Lezioni letteratura italiana
Carducci (1835-1907)
Rapporto con la modernità (quadro storico dell'800, Unità d'Italia) rappresenta di autore moderno, non è un poeta solo ottocentesco in quanto è proiettato anche al '900. Sperimentatore di genere e ruoli (sarà professore, traduttore, saggista... raggiungendo ottimi risultati in ogni campo). Metrica barbara, apre questioni legate alla ricerca di un nuovo linguaggio. Difesa della tradizione ma anche apertura a letterature straniere.
L'esperienza di Carducci coincide con la storia d'Italia, rappresenta l'intero paese - tema della frugalità della vita e l'incombere della morte.
Rapporto tra Carducci e gli scapigliati
I loro hanno un rifiuto per la tradizione; Carducci lavora con quest'ultima, la critica ma non arriva al loro livello esagerato. La difende da un certo punto di vista. Riesce a mettere insieme tradizione e innovazione.
Testi
- Pianto antico (1371, Rime nuove): dedicato al figlio che lui perde con grande dolore. Il tema è riconoscibile, ha un volto diverso questo Carducci.
- Traversando la Maremma toscana (1885, Rime nuove): omaggio all'Italia con toni molto pacati, attenzione al paesaggio, luogo in cui ha vissuto la sua infanzia. Tema della memoria, del ricordo e della tradizione. Ricorda molto Petrarca e le espressioni di Leopardi. Si ha il passaggio dal tempo presente (2 strofa) al tempo passato (3 strofa), tempo del ricordo (rievoca il passato; tema della morte). Il "ma" al centro del verso da una speranza con un senso di pace dato dal paesaggio. Rievoca i valori del paesaggio: bianco-neve, verde-piana, rosso-colline (fa riferimento al tricolore italiano omaggiando la patria).
- Alla stazione in una mattina d'autunno (Odi Barbare): dedicata a Carolina. Partenza di questa donna alla stazione per andare dal marito a Civitavecchia. La separazione degli amanti si riflette nel paesaggio e in ogni piccolo dettaglio.
Adele Bergamini
Nel secondo '800 molte scrittrici donne pubblicano opere. Il ruolo dell'intellettuale donna cambia. La questione femminile è al centro dei diversi cambiamenti, è una questione molto discussa da Carducci stesso. Entrerà in contatto con molte figure femminili per questioni letterarie. Molte donne aristocratiche invitavano gli intellettuali nei loro salotti per parlare di arte e cultura. Spesso questa donna fu oggetto delle opere di Carducci, a lei dedica:
- Su Monte Mario (Odi Barbare). Carducci era ossessionato da Roma, era spesso invitato a casa di Adele (egli aveva diverse muse ispiratrici). Questa donna voleva essere citata nelle sue opere per poter raggiungere il successo.
Carducci e la modernità
- Nostalgia (Rime nuove). Il poeta ha nostalgia dei sogni infantili, ma questa nostalgia non appartiene a dei ricordi, a dei parenti o amici (non è una nostalgia di un passato che ha vissuto). È una nostalgia che fa riferimento a una sovrumana della vita e si intuisce soltanto nell'ultima strofa quando parla della Maremma. Fa riferimento a una parte della vita che non ha vissuto. Il testo si riallaccia al discorso di Carducci poeta della terza Italia, ma allo stesso tempo c'è dolcezza e toni meno enfatici più legati al paesaggio.
- Ad Annie (Annie Vivanti, scrittrice amata da Carducci nell'età matura // raccolta Rime e Ritmi 1899: già dal titolo fa vedere l'eterogeneità degli spunti e dei modelli di questa raccolta). Poesia scritta nel 1890, Annie si trova a La Spezia dove vive in un hotel e Carducci di prima mattina la raggiunge (da qui nasce l'ispirazione per questa poesia). Carducci usa la forma classica del "canto davanti la porta chiusa della donna amata". È un componimento barbaro in distici elegiaci. È una poesia d'amore dove nei versi conclusivi abbiamo l'unione tra la vitalità dell'ispirazione poetica e quella della bellezza femminile.
- A Mazzini: sonetto dedicato a Giuseppe Mazzini poco prima che morisse. Carducci condivideva l'ideale politico di Mazzini che lottò tutta la vita per un ideale di Unità d'Italia per uno stato repubblicano. Invece ci fu una monarchia costituzionale perché oltre al parlamento e al governo c'era anche il re (statuto Albertino). Mazzini pur avendo, dopo l'Unità d'Italia, la possibilità di diventare un deputato, rifiutò perché non voleva giurare sullo statuto Albertino emanato da un sovrano. Questa fermezza di ideali venne ammirata da Carducci che in questa fase della sua vita aveva abbracciato gli ideali repubblicani (2 anni prima fu anche sospeso dall'insegnamento perché diffondeva questi ideali). Dopo questo periodo e verso la fine della sua vita cambia ideologia e si avvicina alla monarchia riconsiderando il suo ruolo. Come Genova, città natale di Mazzini, che se ne sta maestosa su uno scoglio sul mare (marmoreo gigante: palazzi dei nobili ricoperti di marmo) così solitario e grande appare Mazzini che in un mondo in cui gli uomini non si rendono conto della confusione politica, egli è la figura ferma. Da questi scogli Mazzini immaginò l'alba di tempi nuovi e la terza Italia. Riuscì ad infondere i suoi ideali anche tra le persone del popolo considerato "morto".
Pianto Antico (Rime nuove); Traversando la Maremma toscana; Alla stazione in una mattina d'autunno; Su Monte Mario; Ad Annie.
Introduce le due figure del '900
Naturalismo francese
Corrente letteraria di metà '800 nata in Francia. Riflette in letteratura l'influenza della generale diffusione del pensiero scientifico, che basa la conoscenza sull'osservazione, sperimentazione e verifica (l'opera diventa documento di un'epoca). Il compito dello scrittore è quello di raffigurare la realtà nel modo più oggettivo e impersonale possibile. L'autore si deve tirare fuori dall'opera senza parlare dei suoi pensieri e del suo gusto personale, lasciare ai fatti personali la voce. I fatti e le cose narrate hanno il compito di denunciare la situazione sociale (degrado e ingiustizie della società). Attraverso questa tecnica sono i fatti a parlare e non l'autore.
- I tre fattori che lo scrittore naturalista considera narrando una vicenda sono l'ereditarietà, l'ambiente sociale e l'epoca storica.
- Principali esponenti sono Zola, Maupassant e i fratelli Goncourt.
Verismo
Si ispira al naturalismo francese. Le opere rappresentano le realtà sociali dell'Italia centrale, meridionale e insulare. C'è l'intento di denuncia di alcune situazioni sociali. Spesso le protagoniste sono le donne: malate, perseguitate, sfruttate, violentate, con problemi economici... tutte situazioni ai margini. C'è l'abitudine di scrivere il ciclo di opere perché attraverso più opere lo scrittore può più facilmente rappresentare un'epoca o uno spaccato storico.
- Il primo autore verista è Capuana che teorizza la "poesia del vero". Capuana come mediatore riuscì a portare in Italia le idee e gli stimoli che venivano dalla Francia.
- Verga intraprese la strada del verismo con la raccolta di novelle "Vita dei Campi" e con il primo romanzo del Ciclo dei Vinti (non verrà concluso), "I Malavoglia" (1881).
Verga G. (1840-1922)
- 1° fase - opere storico patriottiche
- 2° fase - opere mondane, legate ai salotti di un certo ceto sociale
- 3° fase - conversione al verismo (si parte dalla novella Nedda)
Progetto del ciclo dei vinti (titolo originale "La marea"). È il nucleo più interessante, innovativo e vitale. Ci sono elementi che riprendono il naturalismo presenti già nell'idea di realizzare un ciclo di opere. Vuole rappresentare diverse classi sociali e diverse fasi storiche. Si ha l'immagine del progresso che Verga rappresenta come un fiume in piena che passa e travolge, lasciando sulla riva i resti, le rovine, i cadaveri; solo il più forte sopravvive. Verga ha un'immagine estremamente negativa della realtà attuale, un'immagine che va controcorrente e mette in campo altri riferimenti. Il ciclo doveva partire dai Malavoglia (storia di una famiglia di pescatori di Acitrezza che devono confrontarsi con l'arrivo e lo scontro del progresso. La loro barca, chiamata non a caso Provvidenza, è l'unico mezzo di sostentamento. Lo scontro con il progresso sarà molto amaro e per loro sarà duro affrontare le novità che il progresso porta con sé. La grande novità è il linguaggio, viene utilizzato lo stile indiretto libero. Verga riesce a trovare una propria strada per portare sulla pagina la lingua dei pescatori, i proverbi, le dicerie e le tradizioni che appartenevano a quella società. Non le riporta direttamente, ma attraverso il discorso indiretto libero. Questa strategia gli permette di riportare sulla pagina i discorsi dei suoi personaggi. L'autore si fa mediatore, si fa corale di tutte queste espressioni) insieme a Mastro don Gesualdo (sale di classe sociale; mastro –> don: da lavorante Gesualdo farà un salto sociale), La duchessa di Letta, L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso. Questo ciclo viene definito da Verga come una specie di "fantasmagoria della lotta per la vita" nelle diverse classi sociali, dalle più basse alle più alte. Questo è il progetto che si basa su una rigorosa documentazione e sulla dimensione corale.
Federico De Roberto (1861-1927)
- I Viceré (1894): storia della famiglia degli Uzeda che viene narrata per raccontare la storia d'Italia. C'è una coincidenza tra la storia familiare con quella collettiva che è alla base del progetto dell'opera. Si passa dalla dominazione borbonica allo stato unitario... dovrebbe essere l'inizio di un nuovo capitolo storico ma non sarà così perché le dinamiche di potere prenderanno altri nomi e altre forme. "Ora che l'Italia è fatta dobbiamo fare gli affari nostri" –> frase pronunciata dal capo della famiglia, il duca D'Oragua, che sfrutterà maggiormente le trasformazioni in atto. Nonostante i cambiamenti così profondi delle strutture politiche, alla fine i soliti riusciranno ad utilizzare il potere per assicurarsi un certo prestigio sociale. Qui si parla di un naturalismo critico, una denuncia dello stato senza che il narratore intervenga.
D'Annunzio (1863-1968)
È una figura poliedrica e multiforme. Si è confrontato con molti ruoli e generi letterari. Nonostante chiamerà Carducci "maestro avverso" gli chiederà opinioni sui versi scritti. D'Annunzio inizierà la sua produzione poetica sotto il segno di Carducci ma alla fine percorrerà una strada diversa. Le due personalità che aprono il percorso del 900 sono Pascoli e D'Annunzio. Due poeti con i quali si confronteranno tutti i successivi. Sono due figure lontane e diverse, con tratti differenti, anche se troveranno nei rispettivi percorsi elementi di grande novità. Tutte le esperienze successive a quella di D'Annunzio dovranno fare i conti con il suo modello di riferimento.
Fasi della vita e opere di D'Annunzio
- D'Annunzio nasce nel 1863, studia a Prato, la sua prima opera sarà Primovere, verrà pubblicata nel 1879 e nascerà sotto il segno di Carducci (D'Annunzio rimarrà colpito dalle Odi Barbare) al quale dedicherà una saffica. Carducci guarderà con sospetto le prime prove di D'Annunzio. Sarà Enrico Nencioni, amico di Carducci, a seguire le proposte del giovane scrittore. Una volta a contatto con le riviste letterarie più importanti del momento, D'Annunzio riesce a interpretare bene il ruolo dell'intellettuale biforme e a garantirsi alcune collaborazioni giornalistiche importanti (acquisisce notorietà e si prepara il terreno per la pubblicazione delle sue opere // nesso strettissimo tra letteratura e giornalismo tra 800 e 900).
- Libro S. Costa CAP. 1, 3, 4, 8: D'Annunzio mette in atto una rielaborazione della tradizione, ovvero scrive mantenendo la tradizione. Venne accusato di plagio perché prendeva interi versi, parti e figure utilizzate da altri autori, in particolare francesi. Apertura europea: D'Annunzio abbraccia tutta la tradizione europea e le letterature straniere, c'è interesse e voglia di rimodulare elementi stranieri nelle sue opere. Più che uno studioso era un lettore, che riusciva a trarre ispirazione da qualsiasi cosa leggesse per rimodularlo come credeva più utile per i suoi testi. È al confine tra il plagio e la rielaborazione (questo è un suo tratto caratteristico). Questo è un suo tratto caratteristico individuabile sia nelle poesie che nei testi in prosa (Intere parti del Piacere sono riprese da più parti). L'amicizia con Nencioni (lo consiglia e legge i suoi testi) e Conti saranno riferimenti importanti per la sua scrittura in prosa. D'Annunzio ha come modello Carducci che poi supererà e criticherà. Riesce, allo stesso modo di Carducci, a garantirsi una serie di importanti rapporti e collaborazioni per entrare negli ambienti letterari, che in quel periodo contavano.
II Fase
- Introduce il "Piacere", opera importante perché porta in Italia i modelli europei decadenti. Mantiene le strutture del romanzo tradizionale: trama, rapporto tra autore e personaggio (alter ego). D'Annunzio riesce ad utilizzare la figura di Andrea Sperelli come immagine di se, da proporre al lettore tramite un gioco di specchi.
- Nel 91 inizia L'innocente, qui il rapporto con la letteratura russa sarà importante. Egli parte sempre da un'esperienza centrale verificatasi in un altro luogo, riportandola poi in Italia con il suo linguaggio e stile raffinato. Fa qualcosa con il merito di portare in Italia esperienze straniere.
- A Napoli si trasferisce per fuggire in quanto si riempirà di debiti in seguito al suo stile di vita lussuoso.
- Nel 92 dedica a Barbara Leoni le "Elegie romane"
- Nel 95 inizia la relazione con Eleonora Duse, sarà una lunga storia d'amore. Questa donna di grande personalità e cultura. Nasce un sodalizio non solo sul piano personale ma anche in ambito artistico.
- Le Vergini delle Rocce: inizio periodo del superuomo. La lettura di Nietzsche sarà alla base di questa elaborazione.
- Nel 96 pubblica Canto Novo
- Inizia a lavorare alle Laudi
- Nel 1900 esce Il Fuoco. D'Annunzio passerà dalla destra alla sinistra, voltafaccia, dicendo "io vado verso il sole". Questa trasformazione politica suscita molte polemiche e critiche.
III Fase
- 1903 vengono pubblicati i primi libri delle Laudi: rappresentano un momento importante per la storia letteraria italiana, oltre che per la produzione dannunziana. Iniziano ad arrivare suggestioni provenienti dalle avanguardie europee.
- Nel 1907 non si reca al funerale di Carducci ma gli scrive una canzone "Per la Tomba". Questo atteggiamento susciterà l'indignazione di Pirandello perché è come se D'Annunzio, in occasione della morte di Carducci, prendesse il posto del poeta morto.
- 1910 viene pubblicato Forse che si, forse che no: esperimento importante perché viene abbandonata la struttura tradizionale del romanzo.
- L'impresa di Libia del 1911 (prepara l'Italia alla prima guerra mondiale) verrà pubblicizzata e preparata facendo leva sull'idea di rendere l'Italia forte. Alla fine l'Italia vincerà e avrà la Libia come colonia. Questo evento coinvolge una gran parte dell'opinione pubblica, in particolare gli intellettuali che saranno chiamati a pronunciarsi e cantare l'impresa come "guerra" per la patria. I maggiori poeti e intellettuali dell'epoca scriveranno degli interventi su questo evento (Pascoli scrive "La grande proletaria s'è mossa" e D'Annunzio scriverà degli interventi che andranno a confluire nei canti che lui dedica all'impresa). L'Italia non ha un atteggiamento di unione e coesione nei confronti del colonialismo.
- Il progetto delle Laudi inizia con la volontà di mettere la propria esperienza in rapporto a quella carducciana.
- Parteciperà alla 1 guerra mondiale. Ma l'impresa di Fiume avrà un valore diverso perché fa capire quanto il ruolo di D'Annunzio va oltre quello di intellettuale, sarà a capo di un'impresa militare. Quindi si fa stretto il rapporto tra letteratura e politica.
IV Fase
- 1916 viene ferito all'occhio e verrà curato dalla figlia che lo aiuterà a lavorare al Notturno (scritto in questo periodo di convalescenza in quasi completa cecità). Scriverà su cartigli, ovvero su striscioline di carta, aiutato dalla figlia.
- Negli anni 20, anni del fascismo, si ritira
- In occasione della guerra d'Etiopia scrive un'opera per cantarne l'impresa
- 1938 muore
La poesia di D'Annunzio
Grande varietà di moduli metrici, di sperimentazione e di scelte linguistiche particolari, musicalità e verso libero (ricorso particolare). In Primovere è presente lo schema delle Odi barbare di Carducci. Gli schemi barbari sono ancora presenti in Canto Novo dove è ancora presente l'esperienza romantica. Le figure femminili sono molteplici, è una costante della poesia dannunziana. C'è sempre un volto, un riferimento femminile sulla scena. Il mondo della natura è presente nella sua poesia. La presenza umana e naturale vengono coniugate, c'è una metamorfosi continua tra l'elemento umano e naturale (presente in Alcyone). Rielaborazione della tradizione (citazionismo), apertura alle l...
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