Appunti lezioni psicologia del lavoro 2016/2017
Prima lezione
Il lavoro nella storia: dalla Bibbia ai giorni nostri
Che cosa associamo alla parola “lavoro”? Denaro, diremmo. Ma non solo, a qualcuno possono venire in mente associazioni negative legate alla fatica, sforzo, costrizione, pena. Alla parola lavoro sono associate idee che in parte derivano dal suo significato etimologico, in parte derivano dai periodi storici che hanno connotato la parola lavoro in modo diverso; questi significati ora convivono.
Dal latino labor = fatica, indica qualcosa di pesante e costrittivo, lo stesso vale per il tedesco o l’ebraico. Dal greco λᾰμβᾰ́νω = prendere, catturare, ottenere (prendere con volontà qualcosa che ci interessa). Una radice importante era legata alla parola latina triparium, uno strumento di tortura, in questo caso emerge il tema del dolore, anche in francese “travailler” riferito al dolore delle donne durante il parto.
Come si è evoluto nella storia il significato della parola lavoro?
- La Bibbia è il primo libro che parla di lavoro, e che ci trasmette una prima concezione del lavoro. Il lavoro è visto come una punizione, una condanna divina (“mangerai il pane con il sudore della tua fronte”). Non è nemmeno un modo per espiare i peccati, ma una vera e propria condanna. Anche oggi questa per alcuni è la concezione di lavoro.
- Antica Grecia la mitologia greca ci racconta con il mito del vaso di Pandora un modo di concepire il lavoro simile alla visione giudaico cristiana; Esiodo narra di un tempo in cui gli uomini e gli dei vivevano insieme felici e si nutrivano del bios (grano) senza bisogno di faticare; ma poi Zeus adirato con Prometeo per il furto del fuoco manda il vaso di Pandora che ha generato tutti i mali della terra. Nell’antica Grecia il lavoro era un’attività riservata agli schiavi, gli uomini di alto rango si occupavano di politica. Libertà e lavoro erano concetti giustapposti.
- Ordini monastici nella tradizione degli ordini monastici il lavoro ha questa funzione: autosostentamento e possibilità che la mente cada in otium. Il lavoro è un modo per superare le tentazioni della vita oziosa, per compiere carità verso i poveri e favorire la contemplazione. Il lavoro manuale ha la funzione di aiutare l’uomo a pregare meglio (Sant’Agostino). Dopo tanti secoli il lavoro è visto come un’attività nobilitante. Regola di San Benedetto e i monaci benedettini: ci portano ad una concezione diversa del lavoro, loro riscrivevano testi antichi. Tramite questo i benedettini, durante il periodo medievale hanno dato molto valore alla lettura medica a quella legata alle erbe medicinali. Sono stati i primi ed essere monaci medici a servizio delle altre persone. Addirittura nel monastero di Salerno intorno al 820 c’era un’infermeria aperta al pubblico ed è nata la scuola medica salernitana. Ma anche per quanto riguarda l’agricoltura i monaci benedettini hanno capitalizzato le conoscenze orali introducendo la rotazione triennale dei campi. Per la prima volta le attività culturali vengono considerate come lavoro. Oggi la maggior parte delle attività sono intellettuali.
- Il Rinascimento il lavoro acquisisce nuovi ancoraggi. La datazione del rinascimento è ancora discussa. In questo periodo l’uomo è al centro dell’attenzione insieme alla sua possibilità di cambiare il mondo. Comincia ad essere fondamentale una conoscenza funzionale, che cioè serve a fare delle cose, contrapposta alla conoscenza speculativa dei monaci medievali. Il sapere scientifico si diffonde capillarmente, anche grazie all’invenzione della stampa e dei caratteri mobili di Gutenberg che rende diffondibile la conoscenza. Quadro tagliapanni: un sarto rappresentato con uno sguardo fiero, legato alla sua identità di artigiano che si è socialmente riscattato e che è diventato importante per quello che sa fare. Cambia la misurazione del tempo, da quello scandito dal campanile, a quello cronologico scandito dagli orologi del comune. Il tempo comincia ad avere un costo.
- La Riforma Martin Lutero nella riforma applica una fusione tra preghiera e lavoro, diventa un modo per realizzare il disegno divino sulla terra. Questa concezione verrà esasperata da Calvino che fonda una concezione calvinista del lavoro: l’uomo che si vuole avvicinare a Dio deve lavorare, attraverso il lavoro può colmare il gap tra la sua condizione di peccatore e la salvezza. La professione diventa vocazione.
- La Rivoluzione Francese mentre il borghese lavora, l’aristocratico è libero.
- Rivoluzione Industriale sviluppo delle fabbriche e delle macchine e soprattutto delle città industriali → nascita dell’azienda capitalista. C’è una vera e propria scissione tra lavoro e significato; si lavora solo per sostentamento.
- Il mito americano l’800 e la conquista del west. La conquista dell’oro ha portato le persone a spingersi a ovest con un atteggiamento di conquista, non c’erano regole né limiti; ciò ha generato un modo di concepire di lavoro come qualcosa che non c’entra con la competenza, ma solo con la forza. L’uomo può concepire il lavoro come competizione con gli altri. Incentivati dalla vittoria della guerra di indipendenza contro l’Inghilterra e la presenza di immense ricchezze e terre vergini. Nuovi valori americani: guadagno, successo, successo, successo, competizione.
Napoleon Hill era un giovane giornalista che ha scritto un libro intervista ad Andrew Carnegie (ingegnere minerario che ha fondato una organizzazione di estrazione dei minerali, è stato l’uomo più ricco d’America) che si chiama “Think and Grow Rich”; i pensieri sono cose, se le pensi fortemente riuscirai ad ottenerlo.
Hannah Arendt in Vita Activa dice che il lavoro può essere pensato come:
- Sostentamento
- Azione per realizzare le proprie scelte
- Opera per creare il mondo
Roberto Benigni: ognuno con il lavoro deve contribuire a migliorare la vita propria e degli altri sia materialmente sia spirituale. Non lavorare produce infelicità, il lavoro dà l’identità, la paga non è solo avere, ma anche e soprattutto essere (la nostra dignità, la nostra libertà, vita, indipendenza).
Seconda lezione
Giuseppe Varchetta si racconta
È uno psicologo del lavoro e delle organizzazioni, ma ha avuto una formazione clinica; è stato manager per una multinazionale.
Si può pensare che la clinica sia un punto di vista, una prospettiva che richiede di guardare il mondo con la coda dell’occhio, non frontalmente perché frontalmente si rischia di fare una divisione dualistica (1/2; bianco/nero), il mondo ha un altro colore o che al bianco e al nero si aggiunga un altro colore.
Non è degno dei clinici pensare così, clinico deriva dal verbo clino che significa curvarsi, nel senso che c’è un paziente steso che ha bisogno di noi. A proposito di dj Fabo: tutti noi siamo stati toccati da questo evento, facciamo parte di uno stato che ha carenze legislative in quest’area; essere toccati ci libera dall’ipotesi di essere favorevole/sfavorevole e ci mette nella condizione di essere responsabili e di discutere.
Dire che tutti i tedeschi e tutti gli italiani durante la seconda guerra mondiale sono stati colpevoli o che tutti sono stati innocenti non ci aiuta: perché se siamo tutti innocenti nessuno è responsabile, se tutti colpevoli nessuno è responsabile; se invece pensiamo che gli italiani e i tedeschi sono stati macchiati dal fascismo e nazismo significa assumersi una responsabilità, nella consapevolezza che dopo qualcosa è cambiato, qualcosa che ci riguarda anche se non siamo direttamente responsabili.
Essere clinico significa guardare con la coda dell’occhio e trovare un terzo spazio, intermedio. Prendersi cura è l’attività fondamentale dei clinici. Cura è una parola diffusa, Heidegger parla di cura e dice che “cura” è sinonimo di essere ed è una prospettiva dalla quale si può vedere il mondo.
Evoluzioni organizzative – Dalle strutture rigide e compatte alla densità
Il mondo nostro è quello di destra, la società liquida in cui tutto è abbastanza fluido, gli organismi istituzionali che lavoravano al consenso stanno cadendo (chiesa, partiti). Prima vi era il paradigma industriale: le cose sono così e solo così, non c’era possibilità.
Le donne e gli uomini quando lavorano hanno gli stessi problemi di quando amano. Freud diceva che lavorare è la seconda parte della vita, la prima è amare; amare e lavorare sono verbi diversi perché hanno oggetti diversi, tuttavia le leggi fondamentali che governano questi traffici emozionali dato che c’è una scarica libidica su due oggetti che se anche diversi hanno lo stesso soggetto al centro → perciò si può fare clinica anche nelle organizzazioni.
Il dato fondamentale è il confine tra effettività e possibilità, fare clinica nelle organizzazioni significa soprattutto indicare alle donne e agli uomini un aspetto di possibilità, di eventualità, di ulteriorità rispetto a quello che siamo. Ciò che ci accomuna tutti è la condizione di essere figli. Noi siamo possibilità, non realtà; il figlio è in sé una struttura in crescita, e finché c’è vita una persona è figlio, se vuole o se qualcuno lo aiuta ad esserlo poiché essere figlio è un’esperienza drammatica (c’è cambiamento continuo, non sai bene cosa potresti essere e lo sai solo se ci provi; ma dato che provare è dolore serve qualcuno che ci aiuti e allora arriva la clinica).
Fare clinica nelle organizzazioni è assistere l'organizzazione in sé e donne e uomini a star dietro a questa idea: rimanere in bilico tra effettività e possibilità, tra determinazione e libertà.
Robert Musil è un ingegnere che scrive un libro intitolato ‘L’uomo senza qualità’, alla fine del primo capitolo c’è una frase che dice che le donne e gli uomini si dividono in due categorie: quelli che pensano che la realtà siano le cose materiali e quelli che pensano che la realtà sia la possibilità; il nostro lavoro è stare dietro a chi cerca la possibilità, a chi pensa che dentro ogni persona ci sia un figlio e molti di noi senza saperlo uccidono il figlio perché il verbo amare è un verbo strano, difettoso dato che diciamo di amare gli altri, ma non riusciamo ad amare noi stessi e per questo non amiamo bene nemmeno gli altri (tempo che sprechiamo, cose stupide che facciamo).
Nelle organizzazioni spesso si trovano persone che non si amano. Capire (meglio comprendere) come l’uomo si approcci all’essere, alla possibilità, alla cura. Come si fa a fare selezione in maniera autentica? No via skype, non solo tenendo conto del cv.
Come donne e uomini abbiamo 3 spazi che condividiamo continuamente:
- Spazio inter-personale: è il nostro io, la nostra intimità;
- Spazio intrapersonale: è il rapporto di coppia qualsiasi, Fornari diceva che coppia è un sistema specifico, non è né gruppo né singolo;
- Spazio trans-soggettivo.
Componenti/porzioni del compito primario espanso
- Compito connesso alla posizione organizzativa;
- Ricostruzione del tessuto e dei meccanismi istituzionali;
- Autorealizzazione e autosviluppo del sé: lavoro che dà senso alla vita; sottende un conflitto estetico (tutto ciò che presuppone successo e fallimento) verso noi stessi.
Il clinico deve aiutare le persone a reggere l’ansia di fronte ad un successo o insuccesso.
Terza lezione
Taylor
Ci ha lasciato una concezione rispetto al mondo del lavoro e delle organizzazioni e rispetto al rapporto uomo-lavoro che è fondamentale e che oggi è ancora attuale. Pirandello dice che l’uomo è diventato servo e schiavo delle macchine e delle industrie; questo ci introduce nel periodo storico che è il macchinismo, in cui ha serpeggiato il taylorismo (periodi in cui il ferro, l’acciaio e le macchine sono diventati elementi capaci di trasformare il rapporto uomo-lavoro).
Taylor era americano; in America agli inizi del ‘900 vi è:
- Sviluppo della scienza e delle nuove tecnologie, la macchina a vapore, il telegrafo, l’elettricità e le industrie chimiche hanno reso disponibili energia e forza per trasformare le energie in modo prima impensabile; questo sviluppo delle tecnologie tendenzialmente genera la costruzione di grandi luoghi dove concentrare le macchine per lavorare materie prime, si viene così a creare una concentrazione di macchine all’interno di organizzazioni sempre più grandi.
- Natura della forza lavoro utilizzata nelle fabbriche, concentrazione sempre più rilevante, dalle campagne alle città. Le fabbriche impiegano sempre di più una manodopera non o poco qualificata. Abbiamo questo primo interessante connubio: macchine sempre più potenti, lavoratori non qualificati assunti per assecondare i ritmi delle macchine.
- Caratteristiche del mercato: stabilità e prevedibilità. Si è in un momento storico in cui se si produce qualcosa che funziona non si ha il problema di come venderlo o lanciarlo, perché sicuramente riesce ad avere una collocazione sul mercato. Il mercato visto non come un problema, ma come un’opportunità.
Il contesto politico e sociale è stato mutato dal positivismo e dal darwinismo, generando il fenomeno noto come “gigantismo industriale” (la concentrazione di macchine ha generato organizzazioni grandissime e mai viste prima, ma non qualificate).
Taylor era un ingegnere, che ha da subito lavorato all’interno di organizzazioni produttive; nella sua vita il suo sforzo è stato quello di migliorare l’organizzazione del lavoro. Ha provato a studiare scientificamente il lavoro e ha provato a dare una organizzazione scientifica del lavoro (OSL).
L’OSL consiste in principi quali:
- Ipotesi del one best way: esiste un modo ottimale per fare le cose, e questo può essere scoperto;
- Il lavoro in fabbrica ha accanto ad una componente esecutiva, una componente di pensiero (c’è chi esegue e c’è chi pensa).
Se volessimo affinare alcune idee di Taylor, potremmo parlare di:
- Task management: scomporre il lavoro, fino ad avere una piccola porzione che attribuisco a ciascuno e che ciascuno darà a qualcuno dopo di lui, avendo alla fine l’oggetto che si sta producendo;
- Equa distribuzione del lavoro e delle responsabilità tra operai e dirigenti;
- Rapporti di collaborazione tra dirigenti e manodopera. Nella visione di Taylor, l’organizzazione era costituita da un contesto sociale privo di conflitti. C’era un rapporto armonico delle organizzazioni.
- Reclutamento e selezione scientifica dei lavoratori: le persone non sono uguali e per far funzionare l’organizzazione bisogna mettere le persone giuste al posto giusto in base alle attitudini di ognuno. L’organizzazione deve essere in antitesi al caporalato (fenomeno per cui c’erano caporaletti di reparto che reclutavano persone da far lavorare in base ai bisogni dell’organizzazione, rastrellando indiscriminatamente).
Per scoprire questi principi e conoscere il mondo delle organizzazioni ha studiato i luoghi di lavoro, osservandoli in modo scientifico.
Per studiare le persone a lavoro si è dotato di quaderno e di appunti ed è entrato nella Bethelhem Steel Company e ha selezionato alcuni operai giudicati i migliori trasportatori di ghisa per descrivere come svolgevano il proprio lavoro e come aiutare a migliorarlo. In particolare questo famoso operaio Schmidt, era il trasportatore di ghisa per eccellenza, e ha cominciato a studiarli scientificamente descrivendo ogni loro azione, cronometrandole.
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