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Sociologia delle relazioni internazionali – Lezione 1 (19.09.2018)

Introduzione alla disciplina di sociologia delle relazioni internazionali

Prof. Paolo Rosa

Ricevimento: mercoledì 09:00-11:00 (previa email)

Esame: scritto con 3 domande aperte (soprattutto sul manuale in inglese), il voto finale sarà la media tra il voto delle tre domande, 1 ora e mezza abbondante.

Sulla didattica online ci saranno letture integrative e un elenco di riviste di relazioni internazionali.

L'oggetto di studio

L'oggetto di studio è la politica internazionale. Nella prima parte del corso si definisce l'oggetto di studio (le relazioni internazionali sono una sub-disciplina della scienza politica) e come si è evoluto lo studio delle relazioni internazionali; non si studia prettamente la politica interna, ma essa inciderà sulla politica internazionale.

Lo studio di questa disciplina si è sviluppato nel secondo dopoguerra negli USA, per formare individui (diplomatici) in grado di gestire l'ordine internazionale; questo non significa che precedentemente nessuno si fosse interessato alla politica internazionale (il primo libro di politica internazionale trattava del sistema bipolare diviso tra Atene democratica e Sparta). Analisi della politica internazionale sono sempre state fatte, ma ciò che distingue lo studio contemporaneo di questa disciplina è il metodo, l'approccio: il rapporto tra gli Stati, che cosa determina le scelte degli Stati nella politica estera. L'oggetto di studio di questa disciplina infatti è in comune con lo studio degli storici e dei giuristi.

Attenzione all'oggetto di studio: descrizione

  • Degli attori principali → imperi, città-stato, monarchie, Stati a base territoriale e nazionale; oggi sulla scena internazionale ci sono nuovi attori come l'ONU e l'Unione Europea, alla quale appartengono alcuni campi di policy antecedentemente appartenenti allo Stato; altri attori non sono territoriali come i gruppi terroristici o sono gruppi privati appartenenti alla società civile come Greenpeace, ONG → attori sia sovrastatali sia substatali.
  • Degli obiettivi della politica estera → obiettivi egemonici (secondo il pensiero realista offensivo, ogni potenza economica diventa potenza politica sfidando quella potenza politica egemonica attuale), essere una potenza regionale, essere una potenza navale.
  • Degli strumenti degli Stati: strumenti militari, diplomatici, culturali (soft power) ed economici.

La scienza politica si dirama in pubblica amministrazione, politica comparata e relazioni internazionali. Per i regimi autoritari non si può prescindere dallo studio della personalità dei leader (es: Mao, Putin, Hitler, …). Noi dobbiamo spiegare cosa fanno gli Stati e il motivo per cui lo fanno, ma senza giudicare se sia giusto o no. Dopo questa parte descrittiva bisogna passare alla parte analitica: bisogna spiegare perché ci sono delle differenze tra gli obiettivi che i vari Stati perseguono, e anche diversità tra gli strumenti che utilizzano → spiegare le variabili internazionali e il comportamento degli Stati su vari livelli (globali o sistema internazionale, livello intermedio o singola società, livello basso o singolo individuo).

Alcuni fattori importanti per spiegare il comportamento degli Stati (4 livelli di analisi):

  1. Variabili internazionali e il comportamento degli Stati:
    • Anarchia (caratteristica del sistema internazionale perché tutti gli Stati sono formalmente uguali e non c'è nessuna autorità superiore che possa imporre la sua legge o garantire la difesa → sistema di self-care).
    • Interdipendenza economica.
    • Norme internazionali → distribuzione del potere, della ricchezza e delle norme che definiscono dei comportamenti appropriati (variabili macro).
  2. Variabili societarie e il comportamento degli Stati: cultura, politica interna e scelte internazionali.
  3. Variabili governative e comportamento degli Stati: dinamiche di gruppo e processo decisionale.
  4. Variabili individuali e comportamento degli Stati: l'impatto delle caratteristiche dei singoli decision maker.

Anche le condizioni esterne allo Stato condizionano il suo comportamento (es: differenze di comportamento nella politica estera tra Svizzera e Israele). Approfondiremo lo studio del caso concreto della Cina.

Art. 11 Cost: << L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. >> → importanza della politica interna sulle scelte di politica estera.

Sociologia delle relazioni internazionali – Lezione 2 (20.09.2018)

Lo studio scientifico delle relazioni internazionali

Oggetto di studio è il comportamento internazionale degli Stati, le caratteristiche del rapporto tra gli Stati e le politiche che si originano all'interno di uno Stato e che poi hanno effetti a livello internazionale.

  • Politica internazionale: modelli d'interazione (conflittuali/cooperativi) tra due o più Stati → si fa riferimento al funzionamento del sistema internazionale nel suo complesso, o al funzionamento di un suo sub-sistema → spiegazione delle relazioni tra le varie unità del sistema → focus sul sistema nel suo complesso, sulle interazioni tra i vari Paesi, e non su un singolo Stato (prospettiva sistemica). Esempi: sistema bipolare, sistema unipolare, sistema multipolare.
  • Politica estera: azioni intraprese dai governanti di una nazione, o dai loro rappresentanti, per influenzare il comportamento di attori esterni al proprio sistema politico → si cerca di spiegare il motivo dell'azione di un singolo Stato (prospettiva dello Stato come singolo attore). Esempio: l'Italia ha un modus operandi essenzialmente pacifista.

L'evoluzione dello studio delle relazioni internazionali, quali sono le caratteristiche principali che distinguono questa disciplina dal diritto internazionale e dalla storia delle relazioni diplomatiche, che pure si occupano dello stesso oggetto, ma lo fanno in maniera differente.

3 momenti chiave di trasformazione dello studio della disciplina

  1. Dibattito ontologico riguardo alla natura dell'oggetto studiato (la politica internazionale), avvenuto tra le due guerre mondiali: dibattito tra idealismo e realismo.
  2. Nel secondo dopoguerra (anni '50-'60), in America, si sviluppò il dibattito di tipo epistemologico, che riguarda la ricerca del metodo migliore per studiare la politica internazionale; fu un dibattito tra comportamentismo (o approccio scientifico, attraverso metodi statistici, campioni di grandi numeri e ricerca di variabili indipendenti o dipendenti per trovare le eventuali correlazioni) e metodi tradizionali (metodi qualitativi).
  3. Oggi vengono accettati sia i metodi quantitativi sia i metodi qualitativi → dibattito contemporaneo tra paradigmi (teorie o principali modelli):
    • Realismo (Tucidide, Kissinger) → teoria più antica e variegata, focus sul potere. Il realismo politico è una teoria di filosofia politica secondo la quale il fine primario dell'azione politica è (o dovrebbe essere) il raggiungimento ed il mantenimento del potere. La sua attuazione nella storia, sia in politica interna che in politica estera, è anche definita Realpolitik. Il realismo politico trova le sue origini negli scritti di Niccolò Machiavelli e Thomas Hobbes. In particolare, Machiavelli nel Principe (1513) osservò come il solo scopo di un principe fosse la ricerca e il mantenimento del potere, indipendentemente da questioni religiose o morali. Andando a ritroso, è stato più volte indicato come loro precursore Tucidide, storico greco: egli enunciò una delle massime fondamentali del realismo politico, quando centra "il famoso punto nodale di tutto il discorso degli Ateniesi" sulle parole «il possibile lo fanno i capi e ad esso acconsentono i deboli» (Storia della Guerra del Peloponneso, V 89).
    • Liberalismo → tradizione che parte dal pensiero economico inglese del Settecento di Smith e Mill, fino al presidente americano Wilson creatore della Società delle Nazioni; focus sui dati materiali e sull'interdipendenza economica.
      • Liberalismo istituzionale → organizzazioni internazionali.
      • Pace democratica → principio “le democrazie non si fanno la guerra”.
      • Liberalismo economico → dottrina politica ed economica che rivendica, alle sue origini, la più assoluta libertà dell'uomo, tanto contro la visione del mondo caratteristica del periodo medievale, dominato dalla sacralità e dai principi metafisici e religiosi, quanto contro lo strapotere politico proprio delle strutture assolutistiche. In questa prospettiva storica le premesse ideologiche più dirette del liberalismo si possono individuare: nella Riforma protestante che, invocando il “libero esame” dei testi sacri, ha messo in crisi l'intero ordine gerarchico in campo religioso e ha restituito all'individuo piena maturità di coscienza e spirito di responsabilità; nel movimento razionalistico che, andando alla ricerca della verità con l'ausilio della ragione e non più coi soli postulati della fede, ha contribuito a “desacralizzare” e laicizzare la società; nel giusnaturalismo che, sostenendo l'esistenza di una serie di diritti immutabili, inalienabili e universali (comuni a ogni persona umana, indipendentemente dalle norme del diritto positivo dei singoli Stati), ha rivalutato il primato dell'individuo, ponendo le basi del pratico riconoscimento dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge; nelle teorie economiche della fisiocrazia e di A. Smith che, contestando le antiche direttive protezionistiche e corporative, hanno identificato nel libero svolgersi delle forze economiche la “ricchezza delle nazioni” e l'unica guida razionale e sicura per un valido comportamento sia privato sia pubblico, dato che ciascuno, gareggiando con i suoi simili in regime di libera concorrenza per la conquista del proprio legittimo benessere, contribuisce contemporaneamente a realizzare l'interesse dell'intera società. In tale modo il liberalismo divenne l'ideologia preferita di quella classe sociale (la borghesia) più evoluta e intraprendente, anche se tenuta ancora esclusa dall'esercizio del potere politico.
    • Costruttivismo → a partire dagli anni Novanta, applicazione delle teorie sociologiche allo studio delle relazioni internazionali: ciò che conta è la realtà così come viene percepita dagli individui e dai ruoli che occupano, perché in base alla propria identità ci si comporta in un determinato modo (comportamento appropriato). Negli anni '80, per vari cambiamenti sul piano culturale, filosofico e della ricerca tecnologica, nasce un nuovo quadro teorico: il costruttivismo. Esso scaturisce dal crollo dell'idea che la conoscenza possa essere oggettivamente appresa. Nasce soprattutto come esigenza di abbandonare un cognitivismo H. I. P. (Human Information Processing) che non ha mai del tutto rinunciato ad alcune componenti meccanicistiche proprie del comportamentismo. I concetti principali che caratterizzano l'attuale costruttivismo sono i seguenti:
      • La conoscenza è prodotto di una costruzione attiva del soggetto.
      • La conoscenza ha carattere "situato", ancorato nel contesto concreto.
      • La conoscenza si svolge attraverso particolari forme di collaborazione e negoziazione sociale.

      In primo piano viene posta la "costruzione del significato" sottolineando il carattere attivo, polisemico, non predeterminabile di tale attività. Il costruttivismo recupera alcuni concetti del positivismo e del neopositivismo: la conoscenza come costruzione attiva del soggetto, è un concetto presente in gran parte della ricerca di questo secolo. Il costruttivismo è un nuovo quadro teorico di riferimento learning centered che pone, cioè, il soggetto che apprende al centro del processo formativo, in alternativa ad un approccio educativo teaching centered, basato sulla centralità dell'insegnante, unico e indiscusso detentore di un sapere universale, astratto e indipendente dal contesto di riferimento. Perciò, la conoscenza diventa:

      • Il prodotto di una costruzione attiva da parte del soggetto.
      • È strettamente collegata alla situazione concreta in cui avviene l'apprendimento.
      • Nasce dalla collaborazione sociale e dalla comunicazione interpersonale.

      L'apprendimento non è visto solo come un'attività personale, ma come il risultato di una dimensione collettiva d'interpretazione della realtà. La nuova conoscenza si costruisce non solo in base a ciò che è stato acquisito in passate esperienze ma anche e soprattutto attraverso la condivisione e negoziazione di significati espressi da una "comunità di interpreti". Nel costruttivismo si assume che la formazione sia un'esperienza situata in uno specifico contesto: il soggetto, spinto dai propri interessi, costruisce attivamente una propria concezione della realtà attraverso un processo di integrazione di molteplici prospettive offerte.

    • Marxismo → relazioni tra economia, struttura di classe della società e politica: proiezione a livello internazionale dello scontro tra classi (Stato sfruttatore e Stato sfruttato).

Lo studio scientifico delle relazioni internazionali: il dibattito tra idealismo/utopismo e realismo

È il primo grande dibattito. La Prima guerra mondiale e la fine dell'utopismo → il pensiero liberale esce screditato dalla Prima guerra mondiale, perché i suoi esponenti credevano che la guerra potesse essere eliminata attraverso l'uso del diritto → creazione della Società delle Nazioni, un sistema di sicurezza collettiva a 365°, che riuniva tutti gli Stati contro un qualsiasi Paese che potesse potenzialmente diventare un elemento di disturbo, e dunque contro al quale gli altri Stati si coalizzavano.

Elementi di debolezza che ha avuto la Società delle Nazioni:

  • Nonostante fossero lo Stato più potente, gli USA decisero di non entrare a far parte della Società delle Nazioni.
  • Non intervenne direttamente per la protezione di uno Stato seriamente minacciato: né in difesa dell'Etiopia quando nel 1936 fu invasa da Mussolini, né quando nel 1936 il Giappone invase la Manchuria e nemmeno quando Hitler invase i Sudeti, la Cecoslovacchia e l'Austria.

La critica di E.H. Carr all'idealismo/utopismo: immagine dell'uomo, dei rapporti tra Stati e delle istituzioni internazionali.

Idealismo/utopismo (pensiero liberale) Critica

Immagine dell’uomo Il pensiero liberale si basava su una << Homo homini lupus >>, la bramosia insaziabile per il potere porta a una guerra di tutti contro tutti (Hobbes), cioè a una guerra di tutti gli Stati contro tutti gli Stati (“a somma 0”) → l’immagine dell’uomo e dei rapporti tra gli Stati della visione liberale sono sbagliate, perché il pensiero liberale sostiene che in fondo vi è un’armonia tra gli scambi tra uomini o Stati, perché dagli scambi economici tutti ne beneficiano.
Immagine dei rapporti tra Stati L’immagine realista è che i rapporti tra gli uomini sono intrinsecamente conflittuali e lo stesso avviene tra gli Stati, perché ricercano con bramosia il potere.
Immagine delle istituzioni internazionali La Società delle Nazioni non ha funzionato perché gli altri Stati non avevano la vera volontà di fermare chi aveva ambizioni egemoniche come Hitler o Mussolini → le istituzioni internazionali contano solamente finché perseguono gli interessi delle potenze internazionali, se cozzano con essi non funzionano più. Esempio: nel 2003 il Consiglio di Sicurezza (costituito dalle 5 grandi potenze che hanno il potere di veto → elemento di Realpolitik) dell’ONU non autorizzò l’intervento degli USA in Iraq, ma nonostante ciò gli americani comunque intervennero.

→ La visione ottimista del pensiero liberale viene screditata e il pensiero realista emerge come teoria dominante → i realisti sostengono che c’è bisogno delle grandi potenze → realismo (Realpolitik) ha una visione più pessimista e conflittuale della natura umana e delle relazioni internazionali → vittoria del realismo e screditamento del pensiero liberale riguardo al dibattito sulle caratteristiche ontologiche dell’oggetto di studio.

Differenza tra sistema di sicurezza collettiva e sistema di sicurezza comune

Sistema di sicurezza collettiva (Società delle Nazioni)

Organismo al quale partecipano tutti gli Stati, che si impegnano a punire chi “si comporta male” (chiunque può essere potenziale violatore della legge).

Sistema di sicurezza comune (NATO, Patto di Varsavia)

Alleanza militare di Stati orientata contro un target preciso, che può essere uno Stato o un gruppo di Stati.

Lo studio scientifico delle relazioni internazionali: il dibattito epistemologico tra comportamentismo (approccio scientifico) e metodi tradizionali (approccio formale: storico o giuridico)

Qual è il migliore approccio per studiare la politica internazionale? Diritto internazionale e relazioni internazionali: la differenza sostanziale è...

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ellebi98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Rosa Paolo.
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