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Introduzione

Cronologia relativa: stabilisce che cosa viene prima e dopo, senza nessuna determinazione temporale. Cronologia assoluta: assegna una data ad oggetti/eventi, secondo un preciso sistema di riferimento. Bisogna dunque correlare sequenze relative a date assolute.

L’archeologia greca si può far partire dall’Elladico età del bronzo (prima del proto-geometrico, concetto relativo, antico è da considerare archeologia egea) sistema dei sincronismi. La datazione di determinati materiali dipende anche dal secondo il quale oggetti prodotti in determinati luoghi si trovano però anche in altri luoghi.

Ad esempio, gli amphoriskoi che si trovano principalmente nelle tombe sub-micenee in Attica, sono prodotti nello stesso periodo. Si tratta di anfore a pancia ansata in miniatura, di circa 5-8 cm, prodotte a tornio lento. Presentano infatti alcune imperfezioni, e la decorazione a mano a linee continue rende il vaso di qualità inferiore ad altri materiali.

13 settembre '17

L'invasione dorica avviene dopo il crollo del sistema palaziale e della sua organizzazione centralizzata. Questo non comporta però la fine della cultura micenea, ma comporta invece una progressiva crisi che sembra irreversibile. Da comunità di scambio, quali erano prima, devono iniziare ad essere comunità autoctone. La produzione ceramica diventa qualitativamente bassa.

Il sistema funerario subisce un cambiamento: da inumazione ad incinerazione. Quest’ultima segna l’inizio dell’archeologia greca. Archeologicamente parlando, però, non abbiamo nessuna prova, né traccia. Secondo Tucidide, i figli di Eracle avevano l’ambizione di conquistare il Peloponneso, per questo motivo sarebbe avvenuta l’invasione dorica.

Nel Peloponneso si parla infatti dialetto dorico, non il greco dell’Attica. La storiografia infatti si basa sullo studio dell’evoluzione dei dialetti e sugli elementi che l’archeologia ha fornito fino alla metà del 1900. Il dorico presentava un vocalismo in alfa, a differenza dello ionico che era invece in eta. Questo identifica la migrazione di una popolazione che diffonde il suo dialetto attraverso il Peloponneso, le Cicladi, fino ad arrivare al Dodecaneso.

Gli scavi degli anni ’30 da parte dei tedeschi mettono in luce il cimitero submiceneo del Dipylon, che testimonia inoltre l’arrivo della tecnologia del ferro (primi elementi sono presenti nel III C). Presente soprattutto in tombe ad incinerazione a pozzetto con decorazione ceramica molto più rigorosa rispetto a tombe più antiche – cultura del proto geometrico. I Dori risultano essere dunque un popolo che ha portato innovazioni, come il ferro, l’incinerazione e la decorazione, markers archeologici.

Peratì

Tombe a camera, sotterranea con dromos di accesso, e/o a semicamera, la cui copertura superiore è artificiale; solo una parte della tomba è sotterranea. Presenti 18 tombe ad incinerazione tra il III C iniziale, tardo e finale.

Handmade burnished ware presente in quantità ridotte, ma in molti siti (fino all’attuale Palestina). Non è una presenza nuova nell’età del ferro, perché è già presente nel B2 (ER III B2). Sembra invece essere una produzione del Mediterraneo occidentale, che si diffonde poi in Grecia; segno dunque di una diffusione di piccoli gruppi di italici, ma non di una migrazione forzata. Forse si tratta di un progressivo trasferimento di popolazioni dal nord al sud del mondo miceneo (non si tratta quindi di un’invasione e ciò spiega l’assenza di tracce).

Nicolas Coldstream

Dà una sistemazione cronologica alle varie fasi di ceramica dell’età del ferro, partendo da una cronologia relativa.

Pompeion

Da pompè = processione. Presenta due necropoli, una a nord, vicino al fiume Eridano, di periodo submiceneo, e una a sud di periodo protogeometrico. Sono state trovate tombe a fossa terragna, con inumato con braccia incrociate sullo stomaco, testa N/NE, e con il corredo a lato, tombe a cista, in fossa terragna foderata da una lastra (power point -> terreno acido -> malconservazione), e tombe a pozzetto/trench and hole, che si tratta di una tomba submicenea, ma ad incinerazione. Tomba 130 – vasi a staffa del III C.

Skyphos – corpo profondo con due anse.

18 settembre '17

Oggetti ornamentali nel submiceneo

Spilloni da vestiario, generalmente in bronzo o ferro con un rigonfiamento globulare e a testa piatta. Fibule. Anelli a spirale.

Protogeometrico

Definito così per una questione di nomenclatura, non per questioni storiche. Si tratta di un processo evolutivo che copre un arco di tempo di tre secoli. Kraiker, nel cimitero sud di Atene, si trova davanti ad un corredo totale con oggetti però palesemente diversi. Quando pubblica i risultati nel 1939, suddivide i reperti in tre fasi, costruendo quindi una forma di classificazione.

L’anfora è definita in base alla posizione delle anse. Si tratta infatti di un vaso che si porta da due anse, con distinzione evidente tra corpo e collo.

  • Anfora a collo ansato: cinerario standard per le sepolture maschili.
  • Anfora a spalle ansate: rara, del protogeometrico recente anse che non si attaccano al collo.

Power point

  • Lekytos: bottiglia, con orlo molto più stretto. Ansa si attacca al collo.
  • Oinochoe: brocca. Ansa che si attacca all’orlo, che può essere di due tipi: a trifoglio o rotondo. Collo largo.

Entrambi sono vasi per versare. Vasi per bere tazza monoansata (corpo + piede + ansa) di 8-10 cm di diametro. Skyphos (corpo + piede + due anse) è più grande, 12-14 cm, fino ad arrivare ai 18-20 cm di diametro. Per dipingere veniva utilizzato un pennello con crini di cavallo.

PG22 una delle più antiche. Corredo misto, costituito da pixis con motivi a semicerchi fatti a mano VS askos decorato con pennello multiplo. Quest’ultimo non era particolarmente comune, si trova solo nelle tombe femminili.

Le cronologie dipendono dalle seriazioni degli oggetti, ma non è possibile applicarle in maniera meccanica perché viene presa in considerazione la forma, la sintassi della decorazione etc…

Cratere da Nea Ionia: uno dei più antichi esemplari. Si tratta di un oggetto vuoto, utilizzato per preparare il vino al consumo, è quindi un vaso da simposio. Particolarmente corroso perché si trovava in un terreno acido.

9 ottobre '17 - Area greco-orientale

Robert Cook fa una classificazione della produzione greco-orientale, dividendola in due gruppi:

  • Produzione legata a determinati luoghi perché si trova solo lì. Concentrazione di oggetti in un determinato luogo ristretto, come la ceramica chiota.
  • Tipologie diffuse sia nel Mediterraneo occidentale che orientale. È difficile per Cook stabilire però il centro di produzione, ricollegare la produzione a luoghi precisi.

Esempio: coppe ad uccelli, caratterizzate da un disegno al tratto in uno spazio metopale al centro della vasca, e coppe a rosette. Wild Goat Style: teoria di animali che corrono, intervallati da riempitivi e disposti a fasce. Motivo che risulta essere un vero e proprio stile. Inizialmente lo troviamo negli oinochoe, con corpo globulare e con elementi ancora geometrici che andranno scomparendo negli anni (stile dello stambecco medio I), in cui gli animali sono disposti in più registri.

Ceramica di Fikellura (isola di Rodi): la decorazione animalistica ha lasciato spazio ad elementi vegetali sotto le anse e a figure umane. Robert Cook riteneva fosse stata prodotta a Rodi e nelle vicinanze, dove è stata ritrovata. In realtà è tutta produzione milesia.

Coppette ad orlo estroflesso

Vera testimonianza della ceramica greco-orientale, grazie anche al grande numero di ritrovamenti. L’impatto dei dati archeometrici ha suggerito però una classificazione diversa che è suddivisibile in due grandi ceppi:

  • Ceramica sub-ionica, il cui centro di produzione è Mileto.
  • Ceramica nord-ionica, i cui luoghi di produzione non sono stati ben identificati. Questi oggetti si presentano in misura minore rispetto ai primi.

Arte arcaica

Nel VI secolo avvengono le prime realizzazioni in cui si testimonia la presenza di ordini architettonici costituito da elementi strutturali e decorativi che devono seguire e rispettare determinate regole perché l’edificio abbia dignità religiosa. Si tratta dunque di un insieme di regole prestabilite:

  • Estetica ripetitiva con l’alternanza di triglifo (elemento scolpito) ed elemento piatto, che può essere decorato, che caratterizza lo stile dorico.
  • I templi dorici risultano avere un conflitto matematico non risolvibile (vd. Powerpoint).
  • Esempio: tempo di Artemision a Corfù ciò che ci rimane sono solo frammenti di capitelli ed elementi decorativi provenienti da reimpieghi più tardi.
  • Tempio di Apollonion a Siracusa è il più antico che riporta la firma dell’architetto (=capo mastro, non è una figura istituzionalizzata, ma procede in base all’esperienza).
  • Varietà e continuità decorativa tipica dello stile ionico.

I templi più antichi è possibile individuarli grazie ad alcune caratteristiche quali le colonne molto trapezoidali, il capitello molto aggettante, l’echino basso e schiacciato, lo spazio per l’eventuale decorazione frontonale.

10 ottobre '17 - Scultura monumentale

Prototipo del kouros presente in Egitto, caratterizzato dalla posizione stante, che guarda davanti a sé, braccia lungo il corpo con mano semi rilassata. Naukratis: sappiamo, da Erodoto, che viene concessa ad un insediamento greco diventando il punto di appoggio mercantile. Amasis ricorre infatti molto spesso ai Greci, come mercenari.

Delfi

Trovati presso il tesoro degli Ateniesi, lungo la via sacra, i due kouroi argivi detti Kleobis e Biton. Queste due statue sono sostanzialmente identiche, hanno un’altezza diversa di 10 cm circa.

La statua B, sulla base, ha un’iscrizione, gran parte però illeggibile. Importante e certa è però la firma di uno scultore argivo grazie alla quale è stato possibile fare il confronto con il passo di Erodoto in cui viene nominato. Erodoto racconta le guerre persiane e nel capitolo 1.31 narra il viaggio di Solone verso il re Creso. Alla domanda su chi sia il più felice degli uomini, e quindi il più amato dagli dei.

Capo Sounion

Tempio di VI secolo, dedicato ad Apollo. Gli scavi hanno portato alla luce offerte votive e almeno quattro kouroi, anche se sappiamo essere stati in numero sicuramente maggiore visti i frammenti ritrovati. Il marmo utilizzato è quello di Naxos, unica cava in questo periodo. Questa risulta essere la più antica statua monumentale e per questo la domanda che sorge spontanea è su chi l’abbia realizzata; maestranze locali o artigiani che si spostano?

Subito dopo, la stessa tipologia di statue la ritroviamo anche nel cimitero di Atene, segno indelebile di una produzione ormai installata anche in Attica.

Samo

Probabile scuola scultorea, visto il numero contingente di statue. Kouros di Isches 4.75 m circa, ma sicuramente più alto in quanto manca ancora parte: delle caviglie e i piedi. Presente l’iscrizione del dedicante, posizionata sulla coscia.

Monumento familiare: Cheramyes dona il monumento utilizzato come base per le due korai ioniche dell’Heraion, identiche dal punto di vista stilistico e dell’iscrizione. Una si trova a Parigi, e una è stata trovata in un muro bizantino. Genelòs è invece lo scultore che firma il basamento. Il dedicante è -ilarches. Si tratta di quattro figure stanti, un fanciullino e tre figure femminili, una figura seduta e una figura distesa.

Le statue venivano realizzate partendo da un blocco cilindrico, come le statue. Le pieghe dell’abito e la complessità della capigliatura rendevano più pregiato il lavoro e determinavano il prezzo delle realizzazioni. Il materiale pregiato e le ore impiegate dallo scultore, indicatore di quante skill avesse, facevano aumentare il prezzo.

11 ottobre '17 - Kouros di Kroisos

(530-520 a.C.): compare a Parigi di colpo, nel 1937, spezzato in dieci pezzi, dentro una cassa che doveva essere portata ad un mercante d’arte. La statua risulterà essere poi legata ad una pietra con un’iscrizione molto importante, che suggerisce che la morte di Kreisos è avvenuta in battaglia, quando era nelle prime file.

Bronier, direttore della scuola archeologica americana, decide di comprarla e regalarla al museo di Atene. Quando poi è stata recuperata la statua, è arrivata la voce che fosse stata ritrovata insieme alla pietra/base.

Kouros di Aristodikos

(510-500 a.C.): stadio avanzato della tecnica scultorea, che si può notare dall’anatomia del corpo, dalla capigliatura e dalle braccia posizionate sul fianco e non lungo il corpo, come in precedenza.

Efebo di Kritios

(ca. 480 a.C.): stadio ancor più avanzato determinato dalla scomparsa del sorriso a mezza luna. Restituito dall’acropoli di Atene in quella che viene definita la colmata persiana, l’insieme di tutto il materiale che probabilmente è stato deposto dopo la guerra persiana. Secondo questa ipotesi tutti i materiali sono anteriori al 480 a.C.

L’efebo non adotta più la posizione del kouros con la gamba sx avanti, segno che determina la soglia di demarcazione della fase stile severo successiva, definita come (480-450/440 a.C.) (I primi due kouros sono datati in base allo stile, il terzo in base al contesto)

Kore di Phrasikleia

Proveniente dal cimitero di Murrynos, demo di Merenda. Statua deposta artificialmente insieme all’ariston di Paros. Si tratta di una deposizione rituale, con parti del corpo già rotte, in giacitura secondaria. L’iscrizione posta sulla base lamenta una morte precoce, che non ha dato il tempo alla fanciulla di poter cambiare nome, non essendo sposata. Presenta anche l’iscrizione della firma di Aristion di Paro.

Isola di Egina

All’interno del golfo Saronico. Santuario di Aphaia, omologata ad Atena. Gli scavi hanno messo in evidenza alcune strutture, come un altare e un muro (peribolo), che lo circondava, del VII secolo. Tempio di tipo dorico, da cui si accede tramite un portale, sopraelevato da un muro di terrazzamento. Il santuario fu sfruttato per proposte commerciali; venne infatti scavato per poi vendere il materiale.

È stato recuperato moltissimo materiale scultoreo appartenente ai due frontoni (ovest: 500 a.C. + est: 480 a.C. secondo un esame stilistico) in buone, anche ottime, condizioni. Lo stile dei due frontoni non è omogeneo e per questo il fr. ovest risulterebbe essere più arcaico.

Il sito è stato studiato durante tre campagne di scavo: nel 1811, le cui notizie però non sono presenti, nel 1900 ca, da parte di Adolf Furtwangler, professore di Monaco. Nel 1972 avviene la terza campagna di scavo, da parte del direttore della gliptoteca, Ohly, che ha descritto e pubblicato delle sezioni.

I suoi studi sono stati eseguiti nella zona a ridosso del muro nord dove ha messo in evidenza un grande strato con frammenti di calcare della trabeazione. Immediatamente sopra è presente uno strato di poros mehl, calcare macinato.

Ohly inoltre, in corrispondenza del muro di contenimento identifica, per ogni filare, uno strato di calpestio usato per creare poi un altro filare. In seguito Ohly pubblica anche i materiali provenienti dai depositi di cantiere, che risultano essere determinanti per datare il tempio. I materiali trovati infatti sono principalmente di ceramica attica a figure nere, classe di materiale che ha una cronologia ben definita e attendibile - 480 a.C. incompatibile con la datazione tradizionale del tempio e del frontone.

16 ottobre '17 - Ceramica attica a figure nere

Marker cronologico fondamentale. J. Beazley è stato l’archeologo più influente del 1900 e nel suo articolo pubblicato nel 1910, sostiene che è possibile riconoscere ciascun artigiano nelle decorazioni della ceramica. Beazley a...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fionamega di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Rebaudo Ludovico.
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