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Politiche industriali 2017/2018

13/09/17

I microfondamenti delle politiche industriali

Concetti microeconomici per ragionare in termini di politiche industriali.

Forme di mercato

Enfasi sul potere di mercato di ciascuna singola forma di mercato. Capacità dell'impresa di fare profitto.

Concentrazione industriale

Condizioni economiche e tecnologiche che definiscono un livello di concentrazione industriale.

Quali sono i microfondamenti delle politiche industriali?

1) Paradigma struttura, condotta, performance

Si cerca di interpretare i fenomeni economici oltre la semplice lettura. La struttura definisce la condotta, le strategie e il risultato delle strategie si manifesta nei profitti. A livello macroeconomico si fa riferimento al PIL. La strategia adottata dalle imprese definisce la struttura. Le economie sviluppate si stanno strutturando investendo in settori industriali che prima non esistevano. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, c'è la capacità di recepire le innovazioni in settori industriali specifici (settore automobilistico, degli aeromobili, si ragiona in termini di informatica con Olivetti), nascono imprese che diventano parte di settori industriali circoscritti. L'economia riguarda più settori industriali di cui bisogna essere consapevoli.

La struttura è definita da differenti caratteristiche ma è la fotografia statica di un settore industriale. Si osservano i dati e si rappresentano le caratteristiche del singolo settore industriale. Quali sono le forme di mercato dominanti? La forma di mercato concorrenziale è più concentrata, c'è un monopolio. La fotografia si compone di una descrizione legata al numero alla distribuzione delle imprese (se ho 10 imprese e ne ho 1mln la rilevanza delle imprese è differente). La numerosità è un indicatore ma va integrato. Bisogna capire se le imprese sono omogenee nella composizione o se differiscono. Bisogna proporre analisi economica consapevole. Capire se è possibile vi siano economie di scala, l'aumento della scala di produzione dà il via ad un output che è collegato al rendimento di scala crescente. Identificare barriere esogene, indipendenti dalle scelte delle singole imprese (riguardano le tecnologie). Le barriere all'uscita sono legate al fatto che nel periodo di esistenza nel settore industriale, l'impresa ha fatto investimenti che sono irrecuperabili.

Bisogna cercare di identificare le caratteristiche e le dinamiche del settore industriale. Il passaggio successivo riguarda la condotta che a sua volta riguarda la dinamicità e le imprese che operano nel settore industriale. La condotta è l'insieme delle strategie delle imprese che operano in un settore industriale per mantenere la propria posizione o migliorarla. La condotta è caratterizzata da differenti strategie: differenziazione del prodotto (ho un prodotto che realizzo da tempo e lo modifico in parte); la diversificazione mi permette di entrare in settori differenti rispetto a quello di appartenenza iniziale, io produco quello che producevo prima ma mi affaccio a qualche nuovo settore industriale. Differenziazione sul prodotto che già esiste, diversificazione entrare in nuovi settori e mercati. Le politiche di prezzo sono adottate per evitare l'ingresso di altre imprese, sono politiche di deterrenza all'entrata. Pubblicità e spese di ricerca e sviluppo, adozione di accordi collusivi (cartelli o trust) che sono vietati, ma è possibile che si definiscano parametri che comportano restrizione del mercato, sono accordi collusivi.

La performance viene identificata controllando il fatturato e le sue modifiche, l'utile recepisce le strategie adottate delle imprese, inoltre si può fare riferimento a ROE e ROS, che sono indicatori che misurano la performance della singola impresa. Queste variabili sono proxy che cercano di approssimare la performance dell'impresa e del settore industriale. La politica economica industriale si pone obiettivi che non sono esclusivi, solitamente come principale obiettivo della politica economica industriale, l'intervento pubblico serve per evitare fallimenti ed inefficienze di mercato. L'intervento pubblico vuole evitare fallimenti ed inefficienze di mercato, vengono quindi adottate politiche pro concorrenza che ricalcano l'idea delle politiche anti trust di prima (si esplicitano negli impedimenti o nelle restrizioni rispetto alla proposta di fusione di due monopolisti). Se non si vuole impedire la fusione si possono mettere restrizioni. Si possono avere anche interventi di regolamentazione sui prezzi per evitare la fissazione di prezzi di monopolio. Per quanto riguarda il settore assicurazione, negli ultimi anni ha avuto una regolamentazione in linea con le linee di mercato. Queste sono politiche economiche applicate allo specifico settore industriale. Alcuni mercati però possono essere contendibili nel lungo periodo e non vi è necessità di intervento. L'efficienza dinamica si associa al termine di innovazione, l'efficienza statica è più vicina all'approccio adottato fino ad ora. È più innovativo un mercato concorrenziale o concentrato? Concorrenziale ma in alcuni casi il mercato concentrato ha investimenti in ricerca altissimi, la concentrazione a sua volta favorisce l'innovazione.

2) Forme di mercato e potere di mercato

Le forme di mercato sono 3: concorrenza perfetta, oligopolio e monopolio. Tutte le imprese hanno obiettivo la massimizzazione del profitto, sappiamo che le forme di mercato si distinguono per caratteristiche: numerosità delle imprese, grado di omogeneità del prodotto, grado di interazione strategica tra le imprese (componente di struttura e di condotta per adottare una strategia che definisce interazione con le altre imprese), libertà di entrata e uscita dal mercato, conoscenza del know-how produttivo.

Numero Bene omogeneo Interazione strategica Libertà Know how
Concorrenza perfetta Infinito No
Oligopolio Poche imprese Differenzazione Sì/No Sì/No
Monopolio 1 sola impresa Perfettamente differenziato, no omogeneità del prodotto No No (non facilmente accessibile)

Ottimalità della concorrenza perfetta

L'equilibrio in concorrenza è ottimale. L'ottimalità si esplicita con il fatto che c'è efficienza dal punto di vista statico. Ma cos'è questa efficienza statica? L'equilibrio concorrenziale è efficiente perché si ha efficienza produttiva e si produce al minor costo possibile, punto di minimo della funzione del costo medio che viene definito DOM (o dimensione ottima minima). Costo produttivo unitario più basso possibile. Vi è inoltre la sovranità del consumatore, l'acquisto avviene al prezzo più basso possibile. Si massimizza il benessere sociale o social welfare (SW) che è la somma dei produttori e dei consumatori. In un sistema economico con più settori industriali, l'ideale sarebbe che domini la curva di mercato concorrenziale perché garantisce la massimizzazione del benessere o del social welfare.

Massimizzazione del profitto nel lungo periodo

L'imprenditore deve avere una consapevolezza economica. Prospettive di LP, il lungo periodo è quella fase in cui gli input produttivi sono variabili e lo sono anche i costi. Il LP può essere variabile e un settore tecnologico ha input e costi variabili, la logica di LP standard è rivista a seconda del settore che si sta analizzando. Nelle tre forme di mercato richiamate, si ha che in concorrenza perfetta, il profitto tende a 0 (condizione di profitto normale). In oligopolio (settore automobilistico), il profitto tende a rimanere positivo (extramargini) o diventa = 0 a seconda della strategia (condotta) adottata dalle imprese. In monopolio il profitto rimane stabilmente positivo.

In oligopolio

P=a-by funzione lineare (a,b>0)
CT=0 (Cme e CM = 0) --> costo medio e marginale = 0

max profitto (π) = RT-CT
se l'impresa è monopolista e si trova in un contesto concorrenziale:

max profitto (π) = (a-by)y = 0
dπ/dy = 0 dπ/dy = a-2by -0 = 0 RM=CM

Y*M = a/2b

P*m = a-b x a/2b = a/2

In concorrenza

max profitto (π)= p x y – 0
dπ/dy = p – 0 = 0 --> p* = 0 ---> p* = CM

Uso il prezzo per ricavare la quantità:
0 = a- by y*c= a/b

Attraverso il paradigma SCP

È possibile riflettere sugli elementi che determinano le strategie e il confine dettato dalle imprese che condizionano la performance della singola impresa appartenente al settore industriale. Di tale paradigma abbiamo iniziato a vedere alcuni elementi che ne riguardano la struttura, tra cui le caratteristiche delle principali forme di mercato, in particolare con la differenza tra monopolio e concorrenza. Attraverso l'analisi delle forme di mercato si cerca di dimostrare quale sia il potere di mercato delle singole imprese all'interno di un settore industriale.

L'obiettivo

  • Efficienza statica (obiettivo principale di ciascun attore, è il riferimento standard)
  • Altri obiettivi
  • Efficienza dinamica (capacità del settore industriale di crescere in modo significativo attraverso la k-word innovazione)

Forme di mercato

p = a - by DOMANDA CT = CMe = CM = 0

Monopolio

Max π → RM = CM

Concorrenza

Max π → = CM

SWm (social welfare) SWc (social welfare)

Dunque la relazione tra la ricchezza generata dalle due forme di mercato è tale per cui SWm < SWc. Dove SW, che si compone del surplus dei consumatori (ricchezza residua che i consumatori possono spendere in altri beni e servizi avendo soddisfatto la loro esigenza rispetto al bene y specifico) e del surplus dei produttori (ossia il profitto, l'utile dell'impresa). Inoltre il SW è lo strumento analitico con cui misuriamo l'efficienza statica del settore industriale. Per il policy maker la differenza dei due SW è importante lo induce a introdurre strumenti di politica economica industriale affinché un settore che è più concentrato possa diventare un settore concorrenziale. È dunque l'evidenza che permetta al policy maker di attivare politiche economiche pro-concorrenza, perché si vuole raggiungere l'efficienza statica, ed il valore più alto è quello del SWc, pertanto sarà il benchmark di riferimento dell'efficienza statica.

Cournot esteso → n imprese

In un oligopolio (è il caso del settore automobilistico e farmaceutico) con n imprese che seguono il modello di Cournot, l'impresa 1 ha una FDR che dipende dall'output complessivo offerto dai rivali, indipendentemente da n e dalla ripartizione di output tra le imprese.

Modello di Cournot → comporta

  • Dal punto di vista temporale un'azione simultanea → tutte le imprese decidono contemporaneamente e non c'è un'attesa nei confronti delle scelte di altre imprese.
  • Dal punto di vista della variabile strategica si prende in considerazione la quantità. Pertanto:

Se n aumenta, il modello di Cournot si avvicina al modello concorrenziale:

  • Y aumenta
  • p si riduce
  • il potere di mercato, misurato attraverso il profitto, si riduce.

Quindi se il mercato diventa meno concentrato, il potere di mercato di ciascuna impresa misurato attraverso il profitto si riduce. Immaginiamo un settore industriale in cui la fx di domanda è lineare e la quantità domanda è soddisfatta da più imprese: p = a - by DOMANDA y = y1 + y2 + y3 + … n imprese.

Impresa di riferimento

CT1 = CT2 = CT3 = … = 0

Impresa1: Max = = [ a – b (y1 + y2 + y3 + ... )] - p(y) 0

In questo caso i ricavi totali sono condizionati dalla dimensione del resto del mercato, ovvero quante sono e quanto vendono le altre imprese di quel settore industriale. La FDR mi dice come l'impresa1 reagisce, in termini di quantità che viene prodotta, sulla base delle hp produttive delle altre imprese rivali che operano in quel settore. Vediamo un legame inverso tra l'impresa1 e quanto produce il resto del mercato, pertanto:

Produzione industriale

Vediamo ora l'impresa che si interfaccia, si espande con il resto del mercato. Y = nImprese Quantità identiche complessivamente offerta dall'intero sistema industriale Resto del settore industriale n° di eventuale competitors presenti nel settore industriale FDR1 =

Quindi posso riscriverla come:
→ → → Produzione industriale Se n ↑, la risposta ottima non satura il mercato, quindi ↓ industriale Se n ↓ a causa di op di fusione, ad esempio, allora ↑ ottima Tale quantità dipende dai parametri della funzione di domanda, dove a e b esprimono altresì la demografia dei consumatori, in quanto si f riferimento alla reale domanda di mercato.

Hp: n = 3 Y* = = =

Dove Y* rappresenta la quantità totale del settore industriale p* = a – by* = a - b =

Quindi se n ↑ (si riduce la concentrazione industriale, almeno dal punto di vista della numerosità, anche se apparentemente):

  • y*1 ↓
  • Y* ↑
  • P* ↓

Per quanto riguarda i profitti, invece, vediamo che:

  • ↓ ↑ ↓ ↓

Vediamo che in un mercato che diventa potenzialmente meno competitivo, domina il segno di contrazione; tale contrazione dei profitti ci permette di dire che:

  • Se n ↑ → π ↓ → potere di mercato dell'impresa rappresentativa ↓
  • Se n ↓ → π ↑ → potere di mercato dell'impresa rappresentativa ↑

Possiamo dunque affermare che la numerosità delle imprese è il primo elemento identificativo che incide sui profitti e sul potere di mercato delle singole imprese che compongono il settore industriale. Di fronte a tali modelli di riferimento, il policy maker deve valutare se intervenire per incidere sulla concentrazione e sul potere di mercato di una particolare impresa del settore.

Grafico e investimento

Graficamente vediamo quale tipo di investimento, in termini di finanze pubbliche, che il policy maker può sostenere per favorire il cambiamento di una forma di mercato dominante all'interno del settore industriale:

P, € p = a – by DOMANDA

DOMANDA RM = a – 2by CT = CM = CMe = 0

Em Em = (n↓ Ec = (En = (n↑ Ec Y, CM RM

Quindi se n ↑ l'equilibrio scorre verso quello concorrenziale, viceversa, se n ↓ l'equilibrio si sposta verso il monopolio. 20/09/17 Stiamo cercando il legame tra forme di mercato e potere di mercato in un singolo settore industriale. Teniamo presente che l'obiettivo della politica economica è standard ed è quello di efficienza standard, cioè quello di massimizzare il social welfare che si compone di due elementi: surplus dei consumatori e surplus dei produttori.

Immaginando una funzione di tipo analitico con una funzione lineare, i CT=0 p=a-by Se il mercato è formato da una forma concorrenziale, l'equilibrio è: Ec (a/b;0). i CT=0 per semplicità.

In monopolio

Em (a/2b;0) Cournot con n imprese: En(a/n/b(1+n);a/1+n) Se le imprese sono 3 e concorrenza imperfetta: En=3 (3a/4b;a/4) Se n--> +∞ (in concorrenza perfetta): En (a/b; 0) Ma a/b non casualmente è la quantità che viene scambiata in concorrenza. Riporto al modello concorrenziale. Ma è vero anche dal punto di vista del prezzo? L'esito è molto vicino a quello concorrenziale. Se invece n=1 siamo in una forma di mercato di tipo monopolistico: Em (a/2b;a/2), ritroviamo la combinazione quantità - prezzo del modello di Cournot. Questa combinazione è dominante rispetto agli altri due casi specifici. Dal punto di vista dell'efficienza delle singole forme di mercato abbiamo:

P DOMANDA A Em a/2 n ↓ a/4 B C En D E F n ↑ RM 3a/4b Y POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018 CM = 0 n=3 Social welfare in concorrenza: Sc + Sp = (A+B+C+D+E+F)+0c c Comparazione SW in monopolio: Sc +Sp = A+(B+D)m m SW >SWC mSW = Sc + Sp = (A+B+C)+(D+E)n=3 n=3 n=3 SW >SW >SWC n=3 m

Il policy maker interviene in uno specifico settore cercando di renderlo più concorrenziale e passa da una forma di mercato monopolistico ad uno di tipo oligopoistico. Il policy maker interviene quindi nel settore industriale attraverso sussidi, incentivi (per aumentare la numerosità a startup che vogliono operare nel settore), sgravi fiscali (specifici o generici), per favorire il passaggio da monopolio ad oligopolio in cui vi sono 3 imprese che operano nel settore industriale. Questo intervento ha un costo però, si drenano risorse da una parte per convogliarle in un settore industriale. Il costo massimo è dato dalla differenza del SW. Il policy maker non investirà di più del guadagno del social welfare che ha nel passaggio da monopolio ad oligopolio. Il prezzo massimo è quindi pari al guadagno di SW. Ho un guadagno che è dato da: (SWn=3 - SWm). Gli incentivi a disposizione non possono essere più elevati del guadagno di SW.

Legame tra forme e potere di mercato

Nuovo indice che prende il nome da colui che ha ordinato i vari elementi economici. L'indice di Lerner è l'indice che misura il potere di mercato, al di là dell'espressione intuitiva, abbiamo la possibilità di q

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elena3.manzoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Piva Maria Cristina.
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