Comunicazione verbale e linguaggi dei media
LABORATORIO MULTIMEDIALE
LEZIONE 1
IL DIALOGO: PAROLE E CONTESTO
ANALISI DELLA CONVERSAZIONE (CA) Conversation Analysissi occupa di
analizzare come si struttura e come si evolve la conversazione umana in relazione
particolarmente ai dialoghi. È fortemente intrecciata alla pragmatica e anche ad altre
discipline linguistiche (pragmatica) ed extralinguistiche (sociolinguistica, linguistica
forense)
Passare da un dialogo orale ad un dialogo scritto abbiamo bisogno che l’oralità
debba essere portata a dialogo scritto, anche in maniera abbastanza standardizzata
per far si che qualcuno la possa leggere.
Si sviluppa all’interno di una disciplina che studia l’interazione della persona quando
parlano la conversazione è intesa non solo come un fatto che capita, che non ha
nessun rilievo, ma come azione, agire sociale e linguistico sul mondo.
La differenza tra queste due sotto discipline CONSERTATION ANALYSIS E DISCOURSE
ANALYSIS è che la DA è più vicina alla semiotica, mentre la CA è più concreta.
Le nozioni fondamentali sono quelle di: turno conversazionale, punto di rilevanza
transizionale, strategia di mantenimento e cessione del turno, coppie adiacenti,
regista della conversazione
L’analisi della conversazione si basa su alcuni Principi base della CA:
è una disciplina empirica, per poter lavorare ha bisogno dei dati
naturalismo:
naturali, lavora sul parlato spontaneo, con la registrazione di nuovi datitrascrizione e
annotazione dei dati per scopi di analisi di ricerca
la conversazione si svolge nel tempo ed è una sequenza temporale di
sequenzialità:
azioni comunicazione è una sequenza interconnessa di azioni (vedo la mia amica
la
dal parrucchiere, gli devo fare i complimenti)
il fatto che la persona quando parlano usano vari mezzi linguistici, ma
adiacenza:
anche prossemici per indicare se si è in accordo o in disaccordo con l’altro
interlocutore. La vicinanza di due persone coinvolte in una comunicazione non è
casualedalla nozione di adiacenza deriva quella di coppie adiacenti
di vista dei partecipanti: quando noi analizziamo un dialogo dobbiamo tener
punto
conto che i parlanti hanno una loro identità, un determinato modo di pensare, e hanno
degli scopi a cui vogliono arrivare durante quella conversazionenozione di recipient-
design, poi accomodamento: come i parlatori tendono ad accomodarsi nei confronti
dell’interlocutore, cioè ad assumere involontariamente alcuni aspetti del suo modo di
parlare, di gesticolare o di muoversi perché vogliamo mostrargli il nostro
coinvolgimento e la nostra vicinanza
le conversazioni avvengono in contesto concreto tutti gli elementi
contestualità:
che possono condizionare un determinato contesto. La contestualità può essere vista
in prospettiva antropologica: il parlato riflette la struttura sociale e la ricrea
come prassi: il parlare è un agire sociale nel mondo, con il nostro parlato
linguaggio
contribuiamo a cambiare il mondo
I TURNI CONVERSAZIONALI
Turno: è l’intervento di un singolo locutore
Monologo: è un turno unico, in cui un solo parlante continua a parlare per ore.
All’interno della struttura del monologo ci sono diverse mosse pragmatiche e
conversazionali, e c’è un interlocutore ma non è ratificato, cioè no può intervenite, che
è il destinatario della conversazione (conduttore che parla ininterrottamente al
1
pubblico a casa, che è il destinatario della conversazione che però non può
intervenire)
Dialogo: alternanza di turni tra 2 o più locutori capire come e in che modo questi
turni si alternano, come i parlanti parlato uno dopo l’altro o uno sopra l’altro
COPPIE ADIACENTI: successione di due enunciati in una sequenza logico-
argomentativavi sono due turni, due frasi, messe di solito una di seguito all’altra di
cui una è la risposta dell’altra o comunque è legata logicamente al pezzo precedente
ordinano il susseguirsi della conversazione, per passare da un blocco all’altra.
Es domanda-risposta (come stai? Bene grazie)
Le coppie adiacenti possono essere anche incassate all’interno, sono legate ad un
momento contingente nella conversazione, ma non rompono le coppie
(A: ciao Maria B: attenta alla macchina A: grazie B: ciao comunque chiara)
Ci possono essere delle sovrapposizioni: nel mondo della conversazione si indicano
con #
ALTERNANZA DEI TURNI: prima parla A e poi parla B
Come si stabilisce quando A ha finito di parlare? È essenziale il PUNTO DI RILEVANZA
TRANSIZIONALE (PRT), che è il punto temporale nella conversazione in cui B ritiene
che A abbia esaurito il proprio turno e che quindi B può iniziare a parlare.
Viene identificato da vari elementi:
-discesa del pitch decadenza del tono di voce
-pausa lunga
-fine dell’argomentazione/enunciato
-elementi paralinguistici (sguardo, gesto)
Le SOVRAPPOSIZIONI avvengono per un errata identificazione del PRTB pensa che
A abbia esaurito il proprio turno e quindi lui possa intervenire ma in realtà non era così
e si crea quindi una sovrapposizione
essere volontaria:
possono
-mostrare partecipazione anticipando la risposta
-mostrare disinteresse
essere involontarie
possono
Possono essere seguite da delle scuse e da interventi di riparazione con la ri-cessione
del turno all’interlocutore
Possono causare anche escalation aggressive: se B continua sempre a sovrapporsi A
può sentirsi minacciato nel suo parlare
IL REGISTA DELLA CONVERSAZIONEchi è? Come può essere riconosciuto?
ESAME
È colui che controlla il potere interazionale, ha cioè accesso a diritti negati agli altri
partecipanti ed esercita un potere di controllo su ciò che gli altri fanno e
sull’andamento dell’interazione si vede molto bene nelle conversazioni
asimmetriche, quando uno dei due parlanti controlla la conversazione e il suo
andamento
Es conversazione in classe: regista= insegnante
Dibattito politico/intervista: regista=giornalista moderatore
IL MODELLO SPEAKING DI Hymes nel 1980 Hymes propone un modello per
descrivere il contesto se noi vediamo una conversazione dobbiamo descrivere come
avviene, dove avviene, come si svolge ecc, Grice propone di descrivere tutto ciò che
sta avvenendo con questo acronimo ESAME
2
S=SITUATION: si intende il contesto fisico in cui si svolge la comunicazione (es io
seduta su una sedia, in una stanza davanti a un pc, collegata online con altri studenti
ecc)tutto ciò fa parte del contesto situazionale
-setting (quante sedie ci sono, come sono disposti i partecipanti)
-scene (come i partecipanti vedano questo contesto in cui si trovano ad agire)
P=PARTICIPANTS: possono essere diversi situazione normale parlante e interlocutore
non ratificati (passante che passa e sente la
partecipanti
conversazione) a casa che è un pubblico ratificato ma che però
pubblico
non ha diritto di parola
E=ENDS: sono duplici
Risultati: cioè quello a cui il nostro dialogo quando è giunto alla fine è giunto (B
dicendogli che non se la passa bene, A decide di dargli un prestito)
Fini o scopi: sono quelli che i nostri partecipanti al dialogo hanno in mente prima di
iniziare il dialogo (A chiama B per sapere come sta, B gli dice che non se la passa
bene)
A=ACTS: sono quelle forme e quei contenuti che vengono scambiati nel corso del
messaggio, sono la parte concreta della conversazione tutte le varie coppie
adiacenti che formano la comunicazione
K=KEY: è la chiave di interpretazione del dialogo, è la chiave di lettura dl messaggio,
cioè capire se questa conversazione (si stanno insultando: sono molto amici, lo fanno
ironicamente; si odiano, stanno litigando)
I=INSTRUMENTALITIES: sono gli strumenti attraverso cui avviene la comunicazione, il
canale attraverso cui avviene la comunicazione
Canale: se avviene in modo orale, attraverso un tweet, una telefonata ecc
Forms of speech: che lingua si sta utilizzando
N=NORMS: si dividono in
Norme di interazione: norme che regolano come avviene una relazione fra certi tipi di
individui (dare del lei al capo)
Norme di interpretazione: norme di come io devo interpretare il dialogo e la situazione
contingente in cui sono
G=GENRES: riguarda l’analisi letterale della conversazione. Quali sono i generi
testuali, conversazionali a cui stiamo facendo riferimento
LINGUA E COMUNICAZIONEquando parliamo di comunicazione ci sono sia degli
elementi linguistici che elementi para-linguistici, esterni alla linguistica che possono
veicolare sia la pragmatica, sia la nostra conversazione
paralinguistici:
elementi
3
-sguardo
-prossemica
-distanza conversazionale
linguistici:
elementi
-pronomi personali
-lessico
-prosodia
ESERCIZIO:
video
primo
S: è una camera interrogatoria, c’è una porta scorrevole, un tavolo e i due personaggi
si siedono ai due capi del tavolo, oltre ai due protagonisti vi sono anche le guardie che
intervengono limitatamente
P: il suo scopo è quello di accurare la verità e di dimostrare che il robot ha ucciso il
professore
E:
K: c’è un contrasto in atto tra i due personaggi e che questo contrasto non viene
attuato durante la conversazione
C’è un partecipante che ha maggior potere ed è Will Smith, che è il regista della
comunicazionema nella prima parte è l’interrogato il regista della comunicazione,
perché cerca di fare altre domande, ma poi il protagonista dice “qui le domande le
faccio io”ripresa della regia da parte del protagonista
video
secondo
Esempio di scontro per la regia, in cui il regista cerca di riprendere il suo ruolo
LEZIONE 2
Ci sono delle differenze linguistiche tra uomini e donne: che uomini e donne
non si capiscano quando parlano è uno stereotipo, le donne sono accusate di non dire
mia veramente quello che pensano e di parlare sempre in modo esagerato cosa vuol
dire ciò dal punto di vista linguistico? Vuol dire che vi sono delle differenze
pragmatiche tra uomo e donna
uomini: maggior dirittezza, comunicazione 1 a 1 e uno stile più impositivo, tendono ad
imporre di più la loro opinione (andiamo a prendere un caffe)maggior uso disfemismi
donne: maggior indiretezza, comunicazione 1 a molti, utilizzano la strategia
pragmatica del dare più opzioni, del non imporsi (ti va se andiamo a prendere un
caffe?) maggior uso diminuitivi, maggior uso di espressioni enfatiche, minor uso di
disfemismi
si tratta comunque di variabili culturali, che sono apprese dal bambino fino ai 4-5
annisi tratta di variabili culturali, non di genere (una donna può parlare con
parolacce)
Uno studio condotto sulle differenze morfo-pragmatiche che si trovano anche in
letteratura: contando le batture dei personaggi e i diminuitivi utilizzati dai personaggi
e dividendoli in due stili comunicativi:
report-speaking style: esibizione di conoscenze e mantenimento del centro
dell’attenzione
rapport-speaking style: enfasi sulla condivisione di esperienze e similitudini tra P e A
la istruzione comunicativa veniva divisa in:
fighting: in cui due o più personaggi si scontrano tra loro
chatting: chiacchierare per il mantenimento della rete sociale
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Le percentuali mostrano che I personaggi femminili preferiscono uno stile rapport,
quindi a creare rete sociale, condivisione, mentre i personaggi maschili uno stile
report, con alcune eccezioni sulle protagoniste, che in quanto leader dovevano
mantenere il centro della scena
Conclusione: c’è una variazione nello stile comunicativo e die prenomi personali anche
nella commedia classica tra uomini e donne, ma vi è una differenza legata anche al
contesto comunicativo, e quindi è anche legato all’intenzionalità del parlante e ha
quello che vuole ottenere nelle diverse scene i pronomi i personali plurali sono usati
scientemente per creare e opporre due gruppi, quindi per confermare o smentire
l’appartenenza a un gruppo (noi, voi stiamo creando dei gruppi)
L’analisi della conversazione partendo dallo spunto che uomini e donne hanno un
linguaggio diverso hanno analizzato il SESSISMO LINGUISTICO il lessico delle lingue
spesso proponga una visione androcentrica della realtà, es il fatto che la lingua degli
uomini è considerato lo standard non marcato, in base a cui si dice la lingua delle
donne è una varietà rispetto a quella degli uomini
(perché i dottori uomini vengono introdotti con “dottor Rossi” e le donne con il loro
nome “Laura”)
la comunicazione orale per poter essere elaborata deve essere portata a una versione
scrittaTRASCRIVERE è un processo di analisi scientifica della conversazione
in cui il parlato viene trasportato a una dimensione scritta, da quello che il
parlante ha detto a quello che è scritto nel documentonoi dobbiamo
trascrivere quello che il parlante ha detto, anche con gli errori.
Una volta questa operazione era detta sbobinare, ora esistono dei software apposta
Non è un’operazione semplice: come si trascrivono le sovrapposizioni, i colpi di tosse,
le risate ecc, e come tratto le trascrizioni di lingue non standardizzate
ortograficamente (es dialetti)?
Bisogna chiedersi a cosa serve la mia trascrizione:
TRASCRIVERE VS ANNOTARE
Con ANNOTAZIONE si intende l’etichettatura di determinati fenomeni
linguistici, e gestuali dobbiamo creare una legenda di simboli, di acronimi per
particolari fenomeni che ci possono servire. Quando si fa l’annotazione il problema
principale è il problema del setaccio: maglie troppo larghe, perdo fenomeni magari
rilevanti al contrario maglie troppo strette, per categorizzo la realtà e poi non riesco
più a descriverla correttamente
La MULTIMODALITA’ significa espandere l’analisi della conversazione oltre la
dimensione verbale, capire il non detto, quello che viene comunicato
attraverso il corpo e non solo attraverso le parole.
CORPORA: raccolte strutturate e organizzate di dati ai fini di ricerca. Un buon corpus
comprende:
I dati (scritti e orali) I metadati, cioè tutte le informazioni sui dati, es formati di
registrazione, dove sono state svolte, le informazioni sul progetto e persone coinvolte
(omettendo nomi e cognomi)
I GESTI,
Il parlato è considerato tipicamente umano, ma la comunicazione comune ad altre
specie viventi (es danza delle api)
Anche la comunicazione umana comprende elementi diversi oltre al parlato:
-posizione del corpo
-gesti delle mani
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-gesti del capo
-sguardo
La quantità, l’ampiezza, la direzione e la qualità del gesto sono culturalmente
connotati: es la nostra cultura è caratterizzata da una grande quantità di gesti
La posizione del copro può aiutare a leggere la chiave interpretativa di un
enunciatodiversa interpretazione
IL LIGNUAGGIO DEL CORPO: comprende la co-occorrenza di gesti di viso, spalle,
corpo nel suo complesso e mani
- questi elementi possono mandare lo stesso messaggioviene rafforzata la
comunicazione del messaggio
-questi elementi possono essere in contrasto tra loro e con il messaggio verbaleil
contenuto delle mie parole può essere in contrasto con il mio sguardo o i miei gesti (es
minacce, ironia)
Perché lo facciamo? Per dinamiche di cortesia/scortesia
COSA È GESTO E COSA NON LO E’?
Tutto può essere gesto ma dipende dal significato che parlante e ascoltatore associno
a quel movimento.
Es: si gratta il naso=ha in mano un certo tipo di carte
DIFFERENZA TRA GESTI E SEGNI (ESAME)noi parliamo di gesti e non di segni
-gesti: effettuati all’interno di una comunità udente durante il parlato gesti che co-
occorrono alla comunicazione
-segni: tipici della comunità non udente che sostituiscono il sistema semiotico del
parlato (infatti diciamo lingua dei segni)
Che i gesti sono molto importanti nella comunicazione lo scopriamo già nel
1700perché le norme di etichetta imponevano di gesticolare meno per non apparire
di bassa condizione sociale, il pregiudizio legato a una gestualità eccessiva è tutt’ora
presente. Sui gesti esistono molte norme di etichette in tutte le culture e in ogni
momento della storia (es. inchino)
Oggi i gesti sono importanti per vari aspetti: per lo studio dello sviluppo
dell’apprendimento linguistico nel bambino, per gli studi in pazienti che presentano
lesioni celebrali che toccano le aree del linguaggio, per la relazione uomo-macchina
Gli elementi principalmente studiati per la gestualità sono: movimento del
corpo, le mani, il viso (sopracciglia, mento ecc)
La conversazione deve essere vista come un processo multimodaletutti gli elementi
linguistici ed extra linguistici co-occorrono a creare un significato più complesso
IL MOVIMENTO DEL CORPO
Vicinanza vs allontanamento dell’interlocutore questi movimenti creano uno
spazio fisico che riflette o ricrea uno spazio astratto tra gli attantise io mentre dico
una cosa mi allontano dal mio interlocutore l’interpretazione più comune è che io
voglio dirgli di starmi lontano perché non siamo amici, se invece mi avvicino magari
voglio mostrare affiliazione, cioè amicizia e condivisione di una certa idea.
Tenendo sempre conto delle norme socio-culturali di etichetta.
Dobbiamo distinguere che cos’è intenzionale, da cosa è invece legato alla necessità
pratica es c’è molto rumore e i due attanti si avvicinano, questo non è un gesto
legato a una volontà comunicativa, ma di necessità; un attante si avvicina all’altro per
dirgli qualcosa all’orecchio &
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Quaderno appunti presi a lezione con esercizi esame svolti
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Appunti presi a lezione di Storytelling Multimediale
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Appunti di Produzione Multimediale
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Appunti e esercizi Fitofarmacia e analisi