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questi casi l’interesse ad agire opera diversamente ma deve comunque sussistere. Questo re-

preliminari dell’azione: è bene precisare che questo vale per tutti i

quisito è una delle condizioni l’esito finale del

presupposti che vedremo da qui in avanti e che si prescinde da quello che sarà

processo. È importante, per valutare la sussistenza o meno di questi presupposti, che si faccia

l’inte-

riferimento alla domanda che viene proposta; quindi tutti questi presupposti, compreso

sulla base di quello che dice l’attore quando propone la

resse ad agire, devono essere valutati

domanda. L’interesse ad agire non deve essere tecnicamente provato ma l’attore deve quanto-

dicendo nell’atto iniziale in cui propone la domanda la ragione per cui ha inte-

meno affermarlo,

resse ad agire.

2) Legittimazione ad agire→ abbiamo detto più volte che può agire in giudizio, salvo casi ecce-

zionali in cui è permesso ad altre persone di agire in nome e per conto di un'altra persona, il

titolare del diritto stesso. Una evidente condizione essenziale perché una domanda possa essere

analizzata nel merito è che chi agisce in giudizio si affermi sempre titolare del diritto. Nel mo-

mento in cui propongo una domanda, oltre ad affermare perché sto agendo in giudizio (interessa

ad agire), devo anche affermare e spiegare al giudice perché quel diritto è mio, oppure, qualora

non lo fosse, perché posso agire io in giudizio come sostituto processuale. Un esempio banale:

è come se io andassi a sostenere l’esame di procedura civile affermando di essere uno studente

di architettura; il prof. opporrebbe una mancanza di legittimazione a sostenere l’esame.

dell’azione→ l’attore,

3) Possibilità giuridica oltre ad affermare i presupposti 1) e 2), deve anche

rendere plausibile la tesi giuridica che sostiene: deve quindi descriverla come ipoteticamente

(≠ da giuridicamente fondata).

sostenibile/plausibile Se io sostenessi la contestazione di un diritto

di proprietà su Marte, la plausibilità giuridica di tali tesi sarebbe infondata [non tutti gli autori

includono questo requisito tra le condizioni dell’azione].

4) Valutazione delle capacità processuale→ concerne solo i casi in cui vi è una distinzione tra

parte sostanziale e parte formale: infatti la parte formale che sta in giudizio deve essere in grado

di gestire la controversia in nome e per conto della parte sostanziale. In questa nozione sono

ricompresi tutti quei problemi che concernono queste questioni di incapacità o di rappresentanza

tra parte formale e sostanziale. Ad esempio il caso in cui un minore o un incapace propone una

causa solleva dei problemi: infatti anche se questi soggetti possono sembrare legittimati ad agire,

in realtà sono interdetti e quindi non hanno la capacità processuale dal momento che sono sog-

getti incapaci di agire. Vi è la necessità di un tutore che agisca in nome e per conto dell’incapace;

anche nel caso in cui l’agente sia privo dell’autorizzazione del tribunale, si pone un problema di

capacità processuale. Queste situazioni devono essere sanate e risolte affinché il giudice possa

decidere nel merito; il giudice infatti non può decidere nel merito se ritiene che una delle parti

processuali non abbia la completa capacità processuale che può essere risolta con la rappre-

sentazione di un tutore o di un altro soggetto. A questo proposito segnaliamo una differenza

(interesse e legittimazione ad agire) e quest’ultima: men-

netta che sussiste tra le altre condizioni

dell’interesse ad agire e della legittimazione ad agire determina l’inammissibilità

tre la mancanza

della domanda, nel caso della capacità processuale il giudice deve compiere una valutazione

è l’art.182

diversa. La norma di riferimento cpc, norma di applicazione generale che stabilisce

“il giudice verifica d’ufficio la regolarità della costituzione delle parti”; inoltre al

che comma2 si

stabilisce che “quando rileva un difetto di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione, ov-

vero un vizio che determina la nullità della procura al difensore, il giudice assegna alle parti un

termine perentorio per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l’assi-

stenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o

per la rimozione della stessa”. Abbiamo quindi una norma che tutela la parte dando un termine

per sanare gli eventuali vizi: parliamo quindi del caso in cui un incapace agisca da solo in giudi-

zio, quindi senza un tutore, o del caso in cui agisca il tutore ma con difetto di autorizzazione. Il

difetto di assistenza in questo caso è una situazione particolare che si verifica nel caso dell’am-

di sostegno;

ministrazione di sostegno, in cui il beneficiario può agire assistito dall’amministratore

se il beneficiario agisce da solo, nominando un avvocato e conferendogli la procura, di fatto non

è del tutto incapace, ma ha comunque bisogno dell’assistenza dell’amministratore di sostegno.

l’attore sia

Quindi se sussiste un vizio si ha un termine per sanarlo: questa norma vale sia per

per il convenuto: ad esempio se io sono attore e cito un convenuto incapace si pone un problema

di notificazione dell’atto processuale (nel senso di sapere a chi devo notificare un atto per fa si

©AliceMazzesi

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che la notificazione stessa sia efficace). Se invece il convenuto incapace si costituisce ma lo fa

nel modo sbagliato, ex 182 cpc, si sana il vizio della costituzione avvenuta nel modo sbagliato.

Ricapitolando, perché si possa arrivare ad una sentenza di merito è necessario, dal lato dell’attore,

siano sussistenti l’interesse e la legittimazione ad agire (se mancano→ la domanda è inammis-

che

sibile); se sussiste un difetto della capacità processuale, il giudice deve cercare di regolarizzare la

situazione (e se ciò non avviene allora→ la domanda è inammissibile). In conclusione art 182 stabi-

lisce che “l’osservanza del termine sana i vizi e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si

producono fin dal momento della prima notificazione”. In questo caso quindi il legislatore tenta di

salvare il processo e stabilisce che se si regolarizza la situazione, allora il processo può andare

avanti come se fosse tutti regolare dal principio.

Quello che si ricava da queste norme, non è tanto una tutela del convenuto o una applicazione reale

del diritto all’azione, a piuttosto si ricava che lo strumento processuale deve essere usato nei limiti

del necessario: il legislatore vuole che si usi lo strumento del processo solo quando sia veramente

Questo ritornerà in molte altre norme perché l’intenzione

necessario. è quella di fare in modo che il

processo possa funzionare in modo efficiente: si parla tradizionalmente del principio di economia

processuale che viene utilizzato per interpretare le norme processuali e in generale tutte le norme

L’abuso è la situazione in

che regolano il processo in modo tale da interpretarle in modo efficiente.

cui io utilizzo qualcosa di legittimo con la volontà di danneggiare qualcuno; il principio di economia

processuale invece va semplicemente a prevenire attività inutili che non sono necessariamente abu-

sive, ma piuttosto superflue. Questo principio non ha un riconoscimento espresso livello normativo,

ma tuttavia lo ritroveremo ricorrentemente in altre norme per la sua logica di efficienza.

il c.p.c richiede in realtà un’unica

Per quanto riguarda invece i REQUISITI DEL CONVENUTO, con-

dizione necessaria affinché si possa arrivare ad una sentenza sul merito: il convenuto deve essere

regolarmente informato della pendenza del processo; di fatto il processo va avanti anche se il

non partecipa, non si presenta. Per l’importanza di questa comunicazione

convenuto il legislatore

una serie di modalità tecniche e formali con cui l’attore deve

individua tutta portare a conoscenza

del convenuto la pendenza di un processo; introduciamo qui (non sarà oggetto di domande detta-

gliate in sede d’esame) il modo con cui l’attore posta a conoscenza del convenuto la pendenza del

processo attraverso lo strumento della notificazione, strumento processuale con cui il legislatore

ritiene che sia possibile che una parte comunichi ad un'altra parte la pendenza di un processo e

indirettamente la proposizione di una domanda. Il legislatore stabilisce numerose norme che rego-

non è essenziale ai fini dell’esame cono-

lano il modo in cui deve essere fatta questa notificazione:

scere tutte le numerose norme in materia, ma bisogna sapere che esiste questa forma formalizzata

di informazione da parte dell’attore nei confronti del convenuto. La notificazione assume un ruolo

essenziale dal momento che, dato che non è richiesta la partecipazione attiva del convenuto, si

vuole essere sicuri nel modo più preciso possibile che il convenuto sia a conoscenza della pendenza

della controversia. Proprio per questo sono previste una serie di formalità più rigorose rispetto ad

altre forme di comunicazioni per la gravità della comunicazione stessa; sotto questo profilo vi sono

tutta una serie di regole che vanno a disciplinare i casi più particolari: ad esempio se il destinatario

è una persona incapace a chi va fatta la notificazione? O ancora ipotizziamo il caso di una moglie

che vuole separarsi dal marito e fa notificare dall’avvocato l’atto introduttivo del giudizio di separa-

zione ma all’atto di notificazione è la moglie stessa a ricevere la notificazione: è ovvio che in tal caso

la notificazione sarebbe invalida. Vi sono poi altre norme che regolano il caso in cui certe persone

si rendano irreperibili come nel caso in cui un soggetto sfrattato dalla propria abitazione, dove aveva

la residenza, non comunichi il cambio della stessa e quindi continui a ricevere le notificazioni in un

luogo dove non abita più. L’importante è essere alla conoscenza di tali regole.

Normalmente come regola generale il legislatore voleva che queste notificazioni oltre ad esse sog-

gette ad una serie di formalità particolari dovevano essere notificate da persone specifiche ovvero

nelle figure d’ausilio al giudice e alle parti processuali,

dagli ufficiali giudiziari, soggetti che rientrano

che svolgono particolari attività di supporto del processo. Il compito degli ufficiali giudiziari (che a

tutti gli effetti sono dipendenti pubblici assunti tramite pubblico concorso) è notificare gli atti giudiziali.

Il legislatore ha individuato questi soggetti come specificatamente incaricati ad effettuare tali notifi-

cazioni: in realtà però sotto questo profilo si sta sviluppando una tendenza a consentire in un modo

©AliceMazzesi

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molto più esteso di effettuare questa notificazione per il tramite dello stesso avvocato. Questa è una

novità che a partire dal 1993, ma in particolar modo negli ultimi 5 anni, è stata estesa dal legislatore

agli avvocati; negli ordinamenti anglosassoni è un sistema già consolidato. Il principio però è che il

dall’avvo-

legislatore sta accentuando molto questa possibilità nel senso che una parte può andare

cato, conferendogli il mandato, e questo soggetto, rispettando tutta una serie di formalità, può pro-

cedere alla notificazione; il punto è che l’avvocato in questo caso può non passare dagli ufficiali

giudiziari per la formalità della notificazione. Alla base di queste innovazioni vi sono due ragioni

principali: si vuole innanzitutto semplificare il processo e le formalità degli ufficiali giudiziari ma so-

prattutto si vuole alleggerire il carico di lavoro degli ufficiali giudiziari che, non essendo molti, impie-

gano più tempo a compiere un atto come la notificazione.

giudiziario deve recarsi personalmente dal

Tornando alla notificazione e alla sua tipicità: l’ufficiale

destinatario dell’atto e consegnarli l’atto nelle mani, accertando con efficacia l’identità della

ufficiale,

a cui l’atto viene consegnato.

persona Qualora non si trovi il soggetto a cui consegnare la notifica-

zione, ci sono una serie di altre modalità specificate dalle norme.

Nel caso degli atti notificati dagli avvocati, abbiamo una modalità diversa, che è consentita anche

agli ufficiali giudiziari, ma che per gli avvocati è l’unica possibile: l’avvocato non può andare perso-

nalmente a notificare l’atto, ma può notificare gli atti solo a mezzo posta. Sostanzialmente si tratta

di una raccomandata con delle formalità ulteriori.

Esiste un’ulteriore forma di notificazione, che sarà sempre più usata, che avviene tramite mezzo

l’avvocato

posta certificata (PEC): quindi oltre a spedire tramite posta ordinaria la notificazione, può

la PEC. Ma cos’è la PEC? Dato che

utilizzare la mail non dà la sicurezza che un messaggio sia stato

ricevuto, il legislatore ha dato riconoscimento normativo a delle caselle di posta elettronica partico-

larmente affidabili con determinati requisiti tecnici, che consentono di ritenere che una mail mandata

attraverso questi canali possa considerarsi ricevuto (potremmo paragonare la PEC ad una racco-

mandata); ovviamente questo discorso vale solo per una mail mandata da un indirizzo PEC ad un

altro indirizzo PEC. Bisogna tenere conto che ad oggi molti soggetti sono obbligati per legge ad

avere un indirizzo PEC (avvocati, commercialisti, geometri, società commerciali) perché attraverso

questo canale ricevono le comunicazioni dallo stato; di fatto solo le persone che svolgono una attività

avere la PEC (in sede d’esame non saranno chieste queste specificazioni).

autonoma possono non

Se le condizioni per la notificazione non sono state rispettate, il giudice cercherà di sanare il vizio

imponendo all’attore di rinnovare la notificazione.

Qualora il convenuto non si presenti in giudizio non si hanno conseguenze negative nei suoi con-

fronti; non esiste però una norma precisa a riguardo e il legislatore ha fatto una scelta ben precisa

esprimendo una preferenza per determinate esigenze e penalizzandone altre. In altri casi la mancata

partecipazione al giudizio non è considerata un offesa tanto all’altra parte quanto piuttosto al giudice.

Esiste quindi una regola imposta discrezionalmente: il nostro legislatore ha deciso che nei confronti

del convenuto che non si costituisce in giudizio non si verifichino conseguenze negative e che il

giudice debba valutare il processo comunque e senza trarre alcuna conseguenza negativa da que-

sto comportamento. Anche per una ragione storica la contumacia del convenuto è considerata come

una cosa indifferente, e anzi come una tattica difensiva; essendo una opzione di scelta del conve-

nuto egli non può essere sanzionato per questo comportamento. In altri ordinamenti la contumacia

è considerata come una mancata collaborazione e quindi è un comportamento sanzionato.

Anche nel nostro ordinamento esiste tuttavia un caso in cui la contumacia del convenuto viene san-

zionata: nel procedimento di sfratto, se il conduttore non si presenta davanti al giudice la domanda

dell’attore viene accolta automaticamente; quindi la mancata partecipazione attiva al processo de-

termina un risultato negativo per il soggetto.

un’altra ipotesi,

Vi era ancora introdotta nel 2003 e poi dichiarata incostituzionale: nel 2003 erano

le controversie societarie e c’era una norma che prevedeva

state introdotte procedure particolari per

espressamente una conseguenza negativa in caso di contumacia del convenuto; infatti qualora il

convenuto non avesse partecipato al processo il giudice poteva ritenere ammessi i fatti indicati

(le affermazioni di fatto).

dall’attore La norma è stata dichiara incostituzionale (prima che venisse

abrogato tutto il rito): la corte costituzionale ha dichiarato la norma incostituzionale per eccesso di

che l’attribuzione di effetti negativi

delega, dicendo anche alla contumacia non rientra nella tradizione

giuridica del nostro ordinamento. ©AliceMazzesi

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Riassumendo: per contumacia del convenuto intendiamo il caso in cui il convenuto, pur avendo

ricevuto in maniera regolare la notificazione della domanda giudiziale (la contumacia presuppone la

regolarità della notificazione), decide di non costituirsi in giudizio.

Per costituzione in giudizio intendiamo il caso in cui una delle parti del processo decide di partecipare

attivamente al processo stesso; la costituzione in giudizio quindi distingue il caso di un soggetto solo

destinatario degli effetti del processo da quella di un soggetto con un ruolo attivo nel processo.

Nel caso del convenuto possiamo avere tre diverse situazioni:

 ricevuto la notificazione e costituito

Convenuto costituito in giudizio→

 ricevuto la notificazione ma non costituito

Convenuto contumace→

 Convenuto non ha ricevuto una notificazione regolare→ non lo si può considerare contumace

20 ottobre 2015

Ultima lezione in contumacia e sulla contumacia.

La CONTUMACIA è la situazione in cui una delle parti non si costituisce volontariamente in giudizio

pur essendo stata regolarmente informata del processo con la notificazione secondo le forme previ-

ste dal c.p.c. La parte contumace non subisce conseguenze processuali (sanzioni o conseguenze

pregiudizievoli); tuttavia vi sono particolarità del processo in contumacia. Se la parte è contumace

per il legislatore questo è indifferente salvo l’aspetto pratico per l’attore che può ottenere un risultato

più favorevole in modo più agevole. Il legislatore ha dedicato delle importanti norme alla contumacia.

posto che la contumacia non ha effetti negativi e che il processo va avanti, l’attore deve

Problema→

informare la parte contumace anche degli atti successivi a quelli introduttivi? Il contumace può pen-

tirsi di essere contumace e partecipare successivamente al processo?

In entrambi i casi ci sono esigenze da tutelare ma si deve operare un bilanciamento di interessi. Il

legislatore ha adottato una soluzione intermedia che ha inserito nel codice di procedura civile:

 Art. 292: la regola generale stabilisce che al contumace siano notificati solo gli atti di citazione e

non tutti gli altri che si susseguono nel corso del processo. Tuttavia vi sono delle eccezioni (tas-

sative e precise che vanno ricordate) per cui alcuni atti ed attività processuali sono da notificare

comunque al contumace; questo perché parliamo di atti talmente incisivi nello svolgimento del

processo che il contumace potrebbe decidere di costituirsi in giudizio dopo esserne venuto a

conoscenza (bisogna ricordarsi gli atti ma è anche importante capirne la logica).

 Art. 293: il contumace può sempre costituirsi anche successivamente al termine stabilito per

legge. Il contumace che si costituisce tardivamente deve accettare il processo allo stato in cui si

trova oppure ha diritto a che il processo ricominci? Se il contumace si costituisce tardivamente

deve accettare il processo nello stato in cui si trova con delle eccezioni comunque (prove).

 un’eccezione dell’art.293 e permette al contumace di essere rimesso nei

Art. 294: costituisce

termini nel caso in cui la sua contumacia derivi da causa a lui non imputabile che giustifichi la

processo “rico-

mancata comparizione nel processo. In questo caso è possibile chiedere che il

minci” (richiesta di rimessione in termini). Questa regola, prima prevista solo per il caso della

e riformulata nell’art.153.2 secondo la quale chiunque

contumacia, è oggi stata generalizzata

può essere rimesso in termini nel caso la contumacia derivi da cause ad egli non imputabili.

La parte che riguarda GIURISDIZIONE e COMPETENZA del GIUDICE è da fare solo sugli appunti.

Alla base delle scelte del legislatore ci sono ancora una volta degli interessi contrapposti che devono

abbiamo l’art.102

essere bilanciati: C. che ci dice che in teoria il potere giurisdizionale spetta ai

giudici ordinari e quindi il principio generale è l’unità della giurisdizione. Il problema è che questa

norma è stata disattesa dalla stessa costituzione che prevede dei giudici diversi da quelli ordinari

come quelli amministrativi o la corte dei conti; ci sono poi magistrati che non sono selezionati se-

condo concorso ma che hanno comunque un potere giurisdizionale su particolari questioni come i

anche all’interno dei giudici ordinari vi sono delle sezioni specializzate (che

giudici tributari. Inoltre

sono comunque giudici ordinari): la particolarità di queste sezioni specializzate è il fatto che ……

I magistrati ordinari sono di norma nominati sulla base di un concorso e devono comunque essere

all’interno dei giudici ordinari non dovrebbero esserci spe-

dotati di specifica preparazione tecnica;

cializzazioni ad eccezione delle sezioni specializzate riconosciute dall’art.102 C. Ad esempio i giudici

©AliceMazzesi

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tributari non sono necessariamente preparati in materie giuridiche (ragionieri, geometri, commercia-

listi).

I giudici non togati o laici sono soggetti che svolgono l’attività giurisdizionale ma che non sono no-

minati a seguito di concorso. Vi sono allo stato attuale tre sezioni di sezioni specializzate:

1. Agraria

2. Tribunale per i minorenni

Materia di impresa→ contenzioso societario in materia di concorrenza; sono formate solo da

3. giudici togati.

Si parla di GIURISDIZIONE riferendosi al riparto del potere di decisione tra giudici ordinari e spe-

ciali/non ordinari; si fa quindi riferimento a quelle regole che stabiliscono a quale tipo di giudice ci si

debba rivolgere per decidere una controversia. Si parla anche di giurisdizione anche quando si va a

parlare di distinzione tra giudici italiani e stranieri. La giurisdizione spetta di regola al giudice civile

tranne nei casi in cui la legge stabilisce che la giurisdizione sia di un altro giudice.

è la ripartizione della competenza giurisdizionale all’interno dei giudici ordinari,

La COMPETENZA

posto di aver individuato la giurisdizione del giudice ordinario. Si parla in questo caso di competenza

per:

 Territorio

 Competenza

Abbiamo quattro tipologie di giudice in Italia:

si occupa del 1° grado di giudizio;

1) Giudice di pace→ pone un problema di ripartizione verticale

delle competenze

si

2) Tribunale→ occupa del 1° grado ma è anche giudice di 2° grado se il giudice di 1° grado è il

giudice di pace; in questo caso il giudice di 3° grado è la cassazione.

Corte d’appello→ ha una ripartizione grosso modo su base regionale e si occupa sempre e

3) comunque del 2° grado di giudizio.

è unica e quindi non pone un problema di competenza per territorio e

4) Corte di cassazione→

si occupa solo del 3° grado di giudizio.

Vi è una ripartizione sia verticale che orizzontale tra i giudici ordinari perché abbiamo una distinzione

particolare. Il criterio di competenza è regolato da delle norme contenute nel c.p.c.

Cosa succede nel caso in cui propongo una domanda ad un giudice sbagliato (per competenza)?

Questo problema si riflette sia in problemi di economia del processo che di competenza stabilita per

legge; la soluzione è diversa e distinta secondo che si abbia un vizio di:

 rilevata anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo. Il legislatore non tollera

Giurisdizione:

che queste regole non siano rispettate e quindi permette che in qualsiasi grado del processo

possa essere accertata un vizio di giurisdizione che riporti il processo al suo inizio.

o Esiste un caso residuale detto difetto assoluto di giurisdizione: è il caso in cui non vi sia

alcuna competenza. Ipotizziamo le circolari degli enti pubblici che specificano prassi inter-

pretative o specificazioni di norme; se si volessero contestare tali circolari, abbiamo un difetto

di giurisdizione perché tali atti sono stati emanati come esercizio di potere esecutivo della

pubblica amministrazione; si parlerebbe di contestazione di potere esecutivo.

o Il legislatore ha introdotto un correttivo, uno strumento processuale, che permette alle parti

di arrivare ad una pronuncia definitiva delle questioni di giurisdizione chiedendo in ogni mo-

mento del 1° grado alla Corte di Cassazione. Questo per far sì di avere una decisione chiara

senza dover attendere tutti i gradi di giudizio: parliamo del regolamento di giurisdizione

(art.41 c.p.c.) disciplinato processualmente dalle norme del 3° grado. Non è un mezzo di

impugnazione e ovviamente però è lasciato all’iniziativa delle parti; la particolarità di questa

norma è il fatto che questo strumento di può usare solo finché non sia stata presa una deci-

sione di 1°grado.

o Ipotizziamo che la cassazione rilevi un difetto di giurisdizione in ultimo grado; in questo caso

si ricomincia dall’inizio e sono salvi gli effetti del processo oppure no? Fino a qualche anno

fa gli effetti della domanda non retroagivano alla domanda iniziale; oggi il problema è stato

risolto dall’art.59 della L.69/2009 che vale non solo per i processi civile e che fa salvi gli effetti

©AliceMazzesi

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domanda iniziale. È essenziale però che il processo venga ricominciato davanti al giudice

compatente per giurisdizione entro 3 mesi.

 Competenza: una situazione di questo tipo è per definizione meno problematica e quindi

all’art.38 il legislatore ha stabilito una regola molto meno rigorosa per cui le regole di competenza

siano rilevabili anche d’ufficio, ma entro la prima udienza del processo in 1°grado. Quindi di fatto

il legislatore prevede ed impone che le questioni di competenza dei giudici ordinari debbano

essere rilevate od eccepite dalla parte entro la prima udienza; se nessuno solleva il problema il

processo continua anche con un difetto di competenza. Addirittura certi casi di incompetenza

per territorio possono essere fatti valere solo da una parte. Questa norma elimina ogni problema

sull’incompetenza? No perché il problema è minimizzato solo qualora non sia eccepito.

21 ottobre 2015

L’art. 367 prevede il caso in cui il giudice di primo grado possa sospendere il processo se non ritiene

l’istanza del ricorso per cassazione manifestatamente inammissibile. È importante ribadire che il

ricorso per cassazione è uno strumento processuale e non un modo di ricorso

L’espressione eccezione e rilievo d’ufficio sono diverse tra loro.

Eccezione iniziativa che viene da una delle parti e che serve per promuovere un proprio diritto.

Rilevazione d’ufficio→ è solo il giudice che può farlo di sua iniziativa

I giudici ordinari sono di 4 tipi:

 Corte di cassazione

 Corti di appello

 Tribunale

 Giudice di pace

Quali sono i criteri per ripartire le controversie tra questi giudici? In primo luogo dobbiamo decidere

quali controversie siano di competenza verticale del tribunale o del giudice di pace; abbiamo anche

un problema di competenza orizzontale tra stessi giudici collocati territorialmente in luoghi diversi.

Abbiamo dei criteri che disciplinano entrambi questi problemi. La logica a cui si ispira il legislatore

sono i criteri per materia e per valore: per alcune materie la competenza deve essere di un giudice

in particolare e poi queste competenze si dividono in base al valore. Innanzitutto si considera la

competenza per materia e poi quella per valore.

COMPETENZA PER VALORE

Giudice di pace Tribunale

Art. 7 c.p.c. Art. 9 c.p.c

Controversie fino a 5000 euro Controversie superiori a 5000 euro

Composto da giudici onorari scelti per titoli Composto da magistrati ordinari scelti tramite

concorso

Durata della carica dei giudici limitata Durata della carica dei giudici a tempo indeter-

minato

Esiste però una deroga specifica nella competenza sul valore riguardo alle controversie da respon-

sabilità civile per la circolazione dei veicoli e dei natanti: competenza del giudice di pace fino a 20000

euro. Questa scelta è stata fatta per non intasare il lavoro dei tribunali.

COMPETENZA PER MATERIA

Giudice di pace Tribunale

Beni mobili Beni immobili

Rapporti di condominio Querele di falso

La competenza si può determinare anche per le controversie di valore indeterminabile (ma non in-

determinato perché è una controversia nella quale il valore sarà determinato in un secondo mo-

mento). La regola è contenuta nel codice (art. 14) che dice che la competenza rimane ferma; la ratio

deriva dal processo del 1800 che pone la responsabilità dell’iniziativa processuale sull’attore che

©AliceMazzesi

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quindi si assume anche la responsabilità di eventuali errori. Il giudice quindi non può rilevare d’ufficio

un valore diverso. In questo caso la violazione delle norme di competenza non può essere rilevata

d’ufficio dal giudice (eccezione alla regola generale). In questo caso si può venire a contrastare il

principio della domanda. COMPETENZA PER TERRITORIO

Persone fisiche Persone giuridiche/associazioni non riconosciute

Art.18 Art. 19

Giudice del luogo in cui il convenuto ha la re- Giudice del luogo dove la persona giuridica ha

sidenza o il domicilio; se questi sono scono- sede; è altresì competente il giudice del luogo dove

sciuti, quello del luogo in cui il convenuto ha la persona giuridica ha uno stabilimento e un rap-

autorizzato a stare in giudizio per l’og-

la dimora presentante

getto della domanda

La regola generale stabilisce che la competenza per territorio è stabilita in base alla residenza o alla

sede del convenuto ex artt. 18 e 19 c.p.c. Residenza (anagrafica che risulta in comune) e domicilio

(centro degli interessi di una persona) sono i criteri generali che nel codice di procedura civile sono

di fatto equiparati. Dobbiamo introdurre una distinzione tra:

 fori alternativi→ l’attore può scegliere se fare causa al convenuto nella sede del suo domicilio

o della sua residenza.

 esclusivi→ l’attore non può scegliere tra domicilio e residenza.

fori

competente→ criterio di competenza territoriale che determina l’ufficio

[Foro competente].

nella sede dell’immobile

Nel caso tra cause tra condomini abbiamo un foro esclusivo condominiale

(art. 23 c.p.c.)

L’art. 25 è una deroga alla regola generale e prevede che se il convenuto è la pubblica amministra-

è basata sulla sede dell’avvocatura distrettuale competente

zione, allora la competenza (che è su

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base territoriale). All’art. sono previsti fori alternativi aggiuntivi rispetto a quelli ordinari in materia

di diritti di obbligazione (contrattuali ed extra-contrattuali). Si può scegliere in questo caso il foro del

luogo in cui è sorta l’obbligazione o debba eseguirsi l’obbligazione dedotta in giudizio (es→ paga-

mento, consegna di cose).

L’art. 21 prevede un foro esclusivo che deve essere rispettato necessariamente per diritti reali ed

azioni possessorie. La logica di questa norma è collocabile nella logica di qualche anno fa in cui non

era facile trasmettere foto/documenti in maniera elettronica e per questo oggi questa norma ha perso

di fatto senso. Nel caso ad esempio in cui comprando un immobile non ho la garanzia dovuta dal

venditore, prevale la natura contrattuale o quella del luogo dell’immobile? La giurisprudenza dice

che prevale l’art. 20 perché è più importante la natura dell’obbligazione rispetto all’obbligazione

dell’art.21 che non è necessariamente contrattuale.

Ritornando sull’eccezione di incompetenza, la regola generale ha delle eccezioni come quella del

valore non contestato: l’art. 38 ne elenca altre e dice che l’incompetenza deve essere eccepita dalle

dal giudice entro la prima udienza, salvo i casi

parti subito ma può anche essere rilevata d’ufficio

previsti dall’art. 28 in cui l’incompetenza può essere eccepita solo dalle parti. in questi ultimi casi è

importante segnalare che il legislatore impone un onere alla parte per cui la parte che intende ecce-

pire deve indicare quale è il criterio di competenza corretto e contestare gli altri possibili criteri di

competenza che potrebbero fondare la competenza stessa (non può solo eccepire l’incompetenza).

L’eccezione deve quindi sempre essere sempre fatta prima della prima udienza. 27 ottobre 2015

I criteri di giurisdizione devono esserci sempre e comunque; i criteri di competenza hanno una tutela

meno esclusiva. La norma di riferimento riguardo ai criteri derogabili e non derogabili circa a com-

è l’art.

petenza per territorio 28 c.p.c. La violazione dei criteri di competenza per territorio non è mai

rilevabile d’ufficio dal giudice tranne nei casi stabiliti dalla legge; quindi i criteri di competenza per

territorio sono in parte derogabili. La logica dell’art.28 è quella di individuare una serie di controversie

la cui particolarità permette che siano affidate a giudici specifici e che quindi non siano derogabili

©AliceMazzesi

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per quanto riguarda la competenza; circa l’art.70, esso contiene una serie di controversie in cui è

previsto obbligatoriamente l’intervento del p.m. Per la delicatezza di queste controversie il legislatore

ritiene che le parti da sole non siano in grado di tutelare adeguatamente gli interessi in gioco nella

l’intervento obbligatorio del p.m.

controversia stessa: per questo è previsto Quindi la derogabilità è

la regola generale dei criteri di competenza per territorio, mentre l’inderogabilità è l’eccezione dovuta

alla particolare delicatezza di una controversia.

Nell’art.38 parla dell’eccezione di incompetenza per territorio si ha per non proposta se non contiene

l’indicazione del giudice che la parte ritiene competente. Se voglio contestare la competenza per

territorio è necessario che indichi il giudice che ritengo competente secondo le norme del c.p.c. In

caso contrario, ovvero se non si indica il giudice competente, l’eccezione viene considerata come

Il secondo comma afferma che, per i casi dell’incompetenza per territorio

addirittura non proposta. prendere atto dell’accordo delle parti di deroga della

derogabili (non casi ex art.28), il giudice deve

competenza per territorio.

Se io volessi fare causa a Sky, in teoria dovrei attenermi alle regole del convenuto; in realtà la giuri-

sprudenza sta pensando di introdurre un foro esclusivo nel foro della residenza del consumatore.

Questo principio non trova un espresso riconoscimento normativo: in realtà ci possiamo riferire

all’art.33 del codice del consumo in cui è stabilita l’inefficacia delle clausole di deroga della compe-

tenza territoriale in un contratto tra consumatore e professionista. Se però in un contratto non vi sono

clausole di deroga come dobbiamo comportarci? Esiste un criterio di competenza particolare che si

applica ogniqualvolta che vi sia una controversia tra un consumatore e un professionista.

Un problema: ipotizziamo di avere due parti in lite per un contratto di fornitura di mobili. Una parte

riceve un mobile ma ritiene che sia difettoso e quindi vuol far causa al venditore ma non paga il

prezzo; l’altra parte non riceve il pagamento del mobile e quindi fa causa al compratore per ricevere

il prezzo. Esistono dei correttivi che permettono di evitare situazioni di questo genere ovvero di avere

processi con lo stesso oggetto:

caso in cui pendano contemporaneamente due cause

1) litispendenza→ identiche ovvero con lo

stesso oggetto. caso in cui pendono contemporaneamente cause che non coincidono

2) continenza di cause→

perfettamente ma in cui l’oggetto di una causa è contenuto nella causa dell’altro (es. causa che

accerta la nullità contrattuale e causa che accerta la nullità e la restituzione del prezzo)

connessione di cause→

3) caso in cui pendono contemporaneamente cause che hanno oggetti

diversi con un qualche tipo di collegamento tra di loro.

all’art. principalmente in vista dell’economia pro-

Queste situazioni sono trattate dal c.p.c. 39 e 40,

cessuale; la regola generale della litispendenza è il concetto della prevenzione della lite: chi ha

iniziato per primo la controversia determina il giudice che è competente per quella controversia. Il

iniziato in seconda battuta si estingue e si decide l’oggetto nel primo procedimento.

procedimento

Nella continenza di cause, la regola generale dice che prevale il giudice adito per primo; tuttavia la

causa più estesa viene trasferita tutta al primo giudice a meno che egli non abbia la competenza per

valore e materia necessaria per pronunciarsi sulla causa. In questi casi abbiamo il problema di due

giudizi che pendono insieme e non un problema del mancato rispetto dei criteri di competenza.

I casi di connessione invece pongono dei problemi di competenza perché abbiamo cause tra loro

collegate; in questo caso per ragioni di economia processuale possiamo trattare insieme cause tra

loro connesse perché per il legislatore è più utile che esse siano decise insieme anche per evitare

decisioni non concordanti. Abbiamo quindi la possibilità di trattare in un unico processo cause con-

nesse, il legislatore inoltre consente di derogare a certi criteri di competenza.

Ci sono ulteriori presupposti riguardo al processo.

Un presupposto particolare che riguarda le parti del processo è il caso in cui esse siano più di una.

Ipotizziamo due esempi:

 voglio rivendicare un appartamento che non è mio e questo immobile è intestato in compro-

prietà a due persone ma io propongo la controversia nei confronti di uno solo dei compro-

in questo caso è obbligatoria la presenza in

prietari→ ©AliceMazzesi

20

 ho prestato dei soldi a due miei amici ma non me li restituiscono; faccio allora causa per

avere i soldi indietro ma faccio causa a uno solo dei miei amici per avere la restituzione della

somma

Il primo caso è quello del LITISCONSORZIO necessario (art. 102) per cui è obbligatorio che tutte

le parti del giudizio vi prendano parte; se questo non avviane il giudice non può pronunciare la deci-

sione. Se tutte le parti non sono presenti nella causa il giudice deve notificare alla parte mancante

L’art.102 però è una norma in bianco perché non stabilisce quali siano i

la pendenza della causa.

casi in cui si applica tale norma; in alcuni casi è la legge stessa che stabilisce quando ci troviamo

nella situazione di litisconsorzio necessario (responsabilità civile per la circolazione dei veicoli coin-

volge responsabile e assicuratore; atro caso è la azione surrogatoria in cui devono agire il debitore

del debitore, il creditore e il debitore originario). È importante capire però se il litisconsorzio neces-

sario è presente solo nei casi previsti dalla legge oppure se vi siano casi ulteriori: l’interpretazione

di questo articolo stabilisce che il litisconsorzio può esserci anche in casi al di fuori di quelli previsti

dalla legge restando il fatto che il giudice deve operare un controllo su questa casistica.

Il termine litisconsorzio si riferisce alla situazione in cui devono essere parti del giudizio più parti oltre

ad attore e convenuto (pluralità dei soggetti):

 necessario→ la pluralità di parti è obbligatoria

 facoltativo→ la pluralità di parti non è obbligatoria ma eventuale 28 ottobre 2015

L’art. 102 è una norma in bianco che afferma semplicemente il litisconsorzio necessario; ci sono casi

in cui è il legislatore a prevederlo ma ci sono casi in cui è presente anche senza norme precise. Il

problema non è di facile risoluzione e sia la dottrina che la giurisprudenza si sono scontrate: l’unico

caso certo è quello che non sussista il litisconsorzio è quello delle obbligazioni solidali in cui il credi-

tore può agire nei confronti di qualsiasi debitore in solido.

Il parametro di riferimento è la disciplina di natura sostanziale del rapporto giuridico oggetto della

controversia: si deve far riferimento innanzitutto alla disciplina sostanziale di diritto privato che regola

la materia. Tuttavia il diritto privato non parla in modo espresso di litisconsorzio necessario e quindi

si devono interpretare le norme processuali; inoltre il litisconsorzio necessario può subire modifica-

zioni in base al tipo di domanda proposta (azione di accertamento, di condanna ed costitutiva)? Nel

caso di una modificazione giuridica si ha per forza un litisconsorzio necessario. Le azioni costitutive

necessario in presenza di più parti all’in-

sono quelle che implicano una situazione di litisconsorzio

terno di un processo. Tuttavia fino a qualche anno fa giurisprudenza e dottrina affermavano che solo

la domanda costitutiva fosse un casi di litisconsorzio necessario; oggi invece applicano un’interpre-

tazione più estesa che tocca anche le domande di accertamento e condanna. Nel caso di mero

accertamento di una risoluzione di diritto di un contratto non si è in presenza di una domanda costi-

tutiva ma è giusto che tutte le parti del contratto partecipino al processo. Il problema principale è che

di fatto non esiste un criterio generale che ci permette di distinguere tra situazioni di litisconsorzio

necessario oppure no; si applica un criterio casistico.

Se una persona non partecipa al processo non può vedersi applicati gli effetti del processo (no caso

di sostituzione processuale); quando vi è un litisconsorzio necessario, la parte non coinvolta viene

detta litisconsorte pretermesso. Ma gli effetti processuali valgono tra le parti che hanno preso parte

al processo? In caso di litisconsorzio non integro la soluzione più radicale afferma che la decisione

non ha di fatto effetti nemmeno tra le parti che hanno partecipato al processo: si ha una sentenza

inutiliter data. Una tesi minoritaria afferma invece che almeno tra le parti la sentenza possa essere

efficace.

Nel caso in cui io, attore, voglio citare due litisconsorti necessari, residenti uno a Genova e l’altro

Imperia, per evitare conseguenze spiacevoli, dove propongo la controversia? In questo caso si può

derogare ai criteri di competenza dal omento che ci troviamo in una situazione di connessione; quindi

la controversia può essere proposta a scelta dell’attore tra i tribunali dei due convenuti che abbiano

competenza di materia. <3 I casi di connessione sono molto ampi e alla base di queste norme stanno

principalmente ragioni di economia processuale. ©AliceMazzesi

21

Per quanto riguarda il LITISCONSORZIO facoltativo, ex art. 103, il legislatore prevede la possibilità

che vengano derogati i criteri di competenza: questo discende di nuovo tutto da ragioni di economia

processuale; il litisconsorzio in questo caso è una facoltà.

Trattiamo ora le situazioni di litisconsorzio facoltativo che non pongono problemi di competenza.

Per ragioni di economia processuale, sottointeso a molte norme del codice anche se non è mai

espresso, possiamo avere una pluralità di parti per scelta dell’attore all’inizio del processo, durante

il processo per iniziativa di un processo che non è parte originaria del processo e anche per scelta

del convenuto. Il primo caso non pone problemi particolare. Negli altri casi abbiamo una terminologia

tecnica: nel secondo caso abbiamo l’intervento del terzo (art.105), che diviene parte processuale;

quando il terzo invece viene coinvolto nel processo da una delle parti originarie del processo, ci si

riferisce alla chiamata in causa del terzo (art. 106). Oltre alle parti abbiamo anche la chiamata in

causa del giudice (art.107).

L’art.103 riporta il caso di più attori che agiscono nei confronti di uno/più convenuti; il litisconsorzio

facoltativo iniziale può essere sia da parte dell’attore che del convenuto. Esistono quindi tre casi di

connessione in cui si applicano le regole del litisconsorzio facoltativo:

1) identità di titolo→ rapporto giuridico a cui si fa riferimento

2) identità di oggetto→ oggetto specifico della domanda

da decidere→

3) identità delle questioni giuridiche presuppone che titolo e oggetto della do-

manda siano diversi e quindi si parla di situazioni non collegate. Ipotizziamo due amici che

simili con Vodafone e che all’interno dei contratti vi sia una stessa

sottoscrivono contratti

clausola; entrambi gli amici vogliono far accertare la nullità della clausola che entrambi hanno

nel contratto: abbiamo quindi l’identità delle questioni da decidere anche se di fatto titolo e

oggetto sono diversi tra loro. In questo caso vi può essere litisconsorzio ma solo se non

rispettati i criteri di competenza quindi non può esserci una deroga.

I casi di litisconsorzio facoltativo avvenuto dopo l’inizio del processo, possono derivare solo nei casi

di connessione per titolo ed oggetto e non per identità delle questioni giuridiche perché in questa

situazione il litisconsorzio può avvenire solo all’inizio del processo e non dopo l’inizio dello stesso.

Ex art. 107 il giudice può coinvolgere un terzo per ragioni di economia processuale.

Vi sono poi, ex art.105, tre differenti casi di intervento volontario del terzo che dottrina e giurispru-

denza

 un terzo vuole intervenire per far valere una domanda nei confronti di

intervento autonomo→

tutte le parti del processo. Tecnicamente chi interviene in un momento successivo viene detto

terzo chiamato o terzo interveniente.

 un terzo interviene per

intervento litisconsortile→ far valere un diritto proprio nei confronti di una

sola delle parti del processo (es. danno da sinistro stradale).

 intervento adesivo-dipendente→ in questo caso il terzo interviene a sostegno di una delle parti,

quindi il terzo non fa valere un diritto proprio ma interviene per sostenere la posizione di una

delle parti. Bisogna fare una precisazione: è ammissibile solo quando il terzo che interviene sia

legato ad una delle parti da un interesse giuridicamente rilevante. Esempio: io affitto una casa;

della casa viene citato circa la decisione della proprietà dell’immobile. In questo

il proprietario

caso io come conduttore posso intervenire a sostegno del proprietario per evitare di perdere la

casa che ho preso in affitto.

Il litisconsorzio facoltativo può porre problemi di competenza.

Per quanto riguarda le cause accessorie poniamo il caso di un avvocato citato per responsabilità

professionale: tutti gli avvocati sono però tenuti ad avere una assicurazione a riguardo e in teoria un

una causa per responsabilità professionale, può far causa all’assicura-

avvocato dopo aver subito

il “rimborso”. Per ragioni di economia, ex art. 32 c.p.c., le cause di garanzia derogano

zione per avere

alle regole di competenza in casi di procedimenti collegati tra loro: in questo caso i due procedimenti

possono essere promossi davanti al giudice della causa principale.

L’art. 36 c.p.c. in tema di connessione, prevede che nello stesso processo possa essere trattata

che è la “contro-domanda” che può proporre il

anche una cosiddetta domanda riconvenzionale

convenuto nei confronti dell’attore. Ipotizziamo che tra due parti siano stati stipulati due contratti: x

©AliceMazzesi

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chiede a y 100$ per il primo contratto e y chiede a x 1000$ per il secondo contratto. Il c.p.c. consente,

in deroga ai criteri di competenza, che la domanda riconvenzionale sia proposta davanti al giudice

competente per la causa principale. Ma se la prima domanda è di competenza del giudice di pace e

la seconda invece del tribunale, come si dividono le competenze? In questo caso valgono comunque

le regole della competenza per materia.

Gli art. da 31 a 36 riportano dei casi di deroga delle regole di competenza che però non si applicano

per quanto riguarda le regole di competenza per materia. 3 novembre 2015

Conferenza su conoscenza extragiuridiche

Per valutare la prova il giudice non ha bisogno solo di valutare il diritto ma ha bisogno anche di altre

conoscenze extra-giuridiche; il giudice non può accontentarsi solo di conoscere il diritto.

È fondamentale l’epistemologia perché aiuta a costruire correttamente le ipotesi per ragionare cor-

rettamente in materia probatoria: il giudice deve immaginarsi i fatti e immaginare il formarsi di più

ipotesi. Il sapere che si deve utilizzare in una sentenza è quello che si può spiegare e quello che

non si può motivare in materia processuale di fatto non esiste. Ma come si sceglie quel che è impor-

L’intuizione non basta in questo caso: bisogna affidarsi alla creatività e

tante e quello che non lo è?

all’esperienza.

1. Prova testimoniale/dichiarazione della parte

Vogliamo sapere se la persona mente oppure è sincera e in modo automatico lo facciamo attra-

verso la valutazione della retorica di tale persona anche se ciò è sbagliato. Dobbiamo utilizzare

invece la psicologia della testimonianza, attraverso la quale è evidenziato che le persone non

hanno di fatto una buona memoria e che integrano ciò che non si ricordano con informazioni

reinterpretate. Inoltre sono da considerare le condizioni dell’osservazione che il testimone di-

chiara; esistono poi criteri per valutare la credibilità della persona che parla:

- Coerenza

- Capacità di ricordare il contesto di un fatto e i dettagli

- valutazione di altri mezzi di prova

controllo dei commentari opportunisti (es. “mi

- ricordo questo perché ho una buonissima

memoria”)

Tuttavia anche se questi criteri sono scientifici, non si può dire che un testimone sia attendibile

solo per la sussistenza degli stessi.

2. Prova del consulente tecnico

3. Prova documentale

Secondo la semiotica dei documenti, bisogna controllare due aspetti dei documenti:

- Contesto→

Modalità→ scopo del documento

-

Il giudice dovrebbe interpretare la volontà dei consociati;

Si parla di bias errori; in materia giudiziaria e nella vita quotidiano abbiamo un errore di aggiusta-

mento delle proprie opinioni.

Confirmation bias

Il giudice deve sapere che questi errori esistono per non commetterne in prima persona.

MICHELE TARUFFO

Il campo delle scienze oggi è talmente esteso da ricomprendere moltissime branche della cono-

L’idea della funzione generale della valutazione è qualcosa di

scenza. antipatico al legislatore per-

ché tutto ciò che il legislatore sta cercando di fare è contro la garanzia dell’art.118 delle disposi-

zioni generali. Le scienze che vanno prese in considerazione e che creano problemi molto gravi

sono le neuroscienze che studiano il funzionamento del cervello: alcuni studiosi dicono che attra-

verso la TAC funzionale si possa essere in grado di sapere con certezza pari al 100% se si dice il

Un’altra

falso o il vero (fino ad oggi nessuno ha riconosciuto alcun valore a questo test). area che

©AliceMazzesi

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studia la neuroscienza dice che la volontà non esiste perché tutto sarebbe riconducibile a reazioni

chimiche che avvengono all’interno del cervello. 4 novembre 2015

Perché il giudice possa decidere sul merito, non deve esistere una precedente decisione sulla stessa

domanda oppure non deve essere pendente una decisione sullo stesso.

ovvero le “regole”

Parliamo oggi dei REQUISITI STRUTTURALI DEL PROCESSO di un processo.

Innanzitutto affronteremo in via generale dei principi che si applicano alle regole processuali e poi

passeremo alle regole stesse. Il principio della domanda è il primo requisito per iniziare un pro-

cesso. Gli elementi fondamentali della domanda sono:

 (richiesta dell’attore)

petitum, oggetto della richiesta

petitum immediato→ richiesta specifica, specifico provvedimento chiesto al giudice

a. (chiedo al giudice che tizio mi paghi 10000 $)

petitum mediato→ l’effetto del petitum immediato (non la sentenza circa la colpevolezza

b. ti tizio, ma la restituzione di 10000 $)

 causa petendi, oggetto giuridico della domanda (motivazione della stessa)

Il primo atto della controversia è l’atto di citazione e si basa sui due elementi essenziali sopra detti;

in questa fase devo specificare la norma su cui baso la mia domanda e devo essere molto specifico?

L’indicazione delle norme giuridiche su cui si fonda la pretesa è opportuna ma il giudice non è vin-

colato da essi: l’importante è che si descrivano i fatti su cui si basa la domanda. Il giudice interpreterà

i fatti e applicherà la legge corrispondente secondo il principio del iura novit curia, a prescindere

dall’indicazione delle norme da parte dell’attore (pronuncia secondo diritto) Il giudice non solo è

tenuto a conoscere le norme di diritto ma è anche obbligato ad applicarle e non può compiere una

vi sono però dell’eccezioni:

valutazione equitativa; ad esempio nella quantificazione del danno ex

cc. Nell’ambito del c.p.c. troviamo questa

1126 regola agli art. 113 e 114 che contiene i casi in cui il

giudice può decidere tutta una controversia in modo equitativo:

- cause di piccolo valore (<1100 euro) decise dal giudice di pace

- cause davanti al tribunale (1° grado e appello) su diritti disponibili e dietro richiesta concorde

delle parti. Questi casi si applicano in materia contrattuale e non famigliare.

Il giudice può applicare norme diverse da quelle indicate dalla parte ma non può andare oltre a ciò

che è contenuto nella domanda. Questi sono problemi soprattutto riscontrati nella pratica e su di essi

la giurisprudenza spesso cambia opinione; il punto è che il titolo giuridico della domanda viene indi-

viduato non in riferimento alle norme giuridiche che ritengo applicabili, ma piuttosto il fatto giuridico

che l’attore pone a fondamento della domanda, ovvero come è descritta la fattispecie giuridica og-

getto della domanda. Si parla in questo caso dell’allegazione dei fatti costitutivi oggetto della

in campo processuale si fa riferimento alla descrizione dei fatti che l’attore

domanda; allegazione può essere la presenza di un contratto, l’obbliga-

pone a fondamento della domanda: un esempio

zione nascente da tale contratto e l’eventuale inadempimento.

SI ALLEGANO I FATTI

SI DEDUCONO/PRODUCONO LE PROVE

I fatti allegati devono essere sorretti da prove oppure no? Non sempre sono da dedurre subito le

prove; alcune possono essere dedotte nel corso del processo. La scelta non è imposta nel processo

di cognizione mentre le prove vanno dedotte insieme all’allegazione dei fatti nel caso del processo

del lavoro. Ma cosa sono i fatti costitutivi di una domanda? Bisogna distinguere i fatti costitutivi da

altri tipi di fatti: fatto che blocca momentaneamente l’attuabilità/l’efficacia di un diritto

1. impeditivi→

modificativi→

2. adempimento parziale di un obbligazione

estintivi→ risoluzione del contratto per

3. diritto

non deve allegare i fatti modificativi ed estintivi; sarà invece il convenuto a potere/dovere

L’attore

allegarli. Il problema è definire quando un fatto sia impeditivo (la giurisprudenza si è ampiamente

©AliceMazzesi

24

pronunciata a riguardo): devono essere allegati dal convenuto. Tutti e tre questi tipi di fatti implicano

comunque la presenza di un diritto a monte.

È quindi sempre il convenuto a dover/poter allegare fatti impeditivi, modificativi ed estintivi: quando

il convenuto attua una di queste allegazioni, si parla di eccezione.

Una strategia del convenuto può essere così fatta: poniamo l’esempio basa in cui l’attore allega un

fatto costitutivo; il convenuto può:

- negare il fatto costitutivo in toto

sollevare un’eccezione, ammettendo di fatto la sussistenza

- di un qualche fatto costitutivo,

ma contestandone la sussistenza attuale

Se il convenuto si dimentica di allegare un fatto estintivo, il giudice cosa fa? Ex art.112 il giudice non

può pronunciare d’ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti: questa

norma di fatto è vuota nel senso che non contiene alcuna indicazione sulla casistica.

Per il convenuto vale la regola opposta a quella che vale per l’attore: secondo dottrina e giurispru-

denza, il giudice può pronunciare d’ufficio sulle eccezioni, tranne nei casi in cui espressamente l’ec-

cezione è riservata alla parte. 10 novembre 2015

La domanda può anche essere priva di mezzi di prova che dovranno però essere forniti durante il

giudizio.

Ipotizziamo che il giudice che deve decidere una controversia, conosca delle informazioni sulla me-

desima controversia in modo indiretto e slegato dalla domanda o dalla produzione di prove; in questo

caso il giudice deve tener conto di queste informazioni oppure no? Nelle disposizioni di attuazioni

(rubricato “divieto

all’art.97 di private informazioni”) si dice che il giudice non può ricevere private

l’interpretazione di questa norma stabilisce che il giudice non può basare la sua deci-

informazioni:

sione su informazioni acquisite al di fuori del processo. La logica di questa norma si ricollega al

principio del contraddittorio: infatti non vieta l’uso di informazioni utili al processo collegate ad una

particolare fonte da cui provengono, ma piuttosto permette l’uso di tali informazioni solo se sono

sottoposte al contraddittorio tra le parti. Succede nella pratica che il giudice si astenga dal processo

e, se è effettivamente l’unico testimone, si presenti come tale al processo.

Poniamo invece che il giudice non abbia informazioni private e che quindi non sappia nulla della

principio generale dell’onere

causa: chi deve provare i fatti di una causa? Esiste un della prova

ma va interpretato e capito dal momento che questa regola funziona soprattutto alla fine del pro-

cc. La ratio alla base della regola sull’onere della

cesso: la regola generale è contenuta nell’art.2097

prova serve per consentire al giudice di rispettare il dovere di decidere: se mancasse la regola

sull’onere della prova infatti il giudice non potrebbe decidere e permette al giudice in sede di deci-

Ad esempio se l’attore non presenterà prove

sione ove non avesse prove sufficienti, di decidere.

sufficienti il giudice darà ragione al convenuto.

Questa regola non opera infatti se le prove esistono e prescindono da chi le ha prodotte; ovviamente

regola si ripercuote anche all’inizio del processo perché l’attore sa che se non produrrà prove

questa

sufficienti sarà la parte debole del processo.

Oltre a questa regola nel processo penale vale il principio di acquisizione delle prove secondo

cui il giudice nel momento della decisione deve tener conto di tutte le prove acquisite nel processo

a prescindere dalla parte che le ha prodotte o richieste.

Il giudice può di sua iniziativa ricercare delle prove e verificare se i fatti sussistono oppure no? si

che la regola generale sia quella per cui il giudice non possa disporre l’assunzione d’ufficio di

ritiene

mezzi di prova. Tuttavia questa regola non è assoluta e vi sono dei casi in cui la legge consente al

giudice di disporre dei mezzi di prova d’ufficio. processo penale d’altro canto invece il giudice

Nel

può disporre molto più ampiamente e liberamente dei mezzi di prova; il processo civile, basato sulle

idee liberali del 1800 attribuisce poteri limitati al giudice, lasciandone molti di più alle parti che così

©AliceMazzesi

25

sono le protagoniste del processo (in Francia oggi nel processo civile il giudice dispone di qualsiasi

mezzo di prova).

Per riassumere abbiamo:

la regola dell’onere della prova che si applica alla fine del processo e aiuta il giudice a deci-

a) dere nel caso in cui non sussistano prove sufficienti a provare il fatto

b) il principio di acquisizione delle prove

c) il principio di assunzione delle prove

 Poniamo il caso in cui una causa una parte sostenga di non essere riuscita a produrre delle prove

per cause di forza maggiore (es. alluvione). Il giudice, ex art.115 comma 2 c.p.c., può, senza bisogno

di prova, porre a fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune espe-

rienza detti fatti notori, come alluvione, terremoto, attacco terroristico. È però molto difficile stabilire

quando effettivamente un fatto sia notorio e quando non lo sia: quello che la giurisprudenza mette

in evidenza è che un fatto possa essere notorio a prescindere dalla conoscenza che il giudice abbia

di quel fatto, dal momento che la notorietà di un fatto è oggettiva e non soggettiva.

 L’art. 115 c.p.c. stabilisce il principio di non contestazione secondo il quale il giudice può porre a

fondamento della decisione fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita per una ra-

gione di mancata contrapposizione tra le parti. Tuttavia il principio di non contestazione vale solo nei

casi dei diritti disponibili e non per i diritti indisponibili sui quali il giudice deve decidere basandosi su

delle prove. Inoltre questo principio si applica solo se le parti sono comparse in giudizio dal momento

che nel nostro ordinamento la contumacia non è sanzionata. Questo principio si applica nei confronti

di tutte le parti.

Il punto è che il giudice decide sulla base delle prove dedotte dalle parti (a prescindere da chi le

abbia prodotte); nel caso in cui le prove non siano sufficienti utilizzi il principio dell’onere della prova

e quello dell’acquisizione delle prove, tranne nei casi stabiliti come delle eccezioni dalla legge. Ri-

torniamo sull’onere della prova, regola che serve al giudice per decidere quando non vi siano prove:

questa regola indurrà almeno una delle parti ad essere “diligente” e a provare i fatti allegati.

casi in cui l’onere della prova

A livello processuale esistono casi di presunzioni, viene invertito o

derogato sulla base di meccanismi provisti dalla legge; una presunzione è il ragionamento attraverso

cui conoscendo di un fatto noto si possa anche arrivare alla conoscenza di un fatto ignoto. Tuttavia

questo meccanismo è di difficile applicazione generale. Si può fare ricorso a questo meccanismo

delle presunzioni, che deroga al principio dell’onere della prova, solo in certi casi:

stabilite dalla legge, derogano espressamente l’onere della prova dal mo-

1) Presunzioni legali→

mento che il legislatore stabilisce che un fatto sia provato dalla prova di un altro fatto.

 presunzioni che derogano l’onere della prova e non ammettono prova contraria.

Assolute→

 presunzioni stabilite dalla legge ma che ammettono prova contraria, invertendo

Relative→

l’onere della prova sull’altra parte.

applicate dal giudice

2) Presunzioni giudiziali→ e da valutare caso per caso. La legge prevede

che il giudice possa applicare le presunzioni solo quando essa siano:

- Gravi

- Precise

- Concordanti→ lascia intendere che il meccanismo presuntivo sia da utilizzare mediante l’uti-

lizzo di più elementi, la cui interpretazione possa dimostrare l’esistenza di un fatto ignoto,

partendo da un fatto noto.

Artt.2726 cc→ presunzioni

Bisogna stare attenti a non confondere il problema delle presunzioni sulle presunzioni: non si può

provare un fatto partendo da un fatto a sua volta presunto. Se partendo dal fatto che 10 telefonate

al giorno tra due utenze private posso presumere che le persone si conoscono, non posso però

solo queste persone si conoscono ma che tra di loro vi sia una storia d’amore.

presupporre che non ©AliceMazzesi

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Il legislatore, nei casi in cui non è ammissibile la prova per testimoni, vuole che tale prova sia parti-

colarmente rigorosa e quindi non ammette anche l’uso della presunzione che di fatto è a tutti gli

effetti una “non prova”.

Le parti possono accordarsi per invertire l’onere della prova? L’art.2698 cc consente la deroga con-

venzionale dell’onere della prova a due condizioni:

a) Diritti disponibili

b) A condizione che non renda particolarmente difficile la prova del fatto (es. denunciare il vizio

di una cosa comprata con un piccione viaggiatore).

Riassumendo:

 Le prove non sono un elemento essenziale della domanda

 Il giudice deve utilizzare tutte le prove del processo

 In casi particolari il giudice può cercare lui stesso delle prove

 Il giudice segue il principio dell’onere della prova

 Il giudice segue il principio dell’acquisizione delle prove con delle eccezioni:

o Fatti notori

o Non contestazione 11 novembre 2015

Il principio della domanda stabilisce che per agire in giudizio vi deve essere una richiesta da parte

di un soggetto che chiede tutela; la domanda deve contenere un oggetto (petitum medito e imme-

La regola dell’onere della prova permette al giudice

diato) e non ha mai accezioni. di decidere nel

momento in cui non ha prove sufficienti per prendere una decisione.

Il giudice in casi eccezionali e tassativi ha il potere di acquisire le prove, ma si tratta di un potere

residuale. Si parla di principio dispositivo delle prove in una duplice accezione:

a) Nel senso che il giudice non può andare a cercare autonomamente le prove

b) Le prove sono fornite dalle parti

Il principio della disponibilità della prova ammette delle eccezioni in cui il giudice ha il potere di ac-

quisire delle prove d’ufficio.

Principio della domanda Iniziativa processuale ad opera di parte che richiede tutela

Principio di disponibilità La domanda di tutela è già stata posta e quindi si parla della richiesta

della prova o della produzione dei mezzi di prova

Ipotizziamo il caso in cui le parti non contestano un fatto; tuttavia da documenti o da un testimone

acquisiti nel processo si scopre che il fatto non contestato è accaduto diversamente/non è accaduto.

In tal caso il giudice come si deve comportare? La norma non ci dice nulla e la dottrina è dubbiosa

sul dubbio e incerta: alcuni dicono che la non contestazione non è una prova e quindi è inutile giusto

non provare un fatto; altri invece propendono per il caso in cui il giudice deve accertare il fatto non

contestato. Questo è un grosso problema da cui ne nasce un altro più grande: il giudice può acquisire

prove che non siano ricomprese nella norma del dispositivo del codice civile? Nel processo civile il

legislatore autorizza e documenta determinate prove ma non ha mai detto se questo catalogo di

prove (disciplinato sia nel c.p.c. che nel cc) sia di fatto tassativo oppure no; sorge quindi il problema

delle prove atipiche non regolamentate dal legislatore. Giurisprudenza e dottrina in linea teorica

ammettono le prove atipiche senza però che il legislatore abbia detto nulla: il codice di procedura

civile non dice nulla a riguardo per una ragione temporale (è stato scritto 70 anni fa) mentre quello

penale è degli anni ’80. Il processo deve essere un giusto processo e quindi non può basarsi su

prove acquisite illecitamente; il criterio per valutare se una prova è lecita/illecita è però a sua volta

problematico.

Si applicano quindi in via analogica norme di diritto penale e norme costituzionali; nel caso di viola-

zione di norme di rango ordinario la giurisprudenza non si è espressa molto e il problema è serio.

Ad esempio può un datore di lavoro mettere delle telecamere di nascosto, in violazione delle norme

dello Statuto dei Lavoratori, per scoprire se il lavoratore svolge le sue mansioni, violando il suo diritto

alla privacy? La giurisprudenza ritiene comunque che esse siano prove illegittime ma mancano

norme positive a riguardo. ©AliceMazzesi

27

Ipotizziamo però di poter acquisire le prove atipiche, che siano state acquisite lecitamente; in tal

caso esistono regole prestabilite che dicano al giudice come valutare le prove? Bisogna scegliere

se i criteri con cui valutare le prove debbano essere stabilite oppure se debbano essere valutate dal

giudice. Ex art. 116 c.p.c. la regola generale è il libero convincimento del giudice, attenuata dalle

eccezioni in cui è la legge a disporre altrimenti.

la legge vi ricollega una specifica efficacia probatoria

1) Prove legali→

- Atto pubblico e scrittura privata autenticata

- Confessione

- Giuramento (delle parti)

“piene libere” → tutte le prove che non sono legali sono soggette al libero apprezza-

2) Prove o

mento del giudice. Solo nel nostro ordinamento permane il sistema delle prove legali.

3) Argomenti di prova elementi che possono essere utilizzati per il convincimento del giudice

ma che non bastano come unici elementi su cui fondare il convincimento del giudice (art. 116.2

c.p.c.). Un comportamento non collaborativo nelle ispezioni ordinate dal giudice o durante il pro-

cesso stesso, possono essere utilizzati unitamente ad altri elementi ma non possono essere alla

base del convincimento del giudice.

Ipotizziamo che tre testimoni dicano tutti la stessa cosa oppure che dicano tutti una cosa diversa:

come può il giudice valutare le singole testimonianze? Il libero apprezzamento del giudice deve

comunque essere oggettivo e non può basarsi sul mero istinto; il giudice deve sempre e comunque

collegare il proprio convincimento a elementi oggettivi. Libero convincimento non significa convinci-

mento arbitrario o intimo: la rottura radicale tra un sistema di prove legali e di libero convincimento

risale alla rivoluzione francese durante la quale i giudici decidevano in modo arbitrale. Si può parlare

in questo senso di discrezionalità tecnica.

Riassumendo:

- domanda→ il processo inizia solo su domanda di parte

Principio della

- La domanda è composta da petitum mediato e immediato

- La causa petendi è la ragione giuridica che fonda la domanda

- L’attore deve dedurre prove

- Il convenuto eccezioni

- Principio dispositivo delle prove→ le parti producono le prove

- Regola del principio di acquisizione delle prove

o Fatti notori

o Fatti non contestati

o Presunzioni

 Legali

 Assolute

 Relative

 Giudiziali

 Gravi

 Precise

 Concordanti

- Mezzi di prova possono essere anche atipici (no illeciti=

- Valutazione delle prove

o Prove legali

o Prove liberamente apprezzabili dal giudice (no valutazione soggettiva ma oggettiva)

o Argomenti di prova (no da soli) 17 novembre 2015

1) Il modello processuale è unico o devono esserci singoli modelli processuali?

2) Il modello processuale deve essere rigida e predeterminata per legge o può essere rimessa alle parti

ed essere più libero? ©AliceMazzesi

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Negli anni 70 è stato teorizzato il ricorso alla tutela differenziata e in particolare il rito delle contro-

versie che riguardano il mondo del lavoro. Il nostro codice prevede in generale un modello generale

che è quello ordinario di cognizione e forme processuali dedicate a particolari casi di controversie.

Da processo di cognizione si è preso spunto anche per il processo tributario ed amministrativo.

Altri ordinamenti hanno adottato soluzioni diverse: negli UK esiste un unico modello processuale

adattabile alle diverse controversie, lasciando al giudice la decisione sulla scelta del modello.

Il processo ordinario di cognizione deve avere un modello.

Le preclusioni sono un insieme di barriere, scadenze che caratterizzano lo svolgimento di un par-

ticolare processo; sono quindi scadenze entro le quali devono essere svolte determinate azioni all’in-

Un primo modello di processo all’inizio del 1900 contava moltissime preclusioni,

terno del processo.

ma negli anni ’50 il processo è stato trasformato in assenza di preclusioni (ad esempio di potevano

proporre prove nuove anche in secondo grado). Ovviamente entrambe le scelte hanno vantaggi e

svantaggi: il primo modello essendo così rigido in alcuni casi preclude l’accertamento della realtà,

mentre il secondo potrebbe portare ad un processo senza fine. Così dagli anni ’90 ad oggi il legisla-

tore ha introdotto un sistema di preclusioni molto stringente, imponendo uno svolgimento vincolante

del processo, secondo uno schema ben preciso:

prima fase in cui il legislatore vuole che si definisca l’oggetto del processo

a) (tema deciden-

dum)

una seconda fase in cui si stabilisce quello che deve essere provato all’interno

b) del processo

(tema probandum)

c) una terza in cui si svolge a fase istruttoria

ed un’ultima fase decisoria.

d)

Tema probandum e decidendum sono due concetti diversi: il primo può essere più ristretto del se-

condo.

Troviamo le norme che disciplinano il processo di cognizione nel libro primo dagli art.121 e seguenti.

L’art.125, “contenuto e sottoscrizione degli atti di parte”,

rubricata individua la struttura minima che

ogni atto di parte deve avere: indicazione dell’ufficio giudiziario, delle parti, l’oggetto e le ragioni della

domanda (causa petendi). Oltre a questi elementi si prevede che ogni atto debba contenere anche

la prassi vuole che un atto processuale sia intestato con l’indicazione

le conclusioni o le istanze;

dell’ufficio giudiziario e finisca con l’esplicitazione delle richieste delle parti.

parte in cui le parti riassumono in forma

Conclusioni/istanze→ sintetica e precisa quali sono le ri-

chieste poste al giudice o al tribunale (es. voglia il tribunale condannate tizio a pagare 100000 euro).

Il processo civile italiano dovrebbe essere tendenzialmente orale come quello US, ma di fatto è una

successione di atto e udienze e quindi un misto tra oralità e scrittura; è giusto dire che il processo

civile italiano è essenzialmente scritto.

Proprio in questa ottica di un auspicio di oralità, l’art. 121 c.p.c. stabilisce la libertà della forma per

cui gli atti per cui la legge non stabilisce una forma possono essere compiuti nella forma più adatta

al raggiungimento del loro scopo. È però diverso parlare di forma libera o forma migliore per il rag-

giungimento di uno scopo.

Da un anno e mezzo a questa parte è stato introdotto il processo civile telematico, regolato da

leggi speciali; il legislatore ha ritenuto che questo processo fosse facilmente ottenibile sostituendo il

deposito con documenti mandati per PEC e sostituendo i documenti cartacei con documenti pdf

firmati elettronicamente.

Il legislatore voleva evitare molti formalismi che non avessero una ragione effettiva collegata al pro-

cesso introducendo la norma sulla libertà della forma; però vi sono regole contrapposte che stabili-

scono la nullità degli atti processuali ex art. 156 e seguenti. La regola generale è che gli atti proces-

suali possono essere nulli/invalidi se violano determinati requisiti di forma. Il legislatore ha stabilito

casi tassativi in cui gli atti se non rispettano determinate forme sono determinati invalidi, ovvero solo

nei casi in cui questo effetto è stabilito a pena di nullità dalla legge stessa.

L’art.156 prevede due regole alternative e tra loro complementari: ©AliceMazzesi

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 può essere dichiarato nullo→ quando mancano i requisiti

anche in assenza di una legge un atto

di forma indispensabili per il raggiungimento dello scopo (es. se manca l’indicazione delle parti,

del tribunale e della domanda); abbiamo in questo caso un inidoneità in astratto.

 Un atto processuale nullo, perché compiuto in violazione di forme prescritte dalla legge, se con-

cretamente raggiunge lo scopo per cui è stato destinato, allora non è nullo. Se la nullità è supe-

rata dal raggiungimento dell’obbiettivo allora non si tiene conto della nullità.

Esiste un problema circa la valutabilità delle nullità: può ad esempio essere rilevata d’ufficio dal

giudice? La legge stabilisce come regola generale, ex art. 157, che le nullità processuali possono

casi le nullità sono rilevabili d’ufficio dal giudice.

essere eccepite solo su istanza di parte; ma in alcuni

Distinguiamo allora tra: devono essere eccepite dal giudice d’ufficio

1) Nullità assolute→

a. Non esiste un limite temporale e possono essere eccepite durante tutto il corso del pro-

cesso perché comportano casi di nullità talmente gravi da non potersi sanare da sole.

L’art.161

b. pone un limite al punto sopra: nel momento in cui viene emanata una sentenza,

una nullità assoluta che si è verificata prima della stessa, può essere fatta valere solo se

usata come mezzo di impugnazione, altrimenti si sana.

possono essere eccepite solo dalle parti e:

2) Nullità relative→

a. Entro uno specifico termine, ma qui non parliamo di una scadenza temporale entro cui

eccepire la nullità a pena di decadenza→ parametro di logica e non di termini, quindi

all’atto nullo.

entro la prima istanza o difesa successiva

b. Non possono essere eccepite dalla parte che ha prodotta tale nullità

Nel processo quindi quando parliamo di nullità, intendiamo un concetto che si avvicina molto agli

effetti dell’annullabilità del diritto civile. nel caso del comma 2 dell’art.161, ovvero il caso in cui

Parliamo di nullità assoluta o inesistenza

la sentenza manca della sottoscrizione del giudice: questo è un caso talmente grave da non poter

essere sanata in alcun modo.

Tutte queste norme si applicano a tutte le fasi del processo di cognizione quindi in tutte le fasi pos-

siamo avere uno di questi problemi.

Il processo ordinario di cognizione si struttura in:

1) Fase introduttiva assunzione dei mezzi di prova

2) Fase di istruzione→

3) Fase decisoria atto di citazione comparsa

Abbiamo quindi due atti introduttivi (uno per parte: attore→ e convenuto→

di comparizione e risposta) e successivamente un udienza di trattazione; abbiamo poi una fase di 3

abbiamo poi un’ul-

memorie per parte, atti a descrivere quali sono le attività istruttorie vere e proprie;

di discussione dell’istanza istruttoria,

teriore udienza in cui il giudice decide come e se svolgere la

fase istruttoria (che non si svolgere sempre e comunque). Se il giudice decide di ammettere delle

prove, allora queste devono essere acquisite all’interno del processo; al termine, o in assenza di

questa fase istruttoria, abbiamo un udienza di precisazione delle conclusioni, a cui segue un udienza

di decisione vera e propria.

Una norma di attuazione stabilisce che tra un udienza e l’altra non dovrebbero trascorrere più di 15

giorni ma questo nella pratica non avviene. Tuttavia esiste una scansione temporale: l’atto di cita-

zione deve essere notificato al convenuto e deve passare un termine minimo dalla notificazione alla

fissazione della prima udienza di 90 giorni. Inoltre la comparsa di costituzione e risposta del conve-

nuto deve essere depositata almeno 20 giorni prima dell’udienza di trattazione.

Il primo atto va notificato ma gli atti successivi vanno semplicemente depositati in cancelleria, per

Dopo l’udienza di trattazione il legislatore ha stabilito per legge i termini: 30

semplificare il processo.

giorni, 30 giorni e 20 giorni per prima memoria, seconda memoria e ulteriori memorie.

I termini sono di 60 giorni per le comparse conclusionali ed ulteriori 20 giorni per le memorie di

replica; la decisione dovrà avvenire in un termine di 30 o 60 giorni. ©AliceMazzesi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sailor420 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Comoglio Paolo.

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