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Appunti di Politiche industriali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Piva dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di Economia, Corso di laurea in economia aziendale. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Politiche industriali docente Prof. M. Piva

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POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

13/09/17

I MICROFONDAMENTI DELLE POLITICHE INDUSTRIALI: concetti microeconomici per ragionare in

termini di politiche industriali.

FORME DI MERCATO: enfasi sul potere di mercato di ciascuna singola forma di mercato. Capacità

dell'impresa di fare profitto.

CONCENTRAZIONE INDUSTRIALE: condizioni economiche e tecnologiche che definiscono un livello

di concentrazione industriale.

QUALI SONO I MICROFONDAMENTI DELLE POLITICHE INDUSTRIALI?

1)PARADIGMA STRUTTURA. CONDOTTA PERFORMANCE. Si cerca di interpretare i fenomeni

economici oltre la semplice lettura. La struttura definisce la condotta, le strategie e il risultato

delle strategie si manifesta nei profitti, a livello macroeconomico si fa riferimento al PIL. La

strategia adottata dalle imprese definisce la struttura. Le economie sviluppate, si stanno

strutturando investendo in settori industriali che prima non esistevano. Dopo la fine della seconda

guerra mondiale, c'è la capacità di recepire le innovazioni in settori industriali specifici (settore

automobilistico, degli aeromobili, si ragiona in termini di informatica con Olivetti..), nascono

imprese che diventano parte di settori industriali circoscritti. L'economia riguarda più settori

industriali di cui bisogna essere consapevoli.

La struttura è definita da differenti caratteristiche ma è la fotografia statica di un settore

industriale. Si osservano i dati e si rappresentano le caratteristiche del singolo settore industriale.

Quali sono le forme di mercato dominanti? La forma di mercato concorrenziale è più concentrata,

c'è un monopolio. La fotografia si compone di una descrizione legata al numero alla

distribuzione delle imprese (se ho 10 imprese e ne ho 1mln la rilevanza delle imprese è differente).

La numerosità è un indicaore ma va integrato. Bisogna capire se le imprese sono omogenee nella

composizione o se differiscono. Bisogna proporre analisi economica consapevole. Capire se è

possibile vi siano economie di scala, l'aumento della scala di produzione dà il via ad un output che

è collegato al rendimento di scala crescente. Identificare barriere esogene, indipendenti dalle

scelte delle singole imprese (riguardano le tecnologie). Le barriere all'uscita sono legate al fatto

che nel periodo di esistenza nel settore industriale, l'impresa ha fatto investimenti che sono

irrecuperabili.

Bisogna cercare di identificare le caratteristiche e le dinamiche del settore industriale.

Il passaggio successivo riguarda la condotta che a sua volta riguarda la dinamicità e le imprese che

operano nel settore industriale. La condotta è l'insieme delle strategie delle imprese che operano

in un settore industriale per mantenere la propria posizione o migliorarla. La condotta è

caratterizzata da differenti strategie: DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO (ho un prodotto che

realizzo da tempo e lo modifico in parte); LA DIVERSIFICAZIONE mi permette di entrare in settori

differenti rispetto a quello di appartenenza iniziale, io produco quello che producevo prima ma mi

affaccio a qualche nuovo settore industriale. DIFFERENZIAZIONE sul prodotto che già esiste,

DIVERSIFICAZIONE entrare in nuovi settori e mercati. LE POLITICHE DI PREZZO sono adottate per

evitare l'ingresso di altre imprese, sono politiche di deterrenza all'entrata. PUBBLICITA' e SPESE DI

RICERCA E SVILUPPO, ADOZIONE DI ACCORDI COLLUSIVI (CARTELLI O TRUST) che sono vietati ma

1

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

è possibile che si definiscano parametri che comportano restrizione del mercato, sono accordi

collusivi.

La perfomace viene idenificata controllando il fatturato e le sue modifiche, l'utile recepisce le

strategie adottate delle imprese, inoltre si può fare riferimento a ROE e ROS, che sono indicatori

che misurano la performance della singola impresa. Queste variabili sono proxy che cercano di

approssimre la performance dell'impresa e del settore industriale. La politica economica

industriale si pone obiettivi che non sono esclusivi, solitamente come principale obiettivo della

politica economica industriale, l'intervento pubblico serve per evitare fallimenti ed inefficienze di

mercato. L'intervento pubblico vuole evitare fallimenti ed inefficienze di mercato, vengono quindi

adottate politiche pro concorrenza che ricalcano l'idea delle politiche anti trust di prima (si

esplicitano negli impedimenti o nelle restrizioni rispetto alla proposta di fusione di due

monopolisti). Se non si vuole impedire la fusione si possono mettere restrizioni. Si possono avere

anche interventi di regolamantazione sui prezzi per evitare la fissazione di prezzi di monopolio.

Per quanto riguarda il settore assicurazione, negli ultimi anni ha avuto una regolamentazione in

linea con le linee di mercato. Queste sono politiche economiche applicate allo specifico settore

industriale. Alcuni mercati però possono essere contendibili nel lungo periodo e non vi è necessità

di intervento. L'EFFICIENZA DINAMICA si associa al termine di innovazione, l'EFFICIENZA STATICA è

più vicina all'approccio adottato fino ad ora. È più innovativo un mercato concorrenziale o

concentrato? Concorrenziale ma in alcuni casi il mercato concentrato ha investimenti in ricerca

altissimi, la concentrazione a sua volta favorisce l'innovazione.

2) FORME DI MERCATO E POTERE DI MERCATO

Le forme di mercato sono 3: CONCORRENZA PERFETTA, OLIGOPOLIO E MONOPOLIO. Tutte le

imprese hanno obiettivo la massimizzazione del profitto, sappiamo che le forme di mercato si

distinguono per caratteristiche: NUMEROSITA' DELLE IMPRESE, GRADO DI OMOGENEITA' DEL

PRODOTTO, GRADO DI INTERAZIONE STRATEGICA TRA LE IMPRESE (componente di struttura e di

condotta per adottare un a strategia che definisce interazione con le altre imprese), LIBERTA' DI

ENTRATA E USCITA DAL MERCATO, CONOSCENZA DEL KNOW-HOW PRODUTTIVO.

TABELLA

Numero Bene omogeneo Interazione Libertà Know how

strategica

Concorrenza Infinito Si No Si Si

perfetta

Oligopolio Poche imprese DiffeenzazioneSi/ Si Si/No Si/No

No

Monopolio 1 sola impresa Perfettamente No No No (non

differenziale, no facilmente

omogeneità del accessibile)

prodotto 2

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

OTTIMALITA' DELLA CONCORRENZA PERFETTA

L'equilibrio in concorrenza è ottimale. L'ottimalità si esplicita con il fatto che c'è efficienza dal

punto di vista statico. Ma cos'è questa efficienza statica? L'equilibrio concorrenziale è efficiente

perchè:

si ha efficienza produttiva e si produce al minor costo possibile, punto di minimo della

funzione del costo medio che viene definito DOM (o dimensione ottima minima). Costo

produttivo unitario più basso possibile. Vi è inoltre la SOVRANITA' DEL CONSUMATORE,

l'acquisto avviene al prezzo più basso possibile. Si mazzimizza il benessere sociale o social

welfare (SW) che è la somma dei produttori e dei consumatori. In un sistema economico

con più settori industriali, l'ideale sarebbe che domini la curva di mercato concorrenziale

perchè garantisce la massimizzazione del benessere o del soial welfare.

MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO NEL LUNGO PERIODO

L'IMPRENDITORE DEVE AVERE UNA CONSAPEVOLEZZA ECONOMICA. Prospettive di LP, il lungo

periodo è quella fase in cui gli input produttivi sono variabili e lo sono anche i costi. Il LP può

essere variabile e un settore tecnologico ha input e costi variabili, la logica di LP standard è rivista

a seconda del settore che si sta analizzando. Nelle tre forme di mercato richiamate, si ha che in

CONCORRENZA PERFETTA, il profitto tende a 0 (condizione di profitto normale). In OLIGOPOLIO

(settore automobilistico), il profitto tende a rimanere positivo (extramargini) o diventa = 0 a

seconda della strategia (condotta) adottata dalle imprese. In MONOPOLIO il profitto rimane

stabilmente positivo.

IN OLIGOPOLIO:

P=a-by funzione lineare (a,b>0)

CT=0 (Cme e CM = 0) --> costo medio e marginale = 0

max profitto (π) = RT-CT

se l'impresa è monopolista e si trova in un contesto concorrenziale:

max profitto (π) = (a-by)y = 0

dπ/dy = 0 dπ/dy = a-2by -0 = 0 RM=CM

Y*M = a/2b

P*m = a-b x a/2b = a/2

IN CONCORRENZA: _

max profitto (π)= p x y – 0

dπ/dy = p – 0 = 0 --> p* = 0 ---> p* = CM

Uso il prezzo per ricavare la quantità:

0 = a- by y*c= a/b 15/09/17

Attraverso il paradigma SCP è possibile riflettere sugli elementi che determinano le strategie e il

confine dettato dalle imprese che condizionano la performance della singola impresa

appartenente al settore industriale. Di tale paradigma abbiamo iniziato a vedere alcuni elementi

che ne riguardano la struttura, tra cui le caratteristiche delle principali forme di mercato, in

particolare con la differenza tra monopolio e concorrenza. Attraverso l’analisi delle forme di

mercato si cerca di dimostrare quale sia il potere di mercato delle singole imprese all’interno di un

settore industriale. 3

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

L’obiettivo è quello di identificare quando è opportuno che i police maker introducano delle

politiche economiche industriali:

 Efficienza statica (ob principale di ciascun attore, è il riferimento standard)

 Altri obiettivi

 Efficienza dinamica (capacità del settore industriale di crescere in modo significativo

attraverso la k-word innovazione)

FORME DI MERCATO

p = a - by DOMANDA CT = CMe = CM = 0

MONOPOLIO: CONCORRENZA:

Max π → RM = CM Max π → = CM

Em ( ) Ec ( )

SWm (social welfare) SWc (social welfare)

Dunque la relazione tra la ricchezza generata dalle due forme di mercato è

tale per cui SWm < SWc

Dove SW, che si compone del surplus dei consumatori (ricchezza residua che i consumatori

possono spendere in altri beni e servizi avendo soddisfatto la loro esigenza rispetto al bene y

specifico) e del surplus dei produttori (ossia il profitto, l’utile dell’impresa).

Inoltre il SW è lo strumento analitico con cui misuriamo l’efficienza statica del settore industriale.

Per il police maker la differenza dei due SW è importante lo induce a introdurre strumenti di

politica economica industriale affinchè un settore che è più concentrato possa diventare un

settore concorrenziale. E’ dunque l’evidenza che permetta al police maker di attivare politiche

economiche pro-concorrenza, perché si vuole raggiungere l’efficienza statica, ed il valore più alto

è quello del SWc, pertanto sarà il benchmark di riferimento dell’efficienza statica.

COURNOT ESTESO → n imprese

In un oligopolio (è il caso del settore automobilistico e farmaceutico) con n imprese che seguono il

modello di Cournot, l’impresa 1 ha una FDR che dipende dall’output complessivo offerto dai rivali,

indipendentemente da n e dalla ripartizione di output tra le imprese.

Modello di Cournot → comporta:

 Dal punto di vista temporale un’azione simultanea → tutte le imprese decidono

contemporaneamente e non c’è un’attesa nei confronti delle scelte di altre imprese

4

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

 Dal punto di vista della variabile strategica si prende in considerazione la quantità.

Pertanto:

Se n aumenta, il modello di Cournot si avvicina al modello concorrenziale:

 Y aumenta

 p si riduce

 il potere di mercato, misurato attraverso il profitto, si riduce.

Quindi se il mercato diventa meno concentrato, il potere di mercato di ciascuna impresa misurato

attraverso il profitto si riduce.

Immaginiamo un settore industriale in cui la fx di domanda è lineare e la quantità domanda è

soddisfatta da più imprese: p = a - by DOMANDA

y = y1 + y2 + y3 + … n imprese

Impresa di riferimento

CT1 = CT2 = CT3 = … = 0

Impresa1:

Max = = [ a – b (y1 + y2 + y3 + ... )] -

p(y)

0

In questo caso i ricavi totali sono condizionati dalla dimensione del resto del mercato, ovvero

quante sono e quanto vendono le altre imprese di quel settore industriale.

La FDR mi dice come l’impresa1 reagisce, in termini di quantità che viene prodotta, sulla base

delle hp produttive delle altre imprese

rivali che operano in quel settore

Vediamo un legame inverso tra l’impresa1 e

quanto produce il resto del mercato, pertanto:

industriale. Quindi: Se ( →

- Se ( →

- 5

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

Vediamo ora l’impresa che si interfaccia, si espande con il resto del mercato.

Y = n

Imprese

Quantità identiche

complessivam

ente offerta

dall’intero

sistema

industriale

Resto del settore industriale n° di eventuale competitors presenti nel settore

industriale

FDR1 =

Quindi posso riscriverla come:

→ →

Produzione Se n ↑ , la risposta ottima non satura il mercato, quindi ↓

industriale Se n ↓ a causa di op di fusione, ad esempio, allora ↑

ottima

Tale quantità dipende dai parametri della funzione di domanda, dove a e b esprimono altresì la

demografia dei consumatori, in quanto si f riferimento alla reale domanda di mercato.

Hp: n = 3

Y* = = = 6

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

Dove Y* rappresenta la quantità totale del settore industriale

p* = a – by* = a - b =

Quindi se n ↑ (si riduce la concentrazione industriale, almeno dal punto di vista della numerosità,

anche se apparentemente):

 y*1 ↓

 Y* ↑

 P* ↓

Per quanto riguarda i profitti, invece, vediamo che:

↓ ↑ ↓ ↓

Vediamo che in un mercato che diventa potenzialmente meno competitivo, domina il segno di

contrazione; tale contrazione dei profitti ci permette di dire che:

- Se n ↑ → π ↓ → potere di mercato dell’impresa rappresentativa ↓

- Se n ↓ → π ↑ → potere di mercato dell’impresa rappresentativa ↑

Possiamo dunque affermare che la numerosità delle imprese è il primo elemento identificativo

che incide sui profitti e sul potere di mercato delle singole imprese che compongono il settore

industriale.

Di fronte a tali modelli di riferimento, il police maker deve valutare se intervenire per incidere

sulla concentrazione e sul potere di mercato di una particolare impresa del settore.

Graficamente vediamo quale tipo di investimento, in termini di finanze pubbliche, che il police

maker può sostenere per favore il cambiamento di una forma di mercato dominante all’interno

del settore industriale:

P, € p = a – by

 DOMANDA

DOMANDA RM = a – 2by

 CT = CM = CMe = 0

Em Em = (

n↓ Ec = (

 En = (

n↑

Ec Y, CM

RM 7

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

Quindi se n ↑ l’equilibrio scorre verso quello concorrenziale, viceversa, se n ↓ l’equilibrio si

sposta verso il monopolio. 20/09/17

STIAMO CERCANDO IL LEGAME TRA FORME DI MERCATO E POTERE DI MERCATO IN UN SINGOLO

SETTORE INDUSTRIALE. TENIAMO PRESENTE CHE L’OBIETTIVO DELLA POLITICA ECONOMICA E’

STANDARD ED E’ QUELLO DI EFFICIENZA STANDARD, cioè quello di massimizzare il social welfare

che si compone di due elementi: surplus dei consumatori e surplus dei produttori.

Immaginando una funzione di tipo analitico con una funzione lineare, i CT=0 p=a-by

Se il mercato è formato da una forma concorrenzale, l’equilibrio è: Ec (a/b;0). i CT=0 per

semplicità.

In MONOPOLIO: Em (a/2b;0)

COURNOT CON n IMPRESE: En(a/n/b(1+n);a/1+n)

Se le imprese sono 3 e concorrenza imperfetta: En=3 (3a/4b;a/4)

Se n--> +infinito (in concorrenza perfetta): En (a/b; 0)

Ma a/b non casualmente è la quantità che viene scambiata in concorrenza. Riporto al modello

concorrenziale. Ma è vero anche dal punto di vista del prezzo? L’esito è molto vicino a quello

concorrenziale.

Se invece n=1 siamo in una forma di mercato di tipo MONOPOLITICO: Em (a/2b;a/2), ritroviamo la

combinazione quantità - prezzo del modello di Cournot. Questa combinazione è dominante

rispetto agli altri due casi specifici.

Dal punto di vista dell’efficienza delle singole forme di mercato abbiamo:

P DOMANDA

A Em

a/2 n diminuisce

a/4 B C En

D E F n aumenta

RM 3a/4b Y

8

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

CM = 0

n=3

Social welfare in concorrenza: Sc + Sp = (A+B+C+D+E+F)+0

c c

Comparazione SW in monopolio: Sc +Sp = A+(B+D)

m m

SW >SW

C m

SW = Sc + Sp = (A+B+C)+(D+E)

n=3 n=3 n=3

SW >SW >SW

C n=3 m

Il policy maker interviene in uno secifico settore cercando di renderlo più concorrenziale e passa

da una forma di mercato monopolistico ad uno di tipo oligopoistico. Il pollicy maker interviene

quindi nel settore indutriale attraverso SUSSIDI, INCENTIVI (per aumentare la numerosità a start

up che vogliono operare nel settore), SGRAVI FISCALI (specifici o generici), per favorire il passaggio

da monopolio ad oligopolio in cui vi sono 3 imprese che operano nel settore industriale. Questo

intervento ha un costo però, si drenano risorse da una parte per convogliarle in un settore

industriale. Il costo massimo è dato dalla differenza del SW. Il policy maker non investirà di più del

guadagno del social welfare che ha nel passaggio da monopolio ad oligopolio. Il prezzo massimo è

quindi pari al guadagno di SW. Ho un guadagno che è dato da: (SWn=3 - SWm). Gli incentivi a

disposizione non possono essere più elevati del guadagno di SW.

LEGAME TRA FORME E POTERE DI MERCATO

Nuovo indice che prende il nome da colui che ha ordinato i vari elementi economici. L’indice di

Lerner è l’indice che misura il potere di mercato, al di là dell’espressione intuitiva, abbiamo la

possibilità di quantificare meglio il potere di mercato. La prima espressione è:

L = P-CM -1/P = 1/ |£|

£ = dleta y/y x 100/ deltap/p x 100 = dy/dp x p/y

£ = elasticità

dy/dp = pendenza

p = punto preciso

y

L=0 in concorrenza --> basso potere di mercato 9

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

L-->1 in monopolio --> alto potere di mercato

Max profitto = RT-CT = p(y) x y = C(y) p(y) = a-by domanda con y negativa

C(y) costo con y positiva

dprofitto/dy = dp(y)/dy x y + p(y) x 1 = dC(y)/dy = 0

P(y) ( dp(y)/dy x y/p(y) + 1) = CM

P(y) (1/£ + 1) = CM £<0

P(y) (-1/|£| + 1) = CM

-p/|£| + p = CM --> p - CM = p/|£| (divido questa per p)

Quindi ho: L = p-CM/p = 1/|£|

L = (p-CM/p) = (1/|£|)

CONCORRENZA: p=CM --> L = p-CM/p = 0

L = 1/|£| = 0 (|£| --> +infinito

MONOPOLIO: RM = Cm quindi Pm>CM --> (Pm - CM)>0 --> Pm; dal punto di vista dell’indice di

Lerner --> L = (Pm-CM)--> Pm /Pm --> 1

L = 1/|£| --> 1 vero solo se: (|£|-->1)

P DOMANDA OFFERTA

pi>p* pi = 0; |£|--> +infinito; Di con|£|--> +infinito (L=0) concorrenza

p* E pi<p* --> pi = D con |£|--> 1 (L-->1) monopolio

Y

y* 10

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

Di = domanda impresa singola i

Dobbiamo essere consapevoli che l’indice di Lerner assume che le imprese siano identiche. Siamo

in un mondo ancora relativamente lineare con forte omogeneità da parte del settore industriale.

L = p-CM/p = 1/|£|

Assumiamo ora imprese NON IDENTICHE e vediamo se possiamo evolvere il discorso dell’indice di

Lerner con una situazione più realistica.

Immaginiamo che:

yi sia l’output prodotto dall’impresa i (output viene rappresentato dal fatturato, diamo valore

monetario alla quantità output);

Y è l’output prodotto nell’industria, nel settore industriale;

Si è lo share ed è la quota di mercato data da yi/Y e capisco la rilevanza dell’impresa singola

rispetto allo stesso settore industriale.

La somma delle quote di mercato deve essere = 1 o al 100% se ragiono in termini di %.

Sommatoria Si = 1 (o 100%)

Possiamo ponderare l’indice sulla base delle quote dimercato tenute dalla singola impresa,

usiamo le quote di mercato per rendere più realistica la situazione. Creo un nuovo indice di Lerner

dato dalla sommatoria delle quote di mercato delle singole imprese per il prezzo meno il CM:

L = sommatoria Si x p-CMi/p = (CMi è il CM specifico per la singola impresa)

Ottengo l’indice che mi indica la rilevanza della singola impresa

= S1 x p-CM1/p + S2 x p-CM2/p + ....

INTERPRETAZIONE CRITICA:

Ci possono essere costi di entrata che possono essere recuperati con un margine di prezzo-costo

positivo. I CF sono esclusi dal calcolo dell’indice e bisogna essere consapevoli che bisogna avere

un comportamento di tipo qualitativo. I CF in alcuni settori tuttavia possono essere rilevanti.

Bisogna anche essere consapevoli che il p dell’indice di lerner potrebbe essere scelto con

un’ottica strategica e vi possono essere incombent per prevenire l’entrata di concorrenti. I prezzi

bassi sono più bassi di quelli frutto del normale funzionamento del mercato. L’incombent è il

soggetto che governa il mercato monopolitico, si rende meno attraente il mercato in cui si opera e

l’indice è debole perchè i prezzi non sono espressione del normale funzionamento del mercato.

POLITICHE INDUSTRIALI MIRATE (con obiettivi differenti rispetto a quelli standard)

11

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

L’efficienza statica talvolta deve essere sacrificata per obiettivi di altra natura. Vi sono obiettivi che

diventano prioritari rispetto all’efficienza statica. Si fa riferimento al settore primario (agricoltura)

in cui l’obiettivo diventa il mantenimento dei prezzi alti dei prodotti agricoli e questo è il risultato a

causa di una globalizzazione che ha portato danni a settori specifici e in questo caso facciamo

riferiment all’agricoltura. INEFFICIENZA A LIVELLO GLOBALE. Se questo è l’obiettivo, i possibili

strumenti che possono essere adottati sono 3: PAVIMENTI AL PREZZO che non è più libero ma

viene definito il prezzo minimo ad di sotto del quale non è legale lo scambio; il secondo è legato

alle POLITICHE DI RAZIONAMENTO, imposizione a livello settoriale dove si può produrre un

determinato numero di bene; il terzo è legato al fatto che non si icide sul mercato pensando solo

a prezzo e quantità ed è il SOSTEGNO INDIRETTO DELLA DOMANDA (pubblicità).

PAVIMENTI AL PREZZO:

P

DOMANDA OFFERTA

p E second best

E

p* y y* y Y

D O

(y y ) --> acquisto dal policy maker. È costosa perchè deve modificare la quantità per p qiondi

O- D

deve valutare la convenienza economica ad acquistare appunto. p*<CMe --> π < 0 (prezzo non

in grado di coprire il costo).

P simile CMe -->π = 0 (la quantità domandata si riduce rispetto a quella di equilibrio). non è

un’equazione efficientema di SECOND BEST vale a dire che si ha sostenibilità economica ma scarsa

efficienza. 12

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

RAZIONAMENTO DELLA QUANTITA’: mercato del latte

P OFFERTA’

P’ E’ OFFERTA

E

P* DOMANDA Y

y y*

p*<CMe --> π<0

Il policy maker fissa 1 quantità massima e il prezzo sale di conseguenza.

p’=CMe --> π=0

PUBBLICITA’: (mercato del pomodoro)

P O O’

p* E

p’’* E’ E’’

p’* D D’

y* y’ y’’ Y

O-->O’ (spostamento frutto delle importazioni di pomodoro). p*<CMe -->π<0 prezzo che

potrebbe essere < CMe e provoca insostenibilità economica e quindi si interviene con la

pubblicità.

Quale strumento è il migliore dipende dall’efficacia (possibiltà di raggiungere il risultato) e

dall’efficienza (rapporto beneficio-costo). 13

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

22/09/17

GRUPPO 21 27/09/17

Dal test precedente...

C) p = Co-y DOMANDA

Em = 4 (48 = y* e 12 = p*)

(grafico 5)

In concorrenza = p = CM --> p* = 0 e y* = 60

ANALISI DELLA CONCENTRAZIONE INDUSTRIALE

PARADIGMA STRUTTURA- PERFORMANCE

ScP --> forma di mercato --> potere di mercato --> P (π)

Una delle ipotesi utilizzate è debole e le imprese sono deboli tra loro, la concentrazione aumenta

se il numero di imprese si riduce e le concentrazione si riduce se il numero di imprese aumenta.

Si hanno caratteristiche produttive che portano a performance differenti all’interno del mercato.

CONCENTRAZIONE INDUSTRIALE O SETTORIALE

Nell’analisi della struttura dei settori industriali, sono rilevanti il numero dei produttori (n) ma

anche la loro distribuzione dimensionale. Le imprese non sono tutte uguali tra di loro

necessariamente. Dal punto di vista empirico, la dimensione si misura in base al fatturato o in

base all’occupazione. Il fatturato viene considerato come utile. Dal punto di vista

dell’interpretazione, per l’interpretazione occorre definire il mercato di riferimento attraverso due

parametri: l’esistenza di prodotti che sono sostituti e la collocazione geografica, la dimensione

geografica del mercato di riferimento. Se parliamo di sostituzione, vuol dire che il mercato di un

prodotto, dovrebbe comprendere prodotti che sono stretti sostituti l’uno dell’altro --> concetto di

elasticità incrociata. Esempio CocaCola: l’elasticità incrociata risponde all’esigenza di scoprire la

variazione della CocaCola se varia un bene sostituto.

14

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

SOSTITUZIONE STRETTA TRA DUE BENI

px y

 

dy px 0

 

Ԑpx = se

dpx y px y

 

x e y sono STRETTI SOSTITUTI

Pepsi entra in gioco x=?

x: Pepsi Ԑpx > 0

x: soft drinks Ԑpx = ?

x: acqua Ԑpx = 0

Il secondo criterio per identificare il riferimento è quello geografico e comportala la verifica

dell’impatto dell’incremento del prezzo di un prodotto in un luogo sull’incremento della domanda

dello stesso prodotto in un altro luogo.

CONCENTRAZIONE (2)

Per effettuare una comparazione visiva di settori industriali, si può ricorrere alla curva di

concentrazione.

yi n

 1

( 100 %)

Si con Si oppure

 

y 

| | i Si Si cumulata

Si cumulata  1 25% 25%

100 2 25% 50%

75 CdC2

 3 10% 60%

60 CdC1

  4 ... ...

50 ... ... ...

25 n imprese

1 2 3 15

(ordinamento decrescente)

Le prime due imprese si fondono 1 e 2 (1+2) e arrivano a detenere il 50% del mercato. Questa operazione di fusione si riflette nel fatto

che l’impresa 1 detiene il 50% da sola, non più il 25%. CdC è più CONCAVA di CdC ed il settore è più concentrato.

2 1

15

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

CRITICITA’:

CdC

ITALIA

CdC

FRANCIA

CdC

GERMANIA

Si cumulata    (CdC e CdC si intersecano)

100% CdCG CdCF CdCI I F

n 16

I =

n = 14

F

n = 9

G

se n = 4 --> CdC > CdC

I F ?

se n =12 --> CdC > CdC

F I

n

9 14 16

Criteri che gli indici di concentrazione devono avere per una comparazione numerica:

1. INDICE FACILMENTE CALCOLABILE

2. INDICE INDIPENDENTE DALLA DIMENSIONE DEL MERCATO

3. INDICE VARIA TRA 0 E 1 (0 = settore poco concentrato; 1 = settore molto concentrato)

Ai 3 criteri elementari, si aggiungono criteri differenti che vennereo decodificati alla fine degli anni

70. sono 6 criteri:

1. Alla curva di concentrazione più elevata deve corrispondere un indice di concentrazione

superiore rispetto al caso degli altri 2 paesi

2. Se vi è un trasferimento di output da un’impresa più piccola ad una più grande, l’indice deve

aumentare

3. Se entra una piccola impresa, l’indice deve diminuire e ciò significa che l’indice deve tenere in

considerazione tutto il settore industriale.

4. La fusione di due imprese deve incrementare l’indice

5. Numerosità e relatività dell’impresa rispetto allo specifico settore industriale

6. Il confronto industriale non deve dipendere dalla scelta arbitraria del numero di imprese

16

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

INDICI DI CONCENTRAZIONE

1

1. Reciproco del numero di imprese ( )

n

2. Rapporto di concentrazione (Cn, n= numero di imprese del settore industriale)

3. Indice di Herfindahl (H)

4. Coefficiente di Gini Reciproco del n di imprese

1

R= dove n è il numero di imprese

n

Racconta il settore industriale in termini relativi? Si e no, non considero la singola impresa e come

è rilevante nel settore industriale

E’ compreso tra 0 e 1? si perchè:

Se n-->infinito ---> R-->0 (CONCORRENZA)

Se n-->1 ---> R-->1 (MONOPOLIO)

RISPETTA I CRITERI ELEMENTARI MA IGNORA ETEROGENEITA’ E DIFFERENTE DISTRIBUZIONE

DELLE IMPRESE NEL SETTORE INDUSTRIALE.

1 :

n

Rispetta i criteri 1, 4 e 6

Non rispetta i criteri 2, 3 e 5

1

Ri = ;

16

1

Rf = ;

14

1

Rg = --> valore più piccolo dei 3 ed è quello più concentrato rispetto agli altri 2

9 17

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

Rc > Rf > Ri

(cosideriamo la numerosità totale)

RAPPORTO DI CONCENTRAZIONE

C = somma delle quote di mercato delle prime n imprese (ordinamento decrescente della curva

di concentrazione) operanti nel settore. N = prime imprese e non imprese che appartengono al

settore industriale. Isoliamo un numero di imprese di riferimento che ci permette di calcolare il

rapporto di concentrazione. Utile per paragonare la concentrazione di varie industrie utilizzando

lo stesso n, lo stesso numero di n imprese.

SVANTAGGI:

arbitrarietà nella scelta del numero di imprese di riferimento (sono 4/5 di solito)

 non ho alcuna informazione su tutto il resto del mercato

HK: Soddisfa solo il criterio 1

Non soddisfa tutti gli altri criteri 4

n 

 Si

n = 4 (le prime 4 imprese) C4 = 1

i 

INDICE DI HERFINDAHL

Si costruisce attraverso la somma del quadrato delle quote di mercato di tutte le imprese che

appartengono a quellindustria. Consideriamo l’intero settore industriale.

N N

 

2

Si SiSi

H= = --> peso

1 1

r r

 

Quando H < o = a 0,20 il settore è già poco competitivo

HK: unico indice che soddisfa tutti i criteri ed è il preferibile dei 3 visti

18

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

29/09/17

1

1) R = n n

 Si

2) C =

4 1

i 

n

 Si

3) H = 2

1

i 

H < 0,1 poco concentrato

0,1 < H < 0,2 concentrato

H > 0,2 molto concentrato A) DUOPOLIO EQUAMENTE RIPARTITO

n=2

S =0,5 (50%) ; S =0,5 (50%)

1 2

1 4

 0

,

5 0

,

5 1

Si   

R = = 0,5 C

A 4=

2 2

i 

n

 Si

H = =0,5 +0,5 =2x0,5 =0,5

2 2 2 2

4 1

i  B) INGRESSO DI UN’ULTERIORE IMPRESA

n=5

S = 0,33 ;S2=0,33; S3=0,33

1 1

R = = 0,33

B 3 4

 0

,

33 0

,

33 0

,

33 1

Si    

C =

4b 1

i 

n

 Si

H = =3x0,33 =0,33

2 2

b 1

i  19

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

C) DUOPOLIO CON DIVARIO DIMENSIONALE (le 2 imprese non detengono più la stessa quota, ci

sarà un’impresa leader)

n=2

S =0,75(75%); S =0,25(25%)

1 2

1

R = =0,5

c 2

4

 Si

C = =0,75+0,25=1

4c 1

i 

n

 Si

H = =0,75 +0,25 =0,625

2 2 2

c 1

i 

(R =R ) > R --> 0,5 > 0,33

A C B

C =C =C =1

4A 4B 4C

H > H > H --> 0,625 > 0,5 > 0,33

C A B S S CUMULATA S S CUMULATA

1 1 2 2

1 0,2 0,2 0,4 0,4

2 0,2 0,4 0,2 0,6

3 0,2 0,6 0,1 0,7

4 0,2 0,8 0,1 0,8

5 0,05 0,85 0,07 0,87

6 0,05 0,90 0,07 0,94

7 0,05 0,95 0,03 0,97

8 0,05 1 0,03 1

(100%) (100%)

20

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

Si cumulata CdC

2

100%  Le due curve non si intersecano,

hanno un solo punto in

75% comune.

L’industria 2 è più concentrata

  dell’industria 1.

50%

  CdC

1

25%  n

1 2 3 4 5 6 7 8

1

R = =0,125

A 8

1

R = =0,125

B 8

(le 2 industrie sono concentrate allo stesso modo)

4

 0

, 2 0

, 2 0

, 2 0

, 2 0

,

8

Si     

C = (80%)

4B 1

i 

4

 0

, 4 0

, 2 0

,

1 0

,

1 0

,

8

Si     

C = (80%)

4A 1

i  C =C

4A 4B

4

 0

, 4 0

, 2 0

,

1 0

,

1 0

,

8

Si     

C = (80%)

4B 1

i 

n

 Si

H = =4x0,2 +4x0,05 =0,17 (moderatamente concentrata)

2 2

B 1

i 

n

 Si

H = =0,4 +0,2 +(2x0,1 )+(2x0,67 )+(2x0,03 )=0,2316 (concentrata)

2 2 2 2 2 2

B 1

i  21

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

04/10/17

La concentrazione industriale incide sul potere di mercato. La concentrazione può essere

codificata con degli indici e in particolare l’indice di Herfindal. L’indice di Lerner può essere

declinato con due variabili, dipende se c’è omogeneità o meno tra le imprese.

LERNER: 1

p CM

L= = imprese identiche

| |

p

LERNER PONDERATO:

p CMi

n

 Si 

L= imprese eterogenee

p

1

i 

Max π= RT-CT ---> = p(y)y - c(y)

p(y) domanda

c(y) costo ( )

d dp dc y

 ( ) 0

y p y

    

dy dy dy

RM CM

( )

dp y yi y

( )[ 1

]

p y CMi

   

---> ( )

dy p y y

Si

[ 1

]

p CMi

  

| |

---> Si

p p CMi

   

| |

----> p CMi p Si

   

| |

p p

----> p CMi Si

  

| |

p

----> ora integro l’indice di Lerner nella concentrazione:

22

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

2

p CMi Si Si H

n n n

  

Si Si

    

L= elasticità della domanda espressa dal consumatore

  

| | | | | |

p

1 1 1

i i i

  

Se c’è eterogeneità in un settore industriale, l’indice di mercato è uguale all’indice di Herfindhal

diviso per l’elasticità della quantità al prezzo: H

L  

| |

(Vediamo che, all’interno di un settore industriale, il potere di mercato esercitato dalle imprese ch

compongono il settore, è uguale all’indice di Herfindhal diviso l’elasticità della domanda al

prezzo.)

Se la concentrazione aumenta, il potere di mercato aumenta; se la concentrazione diminuisce, il

potere di mercato dimiuisce:

H L

 

H L

 

| | L 

 a parità di H

| | L 

 a parità di H

Se voglio fare stime è opportuno partire dall’indice di Herfindhal.

Consideriamo l’elasticità della domanda al prezzo esogena.

Legame diretto tra concentrazione e potere di mercato.

23

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

COEFFICIENTE DI GINI

Enfatizza un aspetto economico ma ne ignora un altro, migliora la disuguaglianza nella ripartizione

delle quote di mercato. È un indice che complementa l’analisi pregressa ma non è esaustivo di per

sè. La sua pecca è quella di non tenere conto del numero assoluto di imprese che operano in quel

settore industriale. La conseguenza è che il coefficiente è basso se le imprese si ripartiscono

equalmente il mercato. Possiamo avere un coefficiente basso che riflette la distribuzione equale

sia che le imprese siano tante o meno. Per il calcolo dell’indice si ricorre alla CURVA DI LORENZ.

Si cumulate

100% A

diagonale Curva di Lorenz

40% Quanto un’impresa

30% ordine crescente conta nel settore

industriale? Lo metto

20% sull’asse x.

10% B

3 10

1 2 4

O (100%) % cumulata

10 10 10 10 10

n=10

La diagonale rappresenta la RETTA DI EQUIPARAZIONE.

Nella realtà questo modello ideale di riferimento non viene rispettato e il primo 30% delle

imprese non detiene il 30% delle quote di mercato, ma detiene il 15%.

Il primo 50% delle imprese detiene il 25%.

Tanto più la curava di Lorenz è CONCAVA, maggiore è la SPEREQUAZIONE (distribuzione non

egualmente ripartita E QUINDI DISOMOGENEA). Più la curva di Lorenz è MENO CONCAVA, e

minore è la SPEREQUAZIONE (distribuzione egualmente distribuita E QUINDI OMOGENEA).

La diagonale (RETTA DAL VERTICE O AL VERTICE A) è la retta dell’EQUIRIPARTIZIONE. Se tutte le

imprese avessero la stessa quota di mercato, la curva di Lorenz coinciderebbe con la diagonale

(banchmark). Più la distribuzione è disomogenea (o sperequata) più la distanza tra la diagonale e

la curva di Lorenz è grande. L’AREA diagonale-curva di Lorenz è la cosiddetta AREA DI

CONCENTRAZIONE (tratteggiata di rosa nel grafico).

24

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

IL COEFFICIENTE DI GINI si costruisce dal punto di vista geometrico, come il rapporto tra area di

concentrazione e area del triangolo rettangolo compresa sotto la diagonale (OBA). se c’è

uguaglianza perfetta, il coefficiente di Gini tede a 0 (GRANDE OMOGENEITA’). Se c’è

disuguaglianza perfetta, il coefficiente di Gini è pari a 1 (MASSIMA SPEREQUAZIONE). Dal punto di

vista analitico: 1

n n 

 

pi Si Si

 

1

G   

1 1

i i

 

1 1

n n

 

 

pi pi

1 1

i i

 

0 1

Gini equidistri buzione Gini sperequazi one

   

----->

0

area 0

G    (la curva di Lorenz coincide con la diagonale)

OBA OBA

OBA OBA 1

G      (sperequazione)

area OBA

Se siamo in monopolio:

Si cumulata A n=1

Lorenz monopolio

diagonale

O B

0

area 0

G   

OBA OBA 25

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

CLASSIFICAZIONE INDUSTRIALE

La più usata è di tipo MERCEOLOGICO, in Italia si usa questa classificazione e l’ISTAT ha

predisposto una classificazione delle attività economiche (ATECO) e viene usata la versione del

2007. la classificazione ATECO 2007 presenta le varie attività economiche raggruppate dal

generale al particolare in macroraggruppamento e poi sezioni, classi, categorie e sottocategorie.

Questa classificazione come si interfaccia? EUROSTAT ha introdotto un sistema di classificazione a

livello europeo noto come ENACE e questa nomenclatura statistica è nella attuale revisione 2.

l’ATECO si parla con un linguaggio condiviso con questa classificazione europea. Piena

consapevolezza della classificazione che si adotta e dei valori della stessa classificazione.

Una volta identificata la sezione entro nella classificazione. La società stessa decide a che ATECO

appartiene. 11/10/17

DETERMINANTI DELLA CONCENTRAZIONE INDUSTRIALE

S C P ----> PARADIGMA STRUTTURA-CONDOTTA-PERFORMANCE

- potere di mercato

- concentrazione

Cause della concentrazione: distinzione tra determinanti in senso esogeno (ESOGENE) che sono

caratteristiche tecnologiche economiche che condizionano la concentrazione del settore

industriale e determinanti in senso endogeno (ENDOGENE). le determinanti endogene sono

riconducibili alla condotta nel paradigma usato come riferimento.

CONCENTRAZIONE EVIDENZA EMPIRICA

Nella maggior parte dei settori, vi sono poche grandi imprese e una miriade di piccole imprese

(struttura tipica del settore industriale medio). i risultati della concentrazione variano da industria

ad industria a seconda se il processo automatizzato funziona. Alta concentrazione in industrie

capital intensive dove domina l’automazione che progredisce in maniera sensibile in funzione

della tecnologia, industrie con elevate economie di scala e alta intensità tecnologica (settore

automobilistico, farmaceutico ecc..). Bassa concentrazione nei settori più tradizionali (made in

Italy) e labour intensive, dove non ci sono mansioni ripetitive ma serve un contributo da parte del

singolo lavoratore. 26

POLITICHE INDUSTRIALI 2017/2018

FATTORI DETERMINANTI LA CONCENTRAZIONE

Dimensione della domanda. Analisi dove si presume i produttori di imprese non possano incidere

sulla domanda (variazioni esogene non determinate dall’impresa stessa).

Se la dimensione della domanda aumenta e la domanda di mercato è esogena e caratterizza la

struttura dell’impresa il legame è di tipo negativo e le variabili vanno in direzione opposta. Se

aumenta la domanda, incentivo affinchè l’offerta si abitui a questo incremento esogeno della

domanda, se aumenta il numero delle imprese la numerosità agisce sulla concentrazione del

settore industriale che tenderà a ridursi.

DOM DIMENSIONE OTTIMA MINIMA,

La è l’acronimo di il punto di minimo della finzione

del costo medio e identifica il fatto di produrre al costo più basso possibile (costo unitario minimo).

c’è efficienza da parte dell’impresa e la DOM è legata alle economie di scala. Se la DOM aumenta,

e la tecnologia adottata si modifica, questo incide sulla possibilità che lo stesso numero di imprese

possa essere operativo sulla dimensione industriale. Se il numero di imprese si riduce, la

concentrazione tende ad aumentare. Se aumenta la DOM aumenta la concentrazione industriale.

Vi possono essere ALTRI FATTORI ESOGENI come l’intervento del policy maker che non è un segno

certo e non determina aumento o diminuione della concentrazione, dipende dall’obiettivo

dell’intervento del regolatore.

Queste determinanti della concentrazione sono coincidenti con le barriere all’entrata che

vengono sintetizzare in BAE. Le barriere all’entrata sono intese come condizioni che consentono

alle imprese già presenti sul mercato di ottenere extra-profitti senza attrarre nuovi entranti. Tra

queste vi sono:

1. DOM ed economie di scala.

2. Vantaggio di costo che ha chi gioca, ha una reputazione rispetto a chi non opera ancora in quel

settore industriale.

3. Interventi del regolatore, barriere legali che possono essere autorizzazioni, brevetti, dazi

doganali che hanno una non-convenienza economica e ad esempio il bollo automobilistico è

funzione dei cavalli fiscali.

4. Esistenza di barriere all’uscita. Il fatto che esistano queste, legate ad investimenti specifici che

sono i cosiddetti sunk costs, se mi trovo in un settore caratterizzato da questa tipologia produttiva,

sono collegata alle barriere all’uscita.

DOM o DOMENSIONE OTTIMA MINIMA

Definita anche scala minima efficiente è il livello di produzione oltre il quale l’impresa non può

ridurre ulteriormente il costo medio o unitario. Se il costo medio è u-shaped (a parabola), la DOM

coincide con un solo punto. Nella realtà però spesso una volta che la DOM è stata raggiunta,

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PIACENZA - CREMONA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elena3.manzoni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politiche industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Piva Maria Cristina.

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