DIRITTO COMMERCIALE
Coinvolge il mondo delle attività economiche.
Il diritto privato serve da base per comprendere il diritto
commerciale, che però comprende regole peculiari.
7 novembre 2016
Le categorie di lavoratori:
Lavoratori dipendenti
Lavoratori indipendenti: liberi professionisti, professionisti
intellettuali.
Imprenditori: gli agenti immobiliari sono mediatori, mettono in
contatto chi vende e chi compra.
Non c’è molta differenza tra professionista intellettuale e
imprenditore.
Nell’Unione Europea non c’è differenza.
Imprenditore è il soggetto
o Impresa è l’attività che il soggetto pone in essere
o Azienda è il complesso dei beni attraverso cui l’imprenditore
o esercita l’attività “impresa”
Art. 2082 definisce l’imprenditore che “è la persona che esercita
l’attività.
È chi esercita professionalmente attività economica organizzata
finalizzata a produzione o scambio di beni o servizi”.
L’imprenditore organizza servizi volti allo scambio e lo fa
professionalmente, per un guadagno (almeno deve pareggiare i
costi) e con un minimo di organizzazione. L’imprenditore può fallire.
Produzione di beni significa finalizzata allo scambio del bene,
altrimenti non c’è impresa.
3 elementi che caratterizzano il concetto di imprenditore:
1. Attività esercitata professionalmente: significa che
l’attività di impresa deve essere quella principale di un
soggetto (non per forza unica), quella da cui ricava la parte più
importante del suo sostentamento.
Si pongono delle questioni:
può considerarsi imprenditore il proprietario dell’impianto di
risalita in montagna? (stagionale). Anche colui che esercita
l’attività stagionale è considerato imprenditore perché vi è
una ripetizione nello svolgimento dell’attività.
il singolo affare può essere considerato come attività
imprenditoriale: il singolo affare non qualifica una persona
come imprenditore, siccome l’ha fatto una tantum. Il singolo
affare è considerato attività d’impresa se si tratta di un
affare complesso.
Es. società compra terreno, costruisce appartamenti e li
vende. È un affare complesso perché bisogna comprare il
terreno, ottenere i permessi, gestire la costruzione, vendere.
Quando l’affare è complesso il soggetto che pone in essere
l’attività è considerato imprenditore.
2. Economica: il concetto di economicità va considerato come la
finalità di un soggetto di guadagno, di utile. Normalmente
l’attività dell’imprenditore è lucrativa, quindi porta a un
guadagno. (Le onlus non possono produrre utili e dividerli tra i
soci).
L’imprenditore paga il lavoratore per trasformare i beni o
produrli, cercando di guadagnare qualcosa di più rispetto ai
costi che ha sostenuto. Es. il prezzo del pane deve coprire i
costi di produzione dello stesso.
Le mutue cooperative hanno lo scopo di realizzare un beneficio
per gli associati senza produrre utili che vanno divisi tra i soci.
La società cooperativa non ha lo scopo di lucro. Lo scopo della
cooperativa non è il lucro ma è il vantaggio mutualistico. Es. le
cooperative edilizie consentono di comprare un appartamento
ai soci, a prezzi ridotti.
Gli enti pubblici economici (era enel, eni, autostrade, alfa e
lancia, panettoni motta) sono imprenditori ma non operano
con criteri della economicità prevista dal codice civile;
realizzavano bilanci in perdita e lo Stato doveva risanare i
bilanci con le tasse dei cittadini. La produzione di panettoni e
auto avveniva con un ente chiamato “iri” per risollevare dalla
crisi del 1930 e mantenere la pace sociale poiché assumeva
anche dove non c’era bisogno (esubero). Siccome lo Stato
ripiana il bilancio, l’ente pubblico non si preoccupa di lucrare
perché non ne ha l’obbligo. Con le privatizzazioni si sono tolti
di mezzo molti enti pubblici economici.
L’economicità, è normalmente, il guadagno ma è imprenditore
anche chi non ha guadagno, ma quantomeno copre le uscite
con i ricavi, quindi ha un bilancio a zero.
La società a diritto speciale è una società creata per legge e
non si applica alle regole del codice civile (es. rai).
3. Organizzata: un minimo di organizzazione deve essere
presente in ogni attività d’impresa, è un requisito essenziale
anche per le imprese di piccole dimensioni. Es. il grafico web è
imprenditore o altro? Secondo alcuni si tratta di un
“imprenditore civile”, ma anche chi opera da solo è un
imprenditore. Il fatto stesso che abbia una linea veloce e un
computer potente per creare i siti, può costituire una sorta di
organizzazione.
L’articolo 2083 dice che “i piccoli imprenditori sono coltivatori
diretti, artigiani e piccoli commercianti e coloro che esercitano
un’attività commerciale organizzata”.
L’articolo 2555 di che “l’azienda è il complesso di beni
organizzati dall’imprenditore”.
I professionisti intellettuali
All’interno del lavoro autonomo, il codice civile riconosce la
categoria dei professionisti intellettuali (art. 2229).
“La legge determina le professioni intellettuali per le quali è
richiesta l’iscrizione ad albi o elenchi, che sono tenuti da un ente”.
Questo ente determina tariffe, inclusione ed esclusione del
professionista intellettuale.
Il senso del professionista intellettuale è quello per cui per
esercitare la professione bisogna essere abilitati con il superamento
dell’esame di Stato. Es. il laureato deve superare l’esame di Stato
per diventare avvocato.
L’imprenditore opera su un mercato con una contrattazione, ma il
professionista intellettuale non opera su una base di una libera
contrattazione, ma su una base di tariffe predeterminate.
L’idea è che anche le professioni intellettuali debbano liberalizzarsi,
avvicinarsi all’attività d’impresa. Ovvero vi è un allargamento delle
maglie del tariffario, si può chiedere di pagare di più o meno al
cliente, dopo aver proposto un preventivo.
Ma i professionisti intellettuali non possono farsi pubblicità, es. per
fare un sito proprio un avvocato deve chiedere l’accordo dell’ordine
degli avvocati.
I professionisti intellettuali non falliscono.
Il decoro della professione fa sì che il professionista intellettuale non
possa comportarsi come un imprenditore perché svilirebbe l’alta
professione che svolge; quindi egli non può contrattare il prezzo
della sua prestazione.
Dal 2001 è possibile stabilire società tra avvocati, dal 2013 tutti i
professionisti intellettuali possono dare vita a una società di
professionisti (s.d.p.), una forma organizzativa tipica dell’impresa,
ovvero la società. Il discrimine tra professionista intellettuale e
imprenditore si sta erodendo. L’Unione Europea ha già dichiarato
che i professionisti intellettuali non hanno ragione di essere trattati
diversamente dagli imprenditori.
Ci sono alcune professioni considerate non protette, per cui è
possibile esercitare l’attività senza essere iscritti a un albo (es. nel
libro).
Distinzione tra imprenditore di impresa agricola (art.2135) e
imprenditore di impresa commerciale (art.2195).
8 novembre 2016
Le categorie di imprenditori:
Imprenditori agricoli (art.2135): nel 2001 si amplia la
definizione di imprenditore agricolo. Lo è chi esercita:
coltivazione del fondo, coltivazione del bosco, allevamento di
animali utilizzando acque dolci, salmastre o marine.
L’imprenditore agricolo può limitarsi a vendere il prodotto o
esercitare la commercializzazione. Può essere un imprenditore
agricolo per via principale o per attività connesse.
Attività commerciale è trasformare un prodotto in un altro e
alienarlo.
La trasformazione è un’attività di natura commerciale, non
agricola (es. trasformazione di uva in vino). Nella normalità dei
casi l’imprenditore agricolo oltre ai prodotti ricavati ha la
possibilità di trasformarli.
Commi 1 e 2 dell’art. 2135:
attività essenzialmente agricole: selvicoltura (raccolta del
legname), coltivazione di un fondo, allevamento di animali.
Per essere imprenditore agricolo devo abbattere le piante,
venderne il legname e ripiantare gli alberi che ho abbattuto
selvicoltore.
Per la coltivazione del fondo e gli allevamenti di animali (una
volta era solo per “bestiame” ovvero mucche, capre, pecore e
galline una volta chi allevava visone per fare pellicce, non
era considerato imprenditore agricolo, ma commerciale). Si
può realizzare la coltivazione di piante anche in ambienti che
non sono un classico fondo come la campagna, e si possono
allevare animali non nel classico fondo o il classico “bestiame”.
Si può considerare imprenditore agricolo anche chi coltiva
nella serra e non nel fondo. Sono imprenditore agricolo anche
se vendo i germogli nei vasetti.
Il rischio d’impresa e il rischio ambientale sono rischi che corre
l’imprenditore agricolo, ma egli non subisce il fallimento
perché subisce già un duplice rischio (d’impresa e ambientale).
Il secondo comma della norma dice che per coltivazione o
allevamento si intendono attività e cura di uno sviluppo
biologico o di una fase del ciclo stesso non necessariamente
sfruttando il fondo, ci possono essere metodi alternativi. Un
ciclo biologico è il ciclo della vita, es. un animale = dalla
nascita, crescita alla morte. Ci si può anche limitare a
prendersi cura di una fase dello sviluppo biologico, es. allevo
vitellini.
Se il collegamento con il fondo non è attuato, deve essere
almeno potenziale. Es. se allevo i pulcini in batteria e non uso
il terreno, in astratto quell’attività può essere esercitata
utilizzando il terreno. Es. se si realizzano attività che non
potrebbero essere realizzate sul fondo, non si è imprenditori
agricoli. Es. azienda farmaceutica che alleva in laboratorio
batteri per ricerca, esercita attività di allevamento ma non ha
collegamento potenziale con il fondo perché nel fondo non si
possono far crescere batteri e virus. Quindi manca il
collegamento potenziale con il fondo e la casa farmaceutica
non può essere considerata imprenditore agricolo.
Comma 3 dell’art. 2135:
L’imprenditore agricolo è solo colui che fa crescere l’albero di
pesco e poi vende le pesche, non è quello che le trasforma in
marmellata. Le attività che hanno natura intrinsecamente
commerciale, e sono attività connesse:
manipolazione
conservazione
commercializzazione
valorizzazione
L’agriturismo in campagna che utilizza i prodotti del fondo per
sfamare i clienti, è attività di impresa agricola perché si fa
dove si hanno le strutture di allevamento di animali e
coltivazioni. Anche chi utilizza animali con le strutture del
fondo, per la pet teraphy è considerato imprenditore agricolo.
Quando esercitare attività commerciale non fa perdere la qualifica
all’imprenditore agricolo:
requisito della prevalenza dell’attività agricola verso
quella commerciale (attività agricola è prevalente su
quella commerciale).
necessario che ci sia una connessione di tipo soggettivo e
oggettivo tra attività agricola e commerciale.
Requisito di natura soggettiva: si intende che deve essere
lo stesso imprenditore agricolo che svolge anche l’attività
connessa. Es. se l’agricoltore coltiva uva, la trasforma in
vino e lo vende, rimane un imprenditore agricolo.
Requisito di natura oggettiva: le attività connesse devono
avere come oggetto i prodotti dell’agricoltore.
Lo statuto dell’imprenditore commerciale è costituito dalle
regole che fanno riferimento a:
obbligo di avere delle scritture contabili.
mancata soggezione al fallimento (imprenditore
commerciale fallisce, l’agricolo non fallisce mai).
nel caso di rappresentanti dell’imprenditore commerciale
compare la figura di institore che è il rappresentante, e
questa non si applica all’imprenditore agricolo.
Imprenditore commerciale (art.2195): quello che non è
agricolo è commerciale. Il codice lo disciplina senza definirlo.
L’imprenditore commerciale esercita:
Attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi
(es. produzione di vetture)
Attività intermediaria nella circolazione di beni (es. fiat fa
le macchine e perché arrivino al consumatore, il
commerciante deve fare da intermediario con la sua
concessionaria; si frappone nella circolazione di un bene,
fra produttore e consumatore).
Attività per trasporto di beni
Attività bancaria/assicurativa: la banca prende in prestito
i soldi e li presta a qualcun altro, il depositante mette i
soldi in banca per usarli, e la banca riconosce un
interesse. Il guadagno della banca sta nella differenza del
tasso di interesse del cliente e del debitore.
Attività ausiliarie delle precedenti: attività che sia
funzionale o di ausilio alle precedenti, è attività
commerciale. Es. agenzie pubblicitarie. Es. chi crea siti
internet per imprese in modo da pubblicizzare prodotti, o
chi crea siti per vendita online, fa attività di ausilio alle
imprese commerciali. Es. chi è lavoratore autonomo come
agente di commercio (propone prodotti per farli
acquistare), è imprenditore commerciale.
Il fenomeno di holding è conosciuto in tutto in mondo, ed è un
“capogruppo” costituito da società o persona fisica.
È un’impresa/persona “capogruppo” che dà vita a gruppi di
imprese. C’è un’entità che avendo la maggioranza di azioni di
alcune società, le controlla, decide che cosa far fare a loro.
Es. una volta lo era l’assicurazione “generali” o il quotidiano “la
stampa” erano controllate da una holding che gestisce le
partecipazioni nelle varie società del gruppo.
La holding è un’impresa commerciale perché la sua attività è
quella di gestire le partecipazioni in imprese commerciali. Il
suo oggetto è in via mediata. La sua natura commerciale
deriva da quella delle società controllate.
Piccolo imprenditore: ha lo stesso trattamento “privilegiato”
dell’imprenditore agricolo. Non è soggetto all’iscrizione al
registro delle imprese, la disciplina della rappresentanza è
quella della rappresentanza volontaria civilistica. Può essere
sia agricolo che commerciale.
La definizione si trova nell’articolo 2083: sono piccoli
imprenditori i coltivatori diretti del fondo (=piccolo
imprenditore agricolo), gli artigiani (=piccolo industriale), i
piccoli commercianti (=piccolo imprenditore commerciale).
Sono piccoli imprenditori coloro che esercitano attività
organizzata in proprio o con i componenti della famiglia
in misura maggiore rispetto al lavoro dei dipendenti
che ha assunto e rispetto al capitale investito.
Es. orefice vende gioielli e lavora da solo con la moglie = non è
piccolo commerciante perché prevale il capitale investito
perché per comprare i gioielli (per poi rivenderli) deve investire
un importante capitale. L’investimento è tale per cui è un
imprenditore commerciale e non un piccolo imprenditore.
La prevalenza va anche riferita al capitale investito, il capitale
investito non deve prevalere sul lavoro di imprenditore e
familiari. Es. orafo non è piccolo imprenditore, perché
l’acquisto dei gioielli è di valore maggiore rispetto al lavoro che
esercita.
L’artigiano è un piccolo imprenditore, tutelato dalla legge 443,
legge speciale del 1985, definita “legge quadro
sull’artigianato” (competenza legislativa concorrente
regionale).
Nell’articolo 3 si definisce la figura dell’artigiano, quanti
dipendenti può avere.
L’iscrizione all’albo delle imprese artigiane non significa che si
ha riconoscimento dell’attività artigianale. Bisogna constatare
che ci sia prevalenza di lavoro rispetto al capitale e prevalenza
di lavoro familiare rispetto a quello di terzi. L’iscrizione all’albo
non è riconoscimento della figura di artigiano per il giudice. È
un indice dell’essere impresa artigiana, ma non vincola un
giudice civile. Rileva le dimensioni dell’impresa: piccola o
medio-grande.
La legge fallimentare, modificata nel 2007-8, all’articolo 1 dice
quando un soggetto è fallibile, i presupposti per il fallimento:
Soggettivo: essere imprenditore commerciale non piccolo.
Oggettivo: l’insolvenza.
È considerato imprenditore commerciale non piccolo, colui che ha:
Attivo patrimoniale annuo superiore ai 300.000 euro
Ricavi lordi annui superiori a 200.000 euro
Debiti anche non scaduti per più di 500.000 euro
Due casi:
-Quando si ragiona in termini di fallimento si applica la disciplina
della legge fallimentare, in tutti gli altri casi si applica il codice
civile.
Se qualcuno chiede il mio fallimento, il giudice verificherà se sono
piccolo o meno dai miei bilanci.
-Ma se come artigiano chiedo di insinuarmi nel falliment
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