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Forme di Stato

Per forma di Stato si intende l'insieme delle finalità perseguite e dei valori a cui si ispira lo Stato, i quali determinano le caratteristiche dello Stato Apparato e dello Stato Comunità.

Stato assoluto (1500-1700)

Lo Stato assoluto dominerà l'ambiente europeo per qualche secolo. Uno dei cambiamenti più importanti apportati da questo è stato il passaggio da un’economia chiusa ad un’economia aperta. Si è passati dall'età feudale ad uno sviluppo delle società in cui si produce più del necessario, consentendo lo sviluppo dei commerci. Nascono le prime opere pubbliche e un nuovo apparato burocratico che si occupa della riscossione dei tributi. In questo caso si parla di Stato interventista, perché è presente nella vita dello Stato stesso, finanziando opere pubbliche, eserciti... “Assoluto” perché il potere spetta esclusivamente al re. Tutto ciò che vuole diventa legge; non si parla di cittadini ma di sudditi. Lo Stato assoluto entra in crisi quando la borghesia si rende conto che è su di essa che si regge lo Stato (in quanto l'unica categoria a pagare i tributi), ciononostante, però, questa non ha poteri. Inoltre, la fine dello Stato assoluto coincide con il periodo dell’illuminismo, periodo in cui si rifiuta la religione e quindi si rifiuta il fatto che il potere venga assegnato al re “perché concesso da dio”.

Stato liberale (1700-1900)

È la nuova forma di Stato che sostituisce lo Stato assoluto. È uno Stato non interventista, in quanto per abbassare i tributi diventa più “leggero”, si occupa cioè di poche funzioni. Lo Stato apparato è composto da pochi ministri (si parla di 5 soli ministri) e garantisce il minimo indispensabile. Tutto ciò che non è garantito dallo Stato è a carico dei cittadini. Con lo Stato liberale nasce il Parlamento che rappresenta i cittadini (anche se inizialmente solo l'1,9% della popolazione poteva votare). Nasce anche il principio di legalità, e quindi tutti i cittadini sono soggetti alla legge, anche lo stato stesso. Si sviluppa il principio di divisione dei poteri elaborato da Montesquieu, il quale disse che “il potere condiviso non è pericoloso, con la condivisione i vari poteri si controllano a vicenda”.

Lo Stato liberale, però, entra in crisi a causa di 3 differenti motivi:

  • Rivoluzione industriale: Nascono le grandi masse proletarie, prive di diritti ed escluse da ogni forma politica. La consapevolezza del fatto che questi erano necessari per la vita dello Stato porta ad un cortocircuito simile a quello dello Stato assoluto;
  • Eguaglianza solo formale: Manca un’eguaglianza sostanziale, ovvero le leggi vengono applicate nello stesso modo a tutti i cittadini, però non rimuovono in alcun modo le disuguaglianze tra gli stessi;
  • Nessun riconoscimento della libertà di associazione: Nascono i primi partiti di massa (SPD tedesco), ma tutte le associazioni tra gli uomini non sono riconosciute. Con la nascita di queste, anche i più deboli riuscirono ad avere la possibilità di esprimere la propria opinione.

Dalla crisi dello Stato liberale, nascono 3 differenti forme di Stato:

  • Stato totalitario
  • Stato socialista
  • Stato sociale

Stato totalitario

Si basa su principi simili allo Stato assoluto:

  • Gestione autoritaria del conflitto sociale, a tutto vantaggio dei più ricchi (es. divieto di sciopero);
  • Capo del partito unico: Accentramento del potere nelle mani del Duce, del Führer, che prende tutte le decisioni;
  • È uno Stato interventista: Si occupa della totalità della vita del cittadino;
  • Negazione dell’uguaglianza anche solo formale.

Stato socialista

Deriva dalla critica Marxista allo Stato liberale; instaurato nel 1917 all’interno dell’URSS. I principi su cui si basa sono:

  • Proprietà collettiva dei mezzi di produzione, quindi la nascita di un’economia pianificata in modo da eguagliare la ricchezza dei cittadini;
  • Marx prevede una graduale estinzione dello Stato, visto come un organo che si occupa di garantire il potere alle classi più potenti. Marx vede lo Stato come un “ente monopolizzatore della forza creato dalla borghesia per garantire il benessere della stessa”;

In realtà, però, dalla realizzazione dello Stato socialista si ricava il c.d. socialismo reale, ovvero il partito comunista salito al potere, non segue più la dottrina marxista, ma al contrario trasforma lo Stato in uno stato totalitario per assicurarsi la continuità del potere nelle sue mani.

Stato sociale

È la forma di Stato oggi più diffusa. Si basa su dei principi fondamentali:

  • Art.3, comma 2 Cost., uguaglianza sostanziale: La costituzione ha il compito di rimuovere quegli ostacoli che limitano di fatto l’uguaglianza tra i cittadini, viene superato il concetto astratto di uguaglianza solo formale;
  • Vengono garantiti i diritti sociali, ovvero tutti quei diritti intesi come pretesa di un intervento attivo da parte dei pubblici poteri: “libertà mediante lo Stato”;
  • Grande espansione della pubblica amministrazione, indicando infatti uno stato interventista, che garantisce più diritti e servizi, ma impone un maggior carico fiscale.

Nel campo dei diritti sociali, come previsto dall’art.33, comma 3 Cost., possono intervenire anche i privati, però è compito dello Stato quello di controllare che questi rispettino le linee generali e di intervenire nel caso in cui non dovessero farlo (sussidiarietà orizzontale: quando la sfera pubblica entra in aiuto della sfera privata in caso di materie di interesse generale). Altri principi dello stato sociale sono il suffragio universale, in quanto hanno diritto di voto tutti i cittadini uomini e donne che hanno compiuto la maggiore età (art.48 Cost.) e il pluripartitismo (in contrasto con il ventennio fascista ad esempio in cui vi era un solo partito), nello stato sociale vi sono più partiti. La costituzione è rigida, in quanto per modificarla occorre una procedura più complessa e lunga (procedimento aggravato) e esiste il principio di legittimità costituzionale, ovvero tutti gli atti emanati dallo Stato o dagli enti locali non possono essere in contrasto con la costituzione, se lo sono vengono annullati.

Una seconda classificazione: autonomia territoriale

  • Unitario: Dove lo stato centrale prende tutte le decisioni o la maggior parte
  • Regionale: Una via di mezzo, lo stato centrale non decide tutto, ma non lascia totale autonomia agli enti territoriali (es. Italia)
  • Federale: Vi è massima autonomia territoriale, es. gli Stati Uniti.

Per parlare di federalismo gli stato membri:

  • Sono rappresentati da una delle due camere in modo paritario, ad esempio il senato americano ha 2 membri per ogni stato, indipendentemente dalla popolazione dello stesso.
  • Hanno proprie forze armate: l'esercito nazionale è unitario in tutta la federazione, ma per i problemi interni le forze armate sono distinte tra i vari stati.
  • Esercitano la giurisdizione, hanno cioè propri giudici per ogni ente territoriale, esiste comunque la corte suprema.
  • Hanno competenza generale, si occupano cioè di tutte le materie non regolate dallo Stato centrale.
  • Le modifiche della Costituzione devono essere approvate da tutti gli stati, o un certo numero di questi, di solito molto alto.

Forme di Governo

Sono gli elementi principali della struttura e delle funzioni dello Stato apparato al suo vertice.

Stato assoluto

Il re detiene ogni potere e si parla quindi di una monarchia assoluta, potere monista perché nelle mani di una sola persona: vi è un unico centro di potere politico.

Stato liberale

  • Monarchia costituzionale, dualista: Troviamo due centri di potere: il parlamento e il re. Il corpo elettorale elegge il parlamento, perché nasce l’idea che un potere pubblico debba essere scelto dai cittadini; il re perde così il potere legislativo, però continua ad essere proprietario del potere esecutivo e giudiziario.
  • Monarchia parlamentare, monista: Il centro dei poteri diventa il parlamento, eletto dal corpo elettorale ed elegge il governo. Nasce il rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo: al re rimangono solo poteri di rappresentanza.

Stato sociale

Forma di Governo Parlamentare

È la nostra attuale forma di governo. Il corpo elettorale elegge il Parlamento, che è l’unico organo direttamente rappresentativo del popolo. Infatti, il parlamento nomina il presidente della Repubblica e concede la fiducia al Governo. Se questo perde la fiducia non può continuare ad operare. Nelle forme di governo parlamentari del secondo dopoguerra nascono delle autonomie territoriali, sono presenti istituti di democrazia diretta (es. referendum, iniziativa popolare e petizione) ed esiste e agisce la Corte Costituzionale come organo garante della Costituzione. Il funzionamento di ogni forma di governo dipende dal sistema politico, ovvero da coloro che partecipano alla vita politica dello Stato (partiti, sindacati…).

Forma di Governo Presidenziale

È una forma di governo dualista, perché i centri di potere sono il Presidente e l’assemblea legislativa (parlamento). È detta “presidenziale” perché il presidente è eletto direttamente dal popolo ed ha molti più poteri del presidente della repubblica nella forma di governo parlamentare. Il presidente è sia capo dello Stato e sia vertice dell’esecutivi, si avvale cioè di collaboratori, anche se il suo potere su questi è molto forte. L’assemblea legislativa è anch’essa eletta direttamente dal popolo, ha il potere legislativo e ha il potere di acconsentire o meno le proposte del Presidente. In questa forma di governo non esistono rapporti di fiducia, infatti può accadere che Presidente e assemblea siano di due linee politiche differenti, in questo caso i lavori saranno rallentati, ma comunque le varie istituzioni continuano a lavorare.

Forma di Governo Semi-presidenziale

È una forma di governo mista tra parlamentare e presidenziale. Il corpo elettorale elegge sia il presidente della repubblica sia il parlamento. Il governo deve avere una doppia fiducia, da parte del presidente e del parlamento. Può accadere, però, che questa doppia fiducia non ci sia:

  • Se la maggioranza parlamentare è della stessa linea politica del presidente, allora questo sarà più forte e sarà più semplice operare per il governo;
  • Se avviene il caso contrario, cioè il parlamento e il presidente sono di due colori politici differenti, si ha la c.d. coabitazione, ovvero il Presidente si adegua alla maggioranza parlamentare.

È quindi una forma di governo flessibile:

  • Monista se si ha la coabitazione, il centro del potere è il parlamento;
  • Dualista se parlamento e presidente seguono la stessa linea politica, il centro del potere è sia il parlamento, sia il presidente.

Lo Stato sovrano e indipendente

È un ordinamento giuridico, che esercita il suo potere su un determinato popolo, in un determinato territorio; ordinamento giuridico in quanto è un apparato complesso e ordinato regolato dal diritto. Importante nella definizione di Stato è la distinzione dello stesso in due significati distinti, Stato Comunità e Stato Apparato. Con il primo ci riferiamo a quell’insieme costituito da un popolo stanziato in un determinato territorio e guidato da un potere centrale; al contrario, con il secondo, il termine Stato indica quella organizzazione o apparato centralizzato che comanda sul popolo entro un determinato territorio, è per tanto l’apparato centrale che impone il rispetto delle leggi ai cittadini dello stesso, andando quasi in contrapposizione con gli stessi cittadini (es. lo Stato che impone le tasse).

La definizione di Stato evidenzia 3 elementi fondamentali:

  • SOVRANO: Lo Stato ha un potere superiore (superanus) rispetto ad ogni altro soggetto all’interno del proprio territorio. Per questo si parla di monopolizzatore della forza, infatti non solo dispone dell’esercito più potente, ma ha il diritto di regolare, vietare, permettere e limitare l’uso della violenza da parte di qualsiasi altro soggetto all’interno dei suoi confini. Il suo potere è comunque limitato, dal principio di legalità e dalla Costituzione. Direttamente collegato al concetto di sovranità, è il concetto di indipendenza, infatti lo Stato è sovrano al suo interno e indipendente nei confronti degli altri Stati. Questa caratteristica è, insieme alla sovranità, espressione di una medesima qualità, il monopolio della forza, che si esprime all’interno dello Stato come possibilità di comando superiore ad ogni altro soggetto (sovranità) e verso l’esterno come impossibilità di usare la violenza all’interno di altri Stati (indipendenza).
  • POPOLO: Si intende l’insieme dei cittadini di uno Stato, la legge n.91 del 1992 definisce chi è cittadino e chi no.
  • TERRITORIO: Si intende lo spazio di terra, mare e aria entro il quale lo Stato esercita la sua sovranità. Essenziale è perciò la definizione dei confini dello Stato, composti da: terraferma e sottosuolo, in cui i confini sono regolati dai vari trattati internazionali (in Italia il confine è delimitato dalle Alpi); mare territoriale, è parte del territorio dello Stato quella porzione di mare antistante le coste fino a 12 miglia marine (circa 22km), aldilà delle quali vi sono le acque internazionali; spazio aereo, il territorio dello Stato si estende fino a dove vi è aria respirabile, infatti lo spazio extra atmosferico è libero. L’esatta delimitazione dei confini è essenziale per garantire sovranità e indipendenza, se così non fosse vi sarebbero continuamente situazioni di guerra.

Popolo, popolazione e nazione

Popolo e popolazione non indicano la stessa cosa, infatti mentre per popolo si intende (come detto prima) l’insieme dei cittadini di uno Stato, ovvero di tutti coloro che ne hanno la cittadinanza, per popolazione si intende l’insieme dei residenti in un territorio. Allo stesso modo, per nazione si intende l’insieme di italiani (non per forza aventi cittadinanza) accomunati da lingua, cultura, tradizioni, religioni etc., infatti lo stesso art.51 della Costituzione prevede che la legge può consentire agli italiani non cittadini di essere ammessi ai pubblici uffici. Per essere parte del popolo quindi, occorre averne la cittadinanza.

Sono due le modalità di acquisto della cittadinanza:

  • IUS SANGUINIS: Ovvero per sangue: è italiano chiunque abbia almeno uno dei due genitori di cittadinanza italiana
  • IUS SOLI: Prende la cittadinanza italiana alla nascita: -chi è figlio di genitori ignoti o apolidi e nasce in territorio italiano; -chi non segue la cittadinanza dei genitori per motivi legali, ad esempio se lo Stato prevede la cittadinanza ai soli nati nello stesso Stato (Se non è possibile applicare nessun criterio previsto dalla legge, il nato sarà apolide se la sua cittadinanza viene riconosciuta in un altro Stato, oppure se nessuno Stato riconosce la sua cittadinanza).

Da qui deriva il concetto di Stato come ente necessario, ovvero è un ente al quale si appartiene o non appartiene per volontà dello stesso ente e non per volontà dei singoli appartenenti. Questo si contrappone con la definizione di ente volontario, cioè quell’ente al quale il singolo decide volontariamente se farne parte o meno. Viceversa si diventa o meno cittadini dello Stato sulla base di leggi imperative dello stesso Stato e non per libera decisione.

Stato come ente originario

Con la parola originalità si vuole indicare il fatto che lo Stato non deriva i suoi poteri da nessun altro se non se stesso e, se così non fosse, lo stato deriverebbe i suoi poteri da qualcun altro più potente di lui e non sarebbe più sovrano e indipendente. Tutti gli altri soggetti derivano da esso stesso, perciò prendono il nome di derivati oppure autonomi; in entrambi i casi l’esistenza e la misura del loro potere dipende da una decisione di un altro (Stato) e la differenza tra i due sta nel fatto che gli enti autonomi godono di qualche potere indipendente nei confronti dello Stato (autonomia normativa, politica, contabile…). Esempi di questi sono le Regioni e i Comuni.

Forma di Stato

Nel corso della storia non è sempre esistita quella forma di organizzazione dello Stato, ovvero quella forma in cui uno apparato unitario entro un determinato territorio monopolizza la forza. Per forma di Stato si intendono le finalità che lo Stato persegue e i suoi valori, i quali determinano le caratteristiche del rapporto tra Stato apparato e Stato comunità.

Stato Assoluto

Si sviluppa indicativamente tra il 1500 e il 1600 e dominerà l’ambiente europeo per qualche secolo. Le monarchie assolute seguono il periodo feudale, in cui non vi era un apparato centrale che monopolizzava la forza, ma al contrario vi erano più feudatari più o meno militarmente potenti. Con la monarchia assoluta, la forza viene monopolizzata.

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antogiulio.negrovaliani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Pinardi Roberto.
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