Il romanzo nero e Manzoni
La cultura letteraria ufficiale guardava con diffidenza al gothic romance, il romanzo nero, nonostante la numerosa pluralità di titoli. Nello specifico, questa tipologia di romanzo era molto popolare nell’area anglofona, mentre nel nostro Paese si diffuse solo verso gli anni Venti e Trenta, grazie all’opera di Gramsci Letteratura e vita nazionale, nel quale parlava di un “romanzo tenebroso”. Inoltre, nel 1930 venne pubblicata un’opera di Mario Praz, nella quale, contro ogni Manzoni in versione “noir”.
I romanzi neri videro la loro maggiore aspettativa, si fa menzione a una fioritura nella letteratura inglese e molto poca nel contesto nazionale, ma non è escluso che comunque ci sia stata una contaminazione del romance in romanzo nero, storico, sentimentale, d’avventura, libertino, ecc. Questo può essere accaduto anche per Manzoni ed è ciò che rilevano Giovanni Macchia, Umberto Eco ed Ezio Raimondi, ponendo l’accento sul fatto che in alcune pagine dell’autore, si possono rintracciare tracce del romanzo gotico e del romanzo nero.
Già nel 1835 Edgar Allan Poe, scrivendo una recensione de I Promessi Sposi, sottolineava la presenza di elementi degni di un gothic romance ed un esempio è senza dubbio la vicenda della Monaca di Monza (vittima dell’oppressione familiare) e della peste. Come rivelò Stefano Stampa, figliastro del Manzoni, egli era molto interessato al genere nero, arrivando anche all’idea di scrivere un racconto fantastico. E molti non escludono che comunque ne I Promessi Sposi, Manzoni non abbia introdotto elementi tipici del gothic romance: la vergine perseguitata, il prepotente, il complotto, l’intrigo, il matrimonio contrastato.
La signora
L’interesse di Manzoni per il “nero” e la sua presenza nel romanzo, sono espressi dall’autore stesso nell’introduzione, nella quale preannuncia le “traggedie d’horrori” e “scene di malvagità grandiosa”. Nel Prevosto di Seveso raccontò di agguati notturni, di assassinii ed occultamenti di cadaveri. Un racconto che poco si addiceva a un autore noto per severità e compostezza, per questo subì una forte censura e non vide mai la stampa.
Nella prima edizione del romanzo (Fermo e Lucia), i misfatti vengono descritti con una grande dovizia di particolari, è quasi lo stesso autore a rendersene protagonista. Invece ne I Promessi Sposi, l’autore tende a nascondersi dietro il fatto delittuoso, tende ad assumere un atteggiamento più oggettivo non partecipando, quindi, non più in prima persona alle vicende.
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