Latinizzazione della Spagna
La Spagna viene conquistata dai Romani, popolo di grandi conquistatori e colonizzatori. Nella zona della Campania del sud vi era una popolazione italica costituita da uomini tozzi e bassi che erano molto forti e resistenti alla forza fisica, dei bravissimi guerrieri, i sanniti, della zona del Sannio, che hanno contribuito più di tutti alla forza militare dell'impero romano.
L'arco cronologico della colonizzazione romana della penisola va dal II secolo a.C. (dal 218 a.C.), quando sbarcano in Catalogna i fratelli Scipioni, e termina con la Pax Romana di Augusto nel 25 a.C. Alcune popolazioni sono più efferate nella difesa e altre meno, ad esempio i numantini dettero filo da torcere ai romani (Cervantes dedicherà una sua opera teatrale Numantia alla lotta tra romani e numantini).
Ci sono molte altre tappe successive, e i romani conquistano tutto il territorio, che viene denominato Ispagna. Altri eserciti romani intanto erano impegnati in altri territori, fino a che l’impero romano ingloba tutto il territorio geografico allora conosciuto, tra cui la Macedonia, la Grecia e il Nord Africa, l’Asia minore, la Gallia, le Alpi, il sud del Danubio ecc.
Cittadinanza e acculturazione romana
Roma godeva di una serie di privilegi che non venivano concessi alle altre province dell’impero: la cittadinanza romana, ad esempio, veniva concessa solo come titolo onorifico per delle grandi gesta. Caracalla nel 212 concede la cittadinanza romana ai sudditi di tutte le province, quindi anche agli spagnoli, che cominciarono a fornire a Roma alcuni imperatori. La Spagna ha fornito due dei più importanti imperatori: Traiano e Adriano. Come conseguenza della conquista romana nella Ispagna ci fu una radicale trasformazione in tutti i settori della vita: una vera e propria acculturazione romana.
Negli scambi culturali quando due culture entrano in contatto ci sono dei ruoli asimmetrici, una cultura dominante e una dominata, quindi l’acculturazione è quel processo per il quale elementi culturali del gruppo dominante vengono trasmessi al dominato con effetti per di più positivi, ad esempio per quanto riguarda la lingua. L’acculturazione in questo caso riguarda non solo la lingua, ma anche la tecnologia, la religione, l’organizzazione giuridica, civile e militare. I Romani impongono poi il latino alle popolazioni ispaniche, quindi il latino era diventata la lingua ufficiale e anche lingua franca: era lo strumento espressivo che accomunava tutte le popolazioni dell’impero, che avevano una diversità etnica e culturale quasi “sanata” dal latino.
Processo di latinizzazione
La latinizzazione fu ovviamente un processo lento e tuttavia molto intenso perché ha fatto sparire le lingue anteriori, quelle prelatine, quindi il sostrato linguistico prelatino. In Sudamerica gli spagnoli hanno imposto lo spagnolo, ma in molte zone oggi si continuano a parlare le lingue precolombiane (quechua, tupigua rani...). In Ispagna la lingua più restia alla latinizzazione è stata il basco. Il sostrato linguistico preromano era caratterizzato da:
- Il celtiberico, che caratterizzava Burgos, Soria e Teruel, quindi il centro nord della Spagna.
- Il tartesio, in Andalusia.
- L’iberico, nel levante, perciò ad esempio Valencia.
- Il basco, nel nord est. Il basco è una lingua strutturata in modo molto peculiare perché non è una lingua indoeuropea ed ha un’origine misteriosa, in quanto non ha relazione con altre famiglie linguistiche ed è considerata l’unica lingua prelatina ad essere sopravvissuta (è tutt’oggi parlata in Spagna, anche se da una minoranza). Tra le ipotesi dei linguisti una possibile origine è quella africana o caucasica, e, all’epoca della romanizzazione, il basco conosceva un’estensione territoriale superiore rispetto ad oggi. Prima era molto più estesa questa lingua e i linguisti lo hanno dedotto da alcuni toponimi (nomi dei luoghi) di origine basca.
Durante la latinizzazione, prima della scomparsa delle lingue prelatine, ci fu anche un periodo di bilinguismo, che fu più o meno intenso, a seconda di alcuni fattori:
- Il luogo. La latinizzazione fu più veloce e intensa dove vi erano culture più avanzate, perché la cultura più avanzata facilita l’assimilazione del nuovo. Ciò avviene per esempio nella Betica (Andalusia), il nome con cui i romani chiamavano l’Andalusia. Era una cultura più evoluta e quindi accolse con maggiore facilità la latinizzazione.
- Lo strato sociale. Le classi più elevate e colte sono più esposte all’acculturazione linguistica.
- Il contesto linguistico. Le lingue indigene di sostrato si rifugiavano negli usi domestici e famigliari, mentre nella vita ufficiale si impiegava la lingua ufficiale, ovvero il latino.
Latino scritto e latino volgare
È necessario però fare distinzione tra latino scritto e latino volgare. Il latino scritto è il latino colto, la lingua letteraria, mentre il latino volgare è la lingua orale, quella quotidiana. Le lingue neolatine, le lingue romanze (portoghese ecc), derivano dal latino volgare.
Le differenze tra i due latini sono:
- Nel latino scritto dominava l’uso dell’iperbaton, ovvero l’alterazione dell’ordine delle parole nella frase (collocare il verbo alla fine della frase), mentre nel latino volgare si perde questa caratteristica.
- Nel latino letterario il nome si coniuga mediante desinenze per indicare i diversi casi. Questi diversi casi il latino volgare li risolve con articoli e preposizioni. A volte, però, la declinazione latina rimane invariata, alcune declinazioni coincidono, ma si distinguono attraverso gli accenti (brevi o lunghi).
- Semplificazione dei generi con la scomparsa del neutro.
- Il lessico, in quanto molti termini del latino classico vengono sostituiti nel latino volgare da altri sinonimi, oppure il volgare opera sul latino classico uno slittamento semantico (un significante che aveva un determinato significato acquisisce un altro significato), oppure vengono sostituiti alcuni termini.
Lessico latino scritto e latino volgare
Il vocabolario, il corpus delle parole e dei termini, differisce molto tra i due registri del latino. I fenomeni lessicali che caratterizzano le differenze del latino volgare dal latino scritto sono:
- Slittamento semantico: un termine del latino scritto viene selezionato e usato dal latino volgare con un significato in parte diverso.
- Nel latino classico vi erano due termini per indicare il concetto di grande: grandis, che indicava la grandezza relativa alla misura fisica, e magnus, che indicava il concetto di grandezza relativo alle qualità morali (“un grande uomo”). Il latino volgare conservò solo il termine grandis per entrambi i significati quindi ci fu un processo di selezione: si eliminò uno dei due termini per estendere il significato dell’altro, di quello adottato. Grandis giunse a indicare sia la grandezza di dimensione sia delle qualità morali.
- Sostituzione semantica: la sostituzione di una parola con un’altra.
- Iocus rimpiazzò il più antico ludus, per indicare il senso del gioco. Nel latino classico si diceva ludus (da cui deriva oggi ludico) ma per il sostantivo si preferì iocus (gioco).
- La stessa sostituzione avviene nel termine casa, che indicava nel latino classico la capanna, mentre l’italiano casa in latino classico si diceva domus. Il latino volgare elimina domus e usa casa nell’estensione del suo significato non più di capanna ma di domus.
- Caballus nel latino classico voleva dire cavallo da carico, un cavallo piccolo e tozzo per caricare materiale, rispetto a ecus che voleva dire cavallo così come lo intendiamo noi. Cavallus venne a sostituire ecus nel suo significato. Anche in questo caso ecus rimane per i sostantivi (equino, equitazione, equestre).
Tra latino classico e volgare si generano quindi questi slittamenti o sostituzioni semantiche, e non a caso le lingue neolatine riflettono queste sostituzioni operate dal latino volgare.
Latino di Spagna
Però il latino che si parlava in Spagna non era propriamente uguale al latino che si parlava a Roma e quindi in Italia, per vari motivi, ma specialmente a causa della distanza geografica e delle tradizioni di sostrato (così come avviene oggi ad esempio tra lo spagnolo d’America e lo spagnolo di Spagna).
Caratteristiche del latino di Spagna
- Presenza di arcaismi, ovvero di parole più vecchie e più antiche. Siccome le innovazioni linguistiche partivano da Roma, queste popolazioni ricevevano il latino come lingua sovrapposta, anche perché Roma aveva il potere di tutto ed era centro di irradiazione di tutte le mode, perciò anche di quelle linguistiche. Tuttavia, la distanza della Spagna rispetto al centro dell’impero faceva sì che l’innovazione linguistica arrivasse in ritardo, e che quindi conservasse arcaismi. Per questo motivo, certe differenze tra spagnolo e italiano si giustificano con il fatto che la Spagna mantiene un latino più arcaico rispetto all’italiano, influenzato da un latino più innovato.
- Latino arcaico (spagnolo): fabulari → spagnolo: hablar ; Latino Roma: parabolare → italiano: parlare. (Quindi il termine latino della Spagna fabulari, da cui deriva lo spagnolo hablar, è più antico del latino parabolare, da cui deriva l’italiano parlare).
- Latino arcaico (spagnolo): formosus → spagnolo: hermoso ; Latino Roma: bellus → italiano: bello.
- Latino arcaico (spagnolo): fervere → spagnolo: hervir ; Latino Roma: bullire → italiano: bollire.
- Latino arcaico (spagnolo): latrare → spagnolo: ladrar ; Latino Roma: baubare → italiano: abbaiare.
- Latino arcaico (spagnolo): mensa → spagnolo: mesa ; Latino Roma: tabula → italiano: tavolo.
- Latino arcaico (spagnolo): arena → spagnolo: arena ; Latino Roma: sabulum → italiano: sabbia.
- Latino arcaico (spagnolo): triticum → spagnolo: trigo ; Latino Roma: frumentum → italiano: frumento.
- La particella comparativa del latino arcaico (spagnolo): magis → spagnolo: mas ; Latino Roma: plus → italiano: più.
- Presenza di dialettalismi italici. Con italici non si intende i romani, ma le popolazioni non romane, come ad esempio i sanniti, assoggettate dai romani e che hanno contribuito a loro volta ad assoggettare tutta la penisola. Queste popolazioni parlavano dei dialetti e alcuni dialettalismi italici si sono depositati nel latino di Spagna. Mentre Roma dominava le terre di quelle popolazioni in Italia (dominava le terre italiche), gli italici venivano mandati a combattere nelle guerre di espansione dell’impero, quindi erano fisicamente presenti in Spagna perché erano coloro che componevano gli eserciti. I romani dominavano le popolazioni, le arruolavano e le mandavano poi a combattere nei campi di conquista.
- Raddoppiamento della R a inizio di parola, per produrre una doppia vibrazione. Questa è una caratteristica che lo spagnolo condivide con il siciliano.
- Dal punto di vista sintattico, il complemento oggetto in siciliano se si tratta di persona è introdotto da “a”, così come in spagnolo. Quindi preposizione davanti all’accusativo relativo a una persona.
- Uso del verbo tener invece di haber per indicare il possesso è un sicilianismo.
- Il termine livari siciliano corrisponde al llevar spagnolo, contro il portare italiano.
Storicamente la spiegazione potrebbe però essere un’altra: è più facile pensare che siano stati gli spagnoli a portare questi dialettalismi, durante la dominazione nel sud e nord d’Italia in periodi più recenti. Tuttavia, un linguista spagnolo, Rafael Lapesa, autore di un libro magistrale sulla storia della lingua spagnola, smentisce questa teoria.
- Il sostrato linguistico prelatino. Per quanto le lingue prelatine siano state debellate, era inevitabile che molte parole fossero rimaste in uso, e di fatto nello spagnolo ci sono molte parole che non hanno etimologia né latina né araba e quindi è probabile che derivino dalle lingue preromane.
- Perro
- Charco (pozzanghera)
- Manteca (burro)
- Galapago (tartaruga)
- Le evoluzioni autonome. È chiaro che, a causa della distanza geografica, gli usi linguistici in Spagna avessero dei percorsi evolutivi autonomi.
- Il latino spagnolo ad esempio estende l’avverbio tarde anche ad un uso sostantivo, mentre in italiano “tardi” si usa come avverbio. Tarde si estende sia all’avverbio sia al sostantivo sera.
- Il termine rivus nel latino di Spagna, dal significato più ridotto di arrollo (ruscello), passa al significato più importante di fluvius (fiume). Per questo c’è discordanza tra fiume e rio.
Lo strato più profondo e meno influenzabile delle lingue è la grammatica, mentre lessico e fonetica sono maggiormente influenzabili. La Spagna viene latinizzata, le lingue preromane spariscono, il latino di Spagna si configura attraverso delle sue specificità e le lingue romanze o neolatine derivano dal latino volgare.
Le lingue neolatine
Il momento scatenante che ha fatto sì che il latino volgare si convertisse e si frammentasse nelle lingue neolatine avvenne nel V secolo a causa delle invasioni barbariche. Calano a valle i barbari, come i romani li chiamavano, che provenivano dal nord d’Europa, e che erano popolazioni culturalmente arretrate. Non avevano sviluppato una cultura come i romani, un pensiero filosofico e giuridico, ma erano dotate di grande impeto guerriero, segnando la fine dell’impero romano, che aveva già problemi interni di compattezza e gestione della cosa pubblica. La fine dell’impero romano segna anche la perdita dell’unione politica di tutta la zona dominata e la frammentazione geografica e territoriale. Quindi ogni provincia dell’impero romano comincia a percorrere dei cammini autonomi anche dal punto di vista linguistico. E vengono a formarsi le lingue romanze.
Le popolazioni barbariche erano: alani, vandali, visigoti, svevi... quindi quelle che erano le province dell’ex impero romano si convertono negli stati barbari dominati dalle diverse popolazioni barbariche, rimanendo isolate le une dalle altre. Non c’è più unità, non c’è gestione unica della cosa pubblica, e per questo intraprendono percorsi evolutivi autonomi.
La Romània
Con il termine Romània si designa quell’insieme di popoli e territori dove si parlano lingue neolatine che si sono formate dopo la caduta dell’impero romano. I territori, in senso generico, sono: Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Romania, Macedonia... Perciò la Romània è composta da quelle zone del mondo dove si parlano lingue neolatine.
- La Romània continua indica quell’area geografica in cui si verificò la latinizzazione in epoca romana e dove tutt’oggi si parlano lingue neolatine.
- Il francese è parlato prevalentemente in Francia, ma anche in Belgio e nei cantoni francofoni della Svizzera. Anche in Italia, nella Val d’Aosta, e in Lussemburgo si parla francese.
- Poi ci sono lingue come il franco-provenzale che oltre al territorio francese del sud riguarda anche Svizzera francese e Val d’Aosta.
- Anche l’occitano si sviluppò dal latino nelle regioni della Francia meridionale.
- Per quanto riguarda le lingue in territorio spagnolo ci sono: catalano, castigliano e galiziano. Non sono dei dialetti perché tutte e tre derivano dal latino in modo autonomo, quindi sono vere e proprie lingue.
- Portoghese, italiano, ladino (parlata nelle valli dolomitiche altoatesine, anche se i parlanti rimasti sono pochi), e poi il romeno.
- La Romània perduta indica quei territori dell’impero romano che hanno conosciuto un processo di latinizzazione, ma questo processo non fu abbastanza intenso da originare delle lingue romanze. Indica però anche quei territori in cui le lingue romanze si sono sviluppate, ma furono poi soppiantate da altre lingue.
- L’impero romano è arrivato in Africa del Nord, ma non ha subito la latinizzazione linguistica, così come la Germania.
- Dove una lingua neolatina si è formata ma poi è stata soppiantata appartengono le zone per esempio del Montenegro e della Bosnia (ex Iugoslavia) dove si parlava il morlacco e il dalmatico, che erano lingue neolatine, ma sono poi state soppiantate da lingue slave, e quindi si sono perse.
- La Romània nuova indica quei territori dove la dominazione romana non ci fu, ma in cui si parlano lingue neolatine perché vi sono state importate successivamente in virtù dei colonialismi.
- Ad esempio l’America latina.
- Lo stesso il francese nelle zone di dominazione francese, come in Canada.
- Il portoghese con in Brasile, Capo Verde e le Isole Azzorre.
- Gli insediamenti spagnoli in Marocco, Ceuta e Melilla ad esempio.
- Le Filippine sono un caso particolare: hanno una loro lingua, il tagalog, ma furono poi dominate dagli spagnoli, e lo spagnolo divenne seconda lingua ufficiale. Quando la Spagna perde le Filippine nel 1898 con Cuba, le Filippine passano sotto il controllo degli USA. Lo spagnolo così si perde ma dei termini sono penetrati nel tagalog e tracce dello spagnolo rimangono negli antroponimi (i nomi di persona). Ci sono anche termini come mesa e ventana che sono ispanismi, prestiti dello spagnolo.
Invasioni barbariche
La prima invasione germanica in Spagna fu ad opera di due gruppi che sparirono presto: gli alani e i vandali. Hanno lasciato labili e deboli tracce solo in alcuni toponimi, cioè nomi di luoghi, ma hanno influenzato poco la cultura locale dominata, soprattutto dal punto di vista linguistico. I vandali si insediarono soprattutto in Andalusia, che in epoca romana si chiamava Betis. Dall’Andalusia i vandali andarono poi in Africa, però hanno lasciato un toponimo importante perché chiamavano l’Andalusia Portu Vandalu. Quando arrivarono gli arabi successivamente modificarono questo termine in Al Andalus.
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