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Appunti di merceologia lezione 1 (9.03.2022)

Differenza tra merce e prodotto

Il prodotto richiama l'aspetto della vendibilità dell'output. La merce sposta l'attenzione su altri aspetti, cioè sulle caratteristiche intrinseche dell'output e utilità su un particolare aspetto centrale. Una merce è un materiale risultante dalla trasformazione di altri materiali (materie prime). Il motivo della trasformazione dei materiali è legato al maggior grado di soddisfazione dei bisogni.

Esempio: tronco di un albero materia prima che però non soddisfa direttamente il bisogno di sedersi del consumatore. Sedia in legno merce che permette il soddisfacimento diretto dei bisogni in quanto permette al consumatore di sedersi.

La differenza tra materie prime e merci è proprio la capacità di soddisfare i bisogni, e perciò vi è l'acquisto delle merci da parte del consumatore. La merce, quindi, è un insieme di una struttura organizzata dei materiali che permette l’ottenimento di un prodotto che soddisfi i bisogni. Se viene meno il soddisfacimento dei bisogni, viene meno la merce.

Pertanto, si focalizza l’attenzione sull’utilità che permette di chiarire il reale significato di consumo della merce che al termine di utilizzo non svanisce nel nulla; essa perde solo la capacità di soddisfare i bisogni ma i materiali permangono. Il consumo delle merci è la fase finale del processo economico.

Quelle merci che non soddisfano più i bisogni si trasformano in un ulteriore elemento: rifiuto. L'economia circolare ha la necessità di individuare i rifiuti e tentare di recuperarli per poi reimpiegarli.

Relazione tra merce e servizio

Il servizio è un output immateriale delle attività economiche; esso fornisce direttamente l'utilità senza dover ricorrere ad un oggetto tangibile. La relazione tra merce e servizio è che quest'ultimo richiede i materiali necessari per svolgere l'attività atta a realizzare l'utilità. Le merci sono, pertanto, gli strumenti finali per servire l'utilità.

L'aspetto comune tra l'attività di produzione della merce e l'attività di produzione del servizio è proprio il soddisfacimento dei bisogni e la produzione di una merce non è altro che la produzione di un servizio.

Valore d'uso

È un concetto collegato all'utilità. Esso esprime il valore che indica la maggiore o minore capacità di soddisfacimento dei bisogni di una merce. Vi sono merci che soddisfano un solo bisogno e merci che ne soddisfano una pluralità. L'analisi del valore d'uso consiste nel fare una lista dei bisogni da soddisfare e valutarne la minor o maggior capacità. L'associazione tra la merce e la sua destinazione non è sempre veritiera.

Il valore d’uso non sempre coincide con il valore monetario. Questa relazione nasce dall’impatto del marketing legato a tecniche che si erano sviluppate negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50 per quanto riguarda le merci durevoli, dal boom di vendite. Le vendite si ridussero a causa della difficoltà nel cambiare questi beni. Non vi era la considerazione della qualità per l’acquisto con il valore d’uso e la vendita. Pertanto, l’acquisto veniva fatto dalla pressione del marketing e non per il riconoscimento, da parte del consumatore, della qualità della merce.

Questo significa che il valore monetario è ancora molto più influente rispetto al valore d'uso per il consumatore.

Paradosso dell'acqua e del diamante

Il diamante è una pietra preziosa molto resistente e capace di restare inalterata per molto tempo. Valore d'uso comprende la produzione di gioielli e strumenti da taglio molto pregiati e costosi (difatti, negli ultimi anni è stato introdotto il diamante sintetico per rendere meno dispendioso l'acquisto di questi strumenti conservando le stesse capacità del diamante). Valore monetario molto elevato a causa della scarsità di reperimento.

Valore d'uso dell'acqua elevato (cucina, igiene, bere, settore agroalimentare, trasferimento e trasformazione dell'energia, centrali termoelettriche, ecc.). Valore monetario dell'acqua: l'acquisto di acqua, come ad esempio quella nelle bottiglie, non rappresenta la remunerazione del bene ma quella del servizio che ci consente di avere l'acqua. Quindi l'acqua ha un valore monetario pari, o prossimo a 0.

La perdita della soddisfazione dei bisogni si può avere anche per effetto della dichiarazione da parte del possessore che quel bene non ha più valore d'uso (es. capo ritenuto fuori moda). Pertanto, l'economia circolare preferisce attribuire il valore monetario al servizio anziché al bene stesso (ad es. servizio di vestiti in affitto, servizio di illuminazione in affitto, automobili a noleggio, ecc.) per favorire la vendita del servizio.

Materia prima

È la prima tipologia di materiale introdotta nel processo produttivo per favorirne lo svolgimento. L'utilità è differente da quella della merce perché difficilmente la materia prima soddisfa direttamente i bisogni, ma contribuisce al processo produttivo. La sua utilità è proprio la capacità di essere impiegata in oggetti più utili.

Materie prime

Vi sono diversi tipi di materie prime, oltre a quelle appena descritte e cioè le ausiliarie; queste sono necessarie a svolgere quel determinato processo produttivo (es. energia elettrica) ma non interviene nella trasformazione del bene perché non ne sono oggetto.

Un'altra distinzione della materia prima attiene al perimetro dell'analisi dello stabilimento:

  • Materie prime dirette: effettivamente utilizzate all'interno dello stabilimento.
  • Materie prime indirette: servono nella filiera ma non nello stabilimento (es. carburante utilizzato per trasportare dalla filiera allo stabilimento i materiali).

Questa distinzione serve a dare i limiti alle analisi da effettuare. Per ottenere migliori risultati si fa riferimento anche all'attività dei fornitori e quindi bisogna considerare tutte le fasi del ciclo di vita e favorire l'attenzione, così, sulle problematiche ambientali. La metodologia di questa analisi focalizza le fasi prese in considerazione standardizzandole per rendere omogenee le valutazioni.

Risorsa naturale

È un termine che si avvicina a quello di materia prima. La risorsa naturale è l'insieme delle sostanze materiali reperibili in natura utili per il funzionamento dei processi economici. Essa richiama il modo in cui vengono prelevati i materiali e hanno come valore d’uso quello di soddisfare i bisogni della trasformazione in merce oppure il soddisfacimento diretto del consumatore (es. alimenti).

Le risorse naturali si distinguono in:

  • Risorse rinnovabili: presentano determinate criticità nella loro gestione e problemi circa il loro esaurimento.
  • Risorse non rinnovabili: costituiscono, ancora oggi, il 90% della nostra economia.

Il criterio di distinzione è il risultato del confronto tra due parametri:

  • Tasso di consumo della risorsa
  • Tasso di rigenerazione

Nel caso di risorse non rinnovabili il consumo è rapido e la rigenerazione è lentissima. Si pensi al petrolio, il quale al giorno d'oggi se ne fa uso della quantità prodotta 300.000.000 di anni fa; nell'arco di 200 anni l'uomo dovrebbe aver consumato almeno il 50% del petrolio. Pertanto, il deposito del petrolio sulla terra non si rinnova, o meglio lo fa in maniera molto lenta.

Al contrario, le risorse rinnovabili hanno un tasso di consumo abbastanza coincidente con quello di rigenerazione e, con ragionevole certezza, il flusso di rigenerazione dovrebbe rinnovarsi in poco tempo sufficiente al loro impiego. Queste risorse possono terminare se vi è un flusso di prelievi superiore al flusso di ricostruzione del deposito diminuendone la sua utilità. Riducendo la quantità di risorse in deposito si riduce il flusso di nuove risorse rigenerabili in quel deposito rischiando di rimanere senza nuove energie.

In conclusione, non si può associare sempre un vantaggio ambientale alle risorse rinnovabili poiché possono, talvolta, impattare negativamente e in maniera maggiore rispetto alle risorse non rinnovabili.

Lezione 2 (15.03.2022)

Produzione di energia

La produzione di energia è importante dal punto di vista economico poiché vi appartengono le più grosse società. Questo settore è anche il primo che fa riferimento all’uso di risorse naturali e al loro impatto ambientale.

Come primo aspetto si fa riferimento al significato dei termini: la distinzione tra le varie forme di energia e le fonti di energia. Le forme di energia sono i tipi di energia a disposizione; le fonti sono i metodi produttivi, e quindi le risorse da cui si può fabbricare ed ottenere l’energia.

I prevalenti tipi di forme di energia sono l’elettricità, il calore o energia termica e, infine, l’energia meccanica (che sono quelle usate quotidianamente). Un’altra forma importante legata alla vita dei consumatori è l’energia meccanica che fa parte di un qualsiasi motore elettrico (tapparelle, serranda) e in questo caso si utilizzano due forme di energia: l’energia elettrica che dà all’energia meccanica il movimento.

Un altro aspetto su cui soffermarsi è la trasformazione di una forma di energia in un’altra per poter godere dei benefici di una forma correlata. Un esempio è quello dei motori elettrici. Questo elemento della trasformazione è anche l’elemento che ci consente la produzione dell’energia che si vuole utilizzare. Ad esempio, l’elettricità si fabbrica attraverso il processo di trasformazione; si potrebbe utilizzare il calore, l’energia meccanica o direttamente la luce che proviene dal sole.

Anche attraverso le piante si può ricorrere all’utilizzo di conversione di una forma di energia in un’altra. Il sistema naturale funziona grazie all’energia solare, pertanto, è l’evidenza più piena di questa trasformazione.

Le fonti, invece, sono legate alle risorse usate per fabbricare l’energia. Similmente alla classificazione delle risorse naturali, anche per queste si distinguono:

  • Fonti di energia convenzionali: vengono più utilizzate e sono quelle legate allo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili (carbone, petrolio, gas naturale); ma c’è un’importante transizione in atto che porta ad incrementare la quota di energia fabbricata da risorse rinnovabili.
  • Fonti di energia non convenzionali: sono quelle legate allo sfruttamento delle risorse rinnovabili.

Questa distinzione si sta assottigliando sempre più poiché è crescente la quota di energia ottenuta dalle risorse rinnovabili, legata alla necessità di vincere la sfida della transizione energetica e cioè la modifica del sistema economico verso l’economia circolare per garantire la sopravvivenza della stessa società.

Leggi della termodinamica applicate all'economia

Secondo un economista rumeno, Georgescu Roegen, rileggendo queste leggi ne ha evidenziato la loro importanza nel funzionamento del sistema economico e le sue regole base circa la sua organizzazione. Si fa riferimento alle leggi fisiche perché governano i principi di funzionamento della trasformazione delle forme di energia.

La prima legge afferma che in un processo di trasformazione di una forma di energia ad un’altra la quantità di energia resta costante. Pertanto, dal punto di vista economico, in un processo di trasformazione e di produzione la quantità degli input introdotti in un’attività economica è uguale alla quantità degli output che si ottengono. Si parla di principio di conservazione della materia: cioè se si introducono 100 unità di input, al termine dello svolgimento dell’attività economica avrò 100 unità di output.

La seconda legge della termodinamica costituisce dei concetti più importanti: produrre energia può determinare un consumo di energia stessa. Questo non è perfettamente coincidente con ciò che detto prima. Secondo l’economista rumeno la quantità di materiale ottenuto durante la trasformazione è inferiore rispetto a quella immessa all’inizio. Il contrasto tra queste due affermazioni è soltanto apparente, poiché non è vero che la quantità di output o energia è inferiore rispetto agli input. Ciò che è inferiore è la quantità di energia utile o la quantità di output che posseggono la capacità di soddisfare i bisogni.

Dovendo questa formulazione rispettare la prima legge della termodinamica, non fa che darci un’evidenza che in uscita si ottengono due categorie di output: la prima è quella con un valore d’uso > 0; la seconda componente è caratterizzata dall’assenza della capacità di soddisfare il bisogno, e cioè il rifiuto.

Efficienza di produzione

Si introduce il concetto di efficienza: l’efficienza è maggiore quanto più è elevata la quantità di input che si è trasformata in output utile. Il non utilizzo dei rifiuti ha portato a trascurare il loro uso poiché si è cercato di ridurre il costo del loro smaltimento senza pensare di poter riutilizzare i materiali presenti negli scarti. Il gran risultato di questa seconda legge è quella di aver dato chiarezza dell’effettiva esistenza di un output secondario che è sempre presente e di valutarne la sua gestione.

La terza legge della termodinamica afferma che non è possibile raggiungere la temperatura dello 0 assoluto. Questa legge chiarisce due elementi importanti: non è possibile avere un’attività economica o una qualsiasi attività di trasformazione che sia in grado di trasformare tutti gli input energetici introdotti nella sola forma di energia utile. Cioè, non abbiamo unità produttive che presentano un rendimento del 100%. Il rendimento di trasformazione è una semplice frazione che non potrà mai avere come risultato 1 poiché non si ha mai un rendimento al 100%.

L’economista rumeno ci rende evidente che è impossibile svolgere un procedimento a ritroso e cioè raccogliere gli output ottenuti, svolgere un’attività produttiva al contrario per riottenere gli input che si avevano a disposizione in partenza. Perché questo non è possibile? Perché gli input al contrario saranno output e non potranno mai essere di una sola tipologia, ma ce ne sono due.

Ciclo di riciclaggio

Però vi è un secondo processo, cioè il ciclo di riciclaggio che parte dal recupero di scarti senza utilizzare le materie prime (dette materie vergini), attua il processo di logistica inversa e ottiene altri due tipi di output, di cui uno sarà sempre uno scarto poiché è sempre soggetto alla seconda legge dell’economia (impossibile rendimento 100%). Non è possibile azzerare il ricorso alle materie prime, ma è possibile attenuarlo anche attraverso, ad esempio, l’uso di energie rinnovabili. Bisogna sempre stare attenti alla filiera di recupero perché la dispersione nel territorio dei rifiuti può determinare un consumo di risorse maggiore rispetto a ciò che si va a prelevare.

La quantità di materiali in circolazione sulla terra è sempre lo stesso ma se da 100 kg di input che hanno tutti un valore d’uso otteniamo situazioni in cui la qualità si perde poiché si producono dei tipi di risorse non rinnovabili.

Concetto di entropia: si passa da un sistema con bassa entropia, ad un sistema con alta entropia che mette a disposizione sempre la stessa quantità di materiali ma di difficile recupero poiché presentano un valore d’uso minore. Questa condizione si realizza perché si parte da un deposito fisso di risorse (energie non rinnovabili), pertanto, si cerca di utilizzare l’economia circolare.

Formula efficienza di trasformazione: T1= temperatura iniziale, T0=temperatura finale. T1-T0/T1 =T1-T0=T1 (non si può avere). Perché possa essere pari a 1 il risultato di questa trasformazione, T0=0 ma non è possibile che accada (terza legge). La temperatura T fa riferimento all’oscillazione e al moto degli atomi e delle molecole, e quindi della loro frizione. Questo determina la misurazione dei gradi Kevin. Unità di misura: hanno un’importanza fondamentale poiché esiste un organismo internazionale chiamato Sistema Internazionale di Pesi e Misure che ne regola i loro simboli.

Lezione 3 (16/03/2022)

I combustibili

Tutti i materiali che permettono la produzione di energia termica (e quindi quei materiali in grado di bruciare) sono detti anche combustibili. Essi possono essere classificati in base allo stato di materia (solido, liquido e gassoso) in cui essi si trovano e per ciascuno di essi è possibile distinguere tra combustibili naturali (cioè reperibili attraverso la natura) e artificiali (cioè ottenibili attraverso processi di trasformazione che trasformano il combustibile naturale in uno con caratteristiche diverse).

Quindi avremo:

  • Combustibili solidi. Distinguibili in:
    • a) Naturali: legno, carboni;
    • b) Artificiali: carboni di legna, carbon coke (utilizzato per la fabbricazione dell’acciaio).
  • Combustibili liquidi. Distinguibili in:
    • a) Naturali: petrolio, oli;
    • b) Artificiali: derivati del petrolio (benzina ecc.).
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/13 Scienze merceologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina.cirasola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Merceologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Lagioia Giovanni.
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