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Innovation policy, gli strumenti della politica a sostegno dell’innovazione hanno l’obiettivo di:

Migliorare le competenze (capabilities) e le abilità (skills) individuali

• Migliorare le performance e l’apprendimento delle organizzazioni

• Incrementare il capitale sociale per lo sviluppo locale (regionale, urbano..)

Non c’è però solo la creazione e diffusione della nuova conoscenza, perché ciò che fa il pubblico è

sostenere le organizzazioni perché questo processo sia più fluido, che venga messo in moto più

rapidamente e frequentemente.

Tipologie di intervento:

Mission Oriented: orientate a poche tecnologie strategiche (es. difesa), concentrate e

• centralizzate. Sviluppare le tecnologie in punti dove la nazione ritiene sia strategico farlo (es.

settore della difesa in Israele). Un altro esempio sono le microcamere per le operazioni

chirurgiche sono lo sviluppo di soluzioni militari create per teleguidare i missili. Il controllo

dell’innovazione è lo Stato.

Politica pubblica orientata verso obiettivi definiti a priori. In USA; grandi imprese private

competono per le risorse messe a disposizione da agenzie pubbliche. Questo è anche il caso

di alcune agenzie farmaceutiche, in cui centralmente si è deciso quali malattie curare per fare

ricerca. In Europa, (es. Francia) c’è la politica del campione.

Diffusion Strategy: istruzione e apprendimento, decentramento e ad ampio spettro. In questo

• caso c’è una maggior concentrazione sulla creazione di un pool di conoscenze, delle

competenze alla fine di un percorso di training. In questo caso il controllo dell’innovazione non

è di chi ha le competenze, fa ed agisce secondo delega. Esempio sono le scuole, decentrate

oltre al ministero, come le università e centri di ricerca. Dai centri di ricerca pubblici poi ci si

può anche spostare a quelli privati, in quanto il processo non è centralizzato forzatamente.

Quindi ci sono delle istituzioni per il trasferimento di conoscenze (università, istituti tecnici,..),

una relazione crescente tra tecnologia e scienza. Questo modello è molto Europeo, a

differenza degli USA.

Mixed Strategy: interconnesso es. Giappone. C’è un governo, una burocrazia e gruppi

• d’imprese. Le imprese sono private ma le istituzioni sono necessarie al trasferimento di

conoscenze, una relazione crescente tra tecnologia e scienza.

Il caso “strategia di Lisbona”

C’è stata una fissazione di PIL riguardo il fatto che la Spagna doveva produrre il PIL dell’R&S con

1/3 dal pubblico e 2/3 dai privati.

Lezione 7 - 06/02 - La diffusione dell’innovazione

Il problema irrisolto è che per molto tempo il problema della diffusione dell’innovazione è

considerato inessenziale. Per molto tempo, nel sistema economico il discorso dell’innovazione è

considerato marginale, ma poi si è visto che il sistema economico stesso è fatto da innovazione.

Le innovazioni dipendono spesso dalla disponibilità di risorse terzi o risorse complementari, senza

le quali queste non possono funzionare. Le condizioni di contesto si modificano e quindi questa

dipendenza diventa dinamica, quindi non è giusto rigettare una innovazione solo perché in un

determinato contesto/momento quella specifica innovazione non trova spazio. 13

Possiamo assumere il tempo come scala di misura per la velocità dell’innovazione, lentezza e

rapidità della diffusione dell’innovazione.

Realizzare una innovazione rappresenta un primo passo, spesso però si tratta di una condizione

necessaria ma non sufficiente. Perché una innovazione abbia successo occorre che si diffonda.

Quali metri di misura si possono usare per valutare se una innovazione è diffusa?

Ci sono innovazioni che sono immediatamente visibili e constatabili (anestesia) mentre altre

sono di lungo periodo (lavare i ferri dopo l’operazione) non sono visibili nel breve. Questa

differenza ha portato a diffusione dell’innovazione differenti, in quanto anche barriere culturali/

religiosi remavano contro. Ma oltre queste assunzioni, la differenza temporale nel dimostrare

l’utilità dell’innovazione è un fattore importante per la sua diffusione.

Lo standard è il congelamento di una soluzione tecnica, ossia una pratica che diventa formale e

assume forme e metodologie ben definite. Lo standard di mercato significa che ci sono diverse

soluzioni tecniche possibili, non c’è nessun processo in cui ci si mette d’accordo su una specifica

soluzione, ma ad un certo punto si impone una soluzione rispetto alle altre. Le ragioni non sono

immediatamente visibili, fino a che il risultato è chiaramente visibile. La domanda è: si impone

necessariamente lo standard migliore? A volte non si impone necessariamente lo standard

migliore.

Path Dependence: Esprime l’interdipendenza dei fattori di sviluppo della tecnologia. E’ un

concetto molto importante per arrivare ad una spiegazione economica del dominio di alcune

tecnologie. Il successo di Qwerty si deve a:

Interrelazione tecnologica

• Economia di scala

• Investimenti quasi irreversibili

In termini di business dovrebbe essere una scelta ponderando fattori razionali, legati all’efficienza,

al costo, ecc. ma spesso si struttura e si crea non per processo razione ma per fatti

apparentemente accidentali che hanno aperto un cammino e lo hanno rafforzato fino a non

rendere più possibile il cambiamento da quella strada.

Il problema principale è convincere i potenziali compratori dell’utilità dell’investimento. Una volta

che l’investitore è convinto (con qualche tecnologia di marketing) bisogna fare formazione per

radicare nella mente degli utilizzatori l’utilità dell’innovazione. L’interdipendenza tecnica dice che

tra l’hardware della macchina e la capacità di utilizzo degli utilizzatori c’è un forte legame se una

volta imparato l’utilizzo non c’è più motivo per cambiare, o almeno diventa un processo molto

costoso. Più utilizzatori spingono le vendite, maggiore l’innovazione è diffusa e più è facile che

l’innovazione si affermi come uno standard, allargando ancor di più (o totalmente) il mercato.

Le economie di scala, più l’innovazione si diffonde, riesce ad abbassare il prezzo e quindi allargare

e accelerare la diffusione dell’innovazione.

L’investimento, a sua volta, può essere quasi irreversibile perché cambiare vorrebbe dire ripartire

da zero, affrontare dei sunk cost e quindi avere delle perdite.

Dopodiché c’è un momento di locked in, ossia una volta intrapresi questi tre passaggi e

affermatosi lo standard, non c’è più modo di cambiare o far sì che nuove alternative possano

nascere (perché non avrebbero più mercato).

Un modo perché la tastiera dvorak avrebbe potuto affermarsi creando scuole gratuite per far sì che

ci fosse formazione su quello standard o regalare tastiere per esercitarsi. 14

Switching Costs: costi che devo sostenere (o agio che perdo) quando devo passare da una

tecnologia ad un altra. Sostenendo questi costi, il confronto tra standard affermati e standard nuovi

e migliori non è paritario perché quello affermato ha dei vantaggi di posizione che dipendono

anche da questi costi di spostamento.

Esprimere l’interdipendenza dei fattori di sviluppo della tecnologia, ci ha pensato Brian Arthur che

indica cinque fattori che determinano la selezione di un cambio di sviluppo di una tecnologia:

1. L’apprendimento mediante l’uso (learning by using): maggiore l’uso, maggiore la

convenienza. Questa fase ha due componenti all’interno: la ripetizione (dell’utilizzo su cose

che già conosco) e la scoperta (ripentendo il task molte volte, scopro delle diverse modalità

che assolvono dei miei bisogni).

Le esternalità di rete (network esternalities): aumento di utilità in rapporto alla crescita

2. della rete di adozione di una determinata tecnologia. Il valore di una tecnologia dipende

quindi dal numero di utilizzatori che hanno adottato quella tecnologia. Quindi queste scelte

non le faccio solo su base individuale ma le faccio tenendo conto del valore che altri hanno

avendo fatto quella scelta.

L’apprendimento mediante la pratica produttiva (learning by doing): maggiore è la

3. scala produttiva, più probabile è la diffusione in quanto è più ampio il numero di di prodotti

sui cui posso sparire i costi fissi (diminuiscono i costi fissi).

Il rendimento crescente da informazione (increasing returns): la circolazione

4. dell’informazione favorisce un’estensione della diffusione della tecnologia. Le scelte degli

utilizzatori dipendono in modo consistente e rilevante dal tipo di informazione che ricevono

(se un utilizzatore non sa usare un prodotto o non pensa che avrà la giusta formazione,

non lo comprerà). La tecnologia che è maggiormente in grado di diffondere queste

informazioni influenzerà il ritorno economico.

5. La complementarietà tecnologiche: il successo di una tecnologia è rafforzata dalla

compresenza di tecnologie complementari che interagiscono tra loro (auto elettriche e

disponibilità di colonnine per la ricarica, o la tecnologia che aumenta la durata delle

batterie).

Lezione 8 - 07/02 - Tutela patrimonio intellettuale

1. Cosa si tratta? Cosa racconta il video?

Il video racconta dei diversi processi innovativi portati avanti da Xerox e da Apple: i due

differiscono per il fatto che mentre Xerox cercava di fare computer che assolvessero a funzioni

sempre più specifiche in modo veloce e efficiente, Apple ha puntato alla semplicità

introducendo quella che è la User Experience. L’esperienza dell’utente e il facilitarlo nell’uso

della macchina era un processo che dapprima era ignorato ai produttori di PC e sistemi

operativi, mentre con l’introduzione del sistema a finestre questo ha dato risultati stupefacenti

(sia tecnologici che di mercato)

Quale è stato l’errore di Xerox?

2. L’errore di Xerox si basa sul fatto che non mirava al semplificare l’utilizzo ma semplicemente

alla risoluzione di task in modo sempre più efficace ed efficiente. Apple ha ridisegnato le

logiche di utilizzo mentre Xerox continuava la scia della programmazione da linea di comando

(da dove l’informatica è nata e stava progredendo)

Cosa avrebbe dovuto fare?

3. Xerox avrebbe dovuto pensare anch’essa ad un ridisegno delle metodologie di utilizzo, che 15

fosse stato a finestre, schede, moduli.. ma comunque sia rompere con la mera linea di

comando e pensare ad un modo su come migliorare l’esperienza dell’utente, in modo da

sdoganare il PC da strumento meramente professionale all’uso domestico che noi tutti oggi ne

facciamo.

La Xerox ha un grosso centro di ricerca, aperto a Palo Alto, mentre la sede è a New York. A Palo

Alto qualsiasi idea può essere proposta, una libertà di idee senza precedenti. Si capiva che

l’industria informatica era agli albori, questa avrebbe minacciato il consumo della carta, e quindi

Xerox aveva comprato una polizza assicurativa per andare in quella direzione, appunto costruendo

il centro di ricerca. Ma c’era un discrepanza tra il centro di ricerca e il management, in quanto

c’erano idee innovative che il management non capiva e non intendeva sviluppare. In Xerox

c’erano già dei prodotti, quali il mouse, l’interfaccia grafica, il primo computer e la rete ethernet, nei

quali però il management non credeva. E cosa è successo quindi? Xerox non ha sfruttato il

potenziale di ricerca e innovazione che è riuscita a produrre, quindi ha buttato via tutto il lavoro

fatto perché non si pensava fosse davvero utile e innovativo, che avrebbe fatto successo.

L’errore nei confronti di Steve Jobs è che c’è stato un rilascio di informazioni troppo dettagliato e

c’è stato una release di informazioni senza nessun tipo di protezione.

Cosa avrebbe dovuto fare la Xerox? Avrebbe potuto far firmare un accordo di riservatezza a Steve

Jobs in quanto quelle informazioni erano rilevanti e piene di dettagli tecnici dal quale Steve Jobs è

partito.

Il passaggio critico è che c’è stato un passaggio dall’idea alla realizzazione del prodotto, Steve

Jobs ha visto il prodotto, una dimostrazione che l’idea non era solo un’idea ma era praticabile.

La duplice natura della conoscenza:

TACITA CODIFICATA

Difficile da articolare, può essere embedded nel Formalizzata attraverso medium (scritti, immagini,

modo di fare le cose etc.)

La proprietà è del soggetto, la conoscenza è La proprietà è facilmente proteggibile,la

difficile da catturare e da copiare sconoscenza si può trasferire

Esempi: il pescatore esperto, il bravo ciclista Esempi: codici, programmi, formule

Sappiamo più cose di quanto crediamo, e molte sono per noi automatiche (es. come cercare su un

elenco telefonico giapponese privo di alfabeto?)

Lo stesso vale per i gruppi (riusciamo a spronare un nostro collega perché ne consociamo il

carattere) e le organizzazioni (intuizioni , rules of thumb, valori che guidano le decisioni). La

conoscenza tacita è automatica! (Sapreste fornire esempi di conoscenza tacita e indicarne

l’importanza?)

Capitale intellettuale: invenzioni, tecnologie, idee, conoscenza generale, computer programs,

designs, ma anche dati, skills, processi, creatività, pubblicazioni. 16

Intellectual Assets

(capitale strutturato)

Human Capital Documenti, disegni,

programmi, dati,

Esperienza, Know- processi

how, Skills, Creatività (conoscenza codificata)

(conoscenza tacita) Intellectual Property

Brevetti, copyright,

trademarks

La conoscenza si trasforma da tacita a formalizzata, perché nasce e poi si formalizza,

strutturandosi. La differenza da Intellectual Assets e Intellectual Property è che non

necessariamente un documento diventa un brevetto, quindi non c’è un automatismo tra le due

cose, ma comunque una conoscenza codificata appunto è molto più proteggibile rispetto a una

conoscenza tacita.

Il problema dell’innovatore (Arrow):

Innovare comporta costi e rischi? I costi di ricerca e sviluppo, se non si facesse ricerca e

• innovazione non ci sarebbero questi costi. Rischi? Che il progetto non vada a buon fine e che

così non riesco né a coprire i costi né a fare successo perché il futuro non è certo.

Innovare è incentivante se risulta possibile ottenere rendimenti che compensino i rischi

• sostenuti (e quindi in media più elevati)

La possibilità di ottenere rendimenti più elevati dipende da una condizione di monopolio

• temporaneo (imitabilità impossibile). Questo monopolio temporaneo è la condizione

dell’innovatore che arriva primo su una determinata idea o prodotto. Nel monopolio

temporaneo non c’è imitabilità perché non ha le conoscenze per farlo, in quanto non ha fatto

ricerca e sviluppo e, se la conoscenza è protetta, non può avere accesso a quelle informazioni.

Conviene aspettare che qualcun altro lo faccia e poi lo copio o fare ricerca sviluppo e così

affrontare costi e incertezza? L’imitatore, su larga scala, vince perché non ha questi costi e

ostacoli. L’innovatore però, al tempo t2, sta fermo e aspetta di copiare qualcun altro.

Sotto quali condizioni è impossibile o molto difficile imitare? (Coca-cola?)

• Se condizioni di monopolio temporaneo sono impossibili, nessuno innova. Perché nessuno

• innova? Perché non c’è quella condizione di monopolio e l’imitatore vince sempre. Quindi tutti

aspettano qualcuno, nessuno innova.

Oggi c’è una tutela dell’innovatore, in quanto bisogno sostenere questi costi e questi rischi che

17

l’innovatore ha sostenuto, difendendosi da comportamenti imitativi di carattere predatorio. Ci

sono diversi modi per assicurarsi questo monopolio temporaneo: bisogna proteggere solo i veri

innovatori e bisogna fornire loro degli strumenti che non siano troppo complicati né troppo

costosi.

Il brevetto è stato introdotto nel 1494 dalla repubblica di Venezia per il diritto a escludere gli altri.

Ossia bisogna dimostrare che qualcun altro ha prodotto una cosa che non poteva produrre se non

dietro autorizzazione specifica. Questo diritto viene esercitato da colui a cui è stato concesso il

brevetto ma non è un diritto automatico perché chi produce si deve prima accorgere che un

imitatore, che non ha l’autorizzazione, sta producendo e violando il brevetto.

E’ uno scambio però: Venezia offre un regime di protezione in cambio di attrarre innovatori che

arrivano, creano, mettono per iscritto la loro idea, ne campano ma scaduto il tempo questa idea

diventa pubblica e quindi patrimonio di tutte le imprese che vogliono innovare.

Ci sono diversi modi per proteggere le idee:

Brevetti

• Segreto industriale

• Copyright (si proteggono le opre d’ingegno)

• Marchio (elemento di riconoscibilità)

Lezione 9 - 13/02 - Brevetti

(capitolo 1 libro Benassi)

Le opzioni per l’impresa sono sostanzialmente due e si riferiscono due domande che vanno tenute

separate:

Dobbiamo proteggere le innovazioni? No se:

• Vogliamo favorirne la massima diffusione

• Se vogliamo creare uno standard di mercato

• Se vogliamo in tempi brevi far conoscere ad altri i nostri servizi

Se sì, come dobbiamo farlo?

Tutte le protezioni all’innovazione hanno l’obiettivo di limitare o escludere gli altri dall’accesso e

dall’uso delle nostre innovazioni. Tranne nel caso in cui una persona paga per averla, quindi in

licenza o compra il brevetto.

Freemium: parte gratis per favorire l’innovazione e una parte a pagamento, per sbloccare

funzionalità complete o aggiuntive. C’è quindi una conversion rate, ossia il numero di utenti che

passano alle funzionalità a pagamento.

Standard di mercato: è un modello che restringe le opzioni alternative e fa una scelta precisa tra

le alternative disponibili. E’ un riferimento comune in cui le alternative continuano ad esistere ma le

alternative comportano dei costi. Es. se tutti usiamo lo stesso sistema operativo, ecco che il

riferimento a questo standard produce dei benefici come le esternalità di rete.

PROTEZIONE:

I sistemi proprietari consentono all’impresa di appropriarsi di maggiori rendite

• I profitti generati dall’innovazione possono essere reinvestiti nel miglioramento tecnologico

• L’impresa potrebbe essere disposta a subire delle perdite di breve termine perché

• l’affermazione come disegno dominante garantirebbe flussi costanti e duraturi 18

L’impresa può mantenere il “controllo architetturale” della tecnologia (ovvero la capacità di

• definirne la struttura, funzionamento, compatibilità con altri beni o servizi)

DIFFUSIONE:

Una tecnologia aperta consente e favorisce un processo più rapido di diffusione e adozione

• della tecnologia

La diffusione della tecnologia senza barriere può favorire la disponibilità di beni complementari

• Una tecnologia aperta può beneficiare degli sforzi di sviluppo operati da altre imprese

I meccanismi di protezione e delle innovazioni sono funzionali a garantire all’impresa la

appropriabilità. Appropriabilità: appropriarsi e controllare la fonte delle rendite (extra-profitti)

generati dalle attività innovative. Non tutte le innovazioni sono appropriabili nel stesso modo: ciò

che conta è il grado di imitabilità e la velocità con cui i concorrenti riesco a riprodurre prodotti simili

o addirittura uguali. L’imitabilità deriva anche dal fatto che i componenti sono noti ma non il

processo, quanto sono lontane le conoscenze per riprodurre lo stesso prodotto.

Complessità

tecnologica MECCANISMI DI

Curve di GRADO DI PROTEZIONE

apprendimento IMITABILITA’

lunghe DELL’INNOVAZIONE

Altri fattori (es.

conoscenza

tacita)

Quanto più è alto l’investimento per l’utilizzo di una tecnologia, minore è il grado di imitabilità

possibile. Quando ci sono all’opera dei fattori taciti, non codificati, rende l’imitabilità non impossibile

ma molto difficile.

COSA È un BREVETTO: è un diritto ad escludere altri dalla possibilità di riprodurre una

particolare invenzione. Il diritto va esercitato ed ha una scadenza (vent’anni).

Non è un diritto a fare e la differenza è che io mi devo dare da fare per dimostrare che altri stanno

violando il mio brevetto e si può fare solo se si fa ricorso alla legge. Questo diritto è frutto di uno

scambio tra l’innovatore e lo Stato che si occupa degli interessi collettivi ed è una soluzione win-

win in quanto vince l’innovatore (che viene protetto per legge) e dall’altra parte c’è uno Stato che

rilascia, alla scadenza del brevetto, la possibilità di produrre il brevetto senza limiti particolari.

COPYRIGHT: riguarda tutte le opere d’ingegno di carattere creativo che appartengono alla

letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia,

qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. Questo lo riguarda e lo rende distinguibile. 19

Protegge l’espressione di un’idea, ma non l’idea in sé

• La protezione richiede che l’espressione sia fissata in forma tangibile (scritta)

• La durata varia (solitamente 50 anni dalla morte dell’autore)

• Anche il copyright è una fonte di valore (es. diritti di copyright vengono ceduti dall’autore di un

• libro ad un publisher)

DESIGN: riguarda l’appartenenza e la forma di un prodotto (caratteristiche esterne).

Modalità di ottenimento: domanda fatta a livello di singolo Paese (in Eu seguendo una specifica

procedura)

Il copyright, come tutti i meccanismi di protezione, non è automatico e richiede la domanda del

soggetto che vuole che la sua opera sia protetta.

Trade Marks e Trade Secrets:

TM: è un marchio associato ad una impresa e-o ai suoi prodotti, e serve per distinguere

• un’impresa dai suoi concorrenti. Servono inoltre per proteggere il brand e possono durare a

lungo.

Trade Secrets: si tratta di una parte di informazione che non è conosciuta all’interno della

• transazione. Può trattarsi di una notizia, di una innovazione non brevettata, o di una parte di

processo. Solitamente il trade secrets è protetto da una confidentiality o da un undisclosed

agreement, ossia un accordo separato in cui le parti si impegnano a non rivelare a terzi le

informazioni di cui entrano in possesso.

Primo brevetto: Venezia, 19 Marzo 1474.

Condizioni di brevettabilità nella Repubblica di Venezia:

Aver realizzato qualcosa di nuovo (che non ci sia una Prior Art, ossia dimostrare che

• l’invenzione non sia già stata realizzata prima)

Essere disposti a comunicarlo (che ci sia una documentazione tecnica che con capacità media

• sia possibile replicare l’innovazione)

La nuova realizzazione deve essere replicabile (alla scadenza del brevetto l’innovazione deve

• poter essere replicabile senza problemi)

Ottenimento di un diritto ad escludere (o a concedere, dietro corrispettivo economico)

Patent Box: decreto del governo italiano per incentivare la produzione e la registrazione di

brevetti.

MOTIVAZIONI:

Evitare malpractices garantendo l’innovatore

• Rendere meno incerto il recupero degli investimenti (attraverso la vendita del manufatto o

• attraverso la concessione in licenza)

CONDIZIONI:

Formalizzare la conoscenza

• Codificarle e trasferirle

• Novità

• Attività inventiva

• Applicabilità industriale

• Sufficienza nella descrizione e nella chiarezza

CLAUSOLE SPECIFICHE: non si possono brevettare teoremi, non si possono brevettare cose che

riguardano la salute umana (dipende dai paesi) 20

I costi che bisogna sostenere nelle diverse fasi del processo di brevetto sono particolarmente alti,

quindi bisogna vedere quanto costa depositare il brevetto e quanto costa proteggere il brevetto, in

quanti e quali Paesi, se conviene o meno sostenere la complessità legislativa del multi-paese.

Lezione 10 - 14/02 - Brevetti pt. 2

(capitolo 3-(4)-5 libro Benassi)

Logica del brevetto: concessione di un diritto esclusivo all’innovatore o, meglio, divieto ad altri di

realizzare un prodotto-servizio secondo le caratteristiche definite dall’innovatore stesso.

Finalità del brevetto: incentivare gli sforzi innovativi garantendo adeguata protezione,

minimizzando il rischio di comportamenti opportunistici

Meccanica del brevetto: concessione di un diritto (per vent’anni) a patto che il contenuto

dell’innovazione venga svelato e reso pubblico

Requisiti: novità, originalità, applicabilità, rispetto delle regole formali per la stesura del brevetto e

la relativa documentazione

Il CDPI stabilisce che il brevetto concede ai titolari i seguenti diritti esclusivi:

Se oggetto del brevetto è un prodotto, il diritto di vietare a terzi, salvo consenso del titolare, di

• produrre, usare e mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto in questione

Se oggetto del brevetto è un procedimento, il diritto di vietare a terzi, salvo consenso del

• titolare, di applicare il procedimento, nonché di usare, mettere in commercio vendere o

importare a tali fini il prodotto direttamente ottenuto con il procedimento brevettato

Due esigenze antitetiche

1. Estendere la copertura quanto più possibile (depositare la domanda per ottenere il brevetto

in quanti più paesi)

2. Contenere i costi

Traduzione della domanda nelle diverse lingua (sono costi) e rispetto dei diversi requisiti

3. formali particolari dei diversi paesi (altri costi)

BREVETTO EUROPEO

Brevetto unionista viene concesso dall’European Patent Office in una delle tre lingue ufficiali

(francese, inglese, tedesco). Italia e Spagna non hanno aderito. Creazione di un tribunale unico

brevettuale approvata nel 2013 che può limitare e agire riguardo l’uso di brevetti nazionali in altri

paesi: Brevetti nazionali concessi autorità nazionali (contenzioso a livello nazionale)

1.

2. Brevetti nazionali concessi da EPO (contenzioso a livello europeo non Italia e Spagna)

Brevetti nazionali concessi autorità nazionali (contenzioso a livello europeo)

3.

La lentezza legislativa può avere peso sia riguardo i danni che si possono fare e sia riguardo le

strategie brevettuali che possono attuare sia chi brevetta e sia chi copia. Si andrà a depositare il

brevetto dove la giustizia è più efficiente e i tempi di deposito dei brevetti sono più brevi. Ad

esempio, la Germania ha dei tempi di deposito e attivazione che sono più brevi, come anche

l’Olanda (dove è andata a mettere sede legale la Fiat). 21

Quando faccio un brevetto e voglio depositarlo a livello nazionale, ci sono 18 mesi di tempo tra la

richiesta di deposito e il deposito effettivo, tempo nel quale non ci devono essere desclousure.

L’EPO ha sovranità sovranazionale tranne per Italia e Spagna, mentre per brevetti di alta

importanza questo vale per tutti i paesi dell’unione europea.

Caratteristiche fondative:

1. Il deposito della domanda (consegna di un gesto all’autorità amministrativa che rilascia

ricevuta) deve contenere una opportuna descrizione

Occorre rispettare i requisitivi formali, che variano da Paese a Paese (esempio: lingua di

2. deposito, carattere con cui scritto il testo, struttura del testo, pagamento delle tasse

relative)

Esempio: inviare una domanda di brevetto all’UIB (Ufficio Italiano Brevetti) che sia scritta in inglese

e inviata via posta non certificata rischia di non valida

Convenzione di Parigi:

Firmata da 173 Paesi

• Stabilisce il concetto di priorità:

• Inventore ha un anno di tempo per depositare la domanda in un secondo Paese

• Alla domanda viene riconosciuta la stessa “anzianità” del deposito della prima

Patent Cooperation Treaty: Consente di depositare una domanda di brevetto in modo tale che

abbia validi simultanea nei 146 Paesi che sottoscrivono il trattato. Consente di ottenere una ricerca

di “anteriorità”, ha valore di una domanda nazionale depositata in ciascuno degli stati contraenti.

Consente di disporre di un rapporto di ricerca che contestualizza l’invenzione che volgiamo

brevettare. È più oneroso (circa 1500€).

Rispetto al deposito di domande di brevetto distinte per ciascuno Stato di interesse, il PCT offre

varie semplificazioni:

la domanda di brevetto viene depositata in un ufficio solo;

• la lingua di deposito è una sola;

• il deposito e l'eventuale successivo esame di brevettabilità possono essere seguiti direttamente

• dal richiedente o da un solo suo rappresentante;

è sufficiente una sola copia autentica dell'eventuale documento di priorità.

• Inoltre, durante tutta la durata della fase internazionale è sospeso il pagamento delle tasse

• annuali di rinnovo previste da molti Stati.

Il deposito di una domanda internazionale consente quindi di effettuare più rapidamente un

deposito di domanda di brevetto con estensione potenziale in molti Stati e di rimandare per molti

mesi l'adempimento di formalità lunghe e costose negli Stati di effettivo interesse, ottenendo nel

frattempo un rapporto di ricerca con un'opinione relativa alla brevettabilità dell'invenzione da parte

di un'Autorità internazionale.

Quali sono i requisiti sostanziali:

Presenza di novità (l’idea non deve essere stata divulgata prima)

• Attività inventiva (mettere insieme due cose nuove non è attività inventiva, mettere insieme

• conoscenze già disponibili non è considerato)

Applicabilità industriale (utilità) valutata da esperti del ramo

• Chiarezza

• 22

Componente 1: Descrizione puntuale

• Componente 2: Claims (rivendicazioni), sono rilevanti perché definiscono l’ambito in cui la mia

• invenzione ha significato. Quanto più la rivendicazione è specifica e non generalista, il potere

di interazione rispetto a qualcun altro che si avvicina al mio brevetto sarà più forte.

Occorre non inserire variazioni tecniche successive!

Occorre che la scoperta non venga divulgata prima in nessun modo! (occorre che la scoperta

non venga divulgata tramite articoli o altro prima che venga brevettata altrimenti perde la novità)

REQUISITI BREVETTO:

• ATTIVITÀ INVENTIVA O NOVITÀ INTRINSECA O ORIGINALITÀ O PASSO INVENTIVO (CBE)

O NON OVVIETÀ (USA): Un’invenzione è considerata nuova se non è compresa nello stato

della tecnica, ossia se non è mai stata resa accessibile al pubblico, neppure dallo stesso

inventore, in Italia od all’estero, prima del deposito della domanda di brevetto. Sostanze o

composizioni di sostanze note sono brevettabili purché in funzione di una nuova utilizzazione. Il

concetto di novità è universale: non importa se la divulgazione è avvenuta al di fuori dell’Italia, in

tempi remoti o recenti, né in quale forma è stata divulgata (scritta, visiva o orale) e neppure in

quale lingua.

Attività inventiva o novità intrinseca o originalità o passo inventivo (CBE) o non ovvietà (USA).

Un’invenzione è considerata come implicante un’attività inventiva se, per una persona esperta

del ramo, essa non risulta in modo evidente dallo stato della tecnica. È necessario, infatti, uno

sforzo inventivo, un momento creativo che non consista soltanto nell’applicazione di normali

conoscenze tecniche o non sia direttamente desumibile dalla tecnica nota.

Per originalità, quindi, si intende la non evidenza del trovato rispetto alla tecnica già accessibile

al pubblico al momento del deposito della domanda, secondo le capacità deduttive ed

applicative di un tecnico medio del settore. In sostanza, è necessario che nel trovato che si

intende brevettare ricorra un apporto, un contribuito, pure se modesto, al progresso, “un passo

in avanti”, qualche cosa che, allo stato della tecnica, non solo non esisteva ma neppure poteva

dedursi come una conseguenza logica e necessaria delle conoscenze già acquisite.

• INDUSTRIALITÀ: Esprime l’attitudine di un’invenzione ad avere una applicazione industriale

cioè la concreta capacità dell’oggetto dell’invenzione di essere fabbricato o utilizzato in un

qualsiasi genere di industria, compresa quella agricola. Il requisito dell’industrialità va inteso

come applicabilità dell’invenzione nella pratica operativa: il trovato deve essere realizzabile

tecnicamente, deve condurre ad un risultato utile e deve essere riproducibile con caratteri

costanti.

• LICEITÀ: Non possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni la cui attuazione sarebbe

contraria all’ordine pubblico od al buon costume.

• SUFFICIENZA DI DESCRIZIONE: L’invenzione deve essere descritta in modo sufficientemente

chiaro e completo perché ogni persona esperta del ramo possa attuarla. Occorre fare quindi

particolare attenzione nel redigere la domanda di brevetto affinché un esperto del ramo possa

attuare quanto descritto utilizzando le proprie conoscenze e le comuni conoscenze generali, ma

senza ricorrere ad ulteriori ricerche né a lunghe sperimentazioni per tentativi. 23

A 12 mesi scade la priorità. Nei 18 mesi di tempo può succedere che se un’azienda sta

sviluppando una innovazione, a livello di deposito sulla domanda del brevetto, questa azienda non

ha nessuna visibilità. Quindi se io sto brevettando e sto facendo investimenti su un prodotto ma

questo è già stato messo in richiesta di brevetto, alla scadenza dei 18 mesi questi avranno dei

diritti e io non avrò ritorni sull’investimento fatto.

Invenzioni escluse dalla brevettazione:

Invenzioni che non risolvono dei problemi (non sono concessi delle invenzioni di carattere

• generalista come teoremi, metodi commerciali, software. Negli USA è differente)

Si vuole distinguere il brevetto dagli altri studenti di protezione (copyright, marchio)

• Si vuole evitare il cumulo del brevetto con altri strumenti di protezione (metodi di gaming, cose

• che riguardano l’etica e la morale in generale, creazioni estetiche e metodi terapeutici)

Il nesso strategie-brevetti

Il nesso non è sempre evidente, al di là della “corsa al brevetto”. C’è un problema di qualità

brevettuale in quanto molti brevetti:

non arrivano a fine vita (annuities) (non c’è il rinnovo in quanto non ci sono più risorse da

• investire, il prodotto non ha più successo sul mercato oppure è stato superato)

i brevetti “dormienti” sono numerosi

• il loro valore è spesso e volentieri “sovrastimato”

C’è un problema di comprensione dello strumento (enforcement).

TRE STRATEGIE:

STRATEGIE PROPRIETARIE: ho un diritto di proprietà su un’idea o un prodotto e quindi

1. posso imporre il mio potere. Se lo faccio, nessuno potrà appropriarsi dell’innovazione.

2. STRATEGIE DIFENSIVE: non brevetto solo perché ho una nuova invenzione ma

soprattutto per evitare che altre persone possano entrare nel mio mercato. Il brevetto non è

necessario per l’azienda ma lo fa per difendersi.

STRATEGIE DI LEVA: usare i brevetti non solo per difendersi e non solo per il potere ma li

3. su usa per poter estrarre maggior valore, commercializzandoli mettendoli in licensing 24

oppure comprandoli. Questa attività di reselling è diventata molto importante e qualcuno

sostiene che si è creato un mercato di brevetti, ma ci sono delle differenze:

non c’è comparabilità tra i beni (quindi problemi di valutazione di un bene unico)

1. non c’è sostituibilità tra i beni

2.

3. c’è conoscenza tacita che solo l’azienda che ha prodotto il brevetto può avere

Fonti di scambio

Licensing: si escludono tutti tranne qualcuno che ha acquistato il diritto utilizzare il mio

• brevetto. Presume un contratto, che ha bisogno di essere dettagliato per capire qual è l’oggetto

specifico della transizione e i tempi e modi di utilizzo. Si prevede ovviamente un corrispettivo

economico a fronte della presa in licenza del brevetto più dei costi di sorveglianza sull’azienda

licenziataria e di rispetto del contratto.

Forme di remunerazione:

Upfront payment: devi pagare prima per poter utilizzare il mio marchio o brevetto, anche se

• non vedi nulla

Revenue based: in base ai volumi e ai valori, il licenziante paga le royalties al licenziatario

Lezione 11 - 20/02 - Valutazione dei brevetti

(capitolo 2 libro Benassi)

Il brevetto è “separato” dai prodotti e scambiato. Diversi casi aziendali di successo fondati sulla

produzione e sulla vendita dei brevetti. Es. Texas Instruments, IBM, Qualcomm.

Particolarità del mercato dei brevetti:

Asimmetria informativa: vuol dire che tra colui che ha brevetto e colui che vorrebbe utilizzare

• il brevetto c’è una profonda diversità di conoscenza. Oppure si pone il caso in cui ci sia un

brevetto su un processo di lavorazione in cui chi l’ha fatto parta da una base tecnologica e se

una persona esterna userà quel brevetto, porterà nella sua azienda molte più informazioni

perché l’altro le aveva già

Cecità brevettuale: 18 mesi tra la domanda e la pubblicazione

• Elevati costi di transizione: alti costi di transazione, sotto alcune condizioni il mercato non

• funziona in quanto si hanno costi di ricerca informativa, costi di definizione del contratto

(cercami la miglior soluzione per comprare una determinata macchina), costi per far sì che un

contratto venga rispettato. Quando i costi di transazione sono alti è meglio fare le cose

internamente

Non confrontabili dei beni trattati: tutti i brevetti sono per definizione diversi e quindi non è

• possibile confrontare brevetti anche se apparentemente tra loro simili

Non standardizzazione del processo di valutazione: la valutazione che si può fare dei

• brevetti si può fare in diversi modi

Assenza di negoziazione multilaterale: nelle condizioni di mercato normale si possono

• prendere lo stesso prodotto da più rivenditori, mente per i brevetti c’è un solo venditore e molti

compratori, la negoziabilità è bloccata o molto limitata

Metodi di valutazione:

Metodo del costo: il valore del brevetto è approssimato al suo costo. In questo caso il valore del

• brevetto viene calcolato in via prudenziale (sommatoria dei costi sostenuti per ottenere il

brevetto, difenderlo e promuoverlo). I costi vanno rivalutati secondo l’indice ISTAT dei prezzi al 25

consumo. Questo metodo guarda i costi e non guarda il valore.

PRO: semplice.

CONTRO: non considera ciò che il brevetto può produrre in termini di valore aggiunto di

investimenti

Metodi di mercato: Ricerca di “comparabilità”. Selezione del moltiplicatore più appropriato.

• Cercare dei prodotti/brevetti che siano comparabili a ciò che voglio vendere e selezionarli,

ottenere le informazioni di vendita e licensing sui brevetti selezionati, selezionare i moltiplicatori

in quanto una volta che il brevetto è messo in pancia all’azienda produca dei benefici economici

che sono misurabili.

Il problema è la differenza di quanto risulta per alcuni casi rispetto a quello che potrebbe risultare

per casi simili ma un poco differenti. Queste differenze possono essere frutto di negoziazioni

particolari che bisogna considerare perché anche il nostro brevetto può essere negoziato in

qualche modo simile, quindi si prende il range tra il brevetto venduto a meno e il brevetto

venduto a più.

PRO: correlazione tra valore del brevetto e risultato economico

CONTRO: il risultato economico può dipendere da fattori che poco hanno a che fare col brevetto

stesso (in quanto varia da come l’azienda assimila il brevetto)

Metodi basati sui flussi: metodo differenziale (metodo di attualizzazione dei flussi di cassa,

• ossia vedere quanto il brevetto produrrà, bisogna differenziare entrate/uscite che riguardano il

brevetto da quello del resto dell’azienda. E’ un metodo semplice da applicare e funziona bene

quanto entrate/uscite del brevetto sono facilmente scorporabili dal resto delle attività, difficile se

ci sono servizi bundled). Relief form Royalties (questo metodo si basa sull’ipotesi che, qualora

un bene dovesse essere preso in licenza da un soggetto terzo proprietario del bene,

bisognerebbe versare un ammontare periodico (le royalty) per il suo utilizzo. Il metodo prevede

quindi la stima dei flussi di ricavi derivanti dalla vendita di un prodotto e l’applicazione di un tasso

di royalty che consenta di valutare l’ammontare attribuibile al bene immateriale oggetto di

valutazione. Il tasso di royalty è solitamente l’ammontare in percentuale che viene pagato per

l’utilizzo dei diritti del bene immateriale nel settore in esame. La comparabilità del tasso di royalty

è determinata non solo dall’appartenenza allo stesso settore delle società, ma anche dalla forza

del bene. La scelta del tasso di royalty da utilizzare nella valutazione presuppone che si abbia a

disposizione un adeguato numero di transazioni, rappresentative e trasparenti, che consenta di

ottenere un intervallo di royalty applicato dal mercato per beni immateriali omogenei.).

Technology factor (metodo che cerca di capire qual è il contributo differenziale che quella

tecnologia coperta dal brevetto apporta all’impresa. Compara tra loro due aziende simili, per

prodotti e per funzionalità, una con e una senza brevetto e vedere quanto e come il brevetto

aggiunge in termini di risultati)

Metodi basati sulle opzioni reali

C’era una volta l’innovazione chiusa ed era il ciclo di innovazione delle imprese di tempo fa,

basava le proprie facoltà innovative sui fattori direttamente controllati o controllabili (laboratori di

R&D interni). Questo presidia i rapporti col mondo scientifico, ossia ne entra in contatto ma anche

ne sviluppa al proprio interno delle capacità simili. Questo faceva sì che il mondo della ricerca

pubblica si interfacciasse molto bene col settore privato e le metodologie da portare avanti erano

selezionate molto rapidamente. E’ un modello chiuso perché si tende ad incorporare, a portare

dentro l’azienda, tutte le conoscenze e competenze che sono fondamentali per lo sviluppo del 26

business e queste conoscenze vengono amalgamate all’interno dell’azienda senza entrare in

contatto con soggetti esterni. Quindi si internalizzano conoscenze e competenze.

L’open innovation invece il tubo che porta dentro le conoscenze è aperto, ossia ci sono buchi che

portano le conoscenze non solo all’interno dell’azienda ma anche in altre aziende o altri mercati.

Ciò che viene sviluppato all’interno e quello che viene sviluppato all’esterno ha la stessa

importanza. Mercato e impresa si combinano, vengono usati indifferentemente dall’azienda, si

creano dei rapporti di scambio che nella closed innovation non c’erano, il mercato entrava solo alla

fine quando il prodotto è stato sviluppato e definito. Modello in cui l’innovazione non si fa da soli

ma si fa con gli altri.

Esempi di successo di CLOSED INNOVATION: l’industria del vetro, industria chimica tedesca,

Edison e General Electric, Chiesa Cattolica. L’utilizzo del segreto industriale ha fatto sì che alcuni

tipi di lavorazioni siano ancora esclusivi di alcuni tipi di regioni e tramandati in modo non codificato.

Elementi stilizzati CLOSED INNOVATION:

Rapporto di scambio e di “sorveglianza” con il mondo scientifico

• Not invented here syndrome, ossia quello che inventano gli altri è di minor valore rispetto a

• quello che l’impresa realizza

Integrazione

• [da finire]

Assunzioni di base:

La scoperta (del nuovo prodotto e-o del nuovo processo) è decisiva. Il mercato è secondario

• (PUSH)

Se si scoprono le cose per primi, le si possono controllare e possedere. Il controllo è tutto.

• L’impresa è in grado di predeterminare quali tecnologie saranno rilevanti per il successo

• Ci possono essere errori ma sono marginali

• Siamo migliori e i migliori lavorano per noi

Ci sono ragioni perché questo modello non funziona più, uno dei motivi è l’over confidence, ossia

pensare che si ha sotto mano il controllo di tutte le variabili, ci si fida un po’ troppo e poi si paga un

prezzo salato.

Perché si afferma il modello dell’Open Innovation:

Incremento nei costi di sviluppo della tecnologia

• (sviluppare le tecnologie costa sempre di più)

Mobilità e disponibilità di capitale umano

• qualificato (il personale non è fisso e può lavorare

per più aziende, portandosi dietro conoscenze e

competenze)

Cicli di vita più brevi (i tempi e i costi di sviluppo di

• un prodotto sono ripartiti in meno tempo perché la

tecnologia viene rimpiazzata prima)

Impatto del venture capital (impatto di questa

• nuova industry, disponibilità di mezzi finanziari che

sono impiegati per creare nuove aziende in cambio di

partecipazioni dell’azienda stessa) 27

Fonte di ricavo modello classico: la vendita del mio prodotto costruito internamente

Fonte di ricavo modello open innovation: la vendita del mio prodotto + vendita del mio brevetto,

licencing, sfruttamento delle mie conoscenze esternamente

Logica dell’Open Innovation:

Le buone idee si trovano in contesti diversi. Nessuno può pensare di creare monopoli

• duraturi sulla conoscenza

Non è possibile accumulare interamente tutta la conoscenza necessaria (allo sviluppo di

• nuovi prodotti e di nuovi processi)

Occorre complementare conoscenza interna ed esterna e sfruttarla in termini di

• business

La conoscenza e la ricerca interna rimane fondamentale perché per sfruttare la conoscenza

esterna devo essere in grado di intercettarla, riconoscerla, saperne dialogare e assorbire. Quindi

devo avere competenze simili perché se non la riconosco o non la so usare l’assorbimento non

sarà sfruttato e non ottengo risultati. Quindi il punto è completare la conoscenza interna con

quella esterna, non sostituirla.

Lezione 12 - 21/02 - Parchi scientifici e incubatori

Come si faceva impresa una volta:

numero limitato di soggetti

• si parte da zero con la fase di sperimentazione

• poca concorrenza perché pochi avevano le capacità

Visione semplificata: impresa come atto eroico di un individuo a-contestualizzato.

Visione avanzata: imprese come processo fondato su contributi multipli, dipendenti dal contesto.

Il problema dell’imprenditore:

trovare e attrarre le risorse

• disporre delle conoscenze necessarie a far partire la propria attività.

L’impresa non è un atto eroico istantaneo, una condizione binaria, ma è un processo, delle tappe

successive, le quali non sono evidenti e formalizzate. L’idea della one-man company è un’idea

superata in quanto ci sono numerosi soggetti che si completano a vicenda. L’imprenditore deve

convincere qualcun altro della bontà delle sue idee: dietro questa cosa si nasconde il problema del

fatto che in una impresa che non esiste ancora ha difficoltà nell’attrarre le risorse. 28

Come si fa impresa oggi:

imprese che nascono “nane” per rimanere tali

• Imprese che nascono (a condizione di) per essere grandi e internazionalizzate

Se io nasco piccolo per rimanere piccolo, il rischio di fallimento è poco, mentre se ho come

obiettivo quello di diventare grande allora il rischio di fallimento è più alto.

I tempi per realizzare un’idea non sono sempre brevi (il mondo non è solo fatto di app). La

gestazione richiede pazienza e il contributo di molti, e i tempi di tutto questo potrebbero risultare

lunghi in quanto la ricerca di progetto, di fondi e quant’altro potrebbe chiedere tempo

considerevole. I costi di fallimento i non sono sempre necessariamente bassi, le condizioni iniziali

di sviluppo possono determinare il successo o l’insuccesso.

Gli incubatori, il significato letterale: proteggere (le nuove imprese che sono ancora deboli),

permettere di crescere (processi di mentoring), attenuare la “liability of newness” (debolezza dei

nuovi).

Da processo (che riguarda tutti) a struttura e forma istituzionale variamente definibile. Può essere:

1. un modo per ottenere risorse e far sì che l’impresa possa dotarsene

il processo di incubazione dipende da due soggetti: l’impresa che entra nel processo di

2. incubazione e un’impresa che fa vero il processo e determina la qualità dell’offerta

Sono luoghi fisici ad oggi dove le imprese attraversano queste fasi:

Diagnosis of needs

1.

2. Selection and monitoring

Capital investment

3. Access to expert networks

4.

5. Venture capital

Incubatore (definizione):

Un incubatore è uno spazio condiviso che fornisce alle aziende incubate delle attività a valore

• aggiunto che riguardano il monitoring e l’assistenza di business. (definizione generica del

1959) 29

Questo sistema controlla e connette le risorse con l’obiettivo di facilitare il successo di nuove

• idee imprenditoriali in via di sviluppo incubandole, contenendo quindi in costi e il potenziale

fallimento

Il contesto statunitense

Lo sviluppo e la popolarità degli incubatori va messa in relazione a:

Il Bayh-Dole Act consente il trasferimento del controllo esclusivo del governo di molte

• invenzioni finanziate alle università e alle imprese che operano con contratti federali ai fini di un

ulteriore sviluppo e della commercializzazione. Le università e le imprese contraenti sono

quindi autorizzate a concedere in licenza esclusiva le invenzioni ad altri soggetti. Il governo

federale, tuttavia, conserva la "March-in rights" di licenza per l'invenzione a terzi, senza il

consenso del titolare del brevetto o licenziatario originale. Prima il licencing e lo sfruttamento

dei brevetti era molto poco incentivata mentre dopo il Bayh-Dole act questo cambia e c’è una

corsa all’imprenditorialità

La crescente importanza della popolarità intellettuale

• Le nuove opportunità di commercializzazione delle innovazioni in settori specifici (es.

• bioscienze)

La prima survery Business Incubator Profiles

Servizi offerti oggi dagli incubatori:

Servizi di base: lo spazio fisico, accesso a internet, hosting (co-working?)

• Servizi avanzati: fase di selezione, servizi di mentoring,

La metrica per valutare un servizio di incubazione non è il numero di imprese che si produce ma la

qualità delle imprese prodotte, della preparazione di questi soggetti nell’affrontare il mercato e se

questi riusciranno ad ottenere successo.

Incubatori oggi, le tipologie:

Pubblico: universitario o governativo

• Privato: connesso a imprese quotate-in via di quotazione

Gli incubatori servono per facilitare i servizi di sviluppo imprenditoriale, quindi anche a livello

pubblico questi incubatori danno lavoro perché lo creano. Gli obbiettivi del pubblico quindi sono

obiettivi di lungo periodo, anche lo stesso calcolo di utili e perdite devono essere fatti su un arco

temporale un po’ più ampio.

I privati hanno capito che gli incubatori possono essere fonti di business. Il modello di riferimento è

simile a quello dei venture capital, in cui l’investitore che fa incubazione offre i propri servizi come

incubatore in cambio di una quota di partecipazione dell’impresa incubata. La quota presa nelle

fasi primordiali dell’impresa sarà di maggior peso rispetto allo stesso investimento fatto quando

l’impresa ha già iniziato al sua vita.

I limiti:

Profondità (contribuire in modo profondo e completo al business nascente) ed estensione dei

• servizi offerti

Massa critica: dimensione dell’incubatore, gli incubatori piccoli sono familiari ma non hanno

• risorse differenziate e capacità plurime

Modello di business: questi incubatori non riescono a sostenere il modello di business (es.

• incubatori pubblici non hanno più fondi o negli incubatori privati esauriscono i fondi) 30

Assetto-incentivi e leve degli incubatori pubblici: gli incubatori pubblici guardano lontano,

• gli incubatori privati hanno logiche selettive e competitive

Lezione 13 - 27/02 - Perché esistono le imprese

Perché esistono le imprese?

PRIMA TEORIA: Le imprese esistono perché il mercato comporta dei costi (e spesso e volentieri

non è l’istituzione adatta per regolare lo scambio): la teoria dei costi di transizione di Coase,

ossia la teoria per noi classica. Le imprese esistono perché sono i due meccanismi fondamentali

tra loro alternativi tra cui avviene lo scambio economico, quindi o attraverso il mercato (composto

da n soggetti che vogliono vendere e comprare) o attraverso l’impresa. Dentro l’impresa si

organizza lo scambio economico, si scambiano beni e servizi, e questa istituzione esiste perché il

mercato sotto alcuni aspetti non è efficiente.

Perché le imprese esistono? possibili differenti spiegazioni:

Desiderio di dirigere (c’è qualcuno che vuole dirigere)

• Desiderio di essere diretti (c’è qualcuno che sarà diretto)

Ragione principale: c’è un costo nell’usare il meccanismo del prezzo.

Nel mercato classico sono tutti price taker perché è composto da tanti piccolissimi individui che

non hanno grande potere. Nel mercato quindi c’è il meccanismo del prezzo che fa sì che questo

scambio possa realizzarsi.

Il costo di usare il meccanismo dei prezzi:

Scopre quali sono i prezzi rilevanti (es. comprare una macchina)

• Discutere e negoziare il contratto

• Costi di controllo del contratto (es. controllare e verificare che una persona lo rispetti)

• detto anche costo di enforcement

Il costo complessivo è quindi dato dal costo del bene più tutti i costi sopportati in termini di

risorse (temporali, fisiche) chiamati costi di transazione

Domande:

Cosa è un contratto?

• I contratti esistono all’interno delle imprese?

• Perché i costi di contratto sono altamente ridotti all’interno delle imprese?

Mentre sul mercato devo specificare tutte le caratteristiche e le specifiche delle transazioni, dentro

l’azienda queste caratteristiche non le specifico. Ossia quando faccio un contratto di lavoro non

definisco in modo specifico le mansioni del lavoratore in quanto deve essere flessibile, mentre

quando vado a comprare una macchina ovviamente devo specificare tutte le caratteristiche che

voglio perché io la compri. Quindi il contratto del mercato è il più possibile chiuso, mentre nel

mondo del lavoro è un contratto aperto, ma non aperto completamente perché comunque ci sono

devi vincoli dati dalla relazione di autorità con il superiore. L’impresa usa la gerarchia per

specificare le condizioni entro cui la prestazione deve essere svolta. 31

La zona di indifferenza di un lavoratore (ossia parlare con un cliente anziché un altro) fa sì che

l’azienda possa specificare man mano le mansioni date dal contratto in modo gerarchico, ossia dal

suo superiore in base alla necessità del momento.

L’impresa è più efficiente quando produce un bene quando costa meno della sommatoria del costo

di acquisto e il costo di transazione. Produrre internamente vuol dire destinare delle risorse agli

acquisti e quindi vuol dire anche organizzare le attività internamente. Quindi la sommatoria è

data da costo di produzione interno più costo di organizzazione verso costo di acquisto più

costo di transazione.

Come si può usare questa teoria in modo pratico?

Scelta tra make or buy, si comprano tutte quelle cose che servono le quali produrle

• internamente costerebbe di più che comprarle all’esterno

Contributi di Coase:

Le transazioni di mercato non sono né gratis né istantanee

• I costi di transazione dovrebbero essere incorporati nell’analisi economica

• Ci sono limiti riguardo l’espansione delle imprese

Razionalità limitata: gli uomini anche se volessero non sono in grado di sviluppare tutte le

informazioni ma ci sono dei limiti cognitivi

Opportunismo: far circolare informazioni false e non veritiere e impegnarsi facendo false

promesse. 32

Piccoli numeri: ci sono molte condizioni dove i numeri sono piccoli, ossia ad esempio ci sono

pochi fornitori e quindi non ho alternative perché ci sono poche persone. Quindi se ci sono 3

fornitori non ho molta scelta (teoricamente infinita in una situazione di mercato perfetto)

Quando questi tre fattori sono presenti, c’è una crisi di mercato perché non ho alternative tra

soggetti che sono opportunisti e non posso conoscere tutto.

Quindi la soluzione è fare internamente ciò che riesco a fare bene, il resto lo compro da fuori.

Il mercato fa meglio quando produce in quantità superiore rispetto all’impresa beni che sono

standard. Se invece avessi bisogno di un prodotto personalizzato sarebbe meglio farlo

internamente oppure commissionarlo ad altri che sono più capaci di me. Quando questa iterazione

di commissione si ripete divento ostaggio del produttore a cui ho commissionato questo prodotto

personalizzato e quindi diventerà sempre più bravo, quindi a un certo punto cercherò di comprarlo

e internalizzarlo.

UNA SECONDA TEORIA: Le imprese esistono per ché sono il veicolo dell’imprenditorialità, ossia

il veicolo dei propri sogni e desideri. Nella prima teoria di Schumpeter l’imprenditore è un

innovatore, una persona che ha nuove idee di nuovi prodotti e che l’impresa serve all’imprenditore

perché le alternative non ci sono. In alcuni momenti storici però le imprese possono essere

resistenti all’innovazione ma comunque le imprese esistono perché il pensiero è “finché le cose

vanno bene, non mi sposto perché spostarsi costa”

Se l’imprenditorialità spiega l’esistere delle imprese, come fanno le imprese a sopravvivere nel

tempo, quando l’imprenditore ad esempio non c’è più?

Cos’è un processo:

Non è una serie di eventi scollegati tra loro

• Non è una serie di osservazione puntuali ma distanti

• Un processo è un insieme ordinabile di elementi tra loro collegati (o collegabili)

• Quali vantaggi comporta occuparsi di imprenditorialità come processo?

Lezione 14 - 28/02 - Imprenditorialità come processo

Specificità delle risorse: vuol dire che se devo dotarmi di risorse specifiche, che una transazione

è fatta di risorse specifiche, ecco che allora la soluzione interna dell’impresa è preferibile. Se le

risorse sono a-specifiche, generiche, allora il mercato è la soluzione preferibile.

Questa teoria, spiega l’esistenza dell’impresa? Spiega anche da dove arriva l’innovazione? No

perché le innovazioni radicali non sono spiegate da questo modello.

Opportunità:

Da dove vengono le opportunità?

• Sono ricorrenti (il sistema economico non è statico e non è in equilibrio perché se lo fosse

• le cose si riprodurrebbero così come sono)

Sono diffuse (anche perché le informazioni sono asimmetricamente distribuite) ossia

• dipende da dove sono, sono asimmetriche perché se fossi in un certo posto anziché in un

altro con conoscenze diverse le cose cambierebbero 33

Non sono auto-evidenti (il cambiamento tecnologico ne crea continuamente ma

• approfittarne è tutt’altro che semplice) e dipende dalla conoscenza pregressa renderle

evidenti al soggetto

Un mercato senza dei confini definiti ha bisogno di essere indirizzato attraverso una

• combinazione di risorse da spedire ad un maggior valore. Ossia devo avere un

obiettivo, capire quali sono i bisogni di mercato, reperire risorse da combinare seguendo

una ricetta precisa

Cosa sono le opportunità? Il problema di fondo: ex-post è tutto chiaro ma prima si va a tentoni.

• La visione di Klein: più che oggettive o soggettive le opportunità sono costrutti latenti (che

provocano o rendono possibile l’azione imprenditoriale). Le opportuno si manifestano

nell’azione. Il concetto di opportunità è strettamente legato alla figura imprenditoriale:

Le opportunità di per sé? Posso essere scoperte? Se così fosse l’imprenditore si

• distingue da tutti gli altri per l’alertness, ossia la sua capacità di stare attento, cogliere i

segnali e le opportunità. In questa visione l’imprenditore fa sostanzialmente dell’arbitraggio,

ossia ha un ruolo abbastanza limitato perché deve solo accorgersi che ci sono delle

opportunità latenti per condizioni asimmetriche, e sfruttarle.

Prospettiva austriaca:

Il processo di scoperta delle opportunità non è meccanico (non c’è una lista delle opportunità,

• non è oggettiva)

Lo sfruttamento di una opportunità è un processo endogeno rispetto alla scoperta (sfruttare

• questa opportunità non è una cosa semplice né automatica)

Le possibilità (di sfruttare una opportunità) non sono equamente distribuite

Il processo di scoperta delle opportunità non è banale:

Da cosa dipende? Ci sono delle componenti di carattere genetico/comportamentale? No,

• alcuni diventano imprenditori senza che ci sia alcuna componente parentale o

comportamentale a priori

Priori knowledge (Shane): influenza mercati e mercati in cui cercare, identifica i pools di clienti.

• La prior knowledge non può essere a 360 gradi ossia espandersi su tutto ma ha due

caratteristiche: quando è ampia ci si può concentrare su problemi diversi,

Prior knowledge come corridoio

• Eccezioni rispetto alla regola: imprenditori che “ricombinano” conoscenze da e tra settori

• differenti

Lezione 15 - 06/03 - Creatività

Distinzione tra attività inventiva e attività innovativa, e l’attività inventiva per larga parte non viene

tradotta in attività innovativa. Le motivazioni sono:

la non disponibilità di tradurre questa attività in attività economica, che l’inventore la vuole tenere

• per sé

l’attività inventa potrebbe non avere le caratteristiche sufficienti per incontrare un bisogno e

• quindi non ha le caratteristiche per diventare attività innovativa.

Però questa è il carburante dell’attività innovativa. 34

La creatività è normalmente riferita (quasi unicamente) agli inventori: essi svolgono un ruolo

importante.

Perché gli inventori non bastano? Perché spesso non hanno le capacità per trasformare le proprie

invenzioni in attività inventiva, con l’errore di supporre che l’attività tecnica sia sufficiente per

stimolare la domanda di mercato. Senza un rapporto stretto con la domanda finale è difficile che

una invenzione possa tradursi in innovazione: i lead users e la domanda finale hanno un certo

rilievo.

LE FONTI DELL’INNOVAZIONE

L’attività di R&S delle imprese (attività fortemente organizzata, pianificata)

• La creatività individuale (attività non organizzata in senso stretto, difficilmente gestibile e

• pianificabile)

La creatività organizzativa (difficile da gestire ma è un punto d’attenzione)

• Centri di ricerca pubblici e università (fuori dalle imprese)

• I rapporti con i clienti e i fornitori (sempre di più l’attività innovativa dipende dalle relazioni

• con i terzi, logica di scambio con questi soggetti)

Le comunità come fonte di innovazione

La creatività non ha bisogno di investimenti clamorosi per avere successo.

Cos’è la creatività? Capacità di pensare in modo differente e di proporre soluzioni (prodotti) “out of

the box”. Pensare in modo diverso rispetto al pensiero corrente, avere una prospettiva diversa da

quella attuale e comune.

Creatività e tratti individuali:

Dimensioni attributive non clonabili (capacità innate, curiosità, capacità di sfidare le

• credenze in uso, visione complessiva)

Motivazioni (il successo arriva dopo molti fallimenti e quindi dipende da quanto la motivazione

• è forte per una riuscita di successo)

Elementi caratteriali (per superare i fallimenti bisogna avere degli elementi caratteriali forti)

• Contesto e background di provenienza (esempio: la comunità degli ingegneri indiani)

Creativi si nasce o si diventa?

Tratti salienti

Buona-ottima padronanza degli strumenti e dei processi relativi al-ai settori in cui operano

• Forte curiosità e interesse per la soluzione dei problemi

• Attitudine a mettere in discussione le ipotesi esistenti

• Percezione della conoscenza come sapere integrato

Punti di debolezza

Possono innamorarsi di problemi “non rilevanti”

• Non considerano il mercato e non hanno fiuto per il business

Non basta essere originali o creativi, le idee devono essere creative, utili (trasferire valore dal

produttore al cliente, risolvendo bisogni o inducendo risparmio) e fattibili (tecnica ed economica).

Le organizzazioni possono essere creative a patto che:

siano in grado di reclutare individui creativi

• siano in grado intrattenere individui creativi (sistema di incentivi “calibrato”)

• siano in grado di impiegare la risorsa “creatività” attraverso processi appositi

• 35

riducano le proprie inerzie decisionali (le idee circolano rapidamente)

Le componenti della gestione della creatività:

Challange: c’è sempre una sfida che pervade l’organizzazione, un obiettivo che è la mission

• Freedom: dare agli individui la libertà di pensare

• Risorse: le risorse sono necessarie affinché la creatività possa articolarsi e crescere

• fisicamente, si mettono insieme persone con background diverse

Composizione del team:

• Supervisione:

• Supporto organizzativo:

Lezione 16 - 03/06 - Creatività pt.2

Fare due cose opposte: ricerca dell’efficienza (fare cosa che sappiamo fare sempre meglio) e

fare cose nuove per il domani. Perché queste due cose sono in conflitto?

Strategie possibili:

Exploitation: strategia di sfruttamento delle conoscenze già possedute, dare ai clienti quello

• che i clienti vogliono e so che lo vogliono. Ma i limiti che se si continua a fare la stessa cosa

succede che quando arriva il momento in cui il cambiamento è necessario o arrivato non si

sarà più preparati.

Exploration: fase di esplorazione che non ci condurrà di per certo a risultati ottimali ma siamo

• obbligati a giocare alla partita dell’exploration mentre comunque si continuano a sfruttare e

migliorare le cose che già sappiamo fare

La struttura di una azienda è fatta dai ruoli e regole che le imprese hanno. Fare due cose che sono

tra loro ortogonali è difficile in quanto non si possono usare economie di scala o scopo, anche a

livello concettuale. 36


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Corso di laurea: Corso di laurea in Management dell'innovazione e imprenditorialità
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sumo993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Innovazione e imprenditorialità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Benassi Mario.

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