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Storia del diritto italiano: Prof. Alessandro Dani

Lezione del 2/03/21: Tardo Impero

Il periodo finale del tardo impero romano è stato descritto con plastico di Italo Gismondi che ricostruisce l’immagine della Roma imperiale nel IV sec. d.C. Roma era una metropoli e ci dà un’idea della grandezza raggiunta, di massima espansione territoriale dell’impero romano. Un libro recente di Luca Loschiavo la definisce l’età del passaggio (dal III al VII sec) dall’età antica al medioevo. Dalla cartina vediamo come a nord est i fiumi Reno e Danubio costituirono il confine (il limes) verso il territorio dei germani. I germani vennero chiamati così prima dai Celti e poi dai Romani per indicare chi viveva lì ma si trattava di tribù, popoli dalle caratteristiche diverse tra loro che non avevano un’identità unitaria. Furono soprattutto gli storici tedeschi dell’800 che vollero vedere una cultura germanica distinta da quella romana in un’ottica non solo storico-scientifica ma anche politica, esaltando i tratti eroici, nobilitanti di queste popolazioni.

Caratteri dell'età del passaggio

  • Roma creò uno stato molto accentrato, articolato ed efficiente che permise di unificare l’area mediterranea ed europea in una grande civiltà che condivideva istituzioni, sistema giuridico pur con molte differenze tra le varie province, fisco, moneta, urbanistica cioè le varie città dell’impero finirono per assomigliarsi es. foro, teatro, cardo, decumano.
  • Ciò favorì uno straordinario sviluppo economico, creando una funzionale rete di strade, acquedotti, canalizzazioni, ampliando coltivazioni, attività manifatturiere e commerciali di ogni tipo.
  • I giuristi crearono, con i loro responsi, un diritto molto evoluto, che rimarrà alla base degli ordinamenti giuridici occidentali fino ad oggi; in oriente, per esempio, non troviamo un sapere giuridico così sviluppato.
  • Nel 212 l’Editto di Caracalla (la Costitutio Antoniniana) estese la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’Impero, portando a compimento un lungo percorso di uniformazione; prima di questo avvenimento le varie città, parti dell’impero, conservarono un certo grado di autonomia, infatti si parla di statuti municipali per questi, con il tempo andarono ad uniformarsi ad un modello impostogli da Roma, quindi questa autonomia con il tempo svanì.

La rete stradale romana si estende a tutta l’Europa esclusa la Germania. Questo carattere cosmopolita della Roma imperiale lo vediamo esemplarmente nella villa Adriana a Tivoli, quindi si può dire che la civiltà raggiunse un apice nell’Europa mai raggiunto prima. Vi fu anche un lato oscuro della civiltà romana come ad esempio i percorsi seminterrati ad uso degli schiavi. Nella parte visibile della villa tutto era efficiente grazie al lavoro degli schiavi che lavoravano nell’ombra. Una caratteristica fondamentale del sistema produttivo a Roma era di basarsi in larga misura sugli schiavi, era quindi un’economia di tipo schiavistica che si alimentò finché l’espansione andò avanti, infatti in ogni città dell’impero c’erano i mercati degli schiavi. Un evento molto importante fu la rivolta di Spartaco (71-73 a.C.) quando lungo la via Appia furono crocefissi 6mila schiavi.

La penisola italica subì un’alterazione profonda dell’ambiente, l’espansione della civiltà di Roma fu accompagnata da un’intensa deforestazione per le esigenze dei cantieri navali, delle miniere, delle varie attività manifatturiere (anfore ecc.) e nella città di Roma si presentarono seri problemi di salubrità dell’ambiente. Nel tardo impero (II sec d.C.) l’espansione territoriale termina e termina l’afflusso di risorse e della manodopera schiavistica c’è una forte regressione demografica che conosce dei momenti drammatici con la “Peste antonina” 165-180 d.C., seguita da altre epidemie, importante è la “Peste di Giustiniano” nel VI sec. Questo condusse a una riduzione della produzione agricola. Tutti questi elementi portarono alla decadenza nella società romana del tempo.

Dal 235 al 284

  • Ci sono 50 anni di anarchia militare cioè le legioni che ormai sono barbari e depongono imperatori, un periodo in cui l’impero sembrava giunto alla fine.
  • Devastazioni, eccidi, epidemie producono una contrazione della popolazione nelle città.
  • L’apparato pubblico comporta spese ingenti con conseguenze come aumento delle tasse che colpirono maggiormente i piccoli e medi proprietari terrieri avvantaggiando i grandi proprietari terrieri cioè i latifondisti, svalutazione monetaria, crisi economica.
  • Si contrae il ceto medio: si allarga la forbice tra ricchi latifondisti e poveri.
  • Il commercio decade, anche per l’insicurezza delle strade.
  • Ruralizzazione della società, c’è una regressione.

Nelle campagne domina il latifondo, cioè la grande proprietà terriera in mano al ceto senatorio, organizzata in ville fortificate con un corpo di guardia armate private, lo stato non garantisce più la sicurezza nei territori. La diminuzione degli schiavi disponibili impone di legare i coloni alla terra altrimenti non ci sarebbe più chi la lavora, il proprietario si assume anche dei poteri disciplinari. Gli storici si sono chiesti quanto si possa parlare di continuità con la signoria fondiaria medievale. La giurisdizione sui dipendenti (patrocinium, patronato) con protezione dai funzionari ed esattori imperiali, preannuncia l’immunitas feudale. Frequenti furono anche le rivolte di schiavi e contadini a causa delle condizioni di vita. La società immobile è strutturata gerarchicamente in categorie fisse ereditarie es il figlio del contadino farà il contadino. Verranno istituiti anche i collegia professionali obbligatori cioè associazioni di categorie produttive che preannunciano quelle che saranno le corporazioni.

In questo quadro in cui l’impero sembra vacillare entra in scena Diocleziano, imperatore dal 284 al 305. Diocleziano non era né di origine romana né italica era originario di Spalato, grande condottiero, fu governatore della Resia e Prefetto del Pretorio. Venne nominato imperatore dall’esercito a Nicomedia. Diocleziano elevò il commilitone Massimiliano prima alla carica di Cesare e poi, nel 286, a quella di Augusto. Diocleziano si presenta come un restauratore lui vuole restaurare l’idea d’impero. L’imperatore viene visto come una divinità (il Dominus mundi) e una volta restaurata la pace e la sicurezza riorganizza il governo dell’impero per fronteggiare la disgregazione incombente e le lotte di successione.

Diocleziano poi pensa di suddividere il potere tra due imperatori e due Cesari (predestinati alla successione), l’impero viene suddiviso con quattro prefetture del pretorio con funzioni militari e giudiziarie, coordinando i vari duces nelle province (al livello locale). Le province sono aumentate e diventano 96 rette da presidi con funzioni civili raggruppate in 12 diocesi, si tratta di un ordinamento statuale estremamente burocratico verticistico, accentrato e ci si basa su una classe oltre che di militari anche di funzionari civili. Al livello centrale c’è il Concistorium Principis che controlla le innumerevoli cariche a livello centrale e periferico, questo apparato statale richiede ingenti risorse economiche per essere mantenuto, infatti la pressione fiscale colpisce soprattutto i piccoli e medi proprietari.

Un altro aspetto importante è la politica di persecuzione nei confronti dei cristiani, per il loro rifiuto del culto personale dell’Imperatore che creava uno scontro con certi valori con civiltà romana e un problema politico oltre che religioso.

Storia del diritto

Abbiamo una drastica trasformazione del sistema delle fonti del tardo diritto romano, nel diritto c’era una pluralità di fonti normative: la consuetudine, i senatoconsulti (dal I sec. a.C.) erano norme emanate dal Senato nelle materie di competenza come quella finanziaria, gli editti dei Pretori (dal II sec. a.C.) il Praetor urbanus aveva lo ius edicendi ed emanava sorta di regolamenti, validi solo nell’anno della sua carica. Alla fine del II sec. d.C. Editto perpetuo di Salvio Giuliano. Vi era anche il Praetor peregrinus per le controversie tra Romani e stranieri, la dottrina cioè i pareri dei giureconsulti resi alle parti e ai giudici. La stesura di negozi giuridici. I giuristi producono anche trattati, commenti a leggi repubblicane, manuali (famose le Istituzioni di Gaio – circa 160 d.C.). A partire da Augusto fu attribuito lo ius publice respondendi solo a giuristi autorizzati dall’Imperatore. L’apice della dottrina si ebbe sotto i Severi, con grandi giuristi come Paolo, Papiniano, Ulpiano, Modestino e infine le costituzioni imperiali.

Le costituzioni imperiali che all’inizio si pongono come una delle fonti del diritto in questo periodo rimangono pressoché l’unica fonte del diritto a partire dalla metà del III sec. d.C., nel silenzio della dottrina e delle altre fonti. Si affermano le formule Quod Principi placuit legis habet vigorem (quello che piace al principe ha valore di legge); Princeps legibus solutus (il principe è sciolto dalle leggi). Sul piano politico si può parlare di assolutismo, sul piano giuridico c’è una semplificazione del sistema delle fonti dove predomina la costituzione imperiale. Il diritto imperiale si distingueva in: editti, leggi di portata generale; decreti, decisioni dell’Imperatore su casi concreti; rescritti, risposte a quesiti formulati da funzionari o cittadini; mandati, istruzioni a funzionari, su tutti questi viene a prevalere la legge dell’imperatore e si crea un’esigenza di certezza giuridica. In questo quadro di rendere certe quali sono le costituzioni per uso soprattutto della prassi, vengono fuori alcune raccolte di leggi imperiali, siamo nell’epoca di Diocleziano, qui sono da ricordare due codici: il codice Gregoriano e il codice Ermogeniano. Sono entrambe opere private quindi non compilate su impulso dell’imperatore con una grande circolazione, risalgono entrambe alla fine del III sec. Mentre il codice Gregoriano raccoglie costituzioni imperiali in ordine cronologico fino al 292, il codice Ermogeniano raccoglie costituzioni dell’imperatore Diocleziano. Quindi l’antico pluralismo delle fonti viene meno e rimangono solo le costituzioni dell’imperatore che dovendo regolare tutto diventano numerose per questo e c’è bisogno di raccoglierle.

La dottrina, in questo periodo del tardo impero, ci viene testimoniata da una serie di operette post-classiche sono: le Pauli Sententiae che sono una rielaborazione di scritti del giurista Paolo, i Fragmenta Vaticana che contengono scritti di vari giuristi come Paolo, Ulpiano e Papiniano, i Tituli ex Corpore Ulpiani (IV sec.) è un trattatello istituzionale, un’epitome delle Istituzioni di Gaio più passi di Ulpiano, l’Epitome Gaiche è un compendio di 3 libri di Gaio e la Consultatio veteris cuiusdam iurisconsulti che è una collezione di pareri di un ignoto giurista, con testi dai Codici Gregoriano e Ermogeniano. Queste operette sono importanti nella loro qualità perché ci testimoniano una conoscenza distorta dei classici con manomissioni anche per fini di adeguamento alla pratica e i giuristi sono assorbiti nell’apparato burocratico. Questo si chiama, fenomeno della volgarizzazione del diritto, per rispondere alle necessità del mutato contesto sociale, economico e culturale, quindi c’è una decadenza dell’antico sapere giuridico ma è una decadenza dovuta dal fatto che il diritto non vive in una dimensione astratta e separata dalla società del tempo ma vive per rispondere concretamente a delle richieste di ordine e disciplina.

Costantino e l'avvento del cristianesimo

Costantino figlio di Costanzo Cloro fu proclamato a sua volta Augusto dalle legioni della Britannia alla morte del padre. Si liberò di Massimiano che aveva congiurato contro di lui, poi di Massenzio che si era proclamato Augusto, nella battaglia di Ponte Milvio (312), ed infine dell’Augusto d’Oriente Licinio. Rimase imperatore unico e nel 330 è inaugurata la Nova Roma (Costantinopoli), la città è fondata con i tradizionali rituali pagani, su una precedente cittadina chiamata Bisanzio, l’attuale Istanbul, che ospita sia chiese cristiane che templi pagani. La sincerità della sua conversione al Cristianesimo è stata posta in dubbio dalla storiografia ma rimane una questione di difficile accertamento. Gli storici pensano che Costantino perseguisse un accorto disegno politico, continuò anche il culto solare imperiale vista la maggioranza pagana dell’esercito. Costantino non esitò mai a sbarazzarsi dei concorrenti facendoli uccidere e si fece battezzare in punto di morte. Nella moneta c’era il sol invictus, l’imperatore nel 321 istituisce la festività della DIES SOLIS che poi diventa la DIES DOMINICA che è la nostra domenica. Il Sol inictus era popolare tra i soldati delle legioni e il suo culto fu tempo prima imposto da Massimino ai cristiani che si ribellavano all’autorità imperiale. Costantino divise l’impero in due parti, la parte occidentale e quella orientale che diviene la più importante e qui inizia un declino inarrestabile della pars occidentale perché l’oriente si mantiene più vitale, più produttivo anche per gli scambi commerciali.

Costantino ristruttura l’esercito e lo distingue tra le truppe che si occupano del limes cioè dei confini e le altre truppe e si preoccupa di inquadrare meglio le truppe barbariche. Costantino ebbe un’importanza enorme per il cristianesimo ed emanò nel 313 d.C. l’Editto di Milano che riprende molto dall’Editto di Serdica di Galerio del 311 e riconosce il cristianesimo come religio licita (anche con finalità politica di pacificazione sociale). Il cristianesimo divenne una religione ammessa ma al pari delle altre confessioni religiose anche per la sicurezza e l’interesse dell’impero. Nell’editto si impone la restituzione ai cristiani dei beni confiscati dagli imperatori precedenti. Altre misure che Costantino prende sono: l’istituzione della Episcopalis Audientia cioè riconosce funzioni arbitrali ai vescovi in controversie private e poi giudiziarie, nel 331 consente alle chiese locali di ricevere beni in eredità o legato da qui consegue un incremento degli edifici religiosi, grazie alle donationes pro anima cioè donazioni per garantirsi il fatto che la propria anima vada in paradiso, poi persegue una politica di lotta alle eresie anche ai fini del mantenimento dell’ordine pubblico e convoca e presiede il primo Concilio ecumenico di Nicea (325), in cui si condannò l’Arianesimo.

Il Concilio ecumenico, il concilio è l’assemblea dei vescovi; se sono vescovi di una data regione è un concilio provinciale, se invece riguarda i vescovi di tutta la cristianità allora è un concilio generale, ecumenico. Il primo concilio ecumenico è quello di Nicea, le norme emanate dai vescovi in concilio si chiamano canoni conciliari, invece l’altra fonte del diritto della chiesa sarà la decretale che proviene dal Papa. Nel concilio di Nicea si condanna Ario, sacerdote di Alessandria d’Egitto, che sosteneva l’umanità di Cristo, negandone la divinità (si riteneva solo figlio di Dio) quindi sminuiva l’importanza dell’organizzazione ecclesiastica e dei sacramenti. L’arianesimo è importante perché ebbe una grande diffusione soprattutto presso i popoli germanici (Goti e Longobardi compresi). Questo è un passaggio importante perché la chiesa si autoaffermacome custode dei dogmi, c’è quindi un’idea di chiesa protetta e controllata come istituzione dello stato.

Teodosio I e la cristianizzazione dell'impero

Teodosio I: nel 380 con l’Editto di Tessalonica il cristianesimo diventa la religione ufficiale dell’impero, nel 381 Teodosio I presiede il Concilio di Costantinopoli e ribadisce la condanna dell’eresia ariana, sancisce anche il primato del Vescovo di Roma, poi ribadito sul piano giurisdizionale da Valentiniano III nel 445. Nel 392 emana un editto con cui si proibisce il culto, anche privato, delle divinità antiche ma il politeismo continua nei villaggi di campagna e nelle città i templi antichi vengono trasformati in chiese. Teodosio I condanna il paganesimo e i cristiani eretici che provoca scontri violenti, repressi duramente dall’esercito imperiale. Teodosio fa reprimere duramente la sommossa di Tessalonica, provocando un eccidio, ma viene redarguito dal vescovo di Milano Ambrogio, dinnanzi al quale l’imperatore chiederà pubblicamente perdono nel 393.

Ricordiamo Valentiniano III (419-455) per la legge delle citazioni (426), lui riordina l’utilizzo degli iura cioè degli scritti dei giuristi quelli che si contrapponevano alle leges. Lui prescrive che possono utilizzarsi in giudizio solo gli scritti di 5 giuristi: Papiniano, Paolo, Ulpiano, Gaio, Modestino, in caso di contrasto prevale l’opinione di Papiniano questo perché è una situazione di incertezza dove non si reperiscono più gli scritti di questi giuristi per cui uno in tribunale poteva utilizzare quello che voleva e con questo si intende porre ordine, certezza nell’allegazione delle dottrine. Nel 455 Valentiniano III viene ucciso e la parte occidentale dell’impero cade in balia di continue lotte per il potere e si regge sul sostegno militare di popoli barbari che combattono contro altri barbari. Si susseguono 9 imperatori, fino alla deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre nel 476.

Teodosio II (401-450) è importante perché si propone un grande riordino normativo complessivo, sia di iura che di leges, ma alla fine solo queste ultime saranno oggetto di ‘codificazione’, un progetto ridimensionato forse per la difficoltà di reperire testi giurisprudenziali antichi. Il Codex Theodosianus emanato dall’imperatore nel 438 ha carattere ufficiale, è diviso in 16 libri e raccoglie le costituzioni da Costantino in poi, in ordine cronologico.

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ar.Ram0049 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Dani Alessandro.
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