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SEMESTRE 2020 – 2021

SOCIOLOGIA DELLA DEVIANZA

Aule 16.02.2021 e 17.02.2021 e 18.02.2021

Nello studio della sociologia della devianza dobbiamo innanzitutto elaborare il rapport

tra l’aspetto di sociologia generale e l’aspetto giuridico del rapporto norma – sanzione.

Per il rapporto norma – sanzione andiamo a fare una considerazione di come la norma

deve essere necessariamente impostata anche sulla base della sanzione che ne

consegue in caso di violazione.

L’aspetto di sociologia generale invece, innanzitutto va a valutare la differenza tra

SCIETA’ e GRUPPI SOCIALI.

Per SOCIETA’ si intende l’insieme degli individui o meglio dei gruppi sociali in un

insieme che non comparirà omogeneo.

Il GRUPPO SOCIALE invece è un gruppo omogeneo di soggetti che condividono le

stesse passioni, regole, interessi.

Dal punto di vista di sociologia generale si va a studiare lo stesso problema sociale e

non la spiegazione dei comportamenti individuali.

Problemi sociali che possono esporsi lì dove prevalgono i conflitti tra i soggetti e per i

quali le ISTITUZIONI svolgono funzione di COORDINAMENTO.

La società è importante per la considerazione delle “DIFFERENZE” tra i soggetti anche

all’interno dello stesso gruppo sociale senza perdere di vista la caratteristica principale

dello stesso: si parla di gruppo solo quando formato da due o più individui.

Così come stavamo accennando i disordini sociali vengono così combattuti: con

strumenti PREVENTIVI o RICOSTRUITIVI.

Una delle fonti del disordine sociale è il comportamento deviante, come azione degli

individui finalizzato a raggiungere un obiettivo attraverso strumenti offerti dalle

istituzioni.

Un comportamento deviante non necessariamente può definirsi reato. Al contrario tutti

i reati rappresentano comportamenti devianti.

Il comportamento deviante, solo lì dove rappresentazione di un’azione di gruppo di

una minoranza, è di contrasto a quello che è il comportamento della MAGGIORANZA,

un comportamento STANDARD, identificativo del CONFORMISMO.

Importante la caratteristica del comportamento deviante appena indicata, e cioè

l’azione di una minoria, perché lì dove fosse frutto della maggioranza provocherebbe

una etichettatura di “NORMALE”.

Lì dove lo stesso fosse poi persistente per un periodo di tempo medio lungo, si

ricreerebbe un problema di EFFICACIA della norma.

Un importante sociologico fu AUGUST COMTE, il quale elaborò la LEGGE DEI TRE STATI:

TEOLOGICO, METAFISICO, SCIENTIFICO O POSITIVO.

Dobbiamo considerare che ci troviamo nell’800 durante l’epoca del positivismo.

Tale legge rappresenta i passaggi dell’evoluzione dell’organizzazione sociale.

Tra i vari passaggi si sviluppano dei periodi alternativi:

1. PERIODI ORGANICI, di stabilità sociale di posizione di equilibrio tra le parti

2. PERIODI CRITICI (così come le definirebbe Parsons), di situazione di squilibrio

dove le certezze sono scosse e le tradizioni minate. Sono i periodi fruttuosi di

DEVIANZA.

Un altro importante sociologo è DURKHEIM, il quale identifica la posizione di ruolo

degli individui frutto dell’urbanizzazione: aumento della popolazione, la migrazione, le

nuove tecnologie.

L’urbanesimo nel suo insieme provoca una variazione sociale con un aumento di

interazione fra i gruppi e della divisione del lavoro.

Il concetto di società si incrocia con il termine FUNZIONE, significato proprio del

“movimento” della società, così come il nostro “biologico” = del nostro corpo.

Un buon funzionamento indica uno stato di equilibrio. Così come il nostro organismo il

buon funzionamento è il risultato del soddisfacimento dei bisogni principali.

Bisogni soddisfatti, spesso, anche attraverso le “ALTERNATIVE FUNZIONALI” o meglio

da “STRUMENTI ALTERNATIVI”.

Di contro, importante il concetto di “DISFUNZIONE/MALFUNZIONAMETO” di uno degli

strumenti utilizzati.

In riferimento al discorso di EQUILIBRIO vogliamo ricordare un corrispondente della

SCUOLA FUNZIONALISTA, ALFREDO PARETO.

Nel TRATTATO GENERALE, egli sviluppa l’idea di come il sistema sociale è un sistema in

mutamento a causa di elementi casuali o a causa di influenze dell’individuo. Per

questo motivo bisogna rincorrere le sue mutazioni, senza farsi mettere in crisi

(RESILIENZA), ritrovando l’ideale situazione di equilibrio da cui si era partiti (esempio:

situazione pandemica, si elabora l’evoluzione durante la pandemia, cercando di

sviluppare il modo di ritrovare la situazione di equilibrio pre-pandemia).

A differenza, però, del pensiero di Pareto, l’equilibrio che si andrà a riscoprire non sarà

il ritorno del “vecchio equilibrio”, ma di un “nuovo equilibrio”.

Questa idea va a incontrarsi con quella di “PROGRESSO” in “direzione ottimale del

sistema”. Un ottimale, UTOPIA del l’Ottocento = una idea di come “dovrebbe essere”.

Un progresso che però viene considerato, tra XIX e XX, senza evidenziare, a differenza

di ora, gli aspetti negativi, di tale evoluzione sociale.

Aspetti negativi che portano problematiche di vario genere affrontate con sistemi di

controllo sociale, FORMALI ed INFORMALI, da parte di agenzie responsabili.

Un riferimento a tale intervento lo troviamo ne:

1. BENTHAM, 1791, PANOPTISMO

2. FAUCOULT, 1975, SOCIETA’ DISCIPLINARE

3. DELEUZE, 1990, SOCIETA’ DEL CONTROLLO

Ritornando sull’incontro della giurisprudenza con la sociologia generale, possiamo

evidenziare la differenza tra NORME GIURIDICHE (formali, emanate da una autorità

preposta, e codificate, presenti in un documento normativo) e NORME SOCIALI

(informali, pubbliche e condivise).

Le norme sociali nello specifico producono un’aspettativa di reciprocità e la violazione

delle stesse porta, così come quelle giuridiche, porta a una “SANZIONE SOCIALE”,

informale, che porta sino all’ESCLUSIONE dal gruppo sociale.

Aule 24.02.2021 e 25.02.2021

Bisogna ragionare sul perché gli appartenenti al gruppo sociale non si adeguano ad un

modello di comportamento di una norma. Una delle possibili risposte è il fatto

dell’essersi abituato ad un modello di comportamento difficile da modificare.

O anche, l’intervallo largo temporale tra la produzione della norma e il momento in cui

si chiede di applicarla.

L’applicazione di una norma che non riesce a tenere conto del mutamento sociale che

è intervenuto e rende difficile l’applicazione nei singoli.

Possiamo fare l’esempio dell’evoluzione della norma del BUON COSTUME: clausola che

permette ad una qualsiasi norma di essere resa attuale anche alla luce di cambiamenti

sociali.

La modificazione della struttura sociale dipesa dal tempo che passa ma anche del

mutamento sociale e della variazione dei ruoli dei singoli e dunque la difficoltà di

applicazione della norma.

Lì dove il modello della norma viene dichiarato OBSOLETO, porta alla disapplicazione

della stessa, perché, dunque INEFFICACE.

Inefficacia possibile, in vari casi, per una norma giuridica, ma non per una norma

sociale.

Lì dove la norma sociale non viene seguita e non viene applicata e non viene condivisa

dal gruppo, semplicemente la norma smette di esistere, essendo la stessa nata dalla

volontà del gruppo.

L’applicazione delle norme, giuridiche o sociali, non viene solo dalla paura delle

sanzioni ma anche per altre ragioni.

La teoria funzionalista rivede nei movimenti di perturbazione sociale il perché di un

individuo di seguire o meno le norme.

Dunque, la volontà di seguire la norma è la voglia di essere accettato dalla restante

parte del gruppo, ma anche l’interiorizzazione dei principi e valori all’interno al gruppo

attraverso i processi di socializzazione.

I processi di socializzazione si distinguono in primaria (assoggettati da uno o più agenti

dal momento in cui nasciamo e che ci servono per affrontare il mondo) e secondaria

(quelli che affrontiamo durante tutta la nostra vita nel momento entriamo a far parte

di un gruppo sociale o organizzazione e che durerà tutta la vita).

La violazione da parte di un singolo delle norme di un gruppo sociale può comportare

delle sanzioni, non tipizzate, ma non necessariamente meno gravi, stando alla

possibilità di applicare l’esclusione delle stesso in maniera temporanea o permanente

dallo stesso gruppo.

In riferimento al processo di esclusione possiamo fare riferimento al processo di

OSTRACISMO ((in greco antico: ὀστρακισμός, ostrakismós) dell’antica Grecia.

In tale processo, attraverso gli ὀστρακισμός (òstrakon) deriva dal termine ὄστρακον,

che significa "coccio di vaso di terracotta" o "conchiglia", gli appartenenti al gruppo

potevano votare l’esclusione o meno di un soggetto violatore delle norme.

Il processo di esclusione attivato era l’ESILIO (allontanamento da quel territorio) o il

CONFINO (allontanamento dal territorio e confinamento in un altro – solitamente in

un’isola – così come applicato durante il fascismo nei confronti dei dissidenti politici:

Esempio Sandro Pertini).

Le norme sociali variano da cultura a cultura ma anche all’interno della stessa cultura

a causa della diversità dei gruppi sociali.

Ciascun gruppo sociale ha regole diverse, che possono essere modificate ma solo

tramite azione collettiva

Il collettivo è il peso.

Dunque, l’applicazione di una sanzione, di conseguenza ad una violazione, da parte di

tutto il gruppo, ha a volte maggiormente peso di una sanzione giuridica.

Un noto sociologo James Coleman, fa una considerazione:

Anche se le persone mostrano una sensibilizzazione alla sanzione, le reazioni alla

sanzione sono individuali e possono cambiare.

Ci sono persone che non hanno nulla da perdere, non hanno un ruolo nella società, e

dunque appaiono per nulla sensibile alla sanzione.

Altri soggetti hanno stabilito relazioni sociali anche al di fuori del loro gruppo sociale di

appartenenza e dunque sono impermeabili alle sanzioni di un altro gruppo sociale

(SOTTRAZIONE PSICOLOGICA).

Altri soggetti, sono impermeabili perché possono sottrarsi anche fisicamente

(SOTTRAZIONE FISICA).

La violazione della norma può assumere un significato diverso per chi la vìola: una

manifestazione di un rifiuto delle norme dominanti. La ricerca della

DISAPPROVAZIONE.

Rispecchiare, tuttavia, una ortodossia/ottemperanza di norme alternative che

rappresentano una SUBCULTURA: definita così dalla CULTURA DOMINANTE.

Le norme sociali si apprendono per CONDIVISIONE, CONSENSO,

INTERNALIZZAZIONE/INTERARIZZAZIONE, COERCIZIONE, senza necessariamente che

esse siano scritte da qualche parte.

Aule 02.03.2021, 03.03.2021 e 04.03.2021

Le norme sociali sono caratterizzanti di una cultura specifica ma non necessariamente

sono comuni a tutte le culture.

Una delle regole più comuni sono quelle del meccanismo della fila. A partire dal primo

McDonalds nato a Hong Kong la fila venne usata come prima norma sociale per la

comprensione e l’organizzazione del comportamento umano.

La norma della fila entra dunque a far parte della cultura sociale al di là dell’ambiente

McDonalds anche in tutti gli altri ambienti che ne potessero richiedere l’utilizzo.

Con il passare del tempo però i sistemi tecnologici hanno anche permesso di facilitare

l’espletamento dei servizi superando la sopra citata regola della fila.

La coda è sistema a cui viene fatto ricorso che sorge spontaneamente quando

abbiamo una domanda che supera l’offerta e per convenzione inizia dalla persona che

si trova più vicino al posto in cui il servizio viene erogato. Il fatto che sorga

spontaneamente significa che noi abbiamo internalizzato la norma e dunque riteniamo

“NORMALE” fare così.

Diventa dunque una norma sociale: un meccanismo condiviso nel quale il problema si

creerà all’arrivo di un soggetto che si stupirà della situazione nella quale lui non si

riconosce e spezza lo stesso meccanismo a meno che non gli si venga spiegato.

Si tratta di una regolazione EXTRAGIURIDICA della condotta umana. Un meccanismo

che crea un ordine. Ma perché si ubbidisca alla norma considerando che non ci sono

sanzioni tipicizzate e non ci sono meccanismi di enforcement?

Innanzitutto, sappiamo che comunemente lo si fa per ricercare il consenso dal nostro

gruppo sociale, ma in questo caso si tratta di interazioni non ripetute – tra persone

non collegate tra loro – e dunque interazioni ONE SHOT, dunque, l’adeguamento alla

norma non è dovuta alla richiesta di consenso.

Lo si fa per due istinti: COOPERAZIONE (l’uomo ha bisogno di vivere in gruppo, l’uomo

non è abituato alla solitudine come nella situazione pandemica) o meglio una messa in

campo di una azione di gruppo/un protocollo per il raggiungimento dell’obiettivo

preposto, RECIPROCITA’ o meglio realizziamo un comportamento perché mi aspetto

che gli altri seguano lo stesso comportamento.

È impossibile stabilire quando la norma sociale è diventata attiva per la prima volta a

differenza delle norme giuridiche.

Nel caso della coda, il primo che ne ha fatto utilizzo è Thomas Carlyle nel 1837 che

pensava che la formazione di una linea impossibile da tagliare tramite la quale si

acquista il diritto di essere servito se si aspetta il proprio turno continuando ad

occupare lo spazio fisico: FIRST COME FIRST SERVED.

Eccezioni a questa regola le troviamo nell’imbarco aeroportuale, nel triage

ospedaliero, nella cassa espressa al supermercato.

Per spiegare l’aspettativa di reciprocità possiamo richiamare il volume “LA

GRAMMATICA DELLA SOCIETÀ. NATURA E DINAMICA DELLE NORME SOCIALI” DI

CRISTINA BICCHIERI: le teorie normative non ci consentono di individuare le condizioni

in presenza delle quali è probabile che una norma venga osservata o no, o che una

prevalga su un insieme di norme diverse valide allo stesso momento.

Secondo la scrittrice l’individui avranno preferenze sulla base del condizionamento di

aspettative riguardanti la conformità degli altri individui. Aspettative e preferenza si

manifesteranno nei comportamenti collettivi che confermano ulteriormente l’esistenza

della norma nei confronti di coloro che la osservano: l’esistenza della norma è

confermata ulteriormente per chi la segue lì dove viene seguita anche da latri

soggetti.

Da fare attenzione, però, al fatto che non è necessario osservare un comportamento

ottemperante per stabilire l’esistenza della norma e l’influenza che essa esercita, così

come nel caso raccontato nel testo della stessa autrice in merito al comportamento

degli IK (popolo di antichi cacciatori che eludevano le norme sociali in modo da evitare

il principio di reciprocità).

Il concetto di devianza si basa su una idea del vivere onestamente rispettando le leggi.

Per comprendere la devianza bisogna fare un riferimento alle statistiche, nello

specifico in una rappresentazione grafica possiamo rappresentare la frequenza max

come comportamento comune mentre gli altri livelli di riferimento al punto di incontro

tra asse x e y rappresenteranno le minoranze o maggioranze di comportamenti

devianti: lì dove la maggioranza si discosta maggiormente dalla frequenza max.

Il comportamento deviante è dunque il comportamento che si differenzia dal

comportamento medio ossia quello tenuto dalla maggior parte.

Questo però rappresenta una concezione positivista ottocentesca che teoricamente è

già ampiamente superata.

La stessa, in applicazione del pensiero di Lombroso, faceva anche riferimento alle

BIOLOGICE DELLA DEVIANZA, o meglio alla FISIOGNOMICA.

Con tale termine si vuole rappresentare il pensiero, ad oggi non più sociale ma

individuale, secondo cui un discostamento dalla “normalità” dell’aspetto fisico di un

soggetto – uomo o donna – rappresenti la caratteristica di individuazione del soggetto

deviante.

Di rilevo è il testo “L’UOMO DELINQUENTE” di Lombroso, nel quale lo stesso dava

spazio a questo pensiero e alle caratteristiche fisiche che secondo lui erano alla base

della rappresentazione del soggetto deviante. Nello specifico il pensamento nasce

dallo st

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gildafrancescachisena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Raiteri Monica.
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