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Appunti Lezione diritto internazionale

Appunti presi durante l'anno accademico 2017/2018.
Il testo di riferimento è il Natalino Ronzitti, Intorduzione al diritto Iinternazionale. Torino, Giappichelli, 2016.
Gli appunti trattato quanto segue: Enti che partecipano alla vita di relazione internazionale. Enti territoriali. Enti non territoriali, che aspirano a divenire organizzazione di governo di una comunità territoriale.... Vedi di più

Esame di Diritto internazionale docente Prof. A. Pietrobon

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degli stati non ha rilevanza a livello internazionale. Vale il principio del “pacta servanda sunt”. Nessuna

vicissitudine di diritto interno non può essere spesa come scusa per la non adempienza all’accordo.

La convenzione di Vienna art. 46 “Disposizioni del diritto interno riguardanti la competenza a concludere

trattati” asserisce che la possibilità di invocare il principio mosso dai costituzionalisti (ovvero quello che il

potere spetta al parlamento o al qualchesia organo che ne aveva l’autorità) è limitata tutelando il principio del

“pacta servanda sunt”.

Art. 46 “Disposizioni del diritto interno riguardanti la competenza a concludere trattati

1. Il fatto che il consenso di uno Stato a vincolarsi a un trattato sia stato espresso in violazione di una

disposizione del suo diritto interno riguardante la competenza a concludere trattati non può essere invocato

dallo Stato in questione come viziante il suo consenso, a meno che questa violazione non sia stata manifesta

e non riguardi una norma del suo diritto interno di importanza fondamentale.

2. Una violazione è manifesta se essa è obiettivamente evidente per qualsiasi Stato che si comporti in materia

secondo la pratica abituale e in buona fede.”

Requisiti:

• Violazione manifesta: es. Se l’Italia non porta subito la ratifica del parlamento.

• Violazione di una norma fondamentale

Se un contratto è contrario alle norme di “ius cogens” è nullo poiché viene tutelato il valore.

8/11/2017

Possono esservi trattati efficaci ma invalidi.

Violazione da parte di un trattato di norme fondamentali: invalido. La condizione di invalidità può esser fatta

notare anche da terzi.

Le norme che dispongono circa i casi di invalidità sono norme a protezione della parte il cui consenso si è

formato in modo viziato. I trattati conclusi sotto minaccia di uso della forza e in violazione dello “ius

cogens” sono affetti da una validità assoluta poiché fatta valere da tutti e in qualsiasi tempo (assoluto).

Norme contrarie allo “ius cogens”

Premesse: lo “ius cogens” non ammette deroga da parte di altri stati.

Qualsiasi norma ad esso contraria è nulla.

Lo ius cogens non è inserito esplicitamente nell’art. 38 nella Convenzione di Vienna ovvero nella sezione

“norme cui non è ammessa deroga”

Art. 53 convenzione di Vienna “Trattati in conflitto con una norma imperativa del diritto internazionale

generale (ius cogens)”

“E' nullo qualsiasi trattato che, al momento della sua conclusione, è in conflitto con una norma imperativa

del diritto internazionale generale. Ai fini della presente Convenzione, una norma imperativa del diritto

internazionale generale è una norma accettata e riconosciuta dalla comunità internazionale degli Stati nel suo

complesso come norma alla quale non è consentita alcuna deroga e che può essere modificata soltanto da

un'altra norma del diritto internazionale generale avente lo stesso carattere. ”

Art. 66.a

“Procedure di regolamento giudiziario, di arbitrato e di conciliazione” 35

“Se, nei dodici mesi seguenti alla data in cui l'obiezione è stata sollevata, non è stato possibile pervenire ad

una soluzione in conformità al paragrafo 3 dell'articolo 65, si adotteranno le seguenti procedure:

ogni parte di una controversia riguardante l'applicazione o l'interpretazione degli articoli da 53 a 64, può, con

una sua richiesta, sottoporre la controversia alla decisione della Corte internazionale di giustizia, a meno che

le parti non decidano di comune accordo di sottoporre la controversia ad arbitrato; ”

Tutti gli stati possono chiedere alla corte se contrasta o meno con le norme di ius cogens anche in modo

unilaterale.

Aderendo alla Convenzione di Vienna, gli stati accettano preventivamente che ove si ipotizzi una situazione

di violazione di “ius cogens” possano esser citati unilateralmente da un altro stato di fronte alla Corte.

Gli stati fanno riserva come sulla convenzione sul genocidio asserendo che volta per volta decideranno se

accettare o meno di esser citati o meno.

Art. 53 è un cane che si mangia la coda come definizione, i legislatori hanno pensato di utilizzare il

meccanismo della

Art.64 sulle cause dell’estinzione dei trattati

“Sopravvenienza di una nuova norma imperativa”

“del diritto internazionale generale (ius cogens)

In caso di sopravvenienza di una nuova norma imperativa di diritto internazionale generale, qualsiasi trattato

esistente che sia in conflitto con tale norma è nullo e si estingue”

9/11/2017

Cause di estinzione dei trattati

Estinzione: fine dell’efficacia.

Motivi di estinzione:

a) Termine: quando previsto dal trattato di formazione. Le parti decideranno poi cosa fare.

Es. istituzione CECA stipulata per la durata di 50 anni, nel 2002 si è estinto

b) Per l’impossibilità della prestazione e dell’oggetto della prestazione: se l’oggetto stesso del trattato

scompare.

Es. se un lago si secca e scompare

c) Recesso unilaterale: se il trattato lo prevede. I trattati che contengono questa clausola contengono le

modalità e le motivazioni per le quali è possibile chiedere il recesso.

Es. Brexit

 Presente in tutti i trattati sulle armi, ABC poiché gli stati si volessero riservare una via

 d’uscita in caso di estremo pericolo. Art. 10.1 “Trattato di non proliferazione”: “Ciascuna

Parte, nell’esercizio della propria sovranità nazionale, avrà il diritto di recedere dal

Trattato qualora ritenga che circostanze straordinarie, connesse ai fini di questo Trattato,

abbiano compromesso gli interessi supremi del suo paese. Essa dovrà informare del

proprio recesso tutte le altre Parti ed il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con

tre mesi di anticipo [=90 giorni]. Tale comunicazione dovrà specificare le circostanze

straordinarie che la Parte interessata considera pregiudizievoli ai suoi interessi supremi.”

Es. Corea del Nord

d) Clausole previste da art. 64, 53

Non si estingue un trattato a causa dell’impossibilità economica di una parte.

Modalità estinzione art. 54 e seguenti

Denunciare un trattato= recesso unilaterale da un trattato.

Se l’impossibilità è temporanea vi è una sospensione.

Art. 63 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati

La rottura dei rapporti diplomatici non estingue l’adempimento del trattato.

“La rottura delle relazioni diplomatiche o consolari fra le parti di un trattato non influenza i rapporti

giuridici stabiliti tra di esse in base al trattato, se non nella misura in cui l’esistenza di relazioni diplomatiche

o consolari è indispensabile all’applicazione del trattato.”

Situazioni di difficile inquadramento da parte degli stati

Art.61

“Sopravvenienza di una situazione che rende impossibile l'esecuzione

1.Una parte può invocare l'impossibilità di esecuzione come motivo di estinzione o di recesso se questa

impossibilità risulta dalla scomparsa o dalla distruzione definitiva di un oggetto indispensabile alla

esecuzione del trattato. Se l'impossibilità è temporanea, può essere invocata soltanto come motivo per

sospendere l'applicazione del trattato.

2. L'impossibilità di esecuzione non può essere invocata da una parte come motivo di estinzione o di recesso

o di sospensione dell'applicazione se tale impossibilità deriva dalla violazione, perpetrata dalla parte che

l'invoca, sia di un obbligo del trattato, sia di qualsiasi altro obbligo internazionale a danno di una qualsiasi

altra parte del trattato. ”

Regola tradotta dal principio generale del diritto, ovvero se vincolato ad una controparte da un accordo, se la

controparte non adempie alla sua, io non adempio alla mia.

Non qualsiasi violazione di norma prevista dal trattato prevede che questo sia considerato sospeso.

Tale norma non funziona sui trattati sui diritti umani e quelli che dispongono sui diritti umani. Poiché se il

trattato vuole tutelare i diritti è chiaro che se la controparte non li tutela più, pure io devo farlo. Non si può

fare nemmeno per disposizioni di carattere umanitario contenute in altri trattati come la protezione delle

persone nei casi dei conflitti.

Disposizioni sui diritti umani: disposizioni sui casi di conflitti.

Art. 60.5

“Estinzione di un trattato o sospensione della sua applicazione come conseguenza della sua violazione:

1) […]

5) I paragrafi da 1 a 3 non si applicano alle norme relative alla tutela della persona umana contenute nei

trattati di carattere umanitario, in particolare alle disposizioni che proibiscono qualsiasi forma di

rappresaglia nei confronti delle persone protette dai trattati in questione. ”

Art. 62 “Cambiamento fondamentale delle circostanze

1. Un cambiamento fondamentale delle circostanze intervenuto rispetto alle circostanze

esistenti al momento della conclusione di un trattato e che non era stato previsto dalle parti

non può essere invocato come motivo di estinzione o di recesso, a meno che: 37

l'esistenza di tali circostanze non abbia costituito una base essenziale del consenso

 delle parti a vincolarsi al trattato; e che

tale cambiamento non abbia per effetto di trasformare radicalmente la portata degli

 obblighi che rimangono da adempiere in base al trattato.

2. Un cambiamento fondamentale delle circostanze non può essere invocato come motivo di

estinzione o di recesso:

se si tratta di un trattato che fissa un confine; o

 se il cambiamento fondamentale deriva da una violazione, ad opera della parte che

 l'invoca, sia di un obbligo del trattato, sia di qualsiasi altro obbligo internazionale a

danno di qualsiasi altra parte del trattato.

3. Se, in applicazione dei precedenti paragrafi, una parte può invocare un mutamento

fondamentale di circostanze come motivo di estinzione o recesso da un trattato, essa può

ugualmente invocare detto mutamento come motivo di sospensione ”

Base essenziale del consenso: insieme delle circostanze essenziale per la conclusione di un trattato. Si

devono identificare le circostanza in base alle quali io non avrei concluso il trattato.

Il cambiamento deve essere imprevisto e le parti fondanti del trattato devo essere mutate radicalmente. In

altre parole, si può chiedere l’annullamento se per effetto del cambiamento delle circostanze, l’adempimento

diventa estremamente gravoso. Se non si può dimostrare gli elementi di cui sopra, si deve adempiere

rispettando la regola del “pacta sunt servanda”.

Bisogna rispettare queste 3 norme.

10/11/2017

Trattato sulla diga del Danubio fra Ungheria e Cecoslovacchia

Inizialmente venne approvato, ma successivamente gli ungheresi si accorsero che era svantaggioso per i

danni che avrebbe potuto causare. Le parti si accusarono reciprocamente una violazione del trattato:

l’Ungheria venne denunciata per aver bloccato i lavori e la Cecoslovacchia poiché voleva solo una

canalizzazione della diga. Le parti convocarono la Corte Internazionale di Giustizia affinché dirimesse la

questione. La Corte osserva l’assenza di clausole pro-recesso tuttavia riconosce che i danni causati

all’Ungheria sarebbero stati ingenti, infine, conclude asserendo che le parti avrebbero dovuto rinegoziare i

termini dell’accordo. La Corte avrebbe dovuto verificare l’esistenza dei principi dall’art. 62 “Cambiamento

fondamentale delle circostanze” della Convenzione di Vienna sui Trattati.

Interpretazioni dei trattati

Art. 31 “Regola generale di interpretazione”

Un trattato deve essere interpretato in buona fede seguendo il senso ordinario da attribuire ai termini

1. del trattato nel loro contesto e alla luce del suo oggetto e del suo scopo.

Ai fini dell'interpretazione di un trattato, il contesto comprende, oltre al testo, il preambolo e gli

2. allegati ivi compresi:

ogni accordo in rapporto col trattato e che è stato concluso fra tutte le parti in occasione della

 conclusione del trattato;

ogni strumento posto in essere da una o più parti in occasione della conclusione del trattato e

 accettato dalle parti come strumento in connessione col trattato.

Si terrà conto, oltre che del contesto:

3. di ogni accordo ulteriore intervenuto fra le parti in materia di interpretazione del trattato o

 della applicazione delle sue disposizioni;

di qualsiasi prassi successivamente seguita nell'applicazione del trattato attraverso la quale si

 sia formato un accordo delle parti in materia di interpretazione del medesimo;

di qualsiasi regola pertinente di diritto internazionale applicabile nei rapporti fra le parti.

Un termine verrà inteso in un senso particolare se risulta che tale era l'intenzione delle parti. “

4.

Articolo 32 “Mezzi complementari di interpretazione”

“Si può fare ricorso ai mezzi complementari di interpretazione, e in particolare ai lavori preparatori e alle

circostanze nelle quali il trattato è stato concluso, allo scopo, sia di confermare il senso che risulta

dall'applicazione dell'art. 31, sia di determinare il senso quando l'interpretazione data in conformità

all'articolo 31:

• lascia il senso ambiguo o oscuro; oppure

• conduce ad un risultato che è manifestamente assurdo o irragionevole. “

Nell’interpretazione di un trattato si deve tenere la buona fede, spesso ai trattati vengono allegate delle parti

che riguardano degli aspetti secondare qualificandone alcune parti. Le nuove tecnologie possono mutare

l’interpretazione di un trattato.

15/11/2017

• ius Cogens: norma che non può essere derogata da altre norme

• Le fonti di Grado inferiore allo ius cogens che siano in contrasto con la norma imperativa sono nulli

(art. 53 e 64 Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati)

• Quando le fonti sono applicate per risolvere uno stesso problema, la norma speciale si applica sulla

norma generale.

• Immunità dello stato dalla giurisdizione degli altri stati. (Quindi nei tribunali interni degli altri stati)

È una regola consuetudinaria ed è derivata dal principio di parità

o Il pari non può sottoporre a giudizio un altro pari perché il solo porre sotto in giudizio

o significa essere in una posizione superiore.

16/11/2017

Immunità dello stato dalla giurisdizione degli altri stati

• È una regola consuetudinaria ed è derivata dal principio d parità

• Il pari non può sottoporre a giudizio un altro pari perché il solo porre in giudizio significa essere in

una posizione superiore

Vi è una distinzione tra gli atti compiuti da uno stato in quanto tale (iure imperi) o da uno stato se agisce

come un ente privato (iure privatorum). Infatti, la legislazione distingue l’utilizzo dell’immunità in base a

questo discriminante.

• Es. Alcuni stati di diritto britannico utilizzano ancora l’immunità assoluta altresì hanno delle

leggi/lista che indicano quali atti non sono coperti da immunità.

1972 Convenzione di Basilea (che non entra in vigore per l’Italia).

Il giudice deve verificare se è lo stato chiamato in causa (ovvero anche gli enti pubblici) oppure se è l’ente

privato.

Vige il principio di finalità 39

• Esempio. Contratto di locazione d’immobile da adibire ad ambasciata. Si tratta di iure imperi o ius

gestionis? Il contratto è tipico dei privati ma la finalità dell’atto è pubblicistica e quindi in questi

casi c’è l’immunità. Invece se il palazzo fosse stato preso come vetrina per promuovere le industrie

dello stato ospite potrebbe essere collocato come atto di iure gestionis.

I problemi più frequenti che si presentano sono quelli relativi ai rapporti di lavoro tra cittadini lavoranti per

stati esteri. Infatti, il contratto di lavoro solitamente è di natura privata. Ma se succede un problema relativo

al rapporto di lavoro cosa succede? Generalmente i diritti dei lavoratori sono garantiti in modo più stringente

rispetto le normali procedure giudiziarie. Per constatare l’esistenza di immunità si attua un criterio di

distinzione circa le mansioni e il tipo di domanda che si fa al giudice. Infatti, se il lavoratore ha mansioni per

le quali partecipa alle funzioni pubbliche dello stato (vige l’immunità), viceversa per lavoratori che non

compiono azioni a carattere diplomatico (es. giardiniere, in questi casi non vige l’immunità).

L’Italia a tutela dei lavoratori ha alcune leggi tra cui l’art. 18 prevede il reintegro del lavoratore che ritiene di

esser stato licenziato ingiustamente.

Nel caso di ingiusto licenziamento di un soggetto che lavora per uno stato straniero, che sebbene non svolga

mansioni diplomatiche, può essere riconosciuto il risarcimento ma non il reintegro poiché uno stato non può

obbligarne un altro.

Convenzione dell’ONU sull’immunità delle Nazioni Unite 2004

Art. 10 Transazioni commerciali

1. Se uno Stato effettua una transazione commerciale con una persona fisica o giuridica straniera e se,

in virtù di norme applicabili del diritto internazionale privato, le contestazioni relative a tale

transazione commerciale attengono alla giurisdizione di un tribunale di un altro Stato, lo Stato non

può invocare l’immunità giurisdizionale davanti a tale tribunale in un procedimento conseguente a

detta transazione.

2. […]

Vige la “Iure gestionis/privatorum”

Non si applica quando il dipendente è stato assunto per particolari azioni governative.

Art. 11

1. Sempre che gli Stati interessati non convengano diversamente, uno Stato non può invocare

l’immunità giurisdizionale davanti a un tribunale di un altro Stato, competente in materia, in un

procedimento concernente un contratto di lavoro tra lo Stato e una persona fisica per un lavoro

eseguito o da eseguirsi, interamente o in parte, sul territorio dell’altro Stato.

2. Il paragrafo 1 non si applica se:

a) l’impiegato è stato assunto per adempiere funzioni particolari nell’esercizio del

potere pubblico;

b) L’impiegato è:

Un agente diplomatico ai sensi della Convenzione di Vienna del 18 aprile

 1961 sulle relazioni diplomatiche;

Un funzionario consolare ai sensi della Convenzione di Vienna del 24 aprile

 1963 sulle relazioni consolari;

Un membro del personale diplomatico di una missione permanente presso

 un’organizzazione internazionale, o di una missione speciale, oppure è

assunto per rappresentare uno Stato in occasione di una conferenza

internazionale;

O una persona diversa che beneficia dell’immunità diplomatica;

Immunità dei beni dall’esecuzione. Se il territorio straniero ha dei beni ad uso iure imperi non si possono

applicare pignoramenti o altre azioni legali. Infatti, bisogna vedere se i beni sono aggredibili.

Dopo la 2GM molti cittadini italiani deportati richiesero e ottennero dai tribunali italiani dei risarcimenti. I

tribunali italiani allora aggredirono il patrimonio tedesco presente in Italia (assieme anche ai greci che non

avendo beni nei loro territori si unirono all’Italia per le confische). La Germania asserì che tale atti erano

illegittimi e allora Italia e Germania si rimisero alla Corte Internazionale di Giustizia. Questa asserisce che

l’Italia ha violato una norma internazionale in quanto non esistevano precedenti. Infatti, nessun altro stato ha

rivisitato la norma se non nella direzione dell’immunità quindi o l’Italia dimostrava una consuetudine in

qualche modo oppure sarebbe rimasta nel torto.

17/11/2017

Immunità degli organi e immunità diplomatica

Riguarda coloro i quali agiscono per conto di un ente che li ha incaricati.

Immunità statica:

• Valida come quella applicata agli stati a

Entità locali

 Soggetti delegati da un qualsiasi organo Statale.

• Riguarda tutti gli atti compiuti durante l’esercizio della propria funzione.

• Non si può essere citati in giudizio né durante né dopo la cessazione del proprio mandato per quanto

compiuto nell’esercizio delle proprie funzioni

Gli accordi prodotti da un soggetto che non ne detiene il potere sono da ritenersi comunque valide e

imputabile allo stato quando l’organo pure eccedendo dalle proprie funzione veste la sua funzione.

Limiti all’immunità organica funzionale

• L’immunità degli organi non vale quando le violazioni si configurano come crimini internazionali.

Infatti un funzionario può essere giudicato da u a corte internazionale di giustizia (che giudica

individui) nel caso in cui sia sospettato di aver compiuto:

Genocidio

 Crimini di guerra

 Crimini contro la pace (es. aggressione)

 Crimini contro l’umanità (si definiscono tali tutte le violazioni avvenute in tempo di pace).

• Immunità dalla giurisdizione= impossibilità ad iniziare il processo

• I tribunali interni invece possono giudicare i capi di stato stranieri ma non quando sono in carica.

1. Es. Pinochet. Egli si macchio di crimini contro l’umanità (deportazioni, omicidi,…). Un giorno

trovandosi in Europa (esattamente in UK) venne citato in giudizio da parte di un giudice penare

spagnolo (poiché molto cittadini cileni uccisi erano di origine spagnola) chiedendone l’estradizione

dall’UK. I giudici inglesi si chiedono se questo signore può o meno essere arrestato e quindi 41

estradato (in quanto si deve stabilire se questi, in quanto all’epoca dei fatti era il presidente in carica,

avesse agito a nome del proprio Stato). I giudici UK asserirono che l’immunità non può essere

applicata per crimini contro l’umanità, considerando anche le sentenze dei tribunali internazionali (il

processo può avvenire anche se il soggetto è ancora in carica)

2. Es. Caso marò: l’Italia dovrebbe giudicarli in quanto militari in servizio. Secondo l’India questi non

avrebbero diritti all’immunità essedo imbarcati su una nave commerciale e non militare. L’Italia ha

potuto ottenere qualcosa grazie alla convenzione sul diritto del mare.

Precisazioni:

• L’immunità organica non tutela gli atti compiuti a titolo personale.

• Le attività clandestine degli organi dello stato possono essere giudicate (non sono coperte da

immunità).

Immunità diplomatiche

• Riguardano gli agenti diplomatici e in misura minore i consoli (in quanto organi dello stato ).

• Immunità personale (oltre a quella funzionale): l’ambasciatore, la sua famiglia e i più stretti

collaboratori non possono essere sottoposti a misure restrittive anche se compiono atti illeciti in

situazioni private (non nell’esercizio delle loro funzioni). Questa viene concessa affinché la funzione

diplomatica non subisca danno. In altre parole, non si deve impedire l’esercizio sereno della

funzione diplomatica (es. se lo si porta in questura per interrogarlo gli si impedisce di esercitare la

sua funzione).

Il potere di rinuncia all’immunità appartiene allo stato straniero (e non al soggetto). Altresì il diplomatico

può volontariamente rilasciare dichiarazioni alle forze di polizia.

Procedure per l’invio di personale diplomatico:

• Lo stato che invia il diplomatico propone la persona allo stato ospitante.

• Lo stato ospitante ne deve dare il gradimento.

• Una volta concesso il gradimento, il diplomatico si potrà insediare.

N.B. Se lo stato ospitante non gradisce la persona inviata non darà gradimento. Lo stato inviante ne deve

quindi designare un’altra.

L’unico modo di liberarsi di un diplomatico che ha compiuto atti illeciti (“mascalzone”) è quello di ritirare il

gradimento cosicché lo stato mandante lo debba richiamare. Il diplomatico il cui placet è stato revocato,

perde l’immunità personale ma gli viene comunque concesso del tempo per andarsene.

Una volta rientrato l’agente diplomatico può subire estradizione se lo stato ospitante lo richiede allo stato

ospitato.

23/11/2017

I capi di stati e i ministri degli affari esteri godono di immunità e anche la sede della missione diplomatica.

Un giudice straniero può incriminare un qualsiasi cittadino straniero sospettato di aver compiuto gravi

crimini internazionali.

I Consoli

I consoli sono un altro tipo di rappresentanza all’estero.

L’ambasciatore rappresenta lo stato ospite per tutte le relazioni internazionali. L’ambasciatore è una sorta di

rappresentante del governo.

L’apparato consolare si occupa delle questioni giuridiche che riguardano i cittadini italiani in uno stato

straniero.

Il consolato può fornire documenti, redigere atti civili (atti di nascita, morte,…).

I consoli beneficiano di un’immunità inferiore agli appartenenti del corpo diplomatico. Altresì l’archivio

consolare è coperto da segreto.

La forza pubblica dello stato ospitante non può entrare nella sede diplomatica di uno stato straniero se non su

invito.

La responsabilità internazionale

Garanzie: strumenti del diritto internazionale applicabili quando vi è una violazione del diritto

internazionale.

N.B. Non c’è un giudice cui richiedere il risarcimento del danno subito o degli strumenti che possono

costringere gli stati a compiere un determinato atto.

Responsabilità per fatto illecito: violazione del diritto internazionale, appartenente agli stati. Insieme di

conseguenze giuridiche derivanti dal fatto che è stato compiuto un illecito; gli effetti si producono per lo

stato che lo ha commesso e per lo stato che lo ha subito.

L’accertamento dell’illecito avviene dallo stato che ritiene averlo subito. Il quale può applicare delle forme di

autotutela.

Lo stato che viene ritenuto responsabile della violazione può decidere da sé se accettare o meno la sanzione.

Stato leso: soggetto titolare di un diritto conferito da una norma di diritto internazionale che subisce torto.

Contromisure: atto di per sé illecito ma giustificato dall’ordinamento in quanto risposta ad un atto illecito

precedentemente subito. La contromisura è giustificata poiché è la risposta ad una violazione subita. (es. se

uno stato non paga, anche l’altro non lo fa più)

Lo stato leso può accertare l’illecito, decidere se reagire, nonché scegliere la misura da attuare e anche con

quale intensità. Se l’intensità è elevata, gli atti compiuti si definiscono contromisure.

Non è detto che gli stati reagiscano sempre: vi sono molti interessi intercorrenti tra gli stati quindi ogni

situazione è da valutare, infatti in certi casi Per non compromettere situazioni importanti, infatti in certi casi

uno stato può anche decidere di non reagire.

Quando uno stato ritiene necessaria una reazione, identifica anche le modalità del risarcimento. Solitamente

all’inizio ci sono richiami cortesi, poi si prosegue fino ad arrivare alle maniere forti. Per quanto riguarda

quest’ultime gli atti non possono violare i diritti umani e il divieto d’uso della forza.

È assente il concetto di punizione in quanto le parti sono pari (e non vi è dunque la sanzione penale presente

nell’ordinamento interno degli stati emanata da un’autorità superiore). Il carattere punitivo è insito nelle

conseguenze svantaggiose che lo stato leso arreca all’altro stato. Il fine è quello di riparare gli effetti della

violazione e ripristinare la legalità.

Non vi è un effetto punitivo come nel diritto nazionale in cui vi è una parte di ripristino della situazione lesa

e un “di più” che è l’effetto punitivo.

24/11/2017

L'atto illecito dello stato nel diritto internazionale 43

Lo stato leso deve poter reagire all'offesa subita. La sua reazione può arrivare fino all'adozione di

contromisure.

È compito dello stato leso l'accertamento dell'illecito: non esiste un giudice che possa stabilirlo

automaticamente come avviene nel diritto interno degli stati. N.B. il giudice può esser convocato nel diritto

internazionale solo su accordo delle parti.

Si evincono gli elementi in grassetto cui seguono.

1)Violazione del diritto internazionale (ovvero di un accordo internazionale)

L'atto illecito comporta una situazione di responsabilità per chi lo ha commesso.

Art. 2 "Elementi di un atto internazionalmente illecito di uno stato"

“sussiste un atto internazionalmente illecito di uno Stato quando un comportamento consistente in un’azione

o in un’omissione:

a) Può essere attribuito allo Stato alla stregua del diritto internazionale, e

b) Costituisce una violazione di un obbligo internazionale dello Stato”

Si evincono gli elementi di:

• Azione

• Omissione: "non fare ciò che si ha l'obbligo di fare"

Ogni qualvolta si presuma esservi una violazione del diritto internazionale, si deve trovare una norma che

giustifichi la rivendicazione dei diritti. Infatti, in assenza del diritto non si può far valere alcuna posizione.

Art. 3 “Qualificazione di un atto di uno Stato come internazionalmente illecito”

“La qualificazione di un atto di uno Stato come internazionalmente illecito è regolata dal diritto

internazionale. Su tale qualificazione non influisce la qualificazione dello stesso atto come lecito in base al

diritto interno.”

Nessun elemento del diritto interno può essere addotto come giustificazione o fonte di diritto internazionale.

2)Attribuzione dell'illecito ad uno Stato

• Comportamento attribuibile alla stregua del diritto internazionale.

• Comportamenti di soggetti appartenenti a determinate categorie che agiscono come organi dello

stato.

Riferimenti legislativi al “progetto di articoli sulla responsabilità dello Stato della Commissione del diritto

internazionale”

Art. 4 "Comportamento di organi di uno Stato"

“1. Il comportamento di un organo dello Stato sarà considerato come un atto dello Stato ai sensi del diritto

internazionale, sia che tale organo esercita funzioni legislative, esecutive, giudiziarie o altre, qualsiasi

posizione abbia nell'organizzazione dello Stato e quale che sia la natura come organo del governo centrale o

di un’unità territoriale dello stato.

2. Un organo comprende qualsiasi persona o ente che rivesta tale posizione secondo il diritto interno dello

Stato."

Esiste altresì una "zona grigia"

Es. Organi naturalmente non dello stato ma che in determinate situazioni sono incaricati all'esercizio di una

funzione pubblica (es "gli incaricati di pubblico servizio").

Es. Il medico quando referta/redige cartella clinica compie un atto pubblico.

Es. Gli ambasciatori che sono incaricati rappresentare due stati. Se compiono un illecito si deve verificare

per quale stato stavano agendo in quel momento.

Art. 7 "Eccesso di potere o comportamento contrario ad istruzioni"

“Il comportamento di un organo di uno Stato o di una persona o di un ente abilitati ad esercitare prerogative

dell'autorità di governo sarà considerato come un atto dello Stato ai sensi del diritto internazionale, se

quell'organo, persona o ente agisce in tale qualità, anche se eccede la propria competenza o contravviene ad

istruzioni.”

Quando un organo dello stato compie atti estranee alle sue competenze. LO stato ne risponde comunque

perché questo comunque per esempio era nel suo ufficio o aveva l'uniforme.

Art. 8 “Comportamento sotto la direzione o il controllo di uno Stato”

“Il comportamento di una persona o di un gruppo di persone sarà considerato un atto di uno Stato ai sensi del

diritto internazionale se la persona o il gruppo di persone di fatto agiscono su istruzioni, o sotto la direzione o

il controllo di quello stato nel porre in essere quel comportamento.”

Es. Vladic, colui che fu sospettato di genocidio in Bosnia (si macchio di omicidi contro i musulmani),

secondo alcuni era mandato dalla Serbia. Venne convocato una corte internazionale che avrebbe dovuto

accertare se agiva per conto della Serbia (ovvero la presenza di un elemento soggettivo e oggettivo), questo

non fu possibile.

Art.9 “Comportamento in assenza o in mancanza di autorità ufficiali”

“Il comportamento di una persona o di un gruppo di persone sarà considerato come atto di uno Stato ai sensi

del diritto internazionale se la persona o il gruppo di persone di fatto esercita prerogative dell'autorità di

governo in assenza o in mancanza delle autorità ufficiali ed in circostanze tali da richiedere l'esercizio di

quelle prerogative.”

Durante la rivoluzione un qualsiasi soggetto si può attribuire la potestà pubblica

Art. 10 "Comportamento di un movimento insurrezionale o di altro movimento"

1. “Il comportamento di un movimento insurrezionale che divenga il nuovo governo dello Stato sarà

considerato un atto dello Stato ai sensi del diritto internazionale.

2. Il comportamento di un movimento, insurrezionale o di altro tipo, che riesca a costituire un nuovo

Stato in una parte del territorio di uno Stato preesistente o in un territorio sotto l’amministrazione di

quello Stato sarà considerato un atto del nuovo Stato ai sensi del diritto internazionale.

3. Questo articolo non pregiudica l'attribuzione ad uno Stato di ogni comportamento, in qualsiasi modo

collegato a quello del movimento in questione, che debba essere considerato un atto di quello stato in

virtù degli articoli da 4 a 9.”

In altre parole:

• Se vincono: costituiscono un nuovo governo legittimo e rispondono di tutto quello che hanno

commesso durante la rivoluzione.

• Se perdono: il governo in carica non risponde delle loro azioni, nel caso in cui dei soggetti privati

stranieri siano stati danneggiati, vengono istituiti dei tribunali per decidere se questi soggetti

debbono essere risarciti. 45

29/11/2017

3)Causa di giustificazione

Annulla l’illeceità dell’atto in presenza di determinati elementi di cui sopra.

Si deve asserire che è una causa che rimuove l’antigiuridicità, rendendo lecito, l’illecito.

Cause:

• Avente diritto: se si ha posto in essere l’azione con il consenso di cui la subisce.

Il consenso deve essere validamente dato da colui che detiene il potere per richiedere tale

 atto.

Art. 20 “ Il valido consenso di uno Stato alla commissione di un determinato atto da parte di

 un altro Stato esclude l’illiceità di quell’altro in relazione al primo Stato nella misura in cui

l’atto non ecceda i limiti del consenso “

Es. Se le truppe straniere entrano in uno stato su richiesta di questo non è un illecito

 internazionale. Se questi entrano senza consenso, si può tradurre come “minaccia dell’uso

della forza”.

Es. l’invasione Russa dell’Afghanistan era stata giustificata (ma in modo poco chiaro).

• Legittima difesa:

Art. 21 “L’illiceità di un atto di uno Stato è esclusa se l’atto costituisce una misura lecita di

legittima difesa presa in conformità alla Carta delle Nazioni Unite”

In altre parole, è un’eccezione al divieto d’uso della forza previsto dall’art. 2.4 Carta delle

Nazioni Unite

È una deroga all’art. 2.4 della Carta delle Nazioni Unite.

 Si definisce come la risposta dell’attacco armato dello stato aggredito, che vuole rispondere

 all’aggressore per impedirgli o l’accesso nel proprio Paese o ridurne la penetrazione.

Può essere di due tipi:

 Preventiva: ovvero un’azione in previsione di una futura minaccia. Il problema

 nasce quando si deve indicare “quanto tempo prima” si debba intervenire, infatti

non c’è una consuetudine che possa dare una linea d’indirizzo.

Normale: prevista dai seguenti articoli della Carta delle Nazioni Unite

 Art.50 “Se il Consiglio di Sicurezza intraprende misure preventive contro uno

Stato, ogni altro Stato, sia o non sia Membro delle Nazioni Unite, che si trovi di

fronte a particolari difficoltà economiche derivanti dall’esecuzione di tali misure, ha

diritto di consultare il Consiglio di Sicurezza riguardo ad una soluzione di tali

difficoltà. ”

Art. 51” Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di

autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato

contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non

abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.

Le misure prese da Membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono

immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non

pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente

Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento

quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la

sicurezza internazionale.”

Lo stato attaccato può intervenire subito senza aspettare il consenso del Consiglio di

 Sicurezza

Lo stato attaccato può chiedere l’aiuto di altri stati previo richiesta

 La legittima difesa è valida finché l’attacco non è esaurito, dopodiché si deve attendere il

 parere del Consiglio di Sicurezza.

Rappresaglia: quando si continua a combattere dopo la fine della legittima difesa (vietata

 dall’art. 2.4 delle Nazioni Unite).

N.B. Diritto inalienabile: senza il quale lo stato non esisterebbe.

• Es. Contratto di protettorato, quando uno stato chiede ad un altro di essere difeso da quest’ultimo.

Contromisura

Art. 22 “Contromisure nei confronti di un atto internazionalmente illecito”

“L’illiceità di un atto di uno Stato non conforme ad un obbligo internazionale nei confronti di un altro Stato è

esclusa se e nella misura in cui l’atto costituisce una contromisura presa in conformità alla Carta delle

Nazioni Unite”

Art. 23/24/25 Sono cause di esclusione dell’illiceità.

Forza maggiore:

Circostanze di eventi naturali irresistibili

Art. 23

1. “L'illiceità di un atto di uno Stato non conforme ad un obbligo internazionale di tale Stato è esclusa

se l'atto è dovuto a forza maggiore consistente nel sopravvenire di una forza irresistibile o di un

avvenimento imprevedibile, fuori dal controllo dello Stato, che rende materialmente impossibile,

nelle circostanze, agire in conformità all'obbligo.

2. Il paragrafo 1 non si applica qualora:

a) La situazione di forza maggiore sia dovuta, in via esclusiva o in combinazione con

altri fattori, al comportamento dello Stato che la invoca; o

b) Lo Stato ha accettato il rischio che quella situazione si verificasse.”

• Es. Comandante di Nave che per sbaglio entra nelle acque territoriali di uno Stato a causa di una

burrasca. Non ci sono i mezzi per resistere all’impeto della tempesta

Caso fortuito

art. 23 di cui sopra

• Es. Quando un aereo viola lo spazio territoriale straniero senza che il pilota se ne accorga a causa di

venti che hanno fatto cambiare rotta.

Estremo pericolo

Art. 24 47

1. “L’illiceità di un atto di uno Stato non conforme ad un obbligo internazionale di tale Stato è esclusa

se l’autore di quell’atto non ha ragionevolmente un altro mezzo, in una situazione di estremo

pericolo, per salvare la propria vita o quella di persone affidate alle sue cure.

2. Il paragrafo 1 non si applica:

a) Se la situazione di estremo pericolo è dovuta, unicamente o unitamente ad altri fattori, al

comportamento dello Stato che la invoca; o

b) Se tale atto è suscettibile di creare un pericolo comparabile o più grave”

• Es. Comandante di Nave che entra nelle acque territoriali di uno Stato straniero pur avendo la

possibilità di rimanerne all’esterno, ma facendolo metterebbe a rischio la vita di membri del proprio

equipaggio.

Stato di necessità

Art. 25

“1. Lo stato di necessità non può essere invocato da uno Stato come motivo di esclusione dell’illiceità di un

atto non conforme ad un obbligo internazionale di tale Stato a meno che l’atto:

a) Fosse il solo mezzo per lo Stato per salvaguardare un interesse essenziale di fronte ad un pericolo

grave ed imminente; e

b) Non comprometta gravemente un interesse essenziale dello Stato o degli Stati rispetto a quali

l’obbligo sussiste, o della comunità internazionale nel suo complesso.

2. In ogni caso, lo stato di necessità non può essere invocato da uno Stato come motivo di esclusione

dell’illiceità se:

a) L’obbligo internazionale in questione esclude la possibilità di invocare lo stato di necessità; o

b) Lo Stato ha contribuito al verificarsi dello stato di necessità”

• C’è la possibilità di scegliere, ma il fatto grave consiste nella compromissione nell’interesse

essenziale di uno stato.

• Non è verificabile se a causarlo è stato lo Stato

• Es. Bombardamento della nave Torrey Canyon. Era una petroliera scassata la quale andò in avaria in

acque internazionali vicino all’UK. Il gasolio per effetto delle correnti marittime si sarebbe riversato

sulle coste inglesi. Il governo inglese, dopo aver evacuato la nave, bombardò la nave cosicché il

petrolio si infiammasse e non inquinasse il territorio inglese. In questo caso il pericolo era imminente

e grave nonché certo.

30/11/2017

Art. 26 “Rispetto di norme imperative”

“Nessuna disposizione del presente capitolo esclude l’illiceità di ogni atto di uno Stato che non sia conforme

a un obbligo derivante da una norma imperativa del diritto internazionale generale.”

Se l’illecito viola lo ius cogens non possono essere addotte le giustificazioni di cui sopra in quanto

universalmente accettate dagli stati e quindi inviolabili.

La violazione di una norma di “ius cogens” (valente “erga omnes”, accettate da tutti poiché considerate

fondamentali per l’ordinamento internazionale) è considerata una violazione alla totalità degli stati in quanto

il loro rispetto è dovuto da tutti gli stati.

Es. Le regole contro genocidio e tortura sono riconosciute da tutti gli stati.

Stato “specialmente leso”: quello che ha subito in modo più gravoso le conseguenze della violazione.

Lo stato leso

È colui che è titolare del diritto che viene violato.

Lo stato offensore si deve aspettare delle conseguenze ovvero una reazione, ad es. l’imposizione di eventuali

sanzioni da dover pagare.

Conseguenze delle aggressioni degli stati – Responsabilità degli stati

Lo stato leso ha possibilità di agire nel rispetto del diritto internazionale.

Lo stato offensore deve subire le conseguenze.

[Si devono distinguere le norme primarie (quelle che costituiscono determinati accordi) da quelle secondarie

(utilizzate quando si viola una norma primaria)]

Art. 28 “Conseguenze giuridiche di un atto internazionalmente illecito”

“La responsabilità internazionale di un’organizzazione internazionale che deriva da un atto

internazionalmente illecito ai sensi delle disposizioni della parte II comporta le conseguenze giuridiche

previste nella presente parte”

Il fine è ripristinare la situazione iniziale, assicurandosi la cessazione e la non ripetizione dell’illecito. Le

contromisure non devono essere punitive poiché estranee al concetto stesso di parità tra stati. Infatti,

comminare una pena vuol dire porsi come superiori il che non può esistere in contesto di parità.

Art. 30 “Cessazione e non reiterazione”

“L’organizzazione internazionale responsabile dell’atto internazionalmente illecito ha l’obbligo di

a) Porre fine a quell’atto, se esso continua;

b) Offrire adeguate assicurazioni e garanzie di non reiterazione, se le circostanze lo richiedono”

Anche gli Stati possono avere dei danni morali, infatti esiste un concetto di “onore” dello Stato. Possono

esser quindi messi in moto dei meccanismi al fine di tutelare lo stato leso.

Art. 34 “Forme di riparazione”

“L’integrale riparazione del pregiudizio causato dall’atto internazionalmente illecito può assumere forma di

restituzione, risarcimento e soddisfazione, singolarmente o in combinazione, in conformità alle disposizioni

del presente capitolo.”

Forme di riparazione:

1)Art. 35 “Restituzione”

“Un’organizzazione internazionale responsabile di un atto internazionalmente illecito ha l’obbligo di

procedere alla restituzione, ossia di ristabilire la situazione che esisteva prima che l’atto illecito fosse

commesso purché e nella misura in cui tale restituzione:

a) Non sia materialmente impossibile; 49

b) Non comporti un onere sproporzionato rispetto al beneficio derivante dalla restituzione a paragone di

quello che deriverebbe dal risarcimento.”

2)Art. 36 “Risarcimento”

1. “L’organizzazione internazionale responsabile di un atto internazionalmente illecito ha l’obbligo di

risarcire il danno causato da tale atto nella misura in cui il danno non è riparato mediante restituzione

2. Il risarcimento coprirà ogni danno suscettibile di valutazione economica ivi compreso il mancato

guadagno nella misura in cui sia determinato”

Il risarcimento deve comprendere anche il mancato guadagno nel caso in cui il danno abbia leso un’attività

lucrativa.

Art. 37 “Soddisfazione”

“L’organizzazione internazionale responsabile di un atto internazionalmente illecito ha l’obbligo di prestare

soddisfazione per il pregiudizio causato dall’atto nella misura in cui non possa essere riparato mediante

restituzione o risarcimento.

La soddisfazione può consistere in un riconoscimento della violazione, una manifestazione di

rincrescimento, scuse formali o altra modalità adeguata.

La soddisfazione non può essere sproporzionata rispetto al pregiudizio e non può assumere una forma

umiliante per l’organizzazione internazionale responsabile”

Le opzioni sono quindi 2

a) “Restitutio ad integrum”: ripristino della situazione precedente all’illecito.

b) Risarcimento o soddisfazione: se il danno è materiale o morale

Vige l’art. 32

Art. 32 “Rilevanza delle regole nell’organizzazione”

“L’organizzazione internazionale responsabile non può avvalersi delle proprie regole come giustificazione

per il mancato rispetto dei propri obblighi ai sensi di questa parte.

Il paragrafo 1 non pregiudica l’applicabilità delle regole di un’organizzazione internazionale ai rapporti fra

l’organizzazione e gli Stati e le organizzazioni che ne siano membri.”

Non può essere asserito il diritto interno per rifiutarsi di pagare o viceversa.

1/12/2017

Blocco navale: serve ad isolare un determinato Stato. Può esser decretato solo dal Consiglio di Sicurezza

dell’ONU infatti è un atto di forza.

Differenza tra ritorsioni e contromisure

Contromisura: comportamento che sarebbe in se illecito ma che è giustificato in quanto risposta ad un atto

illecito precedentemente subito.

Ritorsione: comportamento inamichevole ma non illecito che si tiene nei confronti dello Stato che si ritiene

essere colpevole di illecito, torni ad adempiere al diritto.

• Es. Interruzione di un negoziato. È una misura inamichevole (E non illecita) poiché non esiste un

obbligo di concludere i negoziati.

• Es. Interruzione delle relazioni diplomatiche. L’ambasciatore rientra in patria lasciando la sede solo

con personale di grado più basso. È una ritorsione poiché non c’è obbligo di avere un ambasciatore.

Limiti delle ritorsioni:

• Uso della forza.

• Carattere non afflittivo (penale) (si deve portare lo stato all’adempimento e non punirlo).

Danni puntivi: risarcimento che va oltre il necessario al fine di “dare una lezione”. In alcuni casi sono state

richieste tali modalità risarcitorie durante alcuni arbitrati, da parte di stati che nel loro diritto interno lo

prevedono, ma resta saldo il principio che gli arbitri non possono comminare pene in quanto non è previsto

dal diritto internazionale.

La contromisura è adeguata al diritto internazionale entro i limiti del carattere risarcitorio e non punitivo.

In nessun caso le contromisure possono consistere in atti contrari alle norme imperative.

La possibilità per lo stato leso di adottare una contromisura comporta la libertà di scelta su quale obbligo

attuare la contromisura.

• Es. sospendere trattato o norma di diritto consuetudinario (nel rispetto dei limiti).

--

Possono esser dunque applicate due strade in caso di illecito:

• Sospensione dei trattati: applicando il “diritto dei trattati” applicandone la sospensione o la

cancellazione di un trattato o più nei confronti dello stato offensore (applicando la clausola

dell’estinzione/sospensione a seguito di violazione grave del trattato).

• Applicazione delle norme sulle Contromisure: ovvero le norme di secondo livello.

Violazione di obblighi valenti “erga omnes”

Sono obblighi posti da una norma di diritto internazionale, che è anche di ius cogens e quindi imperativa.

• Esempi di violazione: apartheid, genocidio, fenomeni di inquinamento massiccio del mare, etc.

La cui violazione produce un danno a tutti gli stati, quindi tutti devono esser considerati come lesi. Infatti, se

l’obbligo è verso tutti, la violazione è nei confronti di tutti.

Il danno nei confronti degli stati è di carattere morale, infatti, consiste nell’aver subito questa grave

compromissione del diritto internazionale.

Stato specialmente leso: quello stato che ha subito in maniera più pesante le conseguenze della violazione

(anche danni materiali). È la posizione dello “stato leso” di cui si parla negli appunti di cui sopra.

[Nel caso in cui la violazione avvenga all’interno di uno stato, non esiste uno stato specialmente leso.]

Gli altri stati:

• Hanno subito una violazione morale della norma.

• Possono invocare la responsabilità ovvero denunciare che la violazione è stata fatta.

• Possono richiedere: la cessazione dell’illecito, garanzie di non ripetizione, la riparazione a favore

delle vittime

ovvero 51

• Devono cercare di ripristinare la situazione precedente attuando procedure di inimicizia (ritorsioni).

• Non devono intrattenere rapporti amichevoli con lo stato offensore (e neanche riconoscere gli

eventuali territori da questo conquistati).

Es. l’Europa ha chiuso i trattati con la Turchia poiché si riteneva essersi macchiati di crimini

 contro gli Armeni.

• Possono agire per la protezione delle vittime. Infatti, essendovi violazioni gravi o sistematiche di

norme “erga omnes”, si mettono in moto dei meccanismi che concedono la possibilità a questi stati

di mettersi in moto.

Per violazioni gravi si possono intendere:

• Molte vittime

oppure

• Sistematicità della persecuzione

Gli stati diversi da quello specialmente leso tecnicamente non possono adottare contromisure. Solo gli stati

più forti sostengono questa prassi.

Il progetto di articoli prevede che gli stati possano adottare solo le misure lecite ovvero le ritorsioni.

Sanzione: risposta all’illecito organizzata all’interno delle organizzazioni Internazionali. Nell’Onu che si

tratti di contromisura o sanzione non cambia nulla.

7/12/2017

Controversie fra stati

Art. 33 Statuto dell’ONU “Mezzi per la risoluzione di controversie “

“Articolo 33

1. Le parti di una controversia, la cui continuazione sia suscettibile di mettere in pericolo il

mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, devono, anzitutto, perseguirne una soluzione

mediante negoziati, inchiesta, mediazione, conciliazione, arbitrato, regolamento giudiziale, ricorso ad

organizzazioni o accordi regionali, o altri mezzi pacifici di loro scelta.

2. Il Consiglio di Sicurezza, ove lo ritenga necessario, invita le parti a regolare la loro controversia

mediante tali mezzi.”

I mezzi giuridici per la soluzione delle controversie possono essere:

• Arbitrato:

Le parti stabiliscono da sé il collegio di giudici o il giudice unico.

 Le parti decidono la procedura.

 Il diritto da seguire.

 La sentenza è obbligatoria ovvero vincolante per le parti.

 Il procedimento potrebbe non essere pubblico.

• Corte: Apparati predisposti per effetto di accordi internazionali.

 Sono permanenti.

 Funziona attraverso uno statuto già prestabilito.

 I procedimenti sono pubblici ovvero tutti gli atti vengono resi pubblici.

La Corte di Giustizia internazionale (dal 1946) attuale è la successoria alla Corte permanente di giustizia

internazionale (1922). La prima risponde all’ONU.

La Corte permanente di arbitrato:

• Non è permanente

• È un’organizzazione di diritto internazionale.

• Predispone tutte le facilitazioni possibili per gli stati che vogliono instaurare arbitri.

• Stila una lista di persone tra le quali scegliere gli stati possono scegliere giudici (solitamente sono

dispari e gli stati ne nominano ad esempio 2 e il terzo lo scelgono i giudici).

• Mette a disposizione una struttura all’Aia per la celebrazione del processo e il servizio di cancelleria.

La Corte internazionale di Giustizia è finanziata dall’Onu e quindi le spese sono in gran parte coperte.

L’arbitrato:

• Essendo convocato dalle parti, i costi sono imputati solo agli stati che lo richiedono.

• I giudici sono scelti dagli stati (infatti, talvolta l’arbitrato è preferito da quegli stati che ritengono che

i giudici delle corti siano troppo influenzati politicamente).

• È la prima forma di giustizia internazionale infatti le corti sono successive. Inizialmente veniva

chiesto a dei Capi di Stato amici dei due paesi in conflitto fare i giudici.

• Inizialmente (es° nell’800,) i giudici per le loro sentenze si rifacevano ai principi del diritto romano

(criterio oggettivo) o al diritto naturale (concetto filosofico), non essendovi delle norme prestabilite

riconosciute. Infatti, l’arbitrato comincia a funzionare quando il diritto internazionale non era ricco

come oggi.

• Possono giudicare attraverso norme stabilite dalle parti.

• Gli arbitri possono decidere tenendo conto di principi comuni tra i due stati (es. Egitto e Israele:

diritto Islamico).

• Le sentenze non hanno una forte valenza internazionale

(1920) La Corte internazionale di giustizia:

• Giudica in base ai criteri stabiliti dal suo statuto dove sono indicate le fonti.

• Le sentenze sono considerate più rilevanti: fanno giurisprudenza. Infatti, gli stati sottoposti a

giudizio sono obbligati a seguire la sentenza ma, col tempo, magari, altri stati si adeguano creando

con il tempo una prassi.

La decisione di rivolgersi ad un organo per la risoluzione delle controversie può essere presa:

• Prima della costituzione di una controversia attraverso una “clausola compromissoria” inserita

all’interno di un trattato (consenso preventivo). Se non ci saranno controversie la clausola potrà

anche non essere utilizzata. 53

Es. Se ci dovessero essere dubbi sull’interpretazione o sull’attuazione di una clausola ci si accorda

preventivamente ad affidarsi al giudizio di un’autorità prestabilita per la risoluzione della

controversia.

• Dopo la costituzione di una controversia: “compromesso” ovvero ci si accorda al fine di far dirimere

la controversia da un organo che sia o la Corte o un Arbitro o altro.

Il consenso al giudizio comporta l’obbligazione a sottomettersi alla sentenza.

Art. 37 della Carta delle Nazioni Unite

“1. Se le parti di una controversia della natura indicata nell’articolo 33 non riescono a regolarla con i mezzi

indicati in tale articolo, esse devono deferirla al Consiglio di Sicurezza.

2. Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che la continuazione della controversia sia in fatto suscettibile di

mettere in pericolo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, esso decide se agire a norma

dell’articolo 36, o raccomandare quella soluzione che ritenga adeguata.”

Negli anni ‘20/’30 vi era l’idea di fare degli accordi internazionali con i quali gli stati si obbligavano

preventivamente ad affidarsi al giudizio di una Corte in caso di controversie. Si riteneva che questo tipo di

accordi avrebbero agevolato il mantenimento della pace. Il progetto affondò a causa delle riserve poste dagli

stati.

• Es. sezione 286 Diritto del Mare

Art. 287 Convenzione sul diritto del Mare, gli stati sono liberi scegliere una o più i mezzi di soluzione delle

controversie:

se gli stati non ne indicano nessuno vuol dire che si fa luogo all’arbitrato.

Art. 36.2 Statuto Corte Internazionale di Giustizia

“2. Gli Stati parti del presente Statuto possono in qualsiasi momento dichiarare di riconoscere come

obbligatoria, di pieno diritto e senza convenzione speciale, in confronto di ogni altro Stato che accetti lo

stesso obbligo, la giurisdizione della Corte su tutte le divergenze di ordine giuridico aventi per oggetto,

a) l’interpretazione di un trattato;

b) qualsivoglia questione di diritto internazionale;

c) l’esistenza di qualunque fatto il quale, se fosse provato, costituirebbe violazione di un impegno

internazionale;

d) la natura o la portata della riparazione dovuta per la violazione di un impegno internazionale.”

Gli stati che ratificano l’articolo del consenso preventivo possono citare in giudizio, senza accordo

preventivo, solo gli stati che hanno ratificato come loro il suddetto articolo.

13/12/2017

Art. 13

1. “L’Assemblea Generale intraprende studi e fa raccomandazioni allo scopo di:

a. Promuovere la cooperazione internazionale nel campo politico ed incoraggiare lo sviluppo

progressivo del diritto internazionale e la sua codificazione;

b. Sviluppare la cooperazione internazionale nei campi economico, sociale, culturale,

educativo e della sanità pubblica, e promuovere il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, o di religione

2) Gli ulteriori compiti, funzioni e poteri dell’Assemblea Generale rispetto alle materie indicate nel

precedente paragrafo 1 b sono stabiliti nei Capitoli IX e X”

Per la produzione di diritto l’ONU ha 2 organismi:

• L’assemblea generale: assicuro lo sviluppo progressivo del diritto internazionale.

• Commissione di diritto internazionale: organo sussidiario, composto da individui (ovvero i membri

sono tali a titolo personale e non come rappresentanti di stati). Tale organi redige dei progetti di

trattato da far approvare all’assemblea generale. Se la norma prodotta è di sviluppo progressivo

(norma nuova) vincola solo le parti contraenti, se la norma è l’aggiornamento di una precedente

vincola tutti gli stati.

Le norme si sono formate per la coesistenza degli stati. Tali norme sono fondate sulla sovranità degli stati

che può essere:

• Sovranità territoriale: è piena, quella esercitata da uno stato sulla terra ferma ed in alcune zone

marittime.

• Sovranità funzionale: insieme di specifici poteri e diritti che uno stato può esercitare in determinate

aree; non si tratta più di una sovranità piena.

La legge del mare

È stato oggetto di diversi tentativi di codificazione.

1930 Conferenza dell’Aia. Vengono decisi gli ambiti su cui produrre diritto internazionale (tra i quali la

questione del mare). Non verrà adottato alcun trattato; per il mare sarà insormontabile la difficoltà di

accordarsi su quanto fosse ampio il mare territoriale.

1956 Conferenza di Ginevra. Viene discusso un progetto di articoli sottoposto ad approvazione

dell’Assemblea generale. Questa produce 4 trattati (cosicché molti stati ne ratificassero almeno una parte)

anche se inizialmente il testo era unitario. Il diritto del mare in questo modo risulta frammentato.

Argomenti dei 4 trattati:

1. “sul mare territoriale e la zona contigua

2. sull'alto mare

3. sulla pesca e la conservazione delle risorse biologiche dell'alto mare

4. sulla piattaforma continentale

N.B. L’ampiezza del mare territoriale tuttavia non viene definita.

1960 Conferenza per definire il confine del mare: circa 6 miglia + 6 per la pesca. Non viene approvata per un

solo voto.

1967 Malta propose di sottoporre i fondali marini dell’alto mare e le risorse nascoste al principio del

patrimonio comune dell’umanità nonché utilizzabili solo per per fini pacifici.

1980 Montego Bay (Conferenza in Jamaica). Conferenza intergovernativa (poiché non promossa dall’ONU),

verrà approvato un testo unitario. Gli stati che l’hanno ratificata hanno accettato che questa conferenza sia

prevalente rispetto i trattati del 1956(per coloro che li hanno ratificati). Gli USA si opposero all’ art. 11

ovvero sull’utilizzo delle risorse in alto mare, infatti non le volevano come patrimonio comune dell’umanità

ma come risorse sfruttabili asserendo principi di economia di mercato; vennero iniziati dei negoziati che 55

portarono nel 1994 alla modifica della parte 11, gli USA tuttavia non hanno ancora ratificato la conferenza di

Montego Bay

Zone marittime

Mare territoriale:

• Zona di mare immediatamente adiacente alle coste.

• La sovranità dello stato si estende a questa fascia come sulla terraferma nonché al suolo, sottosuolo e

spazio aereo sovrastante. Le isole hanno il loro mare territoriale. La convenzione di Montego Bay ne

stabilisce i limiti:

Limite interno: quello individuato dalla linea di bassa marea che risulta dalle carte nautiche

 riconosciute dallo stato costiero. Esistono dei correttivi: se la costa è frammentata, lo stato

può collegare i punti più sporgenti per individuare il punto d’inizio del mare territoriale

(devono tuttavia esservi acque interne tra le frastagliature).

Limite esterno: si calcola misurando 12 miglia dalle linee di bassa marea.

Le acque interne sono totalmente sottoposte all’autorità interna. Per le acque territoriali vi sono dei limiti di

sovranità ovvero:

• Passaggio inoffensivo: è una sorta di transito. È sempre consentito senza autorizzazione dello stato

costiero. Tale diritto può essere sospeso dallo stato territoriale. Esistono delle condizioni per la sua

formazione:

Passaggio continuo ed ininterrotto salvo che non occorrano situazioni di forza maggiore,

 pericolo o di dover prestare soccorso.

Non prevede la facoltà di sosta o ancoraggio

 Non deve recare pregiudizio alla pace, sicurezza e buon ordine dello stato costiero.

Problema: spetta solo alle navi private o anche a quelle da guerra? Per Ronzitti si, nel diritto internazionale

generale no in quanto sono armate.

Es. I sommergibili devono navigare in emersione ed esibire la bandiera. .

• Passaggio in transito: non è sospendibile e comprende il sorvolo. Vige a favore di navi/aerei da

guerra e navi private. I sommergibili possono navigare anche in immersione.

In caso di illecito da parte dell’equipaggio della nave:

• Se il danno non produce effetti per l’esterno si applica il diritto dello stato di cui la nave batte la

bandiera

• Se il danno produce effetti per l’esterno (quindi per lo stato costiero) si applica il diritto dello stato

territoriale ovvero il suo codice penale.

Le baie sono vincolate dalla regola del semicerchio e delle 24 miglia; non si applicano in caso di baie

storiche. La convenzione di Montego Bay non tutela le baie strategiche.

14/12/2017

Le baie

• Penetrano in modo profondo nella costa

• Possono essere chiuse secondo

• Requisiti per la chiusura:

Regola del semicerchio

 La quantità di acqua contenuta deve essere pari o superiore alla superficie del semicerchio.

• Le baie storiche possono essere chiuse senza questi requisiti. Es. Golfo di Taranto

Baie strategiche o vitali:

• L’esigenza di chiuderle non trova ostacoli negli accordi di Montego Bay.

Gli stretti internazionali:

• Bracci di mare che collegano due zone marittime oppure l’alto mare con in mare territoriale.

• Vige il diritto di passaggio inoffensivo (codificato nel 1958 nella Conferenza di Ginevra) a favore di

navi private e da guerra. Tale diritto non è sospensivo.

• Vige il diritto di passaggio in transito tra zone economiche esclusive, tra una zona territoriale ed una

economica esclusiva.

Zona Contigua

• Si estende per 24 miglia dalla linea di base

• Deve essere proclamata dallo stato costiero.

• Lo stato costiero può esercitare diritti di sorveglianza perseguendo il compimento di illeciti, prestare

servizi sanitari, perseguire interessi economici etc.

Piattaforma continentale

• La sua costituzione è automatica

• Originatasi nel 1945 da una dichiarazione di Truman cui ne seguirono altre da parte di altri presidenti

di altri Paesi.

• Lo stato costiero gode del diritto di sfruttamento delle risorse naturali (biologiche, minerarie, etc)

poste nella piattaforma.

• I diritti dello stato costiero si estendono solo al fondale marino e non alla colonna d’acqua

sovrastante

• Lo sfruttamento delle risorse non può pregiudicare le libertà di navigazione spettanti agli altri stati.

• L’ampiezza è determinate da diverse regole:

Convenzione di Montego Bay: 200 miglia marine calcolate dalla linea di base del mare

 territoriale indipendentemente dalla conformazione della costa (es. anche se c’è un

precipizio che determina la fine geologica della piattaforma prima delle 200 miglia).

Se la piattaforma geologica è più lunga di 200miglia, lo stato costiero può estenderla fino a

 350 miglia marine o a 2500metri dall’isobata (linea).

Oltre le 200 miglia vi è un limite allo sfruttamento delle risorse: per farlosi deve versale

 all’autorità marittima internazionale una quota in denaro o natura sulle risorse.

• Il problema sorge per gli stati con la piattaforma continentale condivisa: 57

Si risolve con la regola delle linee continue

 La Germania nel mare del Nord ha una costa concava e ciò le avrebbe concesso una

 piattaforma continentale più piccola.

Montego Bay prevede che gli stati frontisti si debbano accordarsi in modo equo secondo il

 diritto internazionale.

Zona Economica Esclusiva

• Ampiezza: 200miglia

• Lo Stato costiero ha ampi poteri coercitivi su questa zona. Art.73, par. 1 Convenzione Montego Bay.

• Serve per riconoscere agli stati l’esercizio di diritti di pesca sulla zona di mare prospiciente le

proprie coste.

• I diritti che lo stato può esercitare sono inferiori:

Pesca

 Protezione ambientale

 Sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali

 Produzione di energia

 Giurisdizione relativamente l’installazione di isole artificiali

• Deve essere proclamata come la zona contigua

• Gli altri stati sono liberi di navigare senza alcun limite,

• Controlli di polizia:

Lo stato costiero deve notificare prontamente allo stato della bandiera della nave sospetta

 quale misura adotterà (ad esempio l'abbordaggio).

Se lo stato della bandiera della nave versa la cauzione per una propria nave, lo stato costiero

 deve rilasciare nave ed equipaggio.

Il diritto di pesca:

• Serve a garantire lo sfruttamento ottimale dello stock di pesca disponibile.

• Lo stato costiero stabilisce il massimo numero di catture possibili senza che queste determinino un

eccessivo impoverimento dei banchi di pesce.

• Lo stato costiero può autorizzare altri stati alla pesca previo determinate condizioni tra cui

pagamento di denaro o il deposito del pescato sullo stato costiero.

• A garanzia degli interessi dello stato costiero sta per essere codificato nella prassi una “presential

sea” affinché lo stato costiero possa pescare oltre la prorpia zona esclusiva: i pesci possono uscire

dalla zona e quindi è necessario che anche i pescatori possano seguirli.

Alto mare

• Vige il diritto di libertà di tutti gli stati

• Libertà di pesca, sorvolo, posa di cavi, costruzione di isole artificiali, etc.

• Eccezioni per le navi private indicate alla conferenza di Montego Bay:

Pirateria: insieme di atti di violenza e depredazione effettuati da una nave contro un’altra

 nave, tali atti vengono effettuati per fini privati. Quando una nave è sospettata di pirateria

tutte le navi da guerra possono inseguirla sempre che non entri nel mare territoriale della

propria bandiera o di qualsiasi altro stato, lì sarà lo stato costiero a procedere alla cattura

della nave.

Navi che esercitano funzione di diffusione di radio e televisione verso il pubblico dello stato

 costiero commettendo un illecito internazionale. Tutti gli stati possono intervenire. Le navi

da guerra possono catturare la nave pirata.

Schiavitù: navi sospettate di traffico di essere umani; le navi da guerra hanno diritto di

 abbordaggio della nave. Quando le persone passano da una nave all’altra acquisiscono la

libertà. Alla nave da guerra non è consentito catturare l’altra nave.

Diritto di inseguimento dello stato costiero contro le navi che hanno violato i diritti dello

 stato costiero medesimo. Questo inseguimento deve essere continuo e ininterrotto. Può

continuare finché la nave inseguita non raggiunge il mare di un altro stato. È possibile

catturare la nave che ha violato una qualsiasi norma dello stato costiero.

Attribuzione della nazionalità alle navi:

• Montego Bay prevede che affinché uno stato possa attribuire la propria bandiera alla nave deve

sussistere un collegamento effettivo tra lo stato e la nave.  Criterio del ""genuine link.

• In altre parole la nave deve rispettare le norme dello stato di cui issa la bandiera.

• Spesso molti stati danno liberamente la propria bandiera alle navi (es. Liberia), in questo senso, lo

stato non controllando le navi che portano la loro bandiera, tecnicamente commettono un illecito

internazionale.

• La nave in alto mare è sottoposta alla giurisdizione dello stato della bandiera.

• Le navi con due bandiere sono equiparate alle navi senza bandiera quindi abbordabili e conquistabili

da qualsiasi nave da guerra.

Esistono delle altre convenzioni secondo le quali, in caso di sospetto traffico di droga ad esempio, le navi da

guerra di altri stati, possono, previo consenso dello stato della bandiera, abbordare la nave.

15/12/2017

Le Corti internazionali che si occupano di individui

Possibili casi di giudizio:

• Individuo contro stato: es. Corti sui diritti dell’uomo

• Individuo imputato di fronte ad una corte penale. Quando un individuo ha compiuto crimini punibili

dalle norme del diritto internazionale. L’individuo è destinatario di situazioni giuridiche create dalla

norma internazionale.

La norma di diritto internazionale incrimina direttamente l’individuo indipendentemente dal

 diritto interno dello Stato cui appartiene (che può non avere una forma corrispondente di

reato).

Es. reato di tortura: in Italia non è codificato come reato, tuttavia se un italiano si macchia di

 tale reato sarebbe incriminato direttamente dalla corte internazionale. 59

Corte Europea dei diritti dell’Uomo

Caratteristiche generali:

• Ha sede a sede a Strasburgo

• È un organo del Consiglio d’Europa (e non dell’Unione Europea)

• Basa i suoi giudizi sulla “convenzione sui diritti dell’Uomo”, negoziata e ratificata da alcuni stati

anche non europei.

È sospendibile in casi particolari: ad esempio in caso di terrorismo.

La Corte deve valutare se Tizio si è visto ledere un diritto tutelato dalla Corte, ovvero se uno stato abbia

violato la convenzione nei confronti di un cittadino commettendo quindi un illecito internazionale.

L’individuo ha il potere di porre in essere un procedimento, ponendosi quindi in un piano di parità rispetto lo

Stato.

• Es. Caio contro Italia

Come si fa a fare i ricorsi?

• Il singolo, anche senza avvocato, può arrangiarsi per fare ricorso compilando i moduli necessari.

• La Corte, solitamente un giudice unico, valuta il caso asserendo un giudizio di ricevibilità. In caso di

esito negativo, non si può fare ricorso.

Il procedimento gudiziario è molto lungo visto che sono moltissimi i casi che si presentano.

Condizioni di ammissibilità:

Art. 35 “Condizioni di ricevibilità” della “Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo”

1. La Corte non può essere adita se non dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne, come

inteso secondo i principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti ed entro un

periodo di sei mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva.

2. La Corte non accoglie alcun ricorso inoltrato sulla base dell’articolo 34, se:

(a) è anonimo; oppure

(b) è essenzialmente identico a uno precedentemente esaminato dalla Corte o già

sottoposto a un’altra istanza internazionale d’inchiesta o di risoluzione e non

contiene fatti nuovi.

3. La Corte dichiara irricevibile ogni ricorso individuale presentato ai sensi dell’articolo 34 se

ritiene che:

(a) il ricorso è incompatibile con le disposizioni della Convenzione o dei suoi

Protocolli, manifestamente infondato o abusivo; o

(b) il ricorrente non ha subito alcun pregiudizio importante, salvo che il rispetto dei

diritti dell’uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi Protocolli esiga un esame

del ricorso nel merito e a condizione di non rigettare per questo motivo alcun caso

che non sia stato debitamente esaminato da un tribunale interno.

4. La Corte respinge ogni ricorso che consideri irricevibile in applicazione del presente

articolo. Essa può procedere in tal modo in ogni stato del procedimento.”

• La richiesta di giudizio non può essere presentata anonimamente.

• Esser trascorso un periodo non superiore a 6 mesi dal momento in cui si ha avuto la sentenza

definitiva dall’organo preposto dello Stato (ovvero dal massimo organo di giudizio, es. Cassazione).

Infatti, la Corte dei diritti dell’uomo si può occupare di situazioni ove l’individuo abbia esaurito tutti

i ricorsi interni (tutti i gradi di giudizio).

• Il ricorso non deve essere incompatibile con la convenzione, protocolli, non deve essere abusivo o

manifestamente infondato. In altre parole, non deve riguardare situazioni delle quali la convenzione

non si occupa. Il ricorso è abusivo quando viene messo su “ad arte” per far in modo che la corte si

pronunci contro uno stato.

I protocolli aggiuntivi della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo:

• Il primo protocollo aggiuntivo riguarda il diritto di proprietà.

L’Italia ha accumulato diverse richieste di accertamento poiché paga poco i cittadini a cui

 espropria i terreni per pubblica utilità: paga cifre irrisorie.

• Diritto all’istruzione: dei minori ad essere istruiti e dei genitori a scegliere il tipo di istruzione.

• Abolizione della pena di morte.

• I protocolli servono a modificare la convenzione stessa ed integrarne delle parti.

• Es. art. 14 ha permesso agli individui di ricorrere da sé alla corte. Prima esisteva una commissione

che stabiliva se ci si poteva rivolgere alla corte medesima.

20/12/2017

Le corti penali Internazionali

Trovano origine nel tribunale di Tokyo e Norimberga

• Principi fondanti:

“Nullum crimen sine lege”: non si è punibili se non in forza di una legge che identifica un

 determinato atto/comportamento come illecito.

Principio di non retroattività: questa norma incriminatrice, penale, deve essere entrata in

 vigore prima del sospetto fatto illecito. È una norma inderogabile

• Il diritto su cui si basano i tribunali internazionali deve essere codificato infatti se la condotta non è

codificata come reato da una legge non si può agire.

• Si applica il principio secondo cui se un criminale è già stato condannato non può essere

riprocessato.

• La corte deve dimostrare che l’imputato ha compiuto tutto ciò che a norma penale prevede.

• Prevedono la possibilità di appello.

• Es. Per condannare un individuo per furto, si deve verificare se il suo comportamento è

conforme a quanto prescritto dal codice penale.

Il tribunale di Norimberga

• Ha operato senza una codificazione dei reati per il quali giudicava. Infatti, il genocidio non era

ancora stato codificato come crimine.

• Ha agito basandosi sul diritto consuetudinario (non sarebbe dovuto bastare) 61

Tribunale dell’ex Jugoslavia

• Istituito dall’ONU in virtù del capo 7° della Carta costitutiva delle Nazioni Unite. Infatti, il

Consiglio di sicurezza può prendere misure implicanti la forza o pacifiche (sanzioni, embargo, …)

(art. 40 et 41) per ristabilire l’ordine. Sebbene il trattato non parli esplicitamente della possibilità di

costituire tribunali, il Consiglio di Sicurezza si è arrogato questo diritto: l’accertamento dei crimini è

necessario per la pacificazione dei paesi quindi, a forza di ciò, si crede che il Consiglio di Sicurezza

possa istituire dei tribunali.

• Le norme sono migliorate rispetto quelle del tribunale di Norimberga.

• Lo statuto del tribunale contiene la descrizione dei vari crimini che punisce:

• I crimini punibili sono limitati dal territorio (cioè quello della ex Jugoslavia) e dal periodo a partire

dal 1991 in seguito.

• Il tribunale giudica in presenza dell’imputato quindi ci vuole molto tempo anche per catturarli.

• Il tribunale prevale sui tribunali interni. Se lo stesso crimine sarebbe giudicabile da un tribunale

interno, quest’ultimo deve cedere la giurisdizione al tribunale internazionale.

Il tribunale per il Ruanda

• Formato dopo quello della Jugoslavia

• Giudica atti e violazioni dal 1 gennaio al 31 dicembre 1994.

• Si applica il principio secondo cui se un criminale è già stato condannato non può essere

riprocessato.

• Esiste la possibilità di appello.

Statuto della corte penale internazionale

• Ha sede all’Aia.

• È vincolante solo per le parti che lo hanno sottoscritto e ratificato e non produce effetti per

gli stati terzi.

• Ha una giurisdizione sussidiaria rispetto quella degli stati: non arroga a sé il processo nel caso in cui

il reo sia in fase di giudizio da parte di un tribunale interno.

• La corte ha giurisdizione se lo stato non è in grado si svolgere il processo o non ha l’interesse per

farlo.

• Art. 5 “Crimini di competenza della Corte”

“La competenza della Corte é limitata ai crimini più gravi, motivo di allarme per l'intera comunità

internazionale. La Corte ha competenze, in forza del presente Statuto, per i crimini seguenti:

Crimine di genocidio;

 Crimini contro l'umanità;

 Crimini di guerra;

 Crimine di aggressione”

• Tra i crimini di guerra si contemplano all’art. 8:

1. Cagionare volontariamente grandi sofferenze o gravi lesioni all'integrità fisica o alla salute;

2. Distruzione ed appropriazione di beni, non giustificate da necessita militari e compiute su

larga scala illegalmente ed arbitrariamente;

3. Costringere un prigioniero di guerra o altra persona protetta a prestare servizio nelle forze

armate di una potenza nemica;

4. Privare volontariamente un prigioniero di guerra o altra persona protetta del suo diritto ad un

equo e regolare processo;

5. Deportazione, trasferimento o detenzione illegale;

6. Cattura di ostaggi

In questo senso l’ISIS ha compiuto molti di questi reati e quindi l’ONU avrebbe titolo per attaccarlo.

Procedura:

• Avvio a mano di:

Procuratore da sé dopo esser stato autorizzato da un “Pre Trial Chamber” ovvero una

 divisione di giudici che analizza le richieste a procedere dell'Ufficio del procuratore e

autorizza o meno le indagini della Corte in un primo stadio e, in un secondo momento,

quando le indagini hanno portato alla raccolta di elementi sufficienti per affrontare un

processo, decide sull'ammissibilità del caso consiglio.

Uno stato membro (referreal).

 Consiglio di sicurezza nel caso in cui si tratti di violazione della pace, minaccia della pace o

 aggressione. Questi può autorizzare la corte a giudicare individui che hanno commesso un

illecito in Paesi che non hanno ratificato la convenzione. Es. caso Gheddafi.

N.B. I subordinati rispondono degli ordini eseguiti anche se potrebbero esser riconosciute delle attenuanti.

Condizioni per l’esercizio della giurisdizione della corte:

Art. 11 “Competenza ratione temporis”

1. “La Corte ha competenza solo sui crimini di sua competenza, commessi dopo l'entrata in vigore del

presente Statuto.

2. Quando uno Stato diviene Parte al presente Statuto successivamente alla sua l'entrata in vigore, la

Corte può esercitare il proprio potere giurisdizionale solo sui crimini commessi dopo l'entrata in

vigore del presente Statuto nei confronti di tale Stato, a meno che lo Stato stesso abbia reso una

dichiarazione ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 3.”

Art. 12

1. Lo Stato che diviene parte del presente Statuto accetta con tale atto la competenza della Corte sui

crimini di cui all'articolo 5.

2. Nell'ipotesi- preveduta dall'articolo 13, lettere a) o c) la Corte può esercitare il proprio potere

giurisdizionale se uno dei seguenti Stati, o entrambi, sono Parti del presente Statuto o hanno

accettato la competenza della Corte in conformità delle disposizioni del paragrafo 3: 63

a) lo Stato nel cui territorio hanno avuto luogo l'atto o l'omissione in oggetto o, se il crimine é

stato commesso a bordo di una nave o di un aeromobile, lo Stato della bandiera o di

immatricolazione di tale nave o aeromobile;

b) lo Stato del quale la persona accusata ha la nazionalità.

3. Se è necessaria, a norma delle disposizioni del paragrafo 2, l'accettazione di uno Stato non Parte del

presente Statuto, tale Stato può, con dichiarazione depositata in Cancelleria, accettare la competenza

della Corte sul crimine di cui trattasi. Lo Stato accettante Corte coopera con la Corte senza ritardo e

senza eccezioni, in conformità al capitolo lX

Esistono delle condizioni essenziali affinché la corte si attivi.

Non può intervenire se un crimine è avvenuto in un paese e coinvolge cittadini di altri paesi. Nel caso della

Libia sono potuti intervenire poiché il consiglio di sicurezza ha approvato all’unanimità l’intervento.

21/12/2017

Capo 7° della Carta dell’ONU, Soluzione pacifica delle controversie

Art. 2.4 Il divieto dell’uso della forza

“I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia

contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera

incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.”

L’utilizzo della forza:

• L’utilizzo è incardinato in un sistema multilaterale ovvero.

• È a discrezione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

• Il fine è la difesa collettiva per la salvaguardia della pace.

Struttura capo 7°

“Art. 39 Accertamento di una minaccia”

“Il Consiglio di Sicurezza accerta l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace, o di un

atto di aggressione, e fa raccomandazioni o decide quali misure debbano essere prese in conformità agli

articoli 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale.”

Delinea le situazioni a seguito delle quali il Consiglio di Sicurezza può intervenire con l’utilizzo della forza.

Tale definizione è molto ampia e permette quindi un’interpretazione estensiva sull’uso della forza (il

Consiglio di sicurezza dispone di una grande discrezionalità su quando utilizzarla).

Casi accertabili:

• Aggressione: è un atto evidente, quando uno stato penetra nello stato altrui.

• “Minaccia alla pace” e “violazione della pace” sono concetti molti ampi e lasciano un grande potere

discrezionale del Consiglio di Sicurezza.

N.B. Il Consiglio di sicurezza è un organo politico quindi accerta l’esistenza di un fatto (non la violazione di

un diritto come un giudice) che può essere considerato ad esempio come una violazione della pace. In

conseguenza all’accertamento di un fatto considerato illecito può agire per ripristinare la pace. [Non esiste

una corte che stabilisce quando deve o meno attivarsi].

• Es. il tentativo di costruire un arsenale nucleare è stato considerato un atto di “minaccia alla pace”.

Invece

I giudici devono risolvere una ipotetica controversia secondo diritto. Infatti, per stabilire l’illeceità di un

determinato atto, devono prima accertare l’esistenza di un diritto violato, e l’assenza di cause giustificatorie.

Il capo 7° è stato utilizzato in maniera estensiva per intervenire anche in situazioni reputate illecite

all’interno di stati. Per esempio, in caso di violazioni di diritti umani.

• Es. Somalia. Durante e dopo la guerra Civile le persone erano alla fame, vennero autorizzate delle

truppe per portare rifornimenti. Il Consiglio di Sicurezza ha autorizzato la missione poiché ha

qualificato come illecito internazionale la fuga verso i Paesi limitrofi di molti cittadini Somali.

Questi avrebbero potuto creare dei disagi

Intervento Umanitario:

• Avviene senza il consenso dello stato territoriale

• È un atto di forza poiché le truppe straniere entrano nel paese

Es. ex Jugoslavia, Ruanda…

Si è consolidata una prassi secondo cui l’intervento umanitario è possibile previo autorizzazione del

Consiglio di Sicurezza.

Uso della forza: non necessariamente significa bombardare ma salvaguardare i corridoi umanitari.

I contingenti di “peace keeping” invece sono inviati dagli stati.

Art. 40 “Misure non vincolanti”

“Al fine di prevenire un aggravarsi della situazione, il Consiglio di Sicurezza prima di fare le

raccomandazioni o di decidere sulle misure previste all’articolo 41, può invitare le parti interessate ad

ottemperare a quelle misure provvisorie che esso consideri necessarie o desiderabili. Tali misure provvisorie

non devono pregiudicare i diritti, le pretese o la posizione delle parti interessate. Il Consiglio di Sicurezza

prende in debito conto il mancato ottemperamento a tali misure provvisorie.”

Es. “Cessate il fuoco”

Art. 41 “Misure del Consiglio di Sicurezza non implicanti l’uso della forza.

“Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l’impiego della forza armata, debbano

essere adottate per dare effetto alle sue decisioni, e può invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare

tali misure. Queste possono comprendere un’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle

comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni

diplomatiche.”

Il consiglio di sicurezza può individuare anche misure diverse da quelle indicate dal capo 7°.

Sanzioni economiche:

• Embargo: cessazione di tutte le relazioni economiche col paese colpito. Nessun bene colpito da

embargo può essere comprato e venduto dal/al paese colpito. Spesso quest’azione danneggia i più

poveri.

• Sanzioni intelligenti:

Embargo solo per alcuni tipi di merci ovvero quelle strategiche per l’attuazione del progetto

 illecito che si ipotizza essere in costruzione. Es. per la Corea del nord, nulla che possa

aiutare la costruzione della bomba nucleare. 65

Provvedimenti che colpiscono le persone che si ritengono essere gli autori dell’illecito. Es.

 Congelamento dei beni del sospettato: azione attraverso la quale il reo (imputato) non può

disporre di tutti i suoi beni (ad esempio depositati in banca) poiché sottoposti a sequestro.

nessuna banca al mondo potrà garantire loro l’accesso ai propri beni che si trovano

all’estero/ in patria.

Ogni stato deve fare un provvedimento di recepimento della misura (in quanto la misura è rivolta allo stato

sebbene possa colpire persone specifiche). Infatti, le delibere del Consiglio di Sicurezza sono obbligatorie, e

gli stati devono obbligatoriamente recepirle pena la commissione di un illecito. Le misure non hanno effetto

sugli individui finché lo stato non le recepisce.

Tali provvedimenti possono danneggiare:

• I soggetti economici che commerciavano determinati beni con il Paese colpito da sanzione. Tuttavia,

nessun commerciante si è mai rivolto ad una corte per esporre il problema.

• I cittadini che avendo lo stesso nome del sospetto attore dell’illecito si vedono congelati i propri

fondi.

Esiste un “Comitato delle sanzioni”: le persone colpite dalla sanzione possono presentare documenti che

attestino la loro estraneità ai fatti (magari hanno lo stesso nome del terrorista).

Art. 43 “Truppe ONU”

1. “Al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, tutti i Membri

delle Nazioni Unite si impegnano a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza, a sua richiesta

ed in conformità ad un accordo o ad accordi speciali, le forze armate, l’assistenza e le facilitazioni,

compreso il diritto di passaggio, necessarie per il mantenimento della pace e della sicurezza

internazionale.

2. L’accordo o gli accordi suindicati determineranno il numero ed i tipi di forze armate, il loro grado di

preparazione e la loro dislocazione generale, e la natura delle facilitazioni e dell’assistenza da

fornirsi.

3. L’accordo o gli accordi saranno negoziati al più presto possibile su iniziativa del Consiglio di

Sicurezza. Essi saranno conclusi tra il Consiglio di Sicurezza ed i singoli Membri, oppure tra il

Consiglio di Sicurezza e i gruppi di Membri, e saranno soggetti a ratifica da parte degli Stati

firmatari in conformità alle rispettive norme costituzionali.”

Gli stati dovrebbero stipulare degli accordi con il consiglio di Sicurezza per costituire delle guarnigioni di

FFAA da cedere al comando del Consiglio di Sicurezza.

La procedura attualmente utilizzata è che il Consiglio di Sicurezza verifica la presenza di Stati disposti a

schierare truppe per una missione. In caso affermativo autorizza la missione (il cui comando è a capo degli

stati). La mobilitazione dell’esercito è un atto molto gravoso economicamente (bisogna pagare i contingenti,

le armi, …) quindi non tutti sono disposti a prendersi carico delle varie spese.

ATTENZIONE Tale articolo è caduto in desuetudine: non è mai stato attuato; in altre parole, è caduto in

disuso, andandosi a formare un’“opinio iuris” secondo cui nessuno pretenderà che quello verrà attuato.

Desuetudine: Indica il venir meno di una prassi consolidata [Consuetudine], per mancata osservanza dei

comportamenti da essa previsti. La desuetudine di una legge, ovvero la reiterata inosservanza dei relativi

precetti, non dà luogo alla sua abrogazione, occorrendo a tal fine necessariamente un atto avente forza di

legge (difatti è come se lo fosse).

Art. 42


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti presi durante l'anno accademico 2017/2018.
Il testo di riferimento è il Natalino Ronzitti, Intorduzione al diritto Iinternazionale. Torino, Giappichelli, 2016.
Gli appunti trattato quanto segue: Enti che partecipano alla vita di relazione internazionale. Enti territoriali. Enti non territoriali, che aspirano a divenire organizzazione di governo di una comunità territoriale. Enti non territoriali. Enti non territoriali, che hanno un legame con gli Stati. Enti partecipanti occasionalmente alla vita di relazione internazionale. Il riconoscimento. Status soggettivi degli enti internazionali. Il territorio. La successione internazionale tra Stati. Il diritto del mare. La tutela dell’indipendenza statale e delle organizzazioni internazionali nell’ordinamento degli Stati esteri . Le fonti del diritto internazionale. Il diritto dei trattati. La soluzione delle controversie internazionali e l’accertamento del diritto. L’individuo e la tutela internazionale dei diritti dell’uomo. La responsabilità internazionale. Il divieto dell’uso della forza. La sicurezza collettiva.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso laurea in scienze politiche, studi internazionali, governo delle amministrazioni
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher r.deluchi96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Pietrobon Alessandra.

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