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Museologia e storia del collezionismo

Il 17 ottobre Daniel Libeskind ha progettato per Expo 2015 una macro-scultura, simile al Museo della Fondazione Guggenheim a Bilbao. In essa c’è una caratterizzazione molto forte dello stile dell’architetto, che non è per forza attinente alle opere in esso contenute. Inoltre, Libeskind progetta un parco in cui vengono collocate altre opere – risultato e testimonianza del cambiamento avvenuto nella prima metà degli anni ’60 del ‘900. Questo parco è uno degli ultimi esempi del punto di arrivo di questo processo che tratta anche la Land Art – nuovo rapporto di reciprocità tra la scultura e l’ambiente.

Il progetto viene presentato attraverso un rendering, che serve generalmente per mostrare il prodotto e con esso anche l’uso dell’architettura stessa ed il suo rapporto con l’urbanistica ed i cittadini che ne faranno uso.

Site specific

Un'opera d’arte creata specificatamente per quel luogo e le sue caratteristiche. Nel corso degli anni la definizione si è trasferita anche all’architettura museale, indicando un edificio creato per un luogo ed una fruizione specifici.

Ultimamente, il rapporto tra i musei o le architetture con le precedenze, ovvero gli elementi già presenti su un determinato territorio, è spesso irrispettoso e serve quasi solamente come firma o segno distintivo dell’architetto stesso.

In più, il museo negli ultimi decenni ha cambiato la sua natura didattica e di informazione, diventando un luogo dove l’entertainment e l’iperconsumo si fondono e gli danno una mission storicamente nuova, legata proprio ai beni di consumo che sono cresciuti attorno allo stesso consumo dell’arte – che si riconduce al nuovo rapporto dell’arte e del museo con i fruitori (vedi: riorganizzazione del Louvre con la nuova piramide dell’architetto Ieoh Ming Pei e gli stores; i musei che hanno creato un franchising della loro stessa istituzione – Guggenheim Foundation).

Infotainment

Nuova caratterizzazione degli spazi museali ben lontana dall’informazione e dal modello educativo dei musei settecenteschi. Essa si fonde con il divertimento/intrattenimento cresciuto attorno alla funzione del museo e dell’opera d’arte stessa, portando all’iperconsumo.

Globalizzazione

L’architetto museale vuole nobilitare e portare le persone all’interno di un’idea di museo moderno e turistico. Questo avviene tramite il posizionamento di elementi particolari che possono sembrare site specific, ma che in realtà non sono altro che un mezzo per diffondere l’ideale comune di museo moderno e, allo stesso tempo, “riscattare”, ovvero portare ad un nuovo livello di prestigio e considerazione culturale, l’ambiente in cui si trovano – Landmark: segno fisico di richiamo per quel particolare territorio.

Lo stare sulla scena della socialità da parte degli stessi musei è stata una reazione alla grande critica mossa negli anni ’20, secondo la quale essi avevano perso la loro funzione educativa anche per i veri artisti ed erano diventati delle “cloache”, collezioni apatiche di opere di vario genere senza nessun impulso didattico.

ICOM (International Council Of Museums) – Seoul, 2004

Consiglio di importanza fondamentale per i musei, che diede una nuova missione a quelli che avevano perso la propria funzione e a quelli distrutti dalle devastazioni della Guerra. Ogni museo fa riferimento a sotto-organi che si occupano nello specifico di tipologie museali differenti.

Viene sancito che il museo è un’istituzione permanente, vale a dire con una sua propria collezione, che si occupa di testimonianze materiali ed immateriali che fanno da fondamento alla cultura ed, in generale, all’umanità (i beni culturali) e del suo ambiente (inteso anch’esso come bene culturale, ovvero natura sulla quale l’uomo ha lasciato la propria traccia – Ecomusei, testimonianze di nicchie culturali e di tradizioni dell’uomo riguardanti il paesaggio). Il museo non ha scopo di lucro e compie ricerche che acquisisce, conserva, comunica (elemento collegato alla valorizzazione dei beni) e rende disponibili, esponendole a fini di studio, educazione e diletto. (www.icom-italia.org)

Chiesa di S. Maria delle Grazie, Mantova

Il 31 ottobre Santa Maria delle Grazie è un santuario dedicato alla Beata Vergine Maria, che sorge nella zona di Curtatone, a pochi chilometri da Mantova. La particolarità di questa chiesa è il coccodrillo imbalsamato appeso sul soffitto della navata centrale, aggiunto attorno al XV o XVI secolo ed offerto alla chiesa come voto a Dio. Il coccodrillo veniva considerato, nel Medioevo, una incarnazione di Satana e proprio questo esemplare, secondo la leggenda, venne catturato nella zona vicina alla città. La funzione di questo animale è legata all’allontanare i fedeli dalla loro inclinazione al peccato e, appeso alla volta della chiesa, pareva poter controllare le forze del male, assumendo valori tesaurizzanti e taumaturgici.

Il coccodrillo fa parte dell’arredamento e dell’oggettistica conservata nelle chiese, che devono essere guardate come veri e propri musei. L’arredamento ecclesiastico venne per la prima volta promosso come bene culturale da Antonio Paolucci, attualmente direttore dei Musei Vaticani e Ministro dei Beni Culturali tra il 1995 e il 1996 – Ministero esistente, in realtà, solo dagli anni ’70. Egli parla di “arredo ecclesiastico” per definire tutti quegli oggetti che hanno funzione storico – culturale; rientra in questo gruppo tutto ciò che è pertinente ad un ambiente di decoro e di funzione. Infatti, gli oggetti d’arredo sono legati all’ambiente in cui si trovano rispetto alla funzione che assolvono, ma riguardano anche l’aspetto estetico. La politica di tutela, in questo senso, deve imporsi per mantenere gli arredi al loro stato originale.

Effettivamente, l’arredo ecclesiastico fa parte di una forma di collezionismo che risale a tempi molto più antichi: i primi elenchi sono stati fatti nei templi, nei luoghi delle muse, dove venivano conservati gli oggetti votivi degli dei. I beni legati alla civiltà greca erano perlopiù oggetti usati per i riti di sacrificio, mentre la teorizzazione dei beni della Chiesa ha a che fare con il rito liturgico. La grande potenza della Chiesa si esprimeva anche attraverso queste collezioni: le numerose suppellettili, fatte di materiali più o meno ricchi, servivano al clero per simboleggiare il potere della Chiesa stessa sul popolo.

Le Wunderkammer

Dal tedesco, “stanza delle meraviglie”. Esse erano luoghi in cui, tra il XVI e il XVIII secolo, i collezionisti conservavano oggetti di particolare interesse o con caratteristiche straordinarie. In realtà, le Wunderkammer nacquero nel Medioevo ed ebbero grandissima diffusione nel Cinquecento, nel Seicento, mantenute attive grazie al Barocco, e nel Settecento, quando vennero favorite dalla propensione illuminista verso le curiosità scientifiche. In particolare, farmacisti e scienziati esponevano naturalia e artificialia (oggetti naturali o creati dall’uomo), in modo da creare stupore e meraviglia nei visitatori, che arrivavano a confondere la scienza con un qualcosa di magico e sovrumano. Non a caso, infatti, tutti questi oggetti venivano definiti mirabilia, ovvero “cose che suscitano meraviglia”.

Le Stanze possono essere considerate prime forme museali, anche se l’organizzazione interna e la promozione degli oggetti in esse contenuti non fa per niente riferimento alla didattica museale, ma piuttosto a una forma di collezionismo. Infatti, spesso le Wunderkammer nascevano perché i privati, animati dall’idea di possedere oggetti straordinari e dal valore altissimo, li compravano a cifre spropositate per poi mostrarli al pubblico – parlando sempre di un’elite molto ristretta – per dimostrare la vastità della loro cultura. Altrettanto spesso, esse nascevano all’interno delle abbazie, dove venivano conservati testi antichi e di grandissimo pregio.

La conoscenza delle collezioni delle Wunderkammer ci è arrivata grazie a volantini contenenti elenchi completi delle varie collezioni, che gli stessi proprietari stampavano e distribuivano. In esse, gli oggetti più disparati erano posizionati in ordine casuale su ripiani, in cassetti e vasi, dentro contenitori o esposti al centro delle sale. Avendo interesse praticamente per qualsiasi cosa, il fenomeno dei collezionisti delle Wunderkammer andò ad alimentare sia lo stesso mercato della compravendita culturale, scientifica ed artistica, sia, in negativo, quello della falsificazione.

Le collezioni clericali venivano alimentate anche dalle donazioni, dalle eredità e dagli ex voto offerti in cambio della grazia. Tutte queste ricchezze si accumularono finché, alla fine del XVIII secolo, monaci e privati decisero di dare vita a veri e propri musei, forniti di una catalogazione precisa ed accurata degli oggetti contenuti al loro interno.

Palazzo Poggi, Bologna

Sede dell’Università di Bologna, Palazzo Poggi ospita il riassemblamento della collezione di Ulisse Aldrovandi, effettuato nel 1907. Egli visse tra il 1522 e il 1605 ed è considerato il fondatore della storia naturale moderna. Infatti, raccolse migliaia di reperti che organizzò in una pubblicazione in decine di volumi che, grazie a una fitta rete di contatti, hanno potuto essere raccolti nel museo (chiamato anche “microcosmo di natura”). Nel 1617 il museo fu collocato nel Palazzo Pubblico, per poi essere spostato nell’Istituto delle Scienze di Palazzo Poggi nel 1742 – tuttavia, gran parte della collezione venne smembrata nel corso dell’800.

Wunderkammer di Manfredo Settala

Canonico milanese, figlio di un medico ed esperto viaggiatore. Creò la sua Wunderkammer alla fine del 1600 e riunì la sua collezione in un catalogo con incisioni e illustrazioni, che effettivamente è tutto ciò che rimane dell’originaria collezione. Essa è stata infatti danneggiata e dispersa a causa degli smembramenti. Alcuni dei suoi oggetti sono stati usati per costruire un catafalco al suo funerale, altri furono deportati dopo il passaggio di Napoleone, passati di mani fra i vari eredi oppure distrutti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. L’ultimo smembramento fu compiuto nel 1970, quando la collezione venne ceduta alla Pinacoteca.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ambragi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Museologia e storia del collezionismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Nenci Chiara.
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