Lezione di neuripsicologia del 18 marzo 2016
Disturbi percettivi e agnosia appercettiva
Nella prima parte della lezione abbiamo terminato il discorso sui disturbi percettivi. Sono stati mostrati dei test utilizzati per studiare e valutare se un paziente ha disturbi di agnosia appercettiva (difficoltà ad integrare un percetto formato). Uno dei test utilizzati è quello delle lettere incomplete, in cui integriamo informazioni che sono visivamente degradate e riusciamo senza alcuna difficoltà ad integrare le lettere. In questo test delle lettere fragmentate, i pazienti con Agnosia Appercettiva non riescono ad identificare le lettere, ma se vengono mostrate delle lettere scritte normalmente, non hanno alcun problema a leggere le lettere perché non hanno una dislessia.
Un altro test comunemente usato per valutare l'Agnosia Appercettiva è quello della decisione degli oggetti: in questo test vengono mostrate informazioni degradate e il paziente deve decidere quale degli elementi corrisponde ad un oggetto vero. Il paziente in questo caso deve solo indicare l'oggetto, quindi se l'agnosia è accompagnata da un disturbo del linguaggio, questo test bypassa il disturbo del linguaggio perché non presuppone che venga data una risposta verbale.
I test sono graduati per difficoltà poiché ci permettono di monitorare nel tempo le prestazioni del paziente. Ciò è importante perché tutte le malattie neurologiche sono associate a dei cambiamenti nel tempo o in una direzione positiva (miglioramento) o negativa (declino).
Valutazione delle funzioni visuo-spaziali
Quando valuto le funzioni percettive non è importante solo utilizzare dei test visuo-percettivi, ma è importante anche utilizzare dei test per valutare le funzioni visuo-spaziali che ci consentono di capire com'è l'orientamento nello spazio dell'oggetto. Uno dei test utilizzati è quello di analisi dei cubi, in cui si chiede quanti cubi sono rappresentati. Un ulteriore test per valutare le funzioni visuo-percettive è quello della discriminazione di punti (quale dei due punti non è esattamente al centro?).
Agnosia associativa
Si diagnostica agnosia associativa quando i pazienti non hanno disturbi ai processi visivi primari, ma hanno difficoltà ad accedere al significato delle figure che vengono presentate. Tali pazienti hanno problemi in compiti di comprensione di figure in cui devono dire se le due figure presentate sono simili per significato (in questi compiti ottengono punteggi molto bassi). Lo studio di pazienti con Agnosia Visiva Associativa ha dimostrato che molto spesso in questi pazienti c'è ancora un po' di informazione, infatti molto spesso riescono ad identificare per esempio che la figura del canguro è un animale, ma non riescono a recuperare gli attributi (non sanno dire per es. che vive in Australia, se è grande o piccolo, se è feroce oppure non lo è ecc.).
I pazienti con Agnosia Visiva Associativa tipicamente sono pazienti con lesioni temporali sinistre e una domanda che dobbiamo porci è se essi hanno un disturbo nel riconoscere oggetti visivi per tutte le categorie di stimoli visivi. La risposta è NO, poiché molto spesso questi pazienti non hanno disturbi nel riconoscere le lettere, le parole, i colori e le facce. Esistono comunque pazienti che hanno deficit specifici nel riconoscimento delle facce, essi hanno una sindrome chiamata prosopagnosia. È presente una doppia dissociazione in quanto il paziente con agnosia associativa non riesce a riconoscere gli oggetti, ma sa riconoscere le facce, il paziente con Prosopagnosia ha il disturbo opposto.
Vi sono pazienti con disturbi specifici nel riconoscimento dei colori (non sono pazienti con Acromatopsia in quanto non vedono il mondo in bianco e nero), i quali percepiscono i colori, ma hanno perso la capacità di discriminare (vengono mostrate varie gradazioni di uno stesso colore e il paziente deve ordinare per intensità il colore). I pazienti con Acromatopsia non riescono a fare questo tipo di compiti, mentre quelli con disturbi nel riconoscimento dei colori a livello associativo riescono ancora a farlo, però se gli si chiede di colorare una ciliegia e gli si danno due colori (rosso e blu), non sanno più associare il colore al frutto.
Differenze categoriali nel riconoscimento degli oggetti
Vi sono dati che suggeriscono che anche all'interno della categoria oggetti e quindi della nostra capacità di assegnare un significato al mondo visivo degli oggetti, esistono delle differenze categoriali. Es.: consideriamo due pazienti che, a seguito di un encefalite peptica con lesioni temporale sinistre, avevano maturato un agnosia visiva associativa, le loro prestazioni quando venivano presentate figure che raffiguravano essere viventi (es. cane, gatto) erano scarse sia in compiti di riconoscimento sia in quelli di denominazione. Quando invece gli venivano presentate figure di oggetti (es. bottiglia, borsa), le prestazioni di queste pazienti migliorava notevolmente.
Quindi ciò mostra che all'interno della categoria oggetti vi possono essere delle differenze a seconda se gli oggetti siano esseri viventi o non viventi. Questa è una prima indicazione del fatto che forse il nostro sistema è organizzato in modo categoriale. Tuttavia sono stati studiati molti pazienti che avevano questa dissociazione (viventi-non viventi) e molti studiosi hanno sottolineato che questa dissociazione non è informativa per quanto riguarda l'organizzazione cerebrale della nostra capacità di attribuire significato agli oggetti visibili, poiché si riteneva che tutto sommato i deficit nell'identificare oggetti viventi potesse essere sotteso da un deficit percettivo più generale. In seguito questo tipo di considerazione è stata abbandonata, quando sono stati individuati pazienti con deficit opposto rispetto a quello che abbiamo appena visto, in quanto essi non hanno alcuna difficoltà a discriminare/identificare oggetti viventi ma non riescono ad attribuire un significato agli oggetti inanimati. Dunque probabilmente questi due tipi di informazione (oggetti animati-inanimati) sono funzionalmente distinti.