Che materia stai cercando?

Appunti lezioni Storia delle Relazioni Internazionali Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia delle relazioni internazionali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. De Leonardis dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, Facoltà di Scienze politiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia delle relazioni internazionali docente Prof. M. De Leonardis

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

minori. Della dieta ristretta fanno infatti parte solo gli stati maggiori. La Prussia deve digerire

queste sue nuove acquisizioni. C’è poi la c.d. “pregiudiziale legittimista”  non si è disponibili a

sfidare ciò che è previsto dai trattati, e cioè a sfidare l’Austria. Bismark ha da tempo abbandonato la

pregiudiziale legittimista. Nel 1833 era stata fondata la Zollerein = unione doganale, per rinsaldare i

rapporti commerciali con gli stati tedeschi. L’unione doganale escluderà l’Austria. In un certo senso

la Germani è più avanti dell’Italia, poiché c’è una confederazione che in Italia non c’è. C’è

un’unione doganale che in Italia non c’è. Istituzionalmente la Germania è più avanti. Il fattore

religioso: in Germani c’è un dualismo tra cattolici e protestanti che hanno come punti di riferimento

Vienna e Berlino. Il risorgimento italiano ha un forte carattere anticlericale e anticattolico. La

Prussia svolge il ruolo che in Italia è stato svolto dal Piemonte. I prussiani ammirano Cavour, ma

ritengono che egli sia troppo generoso con la Chiesa. Anche nel ’48 ci sono moti rivoluzionari in

Germania che portano alla costituzione del Parlamento di Francoforte, che non è la dieta della

confederazione germanica, ma è un parlamento eletto a suffragio universale. Tale Parlamento offre

la corona imperiale tedesca a Federico Guglielmo IV che la rifiuta poiché gli viene offerta da

un’assemblea popolare. Il re può accettare una corona offerta dai principi. “Questa corona mi è stata

offerta a condizione che io accettassi una costituzione”  lui non ha nessuna intenzione di accettare

una costituzione. Uno dei fattori per cui il Re di Sardegna diventa Re d’Italia è proprio la

Costituzione albertina ottriata. Questo non avviene per gli Hohenzollern. Gli avvenimenti del

’48-’49 si concludono anche in Germania con il ritorno allo status quo ante.

Bismark è un conservatore prussiano parte degli Junker (nobile proprietario terriero con tradizioni

militari). In Prussia è l’esercito che possiede lo Stato. L’aspetto militare è molto importante. Prima

di essere nominato presidente del consiglio dei ministri di Prussia egli ha ricoperto 3 incarichi

importanti: è stato il rappresentante della Prussia alla dieta della Confederazione Germanica, dove

ha avuto modo di maturare le convinzioni di opposizione all’Austria; dopo pochi mesi da tale

incarico, Bismark matura la convinzione che non c’è alternativa al combattimento contro l’Austria,

rompe per primo tra in conservatori con la pregiudiziale legittimista. Poi nella primavera del 1859

Bismark è allontanato da Francoforte e viene mandato come ambasciatore tedesco a San

Pietroburgo. Nel frattempo svolge una breve missione a Parigi, dove vede direttamente la realtà del

secondo impero, e ne misura la fragilità. Per quanto riguarda San Pietroburgo, qui egli matura la sua

convinzione che sia interesse della Germania mantenersi sempre legato alla Russia. Gli zar di

Russia sposavano sempre le principesse tedesche. Bismark a San Pietroburgo è considerato un

diplomatico amico, tant’è che lo zar Alessandro II gli propone di passare al servizio della Russia.

Allora era un fatto concepibile quello di passare al servizio di un altro stato. Bismark si convince

ben presto della necessità di uno scontro tra la Prussia e l’Austria.

18/11/15

In Ungheria c’era una grande componente di popolazione Magiara. E su questo terreno che

scoppierà la scintilla che porterà alla WWI. L’Ungheria era il paese meno comunista. Fu proprio qui

che scoppiò nel 1956 la più importante delle rivolte antisovietiche. L’attuale governo ungherese è

un governo molto patriottico e nazionalista, che si richiama ai principi cristiani e alla corona di

Santo Stefano come simbolo dell’unità dello stato. Il Governo ungherese ha deciso che la corona di

Santo Stefano sia permanentemente conservata nel parlamento, come simbolo. Certamente

l’Ungheria ha nella sua storia nutrito sentimenti anti russi. I polacchi ancora di più. Attualmente, sia

a Varsavia che a Budapest ci sono due governi di destra. L’Ungheria ha capito che però l’isterismo

antirusso nella politica internazionale non serve a niente. La Russia è sempre un alleato prezioso.

Questa evoluzione dell’impero asburgico in impero austro-ungarico, accentua le divergenze con la

Russia. Ha delle conseguenze anche in campo internazionale. Ciascuna delle due parti dell’impero

ha al suo interno delle minoranze. Nell’impero d’Austria troviamo il Tirolo, Gorizia, Trieste, un

pezzetto di Istria, la Boemia e la Slovenia. Nel regno d’Ungheria abbiamo tutta l’altra parte

dell’Istria, i Dalmati, I Croati, gli Slovacchi, i Rumeni…Ciascuna delle due parti ha delle

consistenti minoranze etniche. Ci sono delle differenze: gli austriaci sono molto più disponibili a

concessioni alle minoranze, gli ungheresi lo sono meno, applicano una politica di magiarizzazione. I

croati erano quelli che più avevano da subire questa egemonia ungherese, poiché rimasero sempre

fedelissimi alla dinastia.

Nell’inverno 1869-1870 le tendenze autonomistiche sembrano rafforzarsi. Bismark cerca di

rinsaldare intorno alla Germania la solidarietà di tutti gli stati. La causa è offerta dalla causa della

corona di Spagna, dove aveva regnato per molti anni Isabella II. Nel 1868 era stata cacciata ed era

stata proclamata la repubblica, che aveva portato all’anarchia. Gli spagnoli cercano un sovrano.

L’occhio cade su Leopoldo di Hohenzollern Sigmaringen. E un cadetto. Essere cattolico è una

conditio sine qua non per regnare in Spagna. La Francia si pronuncia contro questa candidatura e ne

chiede il ritiro. Il re Guglielmo I (capo Hohenzollern) dichiara di volerci rinunciare. Ma a questo

punto c’è l’episodio del telegramma di Ems. Il re Guglielmo I era alle terme ad Ems (località

termale). Mentre sta passeggiando viene fermato dall’ambasciatore francese. Viene importunato. Il

re dice di averlo già congedato. Quindi il re non vorrebbe essere di nuovo importunato, ma quello

insiste. Il telegramma è un telegramma mandato dal re a Bismark, dove c’è il resoconto di tutto

l’accaduto. Bismark legge il documento e si sofferma sulle parole con le quali il re lo autorizza a

renderlo noto. Come fa a provocare la guerra? Non cambiando il telegramma e togliendone una

parte. Nel telegramma originario c’è il racconto di tutta la vicenda. Condensando la cosa, quello che

viene fuori è il rifiuto di parlare ancora con l’ambasciatore. Von Moltke, leggendo il nuovo

telegramma, osservò che l’ambasciatore francese aveva chiesto di essere ricevuto, e il re gli negò il

dialogo. Il risultato è che la Francia dichiara guerra alla Germania. Era proprio quello che Bismark

voleva. Qui c’è dentro l’abile politica estera di Bismark, e la maldestra politica estera di Napoleone

III.

Nel 1863 la Francia commette un errore in rapporto con la Russia. Finisce quel buon rapporto che si

era stabilito nel 1856 e si era formalizzato con il trattato franco-russo del 1859. Nel 1863 la Prussia

firma una convenzione militare con la Russia, con la quale il governo russo e prussiano si

promettono reciproca collaborazione per reprimere insorti e rifugiati polacchi. E un accordo di

collaborazione. Invece Napoleone III fa una dichiarazione di appoggio alla Polonia. Napoleone III

vorrebbe acquistare il Lussemburgo. Inoltre ci sono contrasti con Bismark riguardo il Belgio. Nel

1870 Bismark fa trapelare tutte queste cose al momento opportuno, così che quando c’è lo scontro

franco prussiano Napoleone III si trova isolato. Anche se l’esercito francese aveva la fama di essere

l’esercito più forte d’Europa, in realtà non è così. Con la sconfitta di Sedan l’imperatore francese

viene fatto prigioniero. Nel 1871 c’è la dichiarazione nella sala degli specchi di Versailles, con la

quale Guglielmo I accetta la corona di imperatore tedesco (non imperatore di Germania o dei

tedeschi, poiché la Germania resta federale). Non è imperatore dei tedeschi, poiché questo sarebbe

un titolo borghese. Dal punto di vista della politica internazionale ci sono delle vicende: a Parigi

scoppia la Comune  il governo si trasferisce a Versailles e continua la lotta contro la Germania. La

cosa fondamentale è che nel momento in cui viene costituito l’impero tedesco, il trattato finale verrà

firmato a Francoforte. Il punto focale è che la Germania con questo trattato chiede di annettere

l’Alsazia e la Lorena. Questo è il motivo del Revanscismo francese. Fu questo uno dei motivi per

cui la Francia entrò in guerra nel ’14, per prendersi la revanche. Il governo tedesco, rifiutando

un’ipocrisia, non fa svolgere un plebiscito che sanzioni l’annessione, a differenza di quanto fanno i

Savoia. Il 1870 è quindi una data molto importante. L’unificazione tedesca è un fatto geopolitico di

prima grandezza. C’è una frammentazione di potenza nell’ambito dell’impero germanico, e quindi

nel cuore dell’Europa. Da quel momento in poi bisogna fare i conti invece con una Germania che ha

un potere enorme.

24/11/15

La Germania è una potenza soddisfatta, non ha altri obbiettivi da raggiungere, non è interessata alla

corsa agli imperi coloniali (sarà in una fase successiva). Bismark vede le colonie come un segno

distintivo per essere una grande potenza, ma non è particolarmente interessato. La Germania vuole

mantenere ciò che ha conquistato. Il problema sono l’Alsazia e la Lorena. La Francia vuole la

Revanche per riottenere queste due province perdute. Lo scopo di Bismark è quello di tenere la

Francia isolata per non farle ottenere alleanze. La diplomazia bismarckiana attraversa tre fasi:

• Intesa dei tre imperatori: imperatore austro-ungarico, tedesco e russo. Il primo accordo è

un’intesa, un documento abbastanza generico. Il secondo accordo ha un carattere più

vincolante. Sono alleanze strettamente difensive. Valgono solo in ben precise circostanze.

Sono alleanze a durata limitata. Possono essere periodicamente rinnovate. Il testo di queste

alleanze è segreto, non perché ci siano delle clausole incompatibili l’una con l’altra, non ci

sono paesi che sottoscrivono impegni contraddittori. In diplomazia, specialmente nei testi

scritti, in particolare in quest’epoca in cui la diplomazia è un accordo tra gentiluomini, non

ci sono impegni che si contraddicono. Certo ci può essere un margine di flessibilità. La

diplomazia è l’arte di esporre l’ostilità con cortesia, l’indifferenza con interesse e

l’amicizia con prudenza. La diplomazia è caratterizzata dall’ossimoro, in particolare quella

italiana, si può ad esempio ricordare Moro con le sue “Convergenze parallele”. L’aperta

menzogna, l’aperta contraddizione è tuttavia molto difficile. Allora perché questi testi sono

segreti? Perché la segretezza fa parte del gioco diplomatico, così l’avversario sta attento. C’è

qualche caso in cui l’esistenza stessa del trattato è segreta, come il trattato di contro

assicurazione di Bismarck. Nel caso della triplice alleanza che l’Italia contrasse nel 1982 che

l’Italia contrasse con l’impero tedesco e quello austroungarico, l’esistenza del trattato non fu

resa nota per almeno un anno. Non c’era la necessità di sottoporre il trattato alla ratifica

parlamentare. Era previsto dallo statuto albertino che il re potesse firmare un trattato senza

ratifica parlamentare se questo non comportava modifiche territoriali. Il teso non fu mai reso

noto, tranne che a pochissime persone. Neanche tutti i membri del governo lo conoscevano.

Lo conosceva il ministro degli esteri. Quando Salandra divenne il presidente Del consiglio,

dovette chiedere al ministro degli esteri di avere una copia del trattato. Non gli fu neanche

data una copia. Lo lesse e poi gli fu ritirato. Queste sono le caratteristiche generali delle

alleanze dell’epoca. L’intesa dei tre imperatori è simile alle alleanze dell’epoca, come alla

santa alleanza. Bismarck disse che voleva che i tre imperatori si facessero ammirare,

stessero fermi e non facessero altro. Non ci sono problemi tra Berlino e Vienna, poiché

come Bismarck era stato il primo a prospettare la necessità di schierarsi contro l’Austria,

così egli è anche il primo a capire che ci sia uno stretto accordo tra Berlino e Vienna. Non ci

sono problemi neanche tra Berlino e San Pietroburgo. Il problema è il rapporto tra San

Pietroburgo e Vienna, perché sono rivali nei Balcani. Bismarck dovrà cercare di ricostruire il

rapporto a tre, e quando questo non sarà più possibile dovrà cercare altre soluzioni. Tale

alleanza entra in crisi intorno alla metà degli anni ’70 con la questione d’Oriente. Per tenere

insieme Vienna e San Pietroburgo la soluzione era quella di dividere i Balcani in zone

d’influenza. L’intesa dei tre imperatori entra in crisi e si passa alla seconda fase della

diplomazia bismarckiana.

• Alleanza austro-tedesca: rimarrà in piedi fin quando non crolleranno i due imperi.

• Alleanza dei tre imperatori: Bismarck riesce a ricostruire l’alleanza. Un anno dopo Bismarck

porta ad estendere l’alleanza austro tedesca anche all’Italia  si forma la triplice alleanza.

Cosa succede negli anni ’80? Succede che sul trono di Bulgaria sale Ferdinando di Sassonia

Coburgo. E un principe del mondo tedesco, quindi i russi sono profondamente irritati, poiché la

Bulgaria appartiene alla sfera di influenza russa. L’alleanza dei tre imperatori si dissolve. A questo

punto c’è la terza e ultima fase: trattato di contro assicurazione tra Germania e Russia. Tale

trattato si potrebbe prestare a delle accuse di contraddizioni. E molto simile agli accordi Primetti

Barrera del 1902 giudicati sleali con gli impegni dell’Italia rispetto alla triplice alleanza. In realtà

non c’è contraddizione, in diplomazia l’assoluta fedeltà porta nei disastri in genere. Quando

Mussolini disse “Non siamo delle prostitute, restiamo fedeli alla Germania” portò al Disastro. Se si

guarda al trattato di contro assicurazione, non è in contraddizione con la triplice alleanza, anche se

potrebbe sembrare contraddittorio. In entrambi i casi, quello che si configura è il sistema di una

guerra difensiva. Negli accordi Primetti Barrera promettiamo alla Francia una neutralità benevola in

caso di guerra con la Germania, mentre con la triplice abbiamo promesso alla Germania di

intervenire contro la Francia. Ancora una volta non sono impegni contraddittori. Il trattato di contro

assicurazione ha la durata di 3 anni e i successori di Bismark non lo rinnovano facendo crollare la

diplomazia Bismarckiana. Quando Bismarck venne destituito da cancelliere, fu dovuto ad un

pretesto di natura costituzionale: Bismarck voleva che fosse rigorosamente rispettata una norma

costituzionale, voleva che i ministri potessero comunicare con l’imperatore solo tramite cancelliere.

Guglielmo I lasciava largamente fare a Bismarck. Dopo ci fu Federico III che regnò solo per pochi

mesi. Poi ci fu Guglielmo II che è deciso a esercitare un ruolo fondamentale in politica estera, e

Bismarck gli fa ombra. Viene così congedato. L’imperatore non è quindi favorevole ad un rinnovo

del trattato di contro assicurazione. L’imperatore Guglielmo II è contrario a questo rinnovo e

arriverà ad una mossa discutibile, e negli anni ’90 mostrerà all’imperatore Francesco Giuseppe il

testo del trattato di contro assicurazione per fargli vedere la sua lealtà (perché non lo aveva

rinnovato).

26/11/2015

L’Inghilterra era l’unica grande potenza che non faceva parte di un sistema di alleanze. Il desiderio

della Germania è quello di includere in qualche modo l’Inghilterra. Tuttavia il trattato di contro

assicurazione lo impedisce, perché c’è una vecchia rivalità tra UK e la Russia. Gli inglesi si rendono

conto che i rapporti tra Berlino e San Pietroburgo non sono buoni come prima, e lo prendono come

una ragione in più per starsene in isolamento, poiché la Russia ha un amico in meno. Il fatto di non

aver rinnovato il trattato di contro assicurazione non ha quindi l’effetto desiderato. Si forma subito

l’alleanza franco russa. I militari tedeschi dovranno trovare un rimedio alla guerra su due fronti, e il

rimedio sarà il piano Von Shiffen.

I britannici per quanto riguarda i domini coloniali, li vorrebbero sviluppare in latitudine, da Suez a

Città del Capo. I francesi la vorrebbero sviluppare invece in longitudine. E ovvio che prima o poi

queste linee si incontrino.

Ci sono anche preoccupazioni imperialiste extra europee, che non coincidono con quelli che sono

gli schieramenti europei; ad esempio si forma in estremo oriente la “triplice di estremo oriente”

formata da Francia, Germania e Russia, paesi cioè che in Europa non vanno affatto d’accordo.

Perché la Gran Bretagna dovrebbe uscire dall’isolamento? Non è un caso che la prima alleanza in

senso formale sia con il Giappone nel 1902, perché è in quell’area che la UK si era trovata isolata.

Ma l’alleanza franco giapponese è decisamente inferiore a un’intesa posteriore con la Francia.

Perché la Francia e non la Germania? I tedeschi sono sempre un po’ rigidi, e cosa vogliono

dall’Inghilterra? Un’alleanza. L’UK non è disposta ad allearsi, mentre in francesi sono disposti a

sottoscrivere un’intesa, che è un accordo più sottile. Ci si convince inoltre che la Germania stia

alterando l’equilibrio europeo.

Ci sono a questo punto la Triplice Alleanza e la Triplice Intesa. Non esiste il trattato della triplice

intesa, ma esiste il trattato della triplice alleanza. Questo avviene perché la triplice intesa è frutto di

accordi bilaterali. Quando scoppia la guerra la triplice alleanza non funziona bene, poiché ha un

anello debole: l’Italia.

01/12/15

Alla fase suprema del Capitalismo, secondo Lenin, sarebbe succeduto il crollo di tutti i capitalismi.

Questa è la visione economicistica, che poi è ripresa da altri. In base a queste visioni, poi ci sono

altre versioni moderate. In base a questi visioni i Paesi Europei si spartiscono le colonie per

pressanti motivazioni di tipo economico. Gli studi storici ci dimostrano che esisteva una

correlazione scarsa tra investimenti di capitale e possesso delle colonie. Gli investimenti non

seguivano la bandiera. L’imperialismo coloniale non è neanche una causa del protezionismo, come

si suol dire. Da un lato c’era il “Formal empire”, dove cioè sventolava la bandiera Britannica, e il

“Non Formal Empire”, dove non sventolava la bandiera britannica, ma dove il commercio e

l’economia erano pressoché monopolizzati dalla Gran Bretagna.

Per quanto riguarda l’imperialismo francese, è stato osservato che il capitalismo francese è stato

uno dei meno dinamici d’Europa.

In Italia il fautore di un’importante politica coloniale fu il siciliano Francesco Crispi. Cosa ci ha

guadagnato l’Italia dal suo impero coloniale? Niente, ma ci abbiamo speso un sacco di soldi. Quali

sarebbero se non sono di natura economica, quali sono le motivazioni dell’espansione coloniale? Il

colonialismo deve eliminare delle pratiche barbare delle tribù locali (es. bruciare le vedove col

marito morto in India).

Il Congo Belga è un esempio negativo del colonialismo. Era sfruttamento e basta. I colonizzati non

avevano un ritorno. Ben diverso fu il colonialismo francese e inglese.

Jules Ferry (leader della sx repubblicana francese) disse: ”E una missione contro le razze inferiori,

giustificata dal diritto naturale”.

02/12/15

I padri pellegrini sono quel gruppo di puritani, che non erano disposti a conformarsi alla chiesa di

stato, che emigrano nel nuovo mondo per praticare la loro religione. Partono con una serie di navi,

fino al 1630, la più famosa è conservata a York Town, in Virginia, ed è il Mayflower. Sulle navi

ascoltavano i sermoni, non c’erano possibilità di divertimento. Molti presidenti americani hanno

inserito il concetto della città della collina, poiché come spiegano i puritani, se avessero fondato una

società legata a Dio da un contratto come l’antico Israele, avrebbero creato una città su una collina,

cioè la città che risplende da lontano, un faro per l’umanità. Melville (autore di Moby Dick):

“L’America è l’Israele dei nostri tempi”. Gli USA si ritengono fin dall’inizio un modello: “The last

best hope of humanity”, che è una frase che ricorre più volte. Questa convinzione si rafforza quando

gli Stati Uniti diventano indipendenti. C’è la convinzione che questi Stati Uniti, che sono le 13

colonie originarie, troviamo la convinzione che questi Stati uniti avranno un grosso futuro. I politici

americani sentono che la nazione americana avrà un grosso futuro. Nial Ferguson (autore della

biografia di Kissinger), scrisse “Kolossus”, che deriva da una frase del terzo presidente americano:

Thomas Jefferson, che fin dal 1916 previde ”verrà un giorno in cui la vecchia Europa avrebbe

dovuto appoggiarsi sulle spalle del colosso americano”. Abbiamo molte dichiarazioni di padri

fondatori che prefigurano un destino imperiale per la nuova repubblica. C’è poi la famosa opera di

Alexis De Tocqueville, (scrisse “l’ancièn regime e la revolution”), che scrisse anche la “Democrazia

in America”. Tocqueville era un aristocratico francese, che all’inizio degli anni ’30 dell’800 fa un

viaggio lungo in America, e parla della situazione eccezionale degli americani. Disse che solo per

gli USA si poteva prevedere un cammino futuro senza limiti. Gli americani appaiono insofferenti

alla minima critica… Kissinger: ”Gli Usa hanno una concezione teologica e folcloristica del

mondo”, è un imperialismo missionario, loro voglio plasmare il mondo, in base alla convinzione

che il modello americano è il modello migliore. La dottrina Monroe fu scritta dal segretario di stato

John Quincy Adams, che fece un discorso, spiegando: “L’America potrebbe diventare il dittatore del

mondo, e non sarebbe più padrone della sua anima”. Bisogna aspettare il momento giorno  come

disse Jefferson, bisognerà aspettare il momento in cui l’Europa si distruggerà da sola per imporre il

modello americano. Nell’800 c’è la c.d. “conquista del West”. Così si costituiscono gli USA,

sterminando le popolazioni indigene.

10/12/15

Nel 1870 l’Italia è finalmente libera di fare la sua politica estera. La politica estera di un Paese da

cosa è determinata? E influenzata dalla sua collocazione geopolitica e da altri fattori di natura

effettiva, non idee, fatti. La collocazione geopolitica dell’Italia è una collocazione impegnativa.

Tantissime guerre sono state combattute dal 400 in poi o per il possesso della pianura Padana. La

parte peninsulare è ancora più importante, è al centro del Mediterraneo, una posizione dal punto di

vista militare estremamente importante. Se guardiamo ad altri fattori solidi, elementi di fatto, ci

sono altri elementi che limitano per l’Italia la possibilità di svolgere una politica estera autonoma: la

povertà di materie prime. L’Italia ha bisogno di importare dall’estero fonti di energia. Ha una debole

economia. Le guerre del Risorgimento avevano causato un pesante deficit nel bilancio dello Stato

(134 milioni di lire). I governi della destra storica si impegneranno a raggiungere il pareggio di

bilancio, anche con tasse impopolari, come la tassa sul macinato. Nel 1876 la destra raggiunge il

pareggio. Iniziano poi le grandi ondate migratorie italiane che si rivolgono in America… Questa

debolezza economico finanziaria ha dei riflessi sulla capacità di svolgere una politica estera. Ma

cosa costa la politica estera? La politica estera non si fa solo con i diplomatici, ma anche con le

forze armate. Senza di loro è una politica estera priva di incidenza. Ma la politica estera di un Paese

non è fatta solo di elementi solidi, ma anche da elementi costituiti dallo spirito, la tradizione, il

mood di un Paese. Una classe politica prende atto del paese che ha in mano. Bisogna fare la politica

estera anche sulla base delle aspirazioni insomma. Cosa sono gli elementi che portano alla

grandezza? Da cosa è stato mosso il Risorgimento? Dal fatto che siamo stati grandi  l’impero

Romano governava tutto. Poi abbiamo avuto un grande periodo di decadenza. Poi abbiamo voluto

andare verso una terza Roma, una grande Roma. Nel Risorgimento c’è l’idea che la nuova Italia

dovrà fare qualcosa di grande, sennò tradirebbe il movente primo del Risorgimento. Poi ci sono

anche gli anti romani, che sono quelli che vogliono accontentarsi di qualcosa di più prosaico.

Bisogna fare i conti quindi con degli storici pregiudizi.

SECONDA PARTE

-----------------------------------------------

25/02/16

Dopo l’Austria Ungheria nascono stati multinazionali dove c’è un’etnia che domina le altre in

maniera oppressiva.

Il Congresso di Vienna funziona per un secolo, poiché i principi su cui si fonda sono condivisi da

tutte le grandi potenze. L’assetto della pace di Parigi invece non funziona, poiché è solamente un

compromesso per raggiungere un determinato obiettivo.

L’Impero Ottomano cessa di esistere perché negli anni ’21, ’22, ’23 nasce la Turchia odierna sotto

la guida di Kemal Aka Turk (dei turchi).

Il trattato di Sèvres (con l’impero Ottomano) è l’unico ad essere rivisto e sarà sostituito dal Trattato

di Losanna nel ’23. Le conferenze internazionali cominciano ad avvenire sempre in Svizzera,

poiché questa è uno stato neutrale. Nell’800 le conferenze si facevano nel Paese che era il fulcro

dell’attività diplomatica europea. Nell ‘900 si fanno in Svizzera.

La guerra tra la Grecia e la Turchia provoca grandi trasferimenti di popolazione, poiché la Grecia

viene sconfitta e tutti i greci che sono in Turchia devono tornare in Grecia e viceversa.

Un’altra situazione è quella dei confini tra Russia e Polonia. I russi ormai sono Bolscevichi,

arrivano alle porte di Varsavia, e si verifica il “Miracolo della Vistola”  i polacchi prevalgono.

Dopo la Grande Guerra ovviamente la Poloni si espande a ovest, verso la Germania sconfitta, si

crea così il c.d. “corridoio polacco”.

Un’altra questione irrisolta è quella della frontiera orientale dell’Italia. Tale questione verrà risolta

con il Trattato di Rapallo del 1920 e con il trattato di Roma del 1924.

Tornando al “corridoio polacco” (corridoio di Danzica), questo è la causa dello scoppio della

Seconda Guerra Mondiale. Questa è l’ultima rivendicazione di Hitler (“chiedo Danzica e poi non

chiederò più niente”). In realtà Danzica era una città tedesca.

La Prussia Orientale era divisa da questo corridoio da tutto il resto della Germania  era una

situazione inaccettabile per i tedeschi.

Anche i Sudeti (regione della Boemia), che sono tedeschi del sud, invasano criteri di nazionalità.

Essi chiedono di essere annessi alla Germania, ma si proibisce tale soluzione.

Dopo la Grande Guerra Guglielmo II si Hohenzollern deve essere giudicato da un tribunale speciale

per aver offeso la “morale interazionale”.

Alla Germania si impone il pagamento di “riparazioni”. E’ un concetto nuovo. Di solito lo

sconfitto doveva pagare al vincitore un’indennità di guerra. Si pagava perché si perdeva. Le

riparazioni sono un concetto diverso, carico di valenza morale. La Germania e i suoi alleati sono

responsabili della guerra. La Germania deve pagare quindi perché è colpevole, ha peccato.

“La Pace di Versailles difettò fin dal principio di validità morale”  tutti i tedeschi intendevano

scrollarsi di dosso almeno una parte di tale trattato non appena se ne fosse presentata l’occasione. I

trattati di pace sono “trattati ineguali”. Si poteva fare una pace più giusta. Era quello che volevano

gli inglesi, per evitare problemi per il futuro  ovviamente i francesi volevano qualcosa di diverso.

Nell’Ottobre del ’18 il governo tedesco chiese di aprire i negoziati per un armistizio a Wilson. Egli

rispose che prima avrebbero dovuto liberarsi del Kaiser, e instaurare la democrazia. Si pensava

quindi tra i tedeschi che instaurando la democrazia sarebbero stati trattati meglio. Così non fu, visto

il Diktat di Versailles. Pierre Renouvin rileva la presenza di clausole dure, ma nessuna garanzia nel

caso queste non vengano rispettate.

Per quanto riguarda l’assetto dell’Impero Asburgico gli alleati cercarono di applicare il principio di

nazionalità. Si crearono così stati scontenti della Pace, stati revisionisti e stati tutto sommato

soddisfatti. E’ chiaro che applicare il principio di nazionalità nell’Europa centro orientale è un

rompicapo, poiché le popolazioni sono mischiate. Il vincitore, quando c’è un caso dubbio

avvantaggiano sempre gli alleati e scontentano sempre gli sconfitti.

Cecoslovacchia e Jugoslavia sono stati artificiali, basati su fondamenta false. Lo Stato poteva

fondarsi sulla storia. Cechi e slovacchi hanno una storia diversa, e inoltre i cechi opprimono gli

slovacchi. Ma i Cechi sono solo il 48% della popolazione, il resto sono slovacchi, tedeschi,

ungheresi, polacchi…Questo spiega perché la Cecoslovacchia era destinata a rompersi. Gli

slovacchi quindi appena possono cercano di prendersi l’autonomia e l’indipendenza.

La situazione della Jugoslavia è simile.

01/03/16

PROBLEMA ADRIATICO

Problema adriatico o questione di Fiume. Poi sarà più noto come la “questione di Trieste”. L’Italia

con il Patto di Londra aveva ottenuto la promessa di una serie di territori nei quali non aveva

incluso la città di Fiume. Aggiungiamo che la città di Fiume è a maggioranza italiana, ma se già

andiamo nel sobborgo di Porto Paros la maggioranza è croata.

Tutte le cittadine dell’Istria sono a maggioranza italiana. Il contado però è a maggioranza slava che

è slovena e croata. L’Istria che per secoli aveva avuto una sua dimensione unitaria, poiché

apparteneva all’Impero Austroungarico, dopo la Prima Guerra Mondiale l’Istria appartiene tutta

all’Italia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Istria conserva la sua unitarietà, anche se fa parte del

regime comunista di Tito. Dopo la dissoluzione della Jugoslavia l’Istria apparterrà alla Slovenia e

alla Croazia.

La Slovenia e la Croazia sono nate con una forte accentuazione dell’identità, e questo ha portato al

fatto che le minoranze italiane che ancora vivono li, non si giovano molto delle condizioni di

libertà.

La situazione dell’Italia alla conferenza della pace è quella di un Paese che chiede il riconoscimento

del Patto di Londra. Gli anglo francesi vogliono riconoscere all’Italia il contenuto del Patto di

Londra, ma non la città di Fiume. Per gli USA inoltre, il Patto di Londra non esiste, poiché non lo

hanno sottoscritto. Il Presidente Wilson ha inoltre una posizione filo Jugoslava, quindi l’Italia è

svantaggiata.

L’Italia possiede le proprie truppe ancora in tutti i territori che rivendica. Ovviamente dopo il ’45 la

situazione sarà ribaltata. I comunisti di Tito occupano tutti i territori e sono arrivati per primi a

Trieste.

Il Trattato di Rapallo del 1920 è favorito da posizioni che si sono spostate dalla parte dell’Italia. E’

scomparso Wilson dalla scena politica e c’è una trattativa diretta tra Italia e Jugoslavia. Dopo la

Seconda Guerra Mondiale non ci saranno mai trattative dirette tra Italia e Jugoslavia.

Il Trattato di Rapallo è un trattato liberamente negoziato, però ogni trattato è il riflesso dei rapporti

di forza tra i contraenti, e quindi, quando nel 1945 il governo italiano cercherà di prendere come

base per una soluzione il trattato di Rapallo che è stato liberamente negoziato, commette una

consapevole ingenuità, poiché i rapporti di forza sono completamente cambiati. Un’altra cosa che

bisogna menzionare è la c.d. “linea Wilson”, proposta dal PDR USA è una frontiera sfavorevole

all’Italia ed è una frontiera che l’Italia rifiuta con sdegno. L’Italia sarebbe ben felice di avere la

linea Wilson invece dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma questa è ormai divenuta un miraggio.

Per quanto riguarda Fiume si prevede che questa venga costituita in Stato libero. Dopo la Prima

Guerra Mondiale viene costituito il territorio libero di Fiume e dopo la Seconda Guerra Mondiale

verrà costituito il territorio libero di Trieste. Queste soluzioni sono sempre temporanee.

Gabriele d’Annunzio (in guerra c’è andato e ha perso un occhio), era stato un poeta interventista e

un poeta soldato. Egli compie un gesto di insubordinazione, che mostra come lo Stato italiano stia

perdendo il controllo, poiché alla testa dei “legionari fiumani” occupa Fiume. La soluzione di

Fiume trovata nel 1920 non è quella definitiva. Nel 1924 ci sarà il trattato di Roma, con il Quale

Fiume va all’Italia e Porto Paros alla Jugoslavia.

Gli USA tornano all’isolazionismo (neoisolazionismo), per una serie di ragioni: di politica

internazionale, di politica interna e di errori del presidente Wilson.

Il PDR Wilson vuole che il Covenant della Società della Nazioni sia incluso all’inizio di ogni

trattato di pace. Ma questi non sono ratificati e bisognerà rifarli senza il Covenant.

Perché questo ritorno all’isolazionismo? Per la delusione dei risultati della conferenza della pace.

Questo perché gli USA, essendo una democrazia, per entrare in guerra, avevano dovuto promettere

all’opinione pubblica grandi cose, che poi non furono rispettate. Questa guerra avrebbe dovuto

essere la guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre.

C’è ovviamente poi anche il fattore partitico  nella misura in cui i democratici sono

internazionalisti, il partito repubblicano è isolazionista.

Poi gli USA saranno Bipartisan e la distinzione tra Repubblicani e Democratici sarà irrilevante.

L’élite della costa Atlantica guardava all’Europa, era più internazionalista, ma esiste un’America

profonda a cui non importa nulla di partecipare alle vicende europee. C’è poi la delusione dei

liberals (i progressisti) delusi dai risultati della conferenza della pace.

Gli slogan delle campagne elettorali ora sono “America is First”. Più che di isolazionismo

bisognerebbe quindi parlare di nazionalismo americano.

Quali sono i limiti del ritorno all’isolazionismo? La Guerra ha trasformato gli USA da Paese

debitore a Paese creditore, il che comporta una serie di legami economici necessari. Un’altra

eccezione del ritorno all’isolazionismo è la partecipazione degli USA alle discussioni sul disarmo.

Inoltre proprio dagli USA arrivano due piani per quanto riguarda le riparazioni tedesche (Piano

Dowes e Piano Young).

La Russia Bolscevica è preda della guerra civile, ci sono le armate bianche, anticomuniste, che

combattono contro il potere bolscevico. Le armate bianche non verranno aiutate dall’Occidente,

anche perché dopo cinque anni di guerra è difficile impegnarsi in una nuova guerra, e per di più

contro i comunisti, che incarnano un’idea molto popolare in quel periodo.

L’Unione Sovietica si afferma come uno stato di tipo diverso, è qualcosa di nuovo che non c’era

mai stato, o c’era stato brevemente nel periodo della Francia rivoluzionaria. E’ uno stato che incarna

un’ideologia. Lo Stato Sovietico, formalmente è uno stato come tutti gli altri, dopo la prima fase di

follia rivoluzionaria, però lo stato sovietico, mosca è anche la capitale del movimento comunista

internazionale, e in parecchi paesi del mondo ci sono partiti comunisti che obbediscono agli ordini

di Mosca, e sono pertanto degli “infiltrati”.

Stessa cosa era per la Francia rivoluzionaria, che aveva negli altri stati dei partiti filo giacobini, che

quando arrivavano i francesi gli accoglievano a braccia aperte.

Stessa cosa potrebbe avvenire adesso con i partiti comunisti. La proiezione del paese comunista in

campo internazionale ha quindi un duplice aspetto: la normale proiezione dello stato, e dall’altro i

partiti comunisti. Nei Paesi occidentali i partiti comunisti hanno piena libertà, mentre in nessun

paese comunista c’è libertà per i paesi non comunisti  c’è pertanto asimmetria. Questa asimmetria

c’è oggi con i rapporti con l’Islam. Da noi non c’è “islamofobia”. Da loro c’è “cristianofobia”.

03/03/2016

L’aspirazione alla pace maschera obbiettivi diversi.

Che cosa vuole Hitler? Il suo programma di politica estera può essere diviso in tre fasi che non

necessariamente succedono l’una all’altra.

Hitler sa cogliere opportunisticamente le mosse sbagliate dei suoi avversari. Il secondo punto del

programma Hitleriano è un’applicazione del principio di nazionalità  vuole riunire tutti i tedeschi.

Qui l’attenzione si sposta sui Sudeti, che stanno in Boemia. Poi c’è l’Austria, che è tedesca. C’è poi

il problema di Danzica, dove ci sono molti tedeschi. Il terzo punto è quello che riguarda lo spazio

vitale, che è uno spazio geopolitico da dominare. Questo spazio vitale si colloca nell’Europa centro

orientale, quindi quella parte d’Europa abitata da slavi, che per Hitler sono dei sotto uomini, e sono

quindi destinati ad essere colonizzati e conquistati dai tedeschi. Così la pensavano anche tutti i

tedeschi, non solo Hitler. Anche in Italia si pensava questa, nelle zone della Venezia Giulia,

dell’Istria e della Dalmazia. Qui si scherzava sempre e si diceva che gli slavi erano degli

“schiavoni”. Da questo punto di vista Hitler riprende idee che erano manifestate dagli storici più

nazionalisti tedeschi dell’800. Hitler critica gli imperatori del Sacro Romano Impero, che avevano

sprecato le proprie energie verso sud, con la lotta al papato, e invece dovevano concentrarsi verso

est. Hitler concepiva che nell’arco della sua vita l’attenzione sarebbe stata volta essenzialmente

all’Europa, ma siccome il Reich doveva essere millenario, il problema se lo sarebbero posto i suoi

successori. Hitler ha un rapporto di ammirazione e rivalità in fin dei conti per gli inglesi, che sono

una razza imperiale, e dal punto di vista razziale sono affini ai tedeschi. Essi sono l’unico popolo

col quale la Germania potrebbe stringere un’alleanza. Hitler non vuole la caduta dell’Impero

britannico, poiché se ne gioverebbero gli USA e gli uomini di colore. Anche verso i giapponesi

Hitler non nutre simpatie, lui parla di “uomini gialli”. Non ci sarà infatti una grande collaborazione

dopo il “Patto Tripartito”.

Aggiungiamo che per quanto riguarda questi obbiettivi, essi sono largamente condivisi dal popolo

tedesco. Anche la concezione razziale hitleriana p una visione che non ispirava molti precedenti in

Germania, ma non ne è completamente aliena. Per Hitler c’è una gerarchia di popoli in Europa, al

vertice dei quali ci sono gli “ariani”, la cui espressione più pura sono i tedeschi. Anche gli inglesi

sono accettabili, ma c’è l’influenza negativa degli ebrei negli ambienti finanziari. Ci sono poi dei

popoli che vengono assimilati ai tedeschi. Popoli che nel corso della storia sono stati separati dai

tedeschi (gli sloveni). Ci sono poi i popoli latini (italiani, francesi, spagnoli). Essi sono un gradino

sotto. Saranno produttori di derrate agricole nel suo nuovo ordine mondiale. Hitler è disposto però a

fare un’eccezione per gli italiani. Questa è una contraddizione per il suo ordine razziale. Hitler dice

che in fin dei conti Mussolini sta cercando di creare “l’uomo nuovo”, quindi gli italiani sono

accettabili. Questa è però una sciocchezza se si considera che Hitler considerava il fattore biologico.

Per quanto tu possa educare gli italiani, essi nel DNA sono latini.

All’inizio Hitler ha una grande ammirazione per Mussolini. Hitler dice che il più umile dei tedeschi

deve comunque avere un tenore di vita superiore ai polacchi. All’ultimo gradino ci sono ovviamente

gli ebrei, per i quali ci vorrà la c.d. “soluzione finale”.

Da parte occidentale ci sarà la c.d. “Politica dell’Appeasement”. Tale politica nasce dalla mente

britannica; la Francia andrà a rimorchio. Tale politica è una politica di concessioni a Hitler. Tale

politica ha delle sue motivazioni razionali, non è una politica di debolezza. Al fondo di questa

concezione c’è l’idea dei politici britannici che alla Germania sono stati fatti dei torti (con la Pace di

Versailles). Oltre tutto le rivendicazioni della Germania toccano dei territori che non rientrano negli

interessi inglesi. C’è oltre tutto una debolezza militare da parte della Gran Bretagna. I mezzi militari

britannici sono infatti calibrati sulla “ten years rule”, che sancisce che non ci saranno guerre per i

prossimi 10 anni. Tale regola viene revocata con l’avvento al potere di Hitler. Nel ’34 verrà pertanto

operato il primo sforzo bellico da parte britannica. I fondi vennero impiegati nell’aviazione

soprattutto, e in particolar modo nell’aviazione da caccia. I piloti della RAF nella “battaglia

d’Inghilterra” abbatteranno molti bombardieri”  Winston Churchill  “mai nella storia dell’umanità

dovettero così tanti a così poco”.

08/03/16

Cosa vuol dire nazista? E’ una contrazione di “nazional-socialista”  partito nazional socialista dei

lavoratori tedeschi. La Conferenza di Monaco è il punto di partenza del cammino che porta al patto

Molotov-Von Ribbentrop.

Ora è opportuno parlare della guerra civile spagnola e dell’Italia. Dobbiamo aver presente che

l’avvento del Fascismo non rappresenta un momento di svolta nella politica internazionale italiana.

Non rappresenta niente, c’è larghissima continuità. Quale differenza c’è? Una differenza di metodi,

un’accentuazione di certi metodi e di certi modi di esprimersi. In questo senso il ministero degli


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

24

PESO

239.27 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CAROLA-TEO di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof De Leonardis Massimo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia delle relazioni internazionali

Riassunto esame Storia delle Relazioni Internazionali
Appunto
Riassunto parziale seconda parte esame De Leonardis
Appunto
Riassunto prima parte esame Storia delle Relazioni Internazionali - appunti su Documenti e Trattati internazionali
Appunto
Riassunto esame Storia delle Relazioni Internazionali - prima parte
Appunto