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Appunti lezioni di studi di genere

Appunti di tutte le lezioni dell'esame di Studi di genere della prof.ssa M.S. Sapegno. Il testo consigliato è di M.S. Sapegno, "Identità e differenze", . L'argomento trattato è il movimento femminista, il ruolo della donna dalla Rivoluzione francese all'attualità.

Esame di Studi di genere docente Prof. M. Sapegno

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ESTRATTO DOCUMENTO

uno; metà dell’umanità ne resta fuori, c’è dunque qualcosa che non funziona

in questo sistema.

L’idea di UNIVERSALE → uno dei perni della filosofia. Filosofo > colui che è in grado

di produrre un pensiero astratto → il pensiero filosofico ambisce a pensare il

mondo. L’universale è in realtà neutro, dietro cui c’è una figura maschile. Tutto il

lavoro della filosofia si basa sull’allontanamento del corpo. Alcune filosofe

femministe sostengono che noi siamo corpi e il nostro pensiero è corporeo. Come

facciamo i conti con questo? Gli uomini non vengono cancellati, ma devono

rendersi conto delle donne. questo manifesto letto (p. 116) è il più radicale. Lonzi

va diretta al punto. Questo nucleo forte è il femminismo della differenza → si fonda

sulla differenza sessuale e da lì parte.

Questa presa di distanza, mettersi fuori → fa una critica alla politica di allora

perché rinvia al futuro la soluzione di questa condizione.

La critica alla psicanalisi, in particolare alla psicanalisi freudiana → Freud

chiarisce che la sessualità c’è fin dalle fasce (positivo), ma conferma la rilevanza

della figura maschile e relega la donna a una condizione di subalternità. Le

donne si trovano insieme tra loro e cercano di capire. Le donne fanno il self-help,

educazione delle donne sulla conoscenza del loro corpo. Venivano fatte delle

“autovisite” per capire come fosse fatto il corpo della donna. Quindi così inizia il

discorso sulla contraccezione, l’aborto (venivano fatti degli aborti clandestini

perché erano vietati). La vera novità è l’autocoscienza → sulla conoscenza di sé,

con le altre donne, hanno costruito un nuovo soggetto. Autocoscienza è un termine

hegeliano. Per le donne non è un atto soggettivo, ma collettivo.

Questi piccoli gruppi che si riuniscono nelle case fanno sì che emergano

consapevolezze e quelli che erano ritenuti propri difetti sono legati all’essere

donne in quella cultura, in quel momento. Si tratta di qualcosa di politico, ci sono

in ballo rapporti di potere.

In questo contesto si sta costruendo una relazione sociale-politica, si sta dando

vita alle singolarità delle donne. capire ciò che una sente e prova attraverso il .. il

nominare si sta costituendo non solo un lessico comune, ma anche un soggetto.

Queste donne che stanno facendo questo lavoro sociale-politico hanno un

problema nel linguaggio. Non c’è dubbio che un prestito significativo sia stato fatto

dalla psicanalisi. Questo spostamento dello sguardo collettivo al personale, lo

definisce come politico. Si parte da sé, dalla propria esperienza, da ciò che si è

capito e ciò che non si è capito della propria esperienza.

Non è politica per le donne, ma politica con le donne.

Questo produce il riconoscersi come donna, attraverso il rispecchiamento con altre

donne e non con l’altro, l’uomo. Queste donne politiche entrano nella scena

pubblica → radio, consultori, ecc.

La vita cambia e produce sconvolgimenti nei rapporti tra sessi, questo porta a

cambiamenti anche nella grande politica generale.

Dal ’76 l’ONU dichiara un decennio per le donne.

Nel ’75 finalmente in Europa sia le donne che gli uomini finiscono il liceo. Le donne

vengono mandate in certi tipi di scuole, gli uomini in altre.

Negli anni ’70 cambiano in tutta Europa le leggi sulla famiglia.

Our bodies and ourselves

Libro importante (’70) → . La concezione proprietaria

del corpo (“noi abbiamo il corpo” e non “noi siamo il nostro corpo”) significa un

distacco, potere disporre del mio corpo. Invece in questo libro, che si fonda

sulla conoscenza e cura del corpo, la novità è che noi donne partiamo

dall’identificazione del nostro corpo o qualcun altro ne dispone.

Da questo partono nuove riflessioni sulla prostituzione. 14

Come ne esce la soggettività ed il corpo di una persona dopo la prostituzione?

Negli anni ’70 nelle riflessioni delle femministe in Italia e in Francia si dà attenzione

alla psicanalisi.

’70 in Italia → sviluppo e apertura, nonostante il terrorismo. Nel ’74 si viene

chiamati al referendum per una legge sul divorzio (il referendum è bocciato). Nel

’75 passa la riforma sul diritto di famiglia → cambiano i rapporti nel

matrimonio e coi figli. Le donne non perdono il cognome, il marito poteva picchiare

la donna per proteggerla e le donne erano potestà paterna, nel ’75 ci sono i

consultori in cui si può essere aiutate nella contraccezione e maternità.

Nel ’78 finalmente passa la legge sull’interruzione di gravidanza > nodo cruciale.

Questa legge è importantissima.

27/02/18

Ottava lezione

’74-’75 referendum sul divorzio

Le conseguenze di questa impostazione arrivano fino ad oggi.

Aborti → in condizioni pessime se fatti da gente che veniva pagata poco,

vergognosi se fatti da chi veniva pagato molto perché ufficialmente si dichiarava

contrario e agiva diversamente da quello che diceva.

Anche se i partiti che cercavano di proporre dei disegni di legge, c’erano dei

conflitti su alcune problematiche: chi deve decidere? Ci sono state più proposte:

una commissione di medici, una commissione di medici e il padre, medici e giuristi.

Si tratta di depenalizzare l’aborto in quanto tale, farlo diventare libero, senza

regole di alcun genere. È complesso, stiamo pur sempre parlando di una vita

potenziale e di una gravidanza in atto e se non si fa niente, viene prodotto un

bambino. Ci vuole una decisione attiva traumatica. Su questa idea: chi deve

decidere, se sia una cosa che riguarda uno Stato o meno. Alla fine, attraverso

lunghissimi dibattiti interni in parlamento in consultazioni condotte soprattutto da

donne presenti in parlamento si è arrivati a una conclusione eccellente.

Legge 194 sembrava che in questo Paese, dove c’è il Vaticano, non potesse mai

passare. Non prevede la decisione del potenziale padre, di esperti, ma della donna,

autodeterminazione della donna che si basa su due principi fondamentali: la

gravidanza è un processo che coinvolge la persona della madre, fisicamente e

psichicamente, la donna cambia per sempre. Il processo si conclude con il parto

che non è una passeggiata e sicuramente implica dei rischi. Questi 9 mesi che la

vita di una donna attraversa possono essere attraversati solo se lo si sceglie

perché diversamente è inconcepibile e solo chi lo attraversa lo può scegliere. Non

c’è nessuno che può scegliere cosa sarà del corpo della donna. Siccome si parla

della vita di un essere umano, è bene che esistano delle regole, lo Stato non è

indifferente, non è soltanto una faccenda privata, riguarda tutta la società che può

sostenerlo o meno. La legge prevede che l’aborto si faccia gratuitamente in

delle strutture pubbliche entro dei limiti legati allo sviluppo

dell’embrione fissati dalla scienza. Quando questa legge è passata, ancora

non esisteva l’ecografia. Questa legge, che stabilisce dei principi fondamentali,

cioè una donna è un cittadino pieno e responsabile e finché lei è due e

non uno, è lei che ne risponde. C’è un’altra faccia di questa legge che ha

suscitato conflitto e problematiche ed è l’obiezione di coscienza. Non si può non

tener conto del fatto che questo è un atto che per alcuni può essere inaccettabile.

Quindi, è stata inserita questa clausola: ci sono medici non disponibili a compiere

questo atto, percepito come atto contro la vita. È accettabile che si tuteli che 15

qualcuno abbia questo opinione, non è accettabile che non sia disponibile ovunque

e che si debba viaggiare per farlo. È una delle questioni che, nonostante tutti odino

toccare questo argomento, costringe a riflettere sulla complessità dei problemi che

stiamo attraversando. Dopo che la prima legge è stata bocciata, una seconda

legge è passata e alla fine c’è stato anche in questo caso il referendum, anzi 2

referendum contemporanei, siamo nell’81. Uno è promosso dal partito radicale e

l’altro dal movimento per la vita

1 depenalizzazione totale dell’aborto, bocciato all’88%

2 caduta della possibilità di abortire, bocciato al 68%

Ciò fa molto riflettere e ha fatto molto cambiare al modo di guardare alle donne

come soggetti della politica. Più o meno tutte le donne contrarie all’aborto hanno

votato a favore.

Nello stesso anno (’81) si è abolito il matrimonio riparatore. Dal 1983, per una

nuova legge, anche le donne trasmettono la cittadinanza al coniuge. Le

donne straniere possono mantenere entrambe le cittadinanze, come avveniva solo

per le italiane.

1979 raccolta di firme contro la violenza sessuale (per una legge di iniziativa

popolare si devono raccogliere delle firme). La legge fu approvata nel 1996.

Durante il fascismo, stupro e violenza su una donna è “un atto immorale”; nel ’96

diventa un crimine contro la persona. Dobbiamo aspettare il 2014, in cui viene

ratificata la convenzione di Istanbul e nell’anno successivo si procede contro

un’ulteriore legge sulla violenza sulle donne in cui si mette in chiaro che esiste

il femminicidio → si uccide una donna in quanto donna, non è una rapina, un

incidente o simili. Nella maggior parte dei casi si tratta di violenze legate alla

coppia. La donna subisce violenza da qualcuno che le è molto vicino e che in teoria

dovrebbe proteggerla. Alla base c’è un conflitto che si trova “sotto” la nostra

cultura, intrisa di questo conflitto e di una violenza che di solito è sotto controllo, di

una violenza elaborata in un sistema di dominio che non ha bisogno di fare

violenza perché c’è già una notevole sproporzione di potere. In sintesi, questa è la

nostra cultura che va rianalizzata. È una corrente profonda di cui sarebbe

interessante trovare le ragioni, sono state fatte dell’ipotesi: invidia per la

maternità, tentativo di tenere sotto controllo il rapporto con la propria donna,

controllare la specie, ecc.

Questa violenza che emerge (ci sono statistiche per tutto il mondo sviluppato) in

tutte le classi sociali, è completamente trasversale, non è un attacco di nervi ma

qualcosa di molto più profondo, ci riguarda tutti e tutte. Il disprezzo e la

svalutazione delle donne è qualcosa che coinvolge anche le donne.

Non è un discorso che riguarda esclusivamente dei singoli individui. Nessuno è

giustificato, ma si tratta di qualcosa che attraversa tutti.

(tappe più importanti del movimento degli anni ’70 in Italia, in sostanza cose molto

simili accadono nel resto d’Europa)

Il movimento in questi anni ha una produzione culturale ricchissima: è come se

uno aprisse un baule e improvvisamente incominciasse a scoprire qualcosa. In

Italia c’erano 85 centri di documentazione (vengono anche fondate nuove

riviste), ora ce ne sono 4.

Orlando → centro di documentazione importante dell’università di Bologna che lo

finanzia

Le collane e case editrici hanno bisogno di finanziamenti, non vivono

essenzialmente sulla rendita. Ci sono, inoltre, case/centri delle donne in tutta la

penisola. 16

Doppia militanza: UDI e PC che rompono per la legge sull’aborto

Più di 1 milione di aborti clandestini l’anno prima della legge 194

Legge 405 istituisce i consultori familiari

05/04/18

Nona lezione

Seminario di letteratura – canone, come viene creata la letteratura/creatività,

Natalia Ginzburg per arrivare poi a Virgnia Woolf.

cànone s. m. [dal lat. canon -ŏnis, gr. κανών -όνος

Canone, definizione di Treccani:

(der. di κάννα «canna»), termine che indicò originariamente la canna, e quindi il

regolo usato da varî artigiani, da cui poi, sin dall’età omerica, i sign. traslati]. – 1.

Regola, norma, dedotta non di rado da esempî: c. grammaticali, c. letterarî; c.

innodico, nella poesia liturgica, schema o modulo metrico cui deve attenersi il

compositore della melodia; c. artistico, sistema di regole riguardanti le proporzioni

architettoniche e scultorie rapportate a un elemento preso come unità di misura;

c. antropologico, complesso di proporzioni somatiche tramite le quali

l’antropologia fisica ha distinto le principali razze umane; c. della morale, c. della

buona educazione, ecc. Nella filosofia epicurea e, nell’età moderna, spec. in quella

di Kant e di J. Stuart Mill, criterio o regola di scelta che deve servire per la

conquista o la dimostrazione della verità. 2. Per estens.: a. Elenco di opere o di

autori proposti come norma, come modello (per es., il c. alessandrino, catalogo

di scrittori greci compilato dai grammatici alessandrini), e quindi elenco in genere

(per es., il c. muratoriano, elenco di libri biblici scoperto da L. A. Muratori in un

codice bobbiese dell’Ambrosiana e da lui pubblicato nel 1740). b. Il complesso

degli scritti sacri ispirati dalla divinità o comunque assunti come testi fondamentali

di una religione, e la dottrina in essi contenuta: il c. della Bibbia, il c. del buddismo.

Con accezione partic., canoni d’Eusebio o tavole canoniche, le tabelle, ideate da

Eusebio di Cesarea, che raccolgono i passi concordati dei Vangeli . (…)

unità di misura – strumento usato per misurare

vi sono delle opere che sono entrate nel canone. Solitamente non compaiono

donne, ciò ha ragioni storiche, di autrici ce ne sono poche. Gli uomini erano quelli

che avevano accesso al sapere. Al contempo, è singolare, che il canone presentato

non venga minimamente messo in discussione. Le ragioni per cui un’opera è

all’interno o fuori da un canone possono essere, ad esempio, criteri estetici,

letterari, di valore, ecc. ma chi lo decide? Ci sono stati studi che, attraverso i

sondaggi ad esempio, hanno cercato di interrogare quali siano le opere del canone

della letteratura italiana. Il giudizio di valore, spesso, ha a che fare con l’abitudine.

È un sistema che si è consolidato secondo regole che non vengono messe in

discussione. Di conseguenza, il mondo, così come ci viene raccontato dagli scrittori

seppur considerati grandi, è comunque un’interpretazione parziale e non

universale.

J. M. P. Vargas Llosa scrive “Care femministe non sparate sui libri”. C’è un

sindacato spagnolo che ha fatto una proposta: espungere dalle opere studiate a

scuola quelle con contenuti sessisti. Diventa un discorso di carattere generale, non

solo riguardante la realtà spagnola. 17

“Cerco di essere ottimista ricordando ogni giorno, come voleva Popper, che,

nonostante tutte le cose che vanno male, l'umanità non è mai stata migliore di

adesso. Ma confesso che mi risulta ogni giorno più difficile. Se fossi un dissidente

russo e un critico di Putin, vivrei nella paura di entrare in un ristorante o in una

gelateria e assumere il veleno che lì mi aspetta. Come peruviano (e spagnolo) la

preoccupazione non è minore con un presidente degli Stati Uniti come Trump,

irresponsabile e da terzo mondo, che in qualsiasi momento potrebbe scatenare con

le sue assurde spacconate una guerra nucleare che provocherebbe l'estinzione di

gran parte dei bipedi di questo pianeta. Ma ciò che mi demoralizza di più,

ultimamente, è il sospetto che, di questo passo, non sia impossibile che la

letteratura, ciò che meglio mi ha difeso in questa vita dal pessimismo,

possa scomparire.

Ha sempre avuto nemici. Nel passato, la religione era la più decisa a liquidarla

istituendo una censura severissima e innalzando roghi per bruciare gli scrittori e gli

editori che sfidavano la moralità e l'ortodossia. Poi furono i sistemi totalitari, a

mantenere viva questa tradizione sinistra. E le democrazie, a loro volta, per motivi

morali e legali, hanno vietato dei libri, ma qui era possibile resistere, lottare nei

tribunali.

Ora il più risoluto nemico della letteratura, che pretende di decontaminare dal

maschilismo, da un'infinità di pregiudizi e dall'immoralità, è il femminismo.

Non tutte le femministe, naturalmente, ma di certo le più radicali, e dietro di loro

ampi settori che, paralizzati dalla paura di essere considerati reazionari e fallocrati,

sostengono questa offensiva antiletteraria e anticulturale. Per questo quasi

nessuno ha avuto il coraggio di protestare, qui in Spagna, contro il "decalogo

femminista" del sindacato che chiede di eliminare dai corsi scolastici autori

rabbiosamente maschilisti come Pablo Neruda, Javier Marías e Arturo Pérez-

Reverte. Le ragioni addotte sono tanto buoniste quanto quelle dei manifesti che

firmarono contro Vargas Vila le signore del Novecento chiedendo che vietassero i

suoi «libri pornografici» e come l'analisi fatta sulle pagine di El País, non molto

tempo fa, dalla scrittrice Laura Freixas sulla Lolita di Nabokov, in cui spiegava che

il protagonista era un incestuoso pedofilo stupratore di una ragazzina che, per di

più, era figlia di sua moglie.

(Ha dimenticato di dire che è stato anche uno dei migliori romanzi del Ventesimo

secolo).

Naturalmente, con quel tipo di approccio a un'opera letteraria, non si salva dal

rogo un solo romanzo della letteratura occidentale. Santuario, ad esempio, in cui il

degenerato Popeye svergina la candida Temple con una pannocchia di granturco,

avrebbe dovuto essere proibito, e il suo autore, William Faulkner, cacciato in una

cella per tutta la vita.

In Francia, la casa editrice Gallimard annunciò che avrebbe pubblicato in un

volume i saggi di Louis-Ferdinand Céline, che fu un collaboratore entusiasta dei

nazisti durante gli anni dell'occupazione e uno sfrenato antisemita. Io non avrei

mai stretto la mano a quel personaggio, ma confesso di essere rimasto

impressionato dalla lettura di due dei suoi romanzi — Viaggio al termine della

notte e Morte a credito — che, a mio avviso, sono due capolavori assoluti, senza

dubbio i migliori della letteratura francese dopo quelli di Proust. Le proteste contro

l'idea di pubblicare gli opuscoli di Céline hanno costretto Gallimard a rinunciare al

progetto.

Georges Bataille lo ha spiegato molto bene in diversi saggi, ma, soprattutto, in un

libro bello e inquietante: La letteratura e il male. Dove sosteneva, influenzato da

Freud, che tutto ciò che deve essere represso per rendere possibile la società — gli

istinti distruttivi, il "male" — scompare solo sulla superficie della vita, non dietro o

18

sotto di essa, e che, da lì, preme per riemergere e reinserirsi nell'esistenza. In che

modo ci riesce? Tramite un intermediario: la letteratura. È questo il veicolo

mediante il quale tutto quel deposito umano torto e ritorto torna alla vita e ci

permette di capirla più profondamente e anche, in un certo modo, di viverla nella

sua pienezza, recuperando tutto ciò che abbiamo dovuto eliminare perché la

società non sia un manicomio né un'ecatombe permanente, come doveva essere

nella preistoria dei nostri antenati, quando l'umano era ancora in nuce. Grazie alla

libertà di cui ha goduto in certi periodi e in certe società, esiste la grande

letteratura, dice Bataille, ed essa non è morale o immorale, ma genuina,

sovversiva, incontrollabile, o finta e convenzionale, o più precisamente morta. Una

letteratura senza vita e senza mistero, con la camicia di forza, lascerebbe senza

vie di fuga quegli aspetti oscuri e maledetti che portiamo dentro e questi

troverebbero dunque altri modi per riaffacciarsi nella vita. Con quali conseguenze?

Con quegli inferni in cui il "male" si manifesta non nei libri ma nella vita stessa,

attraverso le persecuzioni e le barbarie politiche, religiose e sociali. Di

conseguenza, grazie agli incendi e alla ferocia dei libri, la vita è meno truculenta e

terribile, più pacifica, e gli esseri umani possono convivere con meno traumi e più

libertà. Chi insiste affinché la letteratura diventi inoffensiva lavora in realtà per

rendere la vita invivibile, un territorio in cui, secondo Bataille, i demoni finirebbero

per sterminare gli angeli. È questo ciò che vogliamo?”

Fa molti esempi.

Il canone scolastico dà molte cose per scontate. Ad esempio, l’assetto:

l’apprendente apprende e basta.

La prospettiva maschilista avuta dall’arte e dalla letteratura per un lungo periodo

di tempo comunque non cambia la loro importanza.

a. Sabatini – Il sessismo nella lingua italiana. Oltre ad esser stata un’insegnante, è

stata una femminista molto attiva nel movimento. Riesce a fare la spola tra il

femminismo statunitense e quello italiano.

Anche se la rilevanza sociale della lingua è teoricamente riconosciuta nel campo

della linguistica e della cultura in genere, nondimeno la lingua viene praticamente

trattata come se fosse un mezzo «oggettivo» di trasmissione di contenuti Si crede

di poterla controllare, manipolare secondo i propri bisogni e i propri scopi, e

invece ci sfugge quanto sia essa stessa a controllare e manipolare noi e

la nostra mente: non siamo sempre noi a parlare la lingua, ma è la lingua

stessa che ci parla.

La lingua in un certo senso forma il nostro mondo, costruisce quello che siamo.

La lingua italiana, come molte altre, è basata su un principio androcentrico: l'uom

o è il parametro, intorno a cui ruota e si organizza l'universo linguistico. Esempio

paradigmatico: la stessa parola «uomo» ha una doppia valenza, perché può

riferirsi sia al «maschio della specie» sia alla «specie stessa», mentre la parola

«donna» si riferisce soltanto alla «femmina della specie». Non si può non sentire il

peso dell’ambiguità di massime come «l’uomo è la misura di tutte le cose» in una

società patriarcale che ha sempre considerato la donna come «altro», come

«diverso».

Il problema non sono le differenze, ma le valenze che esse esprimono: o nozioni

stereotipate, riduttive e restrittive della immagine della donna, o il reiterato e

pervasivo concetto base della centralità e universalità dell’uomo e della

marginalità e parzialità della donna. La falsa «neutralità» del maschile, che spaccia

per umano ciò che è solo dell’«uomo» (marcato) è emblematica di tutta la cultura.

«Il problema della sessuazione del discorso — fa notare Irigaray (1985) —

paradossalmente non si è mai posto. L’uomo come animale dotato di linguaggio, 19

come animale razionale, ha sempre rappresentato il solo soggetto possibile del

discorso, l’unico soggetto possibile.

E la sua lingua appare come lo stesso universale. ...Una legge, perpetuamente

misconosciuta, prescrive tutte le realizzazioni della/e lingua/e, ogni produzione di

discorso, ogni costituzione di lingua, secondo le esigenze di una prospettiva, di un

punto di vista, di una economia; quelle dell’uomo, supposto rappresentare il

genere umano». E da qui a identificarsi con la divinità il passo è breve: chi può

negare l’influenza che l'«andromorfismo» del linguaggio della religione (Dio,

Nostro Signore, Padre Nostro, ecc.) ha sulla nostra idea della divinità (sessuata +

maschile)?

Nella lingua parlata e scritta di ogni giorno, nella lingua cosiddetta «spontanea»,

raramente si attuano scelte consapevoli lessicali e di costruzione del periodo. Ed

anche quando si elabora un discorso o un articolo, quando si ricercano, scartano e

scelgono termini e costruzioni appropriate, le parole a nostra disposizione, i loro

significati, le loro posizioni nel periodo, sono in gran parte determinate dalla

consuetudine linguistica. o posizioni nel periodo, sono in gran parte determinate

dalla consuetudine linguistica. Talvolta la parola o il costrutto usuale non è

adeguato al nostro pensiero, provocando un momento di conflitto o di impasse nel

pensiero stesso o di blocco di tipo «afasico». È ciò che le donne hanno provato

quando, attraverso le scoperte e le insights della presa di coscienza femminista,

hanno cominciato a guardare se stesse e i propri rapporti con gli altri con occhi

diversi e tentato di rappresentare in parole queste nuove intuizioni.

Ma le parole mancavano o erano talmente intrise di significati, di connotazioni

impresse dalla visione patriarcale che non corrispondevano alla nuova immagine

di sé e del mondo che cominciava a prender forma nel discorso delle donne. Si

trattava spesso di parole chiave quali: femminilità, maternità, il cui significato,

dato per scontato, era il riflesso di un immaginario maschile che proiettava su di

esse i propri bisogni ed i propri desideri. Ma la retorica maschile contagiava

persino le donne che vivevano queste esperienze in prima persona, ingiungendo

loro di viverle secondo i valori semantici patriarcali.

prendere con.

Concepire: Maria concepì senza peccato. Figurato con riferimenti a

idee che si generano dentro di noi.

Il fatto di utilizzare lo stesso termine per la creazione del pensiero e di concepire

un essere umano affonda le radici nel nostro passato culturale e di cui hanno

parlato gli uomini.

Ed eccoci alla fin pervenuti grado per grado al più alto colmo delle figure

ingegnose, a paragon delle quali tutte le altre figure fin qui recitate perdono il

pregio, essendo la metafora il più ingegnoso e acuto, il più pellegrino e mirabile, il

più gioviale e giovevole, il più facondo e fecondo parto dell’umano intelletto.

Ingegnosissimo veramente, però che, se l’ingegno consiste (come dicemmo) nel

ligare insieme le remote e separate nozioni degli propositi obietti, questo appunto

è l’officio della metafora, e non di alcun’altra figura: perciò che, traendo la mente,

non men che la parola, da un genere all’altro, esprime un concetto per mezzo di un

altro molto diverso, trovando in cose dissimiglianti la simiglianza. E. Tesauro

Ovidio parla della propria opera come creata da lui senza madre.

Partorire col corpo e con la mente, Francesca Rigotti. 20

Le piccole virtù,

Natalia Ginzburg scrive qui parla del suo mestiere, quello di chi

scrive. Voleva scrivere come un uomo, non voleva scrivere come una donna.

Tuttavia, a un certo punto si stufa. Poi ha avuto dei figli, non riusciva a scrivere,

voleva occuparsi solo dei bambini. Ma la nostalgia c’era.

Mette in gioco tanti elementi. 1 rapporto con una tradizione, idea di cosa significa

essere scrittrici e scrittori, c’è un modello esterno, possiamo dirci scrittrici solo

quando possiamo raggiungere quel modello che ci legittima perché non siamo

capaci di legittimarci da noi. 2 ciò porta a un insterilirsi delle parole 3 gravidanza,

in cui sembra che tutto sia perduto 4 riprendendo in mano la penna dopo la

gravidanza, riprende a scrivere. L’esperienza di avere figli le permette di scrivere

qualcosa che solo lei in quanto donna può scrivere. Questa esperienza l’ha messa

in contatto con se stessa.

Woolf parla della relazione tra due donne che solo le donne possono capire.

10/04/2018

Decima lezione

Centri di documentazione delle donne, luoghi dove si potevano incontrare

In molti Paesi europei (non Italia) molte donne del femminismo erano nelle scuole

Convegno a Modena nell’87 si decise di non costruire dipartimenti degli

studi delle donne. Ci sono molte attività sugli studi di genere ma bisogna

conoscerli. Vuol dire che c’è un qualche problema tra l’idea di cambiare il mondo e

come farlo.

Istituzioni per le donne, ne sono rimaste poche, mentre in principio ce n’erano

molte.

C’è una modificazione del movimento che tende, negli anni, a specializzarsi,

dividersi in gruppi che affrontano caratteristiche specifiche, ma anche a

frammentarsi.

Quello che accade è che cominciano a verificarsi anche delle rotture politiche

nel senso che la molla fondamentale che produce un soggetto politico si tratta

sulla capacità di vedere quali sono le caratteristiche comuni, definire l’essere

donne come soggettività attiva, non come dato biologico. Per anni al centro

c’è stato questo aspetto, le caratteristiche riconosciute dalle donne come

comuni, dipendenti dal fatto di essere donne. Ciò ha messo al centro ciò che

univa le donne e non ciò che le divideva. Col passare del tempo le donne hanno

iniziato a vedere anche le loro diversità. La frattura è stata prodotta, soprattutto

negli USA, dal femminismo nero. Alcune donne intellettuali del movimento

femminista nero hanno avvertito una forte difficoltà dell’essere all’interno del

movimento femminista ma sentire anche l’appartenenza al popolo nero,

sentendosi vicine agli uomini neri per le battaglie per i diritti civili. Ciò ha

permesso loro di organizzarsi come donne nere. Successivamente ha anche

prodotto una serie di critiche e di conflitti dolorosi perché ad esempio una parte di

queste donne, anche intellettuali di spicco del movimento femminista prima,

pongono l’accento sulle contraddizioni che le donne provenienti dai luoghi

colonizzati avvertono nel “primo mondo”.

Il movimento femminista si forma in un certo senso in contraddizione alla cultura

occidentale. In questo momento, in cui si parla e si discute della difficoltà nell’arte

e nella filosofia..

Perfino ora esiste una tensione che da una parte spinge, nel cosiddetto primo

mondo e meno negli altri, verso la frammentazione assoluta. Non esistono 21

insiemi che rappresentano gli esseri umani, ogni essere è rappresentato come

unico e irripetibile, frutto di un incontro infinito di contingenze. Impossibilità del

soggetto di pensarsi insieme ad altri.

Identità di genere, soprattutto in America e Inghilterra. Da una parte c’è una

fortissima spinta identitaria che spinge i soggetti a definirsi come unici al

mondo (gay, lesbiche, neri, ecc.) dall’altra si vuole appartenere a una

comunità.

Rubin: apparteniamo agli esseri umani, che hanno la caratteristica di essere

maschi o femmine, ma all’interno della società cosa vuol dire essere maschi o

femmine? Da una parte c’è il genere, maschio o femmina, dall’altra c’è il

genere che è una categoria culturale, in evoluzione. Quello che è in natura e

quello che è in cultura è lungi dall’essere chiaro. Basta aprire un po’ gli occhi per

vedere le differenze tra una cultura e l’altra per capire che non c’è niente che

sia la “norma”. È importante capire quanto si può lavorare sui cosiddetti stereotipi

di genere, categorie soprattutto trasmesse senza parole, quindi più difficili da

discutere perché non pensate ma radicate. Questo patrimonio di pensiero radicato

andrebbe rianalizzato in un’ottica di libertà delle donne.

L’idea del genere, struttura sociale nella quale prendiamo posto quando

veniamo al mondo, è stato discorso a lungo e compreso e non compreso dalla

cultura di massa in quanto concetto non facilissimo.

Il genere è un concetto teorico nuovo che tende a definire, verbalizzare, una

relazione in un momento e in un luogo specifico, tra il maschile e il

femminile. L’idea di genere e il rapporto effettivo tra il maschile e il femminile in

una determinata società in un dato momento, determina tutti, non si può cambiare

una parte di questo rapporto senza che cambi l’altra.

Joanne Scott → il genere è prima di tutto uno strumento per leggere la

società. Per studiare la Rivoluzione francese utilizzo le categorie, mi faccio delle

domande, ad esempio quali erano i rapporti di forza tra campagna e città? Se io

non capisco, posso capire la storia solo parzialmente. Scott dice “se interrogo la

storia, ma per farlo non uso la categoria di genere, non capisco delle cose

importantissime della Rivoluzione, mi manca questa lente”. Dice che il genere non

è una cosa astratta ma una cosa utile per interrogare la realtà. Magari, se non uso

questa categoria, non mi accorgo che le donne hanno una posizione del tutto

subalterna in quella data società.

Scuola delle Annales → non si può fare solo la storia delle conquiste territoriali

delle famiglie regnanti, se non si fa anche la storia della famiglia non si capisce

moltissimo. Se non studiamo come passa la ricchezza di generazione in

generazione, ci sfuggono molte cose.

Nel momento in cui mettiamo in discussione il genere, dobbiamo mettere in

discussione tutto quello che diamo per scontato (cosa sia donna, cosa sia uomo),

dobbiamo provare a pensare le categorie più generali: cosa penso che sia essere

donne o uomini nella mia società? Al di là della mia esperienza personale o anche

tramite quella ma andando oltre.

Le categorie che ci vengono tramandate servono a costruire un ordine simbolico, a

dare delle norme di comportamento (a una bambina o un bambino si chiederà di

comportarsi in determinati modi e verranno corretti se non si comporteranno

secondo quello che è considerato “normale”).

Il genere cambia. Ci sono aspettative diverse su cosa significhi essere donna

rispetto a 50 anni fa.

Più ci sono degli stereotipi forti, soffocanti a cui uniformarsi, più si creano

ribellioni forti individuali. Nel momento in cui si aprono questi stereotipi e si

“smontano”, si aprono delle possibilità di cambiamento. Ciò è accaduto in vari 22

modi. Ad esempio, una parte del femminismo italiano e di quello francese ha

ritenuto importante eliminare gli stereotipi che opprimono uomini e donne ma

non di cancellare la differenza sessuale (cosa che avviene negli USA).

queer

Judith Butler, filosofa americana, negli anni ’90 → discorso del , parla di

tutto ciò che trasgredisce l’ordine simbolico (eterosessualità), parla di una

riarticolazione del soggetto, né maschio né femmina ma un queer, si tratta di

un atto performativo. Si mette in discussione il discorso, poco difficile da

approcciare emotivamente e semplicemente. Si tratta di un gesto di trasgressione

assoluta, la capacità di potersi reinventare, di potersi presentare come

maschio, femmina o nessuno dei due. Andare alla radice di stereotipo o più dietro

ed estrapolare il concetto di sesso. Sostanzialmente, si tratta di un atto di

sottrazione, è come se ci si consegnasse a una teorica, assoluta libertà.

Nel frattempo, il femminismo si è frammentato, dà risposte molto diverse a

come rispondere alla questione di genere.

Rosi Braidotti: è importante conservare un rapporto con la corporalità. Il

soggetto femminile si rifiuta di cancellare il corpo o di leggerlo in modo subalterno,

d’altra parte è anche sbagliato pensare che possa esserci una identità fissa

e immobile nel tempo. È interessata al cosiddetto soggetto nomade. I termini

chiave sono da un lato essere incarnati, dall’altro le radici corporee della società.

Noi siamo corpo. Differenza tra uomo e donna, tra donne, all’interno della

donna, tutte allo stesso momento, non si tratta di un discorso dialettico.

1 corporea e psichica alla quale si sommano altre differenze

Soggetto nomade vuol dire che io, a una certa fase della mia vita, sarò in grado di

essere me stessa in un certo modo e man mano che la mia vita cambia,

cambio anche io.

Femminismo della differenza, vuole chiarire la teoria della differenza sessuale,

vuole superare l’imposizione da parte della società di cosa vuol dire di

essere donne e uomini ma questo non vuol dire che possiamo fare un

atto di cancellazione delle differenze tra uomini e donne. Modificare la

struttura dei rapporti di genere a partire dalla differenza.

Adriana Cavarero. Il fatto che molte leggi siano state approvate ma le cose

continuano a non cambiare, fa sì che si apra la necessità di andare a fondo.

Quali sono le aspettative, qual è la società che vogliamo rispetto a ciò che la

società continua a proporre? Per moltissime donne (e non solo) ciò vuol dire che di

volta in volta si mette a fuoco un piano del discorso, si raggiunge un risultato, per

un po’ le cose sono ferme e poi si riparte.

Mondo del lavoro → ci sono gli uomini, ci sono sempre stati gli uomini. È come se le

donne fossero lì per gentile concessione e devono rispettare le regole di chi le

comanda e queste regole rimandano sempre al loro essere corpo. Le donne sono

perfettamente in grado di distinguere un corteggiamento da un “gioco di potere”.

La domanda interessante è: quello di cui stiamo parlando è che cos’è il potere e

che cos’è la sessualità o cosa rimane della sessualità maschile se escludiamo il

potere? Le donne sono in grado di desiderare un uomo che non è potente? Se è

vero che il genere è un rapporto di potere, è il primo rapporto gerarchico, e quindi

quando veniamo al mondo sperimentiamo un rapporto gerarchico e che la

diversità è gerarchica è terribile perché la diversità potrebbe essere sempre e solo

diversità e non gerarchia. Intervenire su quel rapporto per cambiarlo

significherebbe modellare come ciascuno di noi ha inteso le relazioni di potere.

Quindi, forse questo spiega che si possa immaginare un essere uomini e donne

senza bisogno di inventarsi 59 generi, secondo le teorie presenti negli USA. Forse

si può immaginare di essere uomini o donne in infiniti modi diversi. 23

17/04/18

Undicesima lezione

Presentazione del seminario di storia

Genere come categoria interpretativa capace di analizzare diversi fenomeni storici,

politici, sociali, ecc.

Concetto di storia delle donne e storia di genere – problema della presunta

assenza di donne nella storia.

Articolo 2017 perché i manuali di storia non trattano di donne o se lo fanno, lo

fanno in paragrafetti a margine?

A partire dalla presunta assenza delle donne nella storia

Esclusione delle donne dal dizionario biografico dell’italiano (dati degli anni 2010-

2015). Oscilla dal 2% al 4%.

Problematizzare la situazione significa fare una storia diversa. Situazione

attuale italiana: si è formata la società italiana delle storiche, delle riviste

(Genesis e Memoria) hanno contribuito a comporre la storia delle donne.

Dalla storia delle donne alla storia di genere – introduce l’articolo di Joanne Scott

che interviene sulla categoria interpretativa di genere e spiega come possa

essere usata per interpretare la storia.

Genere → modo in cui mascolinità e femminilità si formano per intervenire sulla

società, non coincide per forza col sesso, anzi viene contrapposto a distinzioni di

sesso, che comportano piuttosto una distinzione anatomica e biologica.

J. Scott: il genere resta sempre una questione aperta, quando pensiamo che sia

stato definito, siamo sulla strada sbagliata, perché cambia in base al tempo, luogo,

ecc. e può facilmente aiutarci a comprendere la storia, perché la storia indica

proprio il mutamento.

Rivoluzione francese: la presenza delle donne ha in qualche modo posto il

problema della differenza di genere per quanto riguarda, ad esempio, la

dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino con Olympe de Gouges

(dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina).

Categorie di classe ed etnia: ci aiutano a comprendere la complessità dei

fenomeni sociali (se non considero l’etnia, non vedrò la complessità/profondità

della storia dei neri d’America, allo stesso modo se non penso alla categoria di

classe, non capisco la complessità della Rivoluzione francese e del ruolo dei

contadini). Così, il genere è utile a spiegare la storia.

La Storia è stata fatta essenzialmente dagli uomini bianchi. Le donne sono sempre

state escluse proprio perché appartenenti alla seconda parte di quella divisione

binaria, l’altro non contemplato all’interno dei fenomeni storici. Inoltre, a lungo

sono state assegnate alla cura della casa e dei figli, il loro tempo era ciclico e

segnato dalle gravidanze, ecc.

Articolo di Anna Rossidoria: si chiede se e come sia possibile insegnare storia

delle donne e perché queste siano state escluse dalla storia, e come risposta

dice che per lungo tempo sono state assegnate a ripetere sempre gli stessi

gesti, eventi, riti. Le paladine e le guerriere sono casi eccezionali, non

un’esemplificazione del genere femminile e non cambiano nulla per quanto

riguarda la prospettiva storica ed avallano l’idea che si debba essere eccezionali

per far parte della storia. Quindi, Rossidoria si pone dei problemi che sono a

tutt’oggi irrisolti quando si fa storia delle donne. 24

Come si fa storia delle donne? Un modo per farla è utilizzare il genere quale

categoria interpretativa e farlo non significa creare una storia “altra”, parallela, ma

è assumere un punto di vista che permette di superare la prospettiva

falsamente neutra.

Cosa si deve studiare? Cioè, cosa cambia nel momento in cui introduciamo la

presenza femminile? Vengono scardinate le categorie storiche, pensiamo a

quella di pubblico e di privato. All’uomo è generalmente assegnato lo spazio

pubblico e alla donna quello privato. I confini non sono più così netti. Pensiamo,

ad esempio, a quello che succede durante la I Guerra mondiale: le donne lasciano

lo spazio privato della casa per entrare in quello pubblico salvo poi ritornare nello

spazio privato dopo la guerra. Ecco che non esiste più un confine netto tra

pubblico e privato. Cosa ha cambiato l’ingresso delle donne nello spazio pubblico?

Si è modificata la mentalità della società? Ha avuto un peso dal punto di vista

economico il fatto che le donne siano uscite di casa per andare a lavorare? La

presenza delle donne aiuta a farci delle domande. La presenza delle donne,

tuttavia, la vediamo essenzialmente da un punto di vista di differenza sessuale.

Presenza delle donne nei mestieri nel dizionario biografico

In tempi recenti siamo di fronte ad un avanzamento rispetto al passato (molto

poche le donne che partecipavano alla vita pubblica e politica), maggiore

attenzione che dipende anche da chi fa la storia delle donne. Spesso a scrivere

queste biografie sono gli uomini che non raccontano con un occhio attento alla

presenza femminile.

La maggioranza della popolazione è non raccontata dalla storia, la storia ci

racconta piuttosto di una sottile fascia di popolazione (classe dirigente

essenzialmente, figure di spicco).

La storia viene raccontata come un insieme di cambiamenti continui, ma si tratta

anche di non cambiamenti, di qualcosa che permane.

La scuola delle annales: grande scuola storica francese nata intorno alla rivista

Les annales

francese di cui facevano parte storici come Lefebvre, che ha avuto

obiettivi come quello di studiare la micro storia (storia delle famiglie, ad

esempio). Cosa hanno fatto questi storici per studiare la micro storia? Hanno usato

categorie interpretative, come il genere e l’etnia. Saggio: “La grande paura”. Cosa

succedeva nelle campagne di Parigi nel periodo della presa della Bastiglia. Se non

avesse usato la categoria interpretativa di classe, ci saremmo persi una parte del

significato storico della Rivoluzione.

Una degli storici scrive un articolo “è possibile fare una storia delle donne?”

chiaramente sì, spiega cosa significa fare una storia delle donne, non è una storia

separata e parallela, nemmeno un punto di vista specifico o migliore rispetto ad

altri. È un metodo storiografico per comprendere la complessità dei fenomeni

storici e sociali. Va a studiare la relazione esistente nella società tra uomini e

donne in un determinato periodo storico e come questa relazione ha cambiato il

punto di vista. È un mezzo per mostrare la complessità dei fenomeni sociali,

arricchire il panorama storico. Problema dei manuali e libri di testo.

La differenza insegna → come insegnare la storia, ovviare al problema di assenza

delle donne dalla storia. La storia delle donne ci dà un nuovo sguardo su

fenomeni storici che ci sembrano dati. Generazione di cittadini e cittadine

insieme dalla rivoluzione francese, non solo di cittadinI.

Istituto della dote, baliatico (dare i figli a una balia perché se ne occupasse per

tornare al lavoro nei campi o in casa): donne sottomesse all’autorità maritale.

Situazione italiana: saggio di Andreina Clementi pubblicato su Genesis del 2009.

Importanza del chi fa storia: cambia la storia se a farla è un uomo o una

donna? Difficoltà, a livello istituzionale o accademico, a esporsi per chi fa storia 25

delle donne. spesso è come se ci si occupasse di una branca minore. Dubbi

avanzati da una comunità scientifica fatta di uomini e donne, si è accusati di poca

scientificità.

comunità scientifica delle storiche, donne che, a livello accademico e scolastico, si

occupano di storia, la insegnano

1 donne che affrontano la storia da un punto di vista neutro-maschile;

2 storiche accademiche che nei loro corsi introducono il problema di

genere, della differenza sessuale, cercando di barcamenarsi, stare in mezzo al

neutro

sapere e dall’altra l’introduzione di corsi di storia delle donne;

3 più numeroso, storiche non accademiche, molte insegnanti o donne attive in

vari gruppi, che si occupano di storia, che dichiarano apertamente di

occuparsi storia delle donne e che non si preoccupano di essere accusate

di poca scientificità; sono più libere, non operano nell’università.

Ida Fazio, storica della società italiana delle storiche, in un’intervista rilasciata a

Repubblica, spiega un po’ il funzionamento dell’acquisizione di punti delle riviste

scientifiche e in particolar modo di Genesis, rivista ufficiale della società italiana

delle storiche. Le è stata riconosciuta una certa scientificità ma non è stata

riconosciuta di livello A perché la SIS, società italiana delle storiche, non contiene il

45% di membri a livello accademico.

1989 nascita Società italiana delle storiche con l’obiettivo di mettere un po’

insieme i dibattiti e le idee che c’erano stati fino a quel momento a livello

storico. Anche raccontare il movimento femminista, le sue origini, ripescare un po’

la memoria di quello strano fenomeno carsico che si rileva quando si parla di storia

delle donne. Capisaldi: necessità di partire da sé, rompere i confini tra

pubblico e privato, trasporli in una pratica storiografica. Le storiche della SIS

hanno cominciato a lavorare in questo senso: riprendere alcuni presupposti del

femminismo e guardarli in ottica storica. È importante il rapporto di chi fa storia

con le generazioni precedenti, attuali e con quello che verrà dopo. 2 settimane a

Fiesole, scuola estiva, si fa una full immersion nella storia delle donne. 1991 rivista

Memoria sostituita dalla rivista Genesi.

Gender: rapporto così come si determina socialmente e culturalmente. Cambia a

seconda del contesto: è già diversa l’aspettativa su cosa significa essere uomo o

donna in una famiglia elevata o di strato più basso del nord Italia. Varia moltissimo,

ad esempio, da gruppo sociale a gruppo sociale. Si tratta di come si concepisce ciò

che è appropriato nei comportamenti degli uomini e in quelli delle donne.

Problema: nel momento in cui ciò che ci si aspetta da uomini e donne va

cambiando, intanto ci sono degli allarmi che la società avverte, tanto più

quanto sono le donne a rivendicare autonomia e libertà, a ciò si risponde con una

serie di preoccupazioni, tanto più sfuma ciò che ci si aspetta da uomini e donne, il

modo di educarli. Siccome parallelamente a ciò si è intrecciato un movimento

di “autoliberazione” degli omosessuali, tutto questo è diventato una grande

confusione (Italia, discorso diverso per gli USA). Nel momento in cui si

mettono in discussione gli stereotipi di genere, le impressioni che ha la

comunità tanto meno è dotata di strumenti culturali, più sale la paura.

Essenzialmente, nel momento in cui si mettono in discussione ruoli molto definiti,

c’è il panico. In Europa, in modo spesso acritico e molto ideologico, si fa un

discorso spaventoso, che viene spesso introdotto arrogantemente, si è prodotta

un’ondata di paura e confusione. Sono le paure del cambiamento (anche se in

realtà non si sa cosa succederà quando la donna sarà veramente libera).

Forma di propaganda eccessivamente ideologica, confusa e che fa molta paura. Ci

sono dei “fantasmi” che si aggirano e delle questioni più affrontabili. 26

Storia delle donne/storia di genere possono essere utilizzati come sinonimi

ma non è sempre stato così. La storia delle donne è venuta prima della storia di

genere. La prima è nata negli anni ‘70, nata col secondo femminismo, è andata a

ricercare le presenze femminili nella storia. Hanno scritto una serie di biografie: di

sante, mistiche, hanno cercato lettere e diari privati di personalità importanti.

Piano piano si è andati avanti, si è applicata la nozione di storia delle donne per

esempio all’acquisizione di cittadinanza col diritto di voto. Cosa ha comportato nei

fatti l’acquisizione dei diritti politici e civili. C’è stato un momento storico in cui si

sono battute per il diritto di voto, il dibattito è ripreso sul finire della II guerra e le

donne hanno finalmente acquisito il diritto. La storia delle donne va a studiare i

processi e l’obiettivo. La storia di genere può studiare anche quello stesso

fenomeno storico ma in un modo relazionale. Non studia soltanto la presenza

femminile ma come uomini e donne si sono relazionati in un determinato momento

storico, i processi che hanno portato a una determinata conquista o

evento, ad esempio il diritto di voto. E ha cambiato la relazione uomo-donna? La

tout court.

storia di genere è più ampia,

Scrivere di donne nella storia: allarga la visuale.

Dalla fine degli anni Settanta le donne non si accontenteranno più di essere

cittadine, ma chiederanno di avere dei diritti civili che rispecchino la loro differenza

sessuale. Ossia, per il fatto di essere donna, devo avere una tutela per la maternità

se ne ho bisogno durante la gravidanza e anche nei mesi a seguire. Se io donna ho

un figlio e sono costretta a tornare 15 giorni dopo il parto oppure a lasciare il

lavoro, la società ne risente negativamente. Se c’è uno stato sociale che tutela le

mie necessità in quanto donna, ciò rispecchia la differenza sessuale e non

l’uguaglianza.

Simonetta Fiori: quello che i manuali non dicono è che a fare la storia sono anche

le donne

19/04/18

Dodicesima lezione

Femminismo nero e postcoloniale – due prospettive critiche diverse

Black feminism: due brevi saggi di Audre Lorde, femminista lesbica afroamericana

Per femminismo nero intendiamo la produzione teorica e il movimento

politico costituito dalle donne nere negli USA, quindi si tratta di autrici,

studiose, filosofe, donne che hanno lavorato in tutti i campi del sapere e

che vivono l’esperienza di essere state deportate come schiave o di

essere state associate agli schiavi. Le femministe nere hanno elaborato una

pratica politica e una teoria che parte dalle intersezioni tra razzismo e

sessismo. Evidenziano che all’interno del movimento femminista degli USA ci

fosse una tendenza a proporre un certo razzismo. Il femminismo elaborato

dalle donne bianche negli USA non ha tenuto conto delle donne povere, nere

o originarie del terzo mondo.

Sottolineano come razzismo e sessismo siano due sistemi di potere che si

perpetuano a vicenda, le donne nere non lo sperimentano mai in maniera isolata

ma sempre in maniera simultanea. Ciò si può vedere nella pratica, quando

vediamo dei temi che sono stati centrali per il femminismo bianco negli USA:

le femministe nere fanno notare come il femminismo bianco si sia concentrato

molto sull’aborto, le donne nere invece hanno dovuto lottare molto contro le

sterilizzazioni forzate. Le donne nere venivano spesso stuprate dai proprietari 27


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e interculturale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher daniela2603 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Studi di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Sapegno Maria Serena.

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