Sociologia dei processi economici e del lavoro - Casula
Capitolo 1. Teorie del welfare
Da Bismarck a Thatcher
Il welfare state è un sistema sorto intorno al 1881 sotto un regime politico fortemente accentrato ed elitario (il Secondo Reich tedesco durante l’epoca bismarckiana); da quel momento è stato ridefinito il rapporto tra stato, società e mercato.
Nacque come l’esito di due grandi rivoluzioni:
- Rivoluzione francese che portò alla nascita delle democrazie nazionali;
- Rivoluzione industriale che portò allo sviluppo del capitalismo.
Le sue principali finalità sociali erano:
- Lotta alla povertà;
- Protezione contro i rischi sociali;
- Promozione delle pari opportunità e del benessere.
Nella seconda metà dell’800 ci fu la diffusione dell’economia capitalistica in gran parte dei paesi dell’Europa occidentale. Questo:
- Contribuì al loro rafforzamento economico;
- Fece emergere dei nuovi bisogni sociali, dati dalla creazione di un’ampia classe operaia soggetta a difficili condizioni lavorative e alla concentrazione nelle città industriali di masse popolari che vivevano in estrema povertà e precarietà igienico-sanitarie.
Perciò questa nuova situazione sociale non poteva essere affrontata e risolta con i metodi finora utilizzati (attivazione della solidarietà comunitaria, beneficienza privata, ecc). Ma era necessario creare delle nuove misure sociali promosse direttamente dallo stato sia per risolvere questi nuovi bisogni sociali sia per costruire un consenso sociale intorno alle classi dirigenti.
La creazione di queste nuove misure sociali diede vita al welfare state, colpendo uno dei presupposti dello stato liberale, e cioè che lo stato non dovesse interferire nell’economia di mercato. Da questo momento lo Stato divenne:
- Interventista in materia economica;
- Agente di modificazione dei rapporti sociali e delle condizioni di vita dei cittadini;
- Agente delle forme di distribuzione della ricchezza, messa a disposizione dalla crescita economica.
Nel 1942, Lord Beveridge consegnò al Parlamento un rapporto contenente i principi base di un moderno stato sociale che avrebbe fornito:
- Un grado elevato di sicurezza sociale ai cittadini;
- Un servizio sanitario obbligatorio e universalistico;
- Una misura di reddito minimo in grado di garantire la sopravvivenza materiale indipendentemente dall’occupazione lavorativa;
- Un sistema di assicurazioni sociali (pensione, invalidità, disoccupazione, malattia) completo e accessibile a tutti i cittadini.
Il principio guida per lo sviluppo del welfare state era l’idea che lo stato dovesse sostenere il benessere e garantire la sicurezza di tutti i cittadini.
Nel 1980 ci fu un brusco cambiamento di clima e di prospettiva storica. Margaret Thatcher, leader del Partito conservatore inglese, salì al governo nel 1979 e ci restò fino al 1990. Il suo progetto fu quello di smantellare il sistema di welfare state (intervento dello stato in campo economico e sociale) e promuovere invece i principi della libera concorrenza e dell’individualismo morale. Anche il presidente americano Reagan condivise le idee della Thatcher, con un programma antiwelfare, mostrando quanto fosse infondato questo sistema.
Ciò che è certo è che il welfare cessò di essere considerato come un “ingrediente necessario” della forza economica, politica e morale di una nazione. Questo causò l’aumento di:
- Povertà;
- Disoccupazione;
- Esclusione sociale;
- Disuguaglianze sociali.
Contemporaneamente l’emancipazione femminile sconvolse l’organizzazione sociale della vita quotidiana di gran parte della popolazione mettendo in crisi l’istituzione familiare. Ci fu la rottura dell’equilibrio demografico delle società, a causa del forte invecchiamento della popolazione e il conseguente sbilanciamento dei rapporti tra le generazioni. Da questo momento (anni '70/anni '80), dopo un secolo di costante e progressiva crescita, si esaurì la fase di espansione del welfare state.
Questo portò a due movimenti opposti:
- Ritiro dello stato sociale, come proposto dalla Thatcher e da Reagan, che consisteva in una spirale di tagli e riduzioni, fino a diventare un’istituzione residuale sempre meno in grado di rispondere ai bisogni sociali della popolazione;
- Ristrutturazione profonda del welfare state, intenzionato ad adeguarsi alla mutata realtà, per rimanere un elemento di promozione sociale ed economica.
Dopo la morte di Margaret Thatcher (2013), ci fu una nuova espansione del welfare, che venne ristrutturato profondamente dall’interno, resistendo al programma neoliberale di smantellamento e alla crisi creata dall’azione politica della Lady di ferro. Oggi il welfare gode di un ampio favore della popolazione infatti una larga maggioranza della popolazione europea preferirebbe un aumento delle prestazioni di welfare anche se questo dovesse richiedere un aumento della tassazione.
Che cos'è il welfare state?
Ma in cosa consiste concretamente il welfare state? Il welfare state è l’insieme delle politiche di intervento statale per il miglioramento delle sorti della classe operaia al di là dell’assistenza ai poveri (Ritter, 1989). William Temple utilizzò il termine welfare state per contrapporre la filosofia democratica e orientata al bene comune dello stato inglese a quella militarista e autoritaria dello stato nazista. Briggs definisce il welfare state come l’intervento dello stato in materia economica, atto ad alterare la dinamica endogena del mercato allo scopo di perseguire tre finalità sociali fondamentali:
- La lotta alla povertà;
- La protezione contro i rischi sociali che possono minacciare la sopravvivenza dei cittadini;
- La promozione delle pari opportunità e del benessere individuale e sociale.
Questi sono i tre principali risultati attesi dello sviluppo del welfare state. L’articolazione di questi tre obiettivi generali consente di identificare regimi nazionali di welfare che si differenziano proprio nell’accentuare maggiormente una o l’altra finalità. Per ottenere questi risultati, il welfare state interviene nei processi di distribuzione delle ricompense sociali secondo modalità differenti:
- In via diretta attraverso l’erogazione di prestazioni di welfare
- In via indiretta attraverso:
- Agevolazioni fiscali,
- Forme di regolazione dell’economia e dei rapporti di lavoro,
- La promozione e il finanziamento dei servizi di welfare,
- Il sostegno alle capacità di autoaiuto dei cittadini e delle famiglie.
Le teorie classiche del welfare, riprendendo il contributo di Polanyi sulle tre forme di transazione economica, hanno individuato tre circuiti fondamentali attraverso cui il welfare viene assicurato ai cittadini:
- Intervento dello stato;
- Funzionamento del mercato;
- Organizzazione delle famiglie.
Dalgi anni Novanta, a questi tre meccanismi fondamentali si è aggiunta una quarta componente che ha completato il “diamante del welfare”. I servizi di welfare prodotti nell’ambito del terzo settore (organizzazioni sociali) erano fondati su base volontaria oppure cooperativa, non finalizzate a produrre profitti ma orientati alla produzione di beni pubblici. Il concetto di “sistema di welfare” sottolinea il forte grado di interdipendenza in cui si trovano tutti gli attori che producono servizi di welfare. Lo sviluppo del welfare state ha contribuito ad aumentare il grado di coordinamento e di mutua dipendenza tra queste forme di intervento.
RIASSUMENDO:
- Oggi il welfare è un complesso sistema istituzionale che lega insieme stato, mercato, famiglie e società civile.
- Il welfare costituisce, in questo sistema, un insieme di politiche e di istituzioni pubbliche orientate all’assistenza ai deboli, alla copertura dei rischi sociali e alla riduzione delle disuguaglianze sociali che persegue queste finalità attraverso la regolazione del mercato e delle famiglie, la redistribuzione di rilevanti risorse finanziarie ai cittadini e la produzione diretta di servizi di welfare.
Teorie del welfare: fattori esplicativi e sua evoluzione
Per spiegare la nascita e lo sviluppo del welfare state è necessario identificare 4 approcci fondamentali:
- Approccio dei rischi sociali
- Approccio strutturale
- Approccio delle coalizioni di classe
- Approccio istituzionale
Approccio dei rischi sociali
Il welfare state fu il tentativo di costruire un sistema di solidarietà volto a ridurre le disuguaglianze sociali e a proteggere la popolazione dai rischi sociali cui era sottoposta. Uguaglianza e sicurezza costituirono le due finalità fondamentali del welfare. È un sistema fondato sulla condivisione dei rischi, non più entro cerchie limitate, ma gradualmente estesa fino a coprire l’intera popolazione. I rischi vennero socializzati, e da individuali si trasformarono in collettivi.
Ma qual è la convenienza dei diversi gruppi sociali a sostenere un sistema nazionale di protezione contro i rischi, dando così origine al welfare state? Baldwin, per rispondere a questo quesito, considera la situazione attuariale dei diversi gruppi sociali sostenendo che questa dipenda da due aspetti:
- Esposizione ai rischi;
- Capacità di self-reliance, cioè il grado di autosufficienza per fronteggiare questi rischi.
Il welfare state, inteso come «gioco redistributivo» con vincitori e vinti, sposta i costi della protezione dai gruppi più svantaggiati e con alta incidenza di rischi verso le classi più abbienti (dove è minore l’incidenza dei rischi). È facile comprendere perché i gruppi sociali più svantaggiati (classe operaia) siano stati favorevoli alla creazione del sistema di welfare. (anche se in realtà il welfare state non ha mai avvantaggiato i più poveri). Ciò che invece ci chiediamo è: cosa ha spinto i gruppi sociali più ricchi a mettere in comune i rischi, aderendo al welfare?
Prima di rispondere a questa domanda, è importante soffermarsi sul ruolo del ceto medio, che era il gruppo più favorevole al welfare state al fine di ridurre il proprio grado di incertezza. La redistribuzione dei costi dell’insicurezza è avvenuta primariamente in senso orizzontale, redistribuendo i costi lungo il corso della vita o tra categorie di rischio trasversali (dai malati ai sani, dagli adulti ai giovani, dai disoccupati ai lavoratori). NON è perciò avvenuta in senso verticale (tra classi sociali e/o gruppi di reddito)!
Quindi il welfare non ha messo insieme le risorse per redistribuirle ma ha messo in condivisione i rischi! Ma questo equilibrio, questo «gioco redistributivo» con vincitori e vinti, sarà molto variabile nel corso del tempo, in termini di riduzione dei costi o protezione dai rischi sociali!
Per quanto riguarda gli studi di genere sul welfare (Lewis e Saraceno)
- Il welfare state ha presupposto una divisione sessuata dei compiti: famiglie male breadwinner, fondate sul lavoro retribuito dell’uomo e sul lavoro familiare non retribuito della donna.
- Questo modello di famiglia era molto debole, e infatti quando la disponibilità di un solo reddito è divenuta insufficiente le donne hanno iniziato a lavorare.
- Questo ha portato alla nascita di NUOVI RISCHI SOCIALI, connessi alla difficoltà di conciliare lavoro retribuito e cura dei figli. Occorre sostenere la transazione da famiglie male breadwinner a modello dual adult worker.
Approccio strutturale
Il legame tra welfare e capitalismo costituisce uno dei più importanti aspetti su cui porre l’attenzione nell’analisi dei fattori esplicativi del welfare state. Ma quale ruolo ha giocato il welfare nello sviluppo dell’economia di mercato capitalista? Il concetto di Welfare capitalism o Welfare keynesiano indica che lo sviluppo del welfare ha avuto profonde implicazioni per l’assetto complessivo dell’economia capitalistica, avendone alterato le dinamiche costitutive. Questo approccio è basato sui modelli ispirati alle teoria di J.M. Keynes. Egli sosteneva che l’instabilità dell’economia capitalistica dovesse essere controllata attraverso un robusto intervento regolativo dello stato era compito dello stato, attraverso la spesa pubblica, quello di sostenere il reddito dei cittadini e redistribuirlo in modo più egualitario, per elevare la capacità di consumo della popolazione più povera. L’intervento pubblico era così utile per rendere più efficiente e stabile il sistema economico fondato su principi di tipo capitalistico.
Ci sono state due forti obiezioni all’approccio strutturale:
- Teoria neoliberista
- Margaret Thatcher era la maggiore sostenitrice.
- Critica neoliberista: idea che il welfare state, che sosteneva l’intervento dello stato nel mercato, limitasse fortemente lo sviluppo del capitalismo.
- L’aumento dei salari industriali per incentivare il consumo abbatte la competitività del sistema economico, portando ad una elevata disoccupazione.
- L’aumento della spesa pubblica nelle fasi di stagnazione economica ha mostrato molta rigidità indipendentemente dal ciclo economico (ma piuttosto legata al ciclo politico-elettorale), gravando sulle casse finanziarie.
- Soluzione = bisognerebbe ridurre la spesa pubblica, riconducendola ad essere un elemento variabile del sistema economico.
- Teoria neomarxista
- Sottolinearono le maggiori contraddizioni del welfare state.
- Secondo l’analisi neomarxista, lo Stato espleta due funzioni fondamentali nei confronti del capitalismo:
- Accumulazione favorita attraverso investimenti pubblici che riducono il costo della forza lavoro, incrementando il profitto
- Legittimazione attraverso la spesa sociale che garantisce un minimo vitale ai gruppi sociali marginali
- Vi è un grande paradosso: nonostante il welfare state nasca per mercificare la forza lavoro, finisce per demercificarla a causa dell’espansione della spesa sociale.
In conclusione, entrambe queste teorie sono state criticate per il loro forte determinismo economico, in quanto hanno mostrato il welfare state come un’istituzione sociale dipendente da imperativi funzionali o da assetti di potere già dati nella società, caratterizzata da scarsi poteri di mediazione e composizione degli interessi sociali ed economici.
Approccio delle coalizioni di classe
- Evidenzia la relazione tra sviluppo del welfare state ed evoluzione dei regimi democratici.
- Il processo di sviluppo della cittadinanza di Marshall è il riferimento principale di questo approccio la cittadinanza moderna è il frutto di un processo plurisecolare lineare e cumulativo, in cui sono stati ottenuti tre diversi tipi di diritti:
- Diritti civili = sulla libertà individuale
- Diritti politici = sulla partecipazione democratica, i processi elettorali e la libertà dei sindacati
- Diritti sociali = tutela sociale dei bisogni fondamentali delle persone (lavoro, istruzione, protezione contro i rischi sociali)
- Il welfare state è stato un fattore determinante per il rafforzamento politico della classe operaia, che ha avuto una rivincita sugli interessi socialmente ed economicamente dominanti.
- Questo approccio delle coalizioni di classe si differenzia rispetto a quello fondato sul welfare capitalism per due aspetti fondamentali:
- Parte dall’idea che il welfare state sia più l’esito dell’ascesa dello stato democratico che la semplice traslazione istituzionale del gioco economico degli interessi. Il welfare state è stato l’esito di una democratizzazione che ha consegnato alla politica un forte potere di controllo sulla sfera degli interessi economici.
- A differenza dello sviluppo capitalistico promosso dal welfare capitalism, questo approccio ritiene che al centro delle decisioni inerenti le politiche sociali ci sia sia il conflitto di interessi tra le classi sociali, sia quello tra politica ed economia.
- Obiezioni: questo approccio è stato criticato per avere sopravvalutato il ruolo giocato dai partiti dei lavoratori nell’espansione del welfare state
- Non è stato dimostrato che l’espansione del welfare state sia correlata strettamente alla forza e all’azione politica dei partiti della classe operaia. Infatti in molti paesi il welfare state è stato favorito più da regimi autoritari, col sostegno di partiti moderati, che non dai partiti socialdemocratici!
- L’organizzazione dei programmi di welfare non è stata fondata su principi universalistici ma su criteri categoriali o corporativi.
- Sulla base di queste due critiche Esping-Andersen proporrà una tipologia di tre regimi di welfare, partendo dalle critiche mosse dall’approccio del Power Resource Model di Korpi (che identifica nella crescita di influenza politica dei partiti dei lavoratori, il fattore decisivo per spiegare la crescita del welfare state nei paesi occidentali).
- Per Esping-Andersen:
- Più che la forza politica in sé conta la coalizione politica e sociale che viene messa in campo;
- Il welfare state è più di una semplice erogazione di denaro pubblico, ma consiste in forme di regolazione del mercato.
- Per sintetizzare questo sistema complesso si può utilizzare il concetto di demercificazione della forza lavoro, che identifica la quota di benessere degli individui che non dipende dalla loro posizione occupata nel mercato del lavoro ma dal loro status di cittadini. Questa misura la capacità del welfare state di ri
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