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Giustiniano e la lunghezza dei procedimenti

Lo stesso Giustiniano tentava di porre rimedio all'eccessiva lunghezza dei procedimenti. Vedremo il profilo di concorso di azioni, ovviamente sotto il profilo della scienza giuridica romana – ipotesi dell'uccisione dello schiavo altrui. Diverse posizioni di grandi giuristi per arrivare ad una sorta di composizione dovuta alla decisione dell'imperatore. Anche l'istituto del testamentum militis – come giuristi ragionano sui singoli problemi.

Materiale di studio

  • Appunti
  • Giurisprudenza romana tardo repubblicana e formazione della regola juris – scaricabile in PDF
  • Processo a Gesù

Esame

Scritto e orale

Caratteristiche del diritto romano

La caratteristica fondamentale del diritto romano è quella di avere creato per la prima volta una scienza giuridica, una scienza dell'interpretazione. Le altre civiltà mancano di un ceto di giuristi, soggetti che trasmettono le capacità di interpretare e creare le norme giuridiche. Caratteristica fondamentale è il metodo interpretativo: metodo induttivo – dal particolare al generale, a differenza dal nostro che è un metodo deduttivo (dal generale al particolare). Il metodo deduttivo classico presuppone l'esistenza di un corpo normativo dato, che viene calato sulla realtà.

L'articolo 12 delle preleggi è l'affermazione della completezza del codice – il nostro è un sistema compatto. La giurisprudenza romana, invece, non aveva un codice, bisogna aspettare Teodosio e Giustiniano per averne di ufficiali. La giurisprudenza quindi, in mancanza di una codificazione, deve applicare un metodo induttivo: creare una regola juris a partire dalle fattispecie concrete. Definire le XII Tab come codificazione è una forzatura dogmatica: era probabilmente una raccolta di consuetudini che rispondevano al principio fondamentale di diritto naturale proprio di ogni popolo, ossia la certezza del diritto.

Definizione di codice

Qual è la definizione di codice? Insieme organico di norme tendenzialmente completo che disciplina un intero settore di un ordinamento giuridico. Il diritto romano si vede sub specie iudici. Il giurista romano si chiedeva se fosse possibile concedere un'azione e quale: quid iuris sit?

Attività della scientia juris

L'attività della scientia juris nasce come attività sacerdotale. Propensione a regolare i rapporti attraverso enunciati vincolanti. Il concetto di regola e norma nasce nella scienza architettonica (righello e squadra), adottati dalla scienza giuridica perché la regula è l'unità di misura del comportamento delle persone: la prima considerazione che il giurista fa è lecito/illecito.

Oltre a ciò, non ogni comportamento è lineare, ossia c'è un'intensità nel comportamento umano: l'unità di misura dello scambio di cosa dietro pagamento del prezzo è lineare (compravendita), però questo comportamento non basta. Il giurista romano parte dall'idea di creare sulla base delle fattispecie quelle regulae e norme che servono ad attuare una completa giustizia.

Cicerone ci dirà inoltre che queste regulae e norme iuris devono essere vere: concezione probabilistica della verità. Una regola è vera quando sia capace di rispondere alle esigenze di una data società in un dato momento storico; in altri termini, è qualcosa di scollegato dal dogma, è vera perché risponde alle esigenze della società romana in questo momento, tra dieci anni potrebbe essere falsa.

La capacità dei giuristi romani è quella di elaborare norme giuridiche che siano utili, confacenti ed applicabili alla realtà di Roma in quel momento. I giuristi romani, se da un lato conoscevano il ius controversum, dall'altro c'era una consapevolezza di ruolo e di ceto: i giuristi consideravano come loro compito principale non quello di creare comunque le regole, ma l'esigenza di concorrere tutti alla formazione di un sistema ordinato, pur in una dimensione dialettica, nel rispetto di una tradizione.

Passaggio dalla giurisprudenza sacerdotale a quella laica

Il momento di passaggio dalla giurisprudenza sacerdotale a quella laica non è chiaro: qualcuno dice che lo scarto si vede nel radicamento della scuola di Alfeno e del suo maestro Servio, dove notiamo che il maestro di Servio (Quinto Mucio Scevola) è pontifex maximus, ma allo stesso dà responsi non come sacerdote, ma come giurista. L'esigenza di laicizzare la scientia iuris è nata all'interno dello stesso collegio dei pontefici: non era più possibile accontentare i cives romani dando solamente torto o ragione – capire l'iter logico mediante il quale il giurista è arrivato a dare risposta al quesito quid iuris sit – motivazione ragionevole, comprensibile e quindi accettabile.

Giurisprudenza laica e metodo scientifico

Ciò che la giurisprudenza laica, che ha affiancato e sostituito la giurisprudenza pontificale, ha fatto è stato creare un vero e proprio metodo scientifico dell'interpretazione giuridica. Molti elementi teoretici dell'ermeneutica giuridica possono essere tratti dall'esperienza romanistica. I giuristi romani non erano perfezionisti della lingua latina: a loro interessava descrivere la fattispecie e trovare una soluzione.

Quid iuris sit? non significa mai qual è il diritto soggettivo da riconoscere, ma qual è lo strumento di tutela giurisdizionale adatto a risolvere quella controversia. A Roma non c'è concetto di diritto soggettivo perché si guarda alla tutela giurisdizionale, se quella fattispecie è meritevole di tutela.

Testi della giurisprudenza classica

I testi della giurisprudenza classica (dal periodo tardo repubblicano fino alle soglie del periodo dei Severi – metà III sec. D.C.) sono per lo più frammenti legati alla casistica, dopo si moltiplicano i generi letterari e si affiancano ai classici Digesta (raccolte di casistica) anche altre opere di commento.

Interpretazione e opere rilevanti

  • Pomponio, Liber singularis enchiridii. Diviso in due sezioni, una sul funzionamento e l'altra sulla storia della giurisprudenza. Ci consente di avere notizie sui singoli personaggi.
  • Quintilliano, Institutiones oratoriae. Serviva ad istruire coloro che difendevano i cives accusati di un crimen davanti alle giurie popolari.
  • Cicerone, De invenzione retorica e Brutus. È un dialogo fittizio in cui si discute tra personaggi, tra cui Servio. In 41.152 Cicerone ci descrive il metodo di Servio, comparando la sua abilità con quella di Quinto Mucio Scevola: afferma che Servio è il più grande giurista perché ha operato uno scarto essenziale nell'applicare la dialettica greca all'interpretazione del fenomeno giuridico. Nella prima gioventù, infatti, Servio e Cicerone insieme si erano recati a Rodi a studiare retorica e dialettica presso la scuola di Molone di Rodi.

Metodo di Servio

Rem universam tribuere in partis, latentem explicare definiendo, obscuram explanare interpretando, ambigua * primum videre, deinde distinguere, postremo habere regulam qua vera et falsa iudicarentur et quae quibus propositis essent quaeque non essent consequentia.

Operazioni di interpretazione

La prima parte si può definire come orizzontale e necessaria:

  • La prima cosa è cercare di individuare le parti compositive della rem universam. La necessità originale è quella di individuare gli elementi precisi che compongono la fattispecie.
  • Latentem explicare definiendo - è definitio, non nel senso di dare la definizione, ma nel senso etimologico: il giurista deve tracciare i confini della controversia per capire cosa è contenuto nella fattispecie e cosa sia esterno rispetto agli elementi che componevano la res universam; attraverso questa operazione, si cerca di togliere gli elementi che si nascondono tra le pieghe del discorso.
  • Obscuram explanare interpretando - concetto di interpretatio – rendere percorribile il cammino logico, chiarire le cose che sono oscure. L'explanatio serve a livellare, a togliere tutti quegli elementi che bloccano il ragionamento. L'obscuritas è ciò che fa nascere uno fra i problemi più gravi, ossia trovarsi di fronte all'ambiguitas: ex ambiguo autem nascitur controversia, cum, quid senserit scriptor, obscurum est, quod scriptum duas pluresve res significat – ciò che è ambiguo genera la discussione, la controversia, poiché rispetto a ciò che pensava colui che ha scritto una certa cosa, si è manifestata un'oscurità quando possano essere ricondotta a quell'espressione due o più significati.

Queste sono le tre operazioni basilari.

Seconda fase dell'interpretazione

La seconda fase dell'interpretazione è eventuale, in cui ogni elemento è strettamente collegato a quello che lo segue.

  • Ambigua * primum videre: individuare se ci sono espressioni o concetti con più significati perché al giurista spetta accertare quale debba essere ritenuto prevalente. La prima operazione quindi è riconoscere le ambiguità.
  • Deinde distinguere: distinzione classica, applicare diversi concetti a diverse ipotesi, ma probabilmente Cicerone si rifà al concetto di distinctio, concetto latino per marchiare a fuoco. Solo il giurista è in grado di dire se quella realtà è una compravendita, un appalto – dare esatto nomen iuris tecnico-scientifico. A seconda del nomen che do alla realtà, ne discende una serie di conseguenze.
  • Postremo habere regulam: l'ultima operazione per il giurista è individuare e dare una regola. I giuristi romani, ritenendosi parte di un ceto la cui vocazione era quella di creare un sistema ordinato, non creavano una regula nuova – habere significa sia dare sia trarla dal patrimonio creato dalla scientia iuris. Quae quibus propositis essent quaeque non essent consequentia - e quali conseguenze trarre e quali escludere.

Comprendere le ambiguità

Come comprendere le ambiguità? Quint., 7.9.8 [e cfr. 7.9.11]: controversia illa: ‘testamento quidam iussit poni statuam auream hastam tenentem’. Un tale aveva ordinato nel proprio testamento una statua d’oro l’asta.

Quaeritur, statua hastam tenens aurea esse debeat, an hasta esse aurea in tenente statua alterius materiae? Due interpretazioni: o statua tutta d’oro, o statua di qualunque materia con l’asta d’oro.

Meretrix coronom auream ne habeto; si habuerit, publica esto’, contra eum, qui meretricem publicari dicat ex lege oportere, possit dici neque administrationem esse ullam publicae meretricis neque exitum legis in meretrice publicanda, at in auro publicando et administrationem et exitum facilem esse et incommodi nihil inesse.

Questa legge afferma che la meretrice non può indossare una corona d’oro, laddove la indossi sia venduta all’asta. Cosa viene venduta all’asta? La meretrice o la corona d’oro? L’ambiguità pesa soprattutto in ambito giuridico.

De servo corrupto

Dig., Dominus servum[EP § 62] – Alf. 2 D. 11.3.16 [= Pal. 10]: [A] dispensatorem manumisit, postea rationes ab eo accepit et cum eis non constaret, conperit apud quandam mulierculam pecuniam eum consumpsisse: [B] quaerebatur, possetne agere servi corrupti cum ea muliere, cum is servus iam liber esset. [C] Respondi posse, sed etiam furti de pecuniis, quas servus ad eam detulisset.

Nel caso di danneggiamento di cose, ricorso alla lex Aquilia che richiedeva il corpore corpori datum dare, quindi esplicazione fisica della forza distruttiva verso il corpus che veniva danneggiato; in caso di danno morale o psicologico (convinco schiavo altrui ad essere disobbediente al suo padrone), è prevista un’azione pretoria, ossia l'actio servi corrupti.

Descrizione delle fasi

  • [A]: casus, descrizione fattispecie estremamente obiettiva. Il proprietario aveva manomesso il suo schiavo amministratore e dopo manomissione riceveva libri contabili e, poiché qualcosa non tornava, il dominus viene a scoprire che lo schiavo aveva speso una somma di denaro con una certa prostituta.
  • [B]: quaestio iuris. Si viene a chiedere se fosse possibile agire contro quella donna con l’azione di schiavo corrotto, dal momento che quello che era schiavo ormai è libero.
  • [C]: responsum e datio regula. Ho risposto è possibile, ma è anche possibile agire con l’azione di furto in relazione al denaro che lo schiavo ha distratto verso la donna.

Servio è un punto di snodo perché fino a Quinto Nucio la giurisprudenza è poco creativa ed elastica. L'innesto della dialettica greca ha fatto sì che si arrivasse alla scientia iuris che riesca a modularsi a seconda delle epoche storiche. No sistema rigido che rischia di spezzarsi. Capacità giurisdizionale o elaborazione pensiero giuridico ch individui problema quaestio iuris più regula iuris che si possa applicare. Lo scarto di questa giurisprudenza si deve agli allievi di Servio (a questo si deve l'applicazione del metodo). Con Servio rimaneva un po' di rigidità è il momento di congiunzione. Cambiamento si trova ad esempio in Alfeno. Alfeno è stato originale o ha trascritto semplicemente le lezioni del suo maestro? Domanda fine a se stessa. C'è una trasmigrazione di idee ma rimane una parte di originalità (es. c'è un testo in cui dà torto al suo maestro).

De servo corrupto è un completamento degli illeciti. Gamma illeciti che colpiscono solo privati e dovevano rivolgersi al giudice privato (pretore – non al console, rex, pontefice). Veniva concessa un'azione privata: instaurazione processo (es. nel nostro sistema si è avuto questo spostamento con la depenalizzazione di illeciti penali). Queste fattispecie erano furto, furto con violenza, danneggiamento, iniuria, corruptio servi.

[B] può essere utilizzata actio servi corrupti per un liberto? Il giurista fa un procedimento elastico (non anelastico come in precedenza) dando una risposta positiva.

[C] “È possibile”, risposta sintetica. Posse vuol dire due cose: regole non sono date di per sé per risolvere il caso concreto – occasione per creazione regola iuris; implicita presa di posizione circa la posizione giuridica - legittimazione attiva all'azione. Il giurista applica il principio “tempus regit actum”: nel momento di corruzione del servo questo era ancora servus dispensator. Anche se servo morto si poteva comunque agire perché si considera il lasso di tempo in cui era ancora servus. [sed…detul] si considera un'interpolazione giustinianea. All'interno del Corpus Digesta vi è la raccolta del meglio della giuri romana. Molto spesso per i testi originali sia per collegamento sia per ammodernamento testi, commissari vengono autorizzati a cancellare alcune parti o a modificarle. È un'aggiunta perché questa parte della risposta non ha corrispondenza nella domanda e neanche nella descrizione della fattispecie – aggiunta dei commentatori. Giurista: dà anche regola sottrazione denaro, c'è nella fattispecie. Non regge la tesi dell'aggiunta. Il testo è coerente, c'è applicazione del metodo serviano. Dà la risposta ma non dice se vincerà causa. La formula è molto elastica, si può agire anche con l'actio servi corrupti per denaro sottratto. Se donna non era a conoscenza del suo status di schiavo, potrà agire per furto.

II sec. d.C. Pomponio scrive Libri secularis, piccole autobiografie. Nel liber I tit. II par. 3 Digesta. Pomponio predilige opzioni Quinto Mucio, non amante di Servio. Pomponio si riteneva più vicino alla corrente che si distaccava dalla casistica pura, mentre Servio è il campione della casistica pura. “Il nostro Servio nell'onorare cause afferma la posizione di preminenza o meglio fu secondo solo a Cicerone”. La premessa sembra una lode. “Si narra che da giovane si fosse recato da Quinto Mucio per chiedergli una consulenza su una questione che riguardava un suo amico e poiché quello gli diede la risposta e Servio capisce poco sul punto di diritto, e chiede a Quinto Mucio di ripetere la risposta e Quinto Mucio gli ripete il responso e tuttavia non capiva e così viene insultato da Quinto Mucio: essere turpe per un patrizio e un nobile ignorare quel diritto che dovrebbe essere pronto. Avendo la sensazione di essere stato colpito da un'offesa si dedicò allo studio del diritto e ascoltava dagli allievi di Quinto Mucio, insegnando da B. Lucilio e istruito soprattutto da Gallo Aquilio che era dell'isola di Cercina: così tutti questi libri erano stati confezionati nell'isola di Cercina. Costui (Servio) è morto svolgendo un'attività diplomatica a vantaggio del Senato, per questa ragione popolo romano gli ha edificato una statua presso i rostri del foro e ancora oggi si trova pressi i rostri di Augusto. Di lui ci sono rimasti molti volumi infatti siamo in possesso di 180 libri”. Successivamente dice di un altro giurista che ne ha fatti 300. Importante verbo exstat e exstant per statua e libri.

Interpretazione del negozio giuridico

De legatis [EP XXVII]: siamo in tema di interpretazione del negozio giuridico. Non esiste regola che di per sé sia effettiva ed efficace, ci vuole pur sempre un interprete. Se è vero che i giuristi romani non hanno creato una teoria generale dell'interpretazione, è altrettanto vero che i criteri odierni sono quelli elaborati dai giuristi romani analizzando la casistica.

I romani distinguono due categorie per negozi giuridici: inter vivos, interpretati in via oggettiva perché sono l'incontro della volontà delle parti, e mortis causa, interpretati in via soggettiva, secondo il principio del favor testamenti. Nei negozi inter vivos, l'interpretazione è media: quello che comunemente a quel termine si riconnette come significante. L'interpretazione dei negozi mortis causa si basa sul principio di conservazione, salvo che l'istituzione di erede sia invalida. In virtù del principio di conservazione e in virtù del fatto che il testamento è atto irripetibile, la giurisprudenza romana applica criterio soggettivo.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ludo_kiss95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e fondamenti del diritto europeo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Miglietta Massimo.
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