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Modello istituzionale: storia della cooperazione

Storia di cos’è la cooperazione, nasce nel secondo dopoguerra; prime esperienze cooperative; concetti di riferimento; distinzione tra cooperazione e APS (aiuto pubblico allo sviluppo) o ODA (official development assistance); strumenti dell’APS; storia della cooperazione che nasce nel 1949 con il discorso di Truman.

Basi teoriche e modelli di cooperazione a livello internazionale. Ci concentriamo sulla cooperazione italiana fino ai giorni nostri. L’Italia ha una storia della cooperazione molto particolare e quindi dobbiamo farla a parte da quella internazionale, che parte da USA, GB e Francia.

Gli USA si sentivano già superpotenza e con uno slancio umanitario da superpotenza che voleva aiutare gli altri secondo il piano Marshall. Francia e GB per il loro passato coloniale. Dopo sono arrivate quelle del Nord Europa che non avevano legami coloniali.

L’Italia non ha nessun contatto privilegiato con le colonie, a parte nei primi anni del dopoguerra con la Somalia.

In Italia, Legge del 1987 che è restata in vigore fino alla riforma del 2014, legge entrata in vigore il 1° gennaio 2015. Si capisce come funziona l’APS e di conseguenza anche la non governativa.

Altro focus del corso è la realtà della cooperazione decentrata, cioè la cooperazione degli enti locali.

Manuale di cooperazione allo sviluppo, no capitolo sulla cooperazione europea, più appunti, testi delle leggi e progetti di cooperazione decentrata. Frequentanti, fare anche tutto il Raimondi.

Termine cooperazione e storia delle tendenze cooperative

Uso della forza e della guerra come connaturato all’essere umano. Secondo la prof non è così.

Cooperare: agire insieme per un fine comune. Si può scrivere anche “co-operare”. Operare insieme con altri. Contribuire con la propria opera al conseguimento di un fine o di uno scopo. In tutte le definizioni che si possono trovare c’è sempre agire insieme, operare insieme, contribuire con la propria opera, per un fine comune.

Prima della cooperazione c’erano altre forme, associazioni di mutuo soccorso, che hanno un centro comune, fine comune, che è sempre lo stesso nella storia, fin dai babilonesi, ovvero il lavoro.

La collaborazione tra gli uomini, storicamente, si rintraccia nel mondo del lavoro, ad esempio ai tempi dei babilonesi le prime associazioni di agricoltori che affittavano le terre in comune e le lavoravano assieme. Anche gli egiziani con i “sindacati” per i lavoratori delle piramidi, chi costruiva le piramidi erano uomini liberi e associati, gli schiavi trasportavano le pietre, avevano fatto anche scioperi per mitigare le ore di lavoro.

Anche nel mondo romano c’erano le associazioni dei mestieri, contadini, portuali, manovali, muratori. Questa spinta a collaborare tra gli uomini nasce dal lavoro da sempre. La rivoluzione agricola di 8mila anni fa ha snaturato la natura dell’uomo creando la proprietà privata e rendendo l’uomo sedentario.

Nel medioevo corporazioni, mercanti, gilde, mutuo soccorso, ancora mondo del lavoro, ancora più forte perché non c’era un potere centrale forte. La collaborazione tra gli uomini arriva solo in questo campo. Il comune è un esempio di associazione politica.

La cooperazione internazionale allo sviluppo non ha precedenti nella storia, è un nuovo campo politico. Il vero secolo della cooperazione come noi la intendiamo è l’800.

Cooperativa: nasce sempre nell’800, contadini che si uniscono per acquistare sementi, ecc., nasce per l’acquisto di gruppo per risparmiare, questa è la prima forma con questo nome ed è inglese. Poi il fenomeno si diffonde e in Italia cominciano a nascere verso la fine dell’800, erano sempre cooperative agricole per tutte le possibili necessità dei contadini.

Caratteristica italiana sono le casse rurali di credito che erano di fatto delle cooperative, da qui si sono sviluppate dopo le banche cooperative formate da soci. Stiamo sempre parlando di cooperazione all’interno del mondo del lavoro e sempre all’interno dello Stato.

Fino agli anni ’40 del 900 non esisteva la cooperazione internazionale. Alcuni esempi precedenti: aiuti in casi di calamità, probabilmente il primo caso sono aiuti degli USA in Venezuela nel 1832 per un terremoto, di fatto bisogna andare a vedere quanto gli USA fossero disinteressati.

Anche in Italia un caso nel terremoto di Messina nel 1908, in questo caso navi inglesi che sono sbarcate a cercare prima di tutto i soldati inglesi e poi hanno dato qualche aiuto, poi sono intervenute delle navi russe per aiutare la popolazione. Prime forme di aiuto internazionale.

La Sicilia era molto famosa perché era meta di vacanze delle élite. Giolitti mandò un telegramma dicendo “questi meridionali esagerano sempre” e mandò gli aiuti 5 giorni dopo.

Altro esempio assimilabile alla cooperazione internazionale sono i piani di sviluppo per le colonie, che sono fatti per primi dall’Inghilterra verso la fine dell’800 e successivamente dalla Francia soprattutto in Algeria. Questi piani di sviluppo di fatto non dovevano servire alle colonie, dovevano incrementare il loro valore economico per arricchire la madrepatria, ma questo fa sì che GB e Francia abbiano un’esperienza secolare di piani di sviluppo in Africa.

Ultimo esempio sono le missioni dei padri comboniani da Padre Daniele Comboni, erano missioni di evangelizzazione, ma non solo “con l’Africa, per l’Africa”, era il motto essenza della cooperazione, si sente per la prima volta.

Le missioni dei comboniani iniziano nel 1850-60, hanno già lo spirito di cooperazione, seppur fossero missionarie. I comboniani avevano capito che se fossero andati in Africa Subsahariana sarebbero morti di malattia e quindi prima di andare in questa zona bisognava andare in altri Stati per adattarsi e andarono in Egitto e ci sono ancora nonostante la crisi della cooperazione dopo la primavera araba.

In realtà APS e cooperazione non sono la stessa cosa anche se di fatto viene tutto incluso sotto la cooperazione. Nella parola cooperazione c’è la collaborazione tra pari per uno scopo comune, l’aiuto è diverso.

A partire dagli anni ’90 si è arrivati alla definizione paritaria della cooperazione, rapporto tra pari tra chi dona e chi riceve. La beneficenza non è cooperazione. L’aiuto d’emergenza è aiuto, le emergenze continuano ad aumentare e la cooperazione è sempre impegnata a tamponare emergenze piuttosto che fare progetti di lungo periodo.

Basi teoriche

  • Cominciano a maturare negli anni ’30 del ‘900 negli USA con la grande depressione. L’avvio del New Deal e le teorie di Keynes. Gli USA avevano una repulsione per l’intervento dello Stato, questo è iniziato solo a partire dalla grande crisi. Rappresenta una base teorica perché la cooperazione fa questo, fa sì che gli Stati o all’interno delle organizzazioni internazionali, intervengano per far sviluppare determinate aree.
  • Anni ’60 altra base teorica, la dottrina sociale della chiesa.
  • Società delle Nazioni che anche se sarà un fallimento è un precursore.
  • Nel 1941 la Carta atlantica con principi generali di diritti e uguaglianza che saranno ripresi dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1945 e per la prima volta scrive della collaborazione tra Stati, soprattutto tra quelli che erano appena usciti dalla seconda guerra mondiale, ancora non si pensa agli Stati più poveri.

L’idea dello sviluppo comincia ad emergere a partire dal discorso di Truman del 20 gennaio 1949, è la quarta parte del discorso sullo Stato dell’Unione. Era appena finito il piano Marshall, European Recovery Program, finanziamenti all’Europa che hanno permesso all’economia delle nazioni che uscivano dalla guerra di riprendersi.

Si inizia a pensare che questo piano possa essere applicato anche ad altri paesi e contesti. L’ERP ebbe un grande successo perché i finanziamenti, di tutti i tipi, andavano ad innestarsi su economie pronte a riceverli, già industrializzate. Da qui l’idea di poterlo replicare anche in altri continenti. L’idea della cooperazione, la malattia, ecc. nasceva per l’Africa, ci è voluto parecchio tempo perché questo concetto si estendesse.

Discorso di Truman

Il discorso sancisce la nascita del concetto di “sottosviluppo”, si prende coscienza del fatto che ci siano degli Stati sottosviluppati, questo termine adesso non è più usato. Qua si intendeva in senso economico, scientifico, tecnologico e industriale.

Fino agli anni ’70 c’era l’idea di vedere le altre persone “primitive”, intese come delle persone che non si sviluppano, non crescono, stazionarie e per questo primitive. Sono due concetti pericolosi perché significa che noi occidentali siamo il movimento, il cambiamento che porta prosperità e sviluppo, ma non è detto che sia così in quanto alcuni cambiamenti sono devastanti per le popolazioni locali.

Se sono poveri avranno più motivi per ribellarsi, c’era ancora in atto la decolonizzazione, la povertà di questi paesi potrebbe minacciare anche le regioni più prospere.

In questo discorso si parla ancora poco di aiuto finanziario, ma più di conoscenze tecniche e pratiche per alleviare le sofferenze delle persone. La seconda guerra mondiale ha permesso agli USA di diventare la superpotenza economica. Le risorse in conoscenze tecniche negli USA erano avanzate e trasferire la conoscenza tecnica pesa molto meno che dare soldi e finanziamenti.

Idea che le conoscenze sono inesauribili e continuano a crescere: fiducia totale nella scienza e nella tecnica che sono in perenne crescita. “Popoli pacifici”, cioè i popoli che se lo meritano, attenzione stava iniziando la guerra fredda. “In collaborazione con altre nazioni”, si parla di sollecitare o aiutare i privati ad investire i loro capitali nelle regioni più povere.

Gli USA avrebbero incoraggiato i popoli liberi a produrre con i loro sforzi più cibo, materiale da costruzione, si pensa già ad infrastrutture, ed energia, altro punto dove la cooperazione degli Stati si è impegnata tantissimo. Invito a mettere in comune le risorse, chiamata a tutti gli Stati più prosperi ad aiutare quelli meno prosperi.

Il discorso è importante proprio per questo, anche se con i difetti. È la prima volta che l’uomo pensa di costruire la pace. Dopo la fine della guerra momento di “esaltazione” e quindi mettere in comune gli sforzi. Da questo momento l’ONU inizia ad aprire tutte le varie agenzie.

Difetto del discorso: visione paternalistica, in questo discorso e nella maggior parte della cooperazione fino all’inizio degli anni ’80 non ci si chiede il perché della situazione di povertà. Non ci si interroga sulle cause.

L’aiuto pubblico allo sviluppo comincia senza interrogarsi sulle cause e inizia per l’Africa. Poi si estenderà all’Asia e in America Latina soprattutto con la fine delle varie dittature. America Latina ha due vantaggi per la cooperazione italiana per la lingua e i concetti che sono molto simili e perché la società civile è molto in fermento e viva.

Fasi della cooperazione

  1. Il discorso apre la cooperazione internazionale allo sviluppo e la sua prima fase, che arriva fino ai primi anni ’50 e si chiama “motivazione politico-ideale”, più o meno dal 1945 fino ai primi anni ’50. Politico-ideale perché siccome si è appena usciti dalla guerra e si ha l’ispirazione ideale, non c’è ancora guerra fredda e l’ispirazione è di tipo ideale, ideale di pace e collaborazione.

  2. Dai primi anni ’50 fino agli anni ’60 la motivazione cambia e si ha la seconda fase che è la “motivazione politico-ideologica”, comincia la guerra fredda e quindi la motivazione è ideologica, l’ideologia della superiorità dell’occidente che usa anche l’aiuto a favore dei paesi schierati con gli USA, non aiuta ad esempio alcuni paesi decolonizzati se sono alleati alla Russia o se mostrano ideali comunisti.

    Con la caduta del muro infatti avrà un cambiamento enorme. La cooperazione fa parte della politica estera e quindi segue la politica e i cambiamenti internazionali. In questo periodo c’è la decolonizzazione e quindi la cooperazione viene utilizzata in chiave ideologica.

    I primi donatori sono USA che in questo periodo donano il 50% di tutti gli aiuti, GB e Francia. GB ha vantaggio superiore rispetto alle altre potenze coloniali grazie alla creazione del Commonwealth e quindi anche la cooperazione avrà un ritorno anche per i donatori.

    Russia e Cina iniziano delle attività “simili” alla cooperazione. La Russia con i paesi schierati e la Cina con i paesi non allineati, ma non sono estese quantitativamente come la cooperazione dell’occidente. Questa cooperazione non era trasparente e quindi si possono fare solo delle stime. In questi anni comincia la nascita anche della Comunità europea e più avanti anche l’Unione Europea inizierà a fare la sua cooperazione.

  3. Fase della “motivazione etico-sociale” 1960-1970. Fase importantissima, etica e quindi giustizia morale e esigenza che comincia a sentire la società di tutto il mondo.

    In Italia in questo momento la società inizierà a chiedere che ci si attivi per la cooperazione. È la società che sente il bisogno, non solo di fare volontariato interno, ma di uscire dai confini e fare cooperazione allo sviluppo all’estero. L’esigenza politica si intreccia con quella sociale.

    Storicamente è una novità: la società preme per gli interessi di altri. La società civile vuole essere protagonista della cooperazione e vuole farne parte. La decolonizzazione è finita, il rapporto tra colonizzati e colonizzatori diventa stretto in quanto i colonizzatori vanno ad aiutare gli ex Stati colonizzati e iniziano i fenomeni di migrazione dalle colonie verso le ex potenze colonizzatrici.

    Cresce il volume degli aiuti a livello globale. Nuovi donatori: Canada e Nord Europa, in primis Svezia. Man mano che i paesi si decolonizzano entrano nell’ONU e questo è importante perché iniziano a far sentire la loro voce anche negli accordi. Nasce proprio il concetto di partnership.

  4. Metà anni ’70 fino ai primi anni ’80. Si comincia ad avanzare il concetto di cooperazione come marketing, si vede che l’aiuto pubblico allo sviluppo comincia a essere visto come uno strumento di penetrazione economica delle nazioni più sviluppate e di controllo dei mercati.

    Gli accordi commerciali sarebbero molto più efficaci degli accordi di cooperazione e politiche del lavoro comuni e rapporti commerciali equi, però questo non è nelle volontà degli Stati donatori. In questo periodo c’erano state crisi economiche, come quella petrolifera e quella di inizio anni ’80.

    È necessario sia controllare i mercati sia investire, aiutare le industrie e le banche a investire in questi paesi. La cooperazione viene utilizzata come marketing proprio perché si aiutano imprese e banche ad entrare nei nuovi mercati.

  5. Fine anni ’80 e anni ’90. La cooperazione entra in crisi, prima c’era un aumento del volume degli aiuti, da questo momento a livello generale mondiale gli aiuti cominciano a diminuire e non si riprendono. L’Italia è in controcorrente, il momento in cui investe di più è tra l’85 fino allo scoppio di Tangentopoli.

  6. Dopo la caduta del muro di Berlino fino agli anni 2000. Fase di crisi della cooperazione, la cooperazione comincia ad essere vista come sicurezza. Le guerre nei Balcani cominciano a spingere la cooperazione verso azioni di sicurezza.

    Fino all’89-91 la metà del mondo, il blocco sovietico, sfuggiva alla cooperazione occidentale. Con il crollo dell’Unione Sovietica si aprono le porte alla cooperazione occidentale. I Balcani sono stati per l’Italia fondamentali, era un trauma vicino. Cominciano gli aiuti umanitari e emergenze. Dopo il 2001 nuovi cambiamenti ma sempre in questa tendenza, estremizzazione.

Gli elementi non si escludono ma si parla di “fase del marketing”, ad esempio, perché questo è l’elemento prevalente.

Nuovo ambito politico

La cooperazione è un fenomeno prima di tutto politico e soprattutto è un fenomeno nuovo, che crea nuove istituzioni, nuove legislazioni, campi d’azione. Prima della Seconda guerra mondiale non vi erano stati episodi di cooperazione come politica degli Stati e internazionale. Si apre un nuovo campo d’azione per la politica.

Dal punto di vista politico la cooperazione, o l’aiuto pubblico allo sviluppo internazionale, viene collocata da tutti gli Stati come “parte integrante della politica estera”. E per questo verrà sempre affidata al ministero degli Affari esteri.

In Italia è Ministero degli Affari esteri e cooperazione internazionale (MAECI), denominazione attuale. Fino al 2015 si chiamava solo Ministero Affari esteri (MAE). Si è dovuto trovare dove collocare questa nuova materia all’interno della politica estera, che ha diversi settori:

  1. Politica sicurezza, diplomazia e militare.
  2. Politica economica estera, trattati commerciali, accordi, ecc.
  3. Politica internazionalistica, riguarda gli accordi culturali, scambi studenti, ecc. Ha scopi “altruistici”, la politica di cooperazione si inserisce qui. In ogni caso la cooperazione può intrecciarsi anche con gli altri due ambiti, questo succederà dopo le guerre balcaniche e in particolar modo dopo la seconda guerra del Golfo e il 2001.

Negli ultimi anni è sempre più difficile discernere i tre ambiti, ad esempio operazioni di peace keeping e peace building. I militari sono utili per la cooperazione durante le guerre, in realtà si parla di aiuto di emergenza non prettamente cooperazione, esempio è nella Somalia dei primi anni ’90 dove i militari proteggevano i cooperanti.

Dopo la guerra si tratta di tante azioni di cooperazione a cui possono partecipare tanto la diplomazia quanto la cooperazione, rafforzare i legami economici.

Ci sono due modelli di cooperazione pubblica.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatrice.M96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di La cooperazione allo sviluppo: modelli istituzionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Neri Enrica Patrizia.
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