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Appunti lezione - Filosofia e politica del diritto

Appunti integrali del corso di Filosofia e Politica del Diritto (prof. Nicola Riva; Facoltà di Scienze Politiche - UniMi).
CONTENUTI
1 Parte - Problemi centrali della riflessione sul diritto
- definizioni di filosofia; filosofia del diritto
- teoria generale del diritto (Kelsen; Ross; Hart) --> regole primarie/secondarie; norme fondamentali/regole di riconoscimento
-... Vedi di più

Esame di Filosofia e politica del diritto docente Prof. N. Riva

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ESTRATTO DOCUMENTO

legislativo dell’organo competente, norme e regolamenti prodotti entro i limiti della costituzione. -

> scelte del legislatore su come utilizzare il potere di cui dispone per produrre norme)

- Questioni di politica del diritto giudiziario – riguardano il modo in cui i giudici devono esercitare il

loro potere -> quale tecnica devono utilizzare per interpretare la legge (ampio dibattito sulle

tecniche interpretative—se interpretazione originalista: capire le intenzioni di chi ha fatto la norma

oppure interpretazione che attualizza i contenuti della norma al contesto sociale); posta in gioco

politica; sul fatto che l’interpretazione sia arbitraria c’è molto dibattito -> Hart sostiene che ci sono

dei casi semplici in cui il giudice non fa che applicare la legge ed è chiara qual è l’applicazione della

legge e poi ci sono casi più complessi dove il giudice gode di più discrezionalità (regolate dalle

questioni di politica del diritto giudiziarie)

- Questioni di politica del diritto che riguardano l’individuo sottoposto all’ordinamento giuridico e

che desidera modificarlo -> ogni cittadino ha vari modi per agire per cambiare una norma oppure

per raggiungere il proprio scopo – es strumento democratico della partecipazione politica (in

organizzazione di partiti) oppure via giudiziaria (a fine di tutelare i miei diritti posso fare causa) ->

le due non si escludono a vicenda ma ogni scelta ha diversi costi (es. diritto al lavoro- è riconosciuto

dalla Costituzione ma non è esigibile dai cittadini; non ne possono avere la garanzia; in generale, i

diritti sociali sono diritti per i quali il legislatore deve assumere certi provvedimenti per poterli

garantire); hanno anche dei rischi -> se la corte costituzionale desse un’interpretazione nella quale

dichiara che una norma è perfettamente costituzionale, a quel punto la via della modifica

parlamentare delle norme diventa più difficile; bisogna anche, come cittadini, conoscere bene il

contesto sociale prima di rivolgersi; come ultima forma: forme di protesta – lecita (manifestazione

non violenta che possono arrivare fino a disobbedienza civile ) e illecita (disobbedienza violenta e

ribellione/rivoluzioni)

Questioni di politica del diritto legislativo

- le valutazioni che il legislatore deve fare sono di vario tipo

a. le valutazioni di carattere morale, che riguardano la giustizia di una determinata linea

d’azione/di una conduzione/abolizione di una determinata norma è giusta questa norma? È

giusta la modifica? (dibattito su cosa sia la giustizia ecc.)

- in termini generali si distinguono due tipi di argomenti che riguardano la giustizia di una norma,

classificati secondo una distinzione della teoria morale – distinzione tra argomenti di tipo

deontologico (pongono in essere dei vincoli assoluti; delle cose che non si possono fare a

prescindere dalle conseguenze; la norma morale di tipo deontologico è tipicamente una norma che

pone dei vincoli, dei limiti e che incide sulla scelta dei mezzi – norme morali più forti: contro

l’omicidio e contro la tortura – si applicano a prescindere dalle conseguenze; si può esprimere con

la frase “sia giustizia anche se sarà la fine del mondo”) e argomenti di tipo consequenzialista

(approccio che fa leva sull’esito della norma; esempio: tortura , esempio della ticking bomb del

terrorista – se la posta in gioco è così alta può essere ammessa la tortura)

- in realtà anche le norme di carattere deontologico spesso presuppongono una valutazione della

gravità per l’individuo della conseguenza dell’atto (normalmente tutelano un bene per l’individuo

che si ritiene essere un bene così elevato che non è possibile sacrificarlo neanche per promuovere il

benessere per un numero ampio di persone; es. la vita) il problema si pone quando il bene in

gioco è lo stesso da entrambe le parti (sempre esempio della ticking bomb)

- a grandi line, gli argomenti di tipo deontologico sono assolute e categoriche e gli argomenti di tipo

conseguenzialista si concentrano sull’esito positivo e come ottenerlo

b. Valutazione circa la fattibilità – declinabile in vari modi

- Fattibilità politica = ci sono le condizioni politiche perché una determinata misura/proposta venga

adottata dal parlamento o meno? ( ha a che fare con i rapporti tra le forze politiche, la popolarità

della misura ecc.) -> condizioni rilevanti nel determinare se adottare o meno una misura

- Fattibilità giuridica – a livello superiore rispetto alla fattibilità politica -> una norma per quanto si

possa ritenere giusta si può sapere che non supererebbe i limiti posti dalla costituzione (sarebbe

incostituzionale) -> se una norma viene ritenuta giusta va modificata affinché non diventi fattibile

(nella misura nella quale la costituzione è riformabile)

- Fattibilità materiale - limiti materiali che limitano la fattibilità della cosa; non è un limiti

generalmente assoluto; spesso è un limite contingente (il legislatore può al fine di reperire maggiori

risorse introdurre le tasse)

- Fattibilità esterna/ambientale – limiti per i quali certe cose non sono semplicemente possibili; le

risorse non esistono proprio (dovuta al mondo esterno su cui gli attori sociali non possono agire per

modificarli, rende impossibile adottare una norma)

c. Valutazione dell’efficienza (= della probabilità che l’adozione della norma generi conformità a

quanto la norma prevede e produca gli effetti voluti dalla norma – efficacia- )

- L’efficienza ha a che fare con i costi minori -> dopo le valutazioni di prima, si valuta esclusivamente

l’efficienza cioè se la norma comporta i costi minori

- La scelta del legislatore si scrive sempre in un contesto più ampio di scelte, tanto più la norma è

efficiente tanto più rimarranno altre risorse da poter investire in altri progetti l’efficienza è un

interesse della collettività

Questione della scelta della sanzione: (Da parte del legislatore)

- se una norma è giusta, efficace, efficiente e fattibile bisogna scegliere che sanzioni associare alla

norma Sanzioni positive (incentivi – premi, esenzioni, sgravi fiscali ecc.) oppure Sanzioni

negative (penali, civili o amministrative)

- Bisogna poi scegliere l’entità della sanzione -> quanto deve essere alta la multa, quanti anni di

reclusione si devono dare? Tanto più alta è la sanzione più efficace può essere una norma (tanto

più forti sono gli incentivi a andare contro una norma, tanto più forte dovrà essere la sanzione)

Questione della scelta tra divieto, regolamentazione e liberalizzazione

- I due estremi sono divieto e liberalizzazione (proibizione e permesso)

- Regolamentazione = permettere la pratica solo in determinate circostanze

Questione di delegare un caso – la scelta tra norma generale o una norma che conferisce

discrezionalità circa la possibilità di compiere o meno un’azione a un’autorità (da il compito solo a

degli esperiti che può essere per esempio un giudice o una commissione che decidono caso per

caso) 

Questione del riconoscimento o meno delle differenze degli individui Una norma di tipo

generale non tiene conto delle differenze tra gli individui e le norme particolari valorizzano le

differenze (es. scelta tra norme che distinguono tra uomini e donne o meno)

Ulteriori questioni di politica di diritto (scelte che hanno a che fare con i rami del diritto che

riguardano la politica sociale/welfare)

a. L’accesso a determinati bene e servizi deve essere (e in che modo) selettivo o no?

b. Lo Stato deve produrre il bene /servizio che eroga in prima persona oppure deve soltanto fornire le

risorse? (es. sistema sanitario nazionale vs. sistema sanitario privato)

 Questioni complesse (prendere in considerazione non solo efficienza ed efficacia ma anche

di fattibilità e sostenibilità)

SECONDA PARTE – COSTITUZIONALISMO

Cos’è lo stato costituzionale?

- una forma particolare di stato che si caratterizza per la presenza di una costituzione rigida che

tutela e prevede alcuni diritti fondamentali e che è garantita attraverso appositi meccanismi di

garanzia

- termine di costituzione -> varia

- Costituzione come documento -> la più importante fonte di diritto

- Costituzione materiale = l’assetto effettivo delle istituzioni, descrizione dell’effettivo

funzionamento di una comunità politica

- *costituzione= una materializzazione della giustizia con la quale il potere politico si impegna a

rispettare i diritti dentro contenuti e a garantirli

- Costituzione rigida= non può essere modificata attraverso la procedura di legislazione ordinaria

(Può essere che non è per niente modificabile- in tutte le parti, oppure solo certe parti che possono

essere modificate soltanto con una procedura di revisione costituzionale aggravata)

- Una costituzione è garantita quando esistono uno o più organi che controllano che le leggi siano

coerenti con la costituzione -> può essere diffuso come negli Stati Uniti oppure un controllo

accentrato come in Italia (solo la Corte Costituzionale può valutare se la legge è costituzionale o

meno)

- Lo stato costituzionale del diritto -> prefigurato alla fine del ‘700 con le rivoluzioni --> prodotto del

900 (reazione al totalitarismo) solo dopo la seconda guerra mondiale vengono approvate delle

costituzioni rigidi (non modificabili per via legislativa) e garantite (ci sono appositi organi per

verificare la costituzionalità delle leggi)

- Tratto distintivo del costituzionalismo: duplice criterio -> esercizio in forma di legge della forma

politica e l’asoggezione alla legge di chi esercita l’autorità politica

- All’interno dello stato di diritto costituzionale vi può essere una legge che è in vigore (approvata dal

parlamento) ma non è valida (perché non conforme alla costituzione) la validità della norma si

distingue in due dimensioni: una procedurale e una sostanziale (la conformità del contenuto della

norma ai principi costituzionali)

- Il costituzionalismo positivizza il giusnaturalismo (introduce all’interno dell’ordinamento giuridico

alcuni valori fondamentali che giustificano una legge)

- Il costituzionalismo si basa su un particolare tipo di divisione dei poteri = bilanciamento dei poteri

 i diversi poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) sono divisi tra diversi organi secondo l’idea

che ci sia un meccanismo di check and balacnes (controllo reciproco tra i vari organi) – es. caso

italiano. potere legislativo essenzialmente al parlamento; esecutivo nella figura del Presidente della

Repubblica può rimandare le leggi al parlamento oppure esecutivo nel governo può tramite

consenso del parlamento produrre decreti legge -> esecutivo partecipa al legislativo; viceversa: Il

legislativo partecipa all’esecutivo votando la fiducia ecc.); il potere legislativo è soggetto al potere

giudiziario)

- Per gli Stati Uniti forme di check and balances (costituzionalismo) = presenti già prima del ‘900

ispirato dal caso del Regno Unito (un paese dove vi è costituzionalismo ma non c’è una costituzione

scritta)

LE TAPPE DEL COSTITUZIONALISMO (come è stato importato dall’USA)

- Prima tappa: Stato di diritto legislativo

- si afferma con la nascita dello stato moderno (lo stato moderno si afferma con la pretesa dello

Stato di determinare le leggi) ; si passa dalla giurisprudenza che decideva in base alle consuetudini

(diritto comune/diritto naturale- esercizio di giurisprudenza nelle quali le corti decidono secondo il

diritto comune ) allo stato di diritto legislativo che ha i suoi elementi essenziali nella centralità del

legislatore e nel principio di legalità /riserva di legalità/ riserva di legge (=l’autorità politica deve

essere esercitata nella forma della legge) contrapposizione tra governo della legge (una legge

astratta che vale sempre) e governo degli uomini (che decidono caso per caso) Platone

sosteneva la preferibilità del governo degli uomini rispetto al governo delle leggi (le leggi generali e

astratte non sono in grado di rendere conto della specificità degli singoli casi e quindi sarebbe

meglio far decidere a un giudice specifico)

- leggi generali (governano una classe di casi) e astratte (la legge prevede di governare casi futuri e

non il caso specifico) si contrappongono alle leggi specifiche al caso singolo e presente

- -> preferibile il sistema decisionale per il quale si valuta caso per caso

- Una parte dei sostenitori del governo della legge sostengono che la condizione necessaria del

governo degli uomini è che gli uomini siano virtuosi e capaci (altrimenti il risultato è peggio che

sottoporre i casi a leggi generali e astratte)

- Il principio di legalità si applicava ad altri tre valori per dimostrare i vantaggi delle regole generali e

astratte:

a. Il valore della certezza del diritto (con leggi generali e astratte si sa a cosa si va incontro nel

compiere determinate scelte -> la nostra possibilità di agire viene influenzata dal sapere le

conseguenze) non è un valore ultimo però è molto importante (la conoscenza delle

conseguenze non è l’unico motivo per agire, ma è importante poter prevedere le conseguenze

– es. in economia del mercato)

b. Il valore della non discriminazione (l’applicazione della legge deve essere eseguita senza

discriminare; richiamandosi a una norma generale e astratta secondo la quale non va

discriminato non si rischia mai di incorrere nella discrezionalità del giudice che potrebbe

discriminare)

c. Il valore dell’efficienza (l’essere economico in un sistema di regole generali e astratte che

solleva i singoli giudici dal compito ogni volta di valutare tutte le circostanze del caso, di

valutare i pro e i contro di ogni caso ecc.; l’esistenza di regole che decidono a priori come va

agito in determinati casi)

- In questa tappa vigeva dunque l’idea della superiorità del legislatore rispetto agli altri poteri

(esecutivo e giudiziario) = il giudice rappresentava la bocca della legge, ovvero doveva applicare

al caso concreto quello che era il contenuto della legge astratta

- Il giudice – a differenza di come era prima dello stato di diritto legislativo- non può più

partecipare alla determinazione delle leggi (viene ridotta la sua discrezionalità e autonomia) – il

potere assoluto è del legislatore

- Seconda tappa: Stato di diritto democratico -> ci si rende conto che le garanzie date dalla riserva di

legge non sono sufficienti per tutelare i sudditi -> si aggiunge al principio di legalità il principio

democratico ovvero che il legislatore debba essere eletto dal popolo che così partecipa all’esercizio

del potere politico un principio di garanzia alternativo rispetto al principio di legalità (che

riguarda la forma nella quale il potere politico deve essere esercitato e anche le sue procedure)

mentre il principio democratico definisce chi partecipa al potere legislativo (introduce un elemento

di garanzia ulteriore, anche se sempre una garanzia di tipo procedurale)

- * per Ferrajoli -> non c’è distinzione tra stato di diritto legislativo e stato di diritto democratico

(ritiene che l’idea di democrazia debba essere ridefinita in un senso sostanziale e non meramente

procedurale)

- Terza tappa: Stato di diritto costituzionale

- si caratterizza tramite la presenza di una costituzione rigida (vedere prima) che prevede alcuni

diritti fondamentali

- Diventa centrale l’idea dei diritti fondamentali – possono essere definiti in vari modi

- Diritti fondamentali= quei diritti che sono previsti da una costituzione o che comunque sono

condizione di validità delle leggi il carattere che rende fondamentale un diritto è che la regola di

riconoscimento faccia riferimento a quel diritto sono il contenuto dei principi costituzionali che

impegnano il legislatore e tutti gli organi che partecipano all’esercitazione politica al rispetto di

questi diritti (=vincolo e limite dell’esercitazione politica) ma che allo stesso tempo impegnano i

legislatori/l’autorità politica a rispettare questi diritti fondamentali (oltre a essere un vincolo sono

anche una garanzia)

- Definizione Ferrajoli = I diritti fondamentali – diritti nel confronto dell’autorità politica (il titolare

dei diritti- o tutte le persone o tutti i cittadini o di tutti gli esseri umani capaci di intendere o volere

/ di tutti i cittadini capaci di intendere o volere) problemi: se legislatore crea una legge che

attribuisce a tutte le persone un diritto (anche effimero) secondo al def. di Ferrajoli sarebbe un

diritto fondamentale ma NON è così non è sufficiente la condizione di Ferrajoli

- Altro problema: potrebbero esistere dei diritti costituzionali che non sono riservati né a tuti gli

esseri umani né a tuti i cittadini (es. diritto alla maternità)

- !!! avere una costituzione scritta non comporta necessariamente aderire al costituzionalismo

- Lo stato costituzionale = la forma attuale più sviluppata dello stato della legge -> non solo riserva di

legge MA l’esercizio del potere è soggetto a una legge

- *i diritti fondamentali cambiano da ordinamento a ordinamento -> certa convergenza nei paesi

“occidentali” nel catalogo dei diritti

- Diritti del diritto internazionale e anche del diritto sovranazionale -> esempio anche la

Dichiarazione universale del diritto degli uomini (internazionale) + Carta dei diritti del uomo

(europea) tutela sovranazionale (o internazionale) di alcuni diritti fondamentali

Classificazione dei diritti fondamentali (in vari modi):

- A. in base al soggetto titolare (es. ai cittadini, a tutte le persone, a certe categorie ecc.)

- B. in base al contenuto dei diritti – al bene tutelato/al valore definito: diritti civili, diritti politici,

diritti economico sociali diverse generazioni di diritti (si affermano in archi temporali distinti,

anche se con certe sovrapposizioni)

- Tripartizione di Thomas Marshall (diritti civili, diritti politici, diritti sociali):

• prima ondata: diritti civili – tra 600-700 (culmina con le rivoluzioni americane e

francesi) distinto in diritti di libertà negativa (tutelano l’integrità) e diritti di

libertà positiva (libertà di fare – es. libertà d’espressione, libertà di stipulare

contratti—tutelano l’autonomia dell’individuo)

• seconda ondata: diritti politici – funzionali alla partecipazione delle persone alla

formazione delle funzioni pubbliche (es. diritto di voto, diritto di candidatura –

elettorato attivo e passivo) – introdotti nel ‘700 ma si diffondono nel corso del ‘800

con la progressiva estensione dell’elettorato maschile; il percorso si compie con il

suffragio universale maschile e femminile (nella prima metà del ‘900)

• terza ondata: diritti economico sociali – impongono allo stato di garantire

condizione di vita dignitosa e anche di creare loro condizioni per partecipare alla

vita economica (tutela del benessere e della partecipazione economica)

• possono esistere altri tipi di diritti (esistenti ma non riconosciuti come una

categoria formale) es: diritti culturali 

- ogni diritto specifico è riconducibile ai diritti fondamentali come e quali sono i rapporti dei diritti

fondamentali con i diritti specifici? Consideriamo due concezioni dei diritti fondamentali

- Concezione molecolare dei diritti fondamentali i diritti fondamentali non sono dei singoli diritti

ma dei macro diritti (= l’insieme di tanti diritti particolari – es. diritto alla salute= espressione

generale alla quale ci si riferisce a tutti i singoli diritti che garantiscono l’accesso a ogni singola

prestazione sanitaria) Secondo questa visione i diritti fondamentali hanno delle implicazioni

immediate, il compito del legislatore è quello di emanare delle leggi che diano attuazione al

contenuto di quei diritti. (es. diritto alla vita- l’obbligo correlato è quello di non ucciderci; diritto

alla vita quindi coincide con il diritto di non essere uccisi)

- Concezione atomistica dei diritti fondamentali diritti fondamentali sono diritti particolari e

singolari nei confronti del legislatore e degli organi dello stato che deve esercitare il suo potere

legislativo per tutelare il diritto del cittadino. (es. diritto alla vita = un diritto nei confronti del

legislatore che lo obbliga a creare delle norme per tutelarci; è l’obbligo politico del legislatore)

Concezione dinamica dei diritti fondamentali che sono obblighi diversi, a seconda del potere

dell’organo, e di esercitare il potere per tutelare il diritto. -> Diritto fondamentale che diventa

obbligo politico (un rapporto tra ciò che giustifica e ciò che è giustificato)

- la garanzia primaria nel caso del diritto alla salute non è l’obbligo di fornire una prestazione

sanitaria ma è l’obbligo in capo al legislatore di garantire tramite norme che le persone possano

accedere al sistema sanitario (diritto fondamentale si traduce in obbligo politico)

- * queste due concezioni hanno limitazioni diverso rispetto al rapporto tra legislatore e potere

giudiziarie

 spiegazione per la natura politica dei diritti fondamentali diversamente da altri diritti

(collocazione in un testo costituzionale) -> importante capire il rapporto tra Corte Costituzionale e

Parlamento (tra giudici; Italia- solo corte costituzionale può decidere) per poter determinare chi

detiene il potere di applicare la legge (e i principi della costituzione)

- Posizione massimalista: Corte Costituzionale e Parlamento sono impegnati insieme a garantire e

mettere in atto quello che c’è scritto nella Costituzione (Parlamento deve attuare i principi e la

Corte deve valutare se il Parlamento ha rispettato tali principi) partecipazione all’attività del

legislatore da parte della Corte (non allo stesso titolo)

- la dichiarazione di non costituzionalità di una norma è l’unico modo per una corte di sanzionare il

Parlamento

- il ruolo della Corte Costituzionale è quello di tutelare tutti i diritti

- il giudice costituzionale può intervenire laddove la libertà dei cittadini viene minata dalla politica

- posizione di Habermas (più minimaliste) -> l’interpretazione da molte possibilità di discrezionalità

 limitazione delle corti costituzionali (Non possono garantire tutto o interpretare tutto)->devono

tutelare dei diritti fondamentali nella misura nella quale sono funzionali al buon funzionamento

della democrazia

- concezione della costituzione e del ruolo delle corte costituzionali come finalizzato a garantire il

buon funzionamento del processo democratico -> doppia faccia: tutelare beni importanti per gli

individui non solo dal punto di vista politico (es. le libertà) es. libertà d’espressione= importante

per il processo politico ma ci possono essere anche dei limiti (Habermas direbbe -> il giudice

costituzionale non deve decidere se una legge viola o no la libertà d’espressione, quello è il compito

del parlamento) la Corte deve chiedersi non se il principio è conforme alla costituzione MA se

non permettere tale principio porta a un danno alla democrazia (deve difendere un nucleo

minimale di diritti fondamentali)

- altro aspetto: qual è il ruolo delle corti costituzionali nell’applicazione dell’idea di eguaglianza? Nel

tutelare le minoranze da possibili discriminazioni? il parlamento è in teoria il titolare della

regolamentazione MA la corte ha la funzione di garantire le minoranze di fronte alle maggioranze

Questione: i diritti sociali sono diritti fondamentali?

Tesi 1: i diritti sociali godono di uno status minore rispetto ai diritti economico-politici;

argomenti:

- I diritti sociali non sono spesso garantiti e non è nemmeno facile capire chi sono i titolari dei diritti

(poiché implicano un diritto positivo- pretese di avere certe prestazioni)

- I diritti sociali costano molto di più e quindi sono più soggetti a vincoli economici se non ci sono le

risorse come si fa a tutelare questi diritti?

- Per Ferrajoli: un diritto (es. diritto alla vita) – garanzia primaria = obbligo corrispondente (es.

obbligo/divieto di non uccidere); garanzia secondaria: il diritto dell’individuo di prendere tutte le

misure per far si che tale diritto venga rispettato (es. chiamare la polizia oppure assicurare che lo

Stato risolva un caso di omicidio – garanzie secondarie: apparati di stato e burocratici)

- Per Giorgio Pino (allievo di Ferrajoli)-- Nella concezione molecolare diritti fondamentali= somma

dei diritti particolari; ciascun diritto fondamentale non è una singola pretesa ma un insieme di più

libertà e più pretese (es. diritto alla salute è anche il diritto negativo di non essere avvelenati o feriti

ma include anche il diritto di rifiuto alla cura) i diritti sociali sono diritti fondamentali perché

sono alla periferia dei diritti fondamentali (proteggono i diritti centrali) diritti sociali e diritti

liberali sono diversi fino ad un certo punto ma non sono radicalmente opposti -> le garanzie dei

diritti non sono centrali ma sono periferiche, l’assenza di una garanzia non sancisce un’assenza del

diritto; non sono essenziali per l’esistenza dei diritti il compito del legislatore è quello di

ratificare e emanare quei diritti e non altri; il compito del giudice costituzionale così inteso è di

stabilire se una specifica norma è compresa/tutela uno dei diritti fondamentali

- Costituzionalismo principialista: idea che in realtà esista una risposta giusta all’interpretazione dei

diritti fondamentali quado i giudici cercano di bilanciare i diritti in realtà stanno valutando una

i

risposta corretta facendo riferimento ad una morale esterna principi costituzionalisti=testi

aperti che fanno riferimento a valori esterni

- Nella concezione atomistica: il diritto alla salute: garanzia primaria non è il divieto di uccidere MA è

in capo allo Stato di agire attivamente per tutelare la salute dei cittadini riduce ancora di più la

differenza tra diritti liberali e diritti sociali (l’esistenza di un diritto fondamentale alla vita o alla

salute impone anche allo Stato di imporre istituzioni che promuovano questi diritti ma anche i

cittadini hanno l’obbligo di eleggere persone che garantiscano loro questi diritti) – indebolisce i

diritti fondamentali perché ne riconosce la natura astratta

- Differenza molecolare e atomistica: molecolare () atomistica (diritto fondamentale= il diritto che

impone a chi esercita l’autorità politica un obbligo di prendere le misure per garantire tali diritti)

- Concetto di democrazia – demos: l’autorità politica appartiene al popolo -> si contrappone all’idea

dei regimi politici dove si ritiene che l’autorità politica appartenga a un solo individuo/monarca

(Monarchia) oppure dove appartiene a un gruppo ristretto di individui (Oligarchia o aristocrazia)

l’autorità nella democrazia appartiene al popolo e deve essere esercitata nel interesse del popolo

(che si può ribellare se ciò non avviene) grado minimo di democrazia (carattere di sovranità)

- Ci sono certi paesi dove si usa il concetto di democrazia ma che in realtà mancano di elementi

democratici

- Dimensione del carattere procedurale della democrazia = il popolo deve poter partecipare

direttamente o indirettamente nell’esercizio dell’autorità politica istituzionalizzazione del diritto

di resistenza (del diritto di rivoluzione) che cerca di limitare l’esito violento del processo

rivoluzionario

- Perché la democrazia ha un valore? Quali sono gli argomenti che possono giustificare un tale

principio?

- 2 grandi tipi di giustificazione della democrazia nella storia delle dottrine filosofiche

a. Autodeterminazione e autonomia (in Rousseau, poi ripreso da Kant e altri) gli individui sono

autori delle leggi cui sono sottoposti tramite il processo di esercizio dell’autorità politica; la

possibilità di decidere autonomamente cosa fare viene limitata dalle norme MA se le norma

vengono create con la partecipazione dei cittadini, l’autonomia viene salvaguardata

- Applicabile solo in un regime di decisione a unanimità (salvaguardia piena dell’autonomia degli

individui); nei regimi dove vige un sistema decisionale di maggioranza ci sarà sempre una

minoranza che non si sentirà appartenente e rappresentato dalle norme decretate (salvaguardia

parziale dell’autonomia) come risolvere il problema? Un ordinamento basato sulle decisioni

unanimi= impossibile da adottare, non praticabile; al tempo stesso passare dal principio di

unanimità a un principio di maggioranza toglie qualcosa all’autonomia degli individui

- In un ordinamento anarchico (perfetta realizzazione dell’autonomia individuale) staremmo tutti

peggio c’è bisogno di avere regole -> bisogna essere tutti d’accordo su questa necessità

- Ci sono delle norme che limitano esplicitamente l’autonomia degli individui per il benessere degli

individui (es. norme restrittive sul consumo di alcolici, stupefacenti etc.) per garantire dei diritti

fondamentali democrazia limitata = la forma migliore di democrazia

b. Rispetto agli interessi, valore del benessere della persona le procedure democratiche

consentono agli individui meglio di qualsiasi altra forma di governo di rappresentare e portare

garanzia

al tavolo decisionale i propri interessi che i loro interessi vengano tutelati e presi in

considerazione

- Presuppone che gli individui siano i soggetti migliori per promuovere i propri interessi

- Rischio che gli interessi di una minoranza vengano sacrificati per promuovere quelli di una

maggioranza, per ovviare a ciò: garanzia di avere dei diritti fondamentali che quindi vengono

sottratti alla maggioranza

 Due giustificazioni della democrazia che non si escludono a vicenda_ perché un democrazia

promuova sia l’autonomia degli individui che il rispetto dei loro interessi e lo fa meglio di

ogni altro regime

- Argomento epistemico contro la democrazia: non necessariamente gli individui sono i migliori

giudici del proprio interesse (Platone: il sapere politico è tra le forme più complesse che ci sia; chi

affiderebbe la cura della propria salute alla totalità della popolazione? Nessuno -> ci si affida a un

medico! Anche per i diritti e interessi politici bisogna rivolgersi a un esperto )

- Problema principale: quale è l’alternativa? La democrazia sembra essere il meno peggio tra le

forme di governo; in base a quale altro criterio dovremmo scegliere chi sono i soggetti competenti

a decidere?

- Prima questione fondamentale: chi è il popolo in una democrazia? Due tradizioni nella

definizione del concetto di popolo:

a. Tradizione illuministica e garantista (ritrovata in parte nella rivoluzione americana e francese)

 popolo= insieme di tutte le persone stabilmente soggette a un’autorità politica (tutte le

persone che sono assoggettate a un’autorità politica devono poter partecipare all’esercizio di

questa autorità) attualmente: popolo= tutte le persone che risiedono stabilmente sul

territorio di quel paese (ius soli, adottato in fatti sia da Francia che da SUA)

- Adottando questa concezione, si può pensare che le nostre comunità democratiche sono molto

carenti dal punto di vista democratico perché ci sono porzioni ampie e crescenti della popolazione

che pur essendo residenti sul territorio non hanno accesso all’esercizio dell’autorità (Nonostante vi

siano assoggettati)

b. Tradizione nazionalista e romantica: elemento costitutivo del popolo= appartenenza a una

 

tradizione culturale tratti di natura pre-giuridica e pre-politica la cittadinanza denota

n’appartenenza a una comunità di sangue (viste specialmente nei paesi dove prevale oggi lo ius

sanguinis)

- Seconda questione fondamentale: che tipo di democrazia? Democrazia diretta o democrazia

rappresentativa?

a. Democrazia diretta= tutti i cittadini (appartenenti al popolo) partecipano direttamente

nell’esercizio dell’autorità politica, specialmente nell’autorità legislativa; grande teorico della

democrazia diretta= Rousseau che nega che la partecipazione possa essere delegata ad altri

(anche se ammette che in contesti molto ampi e vasti non può funzionare benissimo)

b. Democrazia rappresentativa – quale è il ruolo dei rappresentanti? Due idealtipi: o le persone

votano un programma e i politici devono attuarlo -- implica dei costi in termini di

rappresentatività OPPURE gli elettori scelgono dei soggetti che dovranno definire un

programma in una fase successiva a quella delle elezioni (es. in Parlamento) Dilemma: scelta

del programma oppure scelta delle persone?

- L’impatto della scelta di ciascun elettore sull’esito finale deve essere uguale a quello di tutti gli altri;

è necessario dunque che i collegi siano delle stesse dimensioni

- Ronald Dwerkin- prende in considerazione che così come esistono molte diseguaglianze sociali cos’

esistono anche diseguaglianze politiche; In un sistema che garantisce un uguale impatto ma non

un’uguale influenza (dibattito sul finanziamento pubblico dei partiti)

Concetti e valori che definiscono il contenuto sostanziale del costituzionalismo

Il concetto di LIBERTA’

- Un concetto= l’elemento comune a tutte le diverse declinazione di un’idea (il minimo comune

denominatore della concezione di libertà) –vedere Rawls per distinzione tra concetto e concezione

- Il concetto di libertà accumuno tutte le diverse specificazione della concezione/idea di libertà

 Maccallum - sostiene che tutti i vari concetti di libertà denotano una relazione triadica (a tre

elementi): un soggetto (colui che è libero/Non libero); un’azione o un evento; degli ostacoli

(presenti o assenti)

- I diversi possibili significati del termine di libertà/ le diverse concezioni di libertà si classificano in

base a quali sono le diverse idee circa gli ostacoli che possono rendere una persona non libera

a. Concetto di libertà formale (permesso) -> una persona è considerata libera se ha il permesso di

una

fare qualcosa; se non vi è una norma che vieta quel tipo di comportamento libertà

compatibile con l’impossibilità di fare qualcosa (es. essere liberi di acquistare una macchina ma

potremmo non avere i mezzi per farlo) – gli ostacoli che rendono un soggetto non libero sono

ostacoli di carattere normativo o formale (concetto di libertà formale minimale: sono libero di

fare qualcosa se posso fare qualcosa/Ho il permesso; concezione di libertà formale più rigida=

non è sufficiente il permesso MA c’è bisogno che gli altri abbiano un obbligo di astenersi

dall’obbligarmi a eseguire l’azione)

b. Concetto di libertà sociale – noi siamo liberi di fare qualcosa se qualora cercassimo di farlo le

altre persone non ci impedirebbero di farlo – ostacoli= intervento di altre persone che possono

porre dei limiti alle azioni

- Spesso il possesso di risorse consente fisicamente di fare le cose ma al tempo stesso posso

interferire con l’intervento di altre persone che mi vietano di farle

- La libertà sociale è compatibile con l’incapacità di fare qualcosa (es. siamo liberi di attraversare la

Manica a nuoto ma forse non siamo capaci)

- Unico limite alla libertà = le azioni di altre persone che ci impediscono di fare qualcosa

*la libertà sociale e in parte diversa da quella formale -> se andiamo in certi posti e assumiamo

determinati atteggiamenti in spazi pubblici rischiamo di essere aggrediti-> il contesto sociale può

differire dal compiere la norma (siamo liberi formalmente ma non socialmente)

c. Concetto di libertà reale/effettiva- presuppone la libertà formale, la libertà sociale ma anche il

possesso di risorse e abilità; comporta la disponibilità dei mezzi necessari a compiere

quell’azione (se sono effettivamente capace di farlo; es. non siamo liberi di volare)

❖ 

Tutte queste concezioni= concezioni negative di libertà fanno leva sull’assenza di ostacoli che

impedirebbero a una persona di compiere un’azione o di divenire qualcosa (cosa è un ostacolo alla

libertà?)

 Isaiah Berlin – distingue tra libertà negativa e libertà positiva; associa la tradizione della libertà

negativa alla tradizione del liberalismo ; la tradizione della libertà positiva, piuttosto pericolosa, a

Rousseau (secondo lui Rousseau è un teorico non liberale della libertà positiva – secondo Rousseau

una persona è libera solo se vuole ciò che deve volere, che una volontà veramente libera vuole)

l’idea di libertà positiva fa leva sull’assenza di ostacoli di carattere mentale/di condizionamenti

psicologici l’ostacolo nella libertà positiva = la falsa coscienza (Per Rousseau e per Kant – il libero

volere è la capacità di agire razionalmente, nel modo di fare la cosa giusta/buona -> non sono

soggetto a condizionamenti esterni o pulsioni)

- Rousseau: le persone possono essere costrette a essere libere

- Legata all’idea di libertà positiva c’è l’idea della falsa coscienza (le persone vogliono qualcosa che le

altre persone vogliono che loro desiderino -> ha a che fare con il tipo specifico di azioni che le

persone scelgono di fare)

- Più comunemente viene adottata la concezione negativa di libertà

- Talvolta il concetto di libertà viene erroneamente confuso con il concetto di autonomia

- Talvolta il concetto di libertà positiva può coincidere con il concetto di autonomia (vedere

definizione prima) Si può utilizzare un significato di autonomia che coincide con quello della

libertà positiva -> idea Kantiana: l’autodeterminarsi

- definizione più liberale del concetto di autonomia – la possibilità per l’individuo di auto-vincolarsi

(sfera delle facoltà); una persona è dotata di autonomia quando dispone delle facoltà e podestà per

assoggettarsi a certi vincoli (es. la libertà contrattuale -> sono autonomo quando mi è riconosciuto

il potere di stipulare il contratto, il potere di decidere come vincolarmi)

Il valore della libertà

- almeno due diversi tipi di argomenti circa il valore della libertà

a. la libertà ha un valore intrinseco all’interno della dimensione della libertà , si realizza

nell’esercizio della scelta un esercizio di una facoltà tipica di un essere umano che ha valore in

sé (Non è la stessa cosa fare qualcosa perché siamo costretti a farlo o perché non abbiamo altre

opzioni che farlo per propria volontà) l’esercizio di una scelta è il frutto della libertà ed essa

è dunque un bene ultimo (la libertà non è necessariamente l’unico bene ma è sicuramente un

bene in sé; es. vivere sotto un despota benevola, illuminato e onnisciente che sa cosa

desideriamo e ci obbliga a fare la cosa che noi sceglieremmo comunque sia che io sia libero

di scegliere o no io sceglierei la stessa cosa se considero che la condizione migliore sia che io

scelga liberamente allora do un valore intrinseco alla libertà)

b. la libertà ha un valore strumentale la libertà non è un bene ultimo ma è qualcosa di molto

importante per le persone perché rappresenta lo strumento con il quale loro possono fare ciò

che vogliono (nel contesto delle società pluralistiche questo concetto è fondamentale in quanto

riesce a far accertare più persone con idee differenti su ciò che è uno stile di vita buono (la

libertà è la condizione per la realizzazione dei nostri desideri; es. nella scelta sul nostro futuro

abbiamo un interesse strumentale di avere la più ampia libertà possibile)

c. (forse una terza possibile) valore costitutivo in alcuni casi il valore della libertà può

dipendere dal fatto che la libertà può essere un ingrediente necessario di qualcosa che per noi

ha valore (es. la libertà di scegliere chi sposare – in molte culture potrei non avere questa

libertà; la possibilità di scegliere chi sposare attribuisce alla scelte un significato diverso

soprattutto dal punto di vista della persona scelta – per quella persona essere stata scelte per

volontà ha un significato diverso rispetto alla scelta d’obbligo) la libertà cambia il valore di

un’azione (è costitutiva)

*non vi è consenso sul fatto che la libertà abbia un valore intrinseco ma vi è consenso (concezioni

che valorizzano il valore intrinseco della libertà sono quelle liberali; es. Mill -> una vita in cui

l’individuo sceglie di vivere una vita diversa dalle masse è un valore in sé e non solo strumentale –

per Mill è soprattutto strumentale perché l’anticonformista è lo sperimentatore che crea nuove

cose e merita di essere tutelato VERSO una concezione non liberalista che non considera il valore

intrinseco però considera il valore strumentale),sul fatto che la libertà abbia un valore strumentale

– spesso tipicamente politico- vi è consenso generale

- Tradizione di pensiero molto lunga che associa il concetto di libertà con il concetto di proprietà

(tutto il liberalismo classico e il libertarismo) nesso tra libertà e proprietà -> concetto di libertà:

permesso di usare il mio corpo per fare una cosa senza venire sanzionato ; concetto di proprietà:

permesso di usare il bene che possiedo come voglio senza venire sanzionato (la mia libertà di fare

qualcosa – sotto il profilo di libertà formale è il permesso di utilizzare il mio corpo per fare

qualcosa)

 Hillel Steiner: concetto di co-possibilità posso decidere di violare una legge ma violando la legge

incorro in una sanzione che mi impone un’altra azione -- la mia libertà è tanto più ampia quante

più azioni io posso compiere senza escludere l’una l’altra (es. la presenza di una sanzione riduce per

me le azioni co-possbili -> perché violando la norma e incorrendo in una sanzione mi verranno

sottratte delle azioni e quindi potrò compire meno azioni) le norme possono sempre essere

violate ma la violazione della norma espone un individuo a dei costi

- Nesso tra la libertà e la proprietà -> di fatto i diritti della libertà di un individuo dipendono dalla

possibilità che un individuo ha di controllare il proprio corpo dal fare certe azioni così come la

possibilità di controllare delle risorse esterne e dalla qualità di queste risorse (la nostra libertà di

utilizzare il nostro corpo – libertà formale – diventa una libertà effettiva- possibilità di fare cose-

perché dipende dalla “qualità” e dalle “possibilità” dei nostri corpi)

- Chi lega libertà e risorse non ha torto -> tutto ciò che io posso fare dipende dalle mie risorse

(quante più risorse ho, tanto più sono libero)

- Si può definire la libertà come un”distribuendum” (I liberali sostengono che l’oggetto del

distribuendum (l’oggetto rispetto al quale possiamo porci delle questioni di giustizia) sia la libertà )

- = una delle questioni centrali della giustizia e anche nel dibattito sui diritti sociale e i diritti della

libertà: come deve essere distribuita la libertà tra le varie persone? E come devono essere

distribuite le risorse? (più risorse si distribuiscono più libertà si distribuisce)

- La libertà ha valore ma non è un principio di giustizia in sé -> la questione è come deve essere

distribuita tra i soggetti (libertà = bene politico fondamentale in quanto permette di fare ciò che si

desidera)

- Grande alternativa all’approccio della libertà come distribuendum -> Il distribuendum è il

benessere/la felicità la prima decisione quando si sceglie la concezione di giustizia ha a che fare

con la scelta del bene da distribuire (che può essere la libertà oppure il benessere) concezione

perfezionista (l’obiettivo è quello di distribuire la felicità)

- Concezioni di felicità di tipo soggettivo (la felicità corrisponde a una sensazione/stato psicologico;

concezione illuministica) oppure la concezione di felicità come soddisfazione delle preferenze

(concezione utilitaristica contemporanea – massimizzare il benessere collettivo= soddisfazione

delle preferenze dei soggetti) oppure concezioni oggettive del benessere (tipiche delle forme di

perfezionismo classico; la vera felicità consiste nel seguire uno stato di perfezionamento delle

proprie capacità – in Aristotele, Mill; Marx (sulla critica al capitalismo); Nietzsche (valore

dell’aristocrazia = ideale del perfezionamento costante dell’essere umano)

Approccio delle capacità/approccio dello sviluppo umano

- Sviluppato a partire dagli anni ’70 da Amartya Sen (economista indiana) e Martha Nussbaum

(filosofa americana)

- Approccio centrato sull’idea di capacità umana

- Per Sen -> critica all’economia dello sviluppo -> lei vuole confrontare il livello di sviluppo dei vari

paesi diverso dall’approccio dell’epoca basato solo sul PIL (sulla ricchezza del paese) -> secondo

Sen: questo sistema molto problematico (perché la ricchezza può essere diversamente distribuita) –

ciò che la porta ad andare verso la nozione di capacità = la ricchezza non indica ciò che le persone

sono effettivamente in grado di fare, bisogna considerare ciò che è permesso alle persone di fare

con le loro risorse (idea molto vicina alla libertà effettiva)

- Per Nussbaum -> versione filosoficamente più sviluppata; una concezione della fioritura umana di

ciò che rende una vita umana meritevole di essere vissuta; cerca di farlo accogliendo la sfida

dell’interculturalità (mette insieme un elenco di ciò che rende una vita buona e che vale per culture

diverse) -> include una serie di voci che hanno a che fare con l’esercizio di capacità cognitivo, di

vivere con serenità le proprie emozioni questo progetto definisce la vita buona in termini

oggettivi

- Nussbaum cerca di muoversi tra una posizione perfezionista e una posizione liberale (concezione

accettata da persone che appartengono a idee e culture diverse) cercare di trovare un minimo

comun denominatore tra tutte le concezioni di vita buona del mondo

- L’approccio ha avuto molto successo soprattutto nella versione di Sen (alle Nazioni unite

producono un indice sul benessere dei paesi che tiene conto anche di un insieme di fattori per

definire la qualità della vita e lo sviluppo dei paesi – es. livello di istruzione, ricchezza, distribuzione)

 Per decidere un sistema giusto di norme -> va definito cosa deve essere il distribuendum: il

benessere (su una qualche concezione del benessere) oppure la libertà

- Concezione egualitaria : bisogna uguagliare il distribuendum al equalisandum (ciò che va distribuito

a ciò che va eguagliato) Qualunque scelta si fa, il mezzo attraverso il quale si arriva al risultato

desiderato è una distribuzione delle risorse (se obiettivo: garantire uguale libertà, libertà=risorse

dovrò distribuire le risorse in modo uguale; se obiettivo: garantire uguale benessere; persone

hanno desideri diversi; distribuire le risorse in modo diseguale tanto da poter permettere alle

persone di soddisfare i propri uguali in modo uguale) 

- Secondo Kant: la felicità va distribuita secondo il merito (morale per Kant) prospettiva

meritocratica (anche secondo questa prospettiva bisogna decidere se distribuire felicità o libertà)

Nesso tra libertà e risorse. Come il diritto determina la distribuzione di queste due cose.

- Tesi: tutto ciò che una persona può fare dipende dalle risorse che ha -> la libertà di una persona

dipende dalle risorse che controlla

- Risorse = tutto ciò che è dotato di valore d’ uso (valore uso= tutti gli usi che possiamo fare di

qualcosa TRANNE l’uso di scambi) in sé, oltre che di valore di scambio (eventualmente)

- Risorsa principale per tanti aspetti= il proprio corpo + beni materiali esterni (oggetti animati,

inanimati, spazio fisico, risorse naturali ecc.) quanto più controllo abbiamo sul mondo esterno

tante più cose possiamo fare

- Risorse immateriali= idee e progetti (posso fare delle cose se so come farle) -> gli oggetti della

proprietà intellettuale -> possono non detenere il controllo su queste cose (es. posso conoscere

una canzone ma non la posso riprodurre senza pagare chi detiene i diritti); idee= risorse molto

importanti 

- Non sono risorse: i diritti (licenze, facoltà, potestà, pretese) né il denaro sia i diritti che il denaro

hanno un valore che non è un valore in sé

- I diritti hanno valore in quanto ci consentono d controllare una risorsa (es. una licenza ci consente

di fare qualcosa, di controllare certe risorse – l’importanza della licenza dipende dal fatto che

attribuisce un controllo) ma non hanno valore in sé; i diritti possono avere un valore di scambio

(non tutti; i diritti inviolabili e inalienabili- non possono essere trasferiti ad altre persone - e

indisponibili- non posso autorizzare una persona ad andare contro questo diritto NON possono

essere scambiati) quasi tutti gli scambi hanno a che fare con scambi di diritti sulle risorse e non

sulle risorse stesse

- Il denaro, similmente, non ha valore in sé ma ha valore in quanto ci consente di acquistare risorse;

ha un valore di scambio; il valore del denaro che possiedo dipende dalla disponibilità di altre

persone di scambiare le cose in cambio di tale denaro denaro quasi più simile ai diritti che alle

risorse; differenze denaro/diritto:

- differenza 1: diritto è rivolto a un determinato numero di persone e con un contenuto determinato

mentre invece il denaro è rivolto a un numero indeterminato di persone e a un contenuto

indeterminato;

- differenza 2: molti diritti non si estinguono una volta che vengono utilizzati – alcuni si; il denaro

invece una volta utilizzato si estingue/ si trasferisce;

- differenza 3: il diritto obbliga colui che riceve ad eseguire la prestazione; il denaro non obbliga

un’altra persona a vendermi qualcosa

- Similitudine: entrambi i loro valori consentono di accedere ad altre risorse

- L’insieme delle risorse che noi controlliamo = una funzione del sistema giuridico (che determina i

nostri diritti e da un valore al denaro – che è un oggetto istituzionale, il cui valore dipenda

dall’esistenza di norme che lo riconoscono)

- La ricchezza (intesa come l’insieme delle risorse che una persona controlla) è definita dal sistema

giuridico come fa il diritto a determinare la ricchezza? Attraverso delle norme che ci consentono

di utilizzare delle risorse (il nostro corpo, beni esterni, materiali o immateriali diritto di

proprietà)

- Proprietà= concetto utilizzato per riferirsi a un insieme di diritti aventi per oggetto delle risorse

materiali o immateriali; la proprietà può essere di vari tipi e può consentirci di fare varie cose

(utilizzare quel bene per fare certe cose, potere di trasferire quel bene, acconsentire che certe

persone possano fare determinate cose con quel bene ecc.)

- Un ordinamento giuridico può stabilire che la proprietà dei beni comporta diritti diversi a seconda

dei beni quanto più ampio è l’insieme dei diritti su un bene, tanto più ampia è la nostra

proprietà su un bene

- Regimi di proprietà possono determinare forme diverse di proprietà (proprietà privata o pubblica o

di proprietà condivisa -beni che appartengono alla comunità-) e la forma può determinare le azioni

possibili

- Dibattito: si può usare il concetto di proprietà in base al proprio corpo? Nella filosofia libertaria:

concetto di self-ownership “proprietà” del proprio corpo, di sé stessi; altri autori invece ritengono

che in quanto il diritto sul corpo non è alienabile e riconoscono nell’alienabilità di un bene

l’elemento essenziale della proprietà non si può parlare di proprietà del corpo

- La libertà, oltre alle risorse dipende anche dalla quantità di denaro di cui risponder e dall’insieme di

diritti che ha – i diritti sociali (che ci consentono ad accedere a risorse che appartengono ad altri

soggetti es. diritti comuni) definiscono molto la libertà di una persona se non vengono

considerati come parte della libertà di una persona si da un giudizio distorto della libertà

(problema: come quantificare questa idea di ricchezza per fare dei confronti – es. diritto alla salute,

diritto all’istruzione)

- Se tutto ciò è vero, l’ordinamento giuridico determina attraverso le norme quali risorse hanno varie

persone e le varie risorse determinano quanta libertà ha una persona questione: come

distribuire le risorse? (oggetto primario della giustizia)

- Nonostante ciò non bisogna pensare alla giustizia distributiva come ad un problema per cui

abbiamo un insieme di risorse e dobbiamo decidere come attribuirle alle persone (problema

allocativo) perché non ci interessa la giustizia nell’aspetto temporale statico e perché le risorse

sono un insieme mutevole e variegato che muta e varia anche in funzione di come vengono

distribuite e da come le azioni delle persone vanno a influire su queste risorse

- Argomento contro l’egalitarismo: se distribuiamo le risorse in modo uguale tra le persone vengono

a meno quei meccanismi che incentivano le persone a lavorare per aumentare le proprie risorse

in realtà le norme che distribuiscono le risorse hanno un impatto sulla quantità delle risorse quindi

non bisogna soltanto tener conto di come allocare ma anche di come questa allocazione influisce

sulle risorse

- Il problema della giustizia nella divisione delle risorse non è un problema allocativo ma è quello di

individuare un assetto di istituzioni complesso che in parte hanno un carattere impersonale

(mercato) o altre di tipo centralizzato (lo stato) -> l’insieme delle risorse è definito dall’insieme delle

istituzioni e la valutazione deve essere una valutazione non delle singole scelte distributive ma

dell’effetto dell’insieme dei meccanismi

- La quantità di risorse di un determinato momento A può influire sulla distribuzione di risorse del

momento B a seconda dal contesto sociale di istituzioni nel quale vivono quelle persone

- Ideale delle pari opportunità: che all’inizio della vita tutte le persone dispongano delle stesse

risorse

- Il problema della giustizia dunque è la scelta di un assetto istituzionale che sia duraturo nel tempo

Concezioni di GIUSTIZIA

❖ Idea di giustizia = una nozione morale fondamentale (insieme all’idea di bontà) --> analoga alla

verità (la verità non è una proprietà delle cose ma è una proprietà delle proposizioni che descrivono

le cose) il fatto che una cosa esista nel mono rende vera una proposizione che descrive la cosa

- Si può esprimere un concetto di giustizia senza assumere la verità

- Il concetto di giustizia è collegato al senso di dovere prima di essere una proprietà delle cose è

una qualifica – il senso della validità prescrittiva (quando si fa una prescrizione, una regola – la

validità della regola = la giustizia della regola) si può menzionare il concetto di giustizia senza

menzionare la giustizia

- Le azioni = soggetto/oggetto prioritario della giustizia -> tutte le altre cose sono giuste in quanto

legate ad azioni (es. una regola è giusta se la sua osservanza conduce – nella maggior parte dei casi-

ad azioni che sono giuste; un principio è giusto se la sua applicazione ci consente di scegliere azioni

giuste; una persona è giusta se è una persona che normalmente agisce in modo giusto)

- La giustizia di un’azione dipende dalle sue conseguenze (se un’azione produce una situazione

giusta, l’azione è giusta) NON INTERAMENTE

- Ci sono certe azioni che vanno giudicate sempre giuste o ingiuste; ci sono certe circostanze invece

nelle quali bisogna valutare quelle azioni in un contesto più ampio (paragonandole con altre azioni

oppure considerarle parte di un insieme di azioni)

- L’idea di giustizia come una virtù relazionale la giustizia riguarda i doveri morali di una persona

nei confronti di altre persone (anche verso di sé: esempio dovere di non suicidarsi) affinché si

possa applicare a qualcosa il concetto di giustizia c’è bisogno di stabilire delle relazioni tra le

persone

- Distinzione tra giustizia e bontà: la giustizia implica un dovere; una cosa può essere buona ma no va

fatta necessariamente (si può scegliere di non fare l’azione come si può anche scegliere di non

realizzare nessun bene nella nostra vita) nella giustizia abbiamo il dovere morale di compiere

un’azione ma anche il dovere morale di non compierla ( situazione tragica: dovere morale di

compiere un’azione verso una persona e allo stesso tempo il dovere morale di compiere la stessa

azione verso un’altra persona; es. Antigone)

- Ci sono delle concezioni morali che escludono la tragicità – es. l’utilitarismo (individuo un solo

principio, quello della massimizzazione del benessere aggregato) – c’è solo un azione in ogni

circostanza che l’individuo ha il dovere di compiere (non può esserci conflitto con altre azioni)

- Distinzione tra bontà (genera ragioni di agire ma non vincolanti) e giustizia(genera ragioni di agire

 

vincolanti e talvolta conflittuali) distinzione analitica a volte possono coincidere: es: agire

giustamente è bene – se qualcosa è giusto e buono, abbiamo un maggiore incentivo ad agire

giustamente; tuttavia ci può essere una concezione di giustizia che indica che fare il bene sia giusto

 le singole concezioni possono mischiare i concetti ma sono analiticamente distinti

- Per una concezione del bene nel senso edonistico (che produce piacere), se non si decide di

compiere un’azione buona si trae un godimento minore MENTRE INVECE se un’azione è giusta ma

porta a sofferenza, va comunque fatta

Giustizia politica

- Giustizia di una comunità politica che si identifica con un insieme di persone che sono soggette

stabilmente ad una medesima autorità politica autorità di imporre l’osservanza di certe regole e

sanzionare la violazione

- Se l’autorità politica viene esercitate nella forma del diritto e sono le norme degli ordinamenti

giuridici che stabiliscono i rapporti dei membri di una comunità politica allora la giustizia di una

comunità politica coincide con la giustizia del suo sistema giuridico (l’insieme delle norme che

governano l’interazione tra gli appartenenti della comunità) che tipo di relazione intercorre tra i

membri di una comunità politica?

- Una comunità politica si distingue da altre formazioni sociali per due elementi:

a. Le persone non scelgono di farne parte, sono soggetti all’autorità politica e possono

abbandonare quella comunità soltanto a costi molto elevati e presuppone che vi è un’altra

comunità politica disposta ad accoglierle (differenza tra comunità politica e l’appartenenza a

una comunità volontaria)

b. le relazioni tra i membri della comunità politica sono spesso relazioni tra estranei; Non vi è

conoscenza reciproca o familiarità -> nella maggior parte dei casi l’unico elemento comune è di

essere parte della medesima comunità politica questo tipo di rapporto influenza il

sentimento di dovere gli uni verso gli altri (possiamo considerare che nei confronti di persone

familiare vi sono un certo tipo di obblighi e tra estranei un altro)

- Circostanze della giustizia = sono quelle circostanze della vita umana che rendono la giustizia

vantaggiosa e possibile

- Ci sono delle condizioni della vita dell’essere umano che gli rende vantaggioso/utile coordinare le

azioni con quelle degli altri e anche cooperare con gli altri (agire per produrre dei risultati che

appaiono desiderevoli a tutti coloro che cooperano) queste circostanze sono il fatto della

vulnerabilità (che rende vantaggioso per tutti cooperare e determinare regole che proteggano dalla

violenza di altri)

- Anche la limitatezza delle risorse ci spinge a cooperare, per poterle preservare

- Ciò che rende la cooperazione e anche la circostanza della giustizia possibile = la scarsità moderata;

se fosse molto drastica ci sarebbero molti conflitti; + il fatto che le risorse possono essere

moltiplicate tramite il lavoro e la cooperazione di tutti

- Ultima circostanza: la capacità degli esseri umani di sviluppare un senso di giustizia; di osservare

volontariamente regole che giudicano giuste (di fare la propria parte) anche quando ciò comporta

sacrificare in parte i propri interessi – è una capacità a volte limitata

- Il problema centrale della giustizia = il problema della distribuzione delle risorse e il controllo sulle

risorse (distribuzione tra la collettività e il singolo individuo e anche la distribuzione tra i soggetti) --

problema distributivo

- Ulteriore problema della giustizia ha a che fare con ciò che i soggetti possono fare con le risorse

loro destinate (sia i soggetti individuali che la collettività) ciò che è lecito e giusto fare con le

risorse -- problema di ciò che possono fare gli individui

- In quasi tutti i tipi di situazioni si possono applicare questi modelli

Idea di EGUAGLIANZA

- Quali possibili significati può assumere l’idea di eguaglianza all’interno della giustizia e della politica

- Fondamentale; insieme a libertà e solidarietà fa parte della triade di principi che si afferma con la

rivoluzione francese si contende con il concetto di libertà il titolo di principio fondamentale

- Il concetto di libertà: definisce una condizione in cui si trova un individuo in funzione di una serie di

rapporti di non interferenza 

- L’eguaglianza non è una proprietà di un individuo l’eguaglianza è un concetto comparativo,

relazionale (uguale a chi? A cosa?) l’eguaglianza si presta a essere un principio di giustizia

mentre la libertà no (può essere un valore individuale ma spesso la libertà di un individuo va a

discapito di un altro conta quanta libertà?) – l’eguaglianza può da questo punto di vista

qualificare una libertà (una libertà uguale per tutti)

- Ronald Dwerkin l’uguaglianza e non la libertà è il valore cardine del liberalismo – si può

considerare un’uguale libertà come valore ma non la libertà in sé

- Il concetto di uguaglianza può essere usato in senso descrittivo (descrivere l’uguaglianza tra due

cose, situazioni, persone osservandola senza formulare un giudizio circa la desiderabilità) ma

anche in senso normativo (soprattutto in termini giuridici politici non si osserva ma si prescrive

oppure è comunque uno standard valutativo per giudicare l’esistente – la realtà si deve adattare a

delle proposizioni prescrittive; uso normativo si riferisce sempre a un possibile uso descrittivo)

- Relazione fondativa/di giustificazione – idea che spesso il modo migliore per giustificare una

prescrizione di uguaglianza – l’affermazione che due persone debbano essere trattate in modo

uguale -- è quella di sostenere che le persone sono uguali e quindi devono essere trattate bene

entrambe (es. durante la storia: rapporto bianchi- non bianchi, rapporto razzista perché basato su

dottrine che consideravano i non bianchi come inferiori ai bianchi quindi venivano trattati peggio;

stesso discorso per il rapporto uomo/donna chi sosteneva l’eguaglianza in questi casi, sosteneva

che le due categorie erano uguali e le differenze erano un frutto dell’oppressione) il principio di

giustizia formale (= principio che stabilisce di trattare in modo uguale gli uguagli è formale

perché non dice né chi siano i uguali né come li si debba trattare)

- Anche l’eguaglianza fattuale (che esiste) non è necessariamente un’eguaglianza bruta (non

necessariamente empiricamente osservabile) si può dire che due persone hanno gli stessi diritti

ma non sto descrivendo un fatto bruto ma un fatto istituzionale

- Si può distinguere un’eguaglianza in senso assoluto (quando condividono le stesse caratteristiche

tranne l’identità/sono due cose distinte; situazione molto rara, si applica forse a livello subatomico

o agli oggetti prodotti in serie; il mondo reale e naturale non è fatto in modo uguale in senso

assoluto) o in senso relativo (un’eguaglianza in alcune proprietà tra due o più enti quando questi

due enti condividono tutte le proprietà giudicate rilevanti dato il contesto del discorso; in ambito

politico e giuridico si parla quasi sempre di eguaglianza relativa)

- Nel linguaggio politico giuridico si distinguono 4 forme di eguaglianza (macro-categorie):

a. Eguaglianza fondamentale

- Un’eguaglianza in qualcosa, che viene osservata/assunta/presupposta come reale e che

normalmente serve a giustificare altri tipi di eguaglianza (es. l’idea che uomini e donne sono uguali)

 un’uguaglianza in uno status (una condizione in cui si trova un soggetto indipendentemente

dalle proprie scelte; non è necessariamente una conseguenza di una scelta di un individuo; status

può essere di essere un essere umano; di essere uomo/donna; persona malata/persona sana; di

essere di una religione o altra ecc.) oppure un’uguaglianza di merito (può essere un merito positivo

o negativo – colpa- è la conseguenza di un’azione di una persona; delle loro scelte)

b. Eguaglianza nei diritti

- In base ad un ordinamento giuridico due o più soggetti sono titolari delle stesse posizioni giuridiche

(hanno gli stessi diritti/le stesse libertà)

- Tipicamente le persone non hanno tutte gli stessi diritti -> ogni persona è titolare di alcuni diritti

che condivide con un numero di persone (anche con tutte le persone es diritti umani) però ci sono

molti diritti nei quali le persone differiscono (es. diritti di cittadinanza; diritti patrimoniale nei quali

tutte le persone differiscono nei beni)

c. Eguaglianza di trattamento

- Eguaglianza di fronte alla legge -> due possibili significati

- Eguaglianza di trattamento nell’applicazione della legge: prescrizione che rivolge tipicamente ai

soggetti che esercitano un ruolo di applicazione della legge -> non significa che non si possono

trattare le persone in modo diverso (l’innocente va trattato in un modo, il colpevole in un altro)

il concetto di eguaglianza: il giudice/l’amministratore deve utilizzare nell’applicazione della norma

solo i criteri che la norma stessa ritiene rilevanti, giudicando con imparzialità

- Eguaglianza di trattamento nella produzione della legge: prescrizione rivolta al legislatore che

deve stabilire le regole non dovrebbe produrre delle regole che implicano di trattare le persone

allo stesso modo (es. uomini e donne -> “clausole non discriminatorie”: tutti i cittadini sono uguali -

> individuano una serie di caratteristiche/criteri più o meno limitati stabilendo che il legislatore non

può fare leggi che discriminino a meno che – in rarissimi casi – ci siano delle distinzioni sospette, dei

motivi fortissimi; principio di ragionevolezza)

d. Eguaglianza sostanziale

- Un’eguaglianza di fatto -> applicata alla condizione di fatto in cui si trovano le persone; non è

un’eguaglianza nel possesso dei diritti ma un’eguaglianza ad esempio di benessere o di opportunità

(che potrebbe essere considerata desiderabile e che quindi meriti di essere promossa)

- Ovviamente bisogna specificare qual è la dimensione fattuale in cui un soggetto deve essere

considerato uguale

Il rapporto delle varie eguaglianze tra di loro

- Eguaglianza fondamentale conduce a un’eguaglianza di diritti

- Anche l’eguaglianza di trattamento nella produzione della legge riconduce a un’eguaglianza di

diritti (vengono prodotte delle leggi che conferiscono alle persone dei diritti)

- L’eguaglianza di trattamento nell’applicazione dei diritti dipende dall’eguaglianza di diritti (davanti

alla legge due persone sono uguali se hanno gli stessi diritti) 

- Eguaglianza sostanziale sta fuori da questo ragionamento al fine di garantire l’eguaglianza

sostanziale può essere richiesto di attibuire alle persone gli stessi diritti quindi implica

un’eguaglianza di trattamento; altre volte per compensare a delle diseguaglianze di fatto

(sostanziali) nelle quali si trova una persone, se si vogliono garantire delle opportunità alle

categorie svantaggiate bisogna trattarle in modo diverso per promuovere una forma di eguaglianza

sostanziale ( l’eguaglianza sostanziale può essere convergente o divergente con le altre

eguaglianze)

L’uguaglianza di opportunità (una delle forme che l’eguaglianza sostanziale può assumere; viene

contrapposta all’eguaglianza di soluzione effettiva)

- Opportunità: qualcosa che un soggetto può fare/divenire/ottenere a fine di promuovere i propri

interessi la possibilità di fare/divenire/ottenere – in che senso possibilità?

- il concetto di opportunità in quanto struttura è molto simile al concetto di libertà – come intessa da

McCallan – triade: soggetto, oggetto e ostacolo

- anche opportunità ha una struttura triadica: soggetto (titolare di un’opportunità); un evento (che

implica il fare/un’azione oppure un ottenere o un divenire) e una serie di circostanze (che implicano

fare/ottenere e divenire; es. capacità della gente, libertà sociale della gente, risorse della gente,

fattori ambientali o personali ecc.)

- il concetto di opportunità è simile al concetto di possibilità (è facile sostituirlo senza modificare il

significato)

- il concetto di opportunità è una sottoclasse del concetto di possibilità (il concetto di possibilità si

applica a certe categorie alle quali il concetto di opportunità non si applica, mentre non è vero il

contrario)

- Due differenze tra i termini

a. il termine opportunità fa sempre riferimento a un soggetto, mentre invece il termine possibilità

si può riferire anche a una situazione generale, in un senso impersonale (è possibile che domani

piova)

b. la relazione tra il soggetto e il concetto è diversa -> si parla di opportunità quando in qualche

modo il verificarsi dell’evento a cui l’opportunità si riferisce dipende dalle scelte della gente e

del soggetto il soggetto nel caso delle opportunità esercita un qualche grado di controllo

(pur minimo) sull’evento al quale l’opportunità si riferisce; nella possibilità non

necessariamente dipende dal soggetto (es. è possibile che un soggetto venga investito, la

possibilità non è a disposizione dal soggetto) il concetto di opportunità ha una connotazione

positiva

- ci sono almeno due significati del termine di opportunità:

a. opportunità come opzione (es. tutte le persone hanno l’opportunità di nutrirsi

adeguatamente)

b. opportunità come chance/probabilità (es. tutte le persone che hanno un biglietto alla lotteria

hanno l’opportunità di vincere)

 due significati presenti nel comune linguaggio

- la distinzione tra chance e opzione è una distinzione ideal-tipica (si possono rappresentare ad

esempio su una linea retta non è una distinzione dicotomica –due concetti antitetici -- ma è una

distinzione polare – ammette varie distinzioni di grado (ai poli: opzione perfetta – probabilità

perfetta)

- la distinzione è fatta dal diverso grado di controllo da parte del soggetto dei fattori che

determinano l’evento: nel caso delle opzioni (concettualmente l’opzione perfetta) il soggetto ha il

controllo assoluto sulle condizioni che determinano l’evento; per quanto riguarda la probabilità: il

soggetto non controlla tutti i fattori dai quali dipende il realizzarsi di qualcosa il realizzarsi

dell’evento è parzialmente esposto alla fortuna/sorte (tutti i fattori che sfuggono al controllo del

soggetto)

- per parlare di opportunità è comunque necessario che il controllo di un soggetto sia esercitato in

qualche modo sui fattori (una chance pura/perfetta non è esattamente un’opportunità perché il

soggetto non controlla nessuno dei fattori)

- la distinzione ha un significato anche politico: ci sono delle opportunità più vicine ad essere opzione

e delle opportunità più vicine ad essere delle chance

- es. test ammissione all’università; per una persona sufficientemente capace ma mediamente

preparata – due prove: una misura l’idoneità (necessario raggiungere un certo risultato a un test

d’ammissione che testa le competenze della persona) e l’altra è di un test che prevede un numero

chiuso (un insieme di posizioni definite) 

- nel caso del test di idoneità: l’opportunità dipende interamente dalle azioni del soggetto è una

opzione (sia se il soggetto è perfettamente preparato, l’opzione è molto favorevole, ma anche se è

poco preparato e tenta – rimane comunque una opzione) 

- nel caso del test a numero chiuso dipende anche da quello che fanno gli altri è più una chance

- ulteriore distinzione – da non confondere con quella di sopra

- Opportunità condizionata (una persona ha l’opportunità di diventare/fare qualcosa se è disposta a

fare una determinata cosa -> il realizzarsi dell’evento è condizionato da un’altra azione che è nella

disponibilità dell’individuo) e opportunità non condizionata (basta la volontà e la manifestazione

della volontà)

- Es. il reddito di base (chi sostiene che bisogna introdurre un reddito di base a opportunità non

condizionata = a prescindere dai versamenti di contributi o che siano disposti a entrare in un piano

di studio ecc. -> reddito di base incondizionato; invece chi sostiene che bisogna implementare uno

schema di sussidio ad esempio schemi di workfare -> opportunità condizionata: il sussidio viene

ricevuto sotto determinate condizioni)

La concezione dell’uguaglianza di opportunità può avvenire secondo tre criteri:

a. Tra chi

- Tra tutte le persone? Tra i cittadini? Tra i residenti? 

- Secondo Rawls le persone con gli stessi talenti portano alle stesse opportunità le condizioni di

nascita ecc. non dovrebbero incidere sulle opportunità

- Rawls non sostiene che qualsiasi diseguaglianza delle opportunità tra le persone con diversi talenti

sia tollerabile è necessario garantire un livello base di opportunità per poter esercitare i propri

doveri sociali e civili (es. un livello base di istruzione deve essere garantito a tutti,

indipendentemente dal talento)

b. Quando

- Alla nascita? In ogni momento della vita? In certi momenti della vita/in occasioni particolari?

c. L’opportunità di che cosa? Quali opportunità? Opportunità di accedere a ricchezza

materiale/di sviluppare determinate abilità ecc.

- Non è possibile essere evasivi su questa dimensione -> eguagliare su un profilo può significare

produrre una diseguaglianza su un altro profilo

- Si può ritenere che le opportunità di eguagliare siano diverse (concezione pluralistica

dell’eguaglianza delle opportunità)

- Che tipo di opportunità: chance o opzioni? Opportunità condizionate o opportunità non

condizionate?

- questi criteri fanno una distinzione nelle politiche e hanno diverse implicazioni

Cosa è preferibile tra opzioni e chance?

- Dal punto di vista dell’individuo si potrebbe sostenere che le opzioni sono preferibili alle chance ->

è meglio aver l’opportunità di fare/divenire/ottenere qualcosa controllando tutti gli fattori, avendo

tutte le certezze dell’esito

- Ci sono delle condizioni nelle quali non è possibile garantire agli individui un’eguaglianza di opzioni

(es. a chi attribuire l’ultima medicina per salvare la vita?) non è possibile garantire a tutti le

stesse opzioni la chance è preferibile (es. meccanismo a lotteria che assicura a tutti la stessa

probabilità di ottenere la medicina) Condizioni in cui l’eguaglianza delle chances è preferibile

all’eguaglianza delle opzioni

- Ci sono altre condizioni in cui invece l’eguaglianza delle chances è combinabile all’eguaglianza delle

opzioni

- I diritti fondamentali sono quelli che istituzionalmente si avvicinano di più a garantire

un’eguaglianza delle opzioni: si suppone che tutti possano accedere al beneficio del diritto

contemporaneamente (non si escludono a vicenda), sono rivolti a tutti, godono di una particolare

forma di protezione dal cambiamento politico

Distinzione tra eguaglianza dell’opportunità e risultati effettivi o eguaglianza dei risultati

- Distinzione fuorviante perché i risultati effettivi conferiscono oppure sono delle opportunità (es.

ricchezza è importante perché consente alle persone di accedere a ulteriori opportunità)

- i risultati molto spesso sono delle opportunità, se pensiamo al benessere come distribuzione equa

- idealmente lo stato dovrà garantire che le persone possono accedere alle risorse che nel caso

utilizzassero potrebbero ottenere del benessere.

- Eguaglianza delle opportunità all’inizio della vita adulta VS Eguaglianza delle opportunità alla fine

della vita (quindi dei risultati) garantire a tutti la stessa posizione iniziale poi sono le persone che

durante la loro vita, attraverso l’intermediazione delle istituzioni, raggiungono dei risultati diversi.

- -> Livellare il campo di gioco; assumiamo che sia possibile, ma si tratta di opzioni o chance? se si

pensa alle opzioni : si immagina un inizio della vita dove tutti hanno le stesse opzioni, se parliamo di

chance e quindi di un contesto competitivo è in questo caso ugualmente accettabile il risultato

qualunque esso sia? Dimensione che non può essere sottovalutata ovvero le regole che

definiscono il gioco e quindi gli esiti e la distribuzione nel corso della partita.

❖ SPIEGAZIONE PROF: Spesso l’eguaglianza delle opportunità viene contrapposta all’eguaglianza dei

risultati effettivi. Ciò corrisponde all’ideale del “livellamento del campo da gioco”, secondo cui è

necessario assicurare a tutte le persone eguali opportunità iniziali (“eguali posizioni di partenza”)

per poi lasciarle “giocare”: qualsiasi differenza potrebbe prodursi da una situazione di eguaglianza

iniziale potrebbe a quel punto dirsi giustificata. La prima cosa da osservare è che la

contrapposizione tra eguaglianza delle opportunità ed eguaglianza dei risultati effettivi è

fuorviante, perché anche i risultati effettivi possono essere descritti in termini di opportunità: la

ricchezza, ad es., altro non è se non l’opportunità di controllare risorse e servizi. La distinzione

andrebbe dunque riformulata in una distinzione tra eguaglianza delle opportunità iniziali ed

eguaglianza delle opportunità finali e nell’arco della vita. Vi sono poi alcuni problemi con l’ideale

del livellamento del campo da gioco. Innanzitutto quel livellamento non è mai perfettamente

conseguibile: e quanto minore è l’eguaglianza delle posizioni di partenza tanto più dubbia è la

giustizia dei risultati. In secondo luogo, e soprattutto, quali risultati potranno prodursi da una

situazione di partenza eguale dipende anch’esso dalle regole del gioco: sono, infatti, esse che

assegnano delle conseguenze alle diverse mosse dei giocatori. Diverse regole del gioco

produrranno diversi risultati. L’eguaglianza delle opportunità iniziali non elimina, dunque, il

problema della scelta delle regole che determineranno quali situazioni possano prodursi a partire

dal quell’eguaglianza iniziale. La giustizia distributiva ha (almeno) due dimensioni: essa riguarda sia

la definizione delle posizioni di partenza sia la definizione delle regole che determinano quali

ineguaglianze potranno prodursi dalle scelte delle persone.

❖ (Appunti alternativi: Distinzione tra opportunità e risultati effettivi o eguaglianza dei risultati; i

risultati molto spesso sono delle opportunità, se pensiamo al benessere come distribuzione equa

idealmente lo stato dovrà garantire che le persone possono accedere alle risorse che nel caso

utilizzassero potrebbero ottenere del benessere. Eguaglianza delle opportunità all’inizio della vita

adulta VS Euguaglianza delle opportunità alla fine della vita (quindi dei risultati). Garantire a tutti la

stessa posizione iniziale poi sono le persone che durante la loro vita, attraverso l’intermediazione

delle istituzioni, raggiungono a dei risultati diversi. -> Livellare il campo di gioco; assumiamo che sia

possibile, ma apriamo di opzioni o chance? se io penso alle opzioni sto immaginando un inizio della

vita dove tutti hanno le stesse opzioni, se parliamo di chance e quindi di un contesto competitivo è

in questo caso ugualmente accettabile il risultato qualunque esso sia? Dimensione che non può

essere sottovalutata ovvero le regole che definiscono il gioco e quindi gli esiti e la distribuzione nel

corso della partita)

❖ Ripresa di vari argomenti delle lezioni passate – distinzione tra concetto e concezione

(soprattutto in merito alla giustizia); principio di giustizia formale (casi ritenuti uguali devono essere

giudicati nello stesso modo; formale per una duplice ragione non specifica quali sono i caratteri

rilevanti che stabiliscano se due casi siano uguali o meno; non specifica come trattare i casi

differenti - è un principio formale perché non fornisce alcuna indicazione operativa)

- Le diverse concezioni di giustizia devono fornire dei criteri in basi ai quali due casi siano uguali o

meno e come li si debbano trattare 

- Questioni di carattere meta-teorico (filosofia pratica che dà dei criteri per la valutazione) qual è

lo statuto di validità della concezione della giustizia?

- La validità di una teoria scientifica serve a spiegare e prevedere dei fenomeni (una teoria generale

della giustizia dovrebbe spiegare e prevedere i fenomeni -> se accade qualcosa che la teoria non

prevedeva; la teoria non è corretta -> bisogna spiegare perché la teoria ha fallito e trovare una

teoria migliore) l’ambito della teoria scientifica = ambito delle cose falsificabili (descrivono una

realtà; i fatti) contiene enunciati veri o falsi

- La teoria della giustizia invece non tratta cose vere o false (il concetto di giustizia può rimanere vero

anche se le persone lo violano) la concezione di giustizia non prevede la prescrizione della realtà

ma piuttosto la prescrizione di come ci si dovrebbe comportare (forma la realtà)

- Che tipo di validità ha un principio di giustizia? Quale concezione della giustizia tra i vari filosofi è

valida e quale è invalida?

- Ci sono diverse posizione -> anche in ambito della teoria della giustizia è possibile individuare una

concezione valida mentre tutte le altre sono invalide – posizioni meta-etiche (di teoria morale) che

sono cognitiviste -> il ruolo del filosofo è conoscere quali sono i principi di giustizia validi c’è un

valore di giustizia assoluta

- Anche se! Le teorie cognitiviste possono ammettere che il disaccordo sulla posizione della giustizia

può essere spiegato con la difficoltà del mettersi d’accordo su una teoria

- Concezioni cognitiviste volontaristica: ciò che è giusto è quello che vuole la divinità/quello che la

divinità ritiene giusto (la volontà della divinità definisce qualsiasi cosa -> carattere assoluto della

volontà di Dio che gli consente di volere qualsiasi cosa) – in Chiesa Cattolica ci sono anche

concezioni cognitiviste razionalistiche – Dio non può volere qualsiasi cosa; la volontà di Dio è

razionalmente accettabile -- si presentano in forme diverse tra di loro (esiste una razionalità

pratica – che può essere intesa in modo diverso da diversi autori- che se applicata correttamente

produce una soluzione corretta) -- !!! può esistere una concezione razionalistica NON cognitivista

(dipende dai principi fondamentali; nelle concezioni cognitiviste i principi fondamentali sono

fondati sulla razione mentre invece nelle concezioni non-cognitiviste i principi fondamentali

possono essere basati sui “sentimenti morali”)

- Nel disaccordo sull’idea di giustizia da un punto di vista cognitivista -> sicuramente qualcuno sbaglia

- Le concezioni cognitiviste VS. Le concezioni non-cognitiviste (ciò che è giusto e ciò che è sbagliato

è relativo/dipendente dalle preferenze/volontà/disposizioni psicologiche dagli individui in quanto

singoli e/o comunità)

- Dissenso rispetto alla giustizia dipende da attitudini morali diverse, opinioni diverse, culture diverse

 una forma di relativismo della giustizia (Non c’è una posizione assolutamente corretta)

- Anche in una concezione non-cognitivista si può riconoscere uno spazio alla razionalità (vedere

sopra) -- molte emozioni e sentimenti sono razionali (empatia ecc.)

 

- La giustizia per sua natura trovare un modo perché le persone evitino conflitti tra di loro non

ci possono essere molte concezioni di giustizia in contrasto le une con le altre bisogna trovare un

accordo (quando il dissenso riguarda i principi fondamentali può esservi un tentativo di

argomentare razionalmente per persuadere l’interlocutore della bontà della propria convinzione)

- Nel ‘700: Adam Smith e David Hume – ritenevano che alla base della morale ci possono essere dei

sentimenti – azioni basate sull’empatia – teoria dei sentimenti morali (opposta a quella di Kant- che

non vede i sentimenti come essenziali alla morale) 

- Con l’approccio non-cognitivista si può assumere una certa forma di relativismo relativismo:

pessima fama - si traggono conclusioni che il relativismo non implica necessariamente (es. poiché si

assume che non vi è una concezione migliore delle altre sulla giustizia, allora devo accettare che

una comunità politica lontana dalla mia addotti dei concetti diversi– idea che il relativismo come

posizione metateorica implichi un’attitudine di non interferenza rispetto ad altri popoli/comunità

- Non vi è alcun nesso tra una posizione meta teorica di tipo relativistico e una concezione che

prescrive la massima tolleranza rispetto a pratiche che contrastano con la nostra concezione di

giustizia solo se la nostra concezione di giustizia prevede una non-interferenza, noi non

dobbiamo interferire; se si debba astenersi o meno dall’interferire con altre culture è una

questione che ciascuna persona deve rispondere all’interno della propria concezione di giustizia; ci

possono essere delle concezioni di giustizia che implichino che non bisogna interferire con le

culture di altre opporre concezioni di giustizia che sostengono che si possono promuovere i propri

valori ad altre culture (sia cognitiviste che relativiste)

- Il relativismo, così come l’assolutismo (Il fatto che postuliamo l’esistenza di un’unica risposta

corretta alla concezione di giustizia), non ci garantisce che un giorno si arriverà a una concezione

riconosciuta da tutti come vera (improbabile)

- Per l’assolutismo: il fatto che si considera una concezione come vera non esclude il fatto che un

giorno non si arriverà a un consenso sulla validità di tale concezione

- Per il relativismo: il fatto che si considera che ognuno abbia la propria concezione nulla esclude che

un giorno, attraverso procedimenti di convinzione, tutti potremo condividere la stessa concezione

di giustizia (relativa) (es. diffusione della cultura dei diritti umani)

- Dal punto di vista cognitivista non è possibile dire che si giungerà a un’unica concezione di giustizia

ma questo non significa che non si possano spiegare in modo sociologico (ma una spiegazione non

è uguale a una giustificazione)

Il rapporto tra giustizia e la realtà

- In che modo la realtà di fatto può incidere su un principio di giustizia

- Ci possono essere vari tipi di relazione 

a. Una concezione di giustizia può fare riferimento a certi livelli a fatti es. Si può sostenere

che un’azione è giusta perché avrà determinate conseguenze ragionamento

conseguenzialista; giudizio di giustizia presuppone prevedere le conseguenze

- (es. a livello della formulazione di un giudizio ci sono dei presupposti a livello fattuale che possono

essere veri o falsi)

- Oppure: si può stabilire una teorie con dei principi per gli spazi di libertà individuali basando questa

teoria su un assunto della razionalità delle persone -> ogni persona è razionale e può dunque

decidere cosa è meglio per sé in questa teoria la razionalità è un assunto empirico -> si assume

una tesi molto generale sulla natura umana; si può riscontrare che questo tipo di razionalità

attribuita all’essere umana non esiste -> che gli esseri umani sono moderatamente razionali e

spesso sbagliano questo assunto ha delle conseguenze o meno sulla validità di una teoria

- Altro esempio: una concezione che attribuisce uno status morale a tutti i soggetti capaci di provare

piacere e pudore; criterio con cui attribuisco status morale (e quindi diritti) è il fatto che SO che

l’individuo deve provare piacere e pudore – se viene dimostrato che anche gli animali possono

provare piacere e pudore dovrò concedere anche agli animali uno status morale (Il criterio può

variare ma l’idea è questa: che quando si stabilisce un criterio va assegnato per tutti i casi a cui si

applica la teoria morale ha a che fare con i fatti)

- Una teoria può essere detta irrealizzabile (utopistica) per diversi contesti:

a. se ci sono dei caratteri socio-culturali che non la rendono adatta a quel contesto

(inattuabilità) questo non incide necessariamente sulla validità di una teoria (si può lavorare

sulle condizioni socio-culturali; si po’ considerare come un obiettivo da raggiungere e potrebbe

essere una spinta per accelerare il processo di modernizzazione l’ideale di giustizia può

fungere da standard anche nei contesti dove le condizioni socio-culturali non lo rendono ancora

possibile 

b. Secondo modo in cui una concezione può essere irrealizzabile la sua impraticabilità tecnica

(mancano gli strumenti per realizzare ciò che la concezione richiede; es. utilitarismo: giustizia

richiede la massimizzazione del benessere aggregato MA noi non disponiamo nessuno

strumento per misurare in modo oggettivo la soddisfazione delle preferenze né tantomeno di

prevedere il livello aggregato collettivo sulla soddisfazione della gente limiti di carattere

tecnico che impediscono di applicare la concezione di giustizia dell’utilitarismo)

- Anche in questo caso l’impraticabilità tecnica non è necessariamente un fattore invalidante delle

concezioni 

c. Il terzo tipo di irrealizzabilità: l’irrilevanza la teoria sarebbe corretta per risolvere i problemi

di giustizia in un mondo in cui i problemi di giustizia sarebbero diversi dai nostri (per i nostri

problemi = irrilevanti)

- La giustizia deve tenere conto dei problemi attuali

- Diventa invalida per il momento – però non è necessariamente categoricamente invalida (può

avere una validità in un mondo che noi non conosciamo) 

- Quello che una concezione di giustizia deve fare: specificare due elementi definire i criteri in basi

ai quali due o più casi siano eguali e come trattarli

1. La definizione dei criteri che definiscono l’eguaglianza dei casi

- Oggi, spesso -> tutte le carte costituzionali – idea di uguaglianza fondamentale tra tutti gli uomini;

idea relativamente recente anche se si contrappone all’esistenza di gerarchie naturali che rendono

gli uomini in pratica non eguali tra di loro (manca l’idea di eguaglianza fondamentale tra gli uomini)

- Antichità greca: uomini diversi: schiavi e uomini liberi; poi: donne inferiori, neri inferiori ecc.

- Le radici storiche dell’idea di tutti gli uomini sono uguali – stoicismo e cristianesimo (MA!!!

Eguaglianza MORALE non eguaglianza sociale e politica -> compatibile con esistenza di gerarchie

sociali)

- Con la modernità l’idea di eguaglianza si affaccia soltanto nella modernità (contrattualismo) MA in

pratica si attua soltanto nel 20 secolo 

- Oggi vi è un’uguaglianza formale nello status fondamentale tra le persone l’elemento che rende

eguali tutti gli esseri umani è l’appartenenza alla specie umana (per vari motivi -> caratteristiche

comuni; diverse a seconda dell’approccio; in un discorso religioso: specie umana=superiore perché

fatti a somiglianza di Dio; altrimenti guardare a capacità di tipo razionale e cognitivo tipiche

all’essere umano

- Un altro elemento che potrebbe giustificare l’uguaglianza delle persone = tutti gli esseri umani

hanno degli interessi e in quanto titolari di interessi meritano la stessa considerazione a parità di

interessi (persone con lo stesso interesse vanno trattate allo stesso modo -> considerazione

morale; considerare quale sarà l’impatto delle nostre scelte sugli interessi di quelle persone)

attribuisce agli stessi interessi degli esseri umani lo stesso peso morale

- Un secondo tipo di eguaglianza: l’eguaglianza di tutti gli esseri capaci di intendere e di volere,

facendo riferimento non solo all’essere titolari di interessi (Status passivo: non dover ledere gli

interessi) ma anche uno status attivo (riguardo alla capacità di intendere e volere) il modo di

trattare gli esseri umani deve tener conto delle loro capacità di volere e intendere (questa

concezione restringe un po’ la categoria ma giustifica l’idea che sia possibile trattare diversamente

un bambino e un adulto anche si trovassero nelle medesime circostanze)

NUOVE QUESTIONI:

• Come devono essere ripartite le risorse tra individui inquanto privati e come collettività? –

giustizia distributiva

• Cosa possono fare gli indiviudi con le risorse che controllano – libertà e autonomia degli individui

nella gestione delle loro risorse

• Cosa può fare la collettività con le risorse che controlla collettivamente

Prima questione: Le diverse concezioni della giustizia distributiva

- Nella maggior parte dei casi la distribuzione delle risorse è un processo continuo -> è importante

che ci siano delle istituzioni che gestiscono questa distribuzione

- Concezioni possono essere classificate in 3 macro-categorie

a. Libertarismo

- Le concezioni libertarie si basano su tre principi

• Il principio di proprietà di sé (i soggetti hanno un controllo esclusivo del proprio corpo e

delle loro abilità – principio della self-ownership) – anche il ridursi alla schiavitù attiene a

questo principio (una persona è libera a fare ciò che desidera con il proprio corpo e la

propria persona)

• Il principio per cui una persona ha diritto a tutti i frutti del proprio lavoro o allo scambio del

frutto del proprio lavoro con altri soggetti principio del labour mixing -> il prodotto del

proprio lavoro è un’estensione del proprio corpo; siamo proprietari delle cose che

produciamo così come siamo proprietari del proprio corpo

• Il principio dell’appropriazione originaria delle risorse esterne – il problema principale delle

teorie libertarie; ci sono delle risorse esterne (risorse naturali) che non sono proprietà di

nessuno ma sono necessarie perché l’individuo possa produrre lavoro

- Varie dottrine libertarie rispondono diversamente all’ultimo principio

- John Locke – “le clausole lockiane”: ogni individuo può appropriarsi di risorse naturali lavorandole a

due condizioni: che nessuna risorsa naturale venga sprecata & di rilasciare la stessa quantità di

risorse usate ad altre persone 

- Altri autori rispondono diversamente

- Nozik (teorico del libertarismo): principio dell’appropriazione originaria delle risorse stabilisce che

una persona può appropriarsi delle risorse nella misura in cui l’appropriazione delle risorse non

peggiora la condizione di altri soggetti ma la migliora (di solito: paradosso del freerider – quelli che

usufruiscono delle risorse senza mantenerle o conservarle) -> per Nozik: es. prendendo un campo e

coltivandolo, creo più benessere che lasciare il campo abbandonato – la gente trae più benessere

dal mio atto di appropriazione (assumo persone, redistribuisco certe risorse) e non danneggia

nessuno replica a Nozik da Jerry Cohen: se ci fosse un utilizzo di questa risorsa migliore per tutti

rispetto all’appropriazione-> pensando a un’autorità che controlla una risorsa e attribuisce dei

compiti di coltivare e distribuire questa risorsa -> potrebbe essere che una gestione pubblica delle

risorse sia migliore rispetto a una gestione privata delle risorse (una condizione ancora migliore

della condizione di Nozik -> collettivamente bisogna scegliere la migliore opzione non quella meglio

soltanto allo stato di natura -> quella più efficiente e giusta)

- Recentemente nel dibattito – libertari di sinistra – che ritengono che un criterio appropriato

dell’attribuzione delle risorse sia un criterio egalitario (che gli individui inizino la vita con la stessa

quota di risorse -> poi loro ne facciano quello che vogliono) -> proposte varie: Se ricevere la quota

all’inizio della vita adulta oppure se riceverla come una sorta di reddito minimo durante tutta la vita

 l’unico ruolo redistributivo da parte dello Stato nei confronti dell’individuo è quello di

trasformare il valore delle risorse naturali e redistribuirle con le quote

- Thomas Paine – pamphlet “giustizia agraria” – formula una visione simile a Locke: le risorse naturali

non appartengono a nessuno; ogni individuo ha diritto a una quota eguale delle risorse e il modo

migliore per garantire loro questa cosa è di dare loro una quota monetaria che rappresenta la

quota delle risorse naturali

- B. Ackerman e A. Alstott – sostengono l’idea di un capitale iniziale che ogni cittadino dovrebbe

ricevere al compimento della maggiore età che rappresenti la loro quota delle risorse naturali

- Van Parijs – sostiene l’idea di dare ai cittadini un reddito minimo per tutta la durata della vita (basic

income)

 I libertari sono quelli che tendenzialmente limitano i poteri redistributivi dello Stato; la

collettività non può operare dei trasferimenti volti a garantire alle persone livelli essenziali

di assistenza o di benessere (grandi critici dello stato sociale sottrarre risorse agli

individui per lo stato sociale); l’unica forma di trasferimento di risorse è quella

volontaristica 

- Le possibili obiezioni riguardo alla teoria libertarista il fatto di vivere in una collettività incide su

quello che l’individuo è in grado di produrre e ottenere (in una comunità basata sul principio della

divisione del lavoro gli individui possono aumentare di molto il loro “Profitto”)

- Le persone più privilegiate sarebbero quelle più dotate di abilità/talento


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59

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1.06 MB

AUTORE

ameliapr

PUBBLICATO

9 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti integrali del corso di Filosofia e Politica del Diritto (prof. Nicola Riva; Facoltà di Scienze Politiche - UniMi).
CONTENUTI
1 Parte - Problemi centrali della riflessione sul diritto
- definizioni di filosofia; filosofia del diritto
- teoria generale del diritto (Kelsen; Ross; Hart) --> regole primarie/secondarie; norme fondamentali/regole di riconoscimento
- lo Stato: Stato moderno (caratteristiche); posizioni giuridiche soggettive (regole che impongono o che conferiscono poteri); diritto positivo/negativo (Hohfeld; Hart - choice theory; interest theory)
- funzioni del diritto
-efficacia del diritto
-rapporto diritto-morale (secondo Hart; dibattito giusnaturalismo-giuspositivismo: Radruch, Kelsen, Hobbes, Platone)

- Questioni di politica del diritto (costituzionale, legislativo, giudiziario)
- Questione della scelta della sanzione

2 Parte - COSTITUZIONALISMO
- definizione stato costituzionale
- le tappe del costituzionalismo (Ferrajoli)
- Classificazione diritti fondamentali (posizioni massimaliste vs. posizioni minimaliste - Habermas)
- Questione: i diritti sociali sono diritti fondamentali (concezione molecolare vs. atomistica)
- giustificazione della democrazia (autodeterminazione e autonomia - Kant, Rousseau vs. rispetto al valore del benessere della persona)
- Questione: che tipo di democrazia? (diretta vs. rappresentativa)

Concetti e valori che definiscono il contenuto sostanziale del costituzionalismo
a. concetto di libertà (formale/sociale/reale; negativa/positiva -Berlin; + valore della libertà; nesso libertà/risorse)
b. concetto di giustizia
c. concetto di eguaglianza (fondamentale/nei diritti/di trattamento/sostanziale/ di opportunità)

- Concezioni cognitiviste vs. non-cognitiviste
- rapporto giustizia/realtà

3 Questioni
1. Giustizia distributiva (Come devono essere ripartite le risorse tra individui? (libertarismo; utilitarismo; egalitarismo)
2. Come devono utilizzare gli individui le risorse- in quanto individui? (posizione liberale; paternalismo; moralismo legislativo)
3. Come deve utilizzare la collettività le risorse - in quanto collettività? (neutralismo; comunitarismo; pluralismo)

- il concetto di responsabilità (causale; come capacità; sociale; come virtù)
- rapporto tra determinismo e responsabilità (dibattito libero arbitrio - posizioni sul determinismo: incompatibiliste vs. compatibiliste)

- John Stuart Mill (Sulla libertà) e Alexis de Toqueville (La democrazia in America):
- Mill: distinzione tra modelli paternalistici e modelli perfezionistici
3 tipi di interventi che NON giustificano la limitazione delle libertà (offesa ad altri; eventi che producono danno a sé; condotte immorali senza danno)

La funzione del diritto penale e quando lo Stato ricorre alla sanzione penale (teorie strumentaliste; retributiviste; miste)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Docente: Riva Nicola
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ameliapr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia e politica del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Riva Nicola.

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