Gli indirizzi di ricerca sono guidati dal possibile

valore economico dei risultati della ricerca.

Prima del 1850 la frontiera dell’innovazione era ancora centrata sul mondo dei fenomeni visibili ad

occhio nudo, nei quali i rapporti di causa ed effetto potevano essere osservati ad occhio nudo. In un

contesto siffatto non stupisce più di tanto che i passi in avanti della tecnologia derivassero quasi

interamente da meccanici e da artigiani ingegnosi (che non avevano alcuna preparazione scientifica

particolare) che erano in grado di osservare i rapporti di causa ed effetto dei marchingegni.

A partire dalla metà del ‘800 la frontiera della tecnologia si sposta dal mondo dei fenomeni visibili ad

occhio nudo a quello dei fenomeni invisibili ad occhio nudo (atomi, molecole, virus, batteri, flussi

elettroni, magnetismo, onde elettromagnetiche) comprensibili solo agli scienziati in possesso di una

solida e reale di una preparazione scientifica. Le spiegazioni scientifiche dei fenomeni invisibili ad occhio

nudo non possono più essere ignorate dalle imprese industriale che altrimenti avrebbero rischiato di

essere messe fuori mercato dai propri concorrenti. Occorre osservare che questo nuovo e più stretto

legame tra scienza e tecnica finì per generare un insieme di innovazioni che portò alla nascita di nuovi

settori industriali che in poco tempo giunsero a svolgere una funzione trainante er l’intera economia.

Nuovi settori industriali

Sono settori che nascono nella seconda metà del ‘800 e che al momento dello scoppio della prima

guerra mondiale si sono affermati come i nuovi) settori trainanti dell’economia. Soppiantano l’industria

tessile (in particolare quella cotoniera e siderurgia del ferro.

• La siderurgia dell’acciaio;

• La chimica organica;

• L’elettricità;

• L’automobile La siderurgia dell’acciaio

L’acciaio è una lega di ferro e carbonio. È un particolare tipo di ghisa (ghisa: percentuale elevata di

carbonio; molto dura e fragile, difficilmente lavorabile e dunque impossibile ottenere dei manufatti) che

mantiene i vantaggi della ghisa e del ferro lavorabile mentre allo stesso tempo non ha più gli svantaggi

della ghisa e del ferro lavorabile. Il ferro lavorabile non si spezza quasi maie allo stesso tempo resistente

ma si deforma facilmente. L’acciaio è una lega che è allo stesso tempo molto più resistente della ghisa e

facilmente lavorabile quasi come il ferro malleabile: combina insieme le qualità positive.

Anche prima si lavorava l’acciaio ma i prodotti erano molto costosi in quanto il processo di

decarburazione della ghisa che consentiva di ottenere l’acciaio era lento. Nel medioevo era usato per le

corazze dei cavalieri, per fabbricare armi bianche (spade, coltelli chirurgici, forbici).

Nella seconda metà dell’800 si realizzano tutta una serie di innovazioni che consentono di produrre

acciaio in grande quantità e a costi molto più bassi rispetto a prima:

• 1856: Processo Bessemer per la fabbricazione dell’acciaio. Inventato in Inghilterra, consente di

ridurre da 75 a 150 volte il tempo necessario alla decarburazione della ghisa. Ma non elimina le

scorie di fosforo presenti nei minerali ferrosi quindi può essere utilizzato solo per fondere i

minerali ferrosi provenienti dai giacimenti non fosforosi (solo una parte limitata dei giacimenti

europei).

• 1864: Forno Martin-Siemens che consente di produrre acciaio di migliore qualità dai minerali

ferrosi ricchi di fosforo. I costruttori erano u francese e tedesco, quindi invenzione non generata

in Inghilterra. Questo forno era comunque molto più lento del processo Bessemer.

• 1878-79: Sistema Gilchrist-Thomas (2 inglesi) che applicato al forno Bessemer, consentì di

ottenere acciaio di buona qualità dai giacimenti di ferro ricchi di fosforo.

Il risultato fu che l’acciaio cominciò a sostituire il fero in una gamma sempre più ampia di impieghi. La

(quando??) produzione di acciaio in Europa aumenta di 8 volte. Tra il 1870 e il 1913 la produzione di

acciaio cresce di altre 71 volte. Ora l’acciaio viene utilizzato al posto del fero per la costruzione degli

scafi delle navi, per costruire motori a vapore ad alta pressione quindi più potenti, si diffonde nella

meccanica ferroviaria: per le rotaie che in acciaio sono 7 volte più resistenti, per produrre locomotive e

carri ferroviari. Forno Bessemer

Forno Martin-Siemens

La chimica organica

Tra le scorie del coke depurato vi è il catrame minerale che è un sottoprodotto poco costoso della

fabbricazione del coke. Si comincia a provare a sottoporre a processi industriali di vario tipo i derivati

dalla fabbricazione del coke e si vide che il catrame minerale potevano essere derivate delle tinture che

potevano essere utilizzate come coloranti. Dal catrame minerale si genera l’anilina dalla quale ottiene

una tintura di colore lilla, scoperta di Perkins. Nasce così il settore dei coloranti artificiali in Inghilterra

ma negli ultimi decenni dell’800 si sviluppa soprattutto in Germania, Svizzera, USA. Inoltre nascono

anche altri comparti della moderna chimica industriale: fertilizzanti artificiali (Germania), industria

farmaceutica, industria delle fibre tessili artificiali, industria degli esplosivi (inventata la dinamite).

Nasce nel 1856 per opera dell’inglese William Henry Perkins.

Impianto progettato da W.H. Perkin

Una nuova fonte di energia: l’elettricità

• 1821: Michael Faraday inventa il motore elettrico;

• 1839: Samuel Morse inventa il telegrafo che rende molto più veloce la trasmissione di

informazioni;

• 1869: Thomas Alva Edison inventa la lampada elettrica ad incandescenza;

• 1876: Alexander Bell inventa il telefono;

• A partire dagli anni ’ 80 del XIX secolo: si costruiscono le prime centrali idro e termoelettriche

(sfruttano rispettivamente la caduta dell’acqua e il calore).

Era comunque molto difficile a trasportare l’energia elettrica che veniva prodotta lontano dalla

centrale che la produceva, in quanto veniva perduta molta durante il trasporto. Questo ostacolò la

diffusione dell’utilizzo dell’energia elettrica. Alla fine si trovarono dei sistemi per il trasporto a lunga

distanza dell’energia elettrica senza incorre in significative perdite di potenza. A partire dalla fine

dell’800 l’impiego dell’energia elettrica si diffuse rapidamente a sempre nuovi usi: illuminazione

pubblica (strade e piazze) e privata (lampade a gas e petrolio sostituite da quelle elettriche), trazione

di treni e tram, forza motrice per gli impianti industriali. Inoltre consente di rendere efficienti anche

le piccole industrie; con quelle a vapore era impossibile costruire una macchina a vapore per ciascuna

macchina utensile presente nella fabbrica ma la fabbrica era dotata di una unica grande macchina a

vapore installata in un reparto apposito dalla quale si diramava un complicato sistema di

ramificazione che serviva trasmettere l’energia a vapore alle macchine utensili collocate in reparti

distinti da quella a vapore. Pertanto le macchine utensili dovevano essere tutte agglomerate in uno

stesso capannone. L’energia elettrica può essere applicata anche in forma distribuita. Se ciascun

tornio ha il proprio motore elettrico 100 torni dislocati in 100 capannoncini diversi non sono meno

efficienti di altrettanto 100 in un unico grande capannone.

Con l’invenzione del motore elettrico è possibile anche alla piccola impresa in tutta una serie di

settori lavorare in condizioni di efficienza. Lampada ad incandescenza di Edison

Centrale elettrica

Primo motore a scoppio di Gottlieb Daimler (tedesco) – 1892

Si sviluppa così l’industria automobilistica. motore a scoppio ad un solo cilindro

Prima automobile di Gottlieb Daimler – 1893

Simile alle carrozze trainate da cavalli ma dotate di un motore a scoppio.

Questi nuovi settori, per essere efficienti, richiedono ingenti capitali. Nasce pertanto l’industria

moderna: imprese di dimensioni sconosciute sino a quel momento. Queste imprese che si affermano nei

4 settori per essere efficienti devono compiere 3 tipi di investimenti: costruire impianti produttivi di

grandi dimensioni per fabbricare i prodotti ai costi unitari più bassi consentiti dalla tecnologia; costruire

reti di distribuzione e di marketing su scala nazionale e internazionale da tenere il passo con gli

accresciuti volumi di produzione; investire nel management (nasce la figura del manager: dirigente

d’azione stipendiato utilizzato per gestire strutture ed impianti più grandi e complessa che in passato);

necessità di pianificare il loro sviluppo futuro (bisogno di dirigenti specializzati che si occupino della

pianificazione delle attività future e della allocazione delle risorse per la produzione e la distribuzione

future. Perché non fu una vera Rivoluzione industriale?

Ci sono delle somiglianze con la Rivoluzione industriale inglese del ‘700:

• Grande creatività tecnologica;

• Vengono creati molti nuovi prodotti;

• Si utilizza una nuova fonte di energia;

Tuttavia, non cambia il rapporto uomo e macchina: non si ha il trasferimento di alcuna funzione

dall’uomo alla macchina e questo per alcuni significa che in questa circostanza no si può parlare

propriamente di un’autentica rivoluzione industriale.

Direzione scientifica del lavoro (taylor-fordismo)

Nelle industrie tessili la forza di lavoro era costituita da donne e bambini che avevano il compito di

annodare i fili di cotone che si spezzavano. I maschi adulti erano una minoranza nelle fabbriche. Nella

meccanica la classe operaia era molto diversa (poche donne e bambini). La forza lavoro era composta

quasi esclusivamente da operai maschi adulti. Gli operai erano qualificati che utilizzavano delle

macchine utensili dette generiche (potevano essere riattrezzate facilmente e velocemente per passare

rapidamente dalla produzione di un pezzo ad un altro pezzo molto diverso dal precedente). Questo era

dovuto alla richiesta di versatilità delle macchine. Non esisteva ancora la produzione in serie (non si

poteva costruire 2 macchine uguali anche se avessero lavorato con gli stessi utensili); le macchine

utensili dell’epoca non erano in grado di lavorare l’acciaio temprato (tempra: trattamento termico a cui

l’acciaio è sottoposto. Consiste in un brusco riscaldamento seguito da un brusco raffreddamento. Serve

a rendere più robusto il materiale. Nel corso di questa operazione l’acciaio si deforma e accadeva che gli

utensili usati nella meccanica non riuscivano a tagliare l’acciaio che fosse già stato sottoposto alla

tempra. Accadeva così che le lavorazioni fossero effettuate su barre di acciaio non ancora temprati.

Durante la tempra però, gli utensili si deformavano. In seguito bisognava comunque farli combaciare

nell’assemblaggio: la soluzione era di sottoporli alla rettifica dove venivano ulteriormente modificati.

Risultava così che i prodotti finali fossero diversi tra di loro). Le decisioni degli operai erano molte e

decidevano loro l’attrezzaggio della macchina utensile, sceglievano i semilavorati da afre tagliare,

decidevano la velocità della lavorazione, l’angolo del taglio. Avevano una grande autonomia nel loro

lavoro. Da loro dipendevano la quantità dei prodotti e la qualità della produzione. In realtà il controllo

del processo produttivo non erano in mano agli imprenditori o alla direzione aziendale ma in quelle degli

operai e alla loro professionalità che avevano maturato nel corso di molto anni osservando gli operai più

esperti e anziani, o conoscenze che erano state loro trasmesse. Le conoscenze erano spessi ignote alla

direzione aziendale.

• Frederick Winslow Taylor (1856-1915): elabora un modello di organizzazione del lavoro

consentisse il trasferimento del controllo del processo operativo dalle mani degli operai nelle

mani della direzione aziendale. A tal fine la direzione aziendale doveva arricchirsi di una nuova

funzione che sino a quel momento non esisteva: costituire un dipartimento apposito chiamato

ufficio “tempi e metodi”. L’idea era che l’azienda dovesse assumere una categoria di tecnici di

tipo nuovo che era l’analista del lavoro

• Innovazione organizzativa (non tecnologica)

F.W. Taylor

Analisi delle mansioni

Avevano il compito di analizzare le mansioni operative svolte dagli operai. L’obbiettivo è di scomporre la

mansione operativa dell’operaio nei suoi gesti elementari. Deve accurare quale fosse la maniera

ottimale in cui ciascun micro gesto poteva essere eseguito. Sulla base di questi studi l’ufficio tempi e

metodi giungeva a stabilire delle prescrizioni dettagliate riguardo a come ogni operaio doveva eseguire

ciascun singolo gesto attinente al suo lavoro. A questo punto agli operai si chiedeva di lavorare secondo

queste nuove istruzioni e non secondo le loro conoscenze personali. Il tipo di innovazione è di carattere

organizzativo e non tecnologico. La direzione aziendale sarebbe riuscita ad affermare il suo pieno

potere.

Si ottiene che il processo operativo viene uniformato con un aumento della lavorazione che è

nell’interesse degli stessi lavoratori poiché in questo modo la direzione aziendale potrà redistribuire la

produttività accresciuta sotto forma di salari.

Si ottengono 3 risultati:

-processo operativo uniforme

-aumento di redditività

-netta separazione della ideazione dalla esecuzione del bene da realizzare: lo studio dei processi

lavorativi va alla direzione aziendale, ben lontano dai lavoratori. I risultati dello studio vengono resi noti

ai lavoratori solo nella forma di mansioni semplificate prescritte da istruzioni semplificate. Il compito

degli operai è di eseguire le mansioni senza pensare e senza bisogno di comprendere il ragionamento

tecnico che stava alla base. L’idea era che l’ufficio tempi e metodi dovesse ideare una lista di mansioni

molto semplici, facilmente attuabili da chiunque. L’idea era che l’intelligenza degli operai fosse inutile

per l’azienda: il compito di pensare spetta alla direzione dell’azienda. Taylor è fautore di una concezione

economicista delle motivazioni del agire umano: la motivazione unica è di ottenere un reddito più alto

ma questa concezione dà per scontato che un operaio accetti volentieri faccia un lavoro ripetitivo anche

se più remunerato di un lavoro immaginativo e creativo. Infatti il taylorismo ha riscontrato molte

opposizioni tra gli operai, contrariamente a quanto atteso.

Taylor’s time card

Henry Ford (1863-1947) fondazione di azienda automobilistica nel 1903

Questa idea era utopistica e per riuscire ad imporre questa uniformazione del ritmo lavorativo fu

necessario introdurre una innovazione di carattere tecnologico che imponesse agli operai di lavorare

attenendosi alle mansioni semplificate assegnate e ai tempi di lavorazione uniformi che Taylor

sosteneva dovessero essere insegnati.

Le innovazioni furono introdotte da Ford e sono:

• Intercambiabilità completa dei pezzi: in questo modo pone le basi per la produzione di serie per

le automobili. Riuscì ad ottenere ciò in seguito a degli esperimenti sui materiali che venivano

utilizzati per gli utensili destinati al taglio dei metalli. Ideò degli acciai speciali che erano in grado

di tagliare anche l’acciaio temprato. A questo punto i componenti che uscivano dalla lavorazione

non necessitavano più di essere tagliati in seguito alla temperatura. Il fatto di riuscire a produrre

materiali intercambiabili non si ha più bisogno di macchine utensili intercambiabili ma progetta

macchine utensili molto specializzate, ideate alla fabbricazione di un unico pezzo per la cui

fabbricazione sono state concepite. Non hanno più bisogno di regolazione tra un pezzo e l’altro.

Non dovendo più essere riattrezzate queste macchine utensili non necessitano più di essere

regolate da operai qualificati ma bastano operai generici per azionarle. Diventano

intercambiabili anche gli operai, pertanto l’azienda si libera degli operai qualificati che

lavoravano alle macchine utensili e così gli operai qualificati non sono più in grado di esercitare

alcun controllo sul processo lavorativo.

• il secondo cambiamento riguarda il reparto montaggio. Decide di specializzare gli operi

montatori che devono spostarsi da un banco di montaggio all’altro in modo da ottenere dei

tempi di montaggio più r

Montaggio automobile – 1907- prima dell’avvento della produzione di serie

Le macchine venivano posizionate su appositi banchi di montaggio fissi. Su ciascun banco lavorava una

coppia di operai montatori che assemblavano un’intera automobile. Il tempo di lavoro necessario per

montare un’automobile era in media di 8/9 ore. Questi operai avevano una vasta gamma di operazioni

da compiere ed erano dunque altamente qualificati. Avevano anche il compito di effettuare le

lavorazioni di rettifica dei pezzi da assemblare al fine di farli combaciare tra di loro.

Ford Modello T

Catena di montaggio – I

Catena di montaggio – II La ʺGrande Depressioneʺ (1929-1933)

La storia del capitalismo non è caratterizzata da una crescita economica ininterrotta, ma dal susseguirsi

di cicli economici ricorrenti (fasi di crescita anche accellerata e di momenti di crisi nei quali la produzione

è addirittura diminuita). Ci sono state numerose crisi economiche nel capitalismo, che però hanno un

carattere che le differenzia dalle crisi della economia pre-industriale. In una economia pre-industriale la

crisi economica è essenzialmente una crisi di scarsità, dovuta ad una carenza improvvisa di mezzi di

sussistenza (cattivi raccolti, carestie, guerre che interrompono i traffici e commerci). La crisi economica

dell’età industriale è una crisi fondalmentalmente di sovrapproduzione: dovuta ad una produzione

sovrabbondante, eccessiva rispetto a quanto il mercato è in grado di assorbire (il sistema economico

finisce per aumentare la rpoduzione al di là della capacità di assorbimento del mercato). Queste ultime

crisi innescano un processo di aggiustamento del sistema produttivo che comporta la eliminazione della

capacità produttiva in eccesso. La crisi economica più grave attraversata dal capitalismo in tempo di

pace è la grande depressione che ebbe luogo tra il 1929 ed il 1932. L’unica in tempo di pace

paragonabile alla grande depressione è la crisi economica attuale (grande repressione).

La seconda metà degli anni ’20 fu negli Stati Uniti un periodo caratterizzato da una crescita economica

molto elevata accompagnata da una ascesa che sebrava senza fine dei valori delle azioni quatate presso

la borsa di New York. Di fronte a questa crescita un numero crescente di persone (anche semplici

famiglie) decideva di investire in borsa credendo che i valori dei propri investimenti sarebbe cresciuto.

Molte persone si indebitarono presso le banche per investire in borsa pensando che il guadagno sarebbe

stato magiore degli interessi che avrebbero dovuto pagare alla banca. Accadde però che il 24 ottobre del

1926 si ebbe il cosiddetto giovedi nero: brusca caduta dei titoli seguita da una seconda il 29 ottobre

1929 (martedi nedro).

Colonnello del Ohaio disse che : “mai nella storia dell’umanità cosi tanta gente ha perso così tanti soldi

in così poco tempo”.

Si scatenò una rapida ondata di panico e coloro che hanno comprato delle azioni si affollarono per

vendere le loro azioni nel timore che la caduta del loro corso sarebbe proseguita ulteriormente.

Molti invesitori subirono una forte decuratzione del valore dei propri risparmi, subirono una perdita del

40%, 50% se non di più.

Quelle persone che avevano investito in borsa i soldi presi a prestito dalle banche si trovarono in mano

delle azioni il cui valore era divenuto inferiore al debito che avevano contratto con la banca e non

furono più in gradi di rimborsare il debito. Questo rappresentò una perdita anche per le banche. Così le

banche cominciarono a ritirare i crediti anche agli altri settori dell’economia a cui avevano concesso

finanziamenti (imprese); cominciarono a non erogare più mutui per gli aquisti delle case e gli acquisti a

rate( credit crunch attuale). Le imprese si ritrovarono in una situazione in cui non potevan pagare i

crediti alle banche e i salari. Dovettero così ridurre il personale e produrre di mano.

Inoltre si ebbe la riduzione della domanda aggregata: molte famiglie videro ridursi il valore dei loro

risparmi e la conseguenza fu che le famiglie incominciarono a consumare di meno e venne meno la

domanda di beni.

Di fronte alla diminuzione della domanda le imprese si trovarono costrette a ridurre la produzione e ad

alleggerire il numero della manodopera. Molte fabbriche dovettero lavorare a ritmo ridotto e le imprese

licenziarono/sospesero una parte considerevole della forza lavoro.

La conseguenza fu l’innescamento di un circolo vizioso che alimentava ulteriormente la caduta.

• Nell’economia pre-industriale la crisi è dovuta ad una carenza improvvisa di mezzi di sussistenza;

• Nell’economia industriale (capitalistica) la crisi è dovuta alla sovrapproduzione;

• La “Grande Depressione” (1929-1932): è la crisi più grave attraversata dal capitalismo in tempo

di pace paragonabile a quella iniziata nel 2008

Andamento dell’indice di borsa di New York.

Produzione industriale nei principali paesi industriali dal 1925 al 1935 (1929=100)

In Germania fu uno dei principali motivi dell’ascesa di Hitler al potere.

Il paese che inizia a riprendersi prima è l’Inghilterra. Il motivo è che essa fu il primo paese a svalutare la

moneta che consetì alle merci inglesi di recuperare competitività sui mercati internazionali.

Tasso di disoccupazione negli USA

Tasso di disoccupazione: è il rapporto tra il numero dei disoccupati che cercano lavoro e il numero totale

delle persone che hanno un lavoro + il numero dei disoccupati che cercano lavoro

Le interpretazioni delle “Grande crisi”

Perché fu corsì grave questa crisi? 3 interpretazioni:

• Milton Friedman: la causa principale risiede nella politica monetaria sbagliata della BCA.

Secondo egli la BCA per frenare la speculazione ad un certo punto decide di ridurre fortemente il

credito che essa faceva alle banche commericali. Ridusse la possibilità delle banche commerciali

di prendere denaro dalla banca centrale. La BCA mantenne questo comportamento per tutti gli

anni ’30. Di fronte al crollo la BCA avrebbe dovuto seguire la direzione opposta, e concedere una

più ampia possibilità alle banche commerciali di rifinanziarsi alla BCA. Questa analisi è tutta

concentrata sugli USA. Questa idea influenza anche le idee di oggi: davanti alla crisi del 2008 la

BCA e la BCE hanno concesso alle banche commerciali il denaro che esse chiedevano poiché

erano consapevoli del carattere sbagliato della politica di restrizione.

• Charles P. Kindleberger: sostiene che la crisi fu grave a causa dell’assenza, nel sistema

economico internazionale, di un paese guida che funga da “prestatore di ultima istanza” per

l’intero sistema economico internazionale. Questo paese guida ci fu sia sino alla 1° guerra

mondiale (Inghilterra) che dopo la 2° guerra modiale (USA). Tra le due guerre mondiali

l’economia mondiale non ha avuto un vero paese guida pefrchè l’Inghilterra che avrebbe avuto

la volontà di continuare a fungere da paese guida non avveva più i mezzi/la potenza finanziaria.

Gli USA, che avrebbero avuto la potenza economica e finanziaria, non avevano ancora la volontà

di farlo. Questo paese guida deve: essere esso stesso un mercato relativamente aperto per le

merci degli altri paesi; fornire dei prestiti anticiclici alle altre economie soprattutto durante le

fasi di rallentamento dell’economia mondiale perché possono essere utilizzati dagli altri paesi

per sotenere l’attività economica (e indirettamente del paese guida stesso). Gli USA durante le

guerre usano una tecnica protezionistica e riducono i loro presti all’Europa (Germania che aveva

banche finanziate da quelle americane).

• Heinz W. Arndt: pone l’accento sulle contraddizioni dell’economia reale. La crisi è causata dal

verificarsi di uno squilibrio tra la domanda e l’offerta nel settore dell’economia reale (tra Europa

e altri continenti; all’interno degli USA). Per il primo squilibrio, durante la 1° guerra mondiale, si

era verificato un enorme aumento della capacità produttiva nell’agricoltura dei paesi

extraeuropei ( in Europa era diminuita a causa della distruzione dei territori e riduzione dei

contadini, diminuzione di capitali investiti in agricolura/ bestiame: i paesi europei avevano fatto

un ricorso crescente alle importazioni dei prodotti agricoli dagli altri continenti come Canada,

Australia, Argentina che hanno di molto ampliato le superfici coltivate per soddisfare la

domanda. Dopo la fine della guerra l’Europa ricostituisce la sua capacità produttiva nel settore

primario; come risultato l’Europa si trova a ridurre la propria dipendenza dalle forniture estere

con il risultato che questi si trovano con un eccesso di capacità produttiva in agricoltura. Si ha

così un crollo dei prezzi dei beni agricoli dei paesi extraeuropei. Una soluzione è l’avvio di

programmi di sostegno dei prezzi dei prodotti agricoli che prevedono lo stoccaggio della

sovraproduzione in appositi sili. Questi programmi sono finanziati dalle banche americane; ma

questo dura per pochi anni perché le banche sostengono i finanziamenti per indirizzare i loro

investimenti presso la borsa (e non più per stoccaggio). L’effetto è un crollo dei prezzi che causa

una diminuzione della capacità dei paesi di finanziare i propri prodotti (incapacità di esportare

prodotti agricoli). Il secondo squilibrio, interno agli USA, c’era stat un’ondata molto forte degli

investimenti nei settori di produzione di beni di consumo durevole (industria automobilistica,

settore edile). Gli inverstitori avevano definito i loro progetti di investimento immaginando una

crescita della domanda molto superiore a quella che effetivamente si verificò: vennero costruiti

impianti per la produzione molto superiori alla domanda. Molyte case e automobili non furono

venduti e si creò uno squilibrio tra capacità produttiva eccessiva e una domanda non in grado di

assorbire i volumi di produzione che questa capacità produttiva era in grado di sfornare.

Come se ne uscì?

L’avvento alla presidenza di Roosvelt adottò una politica economica incetrata su un maggiore intervento

dello stato nell’economia. Prima si pensava che il mercato lasciato libero di funzionare avrebbe condotto

sempre alla piena occupazione. Lo Stato avrebbe dovuto perseguire l’obbiettivo del pareggio del bilancio

(contenimento della spesa pubblica). Roosvel si ispirò alla teoria economica di John Maynard Keynes: il

meracto lasciato libero di funzionare non tende a portare sempre il sistema alla piena occupazione. Si

possono verificare anche delle situazioni in cui il libero funzionamento porta ad equilibri di

sottoccupazione. Ci possono essere situazioni in cui si è in presenza di capacità produttiva e forza lavoro

inutilizzata. Che cos’è che impedisce al sistema di riaprire le fabbriche: carenza di domanada. Di fronte a

una situazione di questo tipo occorre attuare una politica economica che fornisca all’economia una

addizione di domanda chhe consenta di impiegare tutte le risosre disponibili e raggiungere la piena

occupazione. Lo strumento di politica economica che si può utilizzare è la spesa pubblica in disavanzo. È

questo l’asse di fondo della politica econoica di Roosvelt. La finalità a cui è destinata la spesa pubblica in

disavanzo per finanziare una serie di programmi di lavori pubblici che permettono di creare di alcuni

milioni posti di lavoro che vengono assunti nei cantieri permettendo di avere di avere un salario e di

spenderlo sul meracato aumentando la domanda.

• Intervento dello Stato nell’economia;

• Abbandono del principio del bilancio in pareggio e adozione di politiche basate sul deficit

spending, ispirate al pensiero di John Maynard Keynes;

• Il New Deal di Franklin D. Roosevelt (finanziamenti con il disavanzo pubblico):

1. Federal Emergency Relief Administration (1933);

2. Civil Works Administration (1933);

3. Tennessee Valley Authority (1933);

4. Works Progress Administration (1935);

5. Social Security Act (1935);

6. Il Wagner Act (1935). L’economia sovietica tra le due guerre mondiali

• I primi provvedimenti economici del governo sovietico (1917-18):

• Il "decreto sulla terra": stabiliva la confisca delle terre dei proprietari nobiliari, delle

terre della chiesa ortodosso, e delle terre della corona. Le terre confiscate divennero di

proprietà statale e in base al decreto le terre furono date dallo stato in usufrutto al

popolo lavoratore. Lo stato assegnò le terre ai soviet locali. Soviet erano dei consigli

eletti dai operai o contadini che avrebbero provveduto alla loro redistribuzione. Furono

distribuiti in tanti piccoli apezzamenti a conduzione famigliare. Venne stabilito che i

contadini assegnatari non potevano vendere gli apezzamenti di terreno ricevuto, non li

potevano affittare, non potevano assumere braccianti in quanto una misura contraria

alla ideologia populista. Non potevano trasmettere il terreno ai loro eredi.

• Il "controllo operaio" sulle fabbriche Nel giugno 1918 l’industria fu nazionalizzata.

Venne indtrodotto il controllo operaio nelle fabbriche: in una prima fase (novembre 17-

giugno 18) le fabbriche rimasero formalmente delle proprietà dei vecchi proprietari.

Vengono selezionati dei comitati eletti dai lavoratori che avevano un potere molto forte

di controllo della gestione della fabbrica. Chi veramente controllava i comitati erano i

sindacati russi e i soviet degli operai della città in cui sorgeva la fabbrica. Nel giugno del

1918 le fabbriche vennero nazionalizzate. A

• Nazionalizzazione delle banche (alla fine del 1917), del commercio estero (di fatto quasi

nullo) e del commercio interno.

In questa situazione le fabbriche soffrivano di una scarsità di dirigenti perché una parte di loro, spesso

coincidenti con gli ex-operai, erano scappati all’estero dopo la rivoluzione comunista. Mentrei dirigenti

d’azienda che erano rimasti, erano molto screditati in qaunto considerati partigiani del vecchio regime

rovesciato dalla rivoluzione. Molte fabbriche lavoravano a ritmi ridotti (producevano molto meno) e

pertanto le occasioni di lavoro nelle città erano diminuite e molte persone si trasferirono dalle città alle

campagne per partecipare alla redistribuzione delle terre. Era accaduta una situazione molto grave: la

produzione industriale era crollata e al tempo stesso i contadini non volevano più vendere i loro prodotti

alle città perché queste non avevano più prodotti industriali da offrire ai contadini in cambio. Pertanto

gli scambi tra la città e la campagna crollò. In questo contesto introno alla metà del 1918 scoppiò la

guerra civile (governo comunista- armate contro rivoluzionarie capeggiate da generali dell’ex esercito

zarista). V.I. Lenin (1870-1924)

Il "comunismo di guerra" (1918-21)

• Sistema centralizzato di distribuzione delle risorse gestito dallo stato e basato sullo scambio

diretto (senza l’intermediazione della moneta/ una sorta di baratto). Durante gli anni della

guerra civile la moneta si svalutò talmente tanto da scomparire. Prese il nome di comunismo di

guerra. I lavoratori delle fabbriche erano stati militarizzati: nella condizione di un soldato. Gli

operai non potevano scegliere dove lavorare o cambiare fabbrica. Erano pagati attraverso buoni

acquisto che potevano utilizzare solo per l’acquisto di beni di sussistenza presso gli spacci statali.

I servizi pubblici erano gestiti dallo stato e venivano erogati gratuitamente ma in un ammontare

minimo per ogni famigliadeciso dallo stato. Il problema principale per il governo era come fare

ad approvigionare le città e l’esercito in una situazione in cui i contadini non erano disposti a

vendere le loro eccedenze agricole. Per costringerli venne introdotto il sistema degli ammassi

obbligatori e delle requisizioni forzate delle eccedenze lasciando un ammontare troppo piccolo

per assicurare il fabbisogno sussitenziale dei contadini. Il governo sovietico organizzò delle

squandre di soldati che venivano mandate a girare nei villaggi rurali per procedere alla

requisizione forzata dei cereali che i contadini non volevano cedere e che cercavano di

nascondere. A questa politica i contadini reagirono bruciando i raccolti e riducendo la superficie

coltivata o decidevano di ridurre le superfici seminate da non far trovare ai soldati nulla. Il

risulato fu che si ebbe gravi carestie nel 1918 e nel 1920/21. L’effetto del comunismo di guerra

fu che riuscì ad assicurare l’approvigionamento dell’esercito durante la guerra civile ma provocò

un grave crollo dell’economia.

• Finalità: assicurare l’approvvigionamento delle città e dell’esercito;

• Strumento: requisizione forzata delle eccedenze agricole

Il fallimento del "comunismo di guerra"

Economia russa nel 1920 (1913 = 100)

1920

Agricoltura 60

- Grano 47,5

Industria 20

- Carbone 34

- Acciaio 5

Trasporti 22

Esportazioni 0,1

Importazioni 2,1

Di fronte al collasso dell’economia russa, Lenin decise un drastico cambiamento della politica economica

russa. La Nuova Politica Economica (NEP): 1921-28

Le misure principali che furono introdotte:

• Liberalizzazione e privatizzazione del commercio interno;

• Sostituzione delle requisizioni con un’imposta fissa (prima in natura e poi in denaro);

• Ristabilimento della proprietà privata delle terre e della possibilità di assumere salariati;

• Autonomia gestionale delle grandi imprese statali;

• Introduzione di una nuova moneta

• Privatizzazione e liberarizzazione della piccola industria (imprese con meno di 21 addetti) ma

che possono operare solo nel campo del commercio interno. Restituite ai vecchi proprietari o

venduti a nuovi acquirenti. Il peso della piccola impresa sulla industria russa era molto inferiore

al peso che aveva nel commercio: fornivano solo il 5% della produzione industriale e

rappresentavano il 12% delle imprese. La grande industria rimase nazionalizzata. Tuttavia con la

NEP viene concessa una maggiore autonomia gestionale alle grandi imprese industriali di

proprietà statale che potevano firmare contratti di vendita e fornitura liberamente.mavrebbero

dovuto ottenere un proffitto di impresa dato dal costo della produzione e i prezzi di vendita. In

aggiunta, la organizzazione del lavoro nell’industria statale venne smilitarizzata (gli operai

potevano cambiare fabbrica e ai sindacati venne riconosciuto il dirito di tutelare gli interessi dei

lavoratori).

• I prezzi vengono lasciato liberi di oscillare secondo le regole di mercato (in base alla domanda e

all’offerta)

• Fine delle requisizioni forzate delle eccedenze agicole, sostituite da una imposta fissa (prima le

requisizioni variavano a seconda di quanto il contadino produceva) che inzialmente è in natura

(non proporzionale all’ammontare del raccolto). Le eccedenze rimangono nella disponibilità del

contadino (lo può vendere sul mercato al prezzo del mercato). È una misura volta ad incentivare

le superfici coltivate e le semine. Questa imposta in natura venne trasformata in natura nel

1904?

• I contadini a cui furono distribuite le terre ora acquisirono anche la proprietà giuridica (potevano

cedere e prendere in affitto, potevano tramandarle ai figli, potenano assumere braccianti)

• Approvazione di una legge sulle concessioni, che consentiva la concessione ad imprese straniere

di speciali licenze per lo sfruttamento delle risosre naturali del paese. Tuttavia questa legge non

ebbe un grande successo. Questo perché il governo sovietico, dopo la rivoluzione di ottobre,

aveva ripudiato il debito estero del vecchio regime zarista. Temevano un elevato rischio di

espropriazione.

La NEP rappresentò un sistema orginale di economia mista, nel quale accanto ad un forte settore

dell’economia di proprietà statale venne creato anche un importanete settore privato e assicurata una

maggiore libertà all’iniziativa privata (agricoltura, commercio interno, piccola industria). Questo nuovo

sistema avrebbe dovuto far avviare la ripresa dell’economia russa.

I risultati della NEP

Economia sovietica nel 1927-28 (1913 = 100)

Unione sovietica: è uno stato federale costituito nel 1922 e scompare nel 1991. Nasce da una

riorganizzazione dei territori dell’ex impero russo dopo la rivoluzione. Contempla la costutuzione

di repubbliche autonome appartenenti ai terriotri del ex impero russo abitate da popolazione

non russe. 1927-28

Agricoltura 110

• Cereali 87

Industria 118

• Carbone 122

• Acciaio 102

- Tessuti di cotone 104

Trasporti 104

Elettricità 203

Esportazioni 38

La crisi della NEP

Una volta terminata e superata la ricostruzione dell’economia, l’economia continuava a palesare alcuni

importanti problemi di fondo:

-nonostante i buoni risultati conseguiti, il ritardo tecnologico rispetto ai principali paesi avanzti

dell’occidente risultava addirittura aumentato rispetto al 1913. Negli anni ’20 la russia aveva sviluppano

meno i settori trainanti della seconda rivoluzione industriale. Qquesto era visto come un grosso

problema.

-per il governo sovietico era prioritario sviluppare i settori tecnologicamente più avanzati e a maggiore

intensità di capitale (siderurgia, chimica, meccanica pesante). Tuttavia per sviluppare questi settori

erano necesari forti investimenti che potevano avere luogo solo comprimendo i consumi dei contadini.

Questo era un grosso problema perché i contadini avrebbero potuto reagire rifiutandosi di vendere i

loro raccolti sul mercato.

-rispetto all’ante guerra era molto diminuita la quantità di cereali che veniva portata sul mercato. Prima

della guerra la Russia era una importante esportatrice di cereali. Dopo la rivoluzione di ottobre

nemmeno riusciva ad approvigionare le proprie città a causa di una classe contadina che era restia a

vendere la sua produzione allo stato. La radice di tutto ciò era la redistribuzione della proprietà fondiaria

che c’era stata dopo la rivoluzione di ottobre. La redistribuzione aveva portato ad un livellamento

sociale nelle campagne: erano scomparse le grandi aziende agricole gestite dai proprietari nobiliari e i

contadini agiati che coltivavano più di ettari di terra dovettero restituire anche loro una parte delle loro

terre nel corso della grande redistribuzione che ebbe luogo dopo la rivoluzione di ottobre. Le aziende

agricole che si avevano ora erano molte e piccole e tendevano all’autosufficienza. Questa circostanza

portava con sé il pericolo di crisi periodiche nell’approvigionamento delle città che si sarebbero

verificate qualora lo stato avesse cercato di abbassare oltre un certo limite i prezzi dei prodotti agricoli

rispetto a quelli industriali.

• Nonostante i buoni risultati della NEP, il ritardo tecnologico dell’Urss era aumentato;

• Lo sviluppo dell’industria pesante richiedeva ingenti investimenti che potevano avere luogo solo

comprimendo i consumi dei contadini;

• La quantità di cereali portati sul mercato era due volte inferiore rispetto al 1913.

La “crisi delle forbici”

La NEP tra il 1921 e il 1928 aveva consentito una ripresa della economia Russa (intorno al 1927-28) i

livelli produttivi avevano superato i valori dell’anteguerra. Ma verso la fne degli anni ’20 incominciò a

incontrare il problema della difficoltà di approvigionamento delle città ai prezzi che il governo fissava

per gli ammassi dei cereali che ora erano divenuti volontari ( i contadini erano liberi di venderli se

volevano). Il governo cercava di indurre i contadini a vendere il grano agli ammassi statali autunnali ma

allo stesso tempo i contadini non erano obbligati a vendere il loro grano allo stato. Questo creò una

serie di problemi dovuti ad uno squilibrio tra i prezzi dei cereali e i prezzi dei prodotti industriali. La

russia nonostante la ripresa economica verificatasi durante la NEP era in paese industrialmente ancora

arretrato (industria debole/ poco sviluppata): sopratutto quella parte del apparato industriale che

produceva beni di consumo. Problema di carenza di capacità produttiva (che era insufficiente per

produrre una quantità adeguata di beni di consumo e di macchine e attrezzature per la agricolura a

prezzi sufficientemente bassi da incentivare i contadini a vendere il loro grano per potere, con il

ricavato, comperare i beni di consumo ai prezzi vigenti). L’obbiettivo di fondo dello stato sovietici era di

promuovere uno sviluppo dell’industria/allargare la capacità produttiva dell’industria/ concentare le

risorse diponibili negli investimenti industriali. Il problema era come fare a reperiere le risorse per

reperire gli investimenti. L’unica fonte erano le campagne (l’agricoltura): occorreva che si stabilissero dei

prezzi relativi tra i beni industriali e i prodotti agricoli che fossero molto favrevoli ai prodotti industriali

(prezzi dei prodotti agricoli molto bassi; i prezzi dei prodotti industriali alti). Ma i contadini non erano più

obbligati a cedere il loro raccolto allo stato. I contadini avevano visto che sul mercato dei prodotti più

remunerativi dei cereali (latte, formaggio, carne, barbabietola, cotone). Così i contadini vendevano i

prodotti dell’allevamento e delle colture industriali che usavano per pagare l’imposta fissa in denaro.

Non c’era più urgenza di vendere il grano e tendevano a procrastinare la vendita e non erano disponibili

a venderli ai prezzi molto bassi proposti dallo stato. Questo costituiva un problema per

l’approvigionamento delle città. Oltretutto non poteva avere luogo in questo modo il pompaggio di

risorse dalla agricolura al investimento industriale che era nel progetto della politica del governo. Si

diceva pertanto che stava avvenendo la crisi delle forbici: gli ammassi statali, divenuti volontari,

rischiavano di fallire perché si stabiliva una forbice tra gli alti prezzi dei prodotti industriali e i bassi prezzi

dei prodotti agricoli. Di fronte a questo fenomeno i contadini reagivano rifiutandosi di vendere il grano e

aspettando la primavera dell’anno successivo quando avrebbero potuto vendere il grano a prezzi più alti

di quello offerto in autunno. L’elemento che stava alla base di questa crisi era la redistribuzione della

proprietà terriera che era intervenuta in russia dopo la rivoluzione di ottobre (dopo il decreto sulla terra

e la redistribuzione delle terre). Ora l’assetto della proprietà terriera era molto diversa dall’epoca

precedente la prima guerra mondiale: i ceto dei grandi proprietari terrieri era scomparso. Questa

redistribuzione aveva indotto anche i contadini anche agiati (più di 10 ettari) a restituire allo stato quella

parte dei loro possedimenti che eccedeva. Il risultato era che la distribuzione della proprietà della terra

era divenuta molto più eguaglitaria: si erano indeboliti i contadini più agiati ed era quasi scomparsa la

classe dei contadini senza terra. Si formò così un ceto di piccoli proprietari di coltivatori diretti. Negli

anni ’20 predominava la piccola e piccolissima proprietà terriera. Si avevano circa 9000 di piccole e

piccolissime aziende agricole: si diffuse la fgura del contadio medio. Egli era nella Russia dell’epoca un

contadino diretto coltivatore (coltivava un terreno di proprietà). Utilizzava delle tecnologie molto

rudimentali e arretrate (povere di capitale, bestiame, attrezzi agricoli) che in molti casi praticavano

ancora la rotazione triennale. Nel 1927 circa il 40 % degli aratri in Russia era rappresentato da aratri in

legno e circa 1/3 delle aziende agricole non possedeva cavalli. La superficie media coltivata da ciascuna

azienda era pari a 2 ettari, che tendevano all’autosufficienza e che quindi non avevano il bisogno di

vendere il loro grano sul mercato. La NEP si trovò nella condizione di un amolto difficile contraddizione.

Per funzionare avrebbe dovuto puntare su un industrializzazione che fosse basata principalmente sullo

sviluppo della industria leggera (che produceva beni di consumo richiesti dai contadini) e di elevati

prezzi agicoli. Ma in questo modo si sarebbe rallentato lo sviluppo della industria pesante con il risultato

che si sarebbe accresciuto il divario tecnologico tra Unione Sovietica e i maggiori paesi sviluppati

dell’Occidente.

Il governo decise così un ripristino delle requsizioni forzate per l’autunno 1927-1928 e questo causò una

diminuzione dei raccolti nell’anno 1928 da parte dei contadini. Stalin tra il 1928-29 decise un drastico

cambiamento di industria politica: decise di abbandonare la NEP e l’instaurazione di un sistema

economico molto diverso. Decise di instaurare un sistema di economia pianificata di comando. Per fare

ciò Stalin adottò alla fine degli anni *20 una serie di drastiche misure.

• I prodotti industriali erano cari e rari, mentre i prezzi pagati dallo stato per i cereali erano molto

bassi;

• Vi era così una “forbice” tra gli alti prezzi dei beni industriali e quelli bassi dei prodotti

dell’agricoltura;

• I contadini non vendevano il grano in autunno allo stato, ma aspettavano la primavera

successiva per venderli a prezzi molto più alti;

• Difficoltà per l’approvvigionamento delle città e dell’esercito.

L’economia pianificata di comando (1929-41 ma sino al 1991)

• La collettivizzazione dell’agricoltura con lo scopo di assicurare allo stato il controllo diretto delle

eccedenze prodotto dalla agricoltura. Elimina così la classe dei contadini diretti agricoltori/ le

aziende agricole private. Impose che tutte le terre coltivate dovessero essere raggruppate per

dare vita a grandi fattorie collettive. Queste ultime erano di due tipi:

• Kolchoz: erano fattorie cooperative. I contadini che entravano a farene parte (le cui ex

terre erano comprese) divennero formalmente soci del kolchoz.

• Sovchoz: grandi aziende agricole di diretta proprietà statale. I contadini che andarono a

lavorare in queste terre divennero dipendenti pubblici. I contadini lavoravano come

braccianti a di fatto diventarono una specie di dipendenti pubblici. Aevano una

dimensione maggiore rispetto ai kolchoz.

Questi tipi di fattorie erao di dimensioni molto più grandi delle precedenti aziende contadine. Se

alla fine degli anni ’20 l’agricoltura russa era caratterizzata da 25 milioni piccole e piccolissime

aziende private di circa 2 ettari, ora si avevano all’incirca 200 mila kolchoz e 4 mila sovchoz.

I contadini opposero resistenza alla collettivizzazione, voltendo mantenere la proprietà privata.

Quindi i contadini si rifiutavano di dere il loro bestiame e preferirono macellarli. Questi contadini

furono oggetto di repressioni molto dure: arrestati, deportati in Siberie, rinchiusi nei campi di

concetramento, fucilati. Particolare oggetto di massiccia deportazione furono i cortadini di

grandi proprietà (kulaki): deportati massa verso la Siberia, o nei campi di lavoro forzato. Qusta

drastica riorganizzazione agli occhi di Stalin il controllo diretto della rpoduzione cerealicola da

parte dello stato era apparsa come unico strumento rimasto per assicurare regolari rifornimenti

alimentari alle città e alle fabbriche in rapida espansione e per indirizzare le eccedenze di cereali

alla esportazione da cui trarre la valuta pregiata (dollari e sterline) con cui finanziare la

importazione dei macchinari necessari alla industrializzazione del paese. Infatti la vicenda della

collettivizzazione va vista congiuntamente alle misure che Stalin adottò per riorganizzare

l’industria e per promuovere una rapida industrializzazione del paese.

• Rinazionalizzazione della piccola industra (che furono privatizzate con la NEP) e del commercio

interno. Rigida pianificazione centralizzata di tutta l’economia sovietica a partire dal 1929

(industria, commercio, banche, l’agricoltura).

• I piani quinquennali: priorità allo sviluppo dell’industria pesante.

• Venne creato il comitato per la pianificazione di stato (gosplan). Un organismo statale al quale fu

assegnato il compito di redigere dei piani di sviluppo della economia nazionale di durata

quinquennale e controllava anche la attuazine di questi piani (economia pianificata): il suo

funzionamento avveniva in base a questi piani quinquennali ( il primo dal 1929-33 i cui

obbiettivi furono raggiunti gia alla fine del 32; un secondo dal 34-39; il terzo daò 37-42 ma che

fallì a cas del interneto nazzista). I piani quinquennali stabilivano per ciascun settore per

ciascuna fabbrica gli obbiettivi di produzione da realizzare ( macchine di acciaio/agricole?); la

quantità di materie prime e di semilavorati occorrenti al processo produttivo; i prezzi di tutti i

beni prodotti e di tutti i beni utilizzati nel processo produttivo. In questo sistema il mercato

venne abolito e comparve u nuovo sistema di prezzi politici, stabiliti in via amministrativa al

gosplan. In questo modo i prezzi nell’ Unione Sovietica persero ogni legame con i costi di

produzione e con la scarsità o l’abbondanza dei prodotti rispetto alla domanda. In questo

sistema di prezzi amministrati accadeva che i prezzi dei beni prodotti settori di cui si voleva

assicurare le risosre per il finanziamneto dello sviluppo dei settori prioritari.

Rsiultati dell’economia pianificata

L’obbiettivo della economia pianificata era di promuovere la formazione nell’Unione Sovietica (l’unico

paese comunista al mondo all’epoca) di una grande industria pesante moderna a ritmi accellerati.

L’URSS si sentiva accerchiato dagli stati capitalisti e temeva la scomparsa del comunismo dato che

durante la guerra civile russa fu inviato l’intervento di militari di paesi stranieri come Germenia, Italia,

U.K., USA. si temeva che i paei capitalisti avessero tentato di nuovo di attaccare. L’obbiettivo era di

lottare contro il tempo e creare un apparato che costituisse la difesa nazioanle e di sviluppare l’industria

pesante e la produzione di beni strumentali a scapito della produzione di beni di consumo. Tra il 1928-37

la produzione industriale negli URSS sia aumentata di circa 3 volte con tassi di crescita particolarmente

elevati per i settori dell’industria pesante (siderurgica crebbe di 4 volte; chimica 10 volte; macchibe

utensile 17 volte)

• Andamento del Pil pro capite (1929 = 100)

1932 1937

Gran Bretagna 94 112

Francia 84 96

Germania 83 115

Usa 72 93

Italia 94 100

Urss 104 155

Risultati dell’economia pianificata

• Industrializzazione relativa dell’Urss (produzione per abitante: base Usa = 100)

7% della produzione di acciaio negli USA (meno di 1/10 della produzione per abitante negli USA).

nel ’58 il dato corrispondente sale al 44%.

1928 1958

Acciaio 7 44

Elettricità 12 27

Autoomobili - 2

Televisori - 7

Mentre negli anni ’30 nel resto del mondo si ha la grande depressione l’URSS è invece l’unico paese al

mondo anon essere colpito e questo lo metteva in una buona luce rispetto al resto del mondo. Questa

circostanza indusse molti osservatori a ritenere che a differenza del capitalismo/ del sistema della

economia di mercato, l’economia pianificata fosse un sistema capace di sottrarsi al rischio delle crisi

economiche. Questo fu molto importante per l’immagine dell’URSS nel modno. Per questa

industrializzazione fu l’agricoltura a pagarne i costi. Infatti alla fine degli anni ’30 la produzione agricola

in URSS era ancora sui livelli degli ultimi anni della NEP. Aumentò però enormemente il prelievo della

produzione agricola effettuato dello stato. La rpoduzion agricola era controllata di fatto da ziende

statali. Lo statoe ra in gradi di disporre come meglio riteneva della produzione agricola e dicise di

indirizzare la maggior parte della produzione al rifornimento delle città e alle esportazioni non curandosi

di quanto poteva rimanere ai contadini. Accadde che nel ’32-33 ci fu una grve caresta opratutto in

Ucraine: lo stato requisì il grano mentre i contadini morivano di fame.

Il sistema monetario internazionale

Intorno alla metà del ‘600 le monete in circolazione erano esclusivamente metalliche. Si usavano per

saldare le transazioni monete d’oro e d’argento; per i piccoli pagamenti monete di rame. Il valore della

moneta era definito dal valore della quantità di metallo prezioso in essa incorporato. Vigeva il sistema

della moneta merce: era essa stessa una merce il cui valore dipendeva dal valore del metallo in essa

incorporato.

Nel XVIII secolo i sistemi monetari erano tre ai quali aderivano tutti i paesi europei:

• Monometallismo argenteo (silver standard): quando alla base del sistema monetario del paese in

oggetto vi era l’argento. Non significava che tutte le monete in circolazione in quel paese fossero

d’argento. Ugualmente nel monometallismo aureo e bimetallismo. Ma significava che solo

l’argento godeva di: libero conio ( possibilità concessa ai privati di consegnare alla zecca dello

stato l’argento in loro possesso e di ottenere in cambio l’equivalente in moneta dedotte le spese

di fabbricazione e le eventuali imposte dallo stato su questa operazione) e aveva potere

liberatorio illimitato ( è la possibilità concessa alla moneta assunta come base del sistema di

essere utilizzata per saldare qualsiasi pagamento senza poter essere rifiutata).

• Monometallismo aureo (gold standard): pochissimi a quell’epoca; solo in Portogallo. Quando alla

base del sistema monetario del paese vi era l’oro. Ma significava che solo l’oro godeva di: libero

conio e aveva potere liberatorio illimitato.

• Bimetallismo: quando alla bese del sistema monetario del paese in oggetto vi erano sia l’oro che

l’argento.

Dalla seconda metà del ‘600 le monete d’oro e d’argento in circolazione incominciarono a rivelarsi

insufficienti per le necessità dei commerci che prendeve piede nell’economia. Per fare fronte a questa

situazione venne creata un nuovo tipo di moneta: la banconota/ moneta cartacea.

Era un nuovo tipo di moneta introdotta per la prima volta da alcune banche dette banche di emissione

(emettevano moneta cartacea d nuova creazione). Questo è dovuto al fatto che queste banche, ad un

certo punto, non disponevano più di una quantità di monete metalliche sufficiente per soddisfare tutte

le domande di prestito che ricevevano. Le banche incominciarono a consegnare, a chi chiedeva prestiti,

no monete metalliche ma dei propri biglietti emessi dalle banche stesse e in questi biglietti di carta era

contenuta la promessa (fatta al soggetto a cui il biglietto veniva consegnato) di cambiare questi biglietti

in monete metalliche ad ogni richiesta dei loro posessori. Ovviamente a garanzia della capacità della

banca di fare fede all’impegno di cambiare il biglietto di carta in moneta metallica nel momento della

richiesta, la banca doveva contenere nei prorpi forzieri una riserva di monete metalliche adeguata. Si

osserva però che non accdeva mai che tutti i possessori di biglietti di carta si precipitassero presso la

banca di emissione a chiedere la conversione dei propri biglietti. Pertanto si vide che il volume dei

biglietti di carta he poteva essere emesso era superiore al valore della riserva di monete metalliche che

queste banche dovevano tenere nei propri forzieri per rendere credibile la promessa fatta. L’esperienza

mostro che una riserva di monete metalliche di valore pari circa al 40% del valore dei biglietti emessiera

sufficiente a garantire la conversione di quei biglietti per i quali normalmente veniva chiesto il cambio.

Accadde col passare del corso tempo le banconote incominciassero a essere usate come mezzo di

pagamento. Di fatto la banconota dale banche si affermarono, nel corso del ‘700, come un nuovo tipo di

moneta. All’inizio le banconote avevano un corso fiduciario: nessuno era obbligato ad accettarle quale

mezzo di pagamento. Se qualcuno le accettava lo faceva perché nutriva fiducia nella promessa della

banca emittente di cambiare queste banconote in moneta metallica. Con il passare del tempo, man

mano che l’uso della moneta cartacea si diffuse, fu concessa ad essa il potere liberatorio illimitato.

Il gold standard

• La Gran Bretagna all’inizio del ‘700 adottava il bimetallismo. Alla fine del XVII sec. In Brazile

venne trovato l’oro. A quell’epoca il Brazile era una colonia del porotgallo e l’oro estratto veniva

trasferito in portogallo. Nel 1703 fu firmato un trattato commerciale tra l’Inghilterra e il

Portogallo. Questo trattato diminuì le tariffe doganali sui vini portoghesi importati in Inghilterra

e sui manufatti inglesi che venivano venduti in portogallo e Brazile. Aumentarono così il

commercio di quesi prototti e si vide che il valore delle esportazioni inglesi superava

notevolmente quello delle esportazioni Portoghesi in Inghilterra. Il Portogallo saldava questa

differenza in oro (inviando oro in Inghilterra). Questa circostanza attivò un aflusso di oro sempre

più consistente dall’impero Portoghese in Inghilterra. Aumento la circolazione e coniazione delle

monete d’oro in Inghilterra. l’Inghiletrra aveva invece un disavanzo commerciale con la Cina (

aveva cominciato a imporatre mece pregiata ma non aveva niente che fosse chiesto dalla

popolazione cinese). La Cina aveva a quell’epoca il monomettallismo argenteo. L’inghilterra

doveva così inviare argento in Cina. Pertanto, come risultato in Inghilterra si diffuse la

coniazione di monete d’oro e si ridusse la circolazione delle monete d’argento. Il risultato fu una

progressiva rarefazzione dell’utilizzo della moneta d’argento. Nel 1774 in Inghilterra venne

approvata una legge che limitò l’utilizzo delle monete d’argento ai pagamenti di importo sino a

25 sterline. Durante le guerre napoleoniche venne sospesa la convertibilità della sterlina di carta

in metallo prezioso (non avendo abbastanza corrispondenza in moneta). Nel 1821 adotta il gold

standard: ripristinò la convertibilità della sterlina sullo stesso valore antecedente le guerre

napoleoniche e si decise adottare il gold standard.

• Successivamente il gold standard è adottato da:

• 1873: Germania;

• 1878: Francia e Belgio;

• 1883: Italia;

• 1892: Austria-Ungheria;

• 1897: Russia e Giappone;

• 1900: USA.

Divenne lo standars monetario adottato da tutte le principali economie: era del gold standard. Diventa il

sistema monetario internazionale nel quale tutti i principali paesi adottano il gold standard. Tutti i paesi

decisero di passare al gold standard perché in questo mono s passava ad un sistema di cambi fissi tra le

varie valute. Adesso il tasso di cambio tra tutte queste monete dipendeva dal contenuto di oro di

ciscuna di esse e questo valeva anche quando si utilizzavano le banconote perché in questo sistema

erano tutte convertibili in oro. Questo aspetto era importante perché un sistema di cambi fissi favorisce

il commercio internazionale e le esportazione dii capitale (movimento di capitale) perché il rischio di

cambio è eliminato. Gli opratori economici possono fare i loro calcoli di convenienza in base a cambi

stabili tra le monete (es: un francese investe 1,9 milioni di franchi in Germania pari a 1 milione di marchi.

Supponiamo che l’investimento dia al francese un utile di 100 mila marchi sicchè il suo capitale sale a 1,1

milioni di marchi. Se vige un sistema di cambi fissi il francese può portare il denaro in francia avendo la

certezza di conservare il valore del guadagno senza compromissione di fluttuazione di tasso di cambio.

Se i cambi non sono fissi è possibile che il valore del marco diminuisca rispetto a quello del franco e se

questo succede nel momento in cui l’investituore francese riporta il suo capitale in Francia il valore del

suo 1,1 milioni di marchi potrebbe ora equivale a 1,8 milioni di franchi: potrebbe avere una perdita in

franchi). Il gold exchange standard – I

• Nasce intorno al 1870 e dura sino allo scoppio della prima guerra mondiale. Tutti i paesi (sia

belligeranti che neutrali) dichiarano l’inconvertibilità dei biglietti di banca( al fine di evitare corse

del pubblico agli sportelli per cambiare le loro banconote in oro). Si ebbe una massiccia

emmissione di carta monet con lo scopo di finanziare la guerra e che non avrebbe potuto essere

garantita dalle riserve auree.

• Terminata la guerra mondiale si pose il problema di dare vita a un nuovo sistema monetario

internazionale. Un po' tutti i principali paesi desideravano un ritorno ad un sistema di cambi fissi

per i vantaggi che comportava. Il desiderio srabbe stato di ritornare al gold standard ma non vi

erano più le condizione perché in quasi tutti i paesi le riserve auree disponibili non erano più

sufficienti ad assicurare la convertibilità in oro dei biglietti di banca in circolazione il cui volume

si er molto accrescuto si era molto accresciuto durante la guerra. Di fronte a quetsa situazione

venne nel 1922 convocata una Conferenza monetaria internazionale a Genova dove si decide di

dare vita ad un nuovo sistema monetario internazionale: il gold exchange standard. Questo era

una sorta sorta di gold standard depotenziato.

• Si stabilì che l’oro continuava ad essere la base del sistema e che il sistema sarebbe stato un

sistema di cambii fissi. La differenza importante era che nel gold exchange standard si stabilì che

ad essere convertibili in oro non sarebbero state tutte le valute aderenti al sistema ma

direttamente in oro sarebbero state solo le cosidette divise chiave. Le altre divise sono

convertibili in oro solo attraverso la conversione nelle divise chiave sulla base di una parità fissa.

Convertibilità a due stadi:

• Le divise chiave (dollaro e sterlina) sono convertibili in oro;

• Le altre divise sono convertibili nelle divise chiave, ma non direttamente in oro.

• Peranto le riserve internazionali dei paesi diversi dalla U.K. e USA possono consistene non solo in

oro ma anche nelle divise chiave. Questa circostanza consente a questi paesi di ampliare

notevolmente la propria circolazione monetaria riuscendo comunque a garantire la

convertibilità di questa accresciuta di questa massa fiduciaria sulla base di tassi di cambio fissi

con le altre valute.

• Gli anni ’20 sono il periodo in cui si cerca di far funzionare questo nuovo sistema monetario.

Il gold exchange standard – II

• 1919: Ripristino della convertibilità del dollaro in oro

• 1925: Ripristino della convertibilità della sterlina in oro;

• 1931: Sospensione della convertibilità della sterlina in oro perché non era più in grado di

soddisfare le richieste di conversione provenienti dalle banche centrali straniele. Si ha una

svalutazione della sterlina.

• 1933: Sospensione della convertibilità interna del dollaro in oro.

Sono vicende comunque sfortunate perché si ha in seguito la grande depressione. L’avvento della

grande depressione porta al fallimento del gold exchange standard.

Questa operazione ha successo per i primi paesi che lasciano la gold standard (es Francia).

Verso la fine della seconda guerra mondiale trona il rpoblema di costruire un sistema internazionale

monetario. A questo scopo la conferenza di Bretton Woods (un mese dopo lo sbarco in Normadia,

quando era chiara la sconfitta della Germania). Parteciparono 45 paesi inclusa l’URSS che si limitò a

essere un paese osservatore per poi rifiutare ad aderire al sistema monetario internazionale.

Il sistema monetario di Bretton Woods

• Istituzione di un nuovo sistema moneari inteenazionale. Una versione speciale della gold

exchange standard. È basato su cinque principi:

• Convertibilità a due stadi (uguale al gold exchange standard). Inizialmente si pensava

che le divise chiave dovessero essere due: dollaro e sterlina.

• Dal 1947 fallì il tentativo di ripristinare la convertibilità aurea della sterlina. Le riserve

auree della banca di Inghilterra erano troppo piccole per garantire la convertibilità in

oro della sterlina. Rimase una unica chiave: il dollaro. Gold Dollar Standard. Il dollaro

venne utilizzato per finanziare il commercio internazionale. Questo dava il vantaggio algi

USA di stampare il dollaro e incentivare gli importi mentre gli altri paesi per finanziare le

loro importazione dovevano approviggionarsi di una corrispondente quantità di dollari.

• Cambi fissi ma aggiustabili: ciscuna divisa legata al dollaro da una parità fissa ma era

ammessa una oscillazione sui mercati valutari del 1% in più o in meno rispetto alla parità

concordata. Ma questo pricipio implicava che qualora le ocsillazioni avessero

oltrepassato il margine consentito la banca centrale era obbligata ad intervenire sul

mercato valutario per sostenere il corso della moneta e riportarlo all’interno della banda

concordata. Ma non sempre era possibile risolvere questa situazione.

• Allora venne decisa a Breton Wood la Costituzione di un fondo di aiuto reciproco: il

Fondo Monetario Internazionale (FMI). Aveva lo scopo di fornire ai paesi in difficoltà dei

prestiti in valuta (dollari) per fronteggiare e superare delle difficoltà passeggere sul

mercato dei cambi. Questa circostanza stava a dimostrare il nuovo impegno comune di

tutti i paesi aderenti al sistema di Breton Woods per un sistema di cambi fissi. Un paese

per entrare nel fondo monetario internazionale avrebbe dovuto sottoscrivere una quota

da versare al fondo monetario (1/4 oro e ¾ in valuta nazionale). L’ammontare della

quota variava da paese a paese: variava in base alla potenza finanziaria e commeriale

del paese (PIL e quota del paese sul commercio internazionale. Questa circostanza era

importante ai fini della distribuzione dei diritti di voto all’interno del fondo monetario. I

voti esprimibili sono proporzionali alla quota di iscrizione pagata (all’inizio solo USA oltre

il 35% dei voti totali). Poteva accadere che nonostante il prestito il paese non riuscisse a

difendere la parità concordata. In questo caso il paese doveva ritornare dal FMI e si

apriva un negoziato tra i due: si analizzavano le cause ed era possibile che da queste

discussioni emergesse la conclusione che la debolezza della valuta del paese fosse

dovuta ad uno squilibrio di fondo della bilancia dei pagamenti. In questo caso era

possibile aggiustare la parità; venisse concesso di svalutare la propria moneta. Tuttavia

c’era un’importante differenza tra queste svalutazioni e quelle degli anni ’30: adesso la

svalutazione non poteva essere decisa in maniera unilaterale dal paese in oggetto.

• Infine la conferenza di Breton Woods decise la fondazione della Banca Mondiale. Lo

sopo è quello di aiutare i paesi in via di sviluppo offrendo loro dei prestiti agevolati (a

basso tasso di interesse e a lungo termine).

Il sistema monetario di Breton Woods è resistito fino al 1971. In quell’anno il presidente

americano Richard Nixon dichiarò la sospesione della convertibilità del dollaro in oro

perché nel corso del tempo ma soprattutto dagli anni ’60 fosse aumentata

enormemente la quantità di dollari in circolazione al di fuori degli USA (conseguenza

della guerra nel Vietnam). Gli USA incominciarono ad cumulare un deficit cronico nella

bilancia commerciale (importavano più di quanto esportavano). Per risolvere questo

problema stampano dollari e gli stati esteri cumulavano riserve di dollari. Inoltre le

banche europee incominciarono ad accettare depositi in dollari che in questo modo non

erano più depositati nelle banche dell’USA non facendo più ritorno (i dollari) negli USA.

verso la fine degli anni ’60 ad un numero crescente di operatori era apparso sempre

meno credibile che gli USA fossero in grado di garantire anche in futuro la convertibilità

del dollaro in oro alla partità fissata a Breton Woods. La Francia cominciò a chiedere di

convertire in oro i dollari che si accumulavano presso la banca di Francia e le riservee

auree della banca degli USA diminuivano sempre di meno. Di fronte a questi eventi e al

rischio di vedere ridursi le proprie riservee auree gli USA decisero di sospendere la

convertibilità del dollaro in oro. Questa decisione ha sgnificato la fine del sistema di

Breton Woods e il passaggio ad un sistema monetario che dura tutt’ora.

FMI: quote (2011)

A prendere le decisioni è un numero ristretto di paesi ricchi.

La fine del sistema monetario di Bretton Woods (1971)

Il Dollar Standard (1971-)

• Il 15 agosto 1971 il presidente americano Richard M. Nixon dichiara la sospensione della

convertibilità del dollaro in oro;

• Da quel momento la moneta perde ogni legame con l’oro (la moneta non è più una moneta

merce; il valore del denaro non ha più alcun riferimento al valore di una qualsiasi merce che

possa essere incorporata nella moneta stessa o nella quale lamoneta possa essere cambiata;

moneta segno che dipende dall’autorità politica che ne definisce il valore a norma di legge)

• Si passa ad un sistema di cambi flessibili (fluttuanti) che dura tutt’ora il cui corso si determina

momento per momento sui mercati valutari.

• Dollar Standard: il dollaro (non più legato all’oro) ha continuato ad essere la valuta utilizzata per

il pagamento delle transazioni internazionali e la moneta di riserva delle banche centrali.

Sistemi monetari internazionali

Il Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade)

• Nasce nel 1947;

• Ha lo scopo di promuovere il commercio internazionale;

• Clausola della nazione più favorita.

È stato luogo di tornate negoziali, I Rounds, che hanno comportato un abbbassamento generalizzato dei

dazi praticati dai peasi industriali industriale e sviluppati nei confronti dei paesi meno sviluppati.

Si basa sul principio di non discrimininazione tra i paesi aderenti; principio che trovava la sua

applicazione nella cosidetta clausola della nazione più favorita. Se il paese A riduce i suoi dazzi sulle

importazioni dal paese B, allora tutti gli altri paesi che esportano verso il paese A possono chiedere lo

stesso trattamento favorevole concesso a B.

Il Wto (World Trade Organization)

• Nel 1995 il Gatt viene sostituito dal Wto. La differenza tra i due è che Wto oltre a fungere da

luogo preposto allo svolgomento di negoziati per promuovere il commercio internazionale,

funge anche da tribunale arbitrale internazionale per dirimere le vertenze commerciali tra paesi

aderenti.

• Il Wto:

• Sovrintende agli accordi commerciali internazionali, sottoscritti dai paesi aderenti;

• Funge da tribunale arbitrale internazionale per dirimere le vertenze commerciali tra i

paesi aderenti.

I paesi hanno deciso di conferire al Wto un pezzo di sovranità che prima era esercitato dagli

stati nazionali stessi. Questa circostanza è importante perché si tratta dell’unico caso in cui

gli USA hanno deciso di sottomettersi alle decisioni di una organizzazione sovranazionale.

L’ «età dell’oro» (1949-73) Golden age

Crescita economica senza precedenti. I paesi occidentali sono cresciuti ad un tasso medio del 3,6% ogni

5 anni. Questa fase di crescita è ininterrotta (alcuna crisi economica). Si pensa di aver trovato il modo di

eliminare le crisi economiche. Le cause di questa crescita furono:

• Trasferimento del modello taylor-fordista di organizzazione del lavoro dagli USA all’Europa

occidentale. Prima il taylor-fordismo non aveva attecchito in Europa perché i singoli mercati

nazionali erano troppo piccoli per consentire l’esistenza di grandi imprese che utilizzavano i

nuovi metodi della produzione di massa. La situazione incominciò a cambiare dagli anni ’50

quando da un lato le economie dei singoli paesi europei incominciarono a crescere in maniera

sostenuta e soprattutto quando venne decisa la creazione di un grande mercato comune tra i

paesi europei (trattato che stabiliva la creazione di un unico mercato comune tra sei paesi

europei e a partire dagli anni ’80 l’aggiunta di altri paesi). Le imprese localizzate in ciascuno di

questi 6 paesi europei il mercato rilevante divenne non più il mercato nazionale ma il nuovo

mercato unificato europeo (dimensioni molto maggiori). La presenza di dazi ostacolava la

formazione di grandi imprese automobilistiche europee che addottassero il metodo della

produzione di massa come facevano negli USA la Ford e altre. Si ha un aumento della

produttività. Inoltre si ha l’avvento della società dei consumi. Prima vi erano prodotti troppo

costosi per essere accessibili alla maggioranza dei cittadini (automobile, elettrodomestici).

Rappresentò anche una grande conquista di libertà per molte persone: impatto sui costumi.

• La società dei consumi di massa;

• Economia mista: le classi dirigenti postbelliche erano consapevoli del fatto che la grande crisi

degli anni ’30 era stata provocata dal fallimento di un libero mercato senza freni pertanto ora se

si voleva evitare il ritorno di una disoccupazione di massa occorreva che lo stato intervenisse

nell’economia in maniera più incisiva di come aveva fatto prima. Un po' tutti gli stati fecero

proprio lo strumento di politica economica del deficit spending (spesa pubblica in disavanzo) per

influenzare l’andamento dell’economia e i tassi di crescita dell’economia. L’idea era che

l’economia dovesse crescere a tassi il più possibile stabili nel corso del tempo. Se l’economia

mostrava dei segnali di rallentamento allora lo Stato poteva e doveva intervenire per

promuovere una crescita economica più sostenuta aumentando il disavanzo della spesa

pubblica. Viceversa, se l’economia mostrava dei segni di “surriscaldamento” e se si temeva che

una crescita eccessiva potesse portare ad un aumento dell’inflazione riducende il disavanzo

della spesa pubblica

• La politica dei redditi: patto sociale/ degli accordi di tipo concertativo tra i principali attori sociali

della maggior parte degli stati dell’epoca. Pochissima in Italia perché i conflitti ra i maggiri partiti

politici erano molto forti. Questi accordi erano caratterizzati da una sorta di scambio politico tra

il Governo, gli imprenditori e i sindacati. In base a qusti accordi i sindacati accettavano di fare

proprio il principio della moderazione salariale. In molti paesi europei a quell’epoca i sindacati

erano forti, ma tuttavia accettavano di non utilizzare la loro forza contrattuale per rivendicare

degli aumenti salariali che non fossero sostenibile per le imprese, per consentire a queste un

autofinanziamento. In cambio le imprese si impegnavano ad impiegare i loro profitti per

effettuare dei grandi investimenti senza i quali la crescita economica dell’età dell’oro non ci

sarebbe stata (nuovi posti di lavoro). Il compito dello stato era quello di utilizzare queste

accresciute risorse fornite dalla crescita per sviluppare il sistema di wallfare a beneficio delle

famiglie dei lavoratori L’economia internazionale 1973-2008

• Dopo il 1973 (fine dell’età dell’oro) si ha un rallentamento della crescita economica;

• Rallentamento del tasso di crescita della produttività nell’industria manifatturiera;

• Aumento della disoccupazione;

• Dal keynesismo al neo-liberismo;

• La globalizzazione Tassi di crescita del Pil pro-capite:

Il rallentamento dei tassi di crescita dell’economia è un fenomeno generale che investe tutte le aree del

mondo. L’unica eccezione è l’Asia.

Venne chiamata età dell’argento per indicare i risultati tra la fine dell’età dell’oro e la crisi attuale.

Rispetto all’età dell’oro, nell’età dell’argento, tornano a verificarsi le crisi economiche (recessioni). La più

grave è quella attuale (2008). Infatti si dice che con l’inizio della grande recessione termina anche l’età

dell’argento. Tuttavia tra la fine dell’età dell’oro e l’inizio della crisi economica attuale ci sono state altre

4 crisi economiche, nessuna delle quali, per durata e gravità, è paragonabile alla grande depressione

degli anni ’30 o con quella attuale. La prima si ebbe tra il ’74 e il ’75. La seconda tra il ’81 e il ’82; la terza

nel ’92- ’93; la quarta nel 2001-2002. La fine dell’età dell’oro è accompagnata da una brusca impennata

del tasso di inflazione (tasso di aumento dei prezzi).

• 1950-1973:

• Europa occidentale 4,1% (media annua)

• Stati Uniti 2,5%

• Europa orientale 3,8%

• Giappone 8,1%

• Asia (escluso Giappone) 2,9%

• America latina 2,6%

• Africa 2,0%

• 1973-2003:

• Europa occidentale 1,9%

• Stati Uniti 1,9%

• Europa orientale 0,9%

• Giappone 2,1%

• Asia (escluso Giappone) 3,9%

• America latina 0,8%

• Africa 0,3%

L’economia di tutti i paesi cresce a tassi molto rapidi ma allo stesso tempo questa forte crescita

dell’economia è accompagnata da una sostanziale stabilità dei prezzi. Il prezzo di questo accresciuto

volume di beni e servizi cresce poco. Ma a partire dagli anni ’70 l’economia reale (volume beni e servizi)

cresce a tassi molto inferiori mentre i prezzi incominciano a crescere più velocemente. Prima la stabilità

dei prezzi era favorita dal prezzo delle materie prime che rimase basso e stabile. Inoltre si ha la presenza

di un sistema di cambi fissi e accordi tra governo-imprese-sindacati. Ma ora molte di queste condizioni

che avevano assicurato la stabilità dei prezzi durante l’età dell’oro vengono meno. Il dollaro comincia a

svalutarsi rispetto al marco; la lira si svaluta rispetto al dollaro e marco. Questo faceva aumentare il

costo di produzione. In più si verifica in vari paesi una nuova ondata di agitazioni sociali e mobilizzazioni

studentesche che in alcuni paesi (come Italia e Francia) coinvolge anche gli operai (lotte sindacali). Gli

operai e i sidacati non accettano più di limitare le loro richieste. Questo fa umentare il prezzo del lavoro

e di conseguenza il prezzo delle vendite. Si ebbero inoltre i shock petroliferi: bruschi aumenti del prezzo

del petrolio che ebbero luogo negli anni ’70. Nel 1973 si ha un brusco e altissimo aumento del prezzo del

petrolio, che nel giro di due mesi passa da 3$ a 12 $. Questo aumento venne deciso dai paesi produttori

(paesi arabi) per punire i paesi occidentali per l’appoggio dato a Israele nella guerra arabo-israeliana di

quell’anno. Questa circostanza alimentò una forte inflazione da costi nei paesi importatori. Un secondo

shock petrolifero si ebbe nel 1979 dovuto alla rivoluzione in Iran guidata dal clero islamico contro il

dittatore sostenuto dall’occidente. Si ebbe il ritiro della produzione iraniana dal mercato del petrolio. A

partire dagli anni ’90 l’inflazione è tornata un po' in tutti i paesi sui livelli che aveva all’epoca della

Golden Age. Prima della crisi attuale l’inflazione è scesa anche al di sotto dei livelli dell’età dell’oro

dovuta alla globalizzazione.

Inoltre si ha la ricomparsa della disoccupazione. Durante l’età dell’oro le econommie di tutti i paesi

avevano quasi raggiunto la piena occupazione. Durante l’età dell’argento la disoccupazione inzia a

comparire ma in forme nuove rispetto al passato. Si ha che la disoccupazione aumenta in maniera

sensibile durante le recessioni e tende a persistere anche durante le fasi di ripresa (crescita)

dell’economia: disoccupazione strutturale. Le cause sono: a partire dagli anni ’70 aumenta sensibilmente

il numero delle persone che cercano un lavoro (anche gli anni del movimento femminista); si ha un

afflusso crescente di donne sul mercato del lavoro per essere autonome da un punto di vista economico.

Una seconda causa è la automazione: si rende visibile il fenomeno della “disoccupazione tecnologica”.

L’automazione incomincia ad entrare massicciamente nelle fabbriche. Vengono costruite macchine

automatiche che sostituiscono un gran numero di lavori ripetitivi, pesanti, nocivi sino a quel momento

svolti dall’uomo. Questo causa una diminuzione delle possibilità di lavoro per gli operai poco scolarizzati

e poco qualificati. Per l’economia diventa difficile trovare nuove possibilità d’impiego agli operai che non

sono scolarizzati da poter lavorare a contatto con la società. Gli anni ’70 sono caratterizzati dalla

contemporanea presenza di elevata inflazione e disoccupazione. Questa circostanza fa venire meno

quella che era considerata una relazione stabile della economia (tra tasso di occupazione e tasso di

inflazione). Dunate l’età dell’oro si era verificata questa regolarità empirica in tutte le economie. Si era

diffusa l’idea che i governi potessero scegliere la cobinazione da loro ritenuta ottimale di tasso di

inflazione e tasso di disoccupazione. Siamo in presenza di un fenomeno nuovo che trova gli economisti

dell’epoca impreparati. Appare il nuovo fenomeno della stagflazione.

La ricomparsa della disoccupazione strutturale – II

• L’aumento della disoccupazione inizia con il primo shock petrolifero;

• Ma la disoccupazione resta elevata anche nelle fasi di crescita dell’economia;

• La stagflazione: mette in crisi la economia keynesiana (era concetrata sull’utilizzo della spesa

pubblica quale strumento di crescita economica). Negli anni ’70 risulta evidente che la manovra

della spesa pubblica in disavanzo non riesce a fare nulla di fronte al problema della stagflazione.

Gli strumenti della politica economica keynesiano si trovano disarmati.

Crisi dei bilanci statali

• Dal 1975 aumentano i disavanzi dei bilanci statali a causa del rallentamento della crescita

economica e dell’aumento delle spese per i programmi sociali. Questa circostanza comporta un

rallentamento nella crescita della base imponibile del credito fiscale. Si hanno dei programmi

sociali costosi che devono essere finanziati dai governi e non era facile diminuire il loro

finanziamento anche se si aveva diminuzione di entrate fiscali. Aumentano i disavanzi dei bilanci

statali, si prova ad aumentare le imposte e stampare moneta e aumentare il debito pubblico. Il

risultato della stagflazione e della crisi dei bilanci statali porta ad un cambiamento del

paradigma dominante di politica economica. Gli anni ’70 e ’80 soono gli anni della crisi

dell’economia keynesiana e il ritorno del neoliberismo.

• L’aumento del deficit porta con sé quello del debito pubblico.

Dal keynesismo al neo-liberismo

• I keynesiani (dominanti finno alla fine degli anni ’70): alti salari, pieno impiego e lo stato

assistenziale sostengono la domanda aggregata che alimenta la crescita economica.

Sottollineano il fallimento del mercato. Il mercato lasciato libero di funzionare senza vincoli da

parte dello stato non necessariamente porta il sistema alla piena occupazione ma può portare a

crisi economiche gravissime quali quella degli anni ’30. Pertanto per evitare crisi economiche il

funzionamento dei mercati deve essere integrato/corretto da un intervento dello stato

nell’economia. Lo stato deve intervenire attraverso politiche che sostenessero la domanda

nell’economia: lo strumento della spesa pubblica in disavanzo per la realizzazione di edifici

pubblici e di uno stato assistenziale (welfare. Senza un intervento dello stato a sostegno della

domanda il sistema economico non avrebbe raggiunto la piena occupazione. Per i keynesiani lo

stato deve sostenere il finanziamento dell’economia attraverso un vasto sistema di wallfare

(proteggere il cittadiono dalla culla alla tomba).

• I neoliberisti: le politiche keynesiane portano la spesa pubblica fuori controllo e sono la causa

della stagflazione degli anni ‘70. Fallimento del’intervento dello stato nell’economia. Erano state

proprio le politiche keynesiane a portare la spesa pubblica fuori controllo. Per finanziare i

welfare e l’intervento statale nell’economia era stata accresciuta in maniera eccessiva la

pressione fiscale e questo andava a detrimento delle imprese e degli individui intraprendenti. I

neoliberisti rivendicavano una riduzione del ruolo dello stato nell’economia.). I mercati, se

lasciati liberi di funzionare senza vincoli, generano sempre la domanda necessaria ad assorbire

l’offerta che viene prodotta dal sistema. Pertanto il problema dell’utilizzo della spesa pubblica

quale strumento di politica economica che serve a rilanciare l’economia è un problema che non

sussiste per i liberisti. L’intervento dello stato finisce per generare una serie di inefficienze che

sono di ostacolo alla crescita economica di lungo periodo. L’intervento dello stato è da rigettare

in quanto lesivo della libertà sociale.

• Le politiche economiche raccomandate dai neoliberisti erano: 1) riduzione della spesa pubblica

soprattutto per i welfare e con esse si chiedeva una riduzione della pressione fiscale (della

imposizione fiscale sui ricchi; 2) lo stato attuasse delle riforme che ssicurassero il buon

funzionamento del mercato (che eliminassero i vincoli alla concorrenza) sia dei beni che del

lavoro. Il sindacato è un monopolista che impedisce il funzionamento su base concorrenziale del

mercato del lavoro: esso deve essere eliminato.

• Dalla gestione della domanda alla politica economica dal lato dell’offerta. Riduzione del ruolo

dello stato nell’economia:

• Assicurare il buon funzionamento dei mercati (dei prodotti e del lavoro) eliminando gli

ostacoli alla concorrenza;

• Liberalizzazione dei mercati (deregulation);

• Riduzione della pressione fiscale, soprattutto sui ricchi;

• Riduzione della spesa pubblica, soprattutto per il welfare;

• Privatizzazione delle imprese pubbliche

Tutte queste raccomandazione incominciarono ad essere adottate un po' in tutti i paesi.

La Globalizzazione

Si apre con la fine dell’età dell’oro. L’ economia globale viene organizzata su base transnazionale anche

la produzione oltre che il commercio mentre l’economia mondiale è un’economia nella quale solo il

commercio è organizzato in maniera transnazionale (le varie parti del mondo sono collegate tra loro da

una fitta rete di traffici e commerci- nasce a partire dalla scoperta dell’America e con la formazione del

triangolo commerciale). La globalizzazione attuale deriva da una delle strategie di ristrutturazione poste

in esse dalle imprese per fare fronte alla crisi degli anni ’70: frammentazione della catena del valore.

Imprese multinazionali (impresa che ha proprie unità produttive in almeno due stati diversi) esistono

dalla seconda metà dell’ 800. Però a quell’epoca accadeva che le prime imprese automobilistiche (Ford)

che divennero imprese multinazionali doveva impiantare nel paese estero l’intero ciclo produttivo. Ma a

partire dagli anni ’70 è possibile attuare una frammentazione della catena produttiva. Oggi le imprese

possono declocalizzare la produzione dei componenti in tanti posti diversi e farli convergere nel paese in

cui deve essere assemblato e venduto. La frammentazione è stata resa possibile da un miglioramento

dei sistemi di comunicazione: avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Grazie al computer e alle tecologie da esso derivate è possibile controllare dalla sede centrale di una

multinazionale momento per momento, in tempo reale, l’andamento del processo produttivo in tanti

stabilimenti che producono tanti componenti diversi in tanti paesi diversi. A partire dagli anni ’90 si

aggiunge una crescente integrazione dei mercati. Sino al 1989-1991 il mondo era diviso in due grandi

blocchi ppolitici, economici, militari: il mondo capitalista guidato dagli USA e il mondo socialista guidato

dall’URSS. Lo scambio tra di loro era molto limitato; erano indipendenti l’uno rispetto all’altro. A

quell’epoca non si poteva parlare di economia globale o di integrazione dei mercati perché 1/3 del

mondo era escluso (quello socialista). A partire dagli anni ’90 i paesi socialisti crollano e inoltre la Cina

avvia delle riforme che punta una maggiore integrazione con il resto del mondo.

Questa integrazione non sarebbe avvenuta se la maggior parte dei paesi non avessero subito una

pressione dei governi occidentali o dalle istituzioni economiche internazionale da essi controllate (FMI,

Banca Mondiale, WTO). La globalizzazione è un rislutato concepito dai paesi ricchi che hanno imposto. I

paesi più poversi sono stati indotti ad integrare le loro economie nel marcato globale dalle presioni che

hanno ricevuto dai paesi più ricchi e dalle organizzazini economiche interzionali. L’idea dei paesi ricchi

era che fosse possibile formulare una lista/pacchetto di politiche economiche di validità univrsale che

ogni paese avrebbe dovuto adottare. L’adozione di queste politiche economiche avrebbe portato

l’economia del paese in oggetto ad integrarsi sempre di più nel mercato globale. Il paese poteva anche

essere recalcitrante ma lo strumento di pressione era il fatto che solitamente i paesi poveri o in via di

sviluppo sono bisognosi di aiuti dai paesi ricchi e/o dalle istituzioni economiche internazionali da questi

controllate. Di fronte a quessa pressione i paesi poveri hanno finito per adottare, un po' tutti, il

pacchetto di politiche economiche raccomandate.

Queste politiche economiche vengono definite “Washington Consensus”.

• L’economia globale (crescente integrazione dei mercati mondiali).

• Da cosa deriva l’economia globale?

• Ristrutturazione delle imprese: frammentazione della catena del valore;

• Impiego delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (computer,

informatica, elettronica, internet);

• Le politiche economiche sostenute dai paesi occidentali e dalle istituzioni economiche

internazionali (FMI, Banca Mondiale, WTO).

Il ruolo delle istituzioni economiche internazionali

• Il “Washington Consensus” (ideato da governo degli USA+ fondo monetario

internazionale+banca mondiale) impongono:

• Privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici (acqua, gas, ferrovie, poste, trasporti

interni, imprese di proprietà statali);

• Liberalizzazione dei prezzi (abolire i prezzi politici e fare si che tutti i beni e i servizi

avessero prezzi di mercato), del commercio con l’estero (ridurre e abolire le restrizioni

sulle importazioni dall’estero) e dei movimenti di capitale (doveva essere lasciata la

massima libertà agli investitori stranieri di investire nel paese in oggetto ed

eventualmente di ritirare i propri capitali dal paese). Se si fanno queste richieste nulla

vieta che le imprese pubbliche privatizzate possano essere acquistate da investitori

stranieri.

• Politiche fiscali “ortodosse”: veniva raccomandato di ridurre la speasa pubblica e di

perseguire il pareggio del bilancio statale come misura volta a contrastare gli impulsi

inflazionistici derivnti dalla liberalizzazione dei prezzi. Implica dei tagli pesanti

nell’assistenza sociale e negli welfare.

• Deregolamentazione dei mercati: dovevano rendere i loro mercati sempre più

concorrenziale ed eliminare i vincoli che si frapponevano al buon funzionamento dei

mercati.

L’obbiettivo era di unificare tutte le economie del mondo intorno ad un sistema omogeneo

di regole del gioco di modo che i capitali, i beni e i servizzi potessero affluire o defluire

secondo quanto dettato dal giudizio dei mercati.

Storia del computer

• Il primo computer elettronico fu costruito negli Usa da John Atanasoff (Iowa University);

• Tra il 1937 e il 1942 – insieme al suo studente Clifford Berry – costruì l’ABC (Atanasoff-Berry

Computer;

• Nel 1943 in Inghilterra, in maniera del tutto indipendente da Atanasoff, sotto la guida di Alan

Turing, fu realizzato il “Colossus”. Era una macchina che svolgeva dei calcoli

matematici e che era in grado di risolvere sistemi di 29 equazioni in 29 incognite.

dotata di 1500 valvole che veniva utilizzato per decifrare i

codici utilizzati dai nazzisti durante la 2° guerra mondiale.

L’Eniac

Durante la 2° guerra mondiale negli USA era stato lanciato un grande programma per la costruzione di

un computer di dimensioni gigantesche: Eniac. Finanziato dal governo americano. Era in grado di

calcolare le traiettorie baristiche dei proiettili della contraaerea. Fu completato solamente dopo la 2°

guerra mondiale.

• Nel 1946 alla University of Pennsylvania (Usa) fu presentato l’Eniac, costruito sotto la guida di

Presper Eckert e John Mauchly.

• Ha 18.000 valvole termoioniche, 70.000 resistenze, 10.000 condensatori, 5.000 saldature;

• Pesava 30 tonnellate. Ocupava una superficie di 167 m2.

• Era in grado di effettuare 300 moltiplicazioni e 500 addizioni in un secondo.

si vide però prima che venisse completato, che il

progetto aveva alcuni limiti principali.

Difetti dell’Eniac

• Aveva una capacità di memoria molto limitata (tenere in memoria solo 20 numeri);

• Aveva troppe valvole, che si bruciavano spesso e dovevano essere cambiate, con il risultato che

la macchina restava spenta per la maggior parte del tempo;

• Non aveva un programma modificabile: a quell’epoca non era ancora stato inventato il sofware.

Ogni volta che bisognava cambiare il calcolo da effettuare il computer doveva essere spento e

riconfigurato fisicamente (accendendo o spegnendo interruttori, staccando e riattaccado decine

di cavi). Questo implicava che il computer dovesse essere tenuto spento per un tempo molto

lungo. L’Edvac

Progetto parallelo per la soluzione dei problemi dell’Eniac. Un computer che fosse dotato di un

programma che potesse essere imparato o dimenticato in qualsiasi momento. L’obbiettivo era di fare in

modo che i circuiti del computer non dovessero essere smontati e rimontati ognoi volta che cambiavano

le operazioni da svolgere. Il calcolatore doveva essere in grado di modificare le proprie azioni da sé a

seconda di alcune variabili come i risultati di calcoli precedenti o dati numeri informazioni che fossero

stati forniti al pc dall’utente stesso. La soluzione fu l’invenzione del software. Nel 1952 venne

completato il primo Edvac funzionante. Tuttavia l’architettura era nota già dal ’45. Prima ancora che

venisse presentato nel ’52, furono costruite alcune altre macchine che avevano la stessa architettura di

Von Neumann. Ce ne furono 2 in Inghilterra e un altro negli USA.

• La soluzione al problema precedente fu l’invenzione del software

• Su questo si lavorò in un progetto parallelo all’Eniac: l’Edvac, coordinato da Johnny von

Neumann (fisico americano di origini ungheresi);

• Un rapporto di von Neumann, scritto nel 1945, definì l’architettura del computer moderno.

• Questo composto venne redatto in forma di dattiloscritto e poterono diffondere copie di questo

rapporo a loro colleghi. Si diffuse rapidamente presso tutti i maggiori centri di ricerca sui

computer del mondo e questo impedì che si potesse richiedere un brevetto sul software. Era

composto da tre organi separati:

• Una “memoria elettronica”:memoria del computer. Quella parte che contiene sia i dati su cui

lavorare, sia le istruzioni su cosa fare con tali dati. Tali istruzioni sono il programma (software del

pc).

• Una “unità di controllo”: interpreta le istruzioni del programma e attiva la terza componente

(unità di calcolo)

• Una “unità di calcolo”: prende i dati dalla memoria ed esegue le operazioni matematiche o logiche

richieste dal programma. Il computer fuori dai laboratori

• Nel 1951 la Remington Rand costruì l’Univac I, utilizzato per elaborare i dati del censimento

americano di quell’anno;

• Nel 1952 la Ibm (impresa molto nota che avrebbe segnato la rivoluzione di questo settore-

fondata nel 1925 e sino a quel momento la Ibm aveva prodotto macchine per ufficio, cioè

macchine da scrivere e calcolatrici elettriche) entrò nel settore di computer:

• Lanciò il 701: costava $ 800.000 e ne furono costruiti solo 19 esemplari;

• Seguì il 650: costava $ 200.000 e ne furono venduti 2.000 esemplari;

• Nel 1961 introdusse il “Compatible Time Sharing System” nella sua serie 7090/94: in

questo modo, uno stesso computer (mainframe) poteva essere collegato a una

moltitudine di terminali piazzati nei vari uffici;

• In tal modo, il concetto di “accesso remoto” ad un computer “host” divenne realtà.

Le macchine di quel tempo servivano a risolvere calcoli scientifici o a scopi militari. Il computer non era

ancora un bene che veniva prodotto per essere venduto sul mercato. La Ibm aveva l’obbiettivo di

produrre dei computer che possano essere venduti sul mercato.

Troppo costoso per le imprese e troppo difficile a utilizzare. Nessuna impresa è interessata.

Alla base del successo di questo modello ci fu la sagace politica di marketing che la Ibm adottò per

vendere questo modello. Questa politica era lungimirante: consisteva di offrire questo modello alle

università americane offrendo loro di comprare una macchina. Per incentivare le università a comprare

offrì loro degli sconti molto alti che potevanoo arrivare sino al 60% del prezzo di listino. Ovviamnte

questi sconti venivano offerti a condizione che le università si impegnino ad organizzare dei corsi per i

loro studenti che sarebbero stati formati ad operare sul computer della Ibm e non sul computer di

qualche altra azienda concorrente. Il motivo era di avere delle persone che avrebbero lavorato in una

aziende, e una volta che fossero stati assunti avrebbero consigliato di comprare un Ibm poiché loro

erano caapci di lavorare su quello. In questo modo la Ibm costruì le basi di un mercato del proprio

computer.

Computer che consente ‘accesso al computer da videoterminale. Un grande calcolatore mainframe era

posizionato in una sala di calcolo specializzato. Ad esso potevano accedere (ad alcune funzioni) anche

tutti gli impiegati attraverso il video terminale, ossia ciascun impiegato aveva sulla scrivania un

videoterminale costituito dal monitor e dalla tastiera. Questo videoterminale era connesso al mainframe

con dei cavi, e quindi ciscun impiegato poteva accedere alla capacità di calcolo del grande computer

aziendale attraverso il videoterminale. Aumentano le persone che possono lavorare al computer, non

solo un numero ristretto di specializzati. Gli impiegati potranno al massimo utilizzare soltanto alcuni dei

programmi installati sul calcolatore elaborati dai programmatori.

Le tappe successive

Progresso nella miniaturizzazione dei componenti dei computer. Le tappe sono:

• 1947: William Shockley fisico americano (dei laboratori Bell della AT&T) inventa il transistor.

Esso lavorava presso i laboratori della Apmd. Esso otterrà il premio nobel della fisica? Il trnsistor

è più affidabile delle precedenti valvole termioniche.

• Tra il 1958 e il 1959 Jack Kilby (Texas Instruments) e Robert Noyce (Fairchild Semiconductor)

inventano il circuito integrato (chip). Inventato contemporaneamente da due ricercatori diversi.

Essi non erano in contatto tra loro quando conducevano le ricerche. Questa invenzine consente

di incidere su una pisatrina piccolissima di materiale semiconduttore solitamente in silicio un

gran numero di transistor e di altri componenti miniaturizzati. Il primo chip aveva incisi su una

singola piastrina di silicio della superficie di pochi cm2 già un miliaio di componenti.

Successivamente il loro numero crescerà. Come connseguenza di questa invenzione i prezzi dei

componenti dei circuiti elettronici diminuiscono rapidamente. In soli tre anni, tra il 1959 e il

1962 i prezzi diminuisono di ben 85%. Inoltre la produzione di semiconduttori aumenta di 20

volte. Come confronto si può osservare che nell’età della prima rivoluzione industriale furono

necessari non tre anni, ma 70, (dal 1780 al 1850) affinchè il prezzo dei tessuti di cotone

scendesse del 85%.

• Nel 1971 Ted Hoff (Intel) inventa il microprocessore. Si ha il passaggio dall’elettronica alla

microelettronica, dato dall’invenzione del microprocessore. Esso è un chip nel quale sono incisi

tutti i registri di base e tutte le funzioni di controllo di un minuscolo computer. I coputer non

diventano solo più veloci e affidabili ma consentono di applicare la microprogettistica

elettronica ovunque. Si allarga enormemente la possibilità di utilizzazione dei congegni

elettronici. È possibile infatti progettare dei microprocessori per svolgere le funzioni più

svariate. Da quel momento i microprocessori sono stati installati praticamente ovunque (sulle

machine, forni a microonde, lavastoviglie, sono i sensori di ogni tipo). Questi componenti

elettronici sono impiegati in tutti gli oggetti di uso comune nelle ase, fabbriche, uffici.

Legge di Moore:


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

156

PESO

6.93 MB

AUTORE

virdu

PUBBLICATO

7 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti delle lezioni di Rinaldi del corso di storia economica, studiando la parte che ha spiegato lui qui sopra ho preso 29.

a) rivoluzione economica del Sei-Settecento (rivoluzione agraria + 1°rivoluzione industriale inglese)
b) rivoluzione economica degli ultimi 40-50 anni, incentrata sulla intelligenza artificiale e la globalizzazione. Verranno analizzati i passaggi dal sistema produttivo incentrato sulla manualità (pre-rivoluzione industriale), a quello meccanizzato (prima rivoluzione industriale), infine a quello automatizzato dei nostri giorni. Nella prima parte del corso verranno studiati i principali mutamenti economico-sociali avvenuti col passaggio dalla società agricola a quella industriale (Rivoluzione economica del ‘700). La seconda parte, più ampia, sarà dedicata alla recente Rivoluzione economica incentrata sulla “intelligenza” artificiale. Ovvero come la rivoluzione cibernetica, elettronica, robotica, informatica e l’utilizzo di strumenti quali i calcolatori elettronici, i computer, i robot, ecc. hanno modificato l’attività economica e la società dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Il corso si conclude con una comparazione/confronto tra quanto è avvenuto un paio di secoli fa e ciò che sta succedendo negli ultimi decenni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher virdu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Rinaldi Alberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia economica

Domande storia economica
Appunto
Storia Economica: domande esame Ennio de Simone
Appunto
Riassunto esame Storia Economica basato su appunti personali di tutte le lezioni, Docente Rinaldi
Appunto
Storia Economica
Appunto