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Filosofia del diritto - 17 febbraio 2015

Dove riposa l'obbligatorietà di un dovere?

Dove è che ciò che obbliga trova la sua capacità di obbligare ad adempiere? Queste sono domande che riguardano essenzialmente il diritto. A un dovere corrisponde sempre un diritto e a un diritto corrisponde sempre un dovere. Lo studioso americano Oefeld osserva che, per esempio, al diritto di proprietà corrisponde il dovere di astenersi dai comportamenti che possono limitarlo.

Che cos'è il diritto?

Il diritto è qualcosa che ha in sé capacità di imporre degli obblighi, dei comportamenti, tanto che se qualcuno non vi adempie verrà costretto a farlo; diritto che non obbliga non è diritto. Il diritto trova ragion d'essere in sé stesso o in altro... in quanto diritto obbliga per qualcosa che ha in sé o per qualcos'altro di esterno? Perché ci diamo delle regole? Perché queste e non altre? Perché non ce ne diamo proprio? Il sistema giuridico trova la sua ragion d'essere in sé o in qualcosa d'esterno?

Domande di natura filosofica

Nel corso dei secoli tante risposte a queste domande sono state date da parte di disparati autori, più o meno accettabili. Che cos'è la filosofia del diritto? Analizziamo le parole. Che cos'è il diritto?

  • In senso oggettivo, è un insieme di regole che organizza la vita di una comunità.
  • In senso soggettivo, è un insieme di poteri che serve a ciascuna persona per far valere la propria posizione.
  • È frutto della tradizione di una certa società.
  • IUS EST ARS BONI ET EQUI.

Quindi il diritto fenomenicamente sembra esaurirsi in un sistema di norme, ma è anche interpretazione. In effetti, la norma è sempre frutto di un'interpretazione. Infatti, abbiamo distinzione tra:

  • Disposizione: è l'enunciato (insieme di parole).
  • Proposizione: ciò che significa un enunciato; una stessa proposizione può essere espressa da enunciati diversi (es. "Piove - It rains" sono diversi enunciati ma esprimono lo stesso significato - proposizione).

La norma è già una disposizione interpretata; una stessa disposizione può esprimere norme diverse poiché una disposizione può essere interpretata in diversi modi. Comunque, la norma fa sempre riferimento alla disposizione.

Diritto = Norma?

Quindi, se fenomenicamente diritto = norma, allora diritto = serie di disposizioni interpretate... o meglio disposizioni più norme perché secondo alcuni certe disposizioni non hanno bisogno di interpretazione in quanto sono di comprensione immediata (mentre secondo altri pure in questo caso c'è bisogno di interpretazione).

Il diritto non è solo norma, è un fenomeno complesso, è tante cose ma ha altre dimensioni, ad esempio il diritto processuale non è di matrice normativa. La corrente che predicava diritto = norma è il giuspositivismo: il diritto è solo norma, l'unico diritto è quello posito-posto dallo stato. Per loro, DIRITTO = VOLERE FORMALE DELLO STATO; esso non si chiede come dovrebbe essere il diritto ma solo come è. Tradizione morta, di cui il maggior esponente era Hans Kelsen.

Che cos'è la filosofia?

  • Generica attitudine di porsi domande.
  • Farsi delle domande, darsi delle risposte.
  • Sapersi chiedere determinate cose.
  • Imparare a ragionare.
  • È tutto e niente.

In conclusione, come diritto, la filosofia può voler dire molte e diverse cose; è un sapere trasversale che non ha connotati precisi. FILOSOFIA DEL DIRITTO: non è semplicemente filosofia + diritto o diritto + filosofia (di base ci mancherebbe la definizione di diritto, ma in ogni caso qualsiasi cosa si intenda per filosofia e qualsiasi cosa si intenda per diritto, il loro sommarsi darebbe come risultato un sapere incostituibile. Non ha un manifesto epistemologico ben definito come le scienze, non è facile darne una definizione precisa. Tuttavia, non sarebbe sapere e non avrebbe ragione d'essere se non avesse caratteri peculiari, se non avesse un significato: l'unica strategia che può aiutare in questa comprensione difficile è adottare una prospettiva storico-teoretica.

Necessità di definire le sfaccettature del termine filosofia

  • Fenomeno del pensiero nato nell'Antica Grecia: non che prima non esistesse, ma d'ora in poi è tout court visione marxista: proprio qui si erano create delle condizioni economiche e sociali di vita tali per cui i filosofi si sono potuti dedicare esclusivamente alla filosofia senza pensare a guerre e economie. I Greci avevano piena libertà che altri uomini non avevano. I Greci presero da altri alcuni contenuti di vari settori ma in virtù della filosofia, di questa attitudine di vita, questi venivano sussunti ed elaborati in maniera radicale e innovativa.
  • Ad esempio, la concezione del numero in quanto numero e in quanto scienza si deve ai Greci: stessa cosa avvenne per la filosofia. Anche se al giorno d'oggi si tende a pensare che la nascita della filosofia sia dovuta più a un'attitudine piuttosto che a ragioni materiali.
  • Carattere peculiare dell'Occidente (come la tragedia e il diritto): Atene, Gerusalemme, Roma.
  • Assume la sua forma espressiva e i suoi caratteri peculiari da Platone in poi: secondo Enrico Berti, la filosofia nasce con Platone in quanto si struttura con il suo pensiero; prima di lui, con il termine filosofia non si intendeva un interesse dai caratteri peculiari ma piuttosto una generica attitudine intellettiva.

Due caratteri peculiari della filosofia fissati col pensiero di Platone

  • L'essere domanda problematica: di conseguenza la filosofia non è un sapere sistematico bensì problematico; è proprio per escludere ogni problematica che è così problematica.
  • L'essere domanda totale, assoluta, integrale: di conseguenza la filosofia investe l'intera realtà, consiste allo stesso tempo in un domandare tutto e in un tutto domandare; addirittura pone domande anche su se stessa (es. le scienze non lo fanno... non c'è filosofia dell'ingegneria).

Filosofia: amore della scienza

Ricerca del sapere che si fa per amore della verità... in che modo si fa? C'è un metodo proprio?

Filosofia del diritto - 18 febbraio 2015

Che cos'è la filosofia?

Per filosofia occorre intendere una forma di sapere che ha peculiarità e specificazione rispetto agli altri saperi tecnici e scientifici. Per cercare di capirne lo statuto bisogna rivolgersi agli iniziatori di tale sapere, cioè ai Greci: nessun'altra civiltà precedente o contemporanea ha assistito alla nascita di una forma primordiale di sapienza che noi chiamiamo filosofia. Oltre che un dato distintivo della società occidentale, è un dato di fatto, è stato così e non può essere così... vero che una delle cause che contribuì alla nascita della filosofia in Grecia fu la relativa libertà sociale e benessere economico di Grecia e Magna Grecia dell'epoca rispetto ad altre località, ma è anche vero che la filosofia rappresentò un'esperienza talmente nuova che nello stesso istante in cui si sussumevano i contenuti e le conoscenze di altri popoli, tuttavia queste assunsero in maniera radicale caratteri di originalità e peculiarità prima sconosciuti.

Platone nel 5 sec definisce filosofia

  • Forma di sapere che ha due caratteri fondamentali che nessun'altra forma di conoscenza ha.
  • È una ricerca, cioè una domanda che ha la forma della problematica.
  • È una domanda di tipo totale, che investe l'intera realtà.

Di conseguenza, non è sapere sistematico ma problematico. Si fa carico di una problematicità integrale e assoluta che è un domandare tutto e allo stesso tempo un tutto domandare.

Conoscenza del tutto

Filosofia: amore per il sapere, per la conoscenza... Ma ha un metodo proprio? Sì, questa ricerca per la sapienza si struttura secondo un metodo suo proprio: la filosofia adotta il metodo della razionalità: nel momento in cui si presenta una domanda si pretende anche una spiegazione, si cerca anche una risposta... e questa risposta per essere accettabile deve essere di tipo razionale. Come si fa a dire se la risposta data è razionale oppure no? La razionalità di una risposta si verifica attraverso il dialogo, che in ambito filosofico è detto metodo dialettico, insomma con un dialogo filosofico, con confronto di opinioni cercando di capire da un punto di vista razionale quali possono essere accettate in quanto vere e quali no in quanto false. Questa attività dialettica, dialogica ha come unico ed esclusivo scopo quello della sapienza... ecco perché la filosofia rispetto ad altri saperi è un sapere di tipo contemplativo, cioè si struttura non altro che per l'ottenimento della verità... è un amore del sapere per sé medesimo.... o meglio un disinteressato amore del vero (S. Agostino).

Di conseguenza sembra assumere sempre più importanza la tesi che, presa per certa, spiega da sola la nascita della filosofia in Grecia come frutto di relativa libertà economica e sociale: è avvalorata dal fatto che si struttura come sapere disinteressato, mirato non ad altro che al semplice ottenimento di se stesso, cioè vuol quindi dire che ha a che fare con la libertà.... perché se la filosofia è amore della sapienza fine a se stessa, vuol dire che è un sapere libero: cioè non è condizionato dall'ottenimento di uno scopo ulteriore rispetto a se stesso, ma è fine a se stesso; se il mio scopo è l'ottenimento di qualcosa (es. come costruire un palazzo, risolvere un teorema di matematica) allora sono nel campo dei saperi tecnici e dei saperi particolari non della filosofia. In filosofia l'unico scopo per cui cerco la sapienza è la sapienza, che può poi in un secondo momento assumere anche forme particolari (come costruire un palazzo, risolvere un teorema di matematica, affrontare la vita...) ma non ci sono scopi iniziali se non quello della sapienza.

Filosofia: intraprendo un percorso per ottenere sapienza

Questa poi si può trasformare in conoscenza in un determinato ambito e mi può servire per costruire un palazzo (fine astratto e poi eventualmente pratico). Saperi tecnici/scienze particolari: intraprendo un percorso per ottenere la conoscenza, il modo in cui costruire un palazzo (fine pratico e basta).

Caratteri essenziali della filosofia

  • Problematicità
  • Totalità
  • Sapere contemplativo
  • Libertà

Possiamo negare il carattere libero della filosofia? Cioè possiamo negarne la libertà, uno dei suoi caratteri essenziali? In conclusione, essendo la libertà un carattere essenziale, la domanda diventa possiamo negare la filosofia come sapere?

Dialogo Probletikon di Aristotele

Sia che tu voglia filosofare sia che tu non voglia filosofare, in ogni caso devi filosofare... poiché anche l'opinione di non voler fare filosofia è un'opinione... anche negare la filosofia è fare filosofia... in ogni caso si filosofa, perciò filosofia è un sapere innegabile.

Ecco perché la filosofia è problematicità pura e assoluta: oltre a tutta la realtà essa mette in discussione anche se stessa, a differenza delle scienze particolari e dei saperi tecnici che non mettono mai in discussione sé stesse, al massimo possono essere messe in discussione da un punto di vista esterno, cioè da un punto di vista filosofico esterno ed infatti ciò che viene fatto dalla filosofia delle scienze. La filosofia può essere messa in discussione solo da se stessa, è problematicità assoluta.

Di conseguenza in filosofia e solo in filosofia non c'è nulla che non possa resistere al domandare inesauribile del filosofo, neppure quel sapere che si costituisce proprio nel momento in cui io domando. Tuttavia, al contrario dei saperi tecnici e delle scienze che una volta domandati dalla filosofia delle scienze finiscono in campi esterni ad essi poiché già la filosofia che li domanda è un punto di vista esterno ad essi, la filosofia quando si domanda su se stessa non sconfina mai in altri campi, ma riafferma sempre e solo se stessa con tutti quei caratteri che prima abbiamo detto esserle propri: problematicità, totalità, sapere contemplativo, libertà...

Perciò la problematicità della filosofia non è problematicizzabile (che si può mettere in discussione): ne è dimostrazione il fatto per cui se io potessi problematicizzare-mettere in discussione la problematicità vorrebbe dire che:

  • Ci sarebbe un luogo dove non c'è problematicità, dove quindi non si potrebbe presentare una domanda totale e problematizzabile.
  • Ciò comporterebbe quindi l'esistenza di un luogo in cui, mancando la problematicizzazione, non si potrebbe fare filosofia.
  • Questa affermazione nega la totalità che abbiamo appena conferito alla filosofia e anche la dimostrazione esaustiva di Aristotele per cui è inevitabile fare filosofia pur non volendo.

La filosofia investe l'intera realtà, la totalità = quindi non c'è alcuna forma di sapere che possa prescindere da una posizione di tipo filosofico, cioè nessuna forma di sapere può sottrarsi alla filosofia. Tuttavia, questa filosofia che riguarda la totalità è pur sempre problematicità, cioè mettere in discussione.

Di conseguenza se tutta realtà = filosofia, filosofia = problematicità - mettere in discussione, tutta realtà = problematicità - mettere in discussione... Infatti anche dal punto di vista epistemologico moderno, non esiste forma di sapere che sia aproblematica, tutte le forme di sapere sono problematiche e possono essere messe in discussione (anche quelle che a prima vista non lo sembrerebbero)... Al massimo la problematicità di un sapere può essere sospesa per fini contingenti (es. tecnica per costruire palazzo, domina la realtà, è così e basta, non ci si chiede perché si faccia proprio in quel modo), tuttavia è errore pensare che qui la problematicità, il porsi la domanda non ci sia solo perché abbiamo una tecnica che domina la realtà... la domanda c'è eccome invece, è solo stata sospesa per utilità umana.

I saperi tecnici e le scienze non sono né totali né problematici: ritagliano una porzione dell'essere e ne indagano le proprietà, costruendo saperi di tipo sistematico senza più domandarsi intorno ai principi utili che li costituiscono; non a caso le scienze sono di tipo dogmatico, partono da assiomi-ipotesi che non possono essere discussi (es. linea insieme di punti in geometria... non si chiede come riesce a formare un solido)... se li iniziassi a discutere farei filosofia e quindi non costruirei un sapere sistematico... l'assioma è assunto in maniera ipotetica, una volta stabilito non può più essere discusso... è così e basta! (e fa comodo che sia così)

Invece la filosofia, dialogando, prende in esame e discute le opinioni, non ha assiomi da cui partire, prende i punti di partenza (doxa) e li discute tutti e con tutti.

Scienza

  • Parte da assiomi-ipotesi, stabilisce convenzionalmente ciò che vuole e che non vuole.
  • Può anche stabilire ipotesi in contrasto tra loro e sceglie la convenzione a seconda della necessità.
  • La scienza fissa degli assiomi e una volta fissati non si possono più discutere, creando un sistema sistematico...

(Es. luce sia corpuscolo sia onda... formalmente sono due cose opposte... la scienza ne dà diversa definizione a seconda dell'uso) (Es. rette parallele a volte si incontrano a volte no... formalmente sono due cose diverse... dipende se si è situati in uno spazio piano o curvo)

Filosofia

Non ci sono assiomi, prende le opinioni-doxa così come sono e le discute tutte con tutti... non ci sono sistemi.

Es. filosofia del diritto diversa da scienza del diritto. Le scienze consentono di costruire un sistema: l'idea di costruire il sistema del diritto ormai divenuto essenziale per la scienza giuridica.... norme = assiomi della scienza giuridica su cui non si può discutere: non tanto perché crollerebbe la certezza del diritto, ma poiché con il discutere le norme si andrebbe di conseguenza a discutere l'autorità che ha posto tale sistema, e l'autorità non vuole essere discussa ma obbedita)... l'autorità ha interesse a costruire il proprio sistema per il mantenimento di se stessa e inoltre ci tiene a fare sapere che è un sistema chiuso completo esaustivo, che aspetta solo di essere applicato... non c'è niente altro al di fuori del sistema delle leggi... diritto è solo quello che è all'interno del sistema delle leggi... se qualcosa è fuori non è diritto.

Di conseguenza chi vuole fare lo scienziato del sistema delle leggi deve fare il giurista applicando il diritto e al massimo farne l'esegesi delle norme. In ogni caso non potrà mai domandarsi o discutere se una norma è giusta o sbagliata ma al massimo solo se legittima o illegittima. Ma la filosofia non è questo, piuttosto è un continuo domandare... quindi il dare norme e imporle come assiomi non è filosofia, nella quale invece si esercita la dialettica, la filosofia deve esercitare il dialogo... dove ci si confronta, si discute e quindi si confutano le opinioni (contrapponendo diverse opinioni una emerge e le altre soccombono).

Platone nella Repubblica: il metodo dialettico è quel metodo che procede come in battaglia attraverso confutazioni di ogni genere non secondo opinione ma secondo verità.

Cosa distingue la vera filosofia da quello che appare come filosofia ma non lo è?

Come si stabilisce se c'è un dialogo, da cosa si distingue?

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.baisi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Manzin Maurizio.
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