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essere del gruppo dove noi ci identifichiamo. Hanno, però, anche una traduzione

personale oltre che collettiva. Per questo nel momento in cui ci sono contrasti,

questi sono spesso così complicati da risolver perché chiamano in causa le

identità, quello che noi pensiamo di essere.

Questo livello di identificazione con una cultura, può avere gradi diversi: c’è un

grado di identificazione fortissima, legati al nostro bisogno personale di

sicurezza, che porta a forme di essenzializzazione della cultura, cioè vengono

reificate e considerati fondamentali nella vita. Non è detto che sia così per tutte

le persone, altre possono più facilmente mettere in dubbio delle componenti

della cultura. E’ chiaro che più si vive in un contesto di insicurezza, più le persone

sentiranno il bisogno di punti di riferimento forte, più c’è anomia, più si

rafforzano con l’idea di essenzializzazione. Ciò comporta più rischi, perché se c’è

una grande differenza, il compromesso sarà più difficile da incontrare. Quello che

la storia ci mostra è che si mettono in atto meccanismi deterministici o di tipo

biologico (razzismo, ad esempio). Può essere giustificato da discorsi di tipo

scientifico o deterministico. Questi discorsi inseriscono la persona in una

categoria e identificata con una serie di categorie. Questo tipo di rischio c’è non

solo dove ci sono state forme di razzismo, ma è un rischio che la storia ha messo

in luce dove si sono fatti più tentativi di costruire società multiculturali.

Soprattutto in alcuni paesi occidentali democratici, si è visto che una sorta di iper

legalizzazione delle differenze e minoranze interne al paese ha prodotto effetti

quasi di reazione per cui ha prodotto multiculturalismo fatto di gruppi chiusi.

Ognuno si protegge la sua identità e i suoi interessi e non comunica più con le

altre comunità, anzi può essere in concorrenza. Il rischio dell’essenzializzazione

è sempre presente e costante.

Che cosa succede se cerco di considerare, invece, le diff culturali e le identità

come qualcosa di aperto e fluido, cioè fare il contrario dell’essenzializzazione?

Cerco di fare in modo che il mio modo di vedere il mio “noi” sia qualcosa di

aperto attraverso punti e valori comuni, scoprire che ci sono gusti nelle altre

comunità che mi piacciono e mettere in connessione in queste due realtà dei

sistemi culturali. Questo è quello che si può cercare di fare dal punto di vista del

volontarismo, come scelta istituzionale, favorire ciò che può garantire anche gli

altri. Negli ultimi 30 – 40 anni, vediamo che questi tentativi hanno i loro

problemi, che non sono dati solo dalla fragilità di questi tentativi che possono

creare situazioni di conflitto (effimeri) ma spesso quello che accade in queste

forme di multiculturalismo basato su questo tipo di principio, c’è una sorta di

consumo della cultura dell’altro: si prende ciò che piace dagli altri e si tende a

ignorare tutto il resto e non vederlo. Questo non mette al riparo dal conflitto.

Le ricerche in Inghilterra sono molto numerose e approfondite su questo

argomento perché l’Inghilterra è stata uno dei paesi in cui l’immigrazione dalle

ex colonie è stata precoce già dal 900 e questi temi sono discussi da tanto tempo.

Ciò che si deve evitare è non creare un multiculturalismo dei privilegiati. Questo

ha fatto credere che fosse già una forma di multiculturalismo auspicabile, ma non

sufficiente se rimangono disuguaglianze sociali se si ripresentano come causa di

conflitto. La ricerca mostra di come bisogna tener conto della posizione sociale

dell’individuo: non c’è solo la questione della differenza ma anche quella

dell’uguaglianza, come quella nella stratificazione sociale. Queste tematiche sono

state affrontate in modo diverso da paesi diversi: uno dei dilemmi dei paesi con

forti flussi migratori su cui si sono scontrati, è quello di adottare politiche di tipo

multiculturalismo di tipo legislativo o adottare politiche di tipo

assimilazionistico.

Nel secondo caso troviamo in Europa: la Francia e fuori Europa: USA; sono

transitati poi per la fase del multiculturalismo legislativo. Gli USA sono un paese

di immigrati (studi approfonditi – università di Chicago). Un punto di vista dei

sociologi era favorire l’assimilazione economica, cioè far si che questi immigrati,

soprattutto europei, si potessero integrare dal punto di vista economico, seguita

poi dal punto di vista culturale, cioè interiorizzare gli stili di vita, i valori della

società americana. La Francia, che partiva da un punto di vista di un paese

fortemente secolarizzato, centrato su valori retorici della rivoluzione, era un

paese coloniale che si è scontrato col tema dell’immigrazione, con le persone che

venivano dalle colonie e dalle ex colonie. L’assimilazione era più fortemente

centrata sull’aspetto culturale, perché era un patto di una promessa di

un’assimilazione economica in cambio di quella culturale. Ricevono dallo stato

un trattamento uguale a quello dei cittadini francesi.

Chi è partito dall’ottica multiculturale fin dall’inizio, come Canada e Inghilterra, è

partito dal fatto che essa non fosse importante, partendo dal riconoscimento dei

diritti alle comunità degli immigrati. Questo valore si è tradotto a liv normativo,

con una legislazione che tendeva (soprattutto all’inizio) a garantire le differenze

valoriali di riferimento, come una sorta di legislazione parallela, soprattutto in

Canada. In una situazione simili, le comunità degli stati hanno preso decisioni

diverse. In tutti e due i casi, sullo sfondo sono rimasti quei problemi del tema del

come vivere insieme e come conciliare uguaglianza e differenza.

Questo è un dibattito che torna costantemente nel riconoscimento della

differenza e della disuguaglianza economica. Negli anni 80 – 90, a livello

legislativo delle decisioni degli stati e nell’opinione pubblica, si è data più enfasi

al riconoscimento delle differenze, non solo quelle culturali ma quelle all’interno

dell’occidente stesso: di genere, orientamento sessuale, stili di vita. Questo tema

del riconoscimento delle differenze è stato un tema dominante nel dibattito.

Tra gli studiosi, il più influente è stato Honneth, il quale credeva fosse un

argomento fondamentale per trovare un accordo solo il riconoscimento delle

à

differenze può evitare il fanatismo e il mettere in discussione la democrazia. Al

contrario, altri mettevano il luce, al contrario, l’imposizione dell’economia

neoliberale, un’economia che riduce sempre di più l’autorità dello stato e

produce disuguaglianza. Tra coloro influente è stata Fraser, in cui metteva il luce

come non bisognava enfatizzare le differenze culturali, ma bisognava pensare al

tema della redistribuzione in una fase di crescita delle disuguaglianze. E’

necessario fare in modo che la lotta del riconoscimento delle differenze non sia

un modo per mascherare queste differenze.

Negli ultimi 10 – 15 anni il dibattito si è focalizzato di più su questo aspetto, sulla

necessità di mettere insieme questi due filoni, che andavano in direzioni

differenti. Se negli anni 50 si pensava solo alla redistribuzione e più avanti si

pensava al tema delle differenze, oggi si è capita l’importanza di entrambi gli

aspetti e il fatto di coniugarli insieme.

Sempre nell’ambito delle discussioni sul tema delle differenze e del

multiculturalismo, il come sia possibile realizzare questi aspetti ha creato un

ulteriore dibattito forte soprattutto negli USA, perché essi non solo un paese di

immigrati, ma un paese passato da una fare in cui tendeva una tendenza

assimilazionista a una fase di dibattito legato alla necessità di riconoscere le

differenze culturali. Ciò ha diviso l’opinione pubblica in due settori, riassunti poi

nell’etichetta di liberali e comunitari. Quelli che avevano una posizione liberale,

tendevano (non solo a liv scientifico ma anche nell’opinione pubblica) a pensare

che l’aspetto universalista, quindi garantire valori e principi fondamentali, fosse

la ricetta migliore per la pace sociale e il benessere pubblico in una società

fortemente differenziata al suo interno. Per essere realizzato, quello che si

doveva fare era che queste differenze non fossero continuamente manifestate

nello spazio pubblico e la ricetta che si proponeva era quella che, nonostante lo

stato le riconoscesse, queste differenze fossero limitate alla sfera privata, perché

lo stato garantisce il singolo individuo. Questo si vede anche in Francia.

L’altra ricetta possibile è quella dei comunitari, che corrisponde di più al Canada

(a liv statale): è importante per garantire la pace sociale e l’equilibrio che non sia

tanto l’individuo a essere protetto dallo stato ma la comunità, la minoranza in sé,

come ad esempio la comunità LGBT o quella degli immigrati. Questo perché in

realtà è difficile per lo stato garantire quello che promette all’individuo ed è

difficile all’individuo far rispettare i diritti se non è protetto da una minoranza

che lo protegge come individuo e bisogna che lo stato garantisca gli strumenti

per difendersi e difendere i suoi membri. A livello giuridico e nel dibattito

pubblico, queste sono due posizioni diverse.

Questo produce una frattura tra elemento pubblico e privato: ciò che fanno a

casa loro e ciò che manifestano nello spazio pubblico. Entrambi queste due

ricette hanno le loro debolezze e quindi le ricette comunitarie hanno prodotto

come effetto perverso la creazione di enclave monoculturali: le persone che si

sentono parte di una minoranza, spesso finivano col rimanere chiuse in essa, a

maggior ragione se lo stato li tutelava con strumenti giuridici o di facilitazione.

Queste minoranze corrispondevano a gruppi di persone che vivevano nello

stesso posto, che avevano le stesse professioni. Questo faceva si che questa

autoreferenzialità producesse forme di conservazione e fanatismo in queste

minoranze. Questo ha fatto si che in alcuni casi, come in Canada, si siano

modificate alcune leggi e si abbia fatto un passo indietro, rendendosi conto del

problema. Anche l’altra ricetta ha i suoi problemi, in quanto ha rilevato la

difficoltà a mantenere le promesse. La promessa dell’uguaglianza difficilmente si

è realizzata, sia negli USA sia in Francia (è più lampante qui che questa promessa

non è stata mantenuta). La promessa era quella di aderire a principi orientativi

in cambio dell’uguaglianza. Quindi in questo caso ha prodotto delusioni e

ricadute di vario tipo. Il dibattito oggi si concentra oggi su queste problematiche.

Queste ricette hanno dei punti deboli, quindi cosa si fa? Le due ricette

comunitarie e liberali, sull’insistenza sulla comunità o sull’individuo, ha messo in

luce come questo sia difficile da mettere in atto insieme, cercando di far in modo

che i diritti garantiti non siano garantiti solo nella sfera pubblica ma anche nella

sfera pubblica. Un caso evidente è quello del caso dei diritti delle donne,

soprattutto immigrate. I sistemi legislativi che garantiscono la minoranza, li

garantivano nello spazio pubblico, ma faceva fatica a garantirla in quello privato,

considerandolo uno spazio in cui si può manifestare i valori e le tradizioni della

loro cultura. Molte ricerche mostrano questa contraddizione che garantiva i

diritti solo nel settore pubblico. In alcuni casi era la legislazione che proteggeva

la comunità, più che la persona.

Sia a livello legislativo sia sul dibattito, si cerca di superare questi limiti mostrati

dalle sperimentazioni negli anni precedenti.

Il caso delle donne è emblematico, perché spesso è la situazione presa in

maggior considerazione dagli studiosi.

Articolo: “Il multiculturalismo danneggia le donne?” mette in luce come il

à

multiculturalismo abbia una sede simbolica più netta, sia più evidente nel tema

del corpo delle donne, come luogo simbolico e materiale in cui queste questioni

tendono ad essere più visibili e più difficili da risolvere, anche per le donne

stesse. Il campo dei diritti delle donne è il primo che ha messo in luce le difficoltà

dei due modelli: in alcuni casi la protezione e la tolleranza di determinati valori

culturali finiva per garantire la permanenza di forme di disuguaglianza e

patriarcato all’interno della comunità. Come valutare questo? Sono usanze

oppure non si tollerano (anche solo nello spazio pubblico)? Ci si è resi conto che

questo era un tema dove la difficoltà emergeva in maniera più evidente che

altrove, per tutti i soggetti.

Le ricerche mettevano in luce come i casi come il diritto aveva spesso garantito

questa diversità culturale anche a livello giuridico, erano avvenuti casi

paradossali come processi di omicidio del marito verso la moglie come scusante

“nella mia cultura si fa così”. C’erano stati casi in cui ciò era un attenuante, e

questo ha scatenato un dibattito sugli effetti perversi del multiculturalismo

giuridico. Il caso opposto è il caso che riguarda la questione di una sorta di laicità

proposta a livello essenziale della concezione giuridica dell’essenzialismo, in cui

il dibattito è stato: ma se impongo ad una persona il divieto del velo a scuola, sto

intaccando un diritto suo culturale e dall’altro porto una reazione avversa

(protesta)? Questo dibattito in Francia viene da una situazione in cui una scelta è

stata quella di universalismo da garantire nello spazio pubblico ma non per forza

lo garantiva in quello privato. In ogni caso buona parte della letteratura mostra

come la questione dei diritti delle donne sia centrale nella discussione. Infine

possiamo vedere un ultimo aspetto che riguarda le questioni della vita

quotidiana.

Nella vita quotidiana siamo fuori dalla dimensione giuridica ed è forse più

evidente come l’aspetto legislativo e giuridico non possano essere il toccasana e

la soluzione di tutti i problemi. Ovvio che le istituzioni devono prendere una

posizione, che può cambiare nel tempo. I limiti di queste posizioni giuridiche

possono essere più evidenti e nello stesso tempo, nella vita quotidiana vediamo

come l’auspicio a non chiudersi, alla responsabilità possano essere in alcuni

contesti più semplici, in altri più complicati. Tutto ciò visto finora lo possiamo

sperimentare nelle situazioni specifiche della vita quotidiana.

Questo ha spinto una parte degli studi a interessarsi sul multiculturalismo

quotidiano o gli aspetti della convivialità multiculturali nella vita di tutti i giorni.

Sia sociologi che antropologi, in tutto il mondo, hanno fatto ricerche per vedere

come funziona o meno nella vita quotidiana, l’incontro con l’altro

multiculturalismo: quali comportamenti, quali occasioni, luoghi, stile di vita,

quali temi dell’identità, del come ci si identifica, a quale noi si appartiene, è

qualcosa che si scopre facendo ricerche sulla vita delle persone.

Queste ricerche hanno messo in luce come le stesse persone possono

comportarsi in modo diverso in occasioni diverse. Quest’equilibrio di maggior

apertura o la spinta verso l’essenzializzazione della propria identità possa

variare nelle diverse situazioni. Queste ricerche ci riportano sempre al punto

iniziale della responsabilità, ma soprattutto a quello della capacità delle persone

di saper gestire questi problemi. Cosa ci serve per attrezzarci meglio per gestire

queste problematiche. Più siamo in contatto con queste dinamiche più siamo in

grado di gestirle. Nelle grandi città, infatti, le persone sono più aperte, c’è meno

differenza culturale.

Quegli auspici di carattere morale sono a livello pratico delle capacità che si

apprendono nella vita quotidiana sul campo. Sono queste delle capacità

importanti, alla base del saper vivere in modo democratico la vita quotidiana.

LA DIFFERENZA CULTURALE

Capitolo 9 + modulo 2

Il razzismo: innanzitutto facciamo un po’ di chiarezza sui termini.

Questi termini sono citati insieme o sinonimi.

Il razzismo è un termine relativamente recente, cioè legato a quando si è cominciato a parlare di

razze e fa riferimento principalmente a una sorta di essenzializzazione, cioè oggettivizzazione

che passa attraverso la biologizzazione di un individuo diverso. La sua base di legittimazione è di

tipo scientifico e fa riferimento a criteri delle scienze naturali.

La xenofobia è un termine più generale e antico che significa “paura dello straniero”, cioè di chi

non fa parte del mio gruppo, territorio, paura di chi viene da fuori o continua a essere percepito

come qualcuno esterno anche se vive nella comunità da tanto tempo. E’ legato a una situazione e

rapporto relazionale.

L’etnocentrismo è legato a un’idea di etnicità, cioè culturale, mentre la xenofobia è legata a un

rapporto culturale. Il primo termine implica una costruzione più complessa, cioè la propria etnia

è considerata il centro del mondo, è legato a forme di universalizzazione della propria cultura ed

è la percezione di differenza di chi non appartiene allo stesso sistema culturale, il quale può

essere associato a forme di razzismo, come è successo con la modernità. Può rimanere però

anche una percezione di differenza culturale. Una cultura etnocentrica significa che uno è

autoreferenziale nei confronti della cultura.

La discriminazione è un termine usato come sinonimo di razzismo, è un termine molto più

ampio che si lega ai tre precedenti. E’ l’effetto di questi fattori e si lega a forme di disuguaglianza,

perché non c’è un trattamento paritario.

Tutto questo può assumere intensità ed effetti diversi.

Per quanto riguarda l’aspetto storico, il razzismo è recente che possiamo considerare un

fenomeno moderno, cioè legato ai cambiamenti caratteristici della modernità. Prima non esisteva

il razzismo perché non esisteva principalmente il termine, ne il termine razza, e non esistevano

caratteristiche storiche che lo hanno poi in realtà favorito. In base a cosa discriminavano prima

della modernità? Prima erano + importanti altri aspetti come il rango sociale, cioè la pos nella

gerarchia sociale di una persona, in quanto più importante del suo aspetto fisico o del suo colore.

Abbiamo tanti casi storici di persone disumanizzate che con la modernità diventa caratteristico

del razzismo, considerate tali perché erano in una condizione ad esempio di schiavitù, perché

magari era un prigioniero di guerra, un vinto ed era in una condizione di subalternità del rango

sociale. Esso poteva però cambiare nel corso della sua vita. Altri fattori erano quelli della

religioni, che diventano più importanti man mano che ci si avvicina alla modernità. Ad esempio

nel momento in cui in Europa ci sono le guerre di religioni con l’affermarsi del protestantesimo,

esistevano discriminazioni religiose, che erano legate poi al genere, che non sono raziali ma sono

legati alla biologizzazione della persona. Queste forme di discriminazione assomigliavano e

avevano dinamiche simili a quelle del razzismo moderno in quanto legate a forme di ascrizione,

cioè “quello è nato così”. La dimensione ascritta poteva essere del rango, della religione, del

genere e si basava su aspetti esterni che potevano essere quelli ad esempio degli abiti.

Però c’era questa dimensione che tende a scomparire nel periodo dell’apice delle discriminazioni

raziali che era la dimensione acquisita. In passato, per quanto riguarda il tema del rango

sociale, la dimensione ascritta non era forte e definitiva come la biologizzazione che poteva

cambiare nel tempo. In tempi più recenti, ci potevano essere casi di persone esterne, che

potevano acquisire posizioni sociali diverse.

La situazione cambia intorno all’epoca dell’inizio della modernità, con la scoperta dell’America,

che coincide con un fatto storico importante che è quella legge in Spagna che si chiama la

purezza del sangue, che è una legge di stampo razziale che aveva lo scopo di segregare, cacciare,

espellere e sterminare gli ebrei e musulmani nel regno, compresi i convertiti. Fa riferimento ad

un aspetto biologico, naturale, ascritto che non dipende dal rango. E’ una norma che viene attuata

che fa si che la Spagna si priverà del ceto dei mercanti, che invece l’avrebbe arricchita, e segna

l’inizio di questo pensiero biologizzato che coincide con la scoperta di “altri” abitanti diversi, che

sono gli abitanti del nuovo mondo. E’ un modo di pensare alle differenze che ha parte del modo di

pensare precedente che si basa sulla logica “ io, l’altro, noi, loro” (logica binaria), assume in

maniera più chiara una coincidenza con la logica della maggioranza – minoranza (è evidente che

si vuole eliminare una minoranza fastidiosa, perché era benestante che gestiva il commercio) e

quindi questo disegnarsi della geometria noi – loro assume con la modernità questo carattere

biologizzato del razzismo ma conserva una logica binaria presente in precedenza. Il fatto che

questo nuovo meccanismo si mette in moto con la modernità, è legato al modo diverso di

legittimare questa logica binaria noi loro.

In Spagna avviene in modo repentino, improvviso in cui una normalità di relazioni, in cui

l’inferiorità delle persone era riferita al rango, si propone una logica nuova biologica e razziale

che si collega alla logica della differenza delle religioni che viene legittimata in modo nuovo. In

Spagna in base a criteri di tipo religioso. Più avanti, qualche secolo dopo con la nascita delle

scienze moderne, la logica diventa quella scientifica, cioè l’idea stessa di razionalizzare

l’umanità, di classificarla fa parte della logica moderna di legittimazione.

Tutto questo è legato alla colonizzazione, che mette in modo meccanismi inediti, cioè alla

continua scoperta di popolazioni che non si conoscevano prima, cioè di persone fisicamente

diverse, con culture e modi di vivere diversi. La necessità di giustificare la presenza in quei paesi

e il prendersi le risorse gioca il nuovo modo di costruire il noi – loro legato alla fisicità delle

persone e all’idea che circolava in Spagna nel XV secolo.

Il concetto di razza si crea legandosi alla necessità di ordinare queste differenze culturali,

esterne, fisiche con cui l’occidente viene in contatto in maniera accelerata. La stessa parola razza

viene proprio da quest’idea di razionalizzare la società. E’ il boom del pensiero razzista a metà

800, che si basa su scritti di studiosi che cominciano a classificare la varia umanità con cui

l’occidente era venuto in contatto.

C’è questa logica di classificare e costruire dei nuovi confini tra noi e loro.

Def di razzismo (Wieviorka, 1993) Il razzismo consiste nel caratterizzare un insieme di

à

persone per via dei loro attributi naturali associati a caratteristiche intellettuali e morali, fatte

valere per tutti indistintamente al fine di inferiorizzare, discriminare, escludere, sfruttare,

legittimare la violenza contro queste persone.” E’ una caratterizzazione di persone secondo cui

attributi naturali associati a caratteristiche intellettuali e morali. C’è una associazione diretta tra

un aspetto esterno, fisico e le caratteristiche morali, intellettuali delle persone. Questa

associazione non era avvenuta mai prima in modo così diretto ne era stata legittimata

scientificamente.

Questi discorsi nascono inizialmente tra le élite di studiosi, ossia coloro che conoscevano le

differenze tra le persone. Le persone comuni non vedevano queste persone e per molto tempo

non le hanno mai viste perché l’immigrazione dalle ex colonie comincia solo alla fine dell’800, ma

le conoscono in seguito attraverso una serie di iniziative come gli “zoo umani”.

Una socializzazione al discorso razziale si diffonde a livello popolare (parte però a livello

intellettuale) più tardi e anche soprattutto attraverso fenomeni di questo tipo perché non c’era

un contatto tra le persone. Queste iniziative mostrano le persone in un certo modo, contribuendo

a rinsaldare, rendendo consistenti le forme discriminatorie che si erano diffuse in modo astratto.

Queste iniziative erano frequenti, anche in Italia, e vengono visitate da mln di persone. Il

cittadino comune viene a contatto con la differenza fisica e culturale in questo modo, che era del

tutto comune a quello precedente legato alla fisicità e le stranezze delle persone (esempio: forme

di nanismo, geneticamente coloro che avevano qualche tipo di problema). Erano forme comuni di

spettacolarizzazione della differenza (Freak Show – fenomeno da baraccone), che veniva

mostrata perché diversa, usata per ridicolizzare, per spaventare. Spesso le persone erano in

recinti, gabbie e favorivano un certo tipo di associazione di idee.

La logica della differenza biologizzata era automatica.

Questo tipo di associazione di idee non è del tutto scomparso anche oggi ma è cambiata oggi la

mentalità. In Sud Africa sono molto comuni i villaggi gestiti dalle popolazioni locali, che creano

queste messe in scena a uso e consumo dei turisti creando una sorta di autenticità, dove non si

esclude del tutto la differenza razzista, anche se il contesto è profondamente diverso.

Tornando all’aspetto storico, dal punto di vista pratico le idee si diffondono in quell’epoca in quel

modo. Le persone si vedevano fisicamente, perché non c’erano mezzi di comunicazione per

diffondere l’idea. Il tema del razzismo prende piede con modalità diverse e con intensità diverse

e variabili nel tempo e nello spazio. Il razzismo non è una questione di essere o no razzisti, perché

quasi tutti dicono “io non sono razzista ma questa cosa mi da fastidio”, ma si collocano le persone

a diverse soglie di pregiudizio, di forme di stereotipizzazione dell’altro che possono anche

cambiare nel corso della vita e in base alle esperienze, contesti e idee nel quale si trovano

coinvolti. Ciò da vita a diverse forme di discriminazione. Quello che noi vediamo nel corso della

storia è che ci sono state situazioni in cui queste soglie sono state a volta a volta superate

(esempio: caso Spagna, per una serie di leggi e decisioni prese dall’alto si mettono in moto una

serie di pratiche). Quindi, storicamente, si mettono in moto forme di segregazione via via più

esplicite e violente fino ad arrivare alle forme più estreme come il genocidio e la pulizia etnica.

Questo scorrere di soglie possiamo vederlo ad esempio nel nazismo europeo, ex Jugoslavia, ecc.

Sono legate anche all’ambiente e alla sua trasformazione.

L’imporsi della la legittimazione legata al contesto, si trovava nelle potenze dominanti in quel

momento. Le legittimazioni erano di vario tipo:

• la più importante a livello intellettuale era l’aspetto scientifico, cioè noi siamo in una fase

storica in cui viene allontanato ed espulso l’elemento trascendente, cioè della religione, e

viene sostituito dall’aspetto della scienza, come portatrice di verità. Diventa una

legittimazione scientifica, più importante rispetto ad altre.

• Un altro fattore importante è quello del consolidamento degli stati nazione e dello

sviluppo dei nazionalismo: le identità collettive in termini etnocentrici/nazionalisti sono

in crescita, si stanno rinforzando e le persone si sentono gratificate nel sentirsi

all’interno di una comunità che si oppone ad un’altra comunità e gli aspetti di

razzizzazione sono rinforzati da questo specifico contesto storico.

• L’elemento della globalizzazione economica e geografica che mette in moto i suoi

meccanismi di differenziazione e discriminazione. Gli equilibri di potere sono a favore

dell’occidente, di alcune potenze che traggono grandi vantaggi economici da questa

situazione (colonie) e la distribuzione della gerarchizzazione sociale e della manodopera

in questo contesto è legata a questi fattori di razzismo e li favorisce in modo diverso ma

non del tutto nuovo rispetto al passato.

Il razzismo e economia già in epoche precedenti, forme di sfruttamento economico venivano

à

legittimate da forme di discriminazione e dalla logica noi loro. Siamo in una società dove la

schiavitù era legittima e cosa comune. La legittimazione del “Posso fare questo” era legata ad una

forma di razzizzazione chiamata poi tale nell’epoca successiva. Questa logica che era già presente

storicamente assume connotazioni nuove perché le persone da cui si trae forza lavoro gratuita o

a basso costo (come gli schiavi) era una logica di giustificazione di queste forme di sfruttamento.

L’altra logica comune che viene dal passato è che la persona smette di esistere non soltanto

perché è considerato non umano come gli altri ma non esiste singolarmente, perché l’effetto del

razzismo e far scomparire le peculiarità del singolo. Quindi nel caso economico, le capacità

professionali scompare e si finiva nella categoria dello schiavo o di quell’etnia inferiore rispetto a

chi è in una condizione di forza. E’ una doppia forma di inferiorizzazione e discriminazione

perché la persona scompare.

Storicamente, quello che possiamo constatare è che questi meccanismi si sono riprodotti nel

corso della storia moderna con queste specificità legate al contesto di colonizzazione, al contesto

di giustificazione scientifica di queste forme di discriminazione e sfruttamento. Le persone

costrette a trovarsi in questa situazione non sono in grado di fare altrimenti e sono in situazioni

psicologiche che li rendono deboli e capaci di creare azioni organizzati (USA – schiavitù) di

contrasto e di reazione.

Questo per arrivare a tempi più recenti, spesso rimane una traccia di forme di situazione nel

modo in cui le persone pensano che alcuni tipi di persone siano più adatte a fare certi tipi di

professioni, e queste giustificazioni hanno una connotazione culturale.

Se guardiamo l’aspetto politico (razzismo e nazionalismo), il razzismo è legato a forme di

nazionalismo. E’ evidente nel caso europeo e ha delle dinamiche più particolari nel caso

americano ma è evidente come queste forme siano legate alla nascita e al consolidamento degli

stati nazionali, che hanno bisogno di forme di omogeneità interna linguistica, di tipo culturale

religioso e spesso in questa fase storica è percepita in forme di omogeneità etnico e razziale.

Quando si creano gli USA come entità statuale, si accentua la differenza tra bianchi e neri.

Nel caso dell’Europa, le entità statuali sono più piccole e vicine e sono in rivalità evidente tra loro,

all’interno della stessa sia per l’accesso alle risorse esterne (corsa alle colonie africane).

Sono molti gli studiosi che fanno questo legame diretto (Hannah Arendt), che fanno riferimento

alla forma di razzismo e nazionalismo tra fine 800 e inizio 900. I nazionalismo prendono forme di

omogeneità diverse:

• Nazionalismo francese il razzismo e il discorso razziale all’interno della Francia, che è

à

particolarmente una delle nazioni dove ci sono più intellettuali razziali, costruisce

questo pensiero di tipo razzizzante di nazionalismo per rispondere a timori di disordine

interno politici, nel senso di inferiorità e decadenza rispetto alla rivale inglese e dall’altro

giustifica questo pensiero con il discorso scientifico in maniera positivista.

• Nazionalismo tedesco situazione differente con gli stessi effetti. Non c’è il discorso

à

scientifico o la corsa alle colonie ma l’ingrediente principale è la costruzione della

comunità tedesca, delle persone di lingua tedesche che appartengono al volk tedesco. La

differenza tra chi appartiene o meno alla comunità è la logica caratteristica nel caso della

Germania. Chi non apparteneva alla cultura tedesca non poteva, ad esempio, accedere a

cariche pubbliche.

• Nazionalismo inglese c’è di nuovo un discorso scientifico darwiniano, cioè l’idea che i

à

più bravi sono i più avanti (inglesi bianchi appartenenti alla borghesia democratica in

Inghilterra). E’ la base culturale, sicnetifica della versione del razzismo inglese

ottocentesco.

La logica di fondo è la stessa, e la troviamo in un posto molto lontano: Giappone. E’ l’unico paese

che riesce ad evitare di essere colonizzato e ci riesce perché adotta una modernizzazione

accelerata. In questo suo sforzo di crescita economica per riuscire a mantenersi indipendente,

costruisce una forma di nazionalismo con logiche simili a quello che sta avvenendo in Europa. E’

un nazionalismo che produce una logica razzizante simile a quella tedesca. Quando diventerà a

sua volta potenza coloniale con la sua colonizzazione cinese, attuerà logiche di razzismo del tutto

simili a quelle messe in atto nelle colonie africane occidentali.

I temi dell’espansione coloniale e del nazionalismo, sono la cornice comune politica a casi diversi

che costituiscono lo strato politico del rafforzarsi dell’ideologia e del pensiero razzista

nell’ottocento.

Il Giappone, quando diventa potenza industriale, rimane un paese di emigrazione verso gli USA,

dove vengono a loro volta discriminati (“Japs keep moving”). Questo si lega agli aspetti della

cittadinanza, ancora oggi discussi, in quanto essa è una frontiera importante anche se non è

l’unica, e segna delle differenze non definitive (es: ebrei in Germania), ma davano dei limiti, come

ad esempio il divieto all’accesso per le cariche pubbliche. La cittadinanza era ed è un nodo di

dibattiti noi – loro. Dalla seconda metà del 900, la cittadinanza era vista come forma di garanzia e

universalità di diritti che si scontra col fatto che rimanga associata ad una nazionalità, ad un

confine. Ancora oggi quindi nei Paesi si discute intorno alle leggi di cittadinanza (quando

concederla agli immigrati).

Anche queste aree di dibattito si creano già con l’inizio degli stati nazoinali e con le forme di

gestione di cittadinanza. L’Inghilterra, ad esempio, aveva legato la forma di cittadinanza al

“Commonwealth” anche alle sue colonie, che arrivavano in Inghilterra. La legge viene poi

cambiata.

Il razzismo e la scienza oggi con le tecniche scientifiche, con la genetica contemporanea e

à

tutto il resto nell’ambito scientifico, si smentisce qualsiasi forma di giustificazione scientifica

dell’idea di razza in modo chiaramente opposto all’idea dell’800. Dalla seconda metà del 900, vari

studiosi si sono impegnati per dimostrare il contrario. Il razzismo moderno nasce con un

sostanziale e fondamentale giustificazione di tipo scientifico, che creano quel materiale di

legittimazione alle forme di razzismo, che si basano su forme di determinismo biologico che

giustificano lo status quo (rapporti di forza), serve a dare una base di legittimazione ai

comportamenti delle persone. La legittimazione scientifica è una legittimazione di peso,

importante perché da un lato sostituisce il discorso religioso trascendente come forma di verità,

dall’altro giustifica a posteriori il successo economico e geopolitico dell’occidente rispetto ad

altre aree del mondo in questa fase storica (esempio: pensiero evoluzionista inglese di

universalismo teleologico).

Collegato a questo aspetto, sempre nell’ambito scientifico, c’è questa necessità e ossessione per

molti studiosi di ordinare queste differenze fisiche con cui il mondo occidentale viene in contatto

in queste fase storica. C’è questa esigenza di classificarle anche in senso gerarchico.

E’ importante capire che si tratta di una giustificazione potente e di una legittimazione perché

sostituisce la verità trascendente religiosa.

Questo aspetto è stato sottolineato da molti studiosi storici come Taguieff, che sottolinea come

questi discorsi prendano piede in un periodo storico che vede un intreccio di fattori politici,

economici lasciato da elementi religiosi e le sicurezze che da il razzismo ottocentesco, che serve a

dare certezze a persone che sono preoccupate per il futuro, che sono in situazioni di difficoltà

economica, che sono deluse (Francia) delle promesse di uguaglianza fatte dai governi. Cioè sono

canali dove si sfogano frustrazioni da un lato e dall’altro si cercano giustificazioni.

Escono tanti testi considerati fondatori del pensiero razzista e verranno studiati da personaggi

importanti, come Hitler, che diventano abbastanza popolari e vengono letti al di fuori di cerchie

ristrette. Sono testi che circolano dalla seconda metà dell’800. Di fatto, come dicono molti

studiosi di questi fenomeni, finiscono con il documentare e legittimare una situazione già

esistente dal contesto della colonizzazione o dall’esclusione di una certa categoria di persone in

una nazione e giustificano un dato di fatto. Queste forme di razzismo non riguardano soltanto le

differenze fenotipiche ma anche differenze di persone che appartengono allo stesso gruppo

nazionale che sono diversi e quindi l’idea della normalità è scientifica che caratterizza questo

periodo storico.

Tutto ciò che esula dalla normalità diventa o fenomeno da ridicolizzare o fenomeno (come nella

Germania nazista) da eliminare in quanto inutile e peso morto per la società. Anche questo può

essere considerato razzismo, che coincide col trionfo della scienza con quella che Foucault definì

“La nascita della clinica”, cioè come anche l’aspetto della sanità diventa un fenomeno di selezione.

Si estende il discorso dell’eugenetica, cioè il fenomeno della selezione a priori, quindi c’è

l’esempio classico di sperimentazione del regime nazismo o anche casi applicati in contesti

democratici come in USA e in Svezia.

Il razzismo intra-europeo (mappa)

Una volta che si mette in moto la macchina della discriminazione, si può fare in tutti i luoghi e la

si può creare in modo esponenziale ovunque.

Nomi razza nordica, razza alpina e razza mediterranea.

à

Queste classificazioni servivano per gratificare una persona, facendola sentire all’interno di una

comunità.

Classificazioni e censimenti (USA) – testo

La distinzione era in primo luogo tra bianchi e neri. Col passare del tempo si ampliano a mulatti,

quadroon, octoroon, hindu, messicani, ispanici e “more than one”. In stati come la Louisiana, dove

si era diffusa la segregazione razziale, negli anni 70, nei passaporti scrivevano cose di questo tipo

(descrizioni).

Queste classificazioni, comuni negli USA quando si fanno i censimenti, servono a fare una serie di

studi per capire la mobilità sociale delle diverse categorie di persone, ad esempio in relazione ai

livelli scolastici.

Questo tipo di ricerche, che sono un’eredità di una cultura classificatrice come quella americana,

sono diventati strumenti di lavoro per capire la diversificazione della comunità.

Il secolo più caratterizzato dai genocidi e il novecento. L'olocausto ha eliminato la

legittimazione scientifica del razzismo, che era stata legittimata per tutto il periodo

precedente. C'è voluto uno shock del genere nel l'occidente per porre fine al razzismo su basi

scientifiche, ma i genocidi continuano ancora fuori. Nel 1950 lu esco ha smentito in modo

ufficiale l'esistenza di razze.

Nel resto del mondo continuano forme di pulizia etnica.

Nel mondo occidentale le forme discriminatorie si trasformano e la versione contemporanea

del razzismo è il RAZZISMO DIFFERENZIALISTA. Al posto di quello biologico che rimane in

piccole minoranze estremiste è più diffuso il razzismo DIFFERENZIALISTA o culturale, cioè

basato sul tema della differenza di cultura. Se Bisogna reificare una persona, si reifica la sua

cultura. Le culture quindi non sono tutte sullo stesso piano. Le nuove gerarchizzazione

passano attraverso il tema della differenza culturale. Si riconosce che esistono culture

diverse ma queste non sono sullo stesso piano. Alcune sono migliori di altre e soprattutto c'è

la necessità di evitare conflitti tra culture. La ricetta per non avere conflitti e di tenere separate

le une dalle altre queste culture per evitare disordine e scontri di civiltà. Si riconosce il dato di

fatto dell'esistenza della differenza culturale e non c'è più un’inferiorizzazione dell'altro come

in passato ma non c'è comunque un equivalenza tra culture. C'è una gerarchia. Ci si basa su

stereotipi che riguardano altre culture. Una persona che si trova in questo tipo di situazione.

Chi si trova coinvolto nel razzismo di questo tipo può

- cercare di mimetizzarsi per non essere discriminato. Questo oggi si può fare più

facilmente rispetto al passato. Questo comportamento è seguito anche nei posti dove

non ci sono forme di descrivi naizone ma di assimilazione. Sbiancare la pelle,

modificare la forma di bocca o naso sono comportamenti diffusi per mimetizzarsi,

riconoscendo una preferenza per un tipo di modello per esempio estetico. Una cosa

molto più comune e che le persone che possono mimetizzarsi con la popolazione

comune,perché hanno tratti più simili, cambiano anche nome per superare il rischio di

razzizzazione DIFFERENZIALISTA.

- Separazione > si può rivendicare la propria differenza. Se di fatto si viene in qualche

modo stereotipati, si è vittima di pregiudizi. L'esempio più conosciuto e quello del

movimento black is beautiful e si basa sul rovesciamento dello stigma. Il colore della

pelle veniva reso qualcosa di positivo. Quello che ha sempre fatto la cultura

dominante (negli Stati Uniti cultura wasp, bianca) viene rovesciato

- Intersezionalità > in Europa è arrivata più tardi. Si riflette sul tema dell intersezione tra

strade che si incrociano, quindi un intreccio di penalizzazione e forme di

discriminazione sociale da mettere in luce e criticare. La diseguaglianza per motivi

razziali si lega alla diseguaglianza economica o di genere. Questo metodo è nato con

il movimento sociale delle donne afroamericane negli Stati Uniti che si sono viste

vittime di una doppia discriminazione, sia perché donne sia perché di colore. E

questo era spesso legate ad una situazione sociale penalizzante di disoccupazione e

povertà. Da questo movimento è emersa una riflessione teorica e intellettuale sul

tema dell intersezione. Mettere in evidenza questa situazione è un primo passo per

distruggere queste forme di discriminazione. Si è sviluppato quindi all'interno degli

studi di genere, quelli legati alla cultura afroamericana. Le categorie da usare oggi

sono anche di più rispetto a quelle di genere, classe sociale e colore.

La contrapposizione tra forme di mimetismo e separazione sono riflessioni nate e diffuse

prevalentemente negli Stati Uniti, è solo dopo arrivate in Europa. Queste forme di riflessione

sono legate alla storia degli Stati Uniti. Esistevano per es gruppi sodio, ossia dei gruppi

razzisti, a cui reagiva i movimenti per i diritti civili. Queste contrapposizioni sono diffuse in

modo diverso sul territorio e concentrate dove ci sono più gruppi di stranieri o di

afroamericani.

RAZZISMO ISTITUZIONALE > una riflessione sempre più contemporanea è quella di questo

tipo di razzismo, sebbene sia una questione di cui si parla relativamente poco è solo più

recentemente in Europa. Per razzismo istituzionale si intende il razzismo creato all'interno

delle istituzioni, variamente intese quindi scuola, tribunali, ospedali, mercato del lavoro. Non è

un razzismo legato ai rapporti interpersonali o tra gruppi ma che nasce nelle istituzioni come

o conseguenza di quello che avviene nelle relazioni tra persone. Qui ci sono dei filoni di

ricerca che per esempio nel caso della scuola mostrano come possono essere messe in atto

discriminazioni da parte degli insegnanti. Per es alla fine della terza media in Italia ci sono

delle dimostrazioni che alcuni insegnanti spingono a fare professionali o tecnici invece dei

licei.

Queste forme di comportamento sono legati a forme di pregiudizio. In alcuni casi si favorisce

con il finanziamento pubblico una scuola rispetto ad un'altra frequentata da immigrati. In Gran

Bretagna sono stati presi dei provvedimenti già da decenni per risolvere questa situazione del

razzismo istituzionale.

Un altro settore classico di ricerca su questo tipo di razzismo sono polizia e tribunali.

Statisticamente. E più severità di giudizio davanti ad uno stesso tipo di reato.

Il razzismo istituzionale riguarda anche gli ospedali, la sanità e la salute pubblica. Negli Stati

Uniti c'è mediamente uno statuto di salute delle minoranze più degradato rispetto alle

popolazioni mediamente più benestanti. Essere poveri in società con limitati welfare state

significa anche non avere accesso ad una buona sanità, avere tassi di mortalità più alti e

questi forma di discriminazione implicita legate alle possibilità e omini e possono essere.

Pensi rate forme di razzismo istituzionalizzato.

Altro settore di ricerca sono il lavoro e le banche. Nel campo del lavoro il pregiudizio ha un

ruolo io rotante. Avere un certo aspetto fisico, un certo nome, la provenienza da un certo

usarti ere possono essere degli handicap. Anche avere un prestito può essere più

complicato.

MULTICULTURALISMO

Si lega sempre una una concezione di cultura e quindi della comunità, dell'identità della

comunità e del gruppo di appartenenza. Multiculturalismo significa pluralismo di dentista e

comunità e sistemi culturali che possono vivere fianco o fianco o trovarsi in conflitto. Il

problema è capire se ci può essere compatibile oppure è inevitabile il conflitto. L'idea del

multiculturalismo è sempre legato ad un auspicio di convivenza, ma nel modo in udì si è

sviluppato non è sempre riuscito a raggiungere questo obiettivo e spesso ci sono comunque

opinioni di persone che ritengono impossibile la convivenza. Tutte le culture sono

autoreferenziali ma possono essere spinte verso una maggiore apertura da alcune scelte

istituzionali e normative. Ci sono stati degli effetti perversi da parte degli Stati che hanno

scelto politiche di tipo comunitario, ossia in cui i diritti della comunità prevalgono su quelli del

singolo. Questa scelta ha spesso alimentato una sorta di autoreferenzialità e chiusura delle

culture. Inoltre paesi come gli Stati Uniti che funzionano secondo una visione comunitaria,

l'autoreferenzialità si è prodotta e le diverse comunità si percepiscono come gruppi di

interesse che devono proteggere gli interessi della comunità a livello legislativo ed

economico. La visione del multiculturalismo come insieme di comunità oggi viene considerata

eccessivamente restituiva e si tende a criticare. Le culture sono sia una risorsa per e persone

e le comunità sia un vincolo sia per le persone che per le comunità. Sono un vincolo per le

persone perché le cultura limitano le persone a seguire le norme di quelle culture, al tempo

stesso queste possono servire come distinzione personale nei confronti degli altri. Il doppio

binario vale anche per la comunità nello spazio naizonale. Queste ambivalente sono

diventate oggetto di riflessione nel corso degli anni, prima nei paesi dell'area anglofona, poi in

Europa.

Il tema della differenza è relativamente recente ed emerge per la prima volta negli Stati Uniti

con il movimento dei diritti civili, anche i movimenti che si sviluppano nei paesi che ottengono

la liberazione dai regimi coloniali sono stati anche loro movimenti di rivendicazione della

differenze. Questi movimento sono avvenuti più o meno tutti negli stessi anni, ossia tra 50 e

60. Questo si mette in moto dopo la ww2 per motivi ben precisi perché alla ww2 avevano

partecipato tutti: donne, afroamericani, indiani, africani in quanto colonizzate da Gran

Bretagna e Francia. tutte le categorie discriminate fino ad allora sono state protagoniste dello

sforzo bellico e dopo la fine non vogliono più essere trattati come subalterni. Questo

passaggio ha messo in moto la macchina di rivendicazioni delle differenze che alimenterà poi

il movimento per i diritti civili, quello femminista. Richiede un riconoscimento della propria

dignità personale, intendente eminente da genere o provenienza. Questo riconoscimento non

è automatico, si mettono in moto una serie di forme di mobilitazione ne è conflitto che

reclamano anche a costo di dure repressioni il principio di uguaglianza ed inclusione senza

rinunciare alle proprie differenze. Queste è la novità perché non si tratta di mimetizzarsi alla

maggioranza ma rivendicare un inclusione che riconosca le differenze, le proprie specificità.

Viene rifiutata quindi l'assimilazione di tipo subordinato, che era stata offerta, quindi il

riconoscimento di dirti in cambio di una forma di assimilazione culturale. Questo era anche il

tipo di comportamento sociale seguito dalle élite colonizzate nella fase precedente, che

ßtudiavano per es in Europa. Proprio l'aver studiato nelle università europee fa si che alla

guida della mobilitazione ci sono persone che che conoscono bene la culture europea, come

Gandhi che aveva studiato in Gran Bretagna. Si rifiuta quindi il mimetismo, senza parlare

necessariamente di forme di separatismo. Questo tipo di mobilitazione mette in modo forme

di mobilitazione interne al l'occidente, come il movimento delle donne e i movimenti

studenteschi tipici degli anni sessanta. Fanno a nessi parte del clima delle rivendicazioni delle

differenze.

Nel momento in cui arrivano i grandi flussi migratori, che negli Stati Uniti sono la seconda

ondata migratoria che non coinvolge più europei ma viene dal mondo non occidentale come

Africa, Asia, America Latina. In Europa avviene perché nel secondo dopoguerra serve

manodopera per ricostruire e si mette in opera un processo di flussi migratori che apre il

discorso intorno al multiculturalismo. Negli anni ottanta, fino alla prima metà degli anni

novanta, c'era un consenso positivo a livello internazionale nei confronti del multiculturalismo.

Soprattutto dopo la fine della guerra fredda il mondo globalizzato e visto in positivo, come in

modo multiculturalismo di flussi liberi di persone e quindi c'era un consenso. Adesso de più

attenzione danie confronti della differenza e va di pari passo con un individualizzazione

progressiva delle società. La differenza è una risorsa e viene sempre più tutelata. Queste

tutele sono più espliciti in alcuni paesi rispetto ad altri. Paesi più universalisti come la francia

fanno passare questi riconoscimenti come il riconoscimento dei diritti fondamentali di una

persona. In Canada invece sembra più un riconoscimento dei diritti della comunità. Egli anni

novanta con fine della guerra fredda erano tramontate le ideologie e le rivendicazioni della

fase precedente legate al l'uguaglianza di tipo sociale, del nodo del lavoro, dei movimenti

sindacali e riemerge il dibattito tra redistribuzione e riconoscimento. Il desiderio del

riconoscimento delle differenze forse maschera il problema della redistribuzione delle risorse,

cioè dell'uguaglianza economica. Inizia a crearsi contrasto tra tema della redistribuzione e del

riconoscimento.

Ad un certo punto ci sono una serie di eventi che mettono in crisi il multiculturalismo e fanno

rivedere l'ottimismo nei confronti del multiculturalismo. Il testo “Lo scontro di civiltà” era del 93

e diceva che ci stavamo illudendo, non si può vivere assieme uguali e differenti, gli scontri

saranno inevitabili. Questo testo diventerà una sorta di slogan quando la situazione storica

cambia e simbolicamente lo fa con le torri gemelle e poi con l'inizio di una serie di attentati

che cambiano il clima rispetto al decennio precedente. Il multiculturalismo che era visto come

una speranza possibile ed era un'occasione di innovazione culturale attraverso i consumi,

nuovi mercati, nuovi acquirenti e nuovi prodotto. Tutto cambia all'inizio del duemila in cui

diventano maggioritarie le voci critiche nei confronti del multiculturalismo di cui si mostrano i

fallimenti. Il multiculturalismo e più rischioso perché rende più complesse forme di solidarietà

sociali, possibile in comunità abbastanza omogenee. Non sono possibili forme di solidarietà

asociale nella differenza. C'è anche il tema dei valori, se sia possibile o meno far convivere

valori diversi. Per esempio ci sono valori di autonomia personale che non sono compatibili

con una democrazie e quindi se lascio che prosperino normatività parallele fuori dall'Oriente

dei valori democratici, sto sostenendo dei principi antidemocratici in uno stato democratico.

Questi aspetti in precedenza erano stati bypassati. La critica al multiculturalismo è legata

anche alla grati a che il multiculturalismo reifichi le culture. La nuova tesi e quindi quella che

lo scontro di civiltà è inevitabile perché contano solo gli interessi comuni e quindi non sono

possibili pluralismo e universalismo. Si ritengo infatti che dietro le culture ci sono sempre

degli interessi e quindi visto che ci sono sempre conflitti tra interessi, anche il conflitto tra

culture diventa inevitabile. Il pluralismo rischia sempre di essere conflittuale e forme di

universalismo possono esistere solo in un universo culturale. Il fatto che queste riflessioni

avvengono in una fase in cui tema di differenza culturale e uguaglianza sociale sembrano

inconciliabili. Qualcuno sostiene ancora la possibilità di uno sviluppo del multiculturalismo. Si

ritiene per es che il multiculturalismo è un dato di fatto, visto che viviamo in un mondo

globalizzato. È impossibile pensare in un mondo con un'economia del genere che esistano o

munita omogenee e chiuse al loro interno. La pluralità delle differenze e parte della vita

quotidiana delle persone. Le critiche riguardano anche alcune forme vecchie di

multiculturalismo, come le forme di multiculturalismo forte che enfatizzano troppo la

differenza come autonomia giuridica. Sono invece d'accordo con una forma debole di

multiculturalismo che parte dal dato di fatto della pluralità delle società moderne e invece di

garantire i diritti delle comunità che rischiano di diventare gruppi di interesse è meglio

garantire il diritto dei singoli di esperire ere le proprie differenze senza dimenticare il tema

dell'uguaglianza delle opportunità. Questa è la direzione verso cui dovrebbero muoversi

comunità e governi. Nascere in una cultura non deve essere un destino già scritto.

HARTMAN-GERTEIS : ASSIMILAZIONISMO

il modello da seguire è uno solo, ossia quello della società ospitante, che deve essere seguito

soprattutto individuale. L'individuo si integra in una società, non è un percorso di un gruppo e

lascia il tema della differenza a livello residuale. La differenza rimane riservata alla vita

privata.

HARTAMAN-GERTEIS : INVIDUALISMO COSMOPOLITA

il cosmopolitismo può riguardare il singolo individuo ma non il patrimonio di una comunità.

Questo tipo di modello e spesso stato portato avanti da paese che investono sulle capacità

dell'individuo e non fanno entrare lo stato in questo processo, dimenticando che spesso le

capacità personali sono legate alle situazioni sociali.

DIFFERENZIALISMO E PLURALISMO SEGMENTATO

comunità più o meno autoreferenziali, ben definite. È il modello preferito dalle situazioni di

comunitarismo. Lo stato è un arbitro nella spartizione delle risorse tra le comunità

PLURALISMO INTERATTIVO

il più auspicabile per gli autori dell'articolo. Non solo c'è mobilità degli individui ma ci sono

anche sistemi di riferimento culturali capaci di interagire. Le comunità sono porose, capacità

di contaminarsi e conoscersi reciprocamente.

Pluralismo interattivo.

La parte successiva riguarda il discorso delle modernità multiple e fa riferimento all’articolo di Eisenstadt,

che è un sociologo americano che ha lavorato e si è specializzato sul tema. Che cosa significa? Significa che a

un certo punto della storia, circa dalla fine della decolonizzazione (durato 20 – 30 anni) degli anni 70 fino

alla fine della guerra fredda, si è cominciato a vedere il discorso della modernità alla luce degli ex paesi

colonizzati. C’erano delle élite intellettuali di borghesia, di professioni che hanno studiato in occidente,

prevalentemente nelle capitali europei e avevano preso valori della modernità e tornati in patria avevano

animato movimenti di decolonizzazione. Contemporaneamente alla fine della guerra fredda si sviluppano

ulteriori dibattiti: uno che riguarda la fine della storia, che fa riferimento a un’epoca di globalizzazione in cui

il mondo viene unificato da un’unica cultura. Questo clima storico si riassume nella necessità di pensare al

tema della modernità e un mondo che non è più subalterno, che è indipendente e crea dei propri riferimenti

culturali. Quando parliamo di modernità, parliamo di possibili diverse modernità.

In questo articolo c’è un tipo di riflessione che è legata alle conseguenze dei movimenti di liberazione delle

colonie e della successiva letteratura post coloniale, che non comprende solo romanzi o arte, ma anche una

riflessione filosofica, antropologica e geopolitica sul chi sono e cosa succede ai paesi colonizzati dalla cultura

occidentale, che non vogliono tornare alle origini ma devono trovare un modo per definirsi e delle identità

culturali che non siano solo di reazione di ciò che è avvenuto durante la colonizzazione. Questo dibattito è

animato da intellettuali che lavorano nelle società americane, che hanno una risonanza mondiale e creano

questo dibattito sul ripensare alla modernità in base ad una voce che non è originaria dell’occidente.

Eisenstadt prova a proporre una sua interpretazione della sua discussione che tenga conto della società

occidentale sia dalle esigenze sollevate da questi movimenti.

Una prima riflessione che l’autore fa riguarda la necessità di distinguere il concetto di modernità da quello

di modernizzazione: la modernità intesa come riferimento etico culturale, quindi l’autonomia individuale,

la laicità, emancipazione del soggetto e la possibilità di scegliere; la modernizzazione, spesso si sovrappone

e ha un’idea di occidentalizzazione e propone un modello di economia, di stili di vita, consumo, meglio

definito che tende poi a essere proposto/imposto ad altre società. E’ soprattutto sulla modernizzazione che

si crea discussione, perché talvolta i modelli non sono in sintonia con le storie e i sentimenti delle altre

civiltà. Prova a mettere ordine in questo dibattito con questo tipo di distinzione, che è presente anche in

altri autori.

Di che cosa si discute rispetto alle modernità multiple? Dietro a quest’idea c’è il tentativo di vedere come

l’eredità complessiva della modernità e modernizzazione in occidente è stata adattata in altri contesti

culturali (Es: il processo di modernizzazione dell’India è diverso da quello africano, ecc). Ci sono specificità

della traduzione dell’eredità della modernità europea che si sovrappongono alle identità culturali dei paesi.

Il ragionamento che fa Eisenstadt è quello di leggere in maniera plurale le traduzioni dell’eredità moderna

nelle varie parti del mondo, tenendo come riferimento alcuni valori umani, sui quali si trovano punti di

incontro anche nelle altre culture, anche se sono stati declinati in modo parzialmente diverso. Questa è la

base di discussione che lui pone e pongono altri autori, come ad esempio la questione dello stato nazione.

L’idea nasce in Europa dopo tutta una serie di vicende storiche, di guerre e processi di riunificazione

complicati e spesso violenti ed è un’idea che non si era creata nello stesso modo in altre civilizzazioni, dove

l’idea prevalente era quella dell’impero, che considerava il pluralismo al suo interno come normale. Lo stato

nazione chiede l’omogeneità interna in un’unità territoriale più vasta di quella di una polis.

Con la colonizzazione e la sua fine, succede che quest’idea viene applicata a territori che non avevano avuto

processi storici dell’Europa (ad esempio in India, governata dagli inglesi, aveva un’estensione territoriale

che gli inglesi avevano conquistato. Quando essa viene liberata, si creano due stati: musulmani e induisti,

che si creano con delle serie drammatiche di migrazioni verso anche il Pakistan). L’idea dello stato nazione è

applicata in culture che non erano storicamente preparate con conseguenze pesanti.

Altro punto comune è superare questa dicotomia tra civiltà e non civiltà che aveva caratterizzato la retorica

del periodo della colonizzazione. E’ una richiesta forte che arriva dai paesi non occidentali, spesso definiti in

questo modo. Come tutte le proposte importante, sono state messi in evidenza dei limiti e delle critiche: una

delle criticità principali che sono state indirizzate a questa proposta è quella che alla fine, questa proposta di

Eisenstadt non mette le modernità tutte sullo stesso piano ma mette in centro la modernità europea, che poi

viene comparata ad altre possibilità. Questa posizione è stata criticata da studiosi, soprattutto intellettuali

asiatici che sostengono invece che ci sono altri sistemi culturali (come quello confuciano) dove troviamo

altrettanti riferimenti importanti alla razionalizzazione e allo sviluppo burocratico dello stato e dove il

valore individuale non ha lo stesso peso perché viene dato maggior peso al valore della comunità.

Sostengono che la modernità e l’organizzazione, lo sviluppo industriale e il benessere della popolazione ci

sono lo stesso anche senza porre l’individuo al centro dell’interesse. Altri dal lato opposto hanno criticato il

fatto che questi discorsi, vengono fatti dagli occidentali perché il mondo è caratterizzato dal global

rebalancing, cioè ci sono paesi non occidentali che hanno un peso economico, che fanno valere dal punto di

vista delle rivendicazioni culturali. Questo discorso quindi sulle modernità multiple non è altro che l’effetto

di bilanciamento dei rapporti di forza geopolitici e il riconoscimento di richieste che esprimono questo

cambiamento storico.

Questa proposta continua comunque a circolare ed essere discussa nel dibattito globale. A questo tipo di

discorso, si completa da un discorso meno sociologico ma direttamente legato a valutazioni di geopolitica,

che continua il dibattito utilizzando una letteratura diversa (Petito: oltre lo scontro di civiltà)

Anche lui parte da questo presupposto storico: esplosione delle richieste di riconoscimento delle

rivendicazioni culturali e di identità di questi stati, alla fine della colonizzazione.

Huntington e altri autori sono i principali diffusori di quest’idea. Petito mette in circolazione questo

dibattito e altri meno noti, come quello sul presidente dell’Iran. Cosa dicono queste voci di riferimento

importanti nel dibattito? Huntington propone l’idea di scontro di civiltà, che è una proposta mal

interpretata. L’aver intitolato il suo libro in questo modo “scontro di civiltà” voleva dire che il successo di

questo slogan, è stato interpretato in modo negativo, cioè non ci può essere un incontro interculturale tra

civiltà diverse ma nel testo invece l’autore non sosteneva questo ma sosteneva che in un mondo

multipolare, in assenza di un’egemonia del mondo euro americano ma ci sono potenze economiche che

guadagnano terreno e vogliono essere riconosciute queste civiltà, bisogna riflettere su uno scontro di civiltà

multipolare, e riflettere sull’idea su come possiamo evitare questo scontro. L’articolo discute l’altra

posizione di successo e più volte ripetuta di Fukuyama che sostiene la fine della storia come una completa

occidentalizzazione del mondo. Il libro esce dopo la caduta del muro di Berlino, anni in cui tutti si

chiedevano se ci fosse un’egemonia dell’occidente americana. La storia sarà quindi uguale per tutti, che

seguirà un destino comune. Anche in questo caso si tratta di una provocazione, interpretata da alcuni come

un dato di fatto. La proposta dall’Iran, che viene da Khatami, è una voce che l’autore inserisce nel dibattito

come tentativo di provare a riflettere su questi cambiamenti storici dal punto di vista di un paese non

occidentale, musulmano che non risponde ai criteri delle democrazie occidentali e propone la ricetta di un

possibile dialogo tra civiltà diverse in un ambiente multipolare. L’altro autore importante è Said, uno degli

intellettuali principali della letteratura post coloniale che viene dall’area medio orientale che ha lavorato

negli USA, che è particolarmente critico nei confronti di Huntington e del suo testo. Più di uno scontro di

civiltà dovevano tener conto delle nostre ignoranze reciproche, quindi è un’altra voce che si inserisce nel

dibattito di pensiero della modernità sotto un aspetto teorico.

In questo dibattito troviamo questo tipo di sovrapposizione, cioè l’idea della multipolarità presente in questi

autori, che viene presentata come possibile alternativa all’egemonia americana sul mondo (new global

order), corrisponde più o meno a quell’ambivalenza tra multiculturalismo, ambivalismo e assimilazionismo.

Tutti gli autori convergono a pensare a questi aspetti.

Queste voci che sono le più discusse e più note di fatto si interrogano su questi aspetti: la modernità cambia,

non è uguale a quella dell’800 ma ci sono delle questioni su cui riflettere e degli auspici per andare in una

precisa direzione.

Un’altra voce citata in quest’articolo è quella di un sociologo che si inserisce in questo dibattito con un altro

tipo di affermazione: cioè che la multipolarità possiamo costruirla più facilmente, e cercare di evitare uno

scontro di ignoranze reciproco se superiamo l’idea che solo noi abbiamo qualcosa da proporre di

interessante e gli altri no. E’ vero che c’è la questione dell’ignoranza (stereotipo) ma c’è un ulteriore

ostacolo nel pensare che le proposte degli altri non siano interessanti. Questo è collegato all’ignoranza. Più

ne so, più conosco, più posso trovare qualcosa di interessante nelle altre culture. Su quale piano ci stiamo

muovendo? Stiamo parlando di ideali, del “sarebbe bello se” o di qualcosa di concreto? Un ulteriore aspetto

su cui bisogna riflettere è l’ambivalenza tra il puntare di più a una guida di tipo normativo, valoriale o

piuttosto basarsi su un’analisi realistica: è un’ambivalenza tipica nell’ambito della riflessione delle relazioni

internazionali. Come rifletto sui problemi contemporanei? Basandosi su come potrei risolverli (idealistica:

kantiana) o tenendo conto di tutte le difficoltà e degli ostacoli, quindi è meno fiduciosa di poter cambiare le

cose e cerca una soluzione più pragmatica (realistica).

L’ipotesi realista guarda allo stato delle cose, che vede più una tendenza bipolare di assimilazione culturale,

mentre quella idealista pensa a come si potrebbero sviluppare situazioni di maggiore culturalismo. Dentro

questo tipo di dibattito, la posizione di Huntington con la sua idea di scontro di civiltà, è un’idea che pensa a

come evitare una guerra (economica, o anche militare) e la sua ricetta dal punto di vista culturale e

geopolitico è simile a quello che fa Eisenstadt a livello culturale. Non sono tutti sullo stesso piano e può

essere una ricetta per evitare una continua conflittualità.

Queste sono le visioni che fanno opinione (pubblica) e all’interno dei ruoli decisionali dei governi ed è una

visione (la proposta di Huntington) a metà tra idealismo e realismo.

La visione idealista è quella che cerca di trovare dei punti di contatto comuni a livello dei valori e riferimenti

più astratti tra diverse culture. L’occidente è più orientato all’individuo, mentre i paesi asiatici più alla

comunità ma è vero che nelle diverse civilizzazioni, ci sono dei punti etici (rispetto vita umana, ecc). Il

riferimento dei diritti umani o delle genti è spesso un tema citato ed è diventato un tema centrale come

punto di incontro per superare le questioni che il mondo contemporaneo solleva sul tema della pluralità dei

riferimenti, delle culture e degli interessi.

Fino a quei ci muoviamo nell’ambito dei discorsi generali sul tema della globalizzazione e multipolarità.

In modo più concreto, un tema importante è quello dell’immigrazione.

L’immigrazione è una pratica, una realtà a livello mondiale. Ci sono delle aree del mondo da cui si parte di

più e delle aree in cui si tende ad arrivare. Spesso alcuni rapporti sono “nord – sud” (global south, cioè tutto

ciò che è subalterno ed è costretto a muoversi). Questi flussi coinvolgono più di 250 mln di persone l’anno e

sono flussi importanti che sollevano questioni riguardanti temi della differenza.

Alcuni capisaldi di questa discussione: le persone emigrano da un posto verso un altro per una serie di

motivi, che di solito si riferiscono a fattori di spinta e sono questioni economiche (immigrati economici),

crisi locali, esplosione demografica, carestie, guerre e persecuzioni. La letteratura mette in evidenza anche i

fattori di attrazione: dopo la fine della 2GM, tra i fattori di spinta e quelli di attrazione, quest’ultimo era

prevalente. L’Europa distrutta aveva bisogno di manodopera, offerta da ex colonie ma anche dall’Europa

stessa (greci, italiani e spagnoli verso la Germania, Belgio). Questa manodopera oggi è più specializzata

rispetto agli anni 50 – 60 ma le leggi sono più o meno le stesse.

Le modalità con cui queste trasformazioni vengono gestite sono diverse da caso a caso: se attiro

manodopera devo in qualche modo devo regolamentare queste nuove presenze e quindi posso seguire

politiche:

• Assimilatorie esempio in USA, che passa attraverso l’assorbimento culturalmente e socialmente

à

dei nuovi arrivati nel sistema produttivo o dei consumi; in Francia invece era legata ad una fase

istituzionale, con l’acquisizione dei diritti.

• Differenzialiste caratteristica di paesi come GB ed europei di cultura protestante e dove il ruolo

à

dello stato è meno presente nella vita quotidiana delle persone. E’ una strategia per la quale si

lascia vivere gli immigrati nelle loro comunità con le loro usanze e non interviene più di tanto. Una

sorta di tolleranza e di mutua indifferenza reciproca.

• Separazione formale variante della differenziazione, ad esempio in Germania, che aveva bisogno

à

di ricostruirsi dopo la guerra e vede arrivare molti immigrati soprattutto dall’impero ottomano. Il

modello è un misto tra il modello francese e inglese, perché da un lato si garantisco pari diritti ma

non li si riconosce come cittadini. Questo modello del cosiddetto “lavoratore ospite” è stato rivisto

solo in tempi più recenti.

Ci sono quindi spinte comuni di attrazione ed espulsione e ricette diverse di come gestire queste situazioni

nel lungo periodo.

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L’articolo in italiano di F. Rahola si concentra su un aspetto più peculiare ed emergenziale del fenomeno

dell’immigrazione. Oggi c’è comunque il problema della difficoltà di gestione dei flussi di persone

soprattutto quando si intensificano o sono improvvisi. L’articolo è una riflessione su come è cambiata la

visione dell’immigrato, che non è solo economico ma anche può essere costretto. Una prima riflessione da

fare è storica: in passato le persone che si trovavano in questa situazione erano poche, quindi la figura del

rifugiato o dell’apolide era un caso eccezionale su cui si è riflettuto dopo gli eventi della 2GM, perché dagli

anni 30, molte persone scappano dalla Germania per le persecuzioni o per mancanza della cittadinanza. Gli

intellettuali della scuola di Francoforte, scappano perché se no venivano arrestati e perché non hanno più la

cittadinanza e sono considerati apolidi. Quando emigrano negli USA, non ricevono subito la cittadinanza, ma

hanno aspettato molto tempo. Molti di loro hanno cominciato a riflettere su questo problema, che ha

riguardato molte più persone. Questo tema però era limitato a categorie più ristrette. In anni più recenti c’è

stato il passaggio di questa figura più singolarizzata dell’apolide a una massificazione della figura, perché è

un modo come noi li percepiamo. Le individualità e le singolarità delle persone coinvolte non sono più

percepite e vengono considerate materialmente sia a livello percettivo come una massa di migranti. Cosa

succede quando noi perdiamo la percezione della singolarità? Perdiamo la percezione dell’umanità delle

persone coinvolte in questo fenomeno e l’effetto della disumanizzazione è un effetto che parte da questa

perdita. Questo è il punto di partenza da cui l’autore parte per fare una serie di considerazioni sullo spazio e

i luoghi/non luoghi nei quali sono coinvolti questi flussi di persone.

Questo titolo “la forma capo” si riferisce alle diverse tipologie di territori in cui passano queste persone, che

sono passaggi in diversi campi, come quello di accoglienza, di identificazione, dove si transita per periodi

medio/lunghi, sono spazi fisici e anche simbolici che sono un sistema di cambi in cui queste persone

circolano. Allo stesso tempo sono anche dei luoghi che si possono definire degli spazi d’eccezione perché

sono assestanti, con diritti e uno stato giuridico a parte. Questa è una condizione moderna molto specifica

della possibilità messa in campo oggi per la gestione dei flussi migratori.

Anche in Italia molti si sono trovati in campi profughi perché non avevano una casa, o anche sopravvissuti ai

campi di concentramento. La dimensione del campo profughi, della persona che non ha una collocazione e

una biografia sociale, è una dimensione particolare e rilevante, che è una dimensione che si crea dalla fine

della 2GM.

L’altro tema importante di riflessione è la percezione dell’eccedenza correlata a questa situazione. Il campo

in passato come oggi è legato all’idea che non si sa dove mettere queste persone, è quest’umanità in

eccedenza che circola.

Questa situazione fa a sommarsi a quella percezione massificata di persone che non hanno più identità e

questo le fragilizza ulteriormente.

L’autore osserva come questo fenomeno produca delle percezioni collettive e delle soggettività. La

percezione di se cambia, non soltanto per motivi traumatici e psicologici ma anche perché mancano punti di

riferimento ed è una situazione che va governata. Non possiamo estraniarci o far finta di non vedere.

Questa funziona diversificata del campo ha una sua produttività interna (le persone all’interno hanno una

loro identità) e si produce materialmente qualcosa, come le maquiladoras del Mexico. Il campo esclude chi è

dentro al campo rispetto a chi sta fuori e in alcuni casi reclude perché si sta forzatamente nel campo e non si

può uscire. Quindi, l’articolo porta l’attenzione sulla necessità di riflettere su cosa sta producendo questo

aumento dei campi profughi nel mondo contemporaneo.

L’ultimo articolo è più particolare, si basa fondamentalmente su due performance di due artisti per riflettere

dei temi della differenza, dell’estraneità.

Video youtube

Julien: Western Union – Amall Boats/Helga de Alvear Gallery / Madrid, Spain.

àIsaac

- bimba palermitana / performance artistica che fa riferimento al tema degli immigrati (utilizza infatti

due video nello stesso momento). C’è un’associazione di idee.

The paintball project: l’artista è un iracheno che vive negli USA. Le persone possano da internet lanciargli

à

addosso dei proiettili di vernice gialla.

L’interesse della riflessione sta nel pensare a quelle che sono le reazioni emotive, come le nostre emozioni

sono messe in gioco nel sentire queste situazioni.

Socializzazione, individualizzazione e interazione sociale

Sono tutti temi astratti che sono alla base delle ricerche.

Tema dell’individuo, cioè del singolo su cui si basa la costruzione del sistema sociale. La visione di Weber e

Durkheim su questo aspetto è diversa, Weber parte dal basso, dal singolo individuo e Durkheim parte

dall’altro, dalla visione sistemica della società. Si trovano le riflessioni dei sociologi americani riguardo

l’interazione sociale. Mead e altri si focalizzano sulla ricerca delle modalità con cui comunicano gli individui,

cioè il modo in cui danno il significato delle azioni dell’altro individuo e in che modo questo tipo di

comunicazione ha un senso per l’individuo e permette la comunicazione reciproca. Questo insieme di

ricerca si chiama interazionismo o interazione simbolica. Il contesto americano si basa sull’osservazione

pratica di come si comportano gli individui nella vita quotidiana.

Tra alcuni autori troviamo:

• Cooley: è stato il primo a riflettere su queste tematiche nonostante non abbia avuto successo. La

sua idea è che l’identità è qualcosa che si forma in modo riflessivo, in senso meccanico del riflesso,

nel vedersi riflessi negli altri. Quell’idea che poi Mead trasformerà nell’idea del “me”.

• Mead: elabora un’idea più complessa dell’interazione simbolica, osservando i ragazzini nei

processi di socializzazione primaria per vedere come fin dall’infanzia gli esseri umani apprendono

a interagire con gli altri attraverso una serie di regole della comunicazione che apprendono

inconsciamente. Mead completa quest’iniziale intenzione di Cooley aggiungendo al “me” una parte

originaria e creativa dell’individuo che permette l’innovazione sociale, cioè dentro le regole della

socializzazione c’è sempre qualcuno che introduce nuovi simboli per comunicare e interagire, che

lui chiama “io”.

• Goffman: è colui che ha proposto la società come teatro, cioè scena e retroscena e propone un’idea

di individuo come un attore sociale, ma Goffman lo intende come un attore teatrale, cioè cosciente

di essere su una scena e quindi recita la sua parte in quella scena e consapevolmente cerca di

comunicare attraverso le regole della comunicazione e le impressioni di se che lascia agli altri e

quindi per Goffman la comunicazione è sempre strategica. Il rapporto costi – benefici è sempre

presente ed è un meccanismo caratteristico dell’interazione umana, anche quando è legata a

sentimenti di compassione perché il nostro essere umani e sociali è legato ad una sorta di

spettacolarizzazione dell’esistenza davanti agli altri e il controllo delle impressioni è

fondamentale.

• Parsons: lega questo tema della comunicazione alla questione della socializzazione, cioè al come e

perché noi assimiliamo queste regole di comunicazione e come assimiliamo e perché i ruoli sociali

che ne derivano. La socializzazione crea una sorta di super ego sociale, il “me” di Mead diventa un

super ego, una specie di coscienza collettiva che noi interiorizziamo e fa si che noi rimaniamo

vincolati alla società e alle sue regole e abbiamo paura di rompere queste regole perché potrebbe

avere costi notevoli ma non siamo in grado perché l’assimilazione delle regole sociali è molto

profonda.

A livello micro: Goffman e Mead mentre a livello macro: Parsons.

L’individualizzazione

Questa questione del rapporto tra individuo e società è uno dei temi fondamentali delle scienze sociali ed è

un problema che ci si pone sin dall’inizio. Uno degli antenati è Tocqueville, che scrive nella prima metà

dell’800: questo era un tipo di interrogativo diffuso tra i pensatori, le persone colte e impegnate nella

politica dell’epoca perché l’inizio della modernità e i processi di secolarizzazione creano questi interrogativi

e sentimenti di inquietudine nei confronti del rapporto tra individuo e società che sta cambiando. Nella

prima metà dell’800 questo si percepiva attraverso delle percezioni che Tocqueville descrive in modo

analitico. La perdita del senso di collettività e comunità legata al sentimento religioso, di stratificazione

sociale e di classe, viene messa in discussione con l’avvento della classe borghese, cioè la via di mezzo; il

venir meno dei valori religiosi crea preoccupazione perché non si sa più come comportarsi perché manca un

riferimento e un freno; come finirà una società dove l’individuo conta sempre di più rispetto alla società?

Questi interrogativi sono analizzati da Tocqueville per la prima volta che riesce a farlo perché mette nella

sua analisi l’aspetto comparativo internazionale tra la società americana e francese.

Viaggiando e vedendo contesti diversi, egli vede diverse tipologie di modernità e vedendo come funziona la

società americana, che lui ammira percependone anche i limiti, fa una riflessione sull’inizio dei processi di

individualizzazione moderni. Queste preoccupazioni per l’individualizzazione, che si esprime attraverso

l’autoreferenzialità, il narcisismo, possono essere mitigati dalla capacità di costruire nuovi spazi di

collettività che vedeva attraverso l’associazionismo che esisteva negli USA, legata ad uno stato che era

giovane, che aveva potuto organizzarsi più facilmente rispetto allo stato francese. Tocqueville confidava

molto in una capacità in grado di creare uno spazio pubblico attraverso associazioni e comunità politiche

per discutere dei problemi. Rispetto ai suoi contemporanei, è il primo a dire in modo netto che questo

crescente processo di individualizzazione non può e non deve essere confuso con un banale percorso di

egocentrismo ed egoismo. Secondo Tocqueville essi sono comportamenti senza tempo: poteva averlo il

faraone o il notabile ma è un sentimento un modo di comportarsi mentre l’individualismo è un percorso

storico collettivo che caratterizza la modernità. Mette ordine alla discussione che sovrapponeva i due temi.

Un’altra preoccupazione classica del suo tempo, soprattutto dei francesi che credevano che queste

rivendicazioni sociali creassero disordini, portano Tocqueville a riflettere sulla necessità di riflettere sulla

differenza tra la libertà (intesa come libertà di scelta e politica) dalla semplice libertà di commerciare, fare

affari, acquisire ricchezza. E’ una riflessione che fa attraverso la comparazione tra USA e Francia perché

vedeva nel rischio di fare di questa sovrapposizione, il rischio di creare delle situazioni di disordine date da

tendenze reazionarie e conservatrice contro la modernità.

Sempre in queste osservazioni c’è un altro aspetto particolarmente innovativo rispetto ai suoi

contemporanei, cioè le riflessioni riguardo alla libertà che secondo lui non doveva essere ridotta ad un’etica

privata: non è importante che un élite di singoli abbiano libertà personali se poi in realtà molte altre

persone non le hanno perché queste élite vedono messa a rischio la loro libertà personale. L’esempio di

Tocqueville è utile per capire come queste riflessioni sull’individualità nascono fin dall’origine della

modernità.

La posizione dei due classici Weber e Durkheim, vediamo che il rapporto tra individuo e società è centrale

per entrambi.

• Durkheim ritiene che l’individualizzazione sia un effetto della complessità sociale, legato allo

sviluppo della società industriale, alla differenziazione dei ruoli e delle competenze che si creano

in una società sempre più complessa; è un effetto secondario questo fenomeno. Il tipo di società

meccanica è la consapevolezza di questa interdipendenza tra le persone: è vero che la società si

individualizza sempre più ma questo processo di singolarizzazione è una sorta di conseguenza

strutturale del processo storico strutturale. La società è in grado di tenersi insieme se si è

consapevoli di questa interdipendenza, se la singolarizzazione non diventa autoreferenzialità che

ci fa perdere consapevolezza.

• Weber invece parte dal singolo individuo e dall’idea secondo cui la società si crea dall’interazione

degli individui. E’ più vicino all’idea dei sociologi americani. Per Weber l’individuo è il terminale

delle funzioni di una società e quindi come si comporta è fondamentale per la società nel suo

complesso. Lui insiste per questo sul tema della responsabilità e dell’etica rispetto ai valori.

Proprio perché c’è questa ingiunzione a concentrarsi sull’individuo, è un ragionamento inverso e

complementare a quello di Durkheim che ha dei possibili effetti negativi. Essendo Weber

interessato al tema del potere, vedeva una messa a rischio della progressiva autonomia

individuale. Poiché una società ha sempre l’esigenza di controllare gli individui, questo controllo

diventava sempre più interiorizzato o produceva meccanismi che si esprimevano attraverso la

gabbia d’acciaio che intrappolano in modo più sottile quest’autonomia individuale su cui si basa

la società moderna.

Weber è uno dei primi a mettere in luce come la società moderna che investe così tanto sull’individuo,

trasforma quest’autonomia individuale in una sorta di dovere. La conquista dell’autonomia diventa anche

un dovere sociale, cioè di essere autonomi e di rispondere alle esigenze di autonomia che la società

complessa moderna richiede ai singoli individui. Entrambi mettono in luce questo processo di

singolarizzazione in modo diverso.

Volendo riassumere storicamente questi passaggi vediamo che soprattutto per la massa della popolazione,

questo processo di individualizzazione rimane in atto fino alla metà della 900 dopo la seconda guerra

mondiale perché se nelle élite sociali questo processo era già visibile da molto tempo, nella maggioranza

della società lo diventa in tempi più recenti in quanto in precedenza per le persone che appartenevano al

ceto contadino od operaio, erano persone che erano in uno strato sociale dal quale non si potevano spostare

ma rimanevano nel loro status ascritto e comportava dei percorsi di vita prevedibili e già tracciate. Questo

faceva si che questi processi di individualizzazione fossero meno marcati. L’individualità è espressa, infatti,

in determinati strati della società o si parla di biografie del popolo.

Questo cambiamento avviene soprattutto grazie allo sviluppo economico e al boom che corrisponde ad una

fase inedita di mobilità sociale, il che significa che nel lato di un passaggio generazionale c’è un

miglioramento di status e un passaggio a forme evidenti, per una grande parte della popolazione, ad uno

status di tipo acquisito. Questi passaggi di mobilità sociale sono possibili solo in questa fase storica e solo

occasionalmente precedentemente. Questa questione dell’individualizzazione che era una riflessione legata

a numeri ristretti, diventa una riflessione che riguarda tutti e sempre di più in quanto se arriviamo a tempi

più recenti, ai giorni nostri, vediamo come ciascuno di noi, chiunque può rendersi conto di come questo

processo si sia radicalizzato portando le persone ad una consapevolezza riguardo al fatto che le loro

biografie non sono tracciate. Eventi che prima erano vissuti come eventi collettivi ampi, faceva si che ci fosse

una percezione collettiva e meno individualizzata riguardo al proprio destino professionale mentre oggi c’è

stato un processo di individualizzazione crescente anche in questi ambiti per i quali le persone vivono

avvenimenti di fatto anche collettivi, in maniera individualizzata e quindi ad accentuare quei processi di

responsabilità di cui parlava Weber che oggi sono più diffusi rispetto al passato. Questo tema è importante

perché è un tema legato alle disuguaglianze sociali, di potere, di possibilità, capacità. C’è una differenza tra

vivere un evento con una responsabilità individuale rispetto ad un evento biografico in modo collettivo.

Questo fa capire come oggi ci sia la possibilità di produrre disuguaglianze per il singolo maggiori, che sono

sistemiche, legate ai processi produttivi, dove il singolo si trova coinvolto anche in maniera individualizzata.

La complessità di questi meccanismi nei processi produttivi economici che producono disuguaglianze

sistemiche, le fanno percepire in modo individualizzato e rendono più complessa la percezione a livello

collettivo.

Questa riflessione è portata avanti in maniera efficace da Ulrich Beck, che si è dedicato a studiare questi

effetti dei processi di individualizzazione contemporanei. E’ diventato noto grazie al “processo delle

biografie fai da te” che lo riferiva a questi meccanismi: descriveva questo processo come “la ricerca di

soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche”. Noi siamo incastrati in queste contraddizioni sistemiche

ma devo trovare una soluzione biografica individuale a questa contraddizione. Secondo Beck, che segue

l’insegnamento di Weber, questo era una sorta di paradosso dei processi della modernità e dei suoi processi.

L’uomo moderno ha sconfitto il destino delle identità ascritte e ognuno se lo deve costruire e sono tutte

ingiunzioni di responsabilità che in passato non esistevano.

Nelle sue analisi sulla società europea, Beck ha messo in luce come sia difficile questo compito, in tutti i

campi, nell’ambito delle relazioni affettive e personali, nel campo delle relazioni con gli altri, internazionali,

con la diversità culturale. Questo compito crea ansia sociale, che ha sempre bisogno di punti di

rassicurazione. Quindi nelle sue ricerche ha messo in luce dove c’è più ansia sociale, è più probabile si

cerchino degli antidoti all’ansia in presunte sicurezze in cui le persone preferiscono credere, ma non fino in

fondo, rispetto a chi propone soluzioni rapide e scorciatoie. Questi meccanismi, il fatto che le persone si

affidino a questi meccanismi è dato dall’ansia degli individui.

C’è un percorso lungo e secolare del pensiero della secolarizzazione che accompagna trasformazioni

sistemiche della modernità.

La socializzazione

Altro modo in cui noi possiamo riflettere del rapporto individuo – società è la socializzazione. E’ un processo

di apprendimento, che è qualcosa di cui non possiamo fare a meno, ne siamo immersi in processi di

socializzazione già da neonati, assimilando una serie di codici linguistici, di comportamento e soprattutto

assimiliamo una serie di significati relativi ai simboli che ci circondano costantemente. La socializzazione è

un continuo processo di apprendimento legato all’ambiente in cui viviamo. I sociologi, più spesso, hanno

concentrato la loro attenzione sul come noi interiorizziamo i codici normativi della società, quindi i codici

che sono legati all’appropriato o no, giusto o sbagliato, permesso o vietato e quindi come noi li

interiorizziamo, in modo inconsapevole inizialmente e più consapevolmente quando siamo adulti.

La socializzazione durante l’infanzia è diversa da quella della vita adulta, assimiliamo informazioni che

mostriamo attraverso giochi che ci fanno capire come si risponde alle regole, come si riesce a capire il

comportamento altrui rispetto a queste regole di socializzazione; poi quella che chiamiamo la

socializzazione secondaria, fa parte dell’apprendimento di socializzazione che riceviamo nel resto della vita

in ambienti diversi. Cosa significa tutto questo? Per i sociologi che se ne interessano, significa che tutti noi

siamo un prodotto della società. Chi parte dalla prospettiva della socializzazione vede nelle persone questo

risultato, che può avere caratteristiche peculiari ma siamo frutto di una serie di socializzazioni accumulate e

che continuiamo a ricevere.

Questo tipo di riflessione ne implica subito un’altra che riguarda il contenuto di queste informazioni e forme

di socializzazione: su questo sono tutti d’accordo che il processo di socializzazione di per sé è universale e

funziona per tutti così. Cambiano i contenuti e gli insiemi ma questo processo di apprendimento è comune

per le persone nel tempo e nello spazio.

La socializzazione può essere letta in modi diversi:

• un modo possibile è legarlo ad un tipo di civilizzazione, ragionamento di Elias. Segue Durkheim

dove la socializzazione è legata all’ordine sociale ma evidenzia il fatto che essa non ha solo

funzione di mantenere l’ordine sociale ma anche ha una funzione di controllo e di potere sugli

individui. Come avviene quest’interiorizzazione psicologica del controllo è un’idea che Elias pensa

ispirandosi alle intuizioni di Weber e per cercare di dimostrare questa sua visione prende un

esempio particolare: studia nei dettagli “la corte del re sole”, per studiare come era stato possibile

socializzare una categoria di nobili, perennemente in lotta per l’egemonia. La soluzione di Re Sole

era farli vivere tutti a Versailles per controllarli meglio per risolvere anche le loro rivalità e

affermare il potere centrale del sovrano. Elias mostra che questo tipo di politica è ottenuta

attraverso la socializzazione e i codici della corte: non sottomette i nobili con la forza armata ma

con la forza di codici culturali imposti dalla corte. I famosi rituali della corte di Versailles, erano

delle forme di socializzazione della nobiltà che servivano a controllarla attraverso questi processi

di controllo. Cerca di dimostra come la società controlla gli individui attraverso codici, considerati

legittimi o addirittura gradevoli. Cerca di tenere insieme l’aspetto di Weber e Durkheim.

• Durkheim: la socializzazione è legata esplicitamente all’ordine sociale e a come si tiene insieme

una società, legata al fatto che noi nasciamo in una società già data perché essa è prioritaria

rispetto all’individuo e si impone ad esso. La socializzazione era quindi necessaria per l’equilibrio

sociale ma era qualcosa anche di coercitivo per l’individuo che lui non vedeva come negativa, ma

vedeva come più negativa l’anomia cioè la mancanza di norme, la cattiva socializzazione perché

spesso aveva aspetti negativi anche per l’individuo (es: studio sul suicidio).

• Parsons: siamo nella generazione che scrive tra gli anni 30 e gli anni 60, diventa il sociologo di

riferimento degli USA negli anni 50. Insiste sull’idea di sistema sociale e sulle sue funzioni ed è

interessato alla questione della socializzazione. Parsons lega la socializzazione alle identità sociali

e ai ruoli sociali. La socializzazione è qualcosa che fa parte non soltanto dei ruoli sociali degli

individui nella vita di tutti i giorni ma ne costituisce anche l’identità, cioè ciò che noi siamo, che è

sempre il prodotto di diverse agenzie di socializzazione: la scuola, famiglia, lavoro, mass media,

attraverso le quali interiorizziamo i codici di comportamento. Secondo lui le cose funzionano, se le

persone sono al loro posto, sono al posto giusto rispetto a ciò che si aspetta da loro e ai ruoli e

codici che hanno assimilato e quindi se gli individui sono docili rispetto ai processi di

socializzazione e se sono buoni interpreti dei ruoli che hanno assimilato. Per Parsons noi siamo

così profondamente dentro ad un ruolo che noi siamo quel ruolo, non possiamo rendercene conto,

come suggerisce invece Goffman. Questo crea dei meccanismi non necessariamente positivi, che

possono essere sgradevoli: “conflitti di ruolo”, cioè ci possono essere dei ruoli non in armonia tra

loro o “sovraccarico di ruolo”, perché l’individuo da troppa enfasi al ruolo e crea una situazione di

disagio e disarmonia con l’ambiente in cui vive. La socializzazione comporta una sovrapposizione

tra l’io personale e il noi sociale, cioè le cose funzionano meglio se c’è questa corrispondenza tra i

comportamenti dell’individuo e i comportamenti della società. La sovrapposizione tra l’io e il me, è

completa: la società e cioè il me prevale. Parsons enfatizzata questi meccanismi perché era

preoccupato per la questione della devianza che lui vedeva come un deviare rispetto a questi

meccanismi. Ciò significa criminalità, disordine sociale, emarginazione, malessere, suicidio, ecc..

Posizioni critiche nei confronti di questo tema, da un lato dagli americani, cioè dagli interazionisti e

dall’interazionismo simbolico contro Parsons, ma le critiche più forti si sono sviluppate in Europa, e in

particolar modo in Francia:

• Bourdieu: è critico nei confronti di questo meccanismo è che non lo considera positivamente. Egli

dice che questo processo avviene ma sono negativi perché questo imporsi della socializzazione

sull’individuo è soprattutto un controllo della società sull’individuo. Ha dedicato la sua vita per

capire come questo avviene in settori diversi dei consumi, in ambito lavorativo, delle periferie

urbane. Il meccanismo con cui la società penetra e controlla attraverso la socializzazione è

descritta come una forma di habitus/disposizione, cioè qualcosa che noi consideriamo talmente

naturale da non percepire più che ci è stato imposto e insegnato e non viene da noi. Questo crea

delle disposizioni di comportamento che sono diverse dalla socializzazione e dalla nostra

posizione sociale. Nelle sue ricerche cerca di capire come noi possiamo leggere la stratificazione

sociale attraverso l’habitus, soprattutto del gusto, cioè ciò che mi piace/non mi piace. Chi rifiuta

tutto vuol dire che ha un habitus più ristretto. Ciò avviene attraverso lo studio delle pratiche, cioè

ciò che noi facciamo nella vita quotidiana e sono espressione di un habitus interiorizzato difficile

da scalfire. Secondo questo autore, la nostra parte di scelta, di creatività e di innovazione è ridotta

perché dipende dalle forme di socializzazione che abbiamo avuto, alle quali rimaniamo ancorati

perché temiamo di metterle in discussione in quanto strutturali e strutturanti per noi. Quello che

noi prendiamo per una nostra iniziativa, è in realtà una disposizione di ciò che apprendiamo,

soprattutto nell’ambito del gusto. Come si esce dalla situazione? Credeva talmente tanto al potere

della socializzazione che riteneva che gli individui da soli non avessero grandi margini di manovra

e quindi l’unica cosa che si può fare era una rottura di tipo sistemico, cioè una ricerca di

consapevolezza che nasceva dalla stessa ricerca sociale. Lavori come il suo erano dei modi per

mettere in luce dei meccanismi.

• Foucault: si esprimeva da filosofo attraverso il rapporto tra soggettivazione e assoggettamento. Il

tema era fino a che punto noi siamo i soggetti di una socializzazione e governiamo i suoi processi e

fino a che punto siamo soggetti a questa socializzazione, cioè la subiamo. Questa domanda secondo

lui passava attraverso una riflessione di soggettività come emancipazione e assoggettamento. Si

rapporta a Weber e Durkheim, si muove “in between”. Questi meccanismi si solidificano in

specifiche istituzioni, come lo stato, la scuola, il governo politico che sono istituzioni che incarnano

i principi che passano attraverso la socializzazione e sono istituzioni del controllo. La risposta di

Foucault è che è vero che nessuno di noi può farla franca rispetto ai processi di socializzazione ma

siamo sottoposti a una forza di dressage, come sorta di addestramento, e interiorizziamo istruzioni

di comportamento, a cui non sfuggiamo ma possiamo tentare di governare questi processi. Quello

che abbiamo visto dell’arte di non essere governati si riferisce a strumenti di filosofia per tentare

di governare questi processi. Il grande sogno moderno di autonomia e autodeterminazione non è

un sogno assurdo ma può essere una lotta continua e quotidiana che ciascuno di noi può fare

nell’ambito di meccanismi di socializzazione. Portano avanti un discorso critico e nega la necessità

di questi processi.

La questione dell'azione sociale è un punto di partenza della riflessione generale del scienze sociali e si

capisce che c'è un legame tra l'idea di azione e interazione, ossia azione congiunta tra due o più individui. Su

questo tema soprattutto Weber ha approfondita questa questione lasciando un'importante eredità. Il suo

punto di partenza e che la società si forma dal basso. La società è composta da individui che interagiscono

tra loro, quindi non è un'entità astratta, preesistente, sistemica.

L'altro tema fondamentale in Weber e il fatto che l'azione utile per le scienze sociali e quella intenzionale.

Quando io comunico, lo faccio in modo intenzionale. Esistono però anche forme di comunicazione non

intenzionali, come arrossire. Weber però non prende in considerazione questi aspetti, che invece saranno

presi non considerazione da sociologi che scrivono nella seconda metà del novecento e ritengono

importanti anche gli aspetti non intenzionali. Per Weber invece l'agire e intenzionato ed ha un significato

condiviso, rivolto a più interlocutori.

Noi ci esprimiamo in dodici condividi pensando che il nostro agire intenzionato sara capito. Speriamo

quindi in una comprensione di quello che vogliamo dire, ma i malintesi sono continui. Il malinteso può

portare anche a forme di rifiuto del nostro agire. Weber vuole sottolineare come è vero che la società

funziona attraverso codici condividi ma c'è sempre il rischio di malinteso, dato dal non riconoscimento.

Weber fa una tipologia delle azioni. L'azione è un concetto estremamente astratto e generale. Weber

riteneva che l'azione razionale rispetto allo scopo, fosse il tipo ideale (ideal tipo) della società moderna. La

società moderna si regge su interazioni guidati dal principio della razionalità rispetto allo scopo.

L'intenzione è uno scopo e questo scopo è costruito in modo raion nel. La Z azionaria governa una serie di

processi tipici della modernità, quelli economici e di burocratizzazione. Ritenta che tra i tanti modelli di

azione questa fosse caratterizzante dell'età moderna. Esiste però anche la razionalità rispetto al valore.

Sono gli altri tipi di razionalità, diversi da quella dell'età moderna. I tipi di razionalità che vedeva nel passato

o in altre società non moderne era quella che seguiva i principi. Le società centrano l'attenzione non sullo

scopo, non sul l'agire di tipo strumentale, ma su principi di altro genere, es religioso. Quindi le persone

agiscono secondo criteri di coerenza rispetto a questi principi. Queste due azioni si riflettono anche nei due

tipi di etica, quella secondo i principi e quella secondo la razionalità. Oltre a questi due tipi di azione ne ha

individuati altri due.

Uno riguarda le emozioni. In linea generale i padri fondatori della scienze sociali fidi damò dalle emozioni e

si basano sulla razionalità, da un lato perché le emozioni erano legate all’irrazionalità, dall'altro perché

erano legate ai comportamenti della massa. Esistono per Weber le azioni orientate affettivamente, ma

queste vengono considerate gerarchicamente inferiori rispetto alla razionalità rispetto allo scopo, perché

sono inconsapevoli, non intenzionate, sopraffanno l'individuo. Questo può essere un fattore di rischio per la

società. Le emozioni sono legate ai bisogni, qualcosa che l'individuo non controlla.

L'altro tipo di azione considerata da Weber, seppur in modo residuale, sono le azioni tradizionali. Seguono

le tradizioni, il si è sempre fatto così. Si lavano quindi all'idea di habitus. Anche in questo caso c'è

irrazionalità, perché si agisce perché si è sempre fatto in un determinato modo e porto avanti

inconsapevolmente un'azione. Questa azione e meno peculiare del mondo moderno, ma più caratteristica

delle società tradizionali.

Fuori da questi 4 tipi di azioni pone le forme irriflessive e istintive. Non le categorizza nemmeno come

azioni. Questo tipo di azioni fisiche non sono considerabili come azioni da un punto di vista sociologico, non

coinvolgono valori, emozioni, tradizioni e razionalità, sono simili a quelle degli animali. Anche queste sono

forme di agire fisico ma non vanno confuse con la nozione di azione.

Cos'è un essere umano non socializzato?

Esiste l'idea del non socializzato, riassumibile dietro l'idea dello stato di natura. Su questa idea si comincia a

riflettere con la modernità, perché prima c'era solo il rapporto individuo divinità, adesso il rapporto diventa

individuo socializzato è stato di natura. L'idea di stato di natura è stato pensato in vario modo. All'inizio

c'era l'idea del selvaggio. Il non socializzato era il selvaggio. Quando viene scoperto il nuovo mondo e

vengono scoperte nuove persone e nuovi stili di vita, questi vengono catalogati come selvaggi e non

socializzati. Questo per alcuni era positivo > Rousseau > il buon selvaggio sfugge al controllo della società.

Per altri era negativo, uno stato di ferocia.

Ci si chiede se esiste una natura vera, una libertà assoluta di un soggetto che non è passato attraverso la

società. I tenta di ipso dedurre con uno studio empirico. Si vuole pensare lo stato di natura dentro

l'occidente, perché pensarlo fuori implica anche il discorso della diversità culturale. Pensandolo dentro

l'occidente, permette od pensare anche alla socializzazione. Si raccolgono i casi di persone che erano

riuscite a sopravvivere al di fuori di una situazione di normale socializzazione, es bambini vissuti nella

foresta o cresciuti in una cella.

Questo implica anche un interrogativo sullo stato di natura stesso e l'apertura di un dibattito ancora

esistente sul fatto che siamo quello che siamo perché abbiamo una storia che si inserisce in contesti specifici

i so e siamo stati formati o abbiamo elementi caratteristici del nostro essere naturali, biologicamente

determinati.

I questo dibattito ci sono due polarità

- chi vede una dinamica tra aspetto naturale e socializzazione

- Chi, più tipica delle germania, insiste di più sull'importanza dell'azione intenzionata e della

comunicazione. Un esempio si vede in Habermas che ha proposto una continuità con Weber

parlando di agire comunicativo. Collega l'agire intenzionato con l'aspetto linguistico dell'azione.

L'aspetto linguistico è molto discusso quasi ovunque nel dopoguerra. Habermas considera il

linguaggio come uno spazio in cui si può costruire un'interazione che ruota intorno al concetto di

intesa. Più impariamo a comunicare correttamente, più la nostra interazione e volta ad essere di

tipo comunicati (al farsi capire è a capire cosa dice l'altro) più creo basi solide per la democrazia.

L'agire orientato all'intesa e alla comprensione reciproca è fondamentale per la società moderna e

per la democrazia. L'agire comunicativo orientato all'intesa è di tipo dialogico. La razionalità non è

solo strumentale, utilitaristica ma ha l'aspetto dialogico. È una razionalità volta di avere una

comunicazione corretta, capace di intendere le attenzioni dell'altro. Essendo cresciuto sotto il

nazismo, Habermas vede i criteri biologici come qualcosa di pericoloso.

GRUPPI E RETI SOCIALI

Simmel, coetaneo di Weber, è uno dei primi a riflettere sul tema dei gruppi, partendo dall'osservazione di

quello che succede nella vita di tutti i giorni. Osserva come cambia la comunicazione a seconda del numero

dei membri del gruppo. Nota che in un gruppo di due persone c'è una comunicazione diversa rispetto ad un

groppo di tre persone. Nella comunicazione a tre c'è una comunicazione meno diretta, qualcuno resta

escluso, oppure può svolgere un ruolo di arbitro e quindi scambia la dinamica comunicativa.

Negli Stati Uniti c'è una tipologia proposta da Cooley, che fa un ragionamento simile a socializzazione

primaria e secondaria, parlando di gruppi primari > gruppi di persone con cui si ha un rapporto più stabile,

affettivo, emotivo, più legato a forme di socializzazione primaria, e poi ci sono gruppi secondari > con cui si

hanno relazioni più formali e legate alla socializzazione secondaria.

Un ragionamento diverso e quello che pensa l'idea del gruppo in termini di dentro e fuori, il mio gruppo e gli

altri gruppi, magari in competizione con il mio gruppo. Questa idea e pensata da Sumner come una cornice

che si può creare volta per volta.

Questa idea si collega anche al come noi ci comportiamo dentro al gruppo. Nel gruppo si tende più spesso ad

avere un atteggiamento di tipo conformistico, perché si vuole essere sicuri della solidarietà all'interno del

gruppo, si ricerca sicurezza, se ci si comportasse in modo diverso si rischierebbe di essere espulsi dal

gruppo. Ci sono state molte ride perchè per vedere come le persone si comportano nei gruppi.

Il ragionamento in termini di di gruppi segue un aspetto formale, ma è stato messo in discussione da chi ha

iniziato a ragionare sul gruppo come rete. Questo discorso è iniziato prima della nascita di internet e che il

discorso della rete si diffondesse, ma è nato già all'inizio del novecento da parte di chi invece di considerare

il singolo nel gruppo o al gruppo, ha iniziato a pensare alla connessione tra i singoli elementi del gruppo, che

tipo di legame hanno tra loro. Il primo a formalizzare questo ragionamento è stato Granovetter che è

diventato famoso per la differenziazione tra legami deboli e legami forti. I legami forti sono quelli di persone

che comunicazio più spesso tra loro, con una comunicazione più intensa e quindi emotiva, più vicini anche

nello spazio. I legami deboli riguardano persone che comunicazio di meno, si conoscono meno, hanno meno

occasione di incontrarsi. In alcuni casi però i legami deboli hanno una maggiore importanza dei legami forti.

Conoscere tante persone, avere tanti contatti anche se deboli, aiutava le persone per la loro mobilità sociale.

In tempi più recenti si sono aggiunti dei nuovi ragionamenti sull'idea delle connessioni. Per es si è

cominciato a pensare a tenere presenti non solo le connessioni con le persone ma anche quelle con le cose,

con gli oggetti. Questa è alla base della proposta dell'attore rete, cioè il fatto che noi siamo costituiti da

connessione non solo con persone ma anche con oggetti. Anche gli oggetti possono essere degli attori nella

connessione e prendono nome di attanti. Lo studio si è ampliato anche alle reti digitali e dei social network,

erti Lee,toni tipici della dinamica dei gruppi offline si ritrovano anche in internet. La questione della rete è

importante anche a livello più astratto, anzi lo diventa sempre di più. La metafora della rete è talmente

diffusa da essere un nuovo modo di rappresentare il sociale. La società come sistema è diventato un modo

obsoleto, non più adatto alla scoperta contemporanea. Il modo più adatto di pensare la società

contemporanea e il modello reticolare, delle connessioni degli individui con la cose. È un modo di pensare il

sociale che scardina la visione passata. Il rapporto individuo società è considerato dagli attori che si

richiamano al gra giornalmente reticolare, è considerato obsoleto. La di manica micro, macro individuo ,

società è scardinata per una visione reticolare, dove il centro sono le connessioni. Gli individui si muovono

tra connessioni e punti di riferimento diversi, tutto è più defocalizzato. C'è chi porta il ragionamento ad un

livello più astratto, considerando la produzione della conoscenza. La metafora classica della modernità è

quella dell'albero, per es Darwin, l'Encyclopédie… Albero con radici di una tradizione comune da cui si parte

e poi la ramificazione con il progredire del tempo. La conoscenza ha i aspetto genealogico. La metafora del

rizoma, modo diverso di svilupparsi delle radici di alcune piante, si sviluppa negli anni 70 con alcuni

sociologi che capiscono il cambiamento in corso. Nella società di oggi conm ci può essere una conoscenza di

tipo cumulativo ma una reticolare, caratterizzata da simultaneità e pluralità. Si può tentare di vedere se c'è

una logica nella reticolarità. Per es in biologia si pensa che si sia una complessità organizzata degli esseri

viventi.

LOGICA AMICO-NEMICO

Carl Schmitt ha creato la formula amico-nemico e si trova agli antipodi rispetto ad Habermas. Schmitt segue

l affiliazione filosofica di Machiavelli e Hobbes. Le relazioni umane funzionano attraverso rapporti di forza,

rapporti di autorità. In chiave realistica ragionano sulla india cia amico nemico è seguendo il filone filosofo c

del realismo machiavellico e hobbesiano. È uno degli intellettuali che restano vicini alle politiche del regime

nazista. Propone una chiave di lettura agli antipodi rispetto alla comunicazione dialogica e approfondisce il

discorso di ingroup e outgroup. Secondo lui tutto funziona secondo rapporti di amicizia e inimicizia. Dice

che non esisterebbe la dimensione politica, caratteristica degli esseri umani, se non ci fosse l'inimicizia. C'è

sempre una dinamica noi loro. Il nemico non solo si propone più o meno sempre spontaneamente al nostro

orizzonte ma è anche sempre necessario alla dinamica stessa del nostro in group. Per tenere assieme il

gruppo serve sempre trovare un nemico esterno e interno. Schmitt e anche il teorico del concetto dello stato

di eccezione. Ha elaborato questo concetto che lo lega alla questione della sovranità. Dove c'è la sovranità ,

dove ci sono le regole legittime di un gruppo, è probabile che ci siano anche spazi di stati di eccezione

possibili perché la sovranità stessa li legittima e rende possibile. Sono spazi in cui la legge non c'è, viene

sospesa. Questi ambiti sono presenti a livello politico , ma il suo ragionamento è stato preso da autori

diversi per esaminare elementi diversi, come il campo.

Per quanto riguarda il discorso della conformità nel gruppo c'è una lunga tradizione di studi, come gli

esperimenti di Milgram e Zimbardo.

Esperimento di Milgram > fatto tra gli anni 50 e 60, quando l'interrogativo su come era stato possibile

l'olocausto era una domanda presente nella società. Milgram cerca di misurare fino a che punto si può

spingere la conformità delle persone in un gruppo e si basa sul tentare di misurare fino a che punto

qualcuno si fida dell'autorità. Nota che molte persone arrivavano a dare scosse elettriche potenziale ten

mortali perché obbedivano al l'autorità del medico e rispondevano di farlo perché gli era stato detto di

dover fare così.

Esperimento di Zimbardo > successivo a quello di Milgram e si ispira agli studi degli anni 20 e 30 sulla

conformità delle masse. Elabora una situazione sperimentale: in una finta prigione recluta degli studenti di

Stanford, alcuni di loro sono guardie, altre sono prigionieri. L'esperimento verrà fermato quasi subito

perché i comportamenti sadici della guerre ed isterici dei diete tui erano preoccupanti.

Un altro tema è quello della conformità rispetto al gruppo, in cui Hesh dimostra come una persona in un

gruppo rispondendo in modo uguale agli altri, anche se la risposta è sbagliata.

La devianza in Europa

Partendo dalla genealogia storica: il modo che noi intendiamo la devianza, è una modalità legata al contesto

e alle caratteristiche culturali della modernità che confrontiamo con il passato. La modalità moderna di

intendere la devianza è legata alle caratteristiche strutturali della razionalizzazione, dell’istituzione dello

stato moderno e di un modo di controllare ciò che è deviante rispetto alle norme sociali in modo controllato

da parte dello stato (monopolio della violenza legittima). Lo si fa perché si ritiene che si viva in uno stato di

diritto, dove c’è accordo tra le norme e la loro applicazione e perché la violenza è relativamente tenuta sotto

controllo da parte degli individui stessi. Più ci avviciniamo alla modernità, più le persone si civilizzano.

Questa situazione è tipica della modernità, diversa dalla situazione che c’era e c’è nelle situazioni pre

moderne, caratterizzate invece da devianza e violenza più diffusa, da una minore socializzazione, una scarsa

presenza di un’istituzione che garantisca il monopolio della violenza (le persone si fanno giustizia da sole,

applicano vendette).

Nel medioevo esisteva una situazione in cui i pazzi erano messi in navi o istituzioni ambulanti che

circolavano da un posto all’altro perché non avevano dove andare. Il percorso moderno europeo si

caratterizza per questo netto passaggio.

Il caso americano è legato alla diversa storia degli USA e c’è stato questo passaggio con piccole differenze

che sono particolarmente evidenti, dal fatto che ancora oggi in alcuni stati americani è in vigore la pena di

morte, il diffuso uso delle armi. Storicamente, per gli studiosi, questa diversa caratteristica della gestione

della devianza e violenza da parte dello stato americano è legata al fatto che non è avvenuto completamente

questo passaggio ma è rimasto legato alla giustizia fatta da sé e chiedo che lo stato si vendichi.

In Europa questo passaggio è netto e comincia con l’illuminismo (es: Beccaria e Verri): riflettono in modo

illuministico e sono controcorrente, affermando che il reato non va identificato come idea di peccato, che va

represso con la violenza ma ha a che fare con l’idea di un’errata o mancata socializzazione. L’idea è far si che

esista il monopolio della violenza legittima in modo equamente applicato, ad esempio anche in riferimento

all’intensità della pena applicata. Essi sono contro la pena di morte, chiedono il rispetto dei diritti dell’uomo

e raccoglieranno l’interesse delle élite illuminate del loro periodo e cominceranno a diffondere il dibattito su

questi temi (discussi anche all’estero in particolare Francia e USA). In Europa quindi le cose partono dal

ragionamento (dai salotti dei pensatori) mentre negli USA il pensiero sociologico parte dall’osservazione

della realtà e dei fatti.

Interpretazioni della devianza

Il tema può essere analizzato:

• Pensare e rifletterla secondo la questione dell’ordine: la società si tiene insieme in modo ordinato

e quindi la devianza è ciò che mi allontana da questo scopo ed è legata al disordine, lo provoca e ne

è alimentata. E’ più probabile che si verifichi in quei casi in cui c’è un cambiamento sociale

accelerato, mancanza di norme, scarsa capacità di gruppi di cooperare collettivamente; posso

concettualizzare queste situazioni con un’istanza tra ciò che considero normale, relativo all’ordine

e diventa deviante tutto ciò che non corrisponde a quest’ordine, che è eccentrico e crea disordine e

confusione e non è normale (pre moderno).

Con la modernità invece si paragona la conformità verso la socializzazione a devianza, che significa

deviare da questa conformità.

• Si riflette considerandola associato a rapporti di forza, dominio: la devianza non dipende dalla

questione dell’ordine ma dipende dai rapporti di forza che ci sono inevitabilmente nei gruppi

sociali e nelle comunità. La devianza può avere a che fare non tanto con l’eccentricità del

comportamento ma con qualcosa che ha a che fare con il condizionamento. Si vede la

socializzazione come una forma di condizionamento e la devianza che ha a che fare con la

contestazione di questo condizionamento. Da questa riflessione nasce quel filone che è quello di

questo passaggio dalle forme di controllo esterno legate alla violenza in ambito collettivo

(punendola, emarginandola) oppure cerco di fare in modo che si sviluppi l’autocontrollo, che si

leggono come forme di auto civilizzazione o condizionamento che vincolano le libertà naturali

dall’individuo. Di solito gli studiosi che si schierano da questo punto di vista fanno più attenzione

alle disuguaglianze che si celano dietro ai comportamenti devianti (es: ragionamento storico in cui

la devianza è più visibile nelle persone subordinate, subalterne, i poveri).

Il tema della devianza, se guardata dal punto di vista dell’ordine, ha a che fare col tema della socializzazione:

come l’individuo è socializzato all’interno della società. Tra i padri fondatori della sociologia possiamo

iscrivere Durkheim a questo filone sebbene l’interpretazione non sia conservatrice, però è senz’altro un

sociologo legato al tema della socializzazione e dell’ordine. Non è conservatore perché è sensibile al tema

della relatività del punto di vista con cui noi giudichiamo la devianza. La devianza e l’anomia, nei suoi scritti,

devono essere inseriti in un contesto. Il modo con cui noi rendiamo conto della devianza è legato alla

questione della socializzazione, a che tipo di informazioni abbiamo ricevuto e registrato per cui giudichiamo

una cosa deviante o meno. Ci sono alcune caratteristiche secondo Durkheim che ci fanno pensare ad aspetti

che, trasversalmente alle culture, noi pensiamo come devianti: se la violenza può essere giustificata in alcuni

casi, la crudeltà (violenza gratuita) può essere considerata sempre come una forma di devianza.

Il periodo storico in cui scrive Durkheim è il periodo in cui la maggioranza delle persone tende a muoversi

in questo tipo di discorsi, che conosciamo attraverso le opere e affermazioni di Lombroso, che sono legata

alla biologizzazione della devianza, che si lega a discorsi di razzismo. L’800 e primi decenni del 900, questa

tendenza è molto forte. La teoria del Lombroso è paradigmatica, che si lega ad una tradizione di vedere la

devianza dalle fattezze fisiche di una persona. La persona in una situazione di povertà, denutrizione e

condizioni di vita precarie, fisicamente non era ben curata e quindi deviante. Una teoria come quella del

Lombroso incontrava consenso perché andava incontro al senso comune. Questo tipo di spiegazioni

vengono spazzate via dalla storia nella fase successiva ma non sono scomparse del tutto (come le teorie

razziali) perché ancora oggi, nell’ambito della biosociologia, nello studio della devianza ci sono studiosi che

si appoggiano a ricerche dove c’è comune un’idea di biologizzazione di essa legata ad un’investigazione

genetica.

Come possiamo legare il discorso della socializzazione al controllo della devianza? Il processo di

civilizzazione è naturale all’ambiente sociale in cui una persona nasce e vive e si legano a una sorta di

interiorizzazione delle norme sociali che sono una sorta di patrimonio naturale incorporato dell’individuo.

C’è un livello più superficiale legato al tema delle sanzioni: le persone non si comportano in modo deviante,

non legittimo perché riceverebbero delle sanzioni legali, sociali. Entra il famoso discorso della violenza

legittima da parte dello stato. Se una persona si comporta in modo deviante lo posso incarcerare ma se

voglio agire in modo più profondo cosa posso fare? (Arancia meccanica) posso far interiorizzare le norme

facendogli vedere scene di violenza. Entra in gioco il tema di riflessione in maniera profonda il tema della

socializzazione a persone che non hanno risposto a questo cambiamento.

Il tema della devianza ha sempre a che fare con la conformità o meno: questo ragionamento si lega ai gruppi.

Il comportamento deviante ha a che fare con la questione della minoranza perché non rispondono a un

concetto di normalità dato dalla maggioranza. Ci sono vari esempi di diverse forme di devianza con cui

vediamo il cambiamento di questo rapporto di normalità/anormalità legato alla questione

maggioranza/minoranza. Un esempio classico negli USA è la questione del fumo come forma di devianza: la

battaglia contro il fumo è stata particolarmente accanita e un comportamento in passato giudicato normale,

è col tempo considerato deviante, sanzionabile dalla legge e deprecabile da parte di una maggioranza

dell’opinione pubblica. Nei confronti delle devianze più piccole, c’è spesso un cambiamento d’opinione che

può essere relativamente veloce.

Devianza e conflitto: la contestazione dell’ordine

La devianza nasce anche da un conflitto, dal fatto che alcune persone, minoranze di esse contestano un

ordine costituito e mettono in discussione la legittimità di determinati comportamenti. Ci può essere un

legame tra devianza e conflitto, descritto nella gestione dell’ordine sociale. Quando e come questo avviene fa

riferimento a esempi diversi: in quasi tutti i contesti sociali questo può avvenire, anche in contesti

fortemente autoritari si creano minoranze devianti e tenterà di modificare gli equilibri. Non può avvenire in

quelle situazioni in cui le persone sono private totalmente della possibilità di agire, ad esempio nei campi di

concentramento, la devianza è impossibile a causa di una destrutturazione dell’individuo e dall’impossibilità

di reagire. Viceversa, dove c’è un ordine che va verso il disfacimento, creando una situazione di incertezza e

anomia, la devianza deriva dalla debolezza dell’ordine costituito, dal fatto che le persone non sono più

socializzate in un ambiente e la devianza è legata alla mancanza di norme chiare.

Quando ci sono queste situazioni di gruppi in conflitto tra loro rispetto alla definizione dell’ordine sociali ci

sono situazioni diverse:

• Queste forme di conflitto portano alla distruzione di uno o entrambi i gruppi: non si riesce a

garantire l’ordine e il risultato è distruttivo.

• Entrambi i gruppi in contrapposizione si rafforzano nella loro identità grazie a questo conflitto.

Questo conflitto si crea all’interno degli stessi gruppi con esiti che possono distruggere una

relazione sociale oppure essere funzionali al loro mantenimento. Sempre in riferimento a questo

tipo di ragionamento si fa riferimento a una situazione classica del capro espiatorio.

La logica è quella del mantenimento di un equilibrio e rispondere a un ingresso della devianza all’interno di

un processo sociale. Il capro espiatorio è un gruppo di persone/singola persona scelta per concentrare l’idea

della devianza e l’eliminazione del capro espiatorio diventa la guarigione possibile per uscire dalla

situazione di conflitto, incertezza e disordine che si è creata. E’ un’idea antichissima che si trova in tante

civilizzazioni diverse e che sempre è indicata con l’idea di essere allo stesso tempo ciò che avvelena l’ordine

del gruppo ma ciò che fa guarire il gruppo dalla tensione interna di disordine eliminando il capro espiatorio

stesso (allontanamento o uccisione). Troviamo elementi antichi che ritornano e sono legati a rituali di

purificazione, alla differenza fisica, di comportamento, a ciò che è concepito come deviante perché diverso,

impuro. La devianza guardata dalla prospettiva dell’ordine implica dimensioni complesse che hanno a che

fare col tema dell’equilibrio di un sistema sociale.

Se guardiamo il tema del potere, vengono messi in luce altri aspetti: innanzitutto pensare al potere non è

una cosa scontata. Il potere che io ho, che esercito e posso avere è la capacità di esercitare controllo su altri:

è la possibilità di agire, creare e far esistere o come modo per ottenere obbedienza da altri. C’è poi un’altra

possibilità, che è quella che troviamo nel pensiero marxiano che vede il potere come una sorta di motore del

conflitto, come qualcosa che inevitabilmente si crea nei rapporti di tensione, che producono il cambiamento

e forme di esse auspicato o voluto e dettato da rapporti di disuguaglianza. Da questo diverso mondo

filosofico, che tipo di idea si è formata della devianza?

Il potere: interpretazione sociologica di Weber

Weber ha riflettuto sul tema del potere e sulle conseguenze che può avere rispetto alla definizione della

devianza. Lui prova a dare una definizione di potere: “trovare l’obbedienza a un comando che abbia un

determinato contenuto”.

Weber sostiene che succede più spesso perché il soggetto che obbedisce pensa che sarebbe più costoso non

obbedire. Weber parte da un ragionamento diverso e le conseguenze saranno altrettanto diverse. Il soggetto

è in grado di valutare razionalmente la situazione e sempre razionalmente il soggetto subalterno valuterà

quanto costa disobbedire o se vale la pena disobbedire. Più che la socializzazione, Weber valuta la risposta

del soggetto. Il ragionamento è diverso da quello kantiano che valuta più il potere di fare perché è legato alla

tradizione critica che considera una continuità tra potere legittimo e violenza. Weber diceva che c’è una

continuità implicità tra Gewalt, Macht e Herrschaft (potere legittimo): c’è un contesto in cui la violenza è

legittima e altri in cui non lo è. Ci sono poi alcune situazioni amorfe, con rapporti di forza non ancora

legittimati. A Weber interessa la questione della legittimità: la devianza è ciò che è legittimo o meno fare in

una società e il modo di definire queste cose dipende dai rapporti di forza e potere. Questi rapporti di forza

e potere sono simili a quelli che applica alle teorie dell’azione. Essi funzionano in modo:

• Tradizionali (pre moderne): i rapporti di forza e la definizione della devianza dipendono dalla

tradizione, si è sempre fatto così.

• Legale – razionale (moderne): la comunità ha deciso di giudicare quel comportamento deviante o

meno.

• Carismatico: è trasversale a tutti i tipi di società. La devianza può essere condizionata dal carisma.

Il tema del carisma personale nella capacità di legittimare o meno lo dobbiamo prendere in

considerazione.

Il ragionamento di Weber è stato sviluppato da Foucault, che si è dedicato al tema della devianza nella

società moderna, in particolare nei modi di relazionarsi alla devianza, nei modi di anormalità e normalità e il

modo di controllo di essa.

Lui parte dallo studio di come la devianza era punita nella società dell’antico regime (monarchia assoluta)

dove il potere sovrano drenava risorse e controllo su tutta la società attraverso le sue istituzioni ed era

l’unica autorità assoluta in grado di giudicare la devianza all’interno della società. A questo corrispondeva

una rappresentazione smisurata della sua forza e capacità punitiva. In una società come questa c’è una

violenza diffusa, lo stato non detiene il monopolio della violenza ma appena l’occhio del sovrano vede

devianza o quando essa tocca l’autorità del sovrano, la vendetta del sovrano è terribile: c’è una

spettacolarizzazione dei supplizi. La punizione è esemplare, le fosse assistono e tramite terrore si cerca di

limitare la devianza.

Quando si entra nella fase moderna, con la creazione di uno stato che acquista maggiore controllo sul

territorio, viene meno l’esigenza di operare tramite spettacolarizzazione della punizione e si entra in una

fase in cui la devianza deve essere individuata e allontanata dalla società, attraverso le “istituzioni totali”,

cioè il carcere. Esso è una condizione recente, un luogo creato, insieme al manicomio, per allontanare il

deviante dalla società. La logica è quella della sorveglianza, non più una logica di tentativo di prevenzione

della devianza ma avviene attraverso l’autocontrollo. Questo marca di più il confine tra normalità e

anormalità.

Come sviluppare quest’idea di sorveglianza? E’ un’idea illuminista che viene esemplificata nell’idea del

panopticon, che è un’invenzione architettonica di Bentham (1791) che pensa a quest’idea da un punto di

vista concreto e materiale. Pensa a come può essere costruita una prigione per sviluppare l’idea che siamo

tutti controllati e dobbiamo imparare a gestire le norme emozioni. A partire dalla modernità, le prigioni

sono costruite con una torre centrale che controlla tutte le celle. E’ un classico esempio di modernità

razionale che fa in modo che chi sta dentro alle celle è sempre controllato.

L’idea è quella di interiorizzare il controllo, che è più facile farlo coi detenuti e più difficile con i malati

mentali, che hanno anche loro un processo di nascita della clinica. L’interiorizzazione non è più prendere i

matti e rinchiuderli nei manicomi, ma diventa un controllo di tipo medico, che giudicherà chi è sano e chi è

malato, le cure e come controllare la malattia mentale. Il percorso è di sorveglianza della devianza.

Il sistema penale oggi

Con la nascita dell’istituzione carceraria si concretizza questo percorso e tiene conto di alcuni aspetti:

• Discrezionalità di chi decide e applica la pena, che è un discorso recente. L’autorità decideva e

discuteva questo.

• La ripresa delle riflessioni all’avanguardia di reinserire il deviante nella società, non allontanarlo

ma prendere il carcere come una fase di passaggio che consenta la fase di un eventuale

rinserimento.

• Una fase che ruota intorno alla capacità di uno stato di gestire queste istituzioni e governare la loro

capacità di funzionare, i costi e non trasformarle in istituti privatizzati che facciano business.

La devianza: gli studi americani

Negli USA il pensiero sulla devianza si sviluppa osservando quello che succede per strada, non parte da una

riflessione filosofica e storica caratteristica della società europea. La prima scuola di sociologia è quella

dell’Università di Chicago che è interessata al tema della devianza, in particolare riguardo agli immigrati ed

è legata alla riflessione più sul tema dell’ordine che del potere. La devianza è legata spontaneamente alla

questione del disordine sociale e alla mancanza di intervento da parte dello stato perché non c’era governo

o tentativi di governare questa situazione a livello locale, le istituzioni erano poco presenti e le istituzioni

non intervenivano e non esisteva il monopolio della violenza legittima chiaramente instaurato. Il

riferimento è quello di Robert Merton (allievo di Parsons) che si è interessato al tema della devianza in

chiave funzionalistica. La sua idea è che la devianza sia legata a questioni di conflitto, che si identificano nel

concetto di strain (tensione). La tensione è legata a confusione e disordine che si creano da forme di

disuguaglianza sociale, che sono alla base delle situazioni di criminalità. Quest’idea di tensione è legata al

concetto di disorganizzazione, anomia, confusione, non chiara normatività dei comportamenti. Quello che

interessa è che alcuni hanno appreso gli stili di vita della società americana ma non hanno gli strumenti per

applicarli. In una società ci possono essere i conformisti, che sono coloro che perseguono gli obiettivi

indicati dalla società e hanno i mezzi per farlo. Gli innovatori invece hanno assimilato i fini della società ma

non hanno i mezzi perché magari sono immigrati poveri o persone ai margini della società. I mezzi con cui

cercheranno di ottenere gli obiettivi sono illegali. Ci sono altre due tipologie: i rinunciatari che decidono di

fare gli outsider, che sono eccentriche e vivono diversamente e i ritualisti, che rinunciano a raggiungere

quegli obiettivi e rimarranno marginali e rassegnate alla marginalità. I ribelli, infine sono i non tradizionali.

Altro autore centrale è Hirshi che si chiede come funziona la socializzazione rispetto al tema della devianza

e fa un ragionamento simile al tema di Durkheim: quanto è profondo il livello di socializzazione, quanto

conta la sorveglianza esterna, il giudizio degli altri, le sanzioni..

Più interessanti invece sono due altre impostazioni tipiche della società americana e della tradizione della

sociologia della devianza americana: subcultura e panico morale. Proprio dall’osservazione delle società

americane nasce l’idea che non esista solo una socializzazione maggioritaria ma anche minoritaria, che si

crea nei gruppi marginali e che vede il tema della devianza attraverso la dinamica maggioranza/minoranza.

Sono culture parallele, la cultura delle gang di quartiere opera una profonda socializzazione degli individui e

che è una conseguenza dell’assenza di istituzioni su questi territori. Simile a questo ragionamento è la

teoria dell’etichettamento, che segue un ragionamento simile giocato su come gli altri vedono i devianti.

Gli autori ritengono che i giovani delinquenti sono persone che sono diventate devianti per effetto di un

etichettamento sociale negativo che non ha offerto loro alternative e che li ha spinti a rimanere dentro a

queste culture parallele. Vivono una sorta di carriera deviante che sarà tanto più profonda tanto più forte

sarà la segregazione urbana di questi quartieri.

Legato al tema del panico morale è la conseguenza di lettura della devianza, legata allo studio di come la

devianza è rappresentata in questo tipo di socializzazione. Hanno parlato di panico morale come concausa

della devianza, cioè tutto ciò che rinforza l’isolamento, rinforza questo processo di subculture parallele che

rendono più difficile recuperare il deviante.

La riflessione più recente si è mossa attraverso il pensiero della risocializzazione del deviante.

Le disuguaglianze e la stratificazione sociale

Il tema si lega alla devianza e al dibattito sulle prigioni perché la disuguaglianza, più o meno forte, è legata ai

fenomeni di marginalità. Si tratta di un filone particolare delle scienze sociali vasto e con competenze

metodologiche complesse per quanto riguarda la raccolta e l’attendibilità dei dati. L’interrogativo iniziale è

stato legare il fenomeno alla modernità, legato alla fase storica e comparativa nelle diverse civilizzazioni.

Troviamo le osservazioni di Durkheim, che ritiene che la stratificazione sociale sia legata alla divisione del

lavoro sociale, cioè con la modernità le società diventano più diversificate e complesse e la stratificazione

cambia. L’osservazione di base è che la stratificazione esiste ovunque e non ci sono società radicalmente

ugualitarie, sebbene esistono facendo riferimento alla loro complessità. Le società semplici infatti sono più

ugualitarie rispetto a quelle complesse.

Questo tema è centrale sin dalla nascita delle scienze sociali perché il tema dell’uguaglianza nella società

industriale è importante negli anni in cui scrivono i padri fondatori e c’è sempre il confronto con la figura di

Marx e con i movimenti operai. C’è sempre dietro l’idea di una società orizzontale ugualitaria che è una sorta

di mito antropologico che però è una sorta di comparazione implicita che rimane sullo sfondo delle analisi

fatte dai primi sociologi riguardo alla stratificazione sociale e alla sua esistenza. Un primo passo per capire

come funziona questo fenomeno è capire quali sono i fattori che determinano la stratificazione:

• Ricchezza: quanto le persone possiedono. Entro la ricchezza ritroviamo stipendi, salari, eredità,

tutto ciò che si accumula come possedimento di una persona. Non è semplice da determinare a

livello statistico perché le risorse non sono sempre reperibili.

• Status: noi stratifichiamo, posizioniamo le persone a seconda del loro prestigio, la percezione che

gli altri hanno di noi e non ci muoviamo a livello materiale ma a livello di percezione in termini

alti/bassi.

• Potere: quanta influenza una persona ha sulle altre persone, quanto può ottenere obbedienza ed

essere riconosciuta come autorevole in determinati campi. Può essere inteso, quindi, anche in

senso simbolico.

Da questa prospettiva ci sono esempi che ci fanno capire come queste risorse possono essere distribuite in

modo diverso in una stessa persona, anche in modo contraddittorio e quali variazioni ci sono all’interno

delle diverse società:

• Cambiamento dalla società feudale alla società industriale: da un lato la nobiltà (proprietari

terrieri) conservava un forte prestigio a livelli di status ma chi stava diventando più ricco era la

borghesia industriale. Quello che avveniva spesso in questa fase erano i matrimoni tra persone

nobili e borghesi.

• Professioni in cui si guadagna poco ma si guadagna prestigio sociale: ad esempio i pompieri

acquisirono prestigio dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, prestigio legato a percezione

collettiva o lavoratori contingenti.

• Sadhu indiani: è molto evidente lo scarto tra ricchezza e prestigio. Hanno enorme prestigio sociale

pur essendo mendicanti e non avendo nulla.

Altro ragionamento fatto sul tema della stratificazione sociale è storico: come è cambiata nel tempo?

Durkheim disse che è cambiata passando da società semplici a complesse. Questa sua intuizione è stata

perfezionata e ampliata da studi successivi di antropologi, come Lenski, che ha semplificato il percorso

storico con una curva. Spiega come storicamente è cambiata la stratificazione sociale. In base alla sua

ricerca, ha mostrato come le società egualitarie erano quelle di caccia e raccolta, cioè società nomadi prive

di proprietà. Quest’eguaglianza viene sempre meno e produce forme di stratificazione nel momento in cui le

persone diventano sedentarie, prima sviluppando forme di agricoltura e poi forme di proprietà. Avviene una

diversa articolazione delle relazioni, gerarchia e potere e diventa massima con le forme di feudalesimo, dove

c’è una forma di potere militare e la proprietà terriera. Con l’arrivo delle società industriali il picco della

disuguaglianza diminuisce perché vengono a riconoscersi diversi diritti, anche per coloro che stavano alla

base della stratificazione sociale, più poveri.

Studi recenti mostrano come la trasformazione dalla società industriale alla post industriale abbia

contribuito ad aumentare ancora la stratificazione sociale. Queste forme di differenziazione viste anche in

chiave storica, ricordano che ci sono diverse risorse a determinare la stratificazione. L’importanza di esse ha

sempre portato ad un grande dibattito perché una parte di studi è influenzata dall’eredità marxiana e da un

approccio economicistico e materiale della stratificazione e costruendo in base a questi aspetti materiali un

ragionamento sulle classi sociali; Weber invece dall’altra parte aggiunge un ulteriore livello di analisi

ispirato agli aspetti simbolici, anche a livello linguistico, proponendo di parlare non solo di classi ma anche

di ceti. Weber non nega l’eredità marxiana ma aggiunge elementi per rendere più complessa l’analisi.

Accanto alla classe, determinata da aspetti materiali, si aggiunge una stratificazione di ceti, che dipende dal

prestigio sociale, dall’onore.

Weber introduce un’ottica relazionale, c’è sempre un posizionamento relativo rispetto a qualcun altro.

Si parla quindi di capitale simbolico. Un esempio è legato a borghesia industriale nascente e ceto nobiliare.

L'analisi di Weber è stata resa più complessa da Bourdieu e questo aspetto è chiaro nelle Saud ricerche sul

tema dei consumi. Bourdieu cerca di tenere assieme Marx, Weber e inserire qualcosa di proprio. Dice che è

vero che la stratificazione sociale e determinata sia da capitale economico che ssa capitale simbolico, ma

questi elementi sono legati ad altri due importanti tipi di capitale

- capitale culturale > quanto è istruita una persona, quanto conosce. E importante perché non da

solo competenze professionali ma che servono a leggere il sociale e quindi anche a sapersi

muovere con più tattica, razionalità agio in vari mondi sociali.

- Capitale sociale > la rete sociale di conoscenze, chi conosce.

Questo si lega al tema dell’habitus. Questi diversi capitali incidono sul nostro posizionamento nella

stratificazione sociale perché tendono a solidificarsi. Secondo lui nel corso della nostra educazione

impariamo questi capitali e li portiamo avanti nella vita. L’habitus quindi si lega sempre alla stratificazione

sociale e anche ai diversi campi in cui la stratificazione sociale si riflette. Questo tipo di raion amento in

parte è stato seguito anche da Baudrillard, più concentrato sul tema dei consumi. Baudrillard ha sottolineato

come i consumi stanno diventando elementi di stratificazione sociale. Prima di tutto perché negli anni

60/70 era il modo in cui le classi medio basse tentavano di elevarsi socialmente. Il consumo permette di

osservare la stratificazione sociale soprattutto a livello simbolico. Ci sono variazioni di prestigio sociale

anche in base al genere.

COME SI CREA LA STRATIFICAZIONE SOCIALE

Alcune ipotesi di chiave funzionalista ritengono che la stratificazione sociale sia legata soprattutto a cosa

fanno gli individui e a quanto hanno investito nel loro posizionamento sociale. L'ipotesi di fondo è che il

nostro posizionamento dipende in primo luogo da noi ed è quindi un'ipotesi ispirata ad un criterio

meritocratico. Dipende quindi dall'investimento che una persona ha fatto. Dietro questa lettura c'è un

ragionamento fortemente individualizzato che tende a non vedere il contesto in cui una persona vive. Un

esempio estremo di questo tipo di ragionamento, molto in auge nell'Inghilterra del boom industriale, che

insisteva molto sul merito individuale per la selezione sociale. La stratificazione sociale era rappresentata

mettendo in alto solo le persone di talento, in basso ci sono quelli più deboli, che meritano quindi di stare in

basso, sono gli scarti della società.

L'altro tipo, più classico, e invece una rappresentazione della stratificazione sociale che tiene conto del

contesto in cui le persone naso o è vivono e tiene conto anche della maggiore o minore mobilità sociale.

Nell'immagine delle sedie c'è il classico tipo di rappresentazione della stratificazione sociale nel periodo

industriale. Ciò che conta non è il merito, ma le risorse e le necessità. Una persona che vive in un contesto

senza risorse per andare a scuola, doveva subentrare l'istituzione, lo stato, per rispondere alle sue necessità.

L'attenzione non è sul merito, quindi quello che l'individuo per natura può o non può fare, ma il contesto,

ossia se nel contesto ci sono le risorse per fare o meno qualcosa.

Poiché ci sono vari modi di stratificare, è probabile che ci siano in base alle variabili considerate, delle

rappresentazioni diverse della stratificazione. Per es tra gli specialisti c'è un dibattito tra scegliere il reddito

i il lavoro. Se scelgo il reddito devo vivere in un cosa testo in cui le istituzioni rendono possibile un accesso

ai dati sul reddito delle persone. Tra essi ci sono salario, le rendite, le proprietà. Per questo, soprattutto

negli anni 70, molti preferivano considerare la variabile del lavoro, da cui costruire poi una stratificazione.

Più recentemente si è provato ad introdurre la stratificazione basata sui consumi e su come questi consumi

facciano auto collocare le persone.

Questi criteri sono importanti per determinare le forme della stratificazione. Le forme sono tre

- piramidale > la storicamente più frequente > fase industriale

- La forma trottola > fine fase industriale in cui si era ampliata la classe media

- La clessidra > come si è passato da un'ampia l'asse media e ad un allargamento della base della

stratificazione sociale.

Più la base della piramide è alta, più ci sono persone in situazione sociale negativa, mentre la forma a

trottola più si allarga meglio è. Una società egualitaria vede poche persone nella fascia di povertà, la grande

maggioranza e nella pancia della trottola e la punta, dove si concentra la ricchezza, è contenuta. Questa era

la stratificazione sociale negli anni 70. Nel libro c'è la trottola degli Stati Uniti, con una grande base di

persone povere è uno scarto molto forte tra classe media e classe molto ricca. Questo significa che c'è un

salto in termini di accumuli pane della ricchezza molto più forte, rispetto ad un andamento più graduale. La

classica è stata utilizzata per rendere conto del restringimento della classe media. C'è un restringimento

della classe media perché c'è mobilità sociale verso il basso di alcuni strati di popolazione, aumento della

concentrazione di ricchezza di categorie minoritarie. La forma a clessidra è diventata più comune Quando

hanno cominciato ad esserci le crisi economiche della società post industriale. Altro criterio importante

sono le esposizioni al cambiamento climatico a causa di attivitá umane: nei paesi più poveri con l’Africa in

primis, si ha una dimensione maggiore perché risentono maggiormente del cambiamento climatico, mentre

in altri posti come gli Stati Uniti si risente meno.

La stratificazione sociale implica anche lo studio della mobilità sociale: dove c'è più mobilità sociale verso

l’alto, il grado di soddisfazione delle persone sarà maggiore mentre viceversa ci troveremo in una situazione

di pessimismo, insicurezza e instabilità politica. La mobilità sociale ha bisogno di una sociologia che

consente l’acquisizione e il cambiamento del proprio status, legato al riconoscimento di meritocrazia o

disuguaglianze compensate da istituzioni pubbliche. Le società che funzionano in base alle risorse familiari

avranno un'assemblea mobilità sociale.

La mobilità sociale è stata massima nel secondo dopoguerra. Negli anni del boom economico, sia negli Stati

Uniti che in Europa c'è stato un forte aumento della mobilità sociale verso l'alto. Nell'arco della vita una

persona o tra un generazione e l'altra c'è stato un miglioramento della posizione sociale. La mobilità sociale

invece è stata fortemente frenata a partire dagli anni 80/90 oppure è diventata più selettiva. Solo poche

élite di persone hanno potuto avere un'effettiva mobilità sociale ma non è stato più un fenomeno di massa.

Quali sono i fattori che influenzano la mobilità sociale da cinquant'anni a questa parte? Sono fenomeni

sistemi, presenti ovunque. La fine del boom economico, fase di espansione dell'economia, e il cambiamento

del sistema produttivo, quindi lo smantellamento della società industriale perché è cambiato il sistema

produttivo, hanno portato ad una frenata della mobilità sociale collettiva. Un altro fattore e quello della

sindacalizzazione, importante fin dell'Ottocento per riconoscere una serie di diritti dei lavoratori , la

sindacalizzazione è stata massima quasi ovunque negli anni 70. La fine della società industriale che aveva

costruito quei sistemi di sindacalizzazione ha fatto venir meno il potere di sindacalizzazione di molte

categorie di lavoratori. Le qualifiche richieste sono legate alla mobilità sociale. Per es negli anni 50 c'erano

persone che venivano dalle campagne del sud, semianalfabeti, che potevano trovare lavoro nelle grandi

fabbriche del nord. Questa fase di ricostruzione ha permesso di assorbire moltissima manodopera, anche

poco qualificata, oggi invece la società permette mobilità sociale solo ad un'élite. Negli anni 50/60 la

mobilità sociale era invece di massa.

Questa mobilità sociale aveva aumentato molto l'aspetto dell'acquisizione dello status, bastava essere

persone di buona volontà e l'opportunità si sarebbe presentata. La situazione di oggi invece sta facendo

ritornare l'importanza dell'aspetto dell ascrizione, ossia da dove vengo, in che famiglia sono cresciuto. A

questo poi si aggiunge il clima culturale, storico, politico diverso rispetto a quegli anni. Gli anni dell'amore

obietta sociale avevano anche una più semplice e spontanea organizzazione collettiva delle richieste, si

protestava per la mobilità sociale. Oggi invece la maggiore individualizzazione tende a favorire situazioni in

cui si cercano soluzioni individuali a contraddizioni sistemiche. Più a livello tecnico la mobilità sociale può

essere definita in vari modi considerando le persone può essere

- Inter-generazionale > più facile da misurare, su uci abbiamo più dati, perché riguarda la mobilità

tra due generazione, possiamo vedere se i figli vivono in una situazione migliore rispetto ai padri.

- Intra-generazionale > la mobilità della singola persona all'interno della sua vita, più difficile da

misurare.

C'è una forte correlazione tra livello di istruzione, professione e mobilità sociale. Avere genitori poco istruiti

ci da meno risorse rispetto ad avere genitori istruiti. Sono risorse sia di carattere simbolico che pratico.

La mobilità può essere

- assoluta > numero complessivo delle persone che si muovono

- Relativa > rispetto ad una categoria

I paesi con meno disuguaglianza, di solito con una situazione economica migliore è in cui è prim presente lo

stato per compensare le disuguaglianze, sono anche quelli con più mobilità. Quelli più poveri a livello di pil e

con stato meno presente, hanno minore mobilità sociale. Più aumenta la povertà più rischia di arenarsi la

mobilità sociale.

Neet > coloro che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.

Beck si chiede quanto conta ancora il concetto di classe. Beck si è dedicato ai fenomeni di

individualizzazione nella società contemporanea, spesso da lui descritta come una società del rischio,

perché noi siamo accomunati dai rischi che corriamo piuttosto che da interessi simili. Spesso il concetto di

classe è considerato come un'etichetta utilizzata più dal linguaggio marxiano. La stratificazione sociale deve

includere elementi nuovi, meno rilevanti in passato. In primis c'è l'esposizione al rischio. A livello mondiale

per esempio c'è più rischio ambientale in alcuni paesi che in altri e alcune persone in questi paesi sono più

soggetti al rischio. La classe è determinata dalla nostra esposizione a rischi, come disoccupazione, danni alla

salute… La stratificazione sociale oggi non può tenere conto delle differenze integrino di genere e di essere

autoctoni o meno in una società. Secondo Beck bisogna lasciare l'ottica nazionalista, perché siamo sempre

più interconnessi: le crisi economiche, i cambiamenti tecnologici si diffondono. Questo insieme di

interconnessioni, sempre più complicato da misurare, e la sfida di chi si occupa di stratificazione sociale,

perché gli elementi di prima come reddito e lavoro devo essere affiancati da altri elementi come la variabile

esposizione a rischi e vantaggi, genere, provenienza.

DIFFERENZE DI GENERE cap 10

Questo argomento può rientrare nella categoria della stratificazione sociale poiché la differenza in generale,

quindi in termini di cultura o anche in termini di genere, e a tutti gli effetti uno dei criteri che determinano il

posizionamento sociale di una persona nella stratificazione sociale. I modi in cui si determina la

stratificazione sociale sono due

- uno dipende dalla possibilità o meno di creare offre di redistribuzione che compensino le forme di

disuguaglianza, legate a diverse possibilità di lavoro o reddito. Queste disuguaglianze possono

essere compensate con il welfare.

- Uno si lega al riconoscimento delle differenze. Nella categoria del riconoscimento si può inserire

anche il riconoscimento delle differenze di genere.

Più recentemente si è cercato di unire questi due aspetti con il tema dell'intersezionalità, intersecare questi

elementi per ferree come questo intrecciarsi si concretizza nella vita delle persone. Differenze e

disuguaglianze possono sommersi oppure attenuarsi. Il tema dell'intersezionalità è partito soprattutto dal

femminismo delle donne afroamericane, le prima a mostrare la sommatoria di svantaggi dell'essere donne e

nere. Per questo subiscono varie stigmatizzazioni. Ci sono poi casistiche in cui svantaggi sono compensati da

vantaggi. Questo è un modo innovativo per studiare la stratificazione sociale, in cui viene incluso il tema

della differenza. All'inizio degli studi sulla stratificazione sociale, lo studio della differenza di genere era

poco diffuso. Questo studio e più recente e si concentra su differenze di genere, sessualità e definizione di

genere.

Sul miglioramento della situazione delle disuguaglianze di genere, la percezione italiana è più negativa

rispetto alla media europea.

COSA SI INTENDE PER DISUGUAGLIANZA DI GENERE = discriminazione delle opportunità nei confronti del

genere femminile

Sull'argomento del genere c'è grande variabilità storica. La discriminazione delle opportunità nei confronti

del genere femminile è una lunga costante storica, perché tendenzialmente le società sono state di tipo

patriarcale. Guardando in dettaglio gli aspetti storici si sono continui passi avanti e indietro. Gli studi

giuridici, legati alla storia del diritto, mostrano la frequenza del miglioramento alternato a peggioramento.

Lo stesso vale per i comportamenti sessuali, il classico esempio è quello dell'omosessualità e della sua

legittimazione sociale. Spaziando nel tempo e nello spazio ci sono situazioni diverse, dalla legittimazione

evidente della sessualità nell'antica Grecia, a situazioni opposte in cui il comportamento e visto in modo

particolarmente negativo, con sanzioni esterne di vario genere. La visione ampia di queste categorie ci fa

capire come ogni società stabilisca dei canoni c di normalità e legittimità. Ciò che è considerato normale e il

comportamento della maggioranza a livello numerico. Questo costituisce dei canoni di comportamento, che

possono poi essere normati a livello legislativo o essere orientamenti a livello di valore.

Nel corso della storia il canone di riferimento della normalità è stato riassunto da alcuni elementi

- genere maschile

- Età adulta

- Colore della pelle > bianco

- Eterosessuale

- Con una buona posizione sociale > lavoro, buon reddito

Questo canone è stato messo in rilievo solo recentemente mentre prima è rimasto implicito è indiscutibile

fino al novecento. Tutti i movimenti sociali, delle donne, per l'orientamento sessuale sono sempre andati

contro questo canone.

SESSUALITÀ

interrogativo molto antico, si trova a livello mitologico in molte culture. Rispetto alla cultura occidentale,

nella cultura greca classica, si vede una grande riflessione sull'aspetto del canone di ch'io che è normale e

ciò che non lo è rispetto alla sessualità. L'esempio più noto si trova nel simposio di Platone, in cui tra i vari

invitati Aristofane dice che le differenze di genere sono originate da una frattura. L'essere umano originario

era doppio, uomo e donna insieme, poi perché dava fastidio a Zeus è stato di diviso metà. Questa divisione e

artificiale, rispetto ad un'unità originaria. Le immagini delle slide risalgono a fine quattrocento, inizio

cinquecento e sono il modo in uci in Germania si rappresentavano gli abitanti del nuovo mondo, immaginati

come mostri ermafroditi.

Foucault > si interessa al trattamento delle non normalità da parte della società moderna. Ha studiato anche

un ermafrodito, che aveva subito tutta una serie di indagini e trattamenti sanitari a causa di questa sua

particolarità, che secondo Foucault testimoniano il continuo interrogativo sul confine tra normale e no,

lecito o no.

A livello invece di aspetti organizzati, ossia come i rapporti di genere e canoni della sessualità vengono

organizzati dalla società, un altro filone di studi presente in sociologia e antropologia e quello che riguarda

come le società dal punto di vista delle relazioni familiari.

- monogamia

- Poligamia > sposarsi con due o più persone

Le società poi si sono organizzate soprattutto intorno a forme di POLIGINIA > più mogli. Le società di solito,

dove è stato applicata la poligamia sono in realtà di pologinia, perché nella maggior parte dei casi sono state

società patriarcali, maschiliste è quasi sempre in potenziale conflitto, guerra, in cui l'aspetto militare e

violento e in cui c'erano spesso molte vedove, perché gli uomini morivano in battaglia. La poliandria è più

rara, perché le società matriarcali sono poche, in queste società la famiglia è retta dalla matriarca, la donna

più anziane, sono società più pacifiche, perché vivono in luoghi più isolati (isole del Pacifico, Tibet). Le

donne avevano più di un marito semplicemente perché amministravano le proprietà. La gestione dei

rapporti familiari dipende dal contesto sociale.

Quadro che rappresenta i cicisbei (Giorno, Parini) > amanti delle signore (in particolare in Italia), che

potevano addirittura legalizzare i rapporti con questi uomini. Questo è stato possibile nell'illuminismo, in

un contesto storico in uci in altri paesi non esistevano assolutamente queste libertà.

Sempre a proposito della variabilità dei consci tra normale e non, negli ultimi trent'anni/quarant'anni sono

nati studi sul terzo sesso, ossia sui transessuali. Si riflette, suora tutto nei paesi anglosassoni, sul genere e

sulla variabilità del genere. Questa categoria terza, né maschile né femminile, ha un ruolo intermedio in

società molto diverse. Uno dei posti in cui è stato studiato e la Thailandia, dove presente la figura del

Kathoey. Sul tema del travestimento ci sono molti studi che hanno messo in rilievo come il travestirsi da

uomini fosse molto frequente, per evitare i limiti imposti alle donne, un esempio e George Sand. Lo studio

invece della Queer Theory, che ha avuto un boom accademico negli anni 80 negli Stati Uniti, lanciando dalla

femminista Judith Butler, si tratta di spiegare come viene costruito il genere. Sostiene che il genere è una

costruzione sociale, che non ha niente a che fare con aspetti naturale. Nel loro complesso, questi studi e i

movimenti sociali che dagli anni 70 si sono moltiplicati, hanno portato ad un cambiamento della percezione

sociale delle forme di cambiamento.

Da un alto c'è una stigmatizzazione della sessualità, dall'altro non possiamo non constatare un incremento

commerciale che si è sviluppato intorno a quello che riguarda la società, c'è una mercificazione della

sessualità. La mercificazione della sessualità dipende dalla liberalizzazione della sessualità, presente dal

dopoguerra in poi è legata ai movimenti femministi e delle altre sessualità. Questa liberalizzazione onde

però limitata, non ha modificato completamente l'opinione ma no. Ha impedito la crescita dell'industria,

legata al fatto che a questi comportamenti noi leghiamo la costruzione della nostra identità, attraverso le

offre di consumo le persone si interrogano sulla loro identità profonda. A questo si lega un altro filone di

studi, molto diffuso nei paesi anglofoni è molto meno in Italia.

Antropologicamente la base dell'organizzazione sociale attraverso l'individuazione del genere si lega ai

matrimoni e questo ci fa capire come questo aspetto delle relazioni tra i generi e la determinazione dei

rapporti legati alla sessualità siano importanti per determinare un ordine oracle. la socializzazione per

moltissimo tempo è stata spiegata in modo deterministico (criteri di ascrizione del genere). Ad un certo

punto sono stati sviluppati studi per capire questi modelli relazionali e il primo aspetto considerato e la

relatività, la relazionalità > tutto dipende da un termine di paragone, un canone. il tema della differenza di

genere emerge in primo luogo in rapporto con il canone, e ce una differenza significa che la differenza ce

rispetto al canone e quindi si passa alla npn assolutizzazione del canone, non bisogna universabilizzarlo.

questo lavoro è complesso, perché si lega ad un forte determinismo biologico, perché si lega in

rappresentazioni sociali legate a tura e corpo. quindi molte discussioni hanno considerato questi aspetti di

rappresentazione sociale e biologizzazione.

storicamente c'è stato un essenzialismo delle differenze, la differenza tra uomo e donna e naturale e da

questo mas una differenza sociale. Con la modernità queste differenze vengono spiegate legandosi alla

biologia. A questo tipo di lettura se ne contrappone una recente e contrastante con l'essenzialismo, che il

costruzionismo, riassumibile in “uomini, donne o trans si diviene”. Il genere è una costruzione sociale che

avviene attraverso la costruzione di determinati comportamenti. L'enfasi è sulla socializzazione.

Gli aspetti della essenzializzazione o hanno concentrato l'attenzione sulle differenze biologiche

fondamentali, es legate alla riproduzione. Queste spiegano poi le differenze di ruoli e nella gerarchia delle

posizioni sociali.

Questo discorso è stato costruito soprattutto in un mondo scientifico maschile. Che legittima la

disuguaglianza in questo modo. Ma esiste anche un essenzialismo femminista, che ribalta questa forma di

essenzialismo. Si riconoscono dell'essenzialismo per ribaltare il significato. Le differenze biologiche servono

per spiegare perché alle donne bisogna dare un certo rilievo. Es la minore aggressività può avere un risvolto

positivo. Le visioni essenziali ate sono in polemica con il femminismo egualitario e sottolineano la necessità

di difendere la differenza sessuale e si pongono in contrasto con degli aiuti a livello legislativo che non fanno

altro che imitare modelli maschili. L'essenzialismo avrebbe portato ad un cambio più radicale a livello

culturale. I diritti a livello istituzionale permettono di minimizzare le differenze biologiche e fanno si che

quando una donna cerca lavoro non venga svantaggiata. le posizioni essenziali are non ritengono sufficienti

questi cambiamenti, perché tamponano le differenze ma non mettono in discussione il modello socio

economico.

Il modello costruttivista ha avuto sviluppo sono Woolf, de Beauvoir, Butler. Sostengono che bisogna vedere

come i ruoli sociali si costruiscono, attraverso scelte e imposizioni di ruoli. I modelli di imposizione di

genere cambiano in tempo e spazio.

Su questo tema era intervenuto anche Bourdieu, che ha scritto “la dominazione maschile”. Studia gli habitus,

le disposizioni interiorizzate. Ad un certo punto si era interessato a questo argomento, che di solito era

trattato solo da sociologhe donne. Mette in luce come le cose che diamo per scontate, consideriamo naturali

vengono mostrate come ruoli appresi. Per es nelle scuole dell'infanzia era sistematicamente repressa

l'aggressività delle bambine, meno nei bambini. Il rischio delle letture costruttiviste è di far scomparire

completamente ogni aspetto naturale e quindi c'è un'attenzione esagerata sulla socializzazione.

A livello storico queste differenze in termini di ruoli sociali e di potere ricalcano le grandi fasi storiche delle

disuguaglianze. Più le società sono semplici, più sono orizzontali e quindi poco gerarchiche più i ruoli di

genere saranno meno marcati. Sono società in cui tutti devono saper fare tutto. Le differenze di genere sono

aumentate come le differenze gerarchiche quando le società sono divenute stanziali. Una costante storica e

la divisione tra spazio pubblico e privato .il mondo delle donne è stato tradizionalmente quello privato,

quello del chiuso della casa. Nella polis lo spazio pubblico era quello maschile e degli uomini liberi. Questa

eredità dura però non tempo e la ritroviamo ancora oggi. A livello statistico il fatto che le donne abbiano più

difficoltà ad accedere allo spazio pubblico sono difficoltà ereditate dal passato, che si esprime in stereotipi,

stigmatizzazioni e continua a riprodurre forme di segregazione professionale.

Molti studi riguardano il mondo del lavoro. La divisione sessuale del lavoro è una costante storica,

caratteristica del patriarcato, che talvolta ancora oggi è spiegata in modo essenzialista. Le ricerche hanno

messo in luce aspetti che riguardano la difficoltà a scardinare il canone maschile, come quelli legati al

doppio lavoro delle donne, cioè che le donne una volta entrare nello spazio pubblico si sono trovate in uno

spazio pubblico costruito intorno ad un canone maschile che le ha portate ad una sorta di posizione

intermedia tra spazio privato in cui hanno continuato a seguire ruoli tradizionali mentre nello spazio

pubblico lavoravano secondo canoni maschili. Altri studi hanno messo in luce come l'ingresso delle donne

nel mondo del lavoro ha coinciso con un trasferimento delle competenze nello spazio domestico ad altre

donne. Per es si subappalta il lavoro domestico ad altre donne, riproducendo un ruolo femminilizzato nello

spazio domestico. A livello di reddito, statisticamente, la retribuzione delle donne è inferiore di quella degli

uomini. Statisticamente accedono più spesso a lavori inferiori rispetto alle loro competenze. Statisticamente

hanno minori probabilità di carriera o lo fanno più lentamente, inoltre sono maggiori le probabilità di

licenziamento.

Per molti secoli le donne sono state escluse dal l'istruzione. Ma la differenza nel mondo del lavoro non

dipende dal tasso di istruzione, che oggi è mediamente più alto per le donne ma dipende anche dal tipo di

istruzione superiore. Le ragazze di solito sono migliori perché sono più diligenti.

All'inizio degli anni novanta c'è stato il sorpasso delle ragazze sui ragazzi rispetto alla laurea.

Paradossalmente i salari per gli uomini sono più alti, in particolare se hanno famiglia hanno più probabilità

di fare carriera.

SOCIOLOGIA DELLE RELIGIONI

La distinzione chiave fatta da tutti, in particolare Weber, e che le scienze sociali studiano i fenomeni religiosi

da un punto di vista oggettivo, esterno. Weber per es raccomandava che il sociologo interessato alle

religioni non studiasse quella in cui lui crede, perché causerebbe un cortocircuito che impedirebbe

oggettività nel studiare il fenomeno come fatto sociale. Bisogna prescindere quindi da giudizi di valore. La

distinzione epistemologica centrale e quella tra credenza e conoscenza. Le religioni sono sistemi di

credenze, che hanno a che fare con la fede ma che non sono valutabili e spiegabili dal punto di vista

oggettivo. Gli studiosi di sociologia non sono teologi, ma studiano il fenomeno empirico delle religioni,

quindi comportamenti dei credenti, riti, valori rimanendo su un piano di avalutatività. La differenza tra

credenza e conoscenza è una premessa da cui non si può prescindere, ma nonostante queste

raccomandazioni non è sempre stata applicata. Ci sono per es studiosi della religione cattolica che sono

cattolici.

TEORIE GENERALI

Ci sono vari modi per studiare le religioni.

- struttural-funzionalismo > vedere l'insieme delle funzioni di una religione è come è strutturata. Le

religioni esistono per svolgono varie funzioni, ad es rispondono a domande di senso, spiegano il

male e la giustizia (se la giustizia non è possibile sulla terra, può essere pensata a livello

ultraterreno), forniscono una guida morale ed etica. I sistemi religiosi sono legati anche si sistemi

culturali e possono avere una presenza più o meno ingombrante nella società e nella vita degli

individui, legandosi talvolta a forme di etnocentrismo.

- Teorie del conflitto > vedono la religione come qualcosa che si impone al l'individuo , ma che non

sarebbe presente nel l'autonomia individuale. Questo è legato soprattutto all'eredità marxiana, che

spiega la religione come una sovrastruttura che si impone agli individui e incanala il loro

comportamento. La religione è l'oppio dei popoli, che droga le persone e i loro comportamenti. Un

esempio e la società castana indiana, in cui la posizione all'interno delle caste e spiegata da

dottrine di tipo religioso. Una persona e in una determinata casta in base a quello che ha fatto nella

vita precedente.

LO SCOPO

Una domanda fondamentale è sull'esistenza delle religioni. Le religioni sono fenomeni universali, non c'è

nessuna società che per quanto semplice o lontana non abbia forma di credenza nel trascendenza o nel non

naturale. Servono per garantire l'ordine e l'equilibrio sociale > le persone si metteranno d'accordo

implicitamente sul senso da cela degli avvenimenti.

Durkheim > sono credenze solidali relative a cose sacre che uniscono in una comunità morale tutti coloro

che vi aderiscono. Si parla di solidarietà, perché accomunano tante persone.

Il senso serve perché ci si pone davanti al tema del limite, della finitudine e della morte. Gli esseri umani

hanno un cervello talmente sviluppato da sapere che viviamo solo per un lasso di tempo. Questo genera una

serie di domande a cui i sistemi religiosi cercano di dare risposte. Questa è la prima essenza della questione

del senso. Si dà senso all'angoscia della propria finitudine. Ci sono molte differenze tra sistemi religiosi più

antichi, che sono generalmente di tipo magico perché cercano di mano l'arte il presente con oggetti magici, e

quelle più recenti, che hanno sviluppato un'idea più complessa del trascendente. L'altro elemento chiave

presente in tutti i sistemi religiosi e l'esperienza del caso. Questo nei sistemi di credenza religiosi assume il

ruolo di destino, dato o volontà divina. Ciò che possiamo considerare come un caso, una probabilità, assume

un senso e diventa più accettabile se inquadrato in un sistema di credenza, che da un ordine, un senso alle

cose che accadono. Alcuni considerano più il caso come sorte, altri come un disegno divino.

RITI

Durkheim > tutti i sistemi di credenze hanno riti, più o meno complessi e articolati. Aveva dedicato a questo

tema “Le forme elementari della vita religiosa”. Ogni società rinsalda i sentimenti collettivi e le idee

collettive che costituiscono la sua unità e la sua personalità. Esistono anche riti laici, es all'interno dello

stato. I riti religiosi rinsaldano un sentimento di coscienza collettiva, legato a credenze nel trascendente.

Questi riti possono essere di diversa natura. Possono essere riti negativi, che hanno a che fare con quello che

non si può fare, ricordano quali sono i tabù, quali sono i divieti. Possono esserci riti positivi, quelli che più di

tutti rinsaldano la comunità. Il senso dell'appartenenza ad una comunità religiosa necessità sempre di

questi riti. Possono esserci poi riti espiatori, di purificazione del singolo, che servono per liberarsi da

impurità che una persona ha assorbito con comportamenti non adeguati. Nella visione laica di Durkheim la

laicizzazione della società moderna, per es della francia, e un'ennesima trasformazione del sistema religioso.

Il culto non è più quello trascendente di una divinità, ma diventa quello della nazione, come lingua, come

cultura, come comunità di appartenenza. Anche i riti diventano quelli laici dello stato nazione. Le società si

danno gli dei di cui hanno bisogno > la società moderna è una società laica e per questo si dà dei laici.

Dentro i i sistemi religiosi ci sono sempre due tipi di dualismo

- sacro / profano > la dimensione del sacro e universale ma le applicazioni variano in base ai sistemi

religiosi. Un simbolo sacro in un sistema religioso e un semplice oggetto in un altro. Al sacro

spesso è associata un'idea di energia. Durkheim aveva analizzato in particolare alcune comunità

primitive del Pacifico, dove la dimensione del sacro era chiamata mana = energia. Gli oggetti sacri

mediano questa dimensione energetica. La dimensione del profano include tutto ciò che non ha a

che fare con il sacro. Un oggetto che prima era sacro, con la trasformazione della cultura, può

diventare poi profano. Es passaggio da cattolicesimo al protestantesimo, in cui i santi e le reliquie

non sono più stati considerati come sacri. È importante la relatività di questi aspetti

- Puro / impuro > l'oggetto sacro e puro e bisogna garantire la purezza. Il confine tra queste due

dimensioni può essere più o meno netto, ma è sempre presente. La dimensione del profano

presenta le impurità e il rituale di purificazione serve per tornare alla purezza. L’impurità può

essere l'agata a professioni, colori, oggetti. Tutto questo si lega sempre ad una visione più ampia

del sistema sociale.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali e istituzioni europee
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FedericaMacchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi sociali comparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Rebughini Paola Alessandra.

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