Appunti lezioni di merceologia
Corso di Merceologia tenuto dalla professoressa Olimpia Martucci
Anno Accademico 2021-2022
Sommario
- Lezione 1 ............................................................................................................................................... 2
- Lezione 2 ............................................................................................................................................. 10
- Lezione 3 ............................................................................................................................................. 19
- Lezione 4: Lezione tenuta da Alessia Acampora - Evoluzione del concetto di sostenibilità e principali conferenze sul tema............................................................................................................................ 27
- Lezione 5 ............................................................................................................................................. 39
- Lezione 6 ............................................................................................................................................. 46
- Lezione 7 ............................................................................................................................................. 62
- Lezione 8 ............................................................................................................................................. 68
- Lezione 9 ............................................................................................................................................. 76
- Lezione 10: Indicatori di efficienza e decarbonizzazione nei paesi UE .................................................. 82
- Lezione 11 ........................................................................................................................................... 89
- Lezione 12 ........................................................................................................................................... 96
- Lezione 13: Il solare termodinamico .................................................................................................. 104
- Lezione 14: La responsabilità sociale delle imprese e l’analisi degli stakeholders .............................. 111
- Lezione 15: Crisi climatica e sicurezza alimentare: il ruolo delle imprese nella riduzione dell’impatto ambientale nel settore primario ........................................................................................................ 118
- Lezione 16: Strumenti per la sostenibilità: la certificazione ambientale ............................................. 122
- Lezione 17: La valutazione di impatto ambientale (VIA) .................................................................... 131
- Lezione 18 ......................................................................................................................................... 136
- Lezione 19 ......................................................................................................................................... 140
Lezione 1
La parte che cominciamo oggi è quella riguardante i concetti di merce, di innovazione e di sostenibilità. Questi tre elementi sono fondamentali non solo nell’ambito del nostro insegnamento ma nell’ambito di tutti gli insegnamenti; sappiamo infatti che sostenibilità, sviluppo sostenibile e il concetto di merce non solo come bene e come servizio, ma anche come proprietà intellettuale, sono degli elementi che vengono studiati negli ultimi decenni non solo da un punto di vista economico-finanziario (quindi aziendalistico), ma vengono anche visti da un punto di vista di sostenibilità ambientale.
Il concetto di ambiente è stato da sempre considerato un concetto esterno ed estraneo all’azienda; negli ultimi 20 anni il concetto di ambiente è stato trainato virtualmente all’interno dell’impresa, quindi gli obiettivi dell’impresa tipo dal punto di vista economico-aziendale sono oltre che gli aspetti di efficienza, efficacia e flessibilità, anche l’aspetto ambientale: produrre nel miglior modo possibile, con le migliori tempistiche possibili per poter rispondere al mercato dei consumatori o fruitori finali, dando anche uno sguardo all’ambiente circostante.
Non solo che il prodotto abbia delle caratteristiche di impatto ambientale positivo, ma che lungo tutta la filiera produttiva vengano utilizzati e spesi degli strumenti, delle attività di manipolazione il più ambientalmente sostenibili dell’azienda. Questo vuol dire far entrare in maniera attiva nell’azienda tutte quelle metodiche che vanno ad utilizzare fonti energetiche rinnovabili, che vanno a riciclare materiali inutilizzati in altri processi produttivi perché l’obiettivo ultimo finale è quello di produrre in maniera green, cercando di ridurre gli impatti ambientali del prodotto finito ma anche del proprio ciclo di lavorazione e anche del proprio packaging.
Quest’ultimo era visto come un elemento del tutto succedario al prodotto stesso, gli si dava anche minima importanza, ma ad oggi anche questo ha importanza. Oggi iniziamo con dei concetti legati a quella che è la sostenibilità ambientale, che coincide perfettamente con la definizione di sostenibilità aziendale.
L’elemento ambiente, interno all’azienda, elemento attivo che partecipa come attore al concepimento del prodotto stesso ma anche ad un processo di efficienza ed efficacia aziendale. Il concetto di ambiente è un concetto che ha iniziato ad essere studiato e promosso da un punto di vista pubblico negli anni ’70-’80. È dalla metà degli anni ’80 che possiamo rintracciare non solo da un punto di vista internazionale ma anche da un punto di vista europeo e nazionale le prime direttive, le prime leggi quadro, le prime definizioni assecondate a livello internazionale del concetto di sostenibilità, di economia e di ambiente.
La definizione principale da cui i maggiori economisti e i maggiori ambientalisti fanno partire il tutto è la definizione che è stata data nel rapporto Brundtland (1987) che è uno dei tanti rapporti economico-ambientali che si sono succeduti sul concetto di ambiente e sul concetto di ambiente all’interno dell’azienda. Nel 1987 all’interno del rapporto Brundtland, Howard C. F. della commissione mondiale su ambiente e sviluppo, nasce il concetto di sviluppo sostenibile, considerato identico da un punto di vista internazionale, ed è qui l’aspetto innovatore perché significa che qualsiasi paese del globo definisce lo sviluppo sostenibile nello stesso modo; questo significa una identificazione a livello internazionale di una stessa definizione.
Si definisce all’interno quindi del rapporto Brundtland come sviluppo sostenibile quello sviluppo che consente alle generazioni presenti di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri. È una definizione considerata inizialmente più filosofica che pratica perché non rintracciamo né la parola prodotto, né la parola servizio, né la parola impresa, né la parola azienda, ma tale definizione è stata data ed è stata approvata in questa maniera generale come linguaggio utilizzato perché è una definizione che può essere utilizzata in un qualsiasi contesto aziendale, non solo in un contesto aziendale e privatistico ma anche da un punto di vista di pubblica amministrazione.
È stata creata così proprio perché negli anni a venire non avrebbe dovuto essere modificata. Consente alla generazione presente, quindi a coloro che utilizzano l’energia, i prodotti energetici, i servizi e i prodotti non energetici, di utilizzarli in maniera efficiente ed efficace, ovvero in modo da poter ottenere il maggior profitto e il maggior utilizzo, senza però compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.
In parole povere significa che l’uso massiccio delle fonti energetiche di tipo tradizionale, ovvero delle fonti che derivano dall’uso e dallo sfruttamento dei prodotti derivanti del carbone, del petrolio, dal gas naturale, possono nello stato attuale andare a soddisfare i bisogni della popolazione, ma nello stesso tempo vanno a creare un tale impatto ambientale negativo, una quantità di immissioni inquinanti molto elevata, non solo in aria, ma anche in suolo e in acqua, di rifiuti tossici che poi le generazioni future non riusciranno ad avere delle basi di partenza economicamente sostenibili.
I problemi ambientali che dagli anni ’70 in poi si sono sempre analizzati sono problemi ambientali legati anche indirettamente a dei problemi economici e al fortissimo squilibrio, divario o forbice che esiste tra l’eccessiva povertà della maggior parte dei PVS (Paesi in via di sviluppo) e dall’altra parte l’eccessivo consumo dei modelli di produzione e di consumo non sostenibili dei paesi maggiormente sviluppati. Questo divario da un punto di vista economico ha portato sicuramente a delle situazioni di difficoltà anche dal punto di vista ambientale. Tutto questo è sicuramente supportato in maniera negativa dall’aumento della popolazione globale.
Quasi sempre quando si studia come ridurre le immissioni inquinanti in un determinato luogo o attraverso l’utilizzo di una determinata fonte energetica, il primo elemento che si va statisticamente a prendere come confronto, è l’elemento legato alla popolazione globale, ovvero la prima variabile di cui si tiene conto nell’ambito del problema della sostenibilità. Solo per dare qualche numero, 2000 anni fa la popolazione del mondo era di circa 300 milioni di persone e ci sono voluti circa 1600 anni per raddoppiare questo valore a 600 milioni e che il primo miliardo di abitanti sulla Terra lo abbiamo raggiunto nel 1804 e nel 2011 abbiamo raggiunto i 7 miliardi di popolazione globale.
Questo significa che tale incremento più che incrementale della popolazione ha portato ad un utilizzo eccessivo e non del tutto corretto delle fonti energetiche a nostra disposizione, ovvero non solo quelle fonti che ci danno l’energia per i nostri luoghi, che siano case, uffici e città, ma tutto quello che ci circonda deriva in maniera diretta o in maniera indiretta dalle famose fonti energetiche di tipo tradizionale che hanno un fortissimo impatto ambientale. Piccola postilla: il gas naturale è forse il meno inquinante delle fonti energetiche tradizionali ma anch’esso ha un minimo livello di inquinamento e di interazione.
L’aumento della popolazione mondiale che si dovrebbe assestare nel 2050 a poco più di 9 miliardi porta sicuramente ad un continuo e forte dislivello tra le tecnologie anche utilizzate nei PVS rispetto alle tecnologie utilizzate nei paesi di tipo tradizionale. Quello che si va a misurare come primo elemento per studiare il concetto di sviluppo sostenibile e la variabile sviluppo sostenibile all’interno di una determinata localizzazione geografica è la capacità portante dell’ambiente (Human Carry Capacity), ovvero i limiti che gli individui possono avere a livello percentuale di vivere in un certo ambiente senza causarne il degrado nel lungo periodo.
Si tratta della capacità che ogni individuo e ogni azienda può avere di produrre in maniera economicamente efficiente senza andare a causare il degrado ambientale dell’ambiente circostante. Logicamente tale capacità portante dell’ambiente è legata inevitabilmente, direttamente e indissolubilmente al livello di innovazione tecnologica che abbiamo all’interno di quella impresa o azienda. Sappiamo infatti che maggiore è l’innovazione tecnologica che viene utilizzata, minore è l’impatto ambientale e quindi maggiori sono i macchinari che utilizziamo sempre più nuovi e sempre più tecnologicamente avanzati maggiore è l’effettivo riscontro di riduzione del degrado ambientale che otteniamo.
Per arrivare ad un valore sufficientemente alto per la capacità portante dell’ambiente si prendono in considerazione non solo la tecnologia che è alla base, ma anche i consumi che devono rispettare il ritmo che ha l’ecosistema di rinnovare le proprie risorse; questo significa che se andiamo a prendere in considerazione le fonti energetiche naturali, come può essere il solare, è vero che è rinnovabile, ma ha una capacità di rinnovo: il livello di sfruttamento deve essere legato a quanto questa fonte energetica rinnovabile riesce a rinnovarsi; non dobbiamo mai superare tale rapporto perché altrimenti andiamo a squilibrare anche quella fonte che ha delle caratteristiche ben precise.
Inoltre, la quantità di rifiuti prodotti non deve essere superiore alla capacità dei sistemi naturali di assorbirli e neutralizzarli. In queste due semplici definizioni noi se potessimo virtualmente disegnare la catena spazio-temporale di un processo produttivo, ovvero quanti passaggi fa e come li fa una materia prima per diventare prodotto finito indipendentemente dalla materia prima e dal prodotto da cui questa scaturisce, l’elemento di capacità portante dell’ambiente è collegato non solo a degli elementi preventivi (capacità di utilizzare delle tecnologie all’avanguardia) ma anche degli elementi post produzione (cercare di non creare rifiuti eccessivi per l’ambiente).
Ciò ci dice che l’elemento ambiente all’interno della catena di valore di un processo produttivo non lo andiamo a collocare come elemento finale di questa catena, ma lo andiamo ad inserire in ogni punto della catena; fare e produrre in maniera ambientalmente sostenibile non significa inserire l’elemento ambiente quando abbiamo finito tutto ma significa che ogni anello della catena produttiva deve essere lavorato, utilizzato, creato in maniera green; ciò significa utilizzare il più possibile fonti energetiche rinnovabili, avere la capacità di riciclo dei propri rifiuti, cercare di creare un numero di rifiuti più piccolo possibile.
Noi abbiamo esempi non solo dal punto di vista di aziende pesanti, ma anche relativi al settore dell’agri-food, che sono esempi edificanti, ovvero grandissime multinazionali che hanno utilizzato una catena del valore dove praticamente tutto il processo produttivo non va ad attingere energia tradizionale dall’esterno e non produce rifiuti. Ad esempio, l’azienda agricola Soresina è un’azienda agricola certificata a livello europeo green. Significa che tutta l’energia che utilizza nei vari processi per la creazione di prodotti lattieri o caseari è energia prodotta da fonti energetiche rinnovabili in parte e che in parte viene prodotta da un sistema di biomassa a cogenerazione ovvero banalmente bruciando i rifiuti che derivano dall’allevamento del bestiame attraverso sistemi e centrali di cogenerazione, vanno a creare elettricità e calore che viene poi dispensato e utilizzato all’interno dei vari processi di produzione.
Non solo da fuori non prende energia sporca proveniente da fonti inquinanti, ma l’energia che utilizza è energia che si autoproduce. Quindi la capacità portante dell’ambiente in questo caso è praticamente pari a 0. Non sporca, non aggiunge, ma utilizza la propria energia. Questo è uno degli esempi virtuosi che noi abbiamo a livello nazionale. Affinché si possa capire se tale prodotto nelle proprie fasi di produzione effettivamente ha creato rifiuti, inquinamento, quindi degli elementi difficili da riportare a 0 rispetto all’ecosistema circostante, questo calcolo viene fatto e definito con l’impronta ecologica, che studieremo non solo come impronta dell’anidride carbonica che sviluppa quel processo produttivo, ma anche come impronta di altre sostanze legate all’anidride carbonica che ugualmente impattano effettivamente sull’ambiente, ovvero vanno a produrre quei processi di global warming, di eutrofizzazione che creano logicamente degli impatti negativi su tutto il sistema terra.
L’impronta ecologica non è altro che un modello di analisi e di valutazione dell’impatto ambientale di una determinata popolazione sull’ambiente; va quindi a calcolare l’impatto pro capite di ogni singolo cittadino in quella determinata area geografica circoscritta sull’ambiente. Attraverso tale calcolo di impronta ecologica abbiamo la capacità di valutare il consumo di risorse e contemporaneamente la produzione di rifiuti; quindi, andiamo a prendere in considerazione due valori, ed è proprio la relazione tra questi due elementi che ci rivela effettivamente non solo il consumo reale della popolazione, ma anche il potenziale di produzione.
Per calcolarla si vanno a prendere l’effettiva quantità di ettari di terra ecologicamente produttiva pro capite per cittadino. Ad esempio, in America l’impronta ecologica è 5,4 ettari, mentre per un cittadino dell’UE è 4,5 e per un cittadino dei paesi PVS è inferiore ad 1. Mano a mano quindi che andiamo in luoghi dove vi è una massiccia utilizzazione delle fonti energetiche tradizionali e vi è quindi un labor intensive molto alto, con un’elevata concentrazione di tecnologie, ovviamente il valore diventa sempre più alto. Attualmente circa il 75% delle risorse mondiali è utilizzato da solo il 25% della popolazione mondiale e gli attuali livelli di consumo sono livelli di consumo non sostenibili, perché vengono chiamati consumi a macchia di leopardo: se potessimo disegnare il nostro mappamondo solamente su due dimensioni, vedremmo che se potessimo colorare le parti dove vi è un’intensità di impronta ecologica, ovvero dove i consumi e i rifiuti sono tali da superare la capacità di quel territorio con la tecnologia conosciuta di poterli assorbire e annullare, vedremmo che ci sono zone come l’America, la Russia, l’Europa centrale labour intensive e vedremmo poi delle altre zone, come la parte dell’Africa centrale o l’America meridionale dove invece non abbiamo questo valore.
Questo non è un elemento critico che porta delle criticità...
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