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Economia delle organizzazioni per la cooperazione internazionale - Appunti

Appunti di Economia delle organizzazioni per la cooperazione internazionale per l'esame della professoressa Scarpato con la sintesi delle principali lezioni. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il reddito pro-capite, l'aspettativa di vita, gli aiuti finanziari, gli obiettivi del millennio nell'ambito della cooperazione internazionale. Vedi di più

Esame di Economia delle organizzazioni per la cooperazione internazionale docente Prof. D. Scarpato

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ESTRATTO DOCUMENTO

segmentoAC); quindi se 10 sono le quantità prodotte internamente e assistiamo ad una di noi

diminuzione della quantità domandata 70 sono le quantità che il paese consumerà, le quantità importate

saranno pari a 60 unità(pari al segmentoCB).

- Ad un certo punto il paese decide di voler proteggere quest'industria crescente ponendo un dazio del

100%, significa che il prezzo da Px=1 arriva a Px=2; quindi stesso ragionamento di prima andremo a

vedere l'intersezione del nuovo prezzo con la curva di domanda che corrisponde al puntoH pari a 50

unità consumate(GH), le quantità prodotte internamente corrispondono alle intersezione con la curva di

offerta nel punto J e sono pari a 20 unità(GJ), ora per differenza andremo a vedere le quantità importate

pari a 30 unità(JH).

Innanzitutto con l'introduzione questo dazio assistiamo ad una diminuzione della quantità domandata

che da 70 unità passa a 50 unità(quindi una diminuzione di consumo di 20 unità pari al segmentoNB),

quindi riduzione di benessere dovuta al protezionismo; altra considerazione riguarda le quantità

importate prima importavamo 60 unità pari al segmento CB adesso abbiamo ridotto le quantità

importate di 30 unità pari al segmento JH,

Tuttavia abbiamo tenuto l'obiettivo, nel senso che la produzione interna di fatto è aumentata, perché è

passata dal segmento AC pari a 10 unità al segmento GJ pari a 20 unità, quindi siamo riusciti ad

incentivare la produzione di questa industria che il paese voleva proteggere.

Di queste quantità prodotte internamente abbiamo un incremento del surplus del produttore pari all'area

AGJC poiché la restante area VCJU mi rappresenta l'incremento dei costi di produzione che sono

necessari per aumentare la produzione; il surplus del consumatore(ossia la differenza tra quanto il

consumatore è disposto a pagare per ogni unità del bene acquistato e quanto effettivamente paga; come

sappiamo la curva di domanda rappresenta quello che il consumatore è disposto a pagare per ogni

unità, cioè per 70 unità il consumatore disposto a pagare 1; per 50 unità è disposto a pagare due e così

via) si è ridotto, perché senza dazio il surplus era pari all'area AFB(cioè tutta l'area al di sotto della

curva di domanda e al di sopra del prezzo), con l'introduzione del dazio è pari all'area GFH.

Quindi quindi possiamo dire che il surplus del consumatore in termini di aree si era ridotto di AGHB,

ma si è ridistribuito per l'area AGJC a vantaggio del produttore che hanno aumentato la loro

produzione da 10 unità a 20 unità; e un pò allo Stato con le entrate fiscali che si calcolano sulla base

delle quantità importate quindi le troviamo nell'area JMNH(moltiplicò il segmentoJH, sarebbero le

quantità importate, per il dazio MJ).

VCJU è l'incremento dei costi necessario per produrre le 10 unità aggiuntive(da 10 a 20)

L'area CJM e NHB rappresentano il costo sociale del protezionismo per l'economia da attribuire al

fattore produttivo ed è dovuto a due componenti,1 componente del consumo dovuta alla riduzione della

quantità consumate pari al segmentoNB(perché prima consumavamo 70 unità col dazio consumiamo

50 unità), la seconda componente è attribuibile alle quantità prodotte, perché abbiamo spostato una

produzione più efficiente(VCMU) di un'impresa ad una meno efficiente(CJM) che però senza dazio

non sarebbe riuscita ad essere competitiva. Quindi per questo costo sociale dell'economia ,proprio

perché quando c'era la libera circolazione delle merci e io non lo compravo da quell'impresa ma lo

compravo all'estero perché evidentemente costava di meno; con l'introduzione del dazio invece mi

diventa più favorevole quel prodotto nazionale, anche se in effetti dal punto di vista economico

rappresenta un costo sociale per l'economia perché ho fatto un artificio , cioè ho reso competitivo un

prodotto che con il libero scambio non sarebbe stato.

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By Baloo

18-01-08

spiega di nuovo il grafico sull'analisi di equilibrio parziale di un dazio della lezione precedente da

ascoltare fino a 26:00(comunque dice le stesse cose, è giusto per approfondire)

Adam Smith sostiene che il fattore fondamentale per la crescita economica è la divisione del lavoro, in

verità identifica una tipologia di lavoro produttivo e uno inproduttivo. Quello produttivo è quello che

dà un valore aggiunto alle cose, alle merci ; il lavoro inproduttivo è al contrario quella tipologia di

lavoro che invece non da completamente un valore aggiunto le cose(tipo di lavoro domestico, il lavoro

dei professionisti). Afferma che con la divisione di lavoro sia un aumento della produttività dovuto

innanzitutto al fatto che si ha una vera e propria specializzazione(esempio degli spilli come

organizzazione aziendale) ed in questo modo si ha un aumento di ricchezza e un aumento del

benessere. Non ci sono solo fattori positivi in quanto comunque lo stesso Smith identifica dei lati

negativi quali per esempio l'appiattimento del lavoratore nel fare sempre le stesse operazioni ripetute, e

per questo poi in effetti sostiene l'istruzione che sia a spese pubbliche, proprio perché in qualche modo

secondo lui vuole ridurre questo effetto appiattimento.

Con la divisione del lavoro ognuno è in grado di vendere le quantità che sono superiori al proprio

fabbisogno e quindi di scambiarle con altre tipologie di beni di cui necessita. In questo senso la

divisione del lavoro spinge verso un incremento del commercio internazionale. Con l'incremento del

commercio internazionale abbiamo una migliore allocazione delle risorse(che vengono utilizzate in

modo più efficiente) perché ognuno si specializza in ciò che sa fare relativamente meglio di altri;ciò è

confermato dal fatto che i paesi più si integrano nel commercio internazionale più vedono crescere i

propri indicatori economici, mentre i paesi che sono meno integrati presentano anche degli indicatori

più bassi relativamente alla crescita economica. Quindi il commercio internazionale spinge verso una

migliore allocazione delle risorse, si crea di conseguenza una miglior utilizzazione anche il capitale

umano di creare nuovi posti di lavoro,1 più efficiente circolazione anche del capitale.

3.La terza linea di azione(sarebbe l'integrazione multilaterale) è importante per garantire un sistema

di regole che disciplini la liberalizzazione del commercio internazionale, quindi abolizione o riduzione

delle barriere tariffarie al commercio internazionale. Quando si parla di ambito multilaterale, prima si

parlava di GATT oggi della WTO, che regolamentano il commercio internazionale e che quindi vanno

a disciplinare tutto quello che è il processo di liberalizzazione commerciale.

Prima della nascita della WTO c'era il GATT.

GATT(accordo generale sulle tariffe ed il commercio)

Creato dopo la fine della seconda guerra mondiale nel 1947, inizialmente firmato da 23 paesi, in realtà

quando è stato creato il GATT, il consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite aveva un obiettivo

più ambizioso perché voleva creare un'organizzazione ITO(INTERNATIONAL TRADE

ORGANIZATION), fu firmata anche la famosa carta dell'Avana, però poi ci fu l'opposizione degli

Stati Uniti alla creazione di questa organizzazione, perché temevano che non fosse proprio orientata

alla liberalizzazione mondiale. Si tratta quindi di un accordo, abbiamo delle parti contraenti non dei

paesi membri.

Il GATT si è evoluto dal 1947 fino al 1994 attraverso otto round(round-> sarebbero di negoziati),

quindi c'è stato un processo molto lento di negoziazioni per la regolamentazione delle tariffe che nei

primi quattro round ha visto crescere il numero dei paesi che da 23 sono passati al 26, ma si parlava

soltanto di tariffe; una svolta si è avuta con il KENNEDY ROUND negli anni 1964-67 in cui c'è stato

un aumento dei prezzi fino 62 .una svolta nel senso che non si parlava solo di tariffe ma anche di altre

materie come misure antidumping[il dumping consiste nella vendita da parte di alcuni Stati di prodotti

a prezzi inferiori rispetto ai prezzi interni o addirittura sottocosto, ad esempio la Cina].Altro round

importante è il TOKIO ROUND ,negli anni 1973-79 con un aumento dei paesi fino a 102, in cui è stata

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By Baloo

introdotta anche la tematica delle barriere non tariffarie, cioè di tutte quelle normative tecniche che

possono limitare la circolazione di un bene.Nel 1986-94 inizia il round che è stata una svolta del il

GATT, si tratta dell'URUGUAY ROUND , con l'aumento dei paesi infino a 123, negoziato più lungo

della storia del GATT in cui sono state introdotte tematiche nuove. Se prima si parlava soltanto di beni

sono state introdotte anche servizi, proprietà intellettuale,1 risoluzione delle controversie tra gli Stati

membri e sono stato introdotto il tessile e l'agricoltura come nuovi settori di competenza della

WTO.L'ultimo round è il più importante perché innanzitutto sono stato introdotto nuove tematiche ma

poi perché con l'accordo di Marrakech firmato alla fine del 94, si è decisa l'istituzione della

WTO(WORLD TRADE ORGANIZATION).

Tra tra i nuovi settori introdotti in questo contesto multilaterale c'è il settore agricolo, che è un settore

particolarmente delicato:

-Primo punto perché si sono sempre creati sull'agricoltura due blocchi contrapposti, quello dell'unione

europea protezionistico e quello degli Stati Uniti orientati alla liberalizzazione il commercio.

Per la regolamentazione del settore agricolo si è stabilito di ridurre quelli che erano i sussidi

all'esportazione, in un programma però di sei anni. Quindi stabilito che dal 1995 al 2001 dovesse essere

varato un programma di riduzione del protezionismo agricolo ed è stato introdotto un trattamento

speciale per i paesi in via di sviluppo che si sentirono fortemente danneggiati dal protezionismo dei

paesi più industrializzati. -2–

By Baloo

21-01-08

La volta scorsa abbiamo detto che alla fine della seconda guerra mondiale si era creata la necessità di

istituire un organismo sovrannazionale che regolamentasse il commercio internazionale; abbiamo detto

che era fallita l'istituzione dell'ITO, anche se era stata firmata la carta dell'Avana, non fu ratificata dagli

Stati Uniti per cui non è diventata realtà.

E' stato creato il GATT nel 1947, e si è evoluto nel tempo come abbiamo visto in otto round, l'ultimo

dei quali l'URUGUAY ROUND è stato il più lungo perché è durato otto anni ed ha determinato una

svolta in quella che è la regolamentazione internazionale del commercio, perché innanzitutto furono

introdotte nuove aree, quindi alla libera circolazione delle merci veniva aggiunta anche la volontà di

andare verso la libera circolazione dei servizi ed delle proprietà intellettuali.

Inoltre nel 1994 con l'ultimo round nasce la WTO(organizzazione mondiale per il commercio).Si tratta

non più di un accordo ma di un'organizzazione che regolamenta il commercio internazionale;

attualmente include 151 paesi membri ed è andato a sostituire in un certo senso il ruolo del GATT, o

meglio la WTO ha incorporato l'accordo GATT che si occupa dei beni.

Distinguiamo l'accordo GATT del 1947(quando ci si riferisce all'accordo originario) dal GATT del

1994(quando ci si riferisce all'accordo aggiornato nel 1947 al seguito dell'UruguayRound), che è stato

appunto quello incorporato nella WTO.

Su quali principi si fondava il GATT e quindi su quali principi si fonda poi la WTO(nata il 1 gennaio

1995) ? nazione più favorita", significa che un

Innanzitutto è di fondamentale importanza il principio della"

trattamento speciale accordato per un determinato prodotto ad una nazione(vale a dire quello cui

vengono applicate il minor numero di restrizioni) deve essere esteso poi a tutti i membri della WTO,

perché è fatto divieto di discriminare dei prodotti a seconda del paese di provenienza; altro divieto e

quello del trattamento nazionale, significa che nel momento in cui importo prodotto questo deve essere

trattato alla stregua di un prodotto nazionale, cioè non ci possono essere inasprimenti dal punto di vista

delle ispezioni dei controlli , dal punto di vista fiscale. Quindi il prodotto importato deve essere trattato

allo stesso modo in cui si tratta il il prodotto generato all'interno del paese.Altro principio del GATT

incorporato nella WTO è quello di far sì che siano abbattute tutte le barriere non tariffarie e che quindi

siano applicate solo le barriere tariffarie, che peraltro devono essere soggette ad un piano di graduale

riduzione, ossia possono restare solo le barriere di tipo tariffario ma anche queste nel tempo devono

essere diminuite. Questo per garantire una maggiore trasparenza del mercato.

Differenze fra GATT e WTO

Innanzitutto il GATT è un accordo provvisorio su specifiche materie, non è mai stato ratificato dai

Parlamenti e non conteneva indicazioni per la creazione di un'organizzazione, quindi si tratta soltanto

di un accordo, questo significa che i paesi rappresentavano delle parti contraenti; la WTO invece è

un'organizzazione internazionale; per entrare a far parte di questa organizzazione i paesi membri

devono ratificare questo ingresso con una ratifica parlamentare, non si tratta solo di merci come nel

GATT ma anche servizi e diritti di proprietà intellettuale, e in più viene introdotto un meccanismo per

la risoluzione delle controversie tra gli Stati membri.

Meccanismo di risoluzione

Ciò significa che il momento in cui si crea una controversia tra due paesi membri, innanzitutto c'è una

prima fase di contrattazione tra questi due paesi, se la questione non dovesse essere risolta allora entra

in gioco una procedura di risoluzione.L'organo di risoluzione(il DBS) nomina un panel di esperti

indipendenti che esamina il caso, dopodiché questo panel di esperti emettere un verdetto che sarà poi

applicato ai paesi. Quindi il WTO ha potere sanzionatorio, cioè significa che nel momento in cui questo

panel di esperti decide che uno dei paesi debba in qualche modo modificare il proprio comportamento

commerciale, se non lo fa, il paese che ha chiamato in causa quest'organo per la risoluzione delle

controversie può mettere in atto delle misure riduttive, per esempio applicando un dazio, quindi

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By Baloo

applicando delle sanzioni di tipo commerciale.E quindi questa è una differenza sostanziale perché con

il GATT non avevamo questo meccanismo, per cui c'era anche una minor pressione sulle parti

contraenti a rispettare questi principi; quindi con l'introduzione di questo meccanismo i paesi si sono

tenuti a rispettare questi principi, altrimenti vanno incontro ad delle sanzioni commerciali che sono

anche molto pesanti.

Principali accordi sottoscritti nel WTO

La WTO si compone di tre accordi:

-l'accordo GATT che ha incorporato e quindi l'accordo generale sulle merci;

-l'accordo GATS che è invece l'accordo generale sui servizi;

-l'accordo TRIPS che va a salvaguardare tutti quelli che sono gli aspetti commerciali della proprietà

intellettuale (marchi, brevetti, certificazione di qualità)

Principali accordi sottoscritti nel WTO per l'eliminazione delle barriere tecniche di scambi

Oltre a questi ci sono anche altri accordi importanti quali:

- TBT(accordo sulle barriere tecniche) gli standard statali di prodotto devono essere basata su standard

internazionali

-SPS(accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie) sono tutti quegli accordi che comprendono misure

volte a tutelare, per esempio per i prodotti agroalimentari, la salute, il benessere degli animali,

dell'ambiente.

Agreement on Technical Barriers Trade(TBT)

Abbiamo visto il principio della nazione più favorita, quindi non si può applicare una misura

discriminatoria nei confronti di paesi; abbiamo visto che ogni prodotto deve essere trattato alla stregua

di un prodotto nazionale; e in aggiunta le barriere tecniche mettono un ulteriore limite che è quello che

le norme tecniche e tutte quelle che sono poi le procedure di conformità non devono porre degli

ulteriori limiti di scambi, a meno che questi non siano indispensabili per il raggiungimento di obiettivi

legittimi.Per far questo è chiaro che ci deve essere una normativa internazionale che fissi degli standard

e quindi per questo motivo è stato creato l'ISO(Iternational Standard Organization)

ISO

Come vengono standardizzati questi limiti imposti alla circolazione dei prodotti?

Attraverso questa organizzazione che è stata fondata in realtà nel 1947, anche se poi in effetti assume

un'importanza crescente negli ultimi anni, cui partecipano gli organismi nazionali e sovranazionali di

standardizzazione(per l'Europa è il CEN e per l'Italia l'UNI).All'interno di quest'organizzazione sono

stabilite delle specificazioni tecniche che vengono poi utilizzate come riferimento per assicurare che

materiali, prodotti, processi e servizi siano idonei allo scopo.

Queste categorie di standard sono applicabili in tutti paesi membri della WTO in ogni

settore/impresa/attività e quindi tutte le imprese si devono in un certo senso adeguare.Per quanto

riguarda l'ambiente c'è l'ISO14000; per quanto riguarda la gestione dei sistemi di qualità c'è l'ISO9000.

Agreement on Sanitary and Phitosanitary Measures(SPS)

Per quanto riguarda le misure sanitarie e fitosanitarie, ossia tutte quelle misure volte alla salvaguardia

della salute umana ,dell'ambiente e del benessere degli animali, ci sono quindi queste accordi SPS che

mirano a ridurre il grado di libertà dei singoli Stati, per far sì che gli Stati non fissino dei livelli elevati

soltanto per raggiungere scopi di protezione del mercato interno. E quindi per questo motivo all'interno

di questo accordo vengono fissati dei limiti per far sì che ci sia una maggiore armonizzazione a livello

internazionale. Anche in questo caso ci sono degli enti preposti alla definizione di questi standard:

il codice alimentare, per quanto riguarda i prodotti alimentari:

- l'ufficio internazionale delle Epozoozie, per quanto riguarda i prodotti zootecnici(quindi la tutela del

-

benessere degli animali);

- la convenzione internazionale per la protezione delle piante, per quanto riguarda la tutela vegetale

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By Baloo

Il Codice alimentare

E' un programma posto in essere già nel 1963, per far sì che siano fissati degli standard alimentari

comuni, per proteggere la salute dei consumatori ed assicurare scambi commerciali equi. Anche qui c'è

un panel di esperti che pur non avendo un potere normativo, esamina quelle che sono le legislazioni

alimentari esistenti a livello mondiale e cerca di far sì che queste siano armonizzate, ed inoltre vengono

pubblicate all'interno di questo codice alimentare delle direttive per quello che il livello auspicabile di

armonizzazione. Ufficio internazionale delle epizoozie

E' un'organizzazione intergovernativa che coinvolge 158 paesi membri e da tre obiettivi principali:

- ridurre le asimmetrie informative esistenti, il consumatore spesso non è in grado di percepire quelli

che sono i rischi legati all'alimento che compra; l'asimmetria informativa sta nel fatto che solo il

produttore conosce le reali caratteristiche di questi alimenti. Quindi per cercare di far fronte a queste

asimmetrie informative questo ufficio cerca di favorire la diffusione delle informazioni sulle malattie

degli animali:

-allo stesso tempo perché questo è un problema che colpisce non solo i paesi industrializzati ma anche

paesi in via di sviluppo, allora cerca di fornire il supporto tecnico scientifico per il controllo della

malattia degli animali;

-e cerca di uniformare la legislazione, anche in questo caso le differenti legislazioni, per la tutela degli

animali Convenzione internazionale per la protezione delle piante

E' stata rivista nel 97, comprende 117 paesi ed è gestito dalla FAO. Quindi anche qui l'obiettivo è

quello di far sì che vi sia un'azione più efficace attraverso un'azione comune, per prevenire la diffusione

e l'introduzione di malattie che possono derivare da piante o da prodotti vegetali. Il problema delle

piante oggi riveste particolare importanza anche per quelli che sono i problemi legati agli OGM.

Il processo di armonizzazione

L'obiettivo principale è quello di evitare una discriminazione sui prodotti a seconda di come questa

merci siano state prodotte. Ciò significa che se nell'armonizzare le norme, si vogliono togliere tutte le

possibili discriminazioni,il che significa che un prodotto che viene fatto senza il rispetto di norme

etiche o ambientali non può essere discriminato, allora diventa più difficile il rispetto di questi vincoli.

Ed è questo che poi in effetti crea sostenitori e non, nell'ambito della WTO,cioè ci sono coloro che

sostengono la necessità di una azione della WTO tesa alla liberalizzazione del commercio supera ogni

cosa,dall’altro lato ci sono di oppositori che invece ritengono che l’azione della WTO per andare

incontro a quelle che sono le esigenze del mercato,ossia mettendo invece in secondo piano quelle che

sono le istanze ambientali sociali ed etiche. Cioè in pratica ci sono gli oppositori della WTO, che

accusano quindi questa organizzazione di mettere in primo piano soltanto i problemi economici e

quindi i relativi al mercato,alle multinazionali;e quindi in questo modo gli oppositori si sentono limitati

come i consumatori nella possibilità di scegliere dei prodotti che abbiano dei valori aggiunti in termini

etici ambientali e sociali. Alcuni esempi che riguardano la salute umana e l’ambiente…..

Quindi la WTO è sicuramente un’organizzazione indispensabile in un contesto di globalizzazione,

perché è indispensabile avere un’organizzazione che disciplini la liberazione al commercio mondiale,e

quindi in questo senso come abbiamo visto nel caso del dazio attraverso la liberalizzazione del

commercio è possibile incrementare il benessere.

Quindi in effetti secondo l’ex direttore generale della WTO ,Renato Ruggiero, il commercio

attualmente rischia di avere la priorità su ogni altra considerazione ambientale, e quindi il rischio è

quello di una possibile riduzione di quelli che sono gli standard ambientali, ma anche per quanto

riguarda gli standard di sicurezza in termini di salute umana, ma anche per quanto riguarda gli animali,

quindi con una riduzione di standard minimi a livello internazionale.

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By Baloo

24-01-08

4.Cooperazione internazionale

Per cooperazione allo sviluppo intendiamo per quelle attività che sono poste in essere da una pluralità

di soggetti per il raggiungimento di obiettivi comuni. Nello specifico per cooperazione allo sviluppo

intendiamo tutte quelle forme di azioni che vogliono andare a risolvere le problematiche esistenti nei

paesi più arretrati ,quindi nel sud nel mondo, ma anche ad incidere su quelle che sono le relazioni tra i

paesi più avanzati e i paesi meno sviluppati quindi tra il Nord e il Sud del mondo. Nasce dal bisogno

fondamentale dell'umanità di vivere nella pace e nel benessere (dopo l'esperienza delle grandi guerre),

ma si profila altresì come strumento essenziale per la costruzione di nuove relazioni politico-

economiche fra gli Stati ed il perseguimento di specifici obiettivi. Dobbiamo fare una premessa, nel

senso che, il concetto di sottosviluppo può essere inteso in senso statico ed in senso dinamico. Statico è

una definizione di sottosviluppo spaziale, cioè all'interno delle diverse aree ci sono comunque dei gradi

di sviluppo diversi, e quindi l'obiettivo è quello di andare a ridurre il gap esistenti tra le diverse aree

geografiche; sottosviluppo inteso in senso dinamico vuole evidenziare il fatto che in un determinato

contesto, in un determinato paese non si realizzano dei progressi sostanziali.Quindi in questo senso

potremmo dire sottosviluppo come concetto intertemporale.

Per capire il concetto della cooperazione internazionale andremo a vedere come si sono sviluppate le

diverse fasi della cooperazione internazionale, quindi quali sono state le fasi più importanti, non

devono vedere i fondamenti teorici alla base della cooperazione allo sviluppo, chi sono i soggetti quindi

gli organismi internazionali che si occupano di cooperazione allo sviluppo, gli strumenti della

cooperazione ed infine qualche cenno sulla cooperazione non governativa.

La cooperazione nasce nel secondo dopoguerra e passa attraverso sei fasi.

Innanzitutto dobbiamo contestualizzare l'evoluzione di questo processo di cooperazione dicendo in che

periodo nasce.La prima fase parte dal 1945, ossia dopo il periodo della depressione che si era avuta con

il 1929 e quindi dopo questo periodo di grande depressione gli Stati Uniti trovano modo per cercare di

far fronte ai risvolti negativi che ne derivarono dal secondo conflitto mondiale; nel senso che con il

secondo conflitto mondiale gli Stati Uniti riescono a raggiungere una situazione di pieno

impego.Successivamente alla seconda guerra mondiale gli Stati Uniti intervengono nella ricostruzione

dell'Europa distrutta attraverso il famoso piano Marshall, che prende appunto il nome dal segretario di

Stato degli Stati Uniti, e grazie questo piano si avvia quella che è stata poi forse la più grande forme di

cooperazione per la ricostruzione allo sviluppo che sia mai stata effettuata. Gli Stati Uniti intervengono

con questo piano per cercare un possibile mercato di sbocco delle proprie produzioni; e un altro fattore

che presiede queste fasi sono gli accordi di Brezonbuz del 44 miravano riequilibrare il sistema dei

pagamenti internazionali attraverso l'istituzione del fondo monetario internazionale e della Banca

mondiale e poi anche con la creazione nel 1947 del GATT.

prima fase: (anni 45-50)

nella prima fase il primo evento importante è la creazione dell'organizzazione delle Nazioni Unite

avvenuta nel 1945, proprio perché con la fine del secondo conflitto mondiale c'era a livello

internazionale la volontà di creare un organismo che garantisse la pace e che cercasse di risolvere gli

eventuali conflitti tra i diversi paesi in modo pacifico. Si poneva proprio con obiettivi di cercare di

garantire rapporti amichevoli tra le diverse nazioni ed inoltre nella carta delle Nazioni Unite viene

espressamente inserita la volontà di evitare qualsiasi discriminazione di razza, di sesso, di classe, e qui

in questo modo i diritti fondamentali dell'uomo assumono proprio un fondamento giuridico

riconosciuto a livello internazionale; questo soprattutto nel 1948 con la dichiarazione universale dei

diritti fondamentali dell'uomo. Quindi attraverso queste due tappe fondamentali possiamo dire che

nasce la vera cooperazione internazionale basata proprio su dei fondamenti giuridici. In seguito alla

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By Baloo

creazione dell'ONU nascono altre agenzie dell'ONU che però si vanno a specializzarsi delle tematiche

specifiche, per esempio UNEF è il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente,UNDP è il

programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo,l'UNICEF che si occupa appunto di problemi

dell'infanzia; agenzie che si vanno specializzare su delle tematiche fondamentali dello sviluppo, quindi

soprattutto su problematiche sociali ed ambientali.

seconda fase: (anni 50)

con gli anni 50 ancora queste organizzazioni internazionali non sono perfettamente

implementate(infatti la cooperazione allo sviluppo è condizionata dal contesto storico[ricostruzione e

sviluppo dei paesi europei usciti dal conflitto mondiale e dal clima della guerra fredda]), quindi sul

piano degli aiuti ai paesi in via di sviluppo permangono soprattutto quelli che sono gli aiuti di natura

bilaterale quindi tra due paesi; gli aiuti multilaterali attraverso le organizzazioni ancora non hanno

preso piede perché queste organizzazioni sono ancora molto giovani e assumono particolare priorità (la

ricostruzione). Tuttavia dobbiamo evidenziare che l'entità più costante di aiuti in questo periodo è

certamente quella statunitense e una parte importante anche dalla Francia e dall'Inghilterra(perché

comunque sono paesi ancora coloniali e quindi hanno anche degli interessi da salvaguardare).

terza fase: (anni 60)

in questa fase crescono gli aiuti, oltre che dei paesi coloniali come Francia e Inghilterra anche dei paesi del Nord

Europa e vediamo che rispetto agli anni 50 la differenza sostanziale è data dal fatto che cominciano ad acquisire

una maggiore efficacia le azioni portate avanti da queste organizzazioni internazionali, quindi l'assistenza di tipo

multilaterale con gli anni 60 inizia a prendere piede affiancandosi a quella bilaterale. Quindi se nel decennio

precedente c'era ancora una prevalenza di aiuti di tipo bilaterali dagli anni 60 invece gli aiuti di tipo multilaterale

cominciano ad affermarsi sempre di più ed allo stesso tempo con il processo di decolonizzazione vediamo che

cambiano anche la tipologia di donors(cioè dei paesi che effettuano questi aiuti ai paesi in via di sviluppo).

Quindi ancora una volta si vedono aumentare le quote di aiuto dei paesi del nord Europa, e tendenzialmente

iniziano a diminuire la quota degli aiuti degli Stati Uniti sull'ammontare totale degli aiuti. Cresce il numero dei

paesi che diventano più sensibili alla problematica dei paesi in via di sviluppo e quindi anche l'effetto degli aiuti

nei confronti di questi paesi. In questo senso va interpretata da crescita non solo in termini quantitativi degli aiuti

ma del numero di paesi che di fatto entrano a far parte di questa cooperazione internazionale.

quarta fase: (anni 70-80)

in questa fase vediamo certamente ancora una crescita degli aiuti, ma andiamo a considerare perché crescono

questi aiuti e quali sono alcune delle motivazioni alla base di questi aiuti. Qui la cooperazione viene vista come

uno strumento di penetrazione contro i mercati mondiali. Le motivazioni dell'aiuto in favore dei paesi in via di

sviluppo da parte di Stati Uniti sono tre: una prima motivazione sta nel fatto che le imprese americane

dipendono sempre più dalle materie prime dei paesi sottosviluppati; una seconda motivazione è queste imprese

avevano bisogno di mercati di sbocco; un altro motivo è che questi paesi offrivano anche la possibilità di

investimenti produttivi per la tecnologia ed il capitale statunitense.

Da ciò si evince che è vero che c'è una motivazione alla cooperazione internazionale di tipo filantropico, quindi

volontà di intervenire sulla situazione internazionale poiché ci si rende conto che un problema di natura

mondiale, ma è anche vero che nelle motivazioni della cooperazione internazionale ci sono delle motivazioni

anche di tipo economico; di tipo economico che vedono appunto l'accentuarsi di una tipologia di interscambio

che vede i paesi in via di sviluppo specializzarsi sempre di più ,soltanto nell'esportazione di materie

prime,mentre dal punto di vista dei paesi avanzati , questi sempre di più esportano manufatti dai paesi in via di

sviluppo. Quindi è chiaro che c'è una bilancia commerciale in negativo per i paesi in via di sviluppo, in quanto

esportano materie prime a basso costo ed importano prodotti manufatti che presentano dei costi più

elevati.questo fa sì che l'economia non decolli in questi paesi.

quinta fase: 1980-1990

negli anni 80-90 a questa situazione strutturale si aggiungono altri fattori. Nel 1979 abbiamo la seconda crisi

petrolifera che di fatto porta ad una fase economica negativa sul piano mondiale. In ogni ciclo negativo

dell'economia si assiste contemporaneamente anche ad un rallentamento delle diverse forme di integrazione

economica regionale, cioè un paese tende a chiudersi in se stesso.Infatti in seguito di questo shock petrolifero

si assiste ad un declino del commercio mondiale, ad una drastica riduzione delle esportazioni dei PVS e

l'aumento dei prezzi delle loro importazioni, quindi peggioramento delle ragioni di scambio e quindi il loro

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By Baloo

bilancio sempre più negativo, e a questo bisogna aggiungere poi un'altra situazione, cioè che a seguito degli

shock petroliferi si aggiunge il problema del peggioramento del debito estero;infatti i tassi di interesse sul debito

estero contratti a tasso variabile crescono e quindi i paesi in via di sviluppo si trovano in una situazione di

difficoltà oggettiva sempre più forte nel restituire questi prestiti. Questo sia per ragioni endogene che per ragioni

esorgene, quelle esogene dovute agli shock petroliferi, ai tassi d'interesse, al peggioramento delle ragioni di

scambio; motivazione invece endogene al peggioramento della situazione del debito estero sono riconducibili

invece,alle errate politiche governative condotte in questi paesi, ad un'insufficienza di risparmio che generava

anche una difficoltà ad effettuare gli investimenti produttivi, difficoltà riconducibile anche al problema delle

entrate fiscali che in una situazione in cui il reddito era bassissimo le entrate fiscali erano molto basse e quindi

anche questo non aiutava politiche di sviluppo di questi paesi.

la cooperazione dal 1990 ad oggi

Anche se fino agli anni 90 c'era questa congiuntura negativa, l'assistenza allo sviluppo aveva comunque

mantenuto dei buoni livelli.

Mentre negli anni 90 si arriva alla crisi dell'aiuto allo sviluppo perché ci si rende conto che questi aiuti di fatto non

avevano portato i benefici attesi. E quindi in questo senso viene messa un po' in discussione tutta quella che è

la politica di assistenza finanziaria ai paesi in via di sviluppo, vengono messi in discussione gli strumenti

dell'assistenza allo sviluppo perché vengono giudicati non efficaci, proprio perché nel tempo non si sono

raggiunti risultati che invece si pensava di ottenere con la cooperazione allo sviluppo. Quindi succede che sia

innanzitutto un declino di questi trasferimenti soprattutto da parte degli Stati Uniti, restano invece dei

trasferimenti molto elevati per i paesi del nord Europa, come l'Olanda 0,83% del prodotto nazionale lordo che

una quota piuttosto elevata. Si misurano gli aiuti allo sviluppo in termini di quote di prodotto nazionale lordo,

proprio per evidenziare quanto pesa all'interno di un paese in termini finanziari la cooperazione allo sviluppo.

Chiaramente nel momento in cui tutto il sistema finanziario dell'aiuto va in crisi, anche tutto quello che è

l'ideologia alla base della cooperazione internazionale può essere messa in crisi. Anche se poi in ambito

internazionale si è cercato di far fronte a questo problema evidenziando che comunque anche se l'efficacia di

questi strumenti non è stata quella desiderata, però si doveva puntare più su una riformulazione degli strumenti

in quanto la strategicità della cooperazione allo sviluppo non poteva essere messa in discussione, proprio per

l'importanza che questa assume, come abbiamo visto negli obiettivi che si era posta per esempio già con

l'ONU.Quindi viene messa in discussione non la filosofia alla base della cooperazione allo sviluppo ma vengono

messi in discussione quelli che sono gli strumenti utilizzati per il perseguimento dei fini propri della

cooperazione. Quindi si avvia un dibattito internazionale volto appunto alla ricerca di strategie che prevedano

strumenti più efficaci cioè che facciano sì che a questi aiuti a questi finanziamenti, seguano poi degli effettivi

miglioramenti negli stadi di sviluppo economico di questi paesi più arretrati.

Quindi la nuova filosofia in effetti punta su una strategia che favorisca lo sviluppo endogeno di questi paesi;

quindi far sì che questi paesi acquisiscano una sempre maggiore autonomia e quindi una minore dipendenza

dagli aiuti esteri.

Cioè bisogna essere sicuri che questi aiuti che arrivano nei paesi in via di sviluppo riescano di fatto a far sì che

si creino delle strutture adeguate, delle competenze anche umane adeguate che consentano un progresso

economico e umano, cioè significa che se noi in questi paesi non favoriamo la formazione di competenze

adeguate, per esempio in grado di utilizzare tutte le nuove tecnologie, tutte le loro innovazioni, se non creiamo

delle infrastrutture adeguate in grado di competere con gli altri paesi, allora se gli aiuti non sono diretti a questi

fini è chiaro che non andranno ad incidere sullo sviluppo endogeno di questi paesi. Quindi si apre questo

dibattito e in seguito a questo dibattito sempre di più le risorse vengono orientate in questi termini, cioè cercare

di far sì che gli aiuti vadano ad aumentare anche le competenze del capitale umano presente sul posto,in modo

che si formino delle abilità,quindi far sì che si vada verso una maggior sostenibilità sociale.

Fondamenti teorici della cooperazione allo sviluppo

Lungo queste fasi si sono alternate varie teorie sulla cooperazione allo sviluppo a seconda del periodo

corrispondente. Andremo a vedere quali sono quelle più importanti, cioè quelle che hanno inciso sulla

cooperazione allo sviluppo.

Teorie della modernizzazione

Innanzitutto ci sono le teorie della modernizzazione che risalgono intorno agli anni 50/ 60.

Queste teorie si pongono come obiettivo quello di raggiungere la stessa tipologia di sviluppo dei paesi

occidentali;vi sono diverse teorie che presentano che presentano però dei tratti comuni. Queste ritengono che lo

sviluppo segue sostanzialmente un percorso univoco, unidirezionale,quindi è come se fosse un percorso

obbligato dal sottosviluppo allo sviluppo, e che sia uno sviluppo di tipo endogeno.

-3–

By Baloo

Le teorie della modernizzazione sono: teoria degli stadi di Rostow”. Secondo Rostow lo sviluppo è

l’esempio più noto è quello del paradigma della “

caratterizzato in particolare da cinque stadi:il primo stadio è quello della società tradizionale,quindi diciamo in cui

c’è una economia di sussistenza, un secondo stadio è quello che precede lo stadio del decollo,un terzo stadio è

proprio quello del decollo,detto anche take-off in cui effettivamente c’è la svolta dal sottosviluppo allo sviluppo,

un quarto stadio in cui c’è una fase di maturità ed un quinto stadio in cui c’è un consumo di massa.

Questa è una corrente di pensiero che non si è affermata in un’epoca di globalizzazione,ma si è diffusa dopo la

seconda guerra mondiale, in un periodo di decolonizzazione in cui molti paesi vedevano le economie dei paesi

occidentali come modello da seguire. Alcuni studiosi ritenevano che per superare la fase di sottosviluppo la

strada fosse una, quindi unidirezionale e in questo senso, quindi tutto ciò che era tradizionale era visto come

sbagliato, tutto ciò che era moderno era assimilato al modello capitalistico occidentale e quindi secondo questa

corrente di pensiero di stadi di sviluppo erano obbligati.Quindi non distinguevano diverse tipologie possibili di

sviluppo da raggiungere ma era solo un problema di stadi.

Se volessimo sintetizzare la teoria della modernizzazione la potremmo sintetizzare attraverso il lucido 15(sono

le stesse cose dette prima ma schematizzate).

Le fasi e i modelli alla base delle politiche di sviluppo

Distinguiamo tre fasi, siamo parlando sempre di approcci teorici:Lucido 16

La prima fase di politica di sviluppo

La prima fase sostanzialmente mette in evidenza il fatto che il fattore più importante è ancora il fattore crescita.

Negli anni 60 quindi è ancora importante il concetto di sviluppo assimilato alla crescita economica perché

l’obiettivo principale negli anni 60 è sicuramente l’obiettivo di crescita del PIL prodotto interno lordo pro capite.

Perchè migliorando il reddito delle popolazioni ,aumentando quindi anche la quantità di risparmio si hanno

anche a disposizione maggiori risorse per gli investimenti , e quindi in questo senso è possibile poi rilanciare

anche il processo produttivo attraverso gli investimenti e garantire un aumento del benessere.

-4–

By Baloo

25-01-08

Riferendosi sempre alla prima fase, possiamo dire che si crea una sorta di circolo vizioso, nel senso

che ad un basso reddito corrisponde un basso risparmio,corrispondono bassi investimenti, ai bassi

investimenti corrisponde una bassa crescita che porta quindi a bassi redditi. In questo contesto ci

troviamo di fronte delle teorie che puntano sulla necessità di crescita economica però di fatto ci

troviamo in una situazione di stallo. Per superare questa situazione i primi programmi di sviluppo si

basano sul modello di Harrod-Domar. Cioè questo modello dice che, poiché abbiamo detto che si

è creato questo circolo vizioso, bisogna intervenire affinché si proceda lungo questi stadi che

abbiamo detto concatenati di sviluppo, lungo questi cinque stadi,però per fare questo circolo vizioso

è necessario introdurre in questi paesi dei finanziamenti dall’estero che vadano in qualche modo ad

aumentare i finanziamenti;quindi in questo modo si cerca di spezzare questo circolo vizioso .

Sostanzialmente siamo nel sempre nelle teorie della modernizzazione, però questo modello

particolare perché introduce la necessità di raccogliere dei finanziamenti all’esterno, da parte dei

paesi industrializzati. Questo perché si ritiene che il tasso di crescita sia comunque in funzione del

risparmio, ammesso però che questo risparmio sia tutto investito.

Altri approcci teorici importanti sono:

- i modelli dualistici

- tesi degli strutturalisti

questi modelli si affermano intorno agli anni 60/70, analizziamoli singolarmente.

dualistico. Questo modello fa vedere le aree arretrate e sostanzialmente le divide

Il primo modello

come se fossero scisse in due settori che presentano delle caratteristiche sostanzialmente diverse.

Cioè all’interno di un’area sottosviluppata troviamo un’area in cui vi è un’agricoltura specializzata

e quindi più orientata alle esportazioni contestualmente si trova anche un settore più arretrato,

quindi pensiamo a tutte quelle aree rurali dove ancora prevale un’agricoltura di sussistenza. Quindi

per i dualisti il vero problema è quello di andare ad intervenire soprattutto in questo secondo settore

in cui c’è un’elevata presenza di popolazione che però produce con una scarsa produttività,quindi

anche con redditi molto bassi dove l’agricoltura si caratterizza per un’agricoltura di

autoconsumo(quindi ciò che viene prodotto viene quasi interamente consumato all’interno di queste

unità,salvo magari scambiare una piccola parte indispensabile per l’acquisto di alcuni macchinari).

Quindi intervenire in questo secondo settore poi cercare di far si che anche questo settore aumenti i

propri margine di produttività riesca in qualche modo ad entrare ed integrarsi in un sistema

mondiale in cui beneficiare anche dei benefici commessi con il commercio,quindi con le

importazioni e le esportazioni.

A fianco a questi modelli dualistici troviamo questa teoria che si inserisce nel filone della teoria

della dipendenza. In effetti secondo gli strutturalisti, si ritiene che l’integrazione di queste aree

molto arretrate nell’economia mondiale, porta loro soprattutto degli svantaggi,nel senso che questa

integrazione avviene facendo sì che questa parte di paesi arretrati(che vengono chiamati anche

periferia) venga sfruttata attraverso uno scambio ineguale, nel senso tra beni primari a basso costo

che vengono esportati da queste aree arretrate in cambio dei beni manufatti a basso costo.

In questo senso secondo di strutturalisti quest’integrazione dell’economia mondiale a queste

condizioni è soprattutto non vantaggiosa per queste aree arretrate. Inoltre secondo gli strutturalisti il

fenomeno inflazionistico non è un fenomeno esclusivamente monetario( c’è un errore sul lucido)

ma ci sono altri fattori che vanno ad influenzare l’inflazione. Quindi questi sono:la presenza, come

già abbiamo visto, di un’agricoltura che si caratterizza per una certa arretratezza,quindi

latifondistica in cui non vi è la presenza di alcuna innovazione tecnologica,che determina un’offerta

rigida, un’offerta quindi poco elastica al variare del prezzo;inoltre anche alla dipendenza delle aree

arretrate dai paesi più sviluppati per quanto riguarda i beni che hanno un maggior valore

aggiunto,quindi i beni manufatti.

Arriviamo così alla seconda fase, negli anni 60/80. in questa fase si realizzano certamente dei

notevoli progressi dal punto di vista aggregato, perché andando a vedere l’insieme dei paesi in via

-1–

By Baloo

di sviluppo si registra una crescita notevole, però poi a livello disaggregato si riscontrano delle forti

divergenze tra le diverse aree, cioè tra paesi come la Corea del sud, paesi che presentano tassi di

crescita elevatissimi e paesi come il Sudafrica che presentano dei tassi di crescita molto bassi.

Quindi in effetti in questi anni tirando la somma della cooperazione internazionale il dato aggregato

inganna perché si nota questa crescita molto elevata che invece va attribuita soltanto ad alcune aree.

E quindi in questo senso vengono messe un po’ in discussione tutte quelle che erano le teorie sullo

sviluppo che mettevano al centro dello sviluppo alla crescita economica,questo perché tutte le teorie

che si basano sulla crescita economica pongono due tipi di uguaglianza: un’uguaglianza che dice

crescita è uguale certamente incremento percentuale della produzione e quindi il reddito;e crescita

uguale aumento del benessere. Perché dalla crescita della produzione e del reddito deriva il

miglioramento della vita delle popolazioni. Va detto però che questa seconda uguaglianza, cioè

crescita uguale benessere è vera se ci sono due presupposti:il primo che il benessere sia dato dal

reddito dei beni posseduti e il secondo presupposto è che di questo incremento di ricchezza

beneficia tutta la popolazione. Queste teorie sono state messe in discussione perché si è rilevato che

così non era stato, si è rilevato innanzitutto che di questa crescita non avevano beneficiato tutte le

aree in egual misura, quindi il gap tra ricchezza e povertà è cresciuto in modo esponenziale, quindi

se incrementata la forbice tra la parte più ricca della popolazione mondiale e la parte più povera

della popolazione mondiale. Questo ha messo in discussione queste teorie perché si è visto che il

sostegno del consumo, il sostegno degli investimenti, il sostegno dell’accumulazione di capitale,la

promozione del commercio della liberalizzazione dei flussi commerciali, non sempre hanno portato

degli effetti positivi.

Adesso andremo a vedere quali tipologie di teorie si vanno affermando in seguito a queste tendenze.

Teoria dei bisogni fondamentali – Basic needs-

Quindi alla luce dei risultati negativi che si sono registrati in termini di distribuzione della ricchezza

nei decenni precedenti, si iniziano ad affermare nuove teorie che sostanzialmente dicono che

certamente la crescita è una componente importante tuttavia non è sufficiente ad incremento del

benessere allo sviluppo, cioè puntare solo sulla crescita non può essere sufficiente a garantire lo

sviluppo. Quindi vengono messe in evidenza nuovi aspetti, cioè viene enfatizzata la necessità di

garantire quelli che sono i bisogni fondamentali, non solo in termini di garantire cibo, abitazioni

,vestiario e quant’altro,ma a cercare di garantire alle popolazioni più povere anche una serie di

servizi , quali i trasporti,l’accesso all’acqua; cercare quindi di puntare su servizi basilari per noi,che

però in queste aree ancora non possono contare,servizi che poi vanno ad incidere sull’economia.

Cioè sostanzialmente possiamo dire che viene capovolto un po’ il ragionamento, se prima nella

teoria della crescita si dice che il miglioramento del tenore di vita delle popolazioni avviene come

conseguenza della crescita economica,fallita questa teoria nascono nuove teorie che dicono il

contrario , cioè bisogna sostenere e cercare di garantire i bisogni fondamentali, perché garantendo

questi bisogni fondamentali poi sarà possibile un’elevata crescita economica;proprio perché in

questa teoria dei bisogni fondamentali si punta su variabili importanti come appunto quelle

dell’istruzione,che consentono con l’introduzione anche di innovazioni tecnologiche,consentono di

far sì che questi paesi superino i limiti che abbiamo visto prima,cioè quello di essere paesi

esportatori soprattutto per le materie prime e che acquisiscano competenze sempre maggiori che

consentano di specializzarsi anche in produzioni diverse. Quindi con questa teoria si mette in

evidenza, insieme alla crescita economica, l’importanza dello sviluppo umano. Quindi si cerca una

tipologia di sviluppo che sia alternativa a quella precedente , anche perché questi sono gli anni in

cui c’è una congiuntura mondiale negativa in seguito allo shock petrolifero. Siamo arrivati

sostanzialmente alla fase di congiuntura mondiale negativa, di crisi delle teorie di sviluppo

precedenti e contestualmente nascita di nuove teorie di sviluppo il cui cuore non è dato dalla

crescita economica,si inverte l’ordine dei problemi e si punta sullo sviluppo umano perché così

facendo poi ne seguirà anche una crescita economica.

-2–

By Baloo

(da qui in poi dovrebbe essere la terza fase)

Vediamo quindi che queste nuove teorie mirano a cercare di ampliare quelle che sono le possibilità

dell’individuo e quindi ampliare la gamma di scelta degli individui all’interno di una collettività

,che siano in grado quindi di sviluppare pienamente le proprie capacità.

Innanzitutto viene messo in discussione il principio secondo il quale il possesso di beni o il reddito

in sé sia un indicatore di benessere, in quanto si dice che il reddito e i beni posseduti in realtà sono

uno strumento che ci consente di incrementano sul benessere,ma non si può, come si diceva nelle

teorie della crescita ,fare un’uguaglianza crescita=benessere. Quindi in questo senso abbiamo due

ordini di movimento sul piano più filosofico,queste nuove correnti di pensiero, sul piano

macroeconomico una tendenza generale ad un minore intervento dello Stato nell’economia e quindi

un mettere di nuovo al centro del sistema il funzionamento del mercato. Queste due spinte creano

dei veri e propri cambiamenti nei modelli di sviluppo.

Con gli anni 90 diciamo che si può ritenere definitivamente superato il concetto di sviluppo mirante

soltanto alla crescita economica. Quindi superato anche il concetto portato avanti dagli

strutturalisti, che pensavano di risolvere il circolo vizioso del sottosviluppo attraverso dei capitali

dall’estero,in quanto il semplice afflusso dei capitali dall’estero non era sufficiente se non andava

ad investire in modo concreto sulle infrastrutture e sulla possibilità del capitale umano di

incrementare le proprie competenze per entrare in questi nuovi processi produttivi che si

caratterizzavano per una sempre maggiore complessità dovuta soprattutto all’introduzione di nuove

innovazioni. Siamo adesso in un contesto anni 90 di globalizzazione; globalizzazione intendiamo

quindi oltre alla liberalizzazione del commercio anche riduzione dei costi di trasporto,di

comunicazione. Quindi ci troviamo in una situazione di maggiore concorrenza, accentuazione delle

disparità tra paesi poveri e ricchi.

(la fase degli anni 90 continua nella lezione del 28/01/08 perché eravamo stanchi e ha detto ke era

meglio a mente fresca..ahhaha)

Ora andiamo a vedere gli organismi per la cooperazione internazionale allo sviluppo da studiare dai

lucidi. -3–

By Baloo


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Economia delle organizzazioni per la cooperazione internazionale per l'esame della professoressa Scarpato con la sintesi delle principali lezioni. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il reddito pro-capite, l'aspettativa di vita, gli aiuti finanziari, gli obiettivi del millennio nell'ambito della cooperazione internazionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management delle imprese internazionali
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle organizzazioni per la cooperazione internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Scarpato Debora.

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