Psicologia dinamica e clinica dell'abuso
I lati oscuri della maternità
I lati oscuri della maternità verranno esaminati a partire da alcune conseguenze che la donna vive dopo il parto. Alcune conseguenze psicopatologiche possono essere trattate (tipo il baby blues – depressione post partum). Se manca “l’ambiente”, il contenitore, vi possono essere manifestazioni molto gravi (infanticidio).
Problema della paternità
È fondamentale per il benessere del bambino, il suo primo anno di vita, il benessere della madre, il ruolo della madre. Non bisogna dire solo che per Winnicott “la mamma è buona” all’esame. Winnicott è lo psicoanalista che insieme a Melanie Klein si è occupato dello sviluppo psicologico del bambino, le conseguenze del fallimento della relazione madre bambino.
Nelle patologie degli adulti vi è regressione, quando invece nasce il bambino, superato il trauma della nascita, la sua condizione è di non integrazione. Sarà poi compito della madre condurlo a possedere un sé unitario.
Adolescenza e narcisismo
Articolo che parla dell’adolescenza: è necessario che esista un buon contenitore familiare. La famiglia deve essere presente per consentire all’adolescente di adattarsi a queste trasformazioni. Narcisismo: investimento libidico su se stesso. Se si protrae durante la vita adulta comporta psicopatologie a livello di personalità.
Pelle d'asino e il fantasma dell'incesto
- Violenza in famiglia
- Violenza sui minori
Perché è un argomento tabù la violenza sui minori? La società commette un’ulteriore giustificazione nei riguardi delle vittime perché non aiuta ad elaborare adeguatamente l’esperienza. Quindi la vittima non si esprime. Chi ascolta è disattento (l’ascolto non c’è). La vittima non si sente ascoltata perché “chi ascolta ha delle forti resistenze”. Si ha a che fare con un mondo traumatico.
Abuso
- Violenza psicologica
- Violenza fisica
- Trascuratezza – maltrattamento fisico
Soggetto istituzionalizzato – sono presenti varie forme di abuso. Favola di pelle d'asino per trattare l'incesto.
Teoria di Winnicott
Assunto di base teoria di Winnicott: uno è quello della dipendenza, non si può parlare di un neonato senza parlare di una persona che lo accudisce.
Dipendenza
- Assoluta
- Relativa
- Verso l’indipendenza
È un momento fondamentale per lo sviluppo di ciascuno di noi. È la condizione in cui ci troviamo alla nascita. Condizione d’impotenza perché per sopravvivere abbiamo bisogno di una madre o di un sostituto materno. Non si rende conto di ciò perché è in uno stato di narcisismo primario. La realtà esterna non esiste, esiste solo un bambino.
Il sorriso non è di riconoscimento ma è la prima reazione sociale al volto umano. Quando il bambino sorride la madre sente che codesto sta bene. La madre nei primi giorni di vita deve creare un ambiente simile a quello in cui viveva. Es: la luce troppo intensa e ciò perché il bimbo ha vissuto un trauma. Non è in grado di difendersi dalle stimolazioni eccessive.
Fase della dipendenza assoluta
- Fantasia inconscia
- Illusione
- Onnipotenza
La funzione della madre
Compiti evolutivi del bambino. Compiti della madre per favorire la maturazione dalla nascita a quella di “stato di non integrazione” a quella “d’integrazione”. Il bambino quando nasce presenta una condizione di scissione – dissociazione. Il passaggio all’integrazione favorisce le competenze somatiche e psichiche “Io sono”.
Differenza tra Freud, Winnicott e Klein
Freud: l’io si struttura ad un certo periodo della vita del bambino (È solo ES all'inizio); Winnicott e La Klein: sin dall’inizio ha un suo Io. Il compito della madre è quello di sostenere l’Io debole del bambino.
Questo contenimento, questa funzione, questa madre esercita il contenimento in quale modo?
- “Evita stimolazioni eccessive - creare un ambiente soft”
- “Adattarsi ai bisogni fisici e psichici del bimbo”
“Madre devota” termine utilizzato da Winnicott. Esempio: il bambino ha un bisogno quando nasce, una pulsione: la fame. Il bambino immagina che insieme a tale bisogno che senta possa esserci qualcosa che possa soddisfare il suo bisogno. Se la madre devota è pronta ad offrire il seno, il bambino si fa l’illusione di creare l’oggetto di cui ha bisogno.
Monotonia: comportamento ripetitivo da parte della madre nella relazione con il bambino. Si crea una relazione tra mondo esterno e mondo interno. Illusione di onnipotenza: nel bambino è positivo, nell’adulto è patologica.
Adolescenza
- Ambivalenza
- Narcisismo secondario
- Onnipotenza
- Vi è un momento di elaborazione della propria identità
- “Chiusura” bisogno di stare solo con se stesso
Occorre il supporto familiare. Film “American beauty”. Concetto di fantasia inconscia come rappresentazione degli istinti. Illusione: mondo creato dal bambino - Onnipotenza: la sua fantasia (bisogno fame) e la realtà coincidono (la mamma che gli da il seno).
Concetto (primo semestre) di oggetto transazionale: Winnicott pediatra si era accorto che quando arrivano nel suo studio i bambini si portavano dietro qualcosa (un cuscinetto, una pezza), da lì “oggetto transazionale”. Intorno al quarto mese di vita questi bambini utilizzavano qualcosa che apparteneva al mondo esterno, in un momento particolare quando si addormentavano. L’oggetto transizionale diventava un compagno stabile nella vita del bambino, esempio:
- Quando la mamma si allontanava
- C’è un estraneo
- Quando aveva bisogno di una rassicurazione
Viene scelto dal bambino, non viene imposto. È rassicurante, ma a volte scatena la sua aggressività. È il primo oggetto della realtà esterna. Il primo possesso “non me” del bambino, comprensione dell’esistenza del mondo esterno. Rappresenta la mamma, è un oggetto della realtà esterna. Proietta i suoi sentimenti, affetti nei riguardi di tale oggetto. Viene messo da parte in seguito, man mano che acquisisce un’idea di sicurezza: riapparirà a fasi alterne:
- Nascita di un fratellino
- Inserimento in un asilo
- Separazione dalla madre (viaggio)
- Quando va a scuola (elementare)
Il ciuccetto viene messo dentro la cartella, ogni tanto ci gioca. L’oggetto transizionale ce l’hanno la maggior parte dei bambini per un periodo di tempo (lenzuolino, coperta).
Argomenti da attenzionare
- Lo sviluppo emozionale primario
- La preoccupazione materna
- La psicosi e assistenza al bambino
- Pediatria e psichiatria
- Oggetti e fenomeni transazionali
Parliamo dell’importanza del periodo della maternità, della gravidanza per il benessere successivo del bambino e successivamente dell’adolescente e dell’adulto. I più recenti studi sperimentali hanno messo in evidenza come in quel periodo fondamentale per il benessere del bambino, deve essere anticipato sin dal primo anno di vita del bambino stesso al periodo prenatale, difatti oggi si parla di una relazione prenatale madre bambino assolutamente importante ai fini dello sviluppo psicologico del bambino e si mette in evidenza come già nel periodo prenatale si strutturano alcuni elementi che sono poi determinanti per lo sviluppo del bambino.
Se oggi si mette in evidenza (da parte dei mass media, della società) relativamente a questo discorso della maternità, ma certamente nel corso dei secoli non è stato sempre così. Mi piacerebbe farvi un piccolo cenno storico su quella che era la condizione della donna e della madre nel corso dei secoli: nel mondo classico la condizione della donna era una condizione abbastanza di dipendenza nei confronti della famiglia, soprattutto di quella che era la figura del marito. Questa donna non sceglieva il proprio compagno, ma veniva scelto dal padre, quindi passava da una condizione di dipendenza dal padre a quella nei riguardi del marito.
Mi piacerebbe leggervi un brano tratto da una tragedia di Euripide, in molte sue tragedie rappresenta delle testimonianze sulla condizione femminile della donna nel mondo greco. Faccio riferimento alla sua tragedia più famosa, quella di Medea, ne parleremo quando tratteremo il tema dell’infanticidio. Quando parliamo d’infanticidio non si può non fare riferimento a Medea, semplifico dicendo che Medea si vendica uccidendo i propri figli, per vendicare il marito che l’abbandona per una donna più giovane e ricca di lei.
Vi parlavo di questo brano come di una testimonianza di quella che era la condizione femminile della donna nel mondo greco. Vi chiederò una riflessione di questo brano: “Di tutte le creature che hanno anima e cervello noi donne siamo le più infelici, per prima cosa dobbiamo a peso, comprarci un marito, che diventa padrone del nostro corpo – e questo è il male peggiore. Ma c’è un rischio più grande: sarà buono o cattivo? Separarsi è un disonore per le donne, e rifiutare lo sposo è impossibile. Se poi vieni a trovarti fra nuove usanze e abitudini diverse da quelle di casa tua, dovresti essere un’indovina per sapere come comportarti con il tuo compagno. [...] Dicono che viviamo in casa, lontano dai pericoli, mentre loro vanno in guerra; che follia! È cento volte meglio imbracciare lo scudo piuttosto che partorire una volta sola”
Questo brano sembra abbastanza attuale, non c’è dubbio che ancora oggi la donna vive con molta conflittualità, il suo ruolo di moglie, di madre e di donna lavoratrice. È interessante la riflessione di Medea che riguarda il discorso di andare a vivere in un paese straniero, che molte donne oggi si trovano a vivere quando devono affrontare un marito o un paese diverso da quello di origine. Mi riferisco ad una serie di storie che sono state presentate dalla cronaca recentemente, in cui per esempio delle giovani donne sono state uccise e in cui appunto la famiglia riteneva che si stessero staccando dai valori dei loro paesi, dalla scelta di un’identità diversa da quella del paese d’origine. Quindi in questo senso le parole di Medea, molto attuali.
Anche con il cristianesimo la situazione della donna non cambia granché, perché alla donna è sempre stato chiesto di mantenere un suo ruolo che è quello dell’angelo del focolare (la donna che deve accudire la famiglia, il marito, i figli) e in ogni caso, la sua situazione, la sua condizione è comunque non paritaria, ma di dipendenza e sottomissione dalla figura del marito. Vi leggo quelle che erano le norme che i genitori dovevano seguire per educare, a proposito dell’educazione delle femmine faccio riferimento ad un autore Bacon, le attività previste per una donna sono: filare, tessere, cantare, cucire, lavare, strizzare, spazzare, e fare il pane e tutti i lavori che sono adatti ad una fanciulla senza eccezione.
Quindi la condizione della donna era assolutamente una condizione di dipendenza da parte del marito. Se la moglie rifiutava di fare uno di questi doveri, poteva benissimo punire la donna allo stesso modo come faceva con i figli minori. Quando parliamo di violenza domestica non c’è dubbio che donne bambini sono oggetto di violenza domestica all’interno della famiglia. Molte volte quando si parla con l’aggressore, colui che ad esempio commette violenze su minori, sostiene che è stata la sua vittima (la bambina o donna che sia) a sedurlo.
Anche nel fenomeno dell’incesto tra padre e figlia, il padre può dire: “in fondo io gli ho insegnato quello che poi le succederà dopo, quindi io le ho evitato un trauma, perché lei con me era più calma, più serena”. Quindi quando parliamo di violenza c’è sempre questo tentativo da parte dell’aggressore, in tutte le storie di violenza, in qualche modo di liberarsi della colpa, e di attribuirla proiettandola sull’altro: “non sono io il problema, è lei, l’altro il problema!”. Il problema della violenza all’interno della famiglia è ancora un tema molto attuale.
In relazione alla condizione della donna, dei cambiamenti si possono notare circa dalla seconda metà dell’ottocento, iniziano ad esserci delle voci di letterati che tentano di mettere in luce quella che può essere una identità femminile diversa da quella canonica. Alla fine dell’ottocento e agli inizi del novecento cominciano anche a svilupparsi le correnti femministe. Una condizione castrante della femminilità la possiamo notare ad esempio leggendo tanti autori, ma vi cito in particolare la storia (la biografia) di un personaggio molto noto, perché sono stati fatti molti film su di lei, Elisabetta d’Austria.
È una biografia importante per cogliere questi desideri di cambiamenti che erano chiaramente presenti in tutte le donne. Alla fine dell’ottocento per molte donne il ruolo di essere soltanto moglie diventa un ruolo castrante. In quel periodo si pensava che ci fosse incompatibilità tra l’allattamento e il poter avere rapporti sessuali, e si pensava che se la donna li avesse avuti durante il periodo dell’allattamento avrebbe provocato qualche danno, diciamo al latte e quindi era opportuno affinché la moglie mantenesse il suo ruolo di donna, che comunque il bambino le venisse tolto già dal momento della nascita. In tutte le classi sociali, una volta che il bambino era nato, veniva dato alle varie balie, e in rapporto alle classi sociali le balie erano più o meno vicine e scelte con cura dalla famiglia.
Nel caso delle famiglie più ricche, come in quella di Elisabetta d’Austria, venivano scelte con cura e spesso vivevano all’interno dello stesso luogo dove viveva la madre, ma nelle classi sociali più svantaggiate venivano scelte delle balie che magari vivevano in luoghi molti distanti rispetto a quelli in cui viveva la famiglia ed in questi casi era difficile che si creasse una relazione duratura nel tempo, anche perché il bambino all’età di quattro anni veniva poi separato da questa balia e veniva riportato di nuovo in famiglia.
Se leggete la letteratura relativa a questo argomento, non tutte le balie erano delle buone figure di accudimento, anche perché spesso facevano le balie per puri problemi economici, di bisogno, condividevano il latte del proprio figlio con altri bambini e quindi sicuramente questo doveva comportare delle reazioni di queste balie nei confronti degli altri bambini. Ma al di là di questo, ad un certo punto della vita questo rapporto veniva interrotto. Questo ci fa pensare che sicuramente in tutti questi casi, la relazione madre – figlio non era sicuramente molto garantita.
Oggi invece sappiamo che l’allattamento è importante. Relativamente al fenomeno dell’abuso, vedremo che oggi si da molta attenzione ai bambini, ma nel passato questa attenzione era molto ridotta perché si diceva, e si dice ancora oggi “tanto il bambino non capisce niente”. A proposito di maternità volevo dirvi che il movimento femminista è stato sicuramente un movimento importante per valorizzare le problematiche della donna, della madre.
Per quanto riguarda la madre che lavora (questo è il nostro tema) soltanto nel 1925 che è un’organizzazione che è l’OMNI (organizzazione nazionale maternità e infanzia) ha come scopo un’attenzione nei confronti della maternità e dell’infanzia e (se non ricordo male) intorno al 1910 alla donna viene permesso di poter usufruire di un mese di riposo dal lavoro con retribuzione, in seguito alla nascita del figlio, soltanto nel 1910. E poi dal 1950 al 1970 che il governo italiano elabora tutta una serie di leggi per migliorare la condizione della donna.
La famiglia tradizionale è cambiata, prima c’erano i nonni e gli zii. Oggi dove sono i nonni e gli zii? I nonni sono a fare l’università della terza età, le gite con le chiese e non vogliono accudire nessuno. Erano veramente una grande risorsa per la famiglia perché non c’è dubbio che la coppia genitoriale ha bisogno di essere aiutata. La famiglia è cambiata e lo stato non ti da possibilità, risorse, il lavoro manca. Ufficialmente una donna non può essere licenziata quando aspetta un bambino però poi concretamente non è così. Si dice che l’Italia è un paese di vecchi, i giovani devono fare i figli!
Ma come si mettono al mondo se poi non ci sono strategie per aiutare le coppie? Le coppie hanno bisogno di supporto soprattutto quando i bambini sono piccoli. La nascita dei figli, divenire madre e padre è sicuramente un percorso molto complesso, soprattutto nei primi anni di vita perché ciascun membro della coppia, il padre e la madre devono cambiare le loro abitudini di vita, devono fare una pausa, è un momento di discontinuità con la vita precedente. Tutti i cambiamenti hanno bisogno di tempo per essere elaborati.
Dalle statistiche emerge che dopo la nascita del primo figlio aumentano le separazioni. Si dice che un figlio aiuti a rafforzare le coppie, ma non è così, perché un figlio rompe la coppia, spezza il suo equilibrio. Se la coppia non è matura o uno dei due non lo è si creano problemi, coppie che litigano davanti i loro bambini. La donna credo, che non abbia ancora trovato un suo equilibrio interno tra la sua parte femminile, il suo ruolo di madre, di donna, ed anche la sua parte maschile (intendo la donna che lavora). Ancora un equilibrio tra queste parti non si è trovato.
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Psicologia clinica, Appunti
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Appunti esame Psicologia clinica ed elementi di psicosomatica