Letteratura italiana contemporanea
Materiali del corso
Parte A:
- V. Spinazzola, L'esperienza della lettura, Milano, Unicopli, 2010 (limitatamente ai capitoli 3. Generi letterari e successo editoriale, pp. 35-59; 5. Le coordinate del sistema letterario, pp.84-98; 7. La valorizzazione del testo, pp. 137-170)
- F. Brioschi, C. Di Girolamo, M. Fusillo, Introduzione alla letteratura, Roma, Carocci, 2003, limitatamente ai capitoli Modi della poesia (pp. 81-134) e Modi della narrativa (pp. 135-180).
Parte B:
- A. Casadei, Il Novecento, Bologna, Il Mulino, 2013.
- Testi caricati sul sito Ariel dell'insegnamento.
Parte C:
Testi e studi critici
- N. Ginzburg, Lessico famigliare, [1963] Einaudi 2014.
- M. Mari, Leggenda privata, Einaudi 2017.
Studi critici:
- D. Scarpa, Cronistoria di Lessico famigliare, in N. Ginzburg, Lessico famigliare, Einaudi 2014, pp. 213-262.
- L. Marchese, Leggenda privata, o Michele Mari come scrittore nostalgico, in "La balenabianca" 15 maggio 2017 PDF open access
- M. Barenghi, Oltre il terreno della memoria, in "Tirature '18. Lieto fine", a cura di Vittorio Spinazzola, il Saggiatore - Fondazione Mondadori, 2018, pp. 71-76.
Moduli del corso
- Modulo A: 2 marzo-24 marzo
- Modulo B: 25 marzo-22 aprile
- Modulo C: 23 aprile-14 maggio
Non c’è lezione 1° aprile, 2 aprile e 6 aprile.
La letteratura come istituzione
La letteratura è un’istituzione, parte integrante della cultura con caratteristiche istituzionali; è uno scambio di esperienze mentali e immaginative, che avviene tra chi produce l’esperienza (l’autore) e chi riceve, fruisce (lettore, spettatore, ascoltatore). Questo non basta per definire il carattere istituzionale della letteratura. Essa è un’istituzione in quanto viene intesa come un corpus di opere. Quest’ultimo, con le relative opere, per essere chiamate letterature devono rispondere a un sistema di attese, a ciò che noi ci aspettiamo che letteratura sia.
Questo sistema viene istituzionalmente codificato (dall’istituzione scolastica per esempio) che ci sottopone una serie di autori canonici che vengono considerati imprescindibili per definire un corpus letterario. L’aspettativa è istituzionalmente codificata: ci hanno insegnato che la Divina Commedia è un capolavoro della letteratura e nessuno mai potrebbe metterlo in dubbio. Soprattutto per la letteratura cronologicamente a noi più vicina, il corpus di queste opere è storicamente variabile.
Il sistema letterario del 1900
Altro tema fondamentale è che il sistema letterario del 1900 è un sistema che si forma in Europa a metà/fine del XVIII secolo e che ha delle caratteristiche proprie:
Il romanzo
Maria Beatrice De Zuani
Nascita, formazione ma soprattutto egemonia di un genere letterario che seppur presente in varie forme nelle letterature della classicità, non è egemone → il romanzo.
Il romanzo occupa lo spazio più ampio del nostro sistema letterario. Lo scambio di esperienze mentali, attualmente, non sono più all’interno del romanzo ma in altri formati, come le serie tv. Il romanzo nasce in Inghilterra (History of Tom Jones, Fielding, 1749 → uno dei primi testi a essere considerato romanzo). In Italia il romanzo arriva tempo dopo con I promessi sposi (opera capostipite del romanzo moderno italiano).
Il romanzo è una “strana bestia” perché è un genere di cui se proviamo a darne una definizione che lo ingabbi, sfugge da tutte le parti: vi sono romanzi di tutti i tipi, di tutte le fogge, di tutti i temi. Genere che fatica a farsi definire.
Possiamo dire però che è l’unico genere che nasce dopo la scrittura, tutti gli altri (lirica, teatro) hanno origine orale, nascono per essere detti prima che scritti. Come conseguenza:
- È il genere più adatto alla lettura,
- una lettura muta, si legge in modo silenzioso, senza declamare
- si legge da soli
I generi precedenti o di antico regime non nascono per questo tipo di lettura, nascono per una fruizione diversa. È anche un genere in cui è difficile stabilire un canone almeno ai suoi inizi, vero che sviluppandosi e occupando una porzione sempre crescente di spazio letterario, esso si è specializzato, dando vita a sottogeneri romanzeschi che invece hanno una loro canonistica.
Queste idee sono di uno dei massimi studiosi del romanzo in quanto tale, Michail Bachtin, studioso russo, che nella sua opera più famosa Epos e romanzo (già nel titolo accosta il genere egemone in un sistema di antico regime che è l’epica) in cui dice:
Dipinto ottocentesco in cui si ritrae Tasso che legge la Gerusalemme liberata alla corte estense.
A riprova del fatto che la lettura diventa un fatto privato ed → individuale.
Il cambiamento del paradigma della lettura
In questo senso possiamo cercare di capire quali sono le cause ultime del cambiamento del paradigma della lettura e del consumo di letteratura nell’antico regime e del sistema letterario della modernità.
[Viene nominata la stampa. Questa è sicuramente un evento molto importante, tuttavia nasce nel 1455, inaugurava la cosiddetta civiltà tipografica, cambia sicuramente molte cose, favorisce la lettura individuale ma rimanda il fatto che il libro, fino all’età industriale è un oggetto che circola ma → limitatamente, per due ragioni: la prima e preponderante il 95% della popolazione era analfabeta e non era in grado né di leggere né di scrivere, era quindi esclusa dalla fruizione, la seconda per il costo economico dei libri stessi. L’uscita dall’analfabetismo di massa è un fenomeno piuttosto recente e cambia molte cose.]
Ciò che davvero cambia le cose è il fatto che vengono inclusi nella lettura ceti, persone, classi che prima erano state escluse (nel dipinto vediamo infatti una donna). Sicuramente la modernità letteraria è un processo lungo di quasi due secoli, contraddistinta da un accesso progressivo di nuovi lettori alla parola scritta.
Non è un caso che il romanzo si sviluppa in Inghilterra. Il sistema letterario dell’antico regime, infatti, corrisponde ad una società aristocratica gentilizia che è a dominante agricola, il sistema letterario della modernità corrisponde con l’ascesa della borghesia, la lettura solitaria contraddistingue l’individualismo borghese, pertiene quindi alla civiltà urbana-industriale. La letteratura non riflette in modo meccanico le condizioni sociali ma molto ce ne dice.
Se il sistema antico si basa poi sulla corrispondenza dei generi e degli stili voglio scrivere un poema epico devo mettere in scena personaggi con una determina caratura e assumere un’intonazione, una retorica e una postura consona al genere stesso, devo quindi usare un determinato stile. Nella modernità tutto questo viene a cadere, c’è infatti mescolanza di genere e stili.
Sistema letterario dell'antico regime
a) Letteratura alta, esemplificata da alcuni generi come l’epopea o epica, la tragedia e l’ode. Troviamo uno stile alto e degli argomenti altrettanto.
b) Letteratura bassa esemplificata dalla commedia, dalla novella dalla poesia burlesca in cui a essere tematizzati sono fenomeni della quotidianità borghese o comunque personaggi non immediatamente aristocratici.
Queste sono rivolte allo stesso pubblico, pubblico circoscritto e ristretto (pochi hanno accesso alla parola scritta). Comunque, la non corrispondenza tra generi e stili qui è impensabile: non posso trattare un tema serio in modo comico.
Maria Beatrice De Zuani
Sistema letterario della modernità
A contrario di quello di antico regime avviene il gioco tra generi e stili e avviene con ciò che Auerbach chiama rappresentazione seria del quotidiano (mélange des genres): la vita quotidiana nelle sue minuzie, banalità, insignificanza viene ritenuta degna di una rappresentazione seria; allo stesso modo si può avere una rappresentazione comica quasi grottesca di temi, personaggi e ambienti considerati alti o sublimi.
Si modificano ruolo e funzione sociale dei protagonisti del sistema.
| Sistema letterario dell’antico regime | Sistema letterario della modernità | |
|---|---|---|
| Autore | Sovvenzionato da un mecenate | Professionista |
| Pubblico | Circoli chiusi e omogenei | Borghesia in ascesa, poi pubblico popolare |
| Distribuzione e circolazione | Stampatore | Editore |
Circolazione ristretta → Nuova rete distributiva (riviste, biblioteche). Introduzione giuridica del diritto d’autore.
1) Nell’antico regime gli autori venivano mantenuti dalle corti dei signori, dei ricchi (vedi Tasso e Ariosto), nella modernità, sempre di più, l’autore diventa professionista, non risponde a un mecenate ma al suo pubblico, il quale ad un certo punto diventa abbastanza ampio da poter remunerare l’autore.
2) Così accade per il pubblico, si amplia in modo graduale ma inesorabile: prima circoli chiusi, poi arriva la borghesia e infine il pubblico popolare. Si aggiunge poi la letteratura per l’infanzia che in Italia coincide con l’unificazione nazionale (1861 circa con Pinocchio). Nuovi pubblici con aspettative cui bisogna rispondere.
3) Cambia poi la distribuzione/circolazione. È vero che dal manoscritto alla stampa la circolazione della parola scritta aumenta, ma in regime tipografico non esiste la figura dell’editore, esiste quello dello stampatore con la sua bottega che stampa un po’ di tutto e poi lo fa girare. Nella modernità nasce e si consolida la figura dell’editore, colui che media contrattualmente, giuridicamente tra l’autore e il suo pubblico (Manzoni perderà tantissimi soldi a causa della fortissima presenza di edizioni piratate dei Promessi sposi, questo perché non vi è ancora un sistema editoriale solido). C’è poi l’introduzione del diritto d’autore.
Emile Zola, La letteratura e il denaro (1880)
Polemizza con il maggior critico della letteratura francese, Sainte-Beuve, contro la modernità e le nuove condizioni a cui è costretto lo scrittore. Zola scrive in risposta a Sainte-Beuve e dice:
È sicuramente una presa disposizione, secondo Zola, la condizione dello scrittore della modernità è preferibile a quella dello scrittore di corte. In realtà il ragionamento cozza assolutamente contro luoghi comuni: letteratura come luogo dell’elevazione spirituale, che non debba avere a che fare con cose basse e materiali come il denaro, la sopravvivenza, ancora che sia un mezzo per evadere dalle rotture dell’esistenza. Sono comunque luoghi comuni molto tenaci.
Lo scrittore, durante l’antico regime, dipendeva da un mecenate, doveva tesserne le lodi e in cambio riceveva protezione e sostentamento; lo scrittore nella modernità invece, non ha più un mecenate in senso stretto ma se vuole vivere, sopravvivere della sua scrittura ha un altro padrone che è altrettanto esigente: il pubblico, il gusto popolare, la maggioranza dei lettori. D’altra parte, si osserva che le fonti di guadagno per lo scrittore in epoca moderna si moltiplicano (Zola fa infatti riferimento a giornali): la stampa periodica e i quotidiani nel 1900 sono fonte di reddito non indifferente e qui si danno diverse gradazioni di proposte.
Criteri assiologici
Sono criteri di valori, se nella letteratura di antico regime un testo era giudicato bello perché rispettava i principi di imitazione, il criterio di valorizzazione che domina in epoca di modernità letteraria è quello della novità contrapposta alla tradizione, è bello ciò che è nuovo. Nella seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento è stato così.
Già c’è un problema però rispetto all’osservazione precedente: non è detto che ciò che sia originale rispecchi i gusti della maggioranza dei lettori.
Modernità e nascita dell’estetica
Estetica come disciplina nasce nella modernità letteraria, nel 1700. Secondo le retoriche classicistiche il principio di imitazione era giustificato filosoficamente perché quelle norme, quei canoni, quei modi di scrivere corrispondevano al modo di essere della natura, bisognava fare così perché il bello era una categoria atemporale ontologica.
Nell’estetica moderna il principio di innovazione che guida i produttori, cioè i letterati, gli intellettuali, sposta i paradigmi assiologici; a decidere cosa sia bello e cosa no c’è una sfera di giudicanti, i ceti colti, che però spesso entrano in conflitto tra loro.
L’assiologia diventa quindi più mobile, contingente e frutto di un conflitto, ciò che chiamiamo il conflitto delle interpretazioni; anche la critica come disciplina moderna nasce in questo periodo ed esercita un’attribuzione di valore, ma non è detto che siamo tutti d’accordo nell’orizzonte della modernità.
Esistono poi gruppi di intellettuali in conflitto, portatori di idee diverse di letteratura, di poesia, di narrativa, di racconto ecc. Per cui il conflitto delle interpretazioni è la norma.
Estetica della differenza
Nella modernità si impone in modo molto forte quella che Spinazzola definisce estetica della differenza: se noi giudichiamo le opere come sono state a lungo giudicate in base al loro collocarsi su un asse tra tradizione/innovazione, significa che ogni prodotto letterario viene valutato comparativamente rispetto agli altri.
Quanto Ungaretti nel 1916 pubblica il Porto Sepolto, il libro rivoluziona la lirica italiana del 1900, poesie sulla guerra ne erano state scritte parecchie ma quel mondo di fare poesia, che avvale di novità tecniche come il versicolo, pagine piena di bianco con tutti gli effetti che ne scaturiscono ovvero l’enfasi data alla singola parola circondata dal bianco, ecco, questo modo di fare poesia non si era mai visto. Il libro segna la lirica italiana proprio per i caratteri di novità, di originalità.
Generi letterari e successo editoriale
Saggio di Spinazzola:
Cos’è un genere letterario?
È un insieme di prodotti che contiene un insieme di caratteristiche tematiche affrontate distintive oppure sono raggruppamenti di opere che presentano caratteristiche simili, di tipo formale, con similarità nella struttura, nei temi ecc.
I generi sono i mattoni del nostro sistema. Il concetto di genere letterario è fondamentale se vogliamo comprendere come è fatto il sistema letterario e la sua storicità, come evolve.
Potremmo definire il concetto di genere come un dispositivo di mediazione: riprendendo l’estetica della differenza, da una parte abbiamo la singola opera e dall’altra il sistema letterario nel suo complesso; se noi abbiamo un libro magari nuovo e lo incaselliamo o gli diamo una qualche etichetta, notiamo le sue somiglianze con un gruppo di testi che ci sono già noti, lo inseriamo in un certo posto nel sistema.
Quindi:
- Il genere media tra l’opera singola e sistema letterario nel suo complesso.
- Il genere media poi tra opera e contesto storico, questo in quanto ogni periodo ha i suoi generi e noi distinguiamo i generi in base al periodo (questo in un’ottica di diacronia).
- In un’ottica di sincronia, il genere è soprattutto un dispositivo di mediazione tra autori e lettori: perché non esiste autore senza lettore. Quest’ultimo si orienterà su un genere che risponde al suo giusto, allo stesso modo nel momento in cui io scrivo e scelgo di scrivere una poesia, piuttosto che un romanzo giallo, piuttosto che una storia d’amore avendo in testa a chi voglio parlare.
Il saggio di Spinazzola mette in relazione anche i generi e il sistema editoriale: i generi servono a vendere i libri (detto molto terra a terra) questo perché ho un pubblico sicuro se scelgo di scrivere un libro all’interno di un genere preciso (non è detto) ma è indiscutibile che l’editoria si serve dei generi.
Se ci si reca in libreria, l’offerta è anche spazialmente sistemata in base a generi di appartenenza. Proprio per favorire il riconoscimento del prodotto in base ai gusti, gli editori sfruttano le caratteristiche di genere in modo che il prodotto sia riconoscibile all’interno del sistema.
I generi nel sistema letterario della modernità
Nel momento in cui i generi svolgono una funzione storica, bisogna tenere ben presente che l’etichetta genere non è ontologica, viene attribuita a posteriori; è chi legge che attribuisce il genere e ovviamente la dinamica dei generi disegna la storia letteraria. Un genere che è capace di interpretare attese durevoli diventa un genere forte.
Un genere che viene abbandonato dal pubblico al quale era rivolto muore. Non è facile prevedere cosa funzionerà, cosa preverrà davvero i bisogni estetici di tanta gente.
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