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Le avanguardie

Le avanguardie: inizio '900, in particolare i primi tre decenni. Sono un fenomeno naturalmente europeo, tutta l'Europa viene pervasa dal movimento culturale dell'avanguardia che riguarda tutte le arti, non solo pittura ma anche cinema ecc. Ogni paese europeo esprime un proprio movimento di avanguardia. In Italia il Futurismo, in Francia il Cubismo e il Surrealismo, in Svizzera il Dadaismo. Non si può quindi parlare di avanguardia, ma di avanguardie.

Cosa accomuna le avanguardie?

Allora cosa accomuna la molteplicità del movimento avanguardista? Qual è la costante che accomuna le correnti e in cosa invece si diversificano? Quali sono i movimenti avanguardisti autoctoni spagnoli? Avanguardia è un termine estratto dal lessico militare: designa la parte più in avanti dell’esercito, la prima linea, quella che va in esplorazione. Perciò acquisisce il valore metaforico della prima linea, ovvero quei movimenti che cercano l'innovazione, la novità per essere avanti.

Sono quei movimenti che si caratterizzano per una volontà rupturista (di rottura), rispetto all’estetica del passato più recente, ovvero il Realismo, Naturalismo e Verismo.

Realismo e avanguardie

Realismo: rappresentazione oggettiva, fotografica, imitativa e mimetica della realtà, eliminando il più possibile la mediazione dell’artista, e quindi la sua soggettività. Gli avanguardisti invece impongono un criterio altamente soggettivo per staccarsi dal realismo: il denominatore comune è quindi l'autonomia dell'arte dalla realtà, ovvero una rappresentazione antirealistica e antimimetica della realtà.

L’artista crea una realtà surrealista e soggettiva della realtà, rappresentata dai sentimenti. L'arte ha una funzione non più rappresentativa, ma demiurgica (creativa). L’artista si emancipa per creare una sua realtà soggettiva, quindi ha un atteggiamento creativo e libero.

Questa istanza estetica viene ben definita in Spagna da un poeta della generazione del '27, ovvero Jorge Guillén: “La realidad no será reduplicada en copias, sino la realidad será recreada de manera libérrima. Esta libertad expresará más el mundo interior, el subconsciente, que las realidades según las categorías de la razón. Por supuesto, los grados de equivalencia entre lo real y lo imaginario varia mucho. Ciertos escritores quieren alzarse a una segunda realidad, independiente de la primera realidad común, autonomía de la imagen.”

Surrealismo

José Ortega y Gasset è un filosofo, avanguardista. Osserva questa rivoluzione culturale a lui contemporanea e la teorizza in diretta in questo trattatello: La deshumanización del arte. Fu anche un grande promotore culturale, teorico delle avanguardie e anche divulgatore di questi movimenti, attraverso una serie di organi culturali. Uno tra questi è la Revista de Occidente: la rivista che fa conoscere in Spagna l’estetica surrealista che invece era nata in Francia.

Lui si fa quindi divulgatore del surrealismo, pubblicando su questa rivista un articolo con il titolo “Soprarealismo”, scritto da Fernando Vela, che è una vera e propria rappresentazione del surrealismo per il pubblico spagnolo. Questo articolo viene pubblicato due mesi dopo la pubblicazione in Francia del manifesto del Surrealismo (1924, ad opera di Bretón, fondatore del movimento) quindi quasi in contemporanea. La Revista de Occidente pubblica anche quelle opere che risentono del surrealismo, ad esempio la prima edizione di Romancero Gitano di Lorca, e Rafael Alberti pubblica Cal y Canto.

Un altro evento importante per la diffusione del surrealismo in Spagna è una conferenza che tiene l’altro fondatore del surrealismo, Aragon. Va in Spagna nel '25 e presso la Residencia de Estudiantes dà una conferenza sul surrealismo. Era un’università privata progressiva, in cui studiano Lorca, Dalí, Alberti, Buñuel, è quindi frequentata dalle vette dell’intelligenza spagnola: una fucina culturale straordinaria. Ortega y Gasset è quindi il direttore della vita culturale madrilena nel periodo delle avanguardie, ma ne è anche teorico.

La deshumanización del arte (1925)

Deshumanización si riferisce alla forma, a come l’arte guarda la realtà, ovvero in modo antirealista. L’uomo non può più identificarsi in una realizzazione realistica della realtà e perciò è un’istanza antirealista. Lo spettatore non riconosce più i contenuti umani, per questo viene anche meno il processo identificativo e il rapporto empatico. Ortega dice che si tratta di un’arte impopolare, perché così facendo si rompe il canale comunicativo e identificativo e si rimane quindi estranei da ciò che l’autore vuole dire. Perciò è un’arte elitaria, solo per artisti, che vogliono ricercare il linguaggio artistico.

Ne è esempio l’astrattismo, che nega la rappresentazione figurativa della realtà e non vuole essere copia fedele o rappresentazione della realtà umana.

Dali e il surrealismo

Dalí è un pittore spagnolo, nasce a Cadaques. Comincia a dipingere nel 1917, quindi il movimento di avanguardia è già maturo (Picasso inizia a fine '800 e il suo quadro importante è del 1907). Sia cubismo sia dadaismo (nel 1914 Duchamp prende oggetti di uso comune, tipo gabinetti, li decontestualizza e li presenta in un museo, trasformando la loro funzione in estetica, compie il gesto provocatorio di trasformare un water in arte, perché si vuole andare oltre la logica con il dadaismo) hanno già messo a punto la loro rivoluzione formale.

I suoi esordi artistici rientrano nella pittura classica, ma era un personaggio molto eccentrico. Lui faceva di se stesso un’opera d’arte e fin da bambino era così, perciò fu cacciato dall’Accademia delle belle arti di Madrid perché si riteneva più bravo degli insegnanti. Non conclude quindi i suoi studi e da autodidatta va a Parigi, cercando di entrare in contatto con il suo connazionale Picasso, ma lui lo snobba.

Dalí allora si allontanerà da Picasso e al cubismo e si avvicinerà al surrealismo. Inizialmente viene ben accolto da Breton, ma poi viene cacciato anche per i suoi interessi commerciali: voleva fare dell’arte un commercio, non vedere l’aura sacra dell’arte come gli altri, tant’è che si presta anche al design e all’arte applicata per l’arredamento. Dalí ha anche collaborato con Disney. A Breton non piaceva inoltre l’eccentricità di Dalí, che lo portò ad avere delle simpatie per il franchismo, mentre il surrealismo era tendenzialmente di sinistra.

La persistenza della memoria

Il capolavoro di Dali è La persistenza della memoria (gli orologi molli), del ‘31, i cui protagonisti sono orologi molli (relojes blandos) che sembra si stiano squagliando. È il dipinto surrealista per antonomasia. Raffigura la costa catalana al tramonto, che si vede dal tipo di luce già in penombra, e una spiaggia disabitata. Sembra un paesaggio fuori dal tempo e dallo spazio, un paesaggio surreale. Il quadro è pervaso da una serie di contrasti: cromatici, si alternano colori caldi.

Cubismo

Ognuno dei movimenti avanguardisti opera in maniera diversa l’allontanamento dal reale. Una forma di astrattismo è il cubismo, una delle avanguardie storiche, forse la prima, la più antica. Il manifesto del surrealismo è negli anni '20, mentre il cubismo è dell'800. Il cubismo sostituisce, soppianta le figure tradizionali attraverso il loro schema geometrico. Stilizza, sintetizza a tal punto la figura che se ne percepisce soltanto il suo scheletro geometrico. È un po’ quello che fa l’arte primitiva, ovvero la sintesi geometrica dell’immagine, per questo motivo la realtà non si percepisce più come si è abituati.

Dali prima di approdare al surrealismo si era cimentato anche con il cubismo, e un esempio è il quadro Autoritratto Cubista. Qui c’è un volto già molto stilizzato, ci sono solo linee che lo definiscono, non è come il violino delle Code di Rondini. È un ritratto di Lorca. Tra Lorca e Dalí in giovane età ci fu una relazione amorosa, poi Dalí lo lasciò. Fu una relazione molto sofferta e si nota nel quadro uno sdoppiamento identitario molto forte.

Picasso e il cubismo

L’inventore del cubismo è Picasso. Vive a Parigi, che nell'800 era il cuore pulsante dell’arte e del rinnovamento artistico. Picasso si può definire con un ossimoro: creatore e distruttore. Creatore di una nuova tendenza e distruttore dell’arte prima di lui. La sua pittura si muove tra quella ancora tradizionale e quindi figurativa e quella cubista. A 15 anni inizia a dipingere pittura figurativa e si dimostra già un grande talento con un autoritratto, nel 1895, che è molto virtuoso dal punto di vista tecnico e del colore.

Tuttavia questo rientra nel solco della pittura tradizionale figurativa. Nel '97 dipinge Scienza e Carità che rientra nel solco della pittura tradizionale ma avrà un ruolo importante nella sua carriera artistica. Rientra nella corrente del realismo sociale, quindi rappresentazione realistica della realtà associata a un tema sociale, che è il soccorso di una malata. Qua si vede che la composizione è classica, la tecnica pittorica è figurativa ancora e classica perché gli elementi vengono rappresentati in modo che lo spettatore rivolga direttamente lo sguardo sulla malata, tema principale del quadro.

Gli stratagemmi per farlo sono le linee di prospettiva e la luce, il chiaroscuro, che fa sì che tutta la luce ricopra l’immagine della malata. Si nota anche la cura del dettaglio e della minuziosità, caratteristica del realismo. La mano rosa del medico contrasta con la mano livida della malata.

Questo quadro è importante perché viene esposto nel padiglione spagnolo dell’Expo universale di Parigi nel 1900. Picasso accompagna a Parigi il suo quadro e si trasferisce lì per cominciare la sua nuova avventura. Vive e risiede a Montmartre, quartiere in cui vivono gli artisti squattrinati. Qua entra in contatto con un gruppo pittorico antinaturalistico: Le belve, una corrente artistica che si sviluppa attorno a Matisse. Nella pittura delle Belve si riconosce ancora la pittura figurativa, ma si nota una fuga dalla realtà e l’antinaturalismo.

Nel quadro Gioia di vivere, di Matisse, la figurazione è molto stilizzata ma si possono riconoscere gli elementi. L’uso del colore è fortemente antinaturalistico, quindi l’esplosione del colore supera la realtà, che si rappresenta non come si vede ma come si sente e si percepisce. Allora la percezione soggettiva dell’artista caratterizza la realtà e prevale sull’oggettività della realtà stessa.

La nascita del cinema a fine '800 ha avuto una forte importanza per quanto riguarda questa innovazione pittorica, perché si crea una sorta di competizione tra pittura e cinema. Il cinema introduce il movimento, ma la pittura non può davvero realizzarlo e per questo sente il bisogno di rinnovarsi, e lo fa con qualcosa che il cinema di allora non poteva usare: il colore. Questa pittura diventa così energia cromatica e compete l’assenza di movimento attraverso il colore che il cinema non aveva (bianco e nero).

Picasso è un giovane pittore squattrinato e inaugura la nuova era pittorica con Autoritratto nel 1901. Qua abbandona ogni virtuosismo tecnico e agisce per sottrazione e semplificazione dell’immagine. Questo è il cosiddetto periodo blu, quindi abbiamo sfumature di blu, quasi monocromatico, e quindi molto lontano dai colori energici delle Belve. Però in comune con loro ha l’antinaturalismo del colore. In questo quadro ci sono anche citazioni di altri quadri: Cristo Salvador (di El Greco). Questo monocromatismo blu ha quindi una portata espressiva rispetto alla Gioia di vivere di Matisse perché esprime tristezza e malinconia. La realtà di Picasso è depressa e di un mondo di emarginati, che caratterizza la sua vita di giovane artista squattrinato.

Dello stesso periodo è un altro quadro di Picasso: La Celestina. È ancora un quadro virtuosistico, ma il resto appare del tutto semplificato. Lo sfondo è anonimo e il corpo è altamente semplificato.

Dal periodo blu passiamo al periodo rosa, ma a cavallo tra questi dipinge Il ragazzo con pipa. Si diversifica già dal monocromatismo, è una fase è più ottimistica e l’uso del colore lo dimostra. Picasso comincia ad essere più sicuro di sé e affronta la sua prima relazione amorosa, perciò è una pittura meno introversa.

Le ragazze d'Avignone

Nel 1906 muore a Parigi Cezanne e si organizza una mostra introspettiva che Picasso va a vedere. Da qui con l’impatto diretto con i quadri di Cezanne, Picasso fa un salto e approda alla totale destrutturazione dell’immagine, fino alla deformazione dell’immagine stessa. Il primo approdo verso questa maniera pittorica è Le ragazze d’Avignone (1907). Qui ormai l’immagine è deformata, i corpi sono riconoscibili ma al di fuori di proporzioni naturalistiche, si oggettifica la natura umana. Qua Picasso segna l’inizio del cubismo, la riduzione geocentrica dell’immagine, è privo di ogni virtuosismo, e addirittura è come se volesse sottrarre all’immagine ogni tipo di bellezza, grazia e verosimiglianza.

A questo quadro Picasso ha lavorato per un anno intero, è stato qualcosa di molto ricercato e voluto, non un gesto di ispirazione momentanea, ma una ricerca ponderata e sperimentale. Non arriva ancora all’astrattismo totale perché le immagini rimangono, ma è una pittura sintetica perché non ricorre al dettaglio. Quindi qui Picasso definisce non più la realtà ottico-retinica (quella che noi vediamo), ma una realtà arbitraria, soggettiva (che supera la realtà). Si tratta di prostitute, una è accasciata, una per terra ma con la testa girata. È un vero e proprio oltraggio a un tema universale e classico, che è il nudo femminile, ovvero un grande simbolo di bellezza.

In questo caso invece questo tema classico viene oltraggiato attraverso la deformazione dell’immagine femminile. Qui il corpo femminile è sgraziato, sfigurato e antivoieristico, perché non gratifica lo sguardo. Le figure sono piatte e deformate al limite di una maschera africana. Questo quadro genera una grande reazione, spesso negativa negli stessi colleghi innovatori, tant’è che Picasso decide di tenere nascosto il quadro fino al '25.

Picasso mostra così la prima vera rottura con l’arte del passato, con la realtà e anche con la bellezza. Il bello non gli interessa, non è più una categoria pittorica per lui. Anche qua ci sono varie citazioni: Le 5 bagnanti (Cezanne), cita El Greco, il Prigioniero di Michelangelo. Quindi Picasso è pittore colto e sa bene cosa sta citando, ma pare vengano accolte tutte queste citazioni: il quadro è un laboratorio di sperimentazione del linguaggio pittorico su modelli classici riconoscibili. Picasso sta cercando un nuovo alfabeto che vada oltre il percepito, l’ottico-retinico.

Il cubismo analitico

Nel 1911 Picasso approda pienamente al cubismo, cosiddetto cubismo analitico.

Il Poeta: Non c’è più somiglianza con la figura umana, non è proprio più riconoscibile. Il soggetto non è più somigliante, siamo ben oltre la verosimiglianza e anche ben oltre dall’uso verosimile del colore. È una griglia di forme geometriche monocrome, piani sovrapposti gli uni agli altri, dove addirittura viene meno la differenza tra figura e sfondo. Non si raffigura il poeta come si vede ma è una rappresentazione arbitraria, si va oltre i concetti normativi e si perde il concetto anatomico. L’arte però così si allontana dal pubblico, si rompe il processo di identificazione empatica con l’oggetto e diventa qualcosa di inerte.

Pittura surrealista

La rivoluzione contro le immagini figurative è realizzata sia dall’astrattismo sia dal cubismo. Sia in un caso sia nell’altro la realtà è ormai irriconoscibile, e in entrambi i casi lo spettatore è invitato a essere interprete. È invitato a stabilire con il quadro un rapporto interattivo, con la sua istanza ropturista nei confronti del realismo e naturalismo. Huida de la realidad y deshumanización del arte.

Il surrealismo opera lo stesso distaccamento dalla realtà dell’astrattismo e del cubismo, ma in modo diverso. Nel surrealismo le immagini continuano ad essere riconoscibili, è una pittura figurativa ma allo stesso tempo antinaturalistica, attraverso le libere associazioni: le figure (riconoscibili) vengono associate nel contesto del quadro in modo illogico, al di là di una relazione razionale.

Gioco lugubre, Dali: Una testa fluttua nell’aria, delle cavallette, una mano ipertrofica, uomo di profilo, un leone, dei cappelli. Le figure si riconoscono ma l’associazione tra queste immagini appare priva di un senso logico-razionale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gcignoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di cultura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Assumma Maria Cristina.
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