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6.1.3 Gropius e Mayer, le due Bauhaus.

Dal 1924 al 1928 la scuola Bauhaus passò dalle mani di Gropius a quelle di Mayer, da quel

momento, la celebre istituzione cambiò in modo radicale. Se Gropius parlava di funzioni e

condizionamento naturale dell'oggetto, Mayer al contrario, credeva nei bisogni del popolo piuttosto

che alle ragioni del lusso. Ci troviamo di fronte ad un passaggio ideologico forte, in cui Mayer

presenta un'apertura mentale piuttosto limitata, rispetto alle idee visionarie di Gropius. Mayer sposa

il pensiero dilagante appartenente alle masse, in linea con l'ideologia nazionalista crescente, nella

Germania di quel periodo. Mayer del resto non è stato scelto a caso, la parte privata in un certo

senso doveva essere messa a tacere privilegiando la controparte pubblica.

6.1.4 Ludwig Mies van der Rohe, l'ultimo direttore della Bauhaus.

Dal 1930 fino alla chiusura della scuola Bauhaus fu direttore Ludwig Mies van der Rohe (2) che

impresse alla scuola un carattere più strettamente disciplinare incentrato sull'architettura. La sua fu

una nomina fondamentalmente onoraria, in merito al grande architetto quale si dimostrò. Difatti, al

momento della sua nomina, la scuola era oramai arrivata al suo epilogo, e venne successivamente

chiusa nel 1933, nonostante gli sforzi di van der Rohe finalizzati a tenerla in vita.

6.2 La sede e gli oggetti della Bauhaus.

Il Professor Ubertazzi parla in primo luogo della sede della Bauhaus progettata da Gropius, la quale

presentando un tetto di tipo piano, stravolge tutti i canoni tedeschi (che impongono un tetto

inclinato causa frequenti precipitazioni). Del resto il tetto piatto non è certo avvezzo alla neve e alle

altre intemperie, ed il Professore continua a interrogarsi sul motivo per il quale Gropius abbia scelto

una tipologia architettonica del genere: una conclusione prematura, o forse una provocazione? Fatto

sta che l'omonima sede ha dovuto subire frequenti ristrutturazioni per far fronte a umidità e

precipitazioni. Detto questo, passiamo all'analisi degli oggetti più importanti creati dagli studenti

della Bauhaus, una delle quali è Marianne Brandt (3) di cui ricordiamo il caratteristico posacenere

del 1926. Oggetti semplicissimi, in linea con la filosofia di Gropius, la cui idea era

indissolubilmente legata alla funzione dell'oggetto. Molti oggetti della Bauhaus saranno sviluppato

nel campo dell'illuminazione (oggetti utilizzati largamente nelle case), la sfera è la geometria

ricorrente.

6.2.1 La sedia di Gerrit Rietveld.

Molti considerano la "sedia rossa e blu" di Rietveld (4) come un oggetto della Bauhaus. In realtà si

tratta di una supposizione errata, in quanto Rietveld non è mai stato ne uno studente, ne tantomeno

un insegnante della scuola Bauhaus. La sedia rappresenta comunque un bisogno di plasticità molto

diffuso, tuttavia, non appartiene alla Bauhaus. Rietveld progettò la sedia pensandola per la sua casa.

Questo periodo prende il nome di "neoplastico", il quale si sforza di ribaltare il concetto classico

diffuso sino ad allora. La geometria delle forme della sedia viene compensata dal colore, la

spazialità viene definita dalle intersezioni delle linee. Nel neoplasticismo si riduce il linguaggio

formale all'essenza: la sedia è caratterizzata da i quattro colori fondamentali.

6.2.2 La sedia di Marcel Breuer.

Diversamente da Rietveld, Marcel Breuer (5) è stato un insegnante del movimento Bauhaus. La sua

sedia rappresenta una sperimentazione dedita ad una nuova ricerca, della forma e dei materiali. I

suoi primi lavori utilizzeranno materiali tradizionali come il legno, successivamente Breuer

diventerà celebre per le sue composizioni realizzate con i tubolari d'acciaio. L'esempio più celebre

ed evocativo di quanto detto è senz'altro la sedia Wassily. La ricerca di estremizzare la seduta di

Brauer trova analogie con il lavoro di Rietveld, tuttavia, diversamente dalla sedia rossa e blu

destinata a musei ed esposizioni, la Wassily (per quanto onerosa) godrà di una grandissima

diffusione.

41. Gerrit Rietveld, La Sedia Rossa e Blu, 1917.

42. Marcel Breuer, Sedia Wassily o modello B3, 1925

6.2.3 La sedia di Van der Rohe.

La poltrona Barcellona di Van der Rohe, rappresenta uno dei più affascinanti e conosciuti oggetti di

design. La poltrona in questione richiama le linee di un trono, ma viene concepita dal maestro con

una seduta estremamente comoda e confortevole. Scavando in profondità si riscontra una sensibile

affinità con le sedie greche.

6.2.4 La Lampada di Jacobsen.

Altro importantissimo oggetto di design, la lampada di Arne Jacobsen (6) sembra progettata per

abbracciare la stanza. La luce ottenuta è diffusa, in perfetta sintonia con la filosofia scandinava.

6.2.5 La Poltrone di Le Corbusier.

Il maestro Le Corbusier intende dare un'idea di compattezza estrema per mezzo di questo suo

capolavoro. La poltrona Cassina di Le Corbusier è caratterizzata da una struttura in tubolare

metallico, che sostiene l'intero volume dell'imbottito. Data poltrona (e\o divano) sembra quasi

abbracciare morbidamente la persona che vi si siede. Quest'oggetto rimane un classico, insieme alla

celebre Chaise Longue che Le Corbusier non inventa ma interpreta, con questo suo stimato lavoro.

La Chaise Longue di Le Corbusier è un vero e proprio monumento votato all'ozio, essa è studiata

sulle forme del corpo umano adagiato (analogamente allo storico triclinio romano).

6.3 La nascita della AEG.

La AEG (Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft) viene fondata a Berlino nel 1883, iniziando come

azienda adepta alla produzione elettrica. Prima ancora dell'arrivo di Peter Behrens, AEG era

considerata una delle aziende tedesche più influenti e prestigiose. Behrens, allievo di Gropius, si

rese conto della necessità di produrre un oggetto riconoscibile, ossia un prodotto legato alla realtà

che lo ha prodotto (un oggetto che parli dell'azienda). L'operato di Behrens fu essenzialmente

orientato sulla pubblicità e la comunicazione, oltre alla ristrutturazione delle strutture lavorative. La

forte riconoscibilità voluta da Behrens , fu la chiave del successo dell' AEG. Egli diffuse un'etica in

ambito lavorativo, cercò di rendere gli ambienti di lavoro vivibili e far conoscere questa realtà al

grande pubblico. Oggetti come il ventilatore portatile pensato da Beherens, erano concepiti per

essere sicuri, oltre che belli e funzionali.

[6.3] Olivetti, un'eccellenza italiana.

Dopo aver parlato di AEG apriamo una breve parentesi sulle aziende italiane, in particolare

sull'operato di Olivetti, che presenta numerosi principi legati all'etica ed alla comunicazione

alquanto affini a quanto mostrato dal colosso tedesco. Costituita nel 1908 come "prima fabbrica

nazionale di macchine per scrivere", fin dagli inizi l'Olivetti si distingue per l'attenzione alla

tecnologia e all'innovazione, la cura del design, la presenza internazionale, la sensibilità verso gli

aspetti sociali del lavoro. Questi caratteri sono impressi dal fondatore Camillo Olivetti e dal figlio

Adriano, che trasforma l'azienda familiare in un moderno gruppo industriale. Conquistate posizioni

di leadership mondiale nei prodotti meccanici per ufficio, già negli anni '50 l'Olivetti investe nella

tecnologia elettronica con importanti risultati. La grafica coordinata di Giovanni Pintori e la

creazioni di Ettore Sottsass (come la macchina da scrivere Valentine che gli è valsa il Compasso

d'Oro), saranno ricordate come pietre miliari del disegno industriale.

Ludwig Mies van der Rohe, sedia Barcellona, 1929.

43. Arne Jacobsen, Lampada Pendant, 1957.

44. Le Corbusier, poltrona Cassina,1965.

45. Le Corbusier, Chaise Longue, 1965.

46.

Note.

(1.)

Hannes Meyer (Basilea, 18 novembre 1889 – Lugano, 19 luglio 1954) è stato un architetto svizzero.

(2.)

Ludwig Mies van der Rohe (Aquisgrana, 27 marzo 1886 – Chicago, 17 agosto 1969) è stato un architetto e designer

tedesco. Viene ricordato - assieme a Le Corbusier, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto - come maestro

del Movimento Moderno.

(3.)

Marianne Brandt, nata Marianne Liebe (Chemnitz, 1 ottobre 1893 – Kirchberg, 18 giugno 1983), è stata una designer,

pittrice e scultrice tedesca.

(4.)

Gerrit Thomas Rietveld (Utrecht, 24 giugno 1888 – Utrecht, 25 giugno 1964) è stato un architetto e artigiano olandese.

Fu uno tra i principali esponenti del neoplasticismo nel campo dell'architettura e del design.

(5.)

Marcel Breuer (Pécs, 22 maggio 1902 – New York, 1º luglio 1981) è stato un architetto e designer ungherese. È stato un

importante esponente del Bauhaus e del movimento moderno.

(6.)

Arne Jacobsen (Copenaghen, 11 febbraio 1902 – Copenaghen, 24 marzo 1971) è stato un architetto e designer danese.

STORIA DEL DESIGN

Lezione 7-12-2014 ; Prof. A.Ubertazzi, Prof.ssa Patti.

7.0 La cucina e gli accessori dedicati (premessa del prof. Ubertazzi).

Nell'ambiente abitato esistono due spazi, cucina e bagno, che manifestano aspetti tecnologici

particolari. La cucina viene definita come "focolare domestico", nominativo che vanta origini

ancestrali. Attorno alla cucina si sviluppa l'intero concetto di casa, si passa dal focolare alle grotte e

via dicendo, sviluppando successivamente gli altri ambienti. Il bagno, al contrario, si sviluppa

recentemente, difatti i servizi igienici sono stati collocati per anni all'esterno delle abitazioni. In

passato l'acqua veniva introdotta nelle abitazioni indirettamente, tramite variegati recipienti (vasi,

catini, ecc). Parlando di cucina e bagno, parliamo di ambienti altamente tecnologici, la cucina in

particolare necessita di energia per poter assolvere al meglio il suo ruolo.

7.1 La cucina e gli accessori dedicati.

Come già detto, il focolare è stato (storicamente parlando), una parte importantissima dell'ambiente

abitativo umano. La cucina, tuttavia, è stata modernamente concepita solo recentemente; dato

focolare è stato considerato come cucina per tutto il secolo dell'800. In passato, attorno al focolare

collocato in posizione centrale, si svolgevano altre attività (compreso il riposo). Le pentole

venivano realizzate in coccio o rame (quest'ultimo un ottimo conduttore), si prediligeva (come

ovvio che sia) i recipienti a rapida cottura. Il calore generato dalla cucina, veniva sfruttato anche per

altri scopi, venivano ad esempio collocati letti o brande all'interno del suddetto ambiente. Per

quanto riguarda l'ambiente nobiliare, la cucina veniva spesso posizionata nei sotterranei o

comunque in zone periferiche della casa (reggia o villa che dir si voglia). Negli anni 60', nel nostro

paese, non era ancora ben definito un approccio convincente nell'ambito della cucina, mentre negli

Stati Uniti la questione si stava evolvendo, nella pura filosofia tipicamente anglosassone della

divisione dei ruoli (o delle mansioni). Le cucine statunitensi avevano dimensioni generose,

un'educatrice, C.Becker è stata un personaggio chiave nell'ambito di questo ambiente: essa fu la

prima a dividere la cucina in scomparti in modo da organizzare al meglio il lavoro e la

conservazione degli alimenti. Secondo questa concezione della cucina, la zona dedita alla

preparazione dei cibi andava ben distinta dal resto dell'ambiente, a causa delle enormi stufe

utilizzate sino ad allora, piuttosto ostiche da gestire. Successivamente grazie a Christine Frederick

(1883-1970), di formazione ingegneristica, lo spazio verrà gestito in modo rivoluzionario: essa

troverà un'altezza adeguata dei pensili, pianificherà scaffali chiusi estremamente funzionali,

effettuerà studi sulla profondità sino ad allora ignorati. Questo passaggio cambierà il ruolo della

donna americana degli anni '20, che grazie a tale organizzazione poterono risparmiare molto tempo

dedito alla cucina. In Italia purtroppo, la figura della "massaia" a tempo pieno si protrarrà ancora

per lungo tempo. Nonostante l'esistenza dei frigoriferi nell'America degli anni '20, la cucina

manterrà il suo angolo "ghiacciaia", in quanto il suddetto elettrodomestico aveva costi decisamente

poco popolari. La Frederick affronterà anche il problema del punto luce (dove collocare la finestra)

per motivi economici oltre che pratici. Molti trattati scritti dalla Frederick, si diffonderanno negli

altri paesi nel corso degli anni '30, ma non verranno immediatamente accettati, nell'Italia fascista le

sue opere saranno tradotte in modo piuttosto singolare. La figura della casalinga presentata dalla

Frederick ad esempio, sarà interpretata in modo peculiare dai traduttori italiani. L'approccio

architettonico italiano sarà tuttavia molto diverso rispetto a quello americano, la diffusione degli

elettromeccanici (stufa elettrica, anni '30) non sarà rapida come in USA, le classiche stufe a legna

continueranno a essere le più utilizzate.

Organizzazione della cucina nel 1500 (notare il focolare centrale).

47.

7.2 La cucina nell'ottica della Bauhaus.

Nel corso della grande manifestazione Bauhaus della "Haus am Horn" furono presentati progetti

relativi all'ambiente della cucina. Il bianco era il colore dominante nell'ambito della cucina, questo

dona alla vista un'idea di igiene e pulizia. La cucina viene concepita all'interno di ingombri a "L", il

piano d'appoggio unico viene separato dai pensili, farina e pasta sfusi (allora non confezionati)

saranno conservati all'interno di appositi cassetti. L'dea della Bauhaus era quella di delineare gli

spazi in modo del tutto diverso da quanto fatto in precedenza, Rietveld in modo particolare penserà

allo spazio unico della cucina comunicante con le altre sale, un pensiero affine a quello americano.

La luce è un fattore fondamentale in cucina, la stessa Frederick consultò numerosi medici per

concepire un ambiente illuminato in modo corretto.

7.3 La cucina di Francoforte.

La cucina di Francoforte (1926) di Margarete Lihotzky (1), presentata alla fiera di Stoccarda fece

scuola per i trent'anni a venire, questa era concepita come un ambiente estremamente piccolo

(1,90x3,90m c.a), e presentava caratteristiche peculiari. La Cucina di Francoforte è caratterizzata

da: • razionalizzazione degli spazi secondo i principi dell'economia domestica;

• distribuzione degli elementi secondo uno schema a "U" che permette al fruitore la massima

libertà di movimento;

• spazio ristretto, sufficiente solo per una persona, per abbreviare i tragitti necessari durante il

lavoro;

• materiali e dettagli studiati con cura per assolvere a funzioni ben precise.

Nella cucina di Francoforte non sono presenti gli elettrodomestici, a differenza delle cucine

americane, lavandino e piani d'appoggio sono collocati sotto la finestra, allo scopo di rendere

l'ambiente di lavoro maggiormente illuminato e vivibile. Tra le innovazioni citiamo la porta

scorrevole, oggetto molto discusso in Germania: questa non era ben vista in quanto la cucina era

concepita come un ambiente chiuso, dall'altra parte emergeva invece l'idea della comunicabilità tra

la madre adepta in cucina e gli altri membri della famiglia. Il rubinetto era orientabile e l'acquaio

separato in due o più vani (come quelli attuali). Anche i pensili vennero ridimensionati, il piano di

lavoro sali' a 80cm (rispetto ai 60cm previsti dalla Becker). Lo spazio fondamentale era quello

pensato per la stufa, di cui il modello più diffuso era quello tradizionale (a legna) ideato da Gustaf

Dalén, con delle notevoli migliorie rispetto alle tipologie diffuse in passato. Il calore generato da

questa stufa permetteva di cucinare e scaldare casa e vivande, grazie ad una serie di condotti

comunicanti con il vano in cui si accendeva la fiamma. La stufa di Dalén avrà inoltre un notevole

impatto a livello estetico, nonostante la concezione tradizionale di partenza (in tema di

funzionalità). Tornando alla cucina di Francoforte, questo modello organizzativo e estetico della

cucina sarà diffuso ed imitato negli anni a venire e nonostante le molteplici personalizzazioni di

dato ambiente, questa rimarrà concettualmente invariata. La diffusione di questa cucina è legata

anche a cambiamenti di carattere sociale, specialmente in Francia, in cui la donna non è vista come

una mera domestica (l'immagine della casalinga o "massaia" tradizionale), bensì come la padrona di

casa, la figura più importante in ambito familiare.

I. Margarete Schütte-Lihotzky, cucina di Francoforte; II. Vignetta illustrativa della cucina.

48. Margarete Schütte-Lihotzky, cucina di Francoforte (Museum of Modern Art).

49.

7.4 La cucina di all'americana.

I frutti del lavoro svolto da personaggi del calibro della Frederick e della Becker, si tradurranno

nella cosiddetta cucina all'americana, "il sogno di tutte le nonne italiane". Il modello concettuale

dell'ambiente in esame è quello della cucina "Fly", che si presenta come uno spazio generoso e

aperto, comunicante con il resto dell'abitazione. Il risultato degli sforzi progettuali fatti negli anni

30' in USA, si riassumono in questo approccio. Detto questo, non stupisce il fatto che gli americani

rimasero stupiti di fronte all'approccio del tutto diverso alla cucina presentato a Stoccarda, in cui gli

spazi minimi e ottimizzati erano al centro delle attenzioni.

"Qualche anno fa collaborai con Whirlpool, l'azienda mi chiese di creare un modello evolutivo di

cucina, e cosi feci. A lavoro finito gli osservatori di Whirlpool mi fecero notare che qualcosa non

andava ... - ma che cosa? - Mi resi subito conto che non esiste una cucina tipo, esistono molteplici

tipologie differenti relative alla cultura culinaria dei paesi a cui l'ambiente è dedicato: in Cina e in

Giappone si cucina a vapore, in altri paesi si frigge, in Italia si "cucina a vista". Concentrandoci

sull'ambiente, spesso tendiamo a trascurare la fonte su cui si cucina. Da questo ragionamento

emerge che la cucina Italiana è fatta per cucinare, mentre la maggior parte delle altre cucine sono

predisposte per cuocere, e la differenza non è affatto banale. Il rapporto tra l'utente e il rito che si

svolge in cucina, può essere dunque molto coinvolgente, oppure il contrario". Prof. Ubertazzi.

La Frederick ovviamente non si pose questo problema di natura culturale, ma operò in

considerazione della cultura del proprio paese. L'ergonomia, spesso, tende a trascurare questi aspetti

cercando di accontentare il maggior numero di utenti possibili (questo ovviamente, spesso non è

praticabile). Parlando di elettrodomestici, nell'ottica americana il frigorifero ed il forno a microonde

sono delle pietre miliari.

"La FIAT è nota per non avere nel cassetto nessun tipo di progetto, al contrario di ciò che accade

nelle aziende automobilistiche tedesche e giapponesi, che pensano a lungo termine. Allo stesso

modo, secondo Whirlpool, conservare i cibi al freddo è il modo più retrogrado per assolvere a tale

necessità. Tuttavia, causa ammortamenti, le aziende continuano ad andare nella medesima

direzione, questo concetto può sembrare ostico, ma è essenziale che un designer che si rispetti ne

sia a conoscenza. Un paese del resto ha l'industria che si merita, e noi abbiamo un industria di

parassiti".

[...] "Il progettista deve pensare avanti, egli deve andare oltre ciò che vede". Prof. Ubertazzi.

La tradizione culinaria europee, basata su imperativi del tutto diversi, è stata inizialmente

"sospettosa" nei confronti del modello americano. Il microonde ed il cibo precotto sono stati il

simbolo della cucina americana degli anni 50' (il cosiddetto Fast Food). Nelle cucine americane le

fiamme sono quasi del tutto inesistenti. La penisola centrale è un oggetto tipo della cucina

americana. L'ideologia americana dei camper e dell' "on the road" è molto dissimile rispetto ai

modelli europei, vengono utilizzati sgabelli al posto delle sedie (diffuse in Europa), il piano di

lavoro è più alto del tavolo mentre l'isola è a misura di tavolo (70-75 cm).

7.5 Lo Streamline (Styling).

Dagli anni 20' sino agli anni 50' in America, nascerà il cosiddetto "Streamline" o "Styling", in nuovo

modo di dare la forma all'oggetto. L'idea di fondo dello Styling è basata sul concetto di

aerodinamicità, uno sforzo progettuale proiettato verso il futuro. Immaginate il proiettile, che

infonde in chi lo osserva un'idea unica di velocità, di aerodinamica. Pensate ad oggetti testati nella

galleria del vento. Ovviamente queste soluzioni saranno applicate prevalentemente in campo

automobilistico e aerospaziale. Dopo la crisi del '29 l'America si riversò nel mercato cercando con

ogni sforzo di riprendersi, in Europa purtroppo, l'ombra della guerra incombeva e la situazione era

estremamente diversa. La Ford-T, primo modello di produzione americana fu la vettura popolare

per eccellenza, al contrario la Chrysler produceva vetture estremamente aerodinamiche.

"Parlando di automobile, per l'utilizzo consentito in città, il fattore aerodinamico appare

irrilevante. Tuttavia, la forma sportiva della vettura risponde a un desiderio di modernità,

indipendente dalla funzione che svolge. La velocità è uno dei caratteri che ci parlano del futuro."

Prof. Ubertazzi.

Tornando a parlare di invenzioni americane, il Clipper (particolare tipo di roulotte) è sicuramente

un simbolo della creatività a stelle e strisce. Un importantissimo personaggio chiamato Wallace

Byron, pilota di aerei e ingegnere americano, pubblicherà dei manuali finalizzati alla realizzazione

di un Clipper "fai da te" in uno stile tipicamente streamlining. La struttura pensata da Byron

deriverà dalla filosofia aereonautica, che si avvale di materiali ultraleggeri, l'oggetto risulterà

dunque facilmente trasportabile. Nonostante gli sforzi di Byron, il Clipper, in quanto oggetto di

culto, sarà destinato alle nicchie (come i bikers) a prezzi poco modesti.

7.5.1 Raymond Loewy

Parlando di designer americani, non possiamo fare a meno di soffermarci sull'operato di Raymond

Loewy (2), uno dei personaggi più celebri dello scenario made in USA. Loewy iniziò la sua carriera

in veste di grafico pubblicitario, realizzando copertine di riviste e giornali impegnati nell'ambito

della moda. Loewy espresse con una sola frase l'anima dello styling, secondo il suo pensiero a

parità di prezzo, l'oggetto vendibile è sicuramente quello esteticamente più gradevole (una logica

che del resto non lascia spazio alle obiezioni). Loewy ha saputo leggere le tendenze stilistiche del

suo tempo, in cui l'aerodinamicità era al centro delle attenzioni. Ma non solo, Loewy si è occupato

anche dell'immagine di distinti prodotti, come le confezioni delle sigarette Lucky Strike, un

esempio di come l'apparenza influenzi l'acquisto, nonostante il prodotto rimanga essenzialmente

invariato. Oltre alla carrozza R40, Loewy progetterà l'autobus Greyhound Scenicruiser del 1954, il

cui marchio (un levriero), rimarrà inalterato negli anni (una scelta non certo casuale).

7.5.2 Henry Dreyfuss

Dreyfuss (3) fu il più famoso delle celebrità del disegno industriale a cavallo tra gli anni trenta e gli

quaranta, per cui migliorò notevolmente l'aspetto e l'usabilità di una miriade di produzioni e oggetti

di consumo. A differenza Raymond Loewy e altri contemporanei, Dreyfuss non si presentò come

un'icona di stile: per la sua ideologia si applicò sul senso utilitario e su un approccio scientifico alla

risoluzione dei problemi progettuali. Il suo contributo fu prominente tanto in campo consumistico,

quanto significativo sui campi quali l'ergonomia, l'antropometria e i fattori umani.

Raymond Loewy, I. Lucky Strike, 1940; II. Bottiglia Coca Cola, 1955.

50. Raymond Loewy, autobus Greyhound Scenicruiser, 1954.

51. Henry Dreyfuss, Locomotiva NYC Hudson della "Twentieth Century Limited", 1938.

52. Raymond Loewy, carrozza R40 della New York City Transit Authority, 1968.

53.

Note.

(1.)

Margarete Lihotzky, detta Grete (Vienna, 23 gennaio 1897 – Vienna, 18 gennaio 2000), è stata una designer e architetto

austriaca.

(2.)

Raymond Loewy (Parigi, 5 novembre 1893 – Monte Carlo, 14 luglio 1986) è stato un designer statunitense di origini

francesi, attivo soprattutto negli Stati Uniti, dove è stato fra i primi ad aver sfruttato il potenziale del design industriale

da un punto di vista economico destinandolo ad un pubblico di massa.

(3.)

Henry Dreyfuss (Brooklyn, 2 marzo 1904 – South Pasadena, 5 ottobre 1972) è stato un designer statunitense.

STORIA DEL DESIGN

Lezione 8-19-2014 ; Prof.ssa Patti, Prof. Guglielmi.

8.0 Parlando di attualità ...

Il termine design si presta a molteplici e complesse interpretazioni. Sul Corriere della Sera è

recentemente uscito un articolo di Vittorio Gregotti molto interessante, egli parla della preparazioni

della ventunesima biennale di Milano:

" [...] occorre superare il design per ritornare al progetto artistico [...] "

Ascoltando queste parole il Prof. Ubertazzi di certo impallidirebbe. Gregotti parla di mutazione del

termine "design" dagli anni 50 in poi. Sempre secondo Gregotti, tutti i corsi universitari nell'ambito

del design avrebbero numerosi difetti di interpretazione. Il 1919 viene definita da Gregotti come la

data della nascita del vero e proprio design.

8.1 Pio Manzù.

Pio Manzù (1) inventò la famosissima Roll-bar per garantire la sicurezza del guidatore all'interno di

un abitacolo: il progetto fu rifiutato dalla FIAT. Ancora oggi, tutte le vetture da competizione

montano (obbligatoriamente) questo dispositivo. Anche la famosa lampada di Castiglioni fu il frutto

di una collaborazione con Pio Manzù, che ebbe l'estro di applicare una lampada di stampo

automobilistico ad un oggetto da interior.

8.2 Il proto-design.

Il proto-design è una corrente basata sui presupposti della nuova rivoluzione industriale, che ha

origine nella quinta triennale del 1933. Tra gli esponenti più prestigiosi, ricordiamo i fratelli

Castiglioni, artefici della celeberrima radio a cinque valvole Phonola, presentata alla settima

triennale di Milano. Si tratta, probabilmente, del primo oggetto di proto-design che si conosca: la

componentistica viene adattata (per la prima volta) in funzione della forma. Ma l’azienda che prima

di tutti colse la filosofia di questa innovazione è senza dubbio Olivetti, con le sue macchine da

scrivere, in particolare con il modello portatile di Marcello Nizzoli (2). Nizzoli non nasce come

designer ma come grafico pubblicitario, straordinaria e memorabile è la sua locandina dell'allora

nuova autostrada "Bergamo - Milano". Non esiste la dissociazione delle competenze, l'operato

Nizzoli ne è un esempio, questo grande designer è riuscito ad unire diverse discipline eccellendo in

tutte. Negli anni '30 l'Italia era al centro delle attenzioni mondiali, nel nostro paese venivano

prodotti materiali innovativi, come la viscosa, la bachelite, il vetro anti sfondamento (il vetro era

considerato il "cemento italiano", si fabbricavano grattacieli con questo materiale). Il vetro-cemento

è un invenzione dei razionalisti, il cui spirito era quello di far entrare la luce nelle abitazioni. Vi

erano inoltre, nel nostro paese, le premesse del car design, la FIAT (gestione e politica a parte) ha

prodotto innovazioni straordinarie. La FIAT creò inoltre la prima fabbrica di frigoriferi italiana

(dove veniva prodotto lo storico modello ALGIDUS), utilizzando gli stessi materiali impiegati

nell'industria automobilistica. Persino il televisore (1932 c.a) è una scoperta tricolore, esportata e

sviluppata successivamente negli Stati Uniti. Le innovazioni venivano pubblicate sulla storica

rivista DOMUS. In ambito architettonico, ricordiamo Adalberto Libera (3) creatore del Palazzo dei

Congressi dell' EUR di Roma, costruito nel 1938 e inaugurato nel 1953, ancora in uso.

"Il progettista è colui che coglie il bisogno e le necessità di chi lo produce".

La realtà rurale del contesto storico, percepiva il “fare design” come un qualcosa d’innovativo e

fuori dagli schemi, da qui ebbe origine l’emblematica figura del designer.

Marcello Nizzoli, locandina autostrada "Lampo" Bergamo - Milano, 1930.

54.

55. Locandina pubblicitaria del frigorifero ALGIDUS prodotto da Radelli (Milano).

Altro oggetto di culto è la maniglia ergonomica progettata dallo stesso Walter Gropius, che ne

realizzò circa 26 tipologie. Queste maniglie venivano concepite con delle placche speciali, atte a

coprire viti e forature eventuali. Le maniglie di Gropius inoltre, erano ergonomiche, prestandosi

all'uso in modo idoneo. Parlando di oggetti di culto come non citare la famosa serranda a

fisarmonica, pensata da designer giapponesi in tempo di guerra, un oggetto a dir poco geniale (bello

e funzionale). Scarsamente fornito di acciaio, in Giappone fu ideata questa lega leggerissima con

cui si realizzarono date serrande. Città importantissima per il design negli anni '30 fu Bergamo (di

cui ricordiamo Casa del Fascio, capolavoro dell'architettura). A Bergamo si ideò un sistema di

piegatura del legno all'avanguardia, con cui venivano realizzate sedie eccezionali. Altre tecniche

innovative ideate a Bergamo consistevano nella colorazione delle lampade, di grande valenza

estetica e funzionale: difatti la lampada veniva schermata da questo sistema. Luciano Baldessari (4)

progetterà dal '32 al '35 le lampade con lamierino metallico, ed il cosiddetto "manichino

illuminato", dettando le premesse del futurismo. Si diffusero, sempre in questo periodo, le attività di

produzione per mezzo di materiali di scarto. In conclusione, ricordiamo la "casa elettrica" di Fignini

e Pollini (5), presentata alla quarta Triennale di Monza del 1930, un'anticipazione della casa

robotica (domotica) di oggi.

Il design italiano è un codice senza codici, lo è sempre stato, non esiste uno stile facilmente

riconoscibile (come quello tedesco per esempio). Nonostante tendenze e mode il designer italiano è

sempre stato piuttosto eclettico. Tuttavia gli spot italiani relativi alla cucina, interpretano la figura

della casalinga in modo molto diverso dal modello americano, che prediligeva un modello sexy e

sorridente. Questo modello antiquato, rappresentò un impedimento, più sociale che tecnologico nei

confronti della cucina moderna, diffusissima negli USA. La casa elettrica progettata dal Gruppo-7 e

proposta nel 27' viene progettata per essere esposta, un vero e proprio showroom che sarà

successivamente allestito nel parco di Monza. Questa modello di casa è ricchissimo di

elettrodomestici e innovazioni, al tempo, la casa elettrica fu percepita dalle signore italiane come

qualcosa di futuristico e impensabile. Probabilmente, agli occhi di un utente statunitense dato

modello sarebbe stato apprezzato e colto per quello che realmente rappresentava. Inoltre, gli alti

costi del progetto e il basso valore della manodopera (una domestica sarebbe costata meno di una

casa elettrica funzionale) non facilitò certo la diffusione di tale modello. Nello stesso periodo in

Italia presero piede i futuristi, in dati casi, ingiustamente accomunati con il fascismo allora in

vigore. Secondo i futuristi, rivoluzionare il mondo significava cambiare tutti i punti di vista sino ad

allora vigenti. La macchina, la luce, la tecnologia, erano i mezzi con cui, sempre secondo i futuristi,

si doveva sensibilizzare quest'ondata di cambiamento. Oltre alle opere d'arte, i futuristi produssero

moltissimi oggetti, come il libro bullonato, un album fotografico con un'inclinazione stilistica

totalmente nuova. Il futurismo era uno stile di vita, un modo di vedere il mondo in maniera diversa,

un modo di concepire alternativamente l'attività umana. La tuta in jeans, sia maschile che

femminile, era per i futurismi il vero abbigliamento moderno, un modo per liberarsi dai vecchi

canoni che prediligevano abbigliamenti tendenzialmente tradizionali. Questo stile di vita e di

progettazione, ricorda a tratti l'ideologia di Morris.

8.3 Gli anni ’50 e il grande boom economico.

Nel 1953, grazie ad una forte ripresa economica, si crearono i presupposti per la cosiddetta “linea

italiana”. La relazione di Argan si allacciava sempre al procedimento artistico, al Cubismo (6) e al

Dadaismo (7), con quell'attenzione particolare per l’oggetto. Nel dopoguerra, la linea razionalista

italiana si orienta su quella della Pop Art statunitense, creando il cosiddetto styling aerodinamico

spesso ironicamente criticato da Munari (8) (per mezzo di esempi grotteschi come i carri funebri a

forma di macchine da corsa, di cui abbiamo già parlato).

" Una mostra recente svoltasi a Milano, parlava di nascita del design in relazione agli anni 50' e

'60; temo vi sia un errore ideologico di fondo, nel non considerare questo periodo come il proseguo

degli anni 30', errore commesso anche da Gregotti ". Prof. Guglielmi.

Negli anni 50' in Italia, si sviluppa una forte attività edile, specialmente nel bresciano, basata sul

concetto del prefabbricato dato dai bisogni del dopoguerra. L'aspetto del clima razionalista non era

mai tramontato. Giulio Carlo Argan, parlando del Primo Congresso del design industriale (1954),

afferma:

" [...] dal punto di vista teorico il design trova la sua legittimità dalla critica del giudizio (Kant)

alla teoria della visibilità. Dal punto di vista storico è la storia degli sforzi rivolti da Morris ad

eliminare la dissociazione tra arte e produzione, determinata dalla rivoluzione industriale ".

Sempre secondo Argan, quando il Cubismo (1906) trasferisce il valore artistico alla

rappresentazione dell'oggetto, nasce un modo del tutto nuovo di concepire l'oggetto industriale. Ma

per arrivare al vero connubio con il design dobbiamo arrivare al concetto di funzione. Dobbiamo

inoltre considerare che la guerra, ha dato un grande impulso al design. Le tute mimetiche ad

esempio furono studiate da Picasso e Franz Marc (9) per i militari francesi, un contributo

formidabile del mondo dell'arte al design. Picasso, notoriamente pacifista, affermò:

" [...] anche noi abbiamo dato un contributo. "

Il benessere generato dal dopoguerra, e il conseguente abbandono dell'industria bellica (imposto dal

piano Marshall), darà i suoi frutti negli anni '50. Da quel momento in poi le aziende si ingegneranno

per dar vita a nuovi progetti, come la Vespa o la Lambretta ad esempio. La stessa Bialetti, che si era

sempre occupata delle cucine da campo (impiegate in guerra) s'inventerà la Moka, un sistema allora

rivoluzionario per produrre un buon caffè, tutt'oggi utilizzato. Il dopoguerra generò un'esplosione di

idee. La IGNIS produrrà i suoi frigoriferi nel '51, la Candy farà lo stesso con le lavatrici, verrà

concepita e finalmente apprezzata la cucina moderna, dotata di elettrodomestici e fornelli a gas. Si

diffonderà (e si amerà) il modello di cucina americana anche in Italia. Negli anni '60 sarà abbattuto

il modello di casalinga austera, per lasciar spazio alla casalinga "pin-up" americana. Dal 1958 al '65,

la diffusione della televisione nelle case degli Italiani passerà dal 19% al 49%, insieme al frigorifero

a alla lavatrice (anch'esse onnipresenti nelle case italiane).

8.3 Il design italiano degli anni '70, Joe Colombo.

Negli anni '70 si arriverà all'open space, la cucina raggiungerà la sua massima evoluzione. In questo

periodo, grazie a Joe Colombo (10), nell'ambiente della cucina sorgeranno notevoli innovazioni:

memorabile è la sua cucina portatile (Portable storage system del '69), che scompare totalmente

dall'ambiente domestico. Joe Colombo progetterà numerosi ambienti a scomparsa, il suo oggetto

non sarà molto diffuso ma la sua idea verrà ricordata come una fonte inesauribile d'ispirazione. Il

concetto stesso di "arredamento" verrà messo in discussione da questo grande designer, scomparso

prematuramente. La poltrona Elda di Joe Colombo appare quasi aggregata alla struttura che la

contiene, come un elastico modellato da un telaio rigido. Altro oggetto di culto proposto da

Colombo è la Tube Chair, una poltrona tubolare totalmente scomponibile, allo scopo di modellare il

tutto secondo le proprie necessità. Altra idea straordinaria del maestro scomparso è il bicchiere

Smoke, pensato per i fumatori: questo permetteva di fumare e tenere il bicchiere con un'unica mano,

grazie alla sua particolare conformazione ergonomica.

Joe Colombo, I. bicchiere Smoke ; II. Minikitchen.

56. Joe Colombo, I. Poltrona Elda ; II. Tube Chair.

57.

Note.

(1.)

Pio Manzù (pseudonimo di Pio Manzoni) (Bergamo, 2 marzo 1939 – Brandizzo, 26 maggio 1969) è stato un designer

italiano.

(2.)

Marcello Nizzoli (Boretto, 2 gennaio 1887 – Camogli, 31 luglio 1969) è stato un designer, architetto, pittore e

pubblicitario italiano.

(3.)

Adalberto Libera (Villa Lagarina, 16 luglio 1903 – Roma, 17 marzo 1963) fu un architetto italiano, tra i maggiori

esponenti del razionalismo e ideatore di numerosi edifici pubblici della prima metà del XX secolo.

(4.)

Luciano Baldessari (Rovereto, 10 dicembre 1896 – Milano, 26 settembre 1982) è stato un architetto e scenografo

italiano.

(5.)

Luigi Figini (1903 – 1984) e Gino Pollini (1903 – 1991) sono stati due architetti Italiani del XX secolo legati da un

sodalizio durato più di 50 anni.

(6.)

Cubismo è un'espressione con cui si è soliti designare una corrente artistica ben riconoscibile, distinta rispetto a molte

altre correnti e movimenti che si sarebbero successivamente sviluppate. Tuttavia il cubismo non è un movimento

capeggiato da un fondatore e non ha una direzione unitaria. Il termine "cubismo" è occasionale: nel 1908 Matisse

osservando alcune opere di Braque composte da "piccoli cubi" le giudicò negativamente, e Louis Vauxcelles l'anno

dopo le chiamò "bizzarrie cubiste". Da allora le opere di Picasso, Braque e altri vennero denominate cubiste.

(7.)

Il Dadaismo o Dada è una tendenza culturale nata a Zurigo, nella Svizzera neutrale della Prima guerra mondiale, e

sviluppatosi tra il 1916 e il 1920. Il movimento ha interessato soprattutto le arti visive, la letteratura (poesia, manifesti

artistici), il teatro e la grafica, che concentrava la sua politica anti bellica attraverso un rifiuto degli standard artistici

attraverso opere culturali che erano contro l'arte stessa. Il dadaismo ha inoltre messo in dubbio e stravolto le

convenzioni dell'epoca: dall'estetica cinematografica o artistica, fino alle ideologie politiche; ha inoltre proposto il

rifiuto della ragione e della logica, ha enfatizzato la stravaganza, la derisione e l'umorismo. Gli artisti dada erano

volutamente irrispettosi, stravaganti, provavano disgusto nei confronti delle usanze del passato; ricercavano la libertà di

creatività per la quale utilizzavano tutti i materiali e le forme disponibili.

(8.)

Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – Milano, 30 settembre 1998) è stato un artista e designer italiano.

(9.)

Franz Marc (Monaco di Baviera, 8 febbraio 1880 – Verdun, 4 marzo 1916) è stato un pittore tedesco, fondatore insieme

a Vasilij Kandinskij del gruppo Der Blaue Reiter. È considerato uno dei pittori più rappresentativi del XX secolo e uno

dei più rilevanti rappresentanti dell'espressionismo tedesco.

(10.)

Joe Colombo (Milano, 30 luglio 1930 – 30 luglio 1971) è stato un designer e architetto italiano.

STORIA DEL DESIGN

Lezione 8-19-2014 ; Prof. Ubertazzi, Prof.ssa Patti.

Ad inizio lezione, poco dopo aver introdotto la Scuola di Ulm, la Prof.ssa Patti parla del Maggiolino e della Citroen

2CV (facendo riferimento al primo prototipo del 1937). Per chi come me, gradisse approfondire l'argomento, ho pensato

di integrare alcuni appunti a riguardo, tratti dalle lezioni di Car design a cura del Prof. Grandi (9.0 ; 9.0.1).

9.0 L’idea del Maggiolino (1934) - tratto dal Seminario di car design, Prof. Grandi.

Negli anni ’30 l’utilizzo dell’auto era limitato a piccole elite di persone. L’oramai celeberrimo

“Maggiolino” nacque con l’idea di “motorizzare” il popolo tedesco (

del resto Volkswagen si traduce

, questo progetto avrebbe dovuto rispondere (ovviamente) ad esigenze

come “auto del popolo”)

specifiche, prima fra tutte il prezzo contenuto (inferiore ai 1000 marchi). Tra i requisiti suddetti: la

vettura avrebbe dovuto trasportare cinque persone procedendo ad una velocità massima di almeno

100 Km\h. La messa in opera della vettura fu affidata all’ingegnere austriaco Ferdinand Porsche,

ma il concept di base è da ricondurre ad un idea di Adolf Hitler. Sorprendentemente, fu lo stesso

Hitler a consegnare a Porsche una prima bozza dell’automobile realizzata ad acquerello.

Successivamente, lo sviluppo della forma definitiva fu assegnato da Porsche al designer E.

Komenda. Il Maggiolino detiene attualmente il record di auto più longeva del mondo per essere

stata ininterrottamente prodotta per 65 anni. Inoltre, ha detenuto a lungo il primato di auto più

venduta al mondo, con 21.529.464 esemplari.

" Il Maggiolino è il simbolo dell'ingegneria tedesca, una macchina che assolve perfettamente alla

sua funzione " Prof.ssa Patti

9.0.1 La CITROEN – 2 CV (1937) - tratto dal Seminario di car design, Prof. Grandi.

Andiamo adesso ad introdurre quello che probabilmente rappresenta l’archetipo dell’auto utilitaria,

ovvero la Citroen 2CV del 1937. La vettura fu prodotta in tre prototipi prodotti nel 1937.

Estremamente povera, sia stilisticamente, sia da un punto di vista tecnologico, la 2CV sfoggiava un

unico fanale laterale, totale assenza di indicatori di direzione, un blocco motore anteriore

estremamente minuto, e rifiniture interne ridotte all’essenziale. Anche la strumentazione di bordo

era limitata al tachimetro, non disponeva dunque ne di spie basilari, ne tantomeno di indicatori del

livello carburante. Ma da quali precetti ha origine questa vettura? Per quale motivo ci appare cosi

spoglia, essenzializzata in ogni sua forma, persino in considerazione dei tempi in cui e stata

prodotta? Nel 1922, Andrè Michelin condusse un indagine a livello nazionale, ponendo al popolo

francese alcuni semplici quesiti. Lo scopo della ricerca consisteva nell’individuare un modello di

automobile che “motorizzasse” il popolo francese degli anni ’20-’30. Le questioni riguardavano

ovviamente il prezzo, i posti desiderati, le prestazioni minime e la capienza del bagagliaio. Un

figura di estremo rilievo in merito a questo storico progetto e Andrè Citroen, accanito sostenitore

della “trazione anteriore” (A\A): ossia la formula maggiormente diffusa ai giorni nostri (motore

anteriore e trazione anteriore). Nel 1935 la Michelin acquista un rilevante pacchetto azionario

Citroen, tanto che Pierre Michelin (figlio di Andrè) ne assume addirittura la presidenza. Egli,

rispolvera le indagini di “marketing” svolte dal padre, che andranno a confermare lo status

conosciuto del popolo francese degli anni ’30, ossia una comunità di tipo rurale. La macchina deve

motorizzare i contadini. Bulanger si rivolge a Paul Brogly, dettando le specifiche del progetto:

almeno due trasportati, si deve condurre facilmente, si deve guidare con gli zoccoli (tipici indumenti

dei contadini dell’epoca) e deve essere in grado di trasportare un paniere colmo di uova su superfici

disconnesse (campi arati) senza romperle. Il progetto era limitato alla funzionalità, la vettura fu

concepita con l’idea che l’aspetto estetico non avesse di fatto rilevanza alcuna.

I. VW Maggiolino, schizzi originali di Adolf Hitler ; II. VW Maggiolino (1934).

58. Citroen 2CV, prototipo del 1937.

59.

Particolare attenzione doveva essere prestata non soltanto ai costi di acquisto della vettura, ma

anche a quelli di ipotetiche manutenzioni. La meccanica della vettura sarebbe stata estremamente

semplice e intuitiva, in modo tale che anche un neofita di meccanica e di automobili, fosse

potenzialmente in grado di sostituire pezzi d’usura basilari. Altro importante punto fisso del

progetto, era il raggiungimento di un livello accettabile di affidabilità (concetto questo legato ai

costi di manutenzione). Nonostante le premesse esposte, i primi prototipi TVP (tre per la precisione)

prodotti nel 1937, mostrarono tutti molti difetti, primi fra tutti quelli a livello meccanico. La vettura,

tuttavia, mostrava alcune caratteristiche innovative interessanti, tra cui il sistema di

ammortizzazione interconnesso che in futuro, si evolverà rendendo celebre la Citroen DS.

Evoluzioni affini di tale sistema, porteranno a innovazioni quali gli ammortizzatori pneumatici (che

permettono di calibrare l’altezza da terra dell’intero corpo vettura), anch’essi montati su Citroen

DS. Tornando alla TVP, il progetto fu interrotto nel 1939 a causa della belligeranza in corso,

tuttavia era stata già prodotta una pre-serie di 250 esemplari, di cui tre unita, nascoste in un

magazzino e miracolosamente scampate ai bombardamenti nazisti.

" Confrontando queste due vetture, Il Maggiolino e la Citroen 2CV, si percepiscono

immediatamente due anime diverse ". Prof. Ubertazzi

9.1 Il dopoguerra, la Scuola di Ulm.

Gli anni del dopoguerra sono stati molto importanti per tutta l'Europa, la Germania in particolare è

stata la nazione che ha fornito importantissimi "input" nell'ambito del design. Ricordiamo a tal

proposito la storica Scuola di Ulm (1), che possiamo considerare come un'estensione della passata

Bauhaus, non a caso la presentazione di questa nuova scuola fu condotta dallo stesso Gropius.

Tuttavia, detto questo, la Scuola di Ulm presenterà caratteristiche notevolmente diverse rispetto a

quelle della Bauhaus. La scuola fu fondata nel 1954 da Inge Aicher-Scholl grazie a sovvenzioni

statunitensi, e funzionò fino al 1968. La Scuola si Ulm fu diretta inizialmente da Max Bill (2), negli

anni più splendenti della sua attività. Max Bill sarà l'artefice del cambiamento, egli professava il

bisogno di ricominciare, di troncare i legami con il passato della Germania nazista. Bill decide di

non dare grande importanza all'arte e alla sperimentazione (tipici elementi della Bauhaus), bensì al

cosiddetto "design for all", ossia oggetti destinati all'uso comune, impronta tipicamente socialista.

La Scuola di Max Bill sposterà inoltre l'accento sull'umanismo. L'arte viene concepita solo dal

punto di vista comunicativo, ed in seguito, la scuola si orienterà sulla tecnica. Max Bill intendeva

riprogettare la vita degli esseri umani, partendo dalle cose più piccole, prese dunque le distanze

dalla borghesia, mirando alle necessità delle masse. Un progetto di Bill molto significativo è il suo

sgabello ribaltabile, presente nella sua Scuola. Tuttavia Bill non progettò molto, inizialmente pittore

(tecnica a olio sopratutto) questo grande personaggio diventerà un politico in seguito. Come già

detto la Scuola di Ulm lavorerà sopratutto per la Braun, azienda che ha sempre concepito oggetti

funzionali ed estremamente durevoli. Braun stessa sarà l'artefice dei famosissimi rasoi ergonomici,

studiati per essere impugnati al meglio, sviluppando il concetto di usabilità, basandosi sui cosiddetti

"percentili" (unità statistiche utilizzate in ergonomia). La Braun impiegherà un sistema di feedback

per comprendere a pieno le necessità degli utenti, migliorando di conseguenza i propri oggetti. In

questo periodo storico in Germania, nasce l'espressione di "oggetti a prova d'idiota", che per quanto

brutale definisce appieno l'dea di fondo che dati progettisti dovevano seguire. Braun utilizzò inoltre

un colore specifico con cui realizzare i propri oggetti, difatti, questa uniformità portò in seguito ad

annoiare l'utente, in contrapposizione con l'oggetto italiano che al contrario, era molto vario

(concetto ampiamente esposto in tema di Stile Italiano).

Molti designer inoltre, tendevano a ignorare il filo elettrico tipico degli elettrodomestici, in quanto

antiestetico. I pubblicitari in particolar modo, nascondevano deliberatamente questo elemento.

" L'elettrodomestico ha la coda ... ma se ne vergogna [...] " Prof. Ubertazzi

Tornando alla Braun, l'azienda avrà un riscontro straordinario in tutta Europa.

9.2 Il design scandinavo.

In contrapposizione al design tedesco, quello scandinavo ha un approccio molto "casalingo". Del

resto nei paesi freddi come quelli scandinavi la casa diventa l'habitat più frequentato. Il bisogno

della quotidianità e del calore casalingo sono le premesse di questa tipologia di design. Il legno è un

materiale caldo, vivo, ha una sua vita, ed è non a caso tipico delle aziende scandinave come IKEA.

Questo tipo di approccio è tipico dei primi progetti scandinavi, a fine anni '60 non poteva mancare

una lampada di questo genere nelle case delle persone (come non poteva mancare il rasoio Braun).

L'illuminazione è al centro della filosofia scandinava, illuminare la casa è uno status essenziale. In

qualche modo, la luce doveva fondersi con l'ambiente, generando calore. Il più conosciuto designer

scandinavo è senza dubbio Alvar Aalto (3) famoso per la sua poltrona Paimio. Aalto ha realizzato

diversi modelli di poltrona con struttura in legno, utilizzando la tecnica della piegatura a freddo. Un

passaggio molto importante, considerando la piegatura (curvatura) a caldo di Thonet. La poltrona

Paimio è l'incarnazione dell'inventiva di Aalto, insieme al vaso Savoy, altro oggetto straordinario

ideato dall'omonimo maestro. Questo vaso, appena prodotto, fu inserito in tutti gli alberghi del

mondo, incarnando una tipologia d'arredo ideale all'epoca. Il vaso veniva prodotto colando il vetro

seguendo la linea naturale del legno, impiegato come materiale per lo stampo. Il vaso dava l'idea di

essere stato plasmato dalla natura stessa, ci comunica guardandolo una vita propria. Questa tecnica

è stata in realtà ereditata da Aalto, la stampo matrice gradualmente si usurava, e gli oggetti derivati

cambiavano di conseguenza la loro fisionomia. Altri oggetto tipo è la poltrona Grasshopper di

Bruno Mathsson (4). Questa poltrona, come suggerisce il nome (cavalletta) ricorda in tutto

l'omonimo insetto, confermando i riferimenti zoomorfi tipici dei designer scandinavi. Altro

famosissimo e straordinario designer scandinavo, è stato il celebre Arne Jacobsen (5), di cui

ricordiamo la sua sedia Ant Chair, caratterizzata dalle sue tre zampe. Questa sedia era avvolta da

una propria realtà, a tratti "aliena". La sedia era prodotta con materiali classici, tuttavia la

particolare conformazione di questo oggetto assumeva un tono quasi avveniristico. Jacobsen è

particolarmente celebre per le sue sedute, il suo concetto iniziale era mirato alla ricerca di oggetti

polifunzionali (sedute modulabili a seconda delle esigenze dell'utenza). Tra gli oggetti di Jacobsen

dobbiamo ricordare anche la Egg Chair e la sedia 3107, detta anche "serie-7". Quest'ultima è un

oggetto particolarmente pratico, in quanto facilmente impilabile. Come avevamo accennato, il

design scandinavo si basa talvolta su forme zoomorfe, con questo concetto Jacobsen crea la sua

sedia Swan. Altro nominativo estremamente importante, è quello di Eero Aarnio (6) con la sua

Bubble Chair. Come suggerisce il nome, la sedia appare come una bolla sospesa nell'aria, che porta

in se un'anima assai romantica. Altro oggetto straordinario è la celebre Pantom Chair (Verner

Panton, 1960), reinterpretata successivamente dalla fantasiosa versione di Fabio Novembre (vedi

lezione 2). I. Poltrona Paimio (1931); II. Vaso Savoy (1936).

60. Alvar Aalto,

61. Bruno Mathsson, I. Chaise Lounge (1933); II. poltrona Grasshopper (1930).

62. Arne Jacobsen, I. Ant Chair (1952); II. Sedia 3107 (1955).

63. Eero Aarnio, I. Bubble Chair; II. Ball Chair (1968).

9.2 Gli Stati Uniti nel dopoguerra.

Gli anni del dopoguerra sono stati piuttosto drammatici per gli Stati Uniti. Intorno agli anni 40-50 in

America, l'utilizzo dei materiali legati all'architettura organica, avevano sconvolto totalmente il

panorama del design. In questi anni, cresce il bisogno di naturalezza e familiarità insito nell'oggetto.

In breve tempo, si diffusero molte piccole EXPO estremamente importanti, nel 1972 al MOMA fu

organizzata una mostra incentrata sul design italiano. I più grandi designer di questo periodo, nel

panorama americano sono Charles Eames (7) ed Eero Saarinen (8), i quali collaborarono nella

realizzazione di diversi progetti. Eames e Saarinen, ancora studenti, parteciparono già negli anni '40

ad un'esposizione sull'organic design, con l'idea di produrre sedute accoglienti alla portata di tutti.

Eames era più incline all'utilizzo di materiali nuovi, allo stampaggio del legno compensato, al

riutilizzo di materiali di scarto. Questo momento di sperimentazione è molto importante per Eames,

l'unione di più materiali (come il legno ed i metalli) è l'altro oggetto di sperimentazione di questo

grande designer. Eames scompone totalmente l'oggetto, lavora in base ai materiali cercando più

piani d'appoggio. Saarinen lavorerà su un altro piano, forse più affine alla sua tradizione (quella

scandinava), egli non rinuncerà all'imbottito, testimone della sua filosofia è senza dubbio la sedia

Womb (grembo). Emerge anche dal nome stesso dell'oggetto, il bisogno di un qualcosa di

avvolgente tipico della filosofia del design scandinavo, come abbiamo precedentemente riscontrato

in modelli quali la poltrona Egg. Eames realizzerà i modelli più famosi insieme alla moglie, Ray

Kaiser. Ray studierà insieme a Charles orientandosi su oggetti di qualità, concepiti per il maggior

numero di persone al minor costo. Gli Eames, con la loro Chaise Lounge si avvicineranno non poco

alla loro idea iniziale, realizzando la maggior parte delle componenti con materiali plastici. Essi

riescono a creare un oggetto esclusivo (non certo di ampio utilizzo) ma largamente integrabile.

Inoltre, non considerando all'epoca le problematiche legate allo smaltimento dei materiali plastici,

suddetti elementi erano considerati vantaggiosi su tutti i fronti: la plastica è economica, igienica,

facilmente plasmabile e leggera. Detto questo, è sbagliato considerare gli Eames sotto il solo aspetto

economico dell'oggetto, dobbiamo ricordare che nel corso della loro carriera, hanno prodotto anche

oggetti esclusivi ed estremamente costosi: la loro opera più famosa ad esempio, ossia la Lounge

Chair e Ottomana, fu concepita per un singolo cliente (un regista). Lavorando con queste premesse,

l'operato degli Eames cambia totalmente la metodologia progettuale iniziale.

Eero Saarinen, poltrona Womb (1947).

64.

65. Charles & Ray Eames, Chair & Ottomana (1956).

Note.

(1.)

La scuola di Ulm ("Hochschule für Gestaltung", ossia "scuola superiore di progettazione/costrutturazione", di Ulm) è

stata una scuola di progettazione grafica e di disegno industriale che ha raccolto nel secondo dopoguerra l'eredità delle

scuole tedesche (Bauhaus) e sovietiche (Vchutemas), nate negli anni venti e trenta per l'esigenza di dare un carattere

scientifico e accademico alla professione di progettista o tradizionalmente chiamato architetto e successivamente

coniato in anglo-americano designer .

(2.)

Max Bill (Winterthur, 22 dicembre 1908 – Berlino, 9 dicembre 1994) è stato un architetto, pittore, scultore, designer e

grafico svizzero.

(3.)

Hugo Alvar Henrik Aalto (Kuortane, 3 febbraio 1898 – Helsinki, 11 maggio 1976) è stato un architetto, designer e

accademico finlandese, tra le figure più importanti nell'Architettura del XX secolo e ricordato – assieme a Ludwig Mies

van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Le Corbusier – come maestro del Movimento Moderno.

(4.)

Bruno Mathsson (Värnamo, 13 gennaio 1907 – Värnamo, 17 agosto 1988) è stato un designer e architetto svedese.

(5.)

Arne Jacobsen (Copenaghen, 11 febbraio 1902 – Copenaghen, 24 marzo 1971) è stato un architetto e designer danese.

(6.)

Eero Aarnio (Helsinki, 21 luglio 1932) è un designer finlandese.

(7.)

Charles Ormond Eames, Jr (Saint Louis, 17 giugno 1907 – Saint Louis, 21 agosto 1978) è stato un designer, architetto e

regista statunitense.

(8.)

Eero Saarinen (Kirkkonummi, 20 agosto 1910 – Ann Arbor, 1º settembre 1961) è stato un architetto e designer

finlandese naturalizzato statunitense. STORIA DEL DESIGN

Lezione 10 - 03-12-2014 ; Prof. Ubertazzi, Prof.ssa Patti, Prof. Guglielmi.

10.1 Design industriale, atteggiamenti e ideologie.

Il clima razionalista in cui si sono svolte le esposizioni italiane, negli anni '30, hanno favorito lo

sviluppo della nuova scuola del design del dopoguerra. Nel 1954 Giulio Carlo Argan afferma,

introducendo il primo Congresso del design internazionale:

" ... dal punto di vista teorico il design trova la sua legittimità nella corrente di idee che va dalla

Critica del Giudizio alla teoria della visibilità, dal punto di vista storico, la sua storia è la storia

degli sforzi rivolti da Morris in poi, ad eliminare la dissociazione tra arte e produzione determinate

dalla rivoluzione industriale ".

Da molti anni ci hanno illuso che aspetti artistici e industriali fossero dissociati, considerando l'arte

quale fenomeno autonomo e creativo. Argan afferma il contrario. La situazione culturale presente

nelle varie parti accademiche, appare (anche attualmente) confusa e opinabile.

" Pensando a Marco Zanuso, temo che avrebbe faticato a digerire la dichiarazione di Argan ".

Prof. Guglielmi

Tornando a parlare di attualità, a Milano, proprio ieri a Palazzo Reale, vi è stata una mostra dedicata

a Munio Vein Raub (1909-1970) che rappresenta il modo in cui la Bauhaus è passata dal ruolo

dell'architetto a quello del designer. Vein Raub operò nella Città Bianca di Tel-Aviv. La Città

Bianca fa riferimento alla presenza a Tel-Aviv di più di 4.000 edifici costruiti in stile Bauhaus o

International Style, negli anni trenta, da architetti tedeschi ebrei immigrati nel Territorio britannico

di Palestina a seguito della salita al potere del Nazionalsocialismo. Raub, studiò inizialmente

insieme ai grandi della Bauhaus, tra cui Gropius e Van der Rohe.

Tutta la storia del '900 è caratterizzata dalla diatriba "artista\designer". Molti artisti che aderivano al

Futurismo, ad esempio, furono designer sopraffini, come Marcello Nizzoli: la realizzazione

dell'oggetto diventa concreta in quanto graficamente rappresentata. Enrico Prampolini (1),

conosciuto perlopiù per le sue stravaganze pittoriche, progetterà una sala d'aspetto per un aeroporto

civile, in modo impeccabile. Luciano Baldessari (2), disegnerà arredi per appartamenti negli anni

'30, in modo straordinario. Più legati alla tradizione canonica razionale avremo Figini e Pollini (la

Casa Elettrica, 1930), anticipatori della domotica e del modulo spaziale. Franco Albini (3) invece,

era legato all'aspetto borghese, di lui ricordiamo la sua poltrona "Tre Pezzi", un imbottito su telaio

metallico, oggetto di straordinaria bellezza. Il piano avvolgente dell'omonima poltrona era studiato

per contenere al meglio il corpo. La figura di Pio Manzù, giovane e sfortunato designer è l'icona del

passaggio dal design "forma-funzione" al design in forma diversa. I fratelli Castiglioni provengono

da una famiglia di grandi artisti, entrambi si formano alla bottega dei padri, Pier Giacomo in

particolare è il fondatore dell'atelier paterno. Entrambi, Manzù e Pier Giacomo Castiglioni nascono

da un'esperienza artigianale forte. Manzù studierà alla ULM lavorando con personaggi del calibro

di Tomas Maldonado.

" Nizzoli rimane, a mio giudizio, il più grande tra tutti i nostri designer ". Prof. Ubertazzi.

Figini e Pollini, La casa elettrica, depliant pubblicitario storico, 1930.

66.

67. Fondazione Franco Albini, poltrona "Tre Pezzi" (restyling), progetto originale: 1959.

Nizzoli aveva una sensibilità incredibile nei confronti dell'oggetto, finezze sviluppate anche grazie

ai suoi rapporti con Olivetti. Queste finezze progettuali di cui il Prof. Ubertazzi parla, sono

purtroppo poco percepite, come ha dimostrato Vittorio Gregotti con il suo articolo (lezione-8).

Come abbiamo detto, parlando di Castiglioni, complessivamente questo giudizio è oggi molto

confermato. Il design sociale di Pio Manzù rappresenta un'intuizione straordinaria, ricordo che

Manzù era concentrato, perlopiù, in ambito automobilistico. Manzù concepì la Roll Bar pensandola

per i veicoli agricoli, successivamente, FIAT, non diede molta importanza a questa grandissima

invenzione. Anche le famose auto "familiari", più conosciute come "Station Vagon", furono ideate

da Manzù. Sempre Manzù concepì automobili quali la Honda Charter (anni '80) e la Renault Scenic,

sino ad arrivare alla realizzazione del famoso Taxi con il lato destro libero, utilizzato come vano

bagagli. Altra sua intuizione fu la porta scorrevole. Il progetto della 127 fu inizialmente un progetto

di Manzù, successivamente rivisto (in modo discutibile) dall'ufficio tecnico. Ma Manzù non si

limitò a questo, produsse oggetti straordinari, oggetti commissionati da Gianni Agnelli in persona.

La stessa lampada dei fratelli Castiglioni, fu in realtà un'evoluzione di un'idea di Manzù, che ricavò

l'oggetto da un fanale di un'auto. La valigetta porta computer fu anch'essa un oggetto di Manzù,

oggetto che il figlio sta attualmente riproponendo insieme al casco MOMO design.

Ervin Paloschi (1892-1968), fu un maestro riconosciuto a livello mondiale come il più grande

storico dell'arte, che influenzò tutto il panorama europeo e americana. Egli era specializzato nell'arte

rinascimentale, scrisse "La prospettiva come forma simbolica". Paloschi, collegandosi ad oggetti

come le opere di Pio Manzù, scrisse un saggio intitolato "Il barocco, il cinema e la Rolls Royce",

riferimento ad una creatività artistica legata al design. Paloschi si chiede perché, in Inghilterra si

crea un'automobile di stampo classico (ad esempio). La stessa Rolls Royce gira per la città,

qualificando quest'ultima. L'esasperazione del progettista ha portato un'inclusione del progetto

stesso. Altro argomento significativo è l'interpretazione dell'oggetto e la sua sopravvivenza

nell'ambito estetico: eliminare il libro cartaceo per sostituirlo con un formato audio o digitale. Tutte

le certezze legate all'ambiente che ci circonda si stanno gradualmente smaterializzando. Mario

Perniola scrive un libro molto interessante a riguardo: "La società dei simulacri" del 1983.

L'oggetto, secondo Perniola, diventa un simulacro di se stesso, l'immagine, le promesse e le

invenzioni stanno prendendo gradualmente il posto della realtà.

" La socializzazione dell'immaginario assegna all'estetica compiti nuovi ". Mario Perniola.

Note.

(1.)

Enrico Prampolini (Modena, 20 aprile 1894 – Roma, 17 giugno 1956) è stato un pittore, scultore e scenografo italiano.

(2.)

Luciano Baldessari (Rovereto, 10 dicembre 1896 – Milano, 26 settembre 1982) è stato un architetto e scenografo

italiano.

(3.)

Franco Albini (Robbiate, 17 ottobre 1905 – Milano, 1º novembre 1977) è stato un architetto e designer italiano.

Lezione 11.

Introduzione: a cura del prof. A. Ubertazzi, prof.ssa I. Patti.

11.1 - Lo stile italiano dal dopoguerra in poi.

Il design italiano è stato fortemente influenzato dalla situazione economica del

dopoguerra, non soltanto dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista

sociale. Il settore automobilistico e il settore del mobile, diventano materia

rappresentativa del tanto amato (e invidiato) Italian Style. Non avendo molte

risorse, gli italiani si ingegneranno sperimentando nuovi materiali, come le

materie plastiche del resto, con le quali realizzeranno opere di ogni genere. Una

caratteristica distintiva del design italiano è quella di essere indissolubilmente

legato alla tradizione artigiana. Franco Albini, grande designer italiano progetterà

la sue sedute nascondendo qualsiasi giunto o vite, per un mezzo di un accurato

studio delle componenti, donando alle sue opere un effetto quasi artigianale: le

sue sedie del resto, sembrano costituite da un unico pezzo, quasi come fossero

realizzate in legno massello. In realtà, dietro il lavoro di Albini si nasconde un

lavoro estremamente accurato. In Italia si è sempre discusso in merito alla diatriba

artigianato-design, secondo alcune fonti avremmo dovuto abbandonare questa

nostra tendenza stilistica, pensando in termini più strettamente "industriali".

Tuttavia, nonostante l'apparenza, molteplici oggetti italiani tra cui le sedute di

Albini sono realizzate interamente in fabbrica (ovviamente, a prezzi non

propriamente economici). Esistono comunque designer che si sono caratterizzati

in modo estremamente diverso, all'interno del panorama italiano è il caso di

Albini e Giò Ponti, che, nel loro operato, partono da presupposti a dir poco

avversi. La sedia maestosa di Albini parla un linguaggio totalmente diverso dalla

Superleggera proposta da Ponti, derivata dalla sedia che ha un grandissimo

legame con la tradizione italiana. Dobbiamo considerare che l'omonima seduta di

Ponti deriva dalla più comune sedia Chiavarina (artigianalmente prodotta), il

maestro intende aggiornare un oggetto tipicamente tradizionale con la sua

proposta e ci riesce perfettamente. La Superleggera rimane una sedia di facile uso:

si pulisce facilmente, vi si possono sedere tutti, occupa poco spazio ed è

facilmente impilabile. Lo stesso non si può certo dire delle sedute di Albini,

decisamente più "impegnative", a prescindere dalle suddette qualità cui di sopra

elencate. Giò Ponti intende con il suo operato, portare all'eccellenza quella che

viene considerata una vecchia gloria dell'artigianato italiano. Il lavoro di molti

designer italiani si concentrerà principalmente su quanto fatto da Giò Ponti,

ovvero, più che progettare il nuovo, si darà vita a reinterpretazioni di antichi

oggetti d'uso, riplasmati secondo i canoni dei tempi correnti. Si cercherà dunque

di correggerne i difetti e di ottimizzarne le tecnologie produttive, utilizzando ad

esempio nuovi materiali innovativi a sostituzione dei vecchi. Personaggio

piuttosto eclettico, paragonabile per certi versi a Munari, Carlo Mollino (1)

utilizzerà il legno in modo del tutto nuovo, dando vita a oggetti al confine tra arte

e design.

68. Sedia Chiavarina (a sinistra), superleggere di Gio Ponti (a destra), 1957.

69. Franco Albini, sedia Luisa, Cassina, 1955.

I suoi tavoli in particolar modo sono considerati oggetti di design, tuttavia le

forme organiche di cui sono caratterizzati, sono indice di una forte componente

artigianale. Gli oggetti di Mollino venivano realizzati per mezzo di procedimenti

innovativi suggeriti dal maestro stesso, in parte artigianalmente e in parte

industrialmente. Il principio della produzione italiana si oppone all'ideale di

Gropius, secondo il quale, si doveva semplificare il progetto secondo la logica

delle macchine. Questo non significa che in Italia non vi fossero le tecnologie

adeguate, vi erano eccome, si tratta semplicemente di un approccio progettuale del

tutto diverso. L'azienda Alessi risalente agli anni '20, nel periodo post-bellico ha

la necessità di doversi rilanciare. L'azienda si concentra sugli accessori da cucina,

studiando una propria immagine con il supporto di importantissimi designer, da

Zanuso a Sottsass (2). L'evoluzione del design italiano sino agli anni '70, ha

portato molti teorici ad interrogarsi su cosa fosse realmente il design. Tomas

Maldonado, di formazione tedesca (scuola di ULM), pensava che l'oggetto

dovesse essere pensato per essere adattato all'industria. Chiaramente, la visione di

Maldonado dovrà essere riconsiderata in base alle evoluzioni dettate dallo scorrere

del tempo, l'omonimo maestro fu il primo a doversi ricredere su determinati

aspetti della sua logica progettuale. Tali presupposti, mal si sarebbero adattati alla

logica del design italiano. Argan, teorico dell'arte e del design fa una lunga

riflessione sul concetto di riproducibilità dell'oggetto, fattore quest'ultimo molto

caro alle scuole tedesche, gli oggetti italiani vengono invece concepiti sul pezzo

unico, anch'esso riproducibile, ma carico di qualità espressive, un oggetto dunque

qualitativamente perfetto. Questa è sostanzialmente la grande differenza che

sussiste tra le scuole tedesche (come la Bauhaus) e quelle italiane. Gillo Dorfles

(3) altro grandissimo teorico italiano, sostiene che l'oggetto di design debba essere

prodotto solo e soltanto con i mezzi dell'industria. Egli afferma che l'oggetto è

quasi una risultante di un procedimento industriale, visione quest'ultima molto

affine a quella delle scuole tedesche. Appare dunque evidente che intorno al

mondo del design, sussistono molteplici filosofie e opinioni. La differenza

fondamentale tra arte e design consiste nel fatto che l'oggetto artistico è privo di

funzione, non serve a niente tranne che a comunicare qualcosa (un emozione, un

messaggio, e via discorrendo). L'oggetto di design invece, seppur bello, deve

rispondere necessariamente ad una specifica funzione. Il design italiano ha

lasciato un grandissimo spazio alla creatività, comunicando spesso emozioni che

vanno al di la delle loro effettive funzioni. L'arch. Pierluigi Spadolini affermò che

la bellezza dell'oggetto deve avere la precedenza sulla sua riproducibilità, concetto

ovviamente opposto a quello tedesco, per cui la bellezza dell'oggetto consiste

nella sua riproducibilità stessa. Secondo la filosofia italiana del design, viene

prima la bellezza e l'espressività dell'oggetto rispetto alla sua riproducibilità,

argomento che in Italia viene affrontato in un secondo momento (a cose fatte).

Secondo De Fusco la cultura e la tradizioni italiane rappresentano i veri grandi

valori, che influenzano ovviamente anche il design. La bellezza del nostro paese,

apprezzata dal mondo intera, altro non è che il risultato del lavoro umano fatto nel

corso dei secoli. La tensione tra artigianato e industria non è mai realmente esistita

in paesi come la Germania, in Italia le cose stanno diversamente, basti pensare alle

botteghe rinascimentali nei quali il fare arte era un vero e proprio mestiere.

70. Carlo Mollino, tavolo Arabesco, 1949.

71. Ettore Sottsass, Set oliera e formaggiera in acciaio inox, Alessi.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in disegno industriale (CALENZANO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matteo.cappelloni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ubertazzi Alessandro.

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