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Storia delle relazioni internazionali

Origine delle relazioni internazionali

Iniziamo da quella che è individuata come origine della storia delle relazioni internazionali, ovvero il primo dopoguerra e la prima guerra mondiale. Il motivo estemporaneo dello scoppio della guerra, il causus belli, fu l’attentato di Sarajevo, questo perché l’Europa era caratterizzata da una situazione di conflitto e tensione generale: la rivalità anglo-tedesca, in campo economico, coloniale e navale; l’esistenza di una conflittualità austro-russa, che tendevano ad un forte espansionismo. La conflittualità tra questi due attori internazionali si sviluppava soprattutto nell’area dei Balcani; il contrasto italo-austriaco, sull’Adriatico, a causa delle terre irredente. Questi sono i tre casi di conflittualità interstatale che portarono allo scoppio della prima guerra mondiale.

Vi erano anche dei contrasti non meramente interstatali, ma che erano contrasti dal punto di vista ideale e culturale: come la volontà di espansione e di potenza, idee che erano insite nella mentalità di fine ‘800, e il nazionalismo, che era però ampiamente diffuso. Dal punto di vista del confronto interstatale, uno dei fattori di destabilizzazione del sistema internazionale era la volontà di espansionismo dell’impero asburgico e dell’impero zarista. A questi aspetti di carattere internazionale si sommava un terzo aspetto di carattere nazionale e internazionale contemporaneamente, la nascita del sindacalismo e delle ideologie della sinistra, che avevano uno slancio transnazionale. Queste tipologie di ideologie sono le prime ideologie realmente globali. Queste ideologie ovviamente erano in netto contrasto con il nazionalismo: due ideologie agli estremi. Il nazionalismo mette al centro la nazione e l’appartenenza nazionale, le ideologie della sinistra non tengono conto delle appartenenze statali: esiste solo una fratellanza data dall’appartenenza alla stessa ideologia politica.

Il primo conflitto mondiale

Quindi, scoppia il primo conflitto, giugno 1914: il conflitto va a confliggere con l’ideologia comunista di un dialogo tra i popoli e quindi causa una crisi anche dell’Internazionale socialista. Ricordiamo del conflitto solamente un anno cruciale, il 1917, l’anno della rivoluzione russa e dell’entrata in guerra degli Stati Uniti, fatto che chiaramente sbilancia gli equilibri della guerra. Gli Stati Uniti fino ad ora avevano adottato una politica di non intervento, non gli importava di mettere il naso nei conflitti europei. L’entrata degli USA segna un forte sbilanciamento a favore dell’Intesa, che però rimane priva della Russia. Il '17 è l’anno anche della disfatta di Caporetto e della sostituzione del generale Cadorna con Armando Diaz. È importante ricordare che Caporetto è dell’ottobre '17, mentre la rivoluzione bolscevica è del novembre '17.

Caporetto è di sicuro stata un errore madornale, un’avventura avventata nata sull’onda di grandi personaggi come D’annunzio o Mussolini, la popolazione invece non aveva una vera posizione sull’entrare in guerra o meno, per questo gli interventisti riescono a prendere il sopravvento. Con la sconfitta di Caporetto l’Italia sembrava finita, con una classe dirigente allo sbaraglio, con la sconfitta di Caporetto la paura di una infiltrazione di ideologie bolsceviche era altissima. Quindi, il '17 è un anno molto importante e di svolta, un anno in cui si identificano i germi di quella che sarà la situazione del primo dopoguerra.

La questione russa

Ora ci concentriamo sull’aspetto russo della questione, essenziale per capire le relazioni internazionali dal '17, quando le ideologie bolsceviche attecchiscono nell’impero zarista. Cos'era l’impero russo alla vigilia della prima guerra mondiale e della rivoluzione bolscevica? Era un classico impero continentale, il più esteso, si affacciava sull’Asia ma era anche una potenza europea. L’impero zarista era uno stato con enormi potenzialità ma era effettivamente anche la più arretrata delle potenze europee, sia politicamente che economicamente. Era il paese a maggiore carattere contadino in Europa. Era un paese nel quale c’è stata, fino al 1861, la servitù della gleba.

Dal punto di vista istituzionale era una monarchia autocratica: i partiti politici erano illegali, non c’era un parlamento e non ne serviva uno e c’era una terminologia ufficiale che individuava quattro ceti all’interno dei quali venivano collocati i sudditi: contadini, borghesi, il clero e la nobiltà. Gli elenchi telefonici erano divisi secondo queste categorie. La divisione della società era decisamente palpabile. Da questo punto di vista quindi l’impero zarista era molto arretrato, ma è anche vero che, negli ultimi 50 anni dell’impero, la classe nobile iniziò a capire che era necessario promuovere qualche riforma. Negli anni di fine '800 sostanzialmente gli obiettivi dello zar erano due: uscire dalla arretratezza economica e tecnologica e riuscire ad eguagliare gli altri paesi europei dal punto di vista militare.

Riforme e rivoluzioni

Come? Con la guerra di Crimea l’esercito e l’impero sono impegnati soprattutto dal punto di vista militare e quindi non riescono a controllare il malcontento dei contadini, per questo lo zar concede l’eliminazione della servitù della gleba. Ma qual era il vero fine dell’eliminazione della servitù della gleba? Era solo una minima concessione (un “contentino”) che serviva per mantenere il consenso, contenere il malcontento e quindi mantenere il controllo.

Lo zar riuscì allo stesso tempo a salvaguardare il potere dei proprietari terrieri attraverso un sistema che si chiamava “Obscina”, ovvero la comunità contadina russa, una comunità autonoma con una sorta di autogestione reale, fattiva. L’Obscina era regolata da un sistema paradossalmente democratico: la distribuzione delle terre e dei frutti della terra e la gestione del potere in seno all’Obscina erano gestite da una assemblea in cui ogni capo famiglia aveva un voto. L’Obscina era una comunità autogestita che gestiva anche gli aspetti economici, era come un piccolo stato, gestiva anche le imposte che poi venivano devolute allo stato centrale.

Dal 1861, con l’eliminazione della servitù della gleba, una parte minima della terra va in proprietà ai contadini: la terra gli era venduta ad un prezzo altissimo, in modo che la famiglia che la comprava doveva pagare la terra per intere generazioni. Questa riforma della servitù della gleba quindi in realtà era una grandissima farsa, non generò una classe di contadini davvero liberi; questo era proprio l’intento dell’impero, fare una riforma monca per dare il contentino ai contadini, senza però concedergli una reale emancipazione ma mantenendo il controllo.

Industrializzazione e tensioni sociali

La situazione cambia con l’inizio del ‘900. La situazione internazionale ormai rende improcrastinabile una industrializzazione russa: lo zar e lo stato stesso gestiscono l’industrializzazione. Si dà il via alla costruzione di enormi ferrovie e si ha in questi termini un buon risultato: la crescita media della produzione sul territorio russo è la più alta d’Europa; allo stesso tempo questo miglioramento delle infrastrutture favorisce lo sviluppo di una classe media, nasce un settore industriale mediamente sviluppato. Ma il sistema dell’Obscina rimane effettivamente in piedi e impedisce lo sviluppo del settore agricolo; per questo motivo nasce una enorme frattura tra le aree ormai industrializzate e le aree della vecchia agricoltura, composta da popolazioni poverissime e morte di fame. Il sistema dell’Obscina è la gabbia all’interno della quale vengono rinchiusi i contadini: non era possibile uscire dal proprio nucleo contadino, questa comunità impediva qualunque tipo di migrazione e qualunque contatto con altri contadini.

La situazione subisce una svolta con la guerra contro il Giappone, nel 1904: il conflitto lascia emergere il malcontento interno della popolazione, questa guerra porta un aumento della tassazione e un crollo del tenore di vita già basso. Ciò che crolla è anche l’apparato repressivo, la polizia segreta zarista in qualche modo viene fisicamente destabilizzata e quindi la cappa di oppressione sopra ai sudditi viene sollevata. Queste sono le premesse alla rivoluzione del 1905: forte pressione fiscale e sistema oppressivo meno efficiente.

Rivoluzione del 1905 e riforme

Questa rivoluzione che scoppia nel 1905 lascia un segno molto importante, portando delle riforme che permetteranno la sopravvivenza dello stato russo fino al 1917. Quali sono queste riforme? Nascita di un parlamento, legalizzazione dei partiti politici e ridimensionamento del potere dello stato. Inoltre c’è la riforma Stolypin, del 1911, che porta finalmente all’indebolimento dell’Obscina che per la prima volta permette al povero contadino di uscire dall’Obscina per un periodo di tempo limitato e di andare a fare un lavoro da un’altra parte.

Cosa implica questa riforma? La società russa era costituita fondamentalmente da contadini e da figli di servi analfabeti. Cosa succede dopo la riforma? Alcuni contadini hanno la possibilità di andare momentaneamente a lavorare in fabbrica in centri urbani, in genere andavano fuori i giovani, favorendo così un lentissimo processo di urbanizzazione che però prende piede in maniera importante e che porta ad avere una popolazione operaia di circa 3 milioni e mezzo di operai. Non è tanto la quantità di operai, ma la tipologia di operai che porta ad un cambiamento sostanziale: si trattava di giovani, che uscivano solo stagionalmente, questi giovani erano pieni di entusiasmo e pronti ad esporsi nelle lotte, in quanto poi potevano scappare e tornare a casa senza conseguenze. In questo frangente nasce una classe operaia rivoluzionaria che sarà quella che poi sosterrà la rivoluzione bolscevica del ‘17.

Al momento in cui nasce questa tensione rivoluzionaria la situazione è quella di una forte immaturità della classe media e di una forte composizione multinazionale non riconosciuta dallo zar: nel censimento del 1917 risultavano circa 147 popoli diversi, dei quali però la maggior parte risultavano russi. Sotto la categoria russi erano stati inseriti anche popoli che russi non erano. Era quindi un impero fortemente multinazionale e caratterizzato anche da forti differenze religiose: ortodossi, mussulmani, cattolici e, in minoranza, ebrei e luterani. C’era anche una grande fetta di popolazione che seguiva religioni di vario tipo e che era fortemente discriminata all’interno dell’impero. All’interno dell’impero non c’era un regime di libera circolazione, esisteva un sistema di passaporti interni che impediva la circolazione dei sudditi.

L'intellighenzia russa e la rivoluzione

In questa situazione c’è un attore politico molto importante, che prende in mano l’idea rivoluzionaria, l’intellighenzia russa. Il nome “intellighenzia” ha una origine russa e all’epoca questa parola indicava solo un gruppo di persone che condividevano un odio per il sistema zarista. In Russia all’inizio del 900 c’era una forte coscienza dell’autocrazia come sistema retrogrado. L’intellighenzia si andava sempre più costruendo come un corpo estraneo alla società stessa, un corpo di oppositori al regime, un gruppo piccolo e isolato.

Come fa l’intellighenzia, il nervo e il cervello della rivoluzione, ad affermarsi e a trascinare la popolazione russa, una popolazione estremamente rurale e analfabeta, e a convincerla di voler fare la rivoluzione? Alla fine dell’800 l’intellighenzia decide di applicare la pratica “dell’andata al popolo”: decide di andare al popolo, spiegare le loro ragioni, convinti che il popolo li seguirà nella rivoluzione. Questa pratica nasce dall’idea di Bakunin che basti una insurrezione di massa per mettere k.o. il sistema zarista. Per questo l’intellighenzia va effettivamente nelle campagne a parlare con i contadini: il risultato sarà un completo fiasco, i contadini ignoreranno l’intellighenzia e la denunceranno anche alla polizia segreta.

La nascita del terrorismo

Allora l’intellighenzia entra in una seconda fase: quella del terrorismo e della nascita dell’ideologia terrorista. È proprio qui che l’idea del terrore ha le sue radici. Cosa imparano i bolscevichi dalla prima fase dell’andata al popolo? Che il popolo è ignorante, ha bisogno di una avanguardia che gli mostri la via e che gli faccia capire che quella via è salvifica. L’obiettivo dell’avanguardia è quello di impossessarsi del potere e di usare l’Obscina come struttura per impossessarsi del potere. Nel 1896, nasce una associazione chiamata Terra e Libertà, da questa associazione, che si scinde, poi nasce un’altra associazione chiamata “Volontà del Popolo” (narodnaja vaja), associazione terroristica che avversa l’idea di Bakunin: non basta una insurrezione del popolo per distruggere il sistema zarista ma è necessario uccidere gli zar, bisogna eliminare la classe dirigente. Per questo nel 1881 questa associazione uccide lo zar Alessandro II. Questo attentato porta ad una fortissima reazione dello stato che promuove un vero e proprio terrore dello stato, che porta una involuzione dello stato zarista.

L'evoluzione dei partiti

Nel 1903 c’è una ulteriore evoluzione del partito operaio bolscevico, con la divisione tra bolscevichi e menscevichi. Il partito menscevico ha base contadina, sono meno inclini al terrorismo, il loro leader è Plechanov, leader marxista in senso stretto, pensava che la Russia dovesse passare per un processo di industrializzazione prima di arrivare alla rivoluzione, per questo l’idea dei menscevichi era quella di una rivoluzione graduale. I bolscevichi sono invece di base operaia, leader dei bolscevichi è Lenin, che introduce una nuova visione marxista (Leninismo), la questione quindi cambia in quanto con Lenin viene data una nuova interpretazione del marxismo: la dottrina marxista viene integrata, la classe operaia secondo Lenin non può sviluppare una coscienza rivoluzionaria, ma può sviluppare una coscienza sindacale. Quindi il popolo aveva bisogno di un partito di “rivoluzionari di professione” che lo guidasse e che gli insegnasse l’inevitabilità della rivoluzione. C’è un passaggio diretto al socialismo, senza passare per il capitalismo.

Dal 1905 al 1917

Tra 1905 e 1917, nella situazione antecedente allo scoppio della rivoluzione, lo zarismo è ancora in piedi ma in fase discendente: c’è il fallimento della guerra in Giappone (che comporta il ritorno delle truppe in patria, che portano un aumento dell’oppressione interna) e, dal punto di vista delle relazioni internazionali, in questi anni la Russia entra nella triplice intesa e quindi partecipa alla prima guerra mondiale, con il proposito di ricompattare il popolo. Facendo la guerra ai nemici esterni si nascondono i problemi interni. Appare da subito chiaro però che l’impero zarista sia in grande affanno: la Russia effettivamente è quella che costringe la Germania a combattere su due fronti, con un grandissimo uso di risorse anche fisiche. Dal punto di vista della politica interna, la partecipazione alla guerra porta ad una distruzione enorme: sono i contadini ad andare in guerra, che poi tornano cadaveri: questo elimina qualunque briciola rimasta di legittimità dell’impero zarista. Nel 1917 la rivoluzione bolscevica è quasi “pacifica”, ormai lo zarismo è talmente finito e delegittimato che è difficile trovare qualcuno che lo voglia difendere.

Il governo provvisorio e i soviet

Nel '17 viene formato un governo provvisorio che indice elezioni universali con lo scopo di formare l’assemblea costituente e vengono promesse tutta una serie di riforme: “tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge”, libertà di stampa/associazione/parola/etc, insomma, riforme democratiche. In seguito viene annunciato il ritiro dalla guerra, altro modo per dare nuovamente speranza al popolo: si esce dalla guerra con “una pace senza annessioni o indennizzi”. Poco dopo lo slogan del governo cambierà, questo porterà ad un grandissimo scredito del governo che porterà alla formazione di organi diversi dal governo ufficiale, chiamati soviet. Sono degli organi di rappresentanza dove si gestisce il potere. Il soviet di Pietrogrado è il più famoso; soviet che emana la disposizione numero 1 che promuove una democratizzazione dell’esercito. Il governo crolla, i soviet prendono il potere: ai soviet mancava solo il potere sull’esercito e con la disposizione numero 1 i soviet riescono a smembrare il potere dell’esercito, in quanto l’esercito si dividerà tra ufficiali, dalla parte del governo provvisorio, e soldati, dalla parte dei soviet. Le infiltrazioni bolsceviche si insinuano attraverso l’esercito, in modo da scuotere il sistema sociale dalla base.

Il colpo di mano di Lenin

Colpo di mano di Lenin: non è necessario il passaggio attraverso il capitalismo, è sufficiente una situazione di destabilizzazione, perfetta per poter prendere il potere. Lenin fa una sorta di campagna elettorale, promette un miglioramento della vita di tutte le classi sociali, il potere verrebbe attribuito ai soviet e, dal punto di vista della politica estera, Lenin propone una pace separata con la Germania: arrivare ad una pace separata che possa mettere fine al conflitto.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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