Storia dell'archeologia classica
Sviluppo dell'archeologia classica italiana
Da sempre i capiscuola per gli studi archeologici sono stati tedeschi, mentre l'archeologia classica italiana si è sviluppata tra Ottocento e Novecento. Nel 1898 divenne direttore degli scavi del Foro Romano Giacomo Boni, pioniere del metodo stratigrafico, che si distinse per la cura dei dati materiali, per la geologia e per la botanica. L'arte greca è stata per lo più esplorata, mentre quella romana ha dato impulso agli studi italiani. È stato esplorato in tal senso il potere delle immagini come rappresentazione semantica di un mondo.
Lo sviluppo di procedure analitiche per gli scavi si è avuto grazie alla missione a Cartagine, una missione internazionale che ha visto il contributo più importante in quello inglese. Nel 1926 venne redatto il catalogo italiano per la copertura dell'intero territorio (Forma Italiae), mentre nel 1967 venne creata la rivista Dialoghi di Archeologia, che si occupava di promozione della materia come scienza a sé stante e aperta al dialogo con le altre discipline.
Conflitto tra archeologia dello scavo e storia dell'arte
Le anime dell'archeologia classica sono l'archeologia dello scavo e la storia dell'arte. La lotta tra le due branche (tra “cocci” e “opere d'arte”) è andata avanti dagli inizi fino agli anni Settanta. La dicotomia tra archeologia dello scavo e storia dell'arte antica non ha ragion d'essere perché nell'antichità non si aveva distinzione tra opera d'arte e cultura materiale. Le più importanti istituzioni di ricerca e didattica sono l'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte di Roma (Palazzo Venezia) e la Scuola di Archeologia Italiana ad Atene.
Epoche storiche
Le epoche non sono fatti storici, ma suddivisioni artificiali della storia. La scienza storica non è arrivata a una definizione di epoca universalmente riconosciuta in quanto alcuni aspetti della suddivisione risultano problematici. In alcuni periodi, infatti, vi sono eventi inequivocabili, mentre in altri i fatti importanti si sovrappongono. Inoltre, possono esserci epoche più lunghe e altre di durata più limitata.
Molte volte la definizione di un'epoca coincide con le fasi della storia dell'arte (es. Romanticismo), ma questo può diventare pericoloso in quanto fa dimenticare altri aspetti ugualmente importanti. Per quanto riguarda la storia greca, la divisione in epoche storiche si basa su considerazioni artistiche, mentre per la storia romana si basa sulle vicende politiche. Questo perché siamo abituati a pensare la Grecia come centro della cultura nel senso più alto del termine, mentre Roma è sempre stata tenuta in considerazione come centro politico.
Cronologia dell'arte greca
- Età del bronzo: La civiltà minoica (Creta) e quella micenea (terraferma) sono considerate civiltà proto-greche che si concludono più o meno nel 1050 a.C. Successivamente, le epoche vengono suddivise in base alle arti figurative.
- Periodo Buio (protogeometrico e geometrico): Un primo periodo vede migrazioni dal nord ed è un momento povero di cultura materiale.
- Epoca Arcaica (700 – 480 a.C.): La vita si concentra nelle poleis, centri autonomi in mano all'aristocrazia. Si aprono i commerci con l'Oriente e la colonizzazione.
- Epoca Classica (490 – 330 a.C.): Si sviluppa la democrazia ad Atene e ci sono le Guerre Persiane e il dominio di Alessandro Magno.
- Epoca Ellenistica: Il periodo storico si basa sulla figura di Alessandro Magno alla cui morte l'Impero viene suddiviso in Diadochi. Le città greche tornano libere ma fondano grandi leghe. Alla fine del III secolo a.C., Roma inizia a far sentire la propria presenza fino a porre fine agli stati ellenistici.
Cronologia dell'arte romana
- Prima età del ferro (1000 – 620 a.C.): I primi insediamenti sono identificabili sul Palatino con una necropoli nella valle del futuro Foro. Si hanno i primi 4 re di Roma.
- Epoca dei re etruschi (620 – 590 a.C.): I Tarquini e Servio Tullio sono stati realmente personaggi importanti per la storia romana. In questo periodo Roma vede accrescere la propria importanza.
- Repubblica (590 – 31 a.C.): Forte gerarchia di cariche e presenza attiva del Senato.
- Prima Repubblica: Lotta tra patrizi e plebei
- Media Repubblica: Guerre puniche
- Tarda Repubblica: Nascita dei latifondi, Mario e Silla, Cicerone, Triumvirati
- Augusto e dinastia Giulio-Claudia (31 a.C. - 69 d.C.): Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone
- Dinastia Flavia (69 – 96 d.C.): Vespasiano, Tito, Domiziano
- Dinastia Antonina (96 – 192 d.C.): Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Commodo
- Dinastia Severa (193 – 283 d.C.): Settimio Severo, Caracalla e Geta, Elagabalo, Severo Alessandro
- Diocleziano e la Tetrarchia (284 – 312 d.C.):
- Costantino il Grande (306 – 337 d.C.):
La Grecia e il Mediterraneo
La Grecia si sviluppa attorno al Mediterraneo, che non assume un carattere separatore per la cultura ma, anzi, è unificatore in tal senso. La società era strutturata in stirpi, soprattutto di Ioni e Dori (migrati da Nord) con dialetti propri e tradizioni diverse. A parte il Peloponneso e isole minori, la Grecia si estende nell'entroterra e sono importantissime le colonie in Italia e Oriente.
Quando Alessandro Magno unificò il suo impero, la cultura greca si diffuse soprattutto nelle città di nuova fondazione. Quando Roma arrivò in Grecia ci fu un periodo di saccheggi e decadenza che ebbe una riorganizzazione solo con Augusto.
Cronologia (definizione del tempo storico)
- Cronologia Assoluta: Solo nel VI secolo d.C. iniziò il computo degli anni in base alla nascita di Cristo (prima si contavano gli anni in base ai sacerdoti oppure alla data di fondazione di una città, etc). In questo contesto i reperti possono essere datati in modo più o meno esatto attraverso le testimonianze scritte o alle indicazioni sul manufatto stesso. In genere si colloca un reperto “post” o “ante quem” una certa data.
- Cronologia Relativa: Inquadramento di manufatti o contesti archeologici sulla base di altri contesti cronologici (ad esempio gli strati superiori di uno scavo sono sempre più recenti di quelli sottostanti). Fenomeni che meritano attenzione sono i mutamenti delle tecniche e degli stili degli oggetti rinvenuti e bisogna tener presente che “evoluzione” non è sinonimo di “trasformazione”.
Una solida collocazione cronologica di un reperto è il risultato della fusione tra cronologia relativa e assoluta che può partire dalla scelta di punti di riferimento fissi collegati per mezzo di sequenze relative oppure di punti di riferimento relativi collegati per mezzo di sequenze fisse (Griglia Cronologica). Il problema è che spesso i punti di riferimento fissi sono eterogenei.
Le fonti scritte
Le fonti scritte sono uno strumento irrinunciabile per l'archeologo e tutti i generi di fonti scritte sono importanti in ugual misura. Testi scritti e immagini, insieme ai reperti, costituiscono le classi di testimonianze storiche all'interno delle quali bisogna far attenzione a distinguere tra messaggi lasciati intenzionalmente e tracce. Considerare però i reperti archeologici solo in base alle fonti scritte è riduttivo.
Metodi sul campo
(Vedi problema dei furti avvenuti in epoca medievale a causa di predatori e tombaroli)
Lo scavo non è la principale occupazione dell'archeologo, che anzi ha il compito fondamentale di contestualizzare i reperti a livello storico (oltretutto l'attività di scavo non è così piacevole come si pensa).
- Scavo: Ci si avvale della fotografia aerea e di metodi per ispezionare il terreno sotto la superficie (problemi per la fitta vegetazione del Mediterraneo). L'aspetto più importante dello scavo è la pubblicazione.
- Ricognizione: Viene chiamata “survey” in quanto nel XIX secolo la ricerca di luoghi di interesse e la ricognizione sistematica del terreno hanno subito una rinascita. Il luogo viene indagato quando si mostra ricco di reperti, ora grazie ai rilevamenti tramite GPS.
Si distingue tra survey intensiva ed estensiva e sono tutte attività da svolgere con geologi e geografi.
Protogeometrico e geometrico
- Protogeometrico (1100 – 900 a.C.): L'artigianato è già ad alti livelli e i vasi presentano grandi superfici chiare sulle quali sono disposte linee fasce e figure geometriche. Dall'epoca micenea rimangono anche le onde dipinte a mano ma inizia l'uso del compasso multiplo. La geometria si manifesta anche nella divisione dello spazio. La ceramica attica, la più importante, è caratterizzata da grandi crateri utilizzati ad esempio nelle necropoli. Dalla metà dell'VIII secolo però si intensifica la produzione di piccole statue.
- Nel tardo-geometrico: L'arte inizia a mostrare nuovi elementi come la figura umana e le scene narrative (vedi ruote dei carri e posizione dei defunti). È in questo periodo che compare la metope, pannello quadrangolare. Dato che la fine dell'VIII secolo coincide con lo sviluppo della cultura internazionale a Corinto, che si interessa in prima persona degli scambi commerciali verso l'Oriente, viene anticipato quello che sarà l'orientalizzante (fase transazionale).
L'orientalizzante (VII secolo a.C.)
Dopo il cosiddetto Periodo Buio, caratterizzato dalle migrazioni doriche dal Nord e quello che in arte viene definito stile Geometrico, mentre in passato il commercio aveva interessato solo gli Euboici, ora anche altre zone della Grecia si aprirono al Mediterraneo e iniziarono la colonizzazione dell'Oriente. Portare all'esterno il modello cittadino significò esportare la cultura greca politica e viceversa entrare in contatto con oggetti che prima non erano conosciuti.
In un primo momento fu Corinto, durante il periodo chiamato transazionale, a interessarsi in prima persona alle rotte orientali e ad anticipare quello che diverrà lo stile orientalizzante per la produzione ceramografica. Inizialmente si hanno testimonianze di uno stile geometrico che permane ma si spezza lasciando il posto a disegni floreali (Kotyle di Egina). Una prima differenza che può saltare all'occhio è il divario tra le grandi opere attiche (Atene è ancora specializzata sui grandi crateri) e i piccoli vasi corinzi finalizzati a contenere ad esempio profumi ed essenze orientali (anche se sono comunque presenti aryballoi finiformi di medie dimensioni).
Per la prima volta appaiono sulle opere le didascalie e le incisioni presentano teorie animali, figure mitologiche e scene di battaglia. Una tematica ad esempio molto diffusa è il leone, che spesso mangia il cacciatore, e la sfinge.
- Protocorinzio: Palme e fiori in un primo periodo ancora su sfondo geometrico; l'interesse per le scene narrative è minimo. Ha inizio la tecnica delle figure nere che tentano di replicare l'effetto della metallotecnica in particolare per la graffite e il bronzo → Olpe Chigi.
- Protoattico: Stile bianco e nero con linee di contorno ben definite (tecnica ripresa nelle Cicladi); la sperimentazione venne applicata soprattutto alle scene mitologiche → Kotyle di Egina.
- Creta: Si alterna lo studio della pittura scura su fondo chiaro a quello della pittura chiara su fondo scuro applicati a volte sullo stesso vaso ed è da notare l'anticipazione della tecnica a figure rosse attica che si svilupperà in futuro. Inizialmente l'impulso cretese arriva da Cipro, in seguito Creta guarderà più alla produzione di Corinto → Alabastron con sfingi (Fortezza).
- Grecia Orientale: Rimane a lungo legata allo stile geometrico finché alla metà del VII secolo non inizia quello che viene chiamato “stile delle capre selvatiche” (soggetto più frequente). Animali in nero e porpora su fondo bianco.
L'arte orientalizzante trova un immediato corrispettivo in Italia, influenzando l'arte etrusca e villanoviana. Abbiamo in Italia reperti in bronzo (villanoviani) che però manifestano palesemente l'interesse alla ceramica greca del tempo attraverso ornamenti geometrici ma anche scene di battaglia e teorie animali → Olpe etrusco-corinzia da Vulci (processioni di animali su più livelli).
NB: I villanoviani sono una civiltà precedente a quella etrusca che probabilmente venne assorbita in essa. Non abbiamo molte testimonianze ad eccezione delle tombe e dei reperti ritrovati all'interno di esse. Si pensa che avessero culti solari, sebbene non si sappia molto della loro religione.
Olpe Chigi
Collezione Chigi di Villa Giulia (Roma) – pittura protocorinzia policroma. Sul fregio superiore viene raffigurata una scena di battaglia (gli opliti sono in fila obliqua e si trovano su diversi piani, sembra che si preparino a porsi su due file parallele). È una testimonianza della nascita della falange (schieramento di opliti) in battaglia. Il fregio centrale, invece, riporta scene che sembrano scollegate tra loro, come ad esempio una sfinge e un corteo di carri e cavalli. Sulla parte inferiore è presente una caccia alla lepre in stile del tutto orientalizzante, in mezzo a cespugli agitati dal vento.
I colori sono nero, rosso, bianco e giallo bruno, introdotto nella ceramografia proprio in questo periodo. La scena marginale del giudizio di Paride dimostra come in questo momento l'interesse per il mito e la narrazione sia scarso mentre le palmette e i fiori di loto attorno alla bocca del vaso sono in tradizionale stile protocorinzio medio.
Evoluzione dell'architettura templare greca
Sino a tutta l'età geometrica, la separazione tra spazio sacro e spazio profano era dettato dallo spazio naturale e bisognò attendere l'VIII secolo a.C. per lo sviluppo di una nuova concezione di spazio autonomo creato dall'uomo. In questo periodo, con lo sviluppo delle poleis, il santuario diventa un luogo di frontiera e uno strumento politico in quanto controllato dalle singole città. Inizialmente si ebbe una struttura templare in legno piuttosto semplice di cui abbiamo alcuni modelli ritrovati a Perachòra (unica stanza preceduta da un portico). Il problema principale in questo tipo di strutture era il tetto, pesante. La monumentalizzazione e la pietrificazione dei templi fu un processo lento e difficoltoso.
Inizialmente si ebbero due differenti stili templari, l'ordine dorico, diffuso nella Grecia Continentale e nelle colonie della Magna Grecia, e l'ordine ionico, diffuso principalmente nell'Asia Minore (Turchia).
Esistono differenti tipologie di edificio di culto a seconda della pianta. Il tempio è composto da una stanza centrale chiamata naos nella quale è contenuta la statua del dio e alla quale aveva accesso solo il sacerdote. I rituali del culto si svolgevano su un altare antistante al tempio e all'interno del recinto sacro. Il tempio si ergeva tramite colonne sulla superficie (stilobate) di una piattaforma elevata rispetto al terreno tramite un sistema di pochi gradini.
Conflitto angolare (passaggio da legno a pietra) → gli angoli dovevano essere rafforzati poiché il triglifo era grande quanto l'architrave, mentre la struttura in pietra impone che l'architrave sia più larga. Di conseguenza, o il triglifo veniva spostato verso l'angolo oppure la colonna veniva ristretta sulla sommità.
Ordine dorico
Si sviluppò nel Peloponneso mediorientale già per gli edifici in legno. Tre gradini sormontati da colonne doriche (nessuna base, fusto rigonfiato al centro, circa venti scanalature verticali); l'architrave non era decorato, il fregio era tripartito e il cornicione si univa attorno al timpano spesso decorato.
- Tempio di Afaia – Egina (6X12 colonne): Afaia era una divinità locale che poi venne sostituita con Atena. Ci è possibile identificare la divinità templare con Atena grazie alla decorazione dei frontoni, nei quali la dea assiste alle battaglie tra Greci e Troiani in maniera distaccata e con superiorità. La particolarità dei due frontoni risiede nel fatto che presentano due stili differenti, uno più arcaico e uno più tendente allo stile severo e quindi di datazione successiva.
- Tempio di Nettuno – Paestum (6X14 colonne)
Ordine ionico
Anche esso si sviluppò inizialmente per le strutture in legno. La struttura del tempio corrisponde a quella dorica tranne che per alcuni dettagli. La colonna poggia su una base circolare composta da scanalature.
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Archeologia romana: Appunti di Archeologia greca
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